La poesia dei trovatori
Introduzione
La letteratura provenzale può essere considerata la madre delle altre letterature romanze, una poesia d'arte laica, composta in lingua volgare, nata con Guglielmo IX d'Aquitania negli ultimi anni dell'XI secolo e terminata intorno alla fine del Duecento.
I trovatori e il loro ambiente
I trovatori erano di varia estrazione sociale: vivevano nell'ambiente delle corti feudali del Sud della Francia, della Spagna e dell'Italia settentrionale grazie al mecenatismo dei signori; il loro pubblico è quindi la corte. Componevano dei testi per iscritto e li musicavano: la poesia circolava quindi esclusivamente per via orale, attraverso l'esecuzione cantata dei giullari. Ciascun giullare aveva un repertorio, e spesso le due figure coincidevano. Sebbene l'esecuzione pubblica di opere poetiche da parte di persone specializzate sia molto antica, con i trovatori il giullare cambia un po', in quanto ha il ruolo specifico di eseguire testi d'autore, non più un repertorio anonimo, con l'accompagnamento di uno strumento musicale.
Epoche della lirica provenzale
È possibile individuare tre epoche della lirica provenzale, secondo Diez:
- La prima va dalle origini (fine del XI sec) al 1140.
- La seconda dal 1140 al 1250.
- La terza dal 1250 alla fine del XIII sec.
La periodizzazione è valida se si pensa alle capacità di diffusione della letteratura, alle sue caratteristiche interne e alla sua progressiva decadenza. La fine della letteratura provenzale fu causata dalla profonda crisi che colpì il mezzogiorno francese alla fine del Duecento: l'oscurantismo religioso e la precarietà politica ed economica resero impossibile la sopravvivenza di una poesia in un sistema sociale in caduta libera.
Il corpus dei trovatori
Il corpus dei trovatori ci è stato tramandato da un centinaio di testimoni, compresi frammenti e codici; i manoscritti principali sono essenzialmente quaranta; si tratta di canzonieri copiati in gran parte in Italia, nessun manoscritto è anteriore al XIII sec. Ciò non deve farci pensare che la poesia dei trovatori fu essenzialmente affidata alla tradizione orale: esistono numerose testimonianze, sia nell'iconografia che nei testi, che i trovatori componevano per iscritto le loro poesie, e i giullari avevano sempre davanti, durante l'esecuzione, dei fogli volanti di pergamena, o comunque se ne servivano per imparare o ripassare i pezzi da recitare. È quindi nel periodo della decadenza che questa poesia viene raccolta in antologie destinate alla lettura, con l'aggiunta della notazione musicale e un corredo di miniature; grazie al libro manoscritto, si diffuse la conoscenza dei trovatori in Europa.
La lingua dei trovatori
Sebbene la lingua dei trovatori venga spesso chiamata provenzale, si tratta di un aggettivo improprio: essi la chiamavano lenga romana, ossia lingua romanza, volgare, in opposizione al latino; soltanto nel XIII sec si diffusero i termini limosino e provenzale, rispettivamente a ovest dei Pirenei e a est delle Alpi. In realtà le varietà principali del provenzale sono quattro:
- Il provenzale vero e proprio (zona sudorientale).
- L'alpino-delfinatese (zona nord-orientale).
- Il linguadociano-guiennese (zona sud-occidentale).
- Il limosino (zona nord-occidentale).
Il provenzale può essere considerato una koiné in cui convivono fenomeni fonetici di diversa provenienza.
La poesia dei trovatori
La poesia dei trovatori era quindi una poesia destinata al canto, non alla lettura o alla recitazione (verbo trobar: trovare, inventare; da cui trobador, comporre sia il testo che la melodia, formando l'obra il componimento). Il giullare è quindi innanzitutto un cantante e un musicista che suona uno strumento musicale, di solito una viella o un'arpa. Per questi motivi la ricostruzione o la lettura di un testo provenzale risulta oggi difficile, in quanto non siamo in grado di restituire alle opere la loro dimensione musicale originale. Nei documenti di cui disponiamo oggi non vi sono indicazioni sul ritmo, essenziale per l'interpretazione musicale di qualsiasi pezzo, ignoriamo la durata delle note. Ricorre quindi l'impossibilità di ricostruire un archetipo.
Norme metriche
I trovatori definiscono anche una norma metrica formale, incentrata sulla tecnica del verso. Riprendendo il modello di versificazione tonico-sillabico degli autori latini del Medioevo, creano il concetto di verso, formato da un ictus (accento primario che sottolinea le posizioni forti, a dispetto delle deboli) e dalla posizione (data dalla sillaba o dalle sillabe che, combinandosi, formano l'unità metrica di base). Le figure metriche che regolano la fusione di due sillabe in un'unica posizione sono la sineresi (per le sillabe che si incontrano all'interno di una parola) e la sinalefe (per le sillabe che si incontrano all'interno del verso); quelle che regolano la separazione di due sillabe sono la dieresi per le sillabe che si incontrano all'interno di una parola e dialefe, per le sillabe che si incontrano all'interno del verso. La denominazione dei versi provenzali è data dal numero effettivo di posizioni, esclusa l'eventuale sillaba atona finale, che invece viene considerata nella denominazione dei versi italiani: un settenario provenzale corrisponde quindi a un ottonario italiano, un ottonario a un novenario italiano.
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