Martìn de Riquer – Leggere i trovatori
Definizione della poesia trobadorica
Frank definisce la poesia trobadorica dei sec. XII e XIII: si esprime in linguavolgare, è ad opera di autori di identità conosciuta, è lirica. La sua area geografica occupa una vasta zona del Mezzogiorno della Gallia e non è vincolata a una nazionalità, uno stato o entità politica poiché il suo fuoco principale si trova diviso in signorie più o meno indipendenti; la lingua dei trovatori però offre un’evidente omogeneità: è una sorta di koiné che tiene forse come base la varietà linguistica di Tolosa e presenta numerose alternative dando una certa libertà al poeta.
Trasmissione delle poesie
Le poesie dei trovatori sono giunte fino a noi tramite i canzonieri compilati nei sec. XIII e XIV. I canzonieri si possono dividere in quelli di mano italiana, linguadociana, catalana o provenzale. Grober scopre l’esistenza del Liederblatter, fogli volanti con le parole e la musica delle poesie trobadoriche il cui fine era trasmettere il testo composto in primo luogo ai giullari affinché lo imparassero a memoria. Postula poi un secondo stadio: Liederbucher, collezioni di composizione di un solo poeta raccolte dal trovatore stesso o da un appassionato.
Influenze culturali
Lo strofismo e le melodie dell'arte liturgica medievale e la inventio della retorica latina non solo spiegano le parole trobar e trobador, ma segnano le due correnti culturali più dominanti che convergono nel fenomeno della poesia trobadorica.
Condizione sociale dei trovatori
I trovatori furono di condizione sociale molto diversa e sicuramente li strinsero anche le crociate a cui molti di loro partecipavano. Si dividono in professionisti, quelli che vivono della loro arte; e quelli per cui l’arte è un ornamento o un'arma. Di coloro che furono re o grandi signori si hanno notizie più o meno abbondanti, non appena si scende a gradi inferiori – tra cui la maggioranza dei professionisti – i dati storici sono di solito scarsi o nulli. Si hanno però per un centinaio di trovatori, dei testi in prosa che narrano le loro biografie: le Vidas. Hanno di solito un modello comune che prevede il luogo di nascita, precisando la signoria o la diocesi, la condizione familiare, gli studi o gli inizi della sua carriera, le corti che visitò, i signori e le dame che celebrò nelle sue poesie.
Le Vidas e le Razos
Le razos invece cercano di definire le circostanze e i motivi che spinsero un trovatore a scrivere una determinata poesia, di spiegare eventi storici in essa allusi e di identificare i personaggi citati. È possibile affermare che le Vidas erano redatte per introdurre un’antologia scritta delle opere di un trovatore e che le razos a volte erano citate da un giullare prima di cantare la canzone in essa commentata. Compaiono in esse elementi leggendari o che si rivelano inverosimili e altri che si contraddicono con ciò che realmente si sa per mezzo di fonti sicure.
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