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Fonetica: l'accento

L'accento latino è un accento musicale, cioè un innalzamento di tono, il quale non ha importanza nelle lingue romanze. In latino abbiamo la quantità vocalica e sillabica che creava le opposizioni fra i significati (cioè le lunghe e le brevi distinguono le parole). Con la perdita a fine impero del senso della quantità, l'accento cambia la sua natura, cioè da accento musicale ad accento di intensità (già nel V secolo era di intensità). La posizione dell'accento che aveva nelle parole latine in genere non cambia, cambia solo in tre situazioni.

Parole con il nesso di consonante + R/L

  • Integrum > intèro (esito popolare) e ìntegro (esito dotto). Da Integrum a intèro c'è stato uno spostamento dell'accento, perché le parole latine che hanno il nesso consonante + R in volgare subiscono una trasformazione che riguarda la riduzione del nesso alla sola R e lo spostamento dell'accento dalla terz'ultima alla penultima.
  • Semplificazione del gruppo
  • Spostamento dell'accento
  • Italiano intèro, spagnolo entèro, francese entièr, provenzale entèr

Es: CÀTHEDRA > sp. cadera, fr. chaìre, in italiano è cattedra cioè un cultismo.

Parole con I/E tonica nella terzultima sillaba in iato

Nelle parole con I/E tonica nella terzultima sillaba in iato (due vocali che appartengono a sillabe diverse) con una vocale breve della penultima, l'accento si sposta sulla vocale della penultima e la I e E diventano jod. MU-LÍ-E-REM > moglie. La parola latina ha I della terz'ultima in iato con E della penultima (lo iato infatti sono due vocali in sillabe separate). La I, la vocale prima di un'altra vocale, è breve e per le due leggi:

  • Legge della penultima: l'accento cade sulla penultima sillaba se questa è lunga;
  • Legge del trisillabismo: l'accento cade sulla terz'ultima se la penultima è breve e mai più indietro;

Cade sulla I di mulìerem anche se questa è breve, perché più indietro non ci può andare. In latino classico è MÚLIER, MULÍEREM. Già però nelle iscrizioni di Pompei, quindi già prima del 79 d.C., si notava che la prima vocale dello iato diventa jod, il quale per forza di cose l'accento non lo può tenere, e quindi la parola diventa MULIERE(M) > muljère, cioè l'accento passa sulla vocale vera perché sulla semi-vocale non ci può stare. Questa parola muljère dà gli esiti nelle lingue romanze:

  • Italiano antico e toscano volgare Moglière (anche in Toscana e nei testi di Guittone) e moglièra (forma con metaplasmo)
  • Occitano Moglièr (se viene da muljer) mòglier (se viene da mùlier)
  • Italiano Moglie (è una delle rare parole che vengono dal nominativo)
  • Spagnolo Muljher (fino al ‘600 era palatale perché il nesso L+J palatalizza in tutta la Romania, ora si pronuncia come un suono velare)

Parole composte e verbi composti che si accentano su radice e non su prefisso

In latino classico. È chiamato anche fenomeno di ricomposizione. Es. CUM+VENIO > CONVÈNIO che alla III persona è CÒNVENIT, da cui in italiano non può direttamente venire "conviene". Succede che in volgare non si accentua il prefisso ma si porta l'accento sulla radice o radicale e così la E in sillaba libera può dittongare in italiano e francese.

Vocalismo

Il sistema vocalico latino era caratterizzato dalla quantità. La quantità, cioè la durata, permetteva di distinguere due parole uguali: es. VENIT (con E breve) = viene e VENIT (con E lunga) = venne. E questo valeva sia per le vocali toniche che per le vocali atone. Le vocali lunghe passano a vocali chiuse indicate con un pallino, quelle brevi a vocali aperte indicate con una c al contrario. La A è la vocale più stabile perché si mantiene in tutte le lingue romanze, sia in posizione tonica sia in posizione finale.

La trasformazione delle vocali

Vocalismo tonico

  • Vocalismo tonico romanzo: È un fenomeno pan-romanzo, cioè che si verifica in tutte le lingue romanze, e, in questo caso, tranne che nel sardo e nel romeno.
  • Vocalismo tonico siciliano: Legata alla scuola siciliana c'è però una questione filologica importante. I testi della scuola siciliana vengono riportate in copie, e le copie non sono dei veri e propri fax-simili degli originali, ma presentano delle differenze, ancora di più nel caso della scuola siciliana. Con la fine del regno di Federico II, finisce anche la scuola siciliana e le opere vengono trascritte in Toscana, dai copisti toscani, che non erano filologi, ma copisti innamorati e pertanto capitò che i componimenti venissero modificati, soprattutto a livello linguistico, adattando il vocalismo siciliano a quello toscano. Ecco perché la prima esperienza letteraria italiana è definita siculo-toscana.
  • Vocalismo tonico sardo
  • Vocalismo tonico balcanico

Vocalismo atono

  • Vocalismo atono romanzo
  • Vocalismo atono siciliano
  • Vocalismo atono sardo
  • Vocalismo atono balcanico

Le differenze meridionali e occidentali rispetto al vocalismo pan-romanzocorrispondono al periodo dell'espansione verso sud di Roma. Le diversità emergono quando si perde la quantità prima del crollo dell'impero d'occidente.

Fenomeni delle vocali toniche

  • A chiusa e aperta si confondono in [a]. Solo in provenzale si distingue quella aperta da quella chiusa, cioè -AS con A chiusa si distingue da –AS con A aperta per la rima (as chiuso e as aperto non si possono mettere in rima perché sono due suoni diversi).
  • Monottongamento: i dittonghi nel parlato si chiudono in una vocale che, in quanto prodotto di un dittongo cioè di due vocali, è lunga e quindi chiusa.
    • AE > e lunga > e chiusa
    • OE > e lunga > e chiusa
    • AU > o lunga > o chiusa
    Il dittongo AU all'inizio si conserva, poi cade dopo il periodo del latino volgare. Prima di diventare O lunga ha uno stato OU che si conserva nel portoghese (es. AURUM > ouro), quindi: AU > OU > O. Il dittongo AU rimane invariato in occitano e catalano, poi monottonga in O aperta molto tardi, solamente nei posti dove c'è la dittongazione spontanea, cioè italiano, francese, spagnolo. Il dittongo AE si monottonga in e chiusa se è in posizione atona; se è tonico si monottonga in –e aperta. Il dittongo OE si monottonga in –e chiusa.
  • Dittongamento:
    • Italiano: (vocalismo toscano vedi Manni)
      • La E e la O aperte dittongano solo in sillaba aperta, cioè in sillaba che termina per vocale. Es. PEDEM > piede (fenomeno antichissimo a livello di vocalismo)
    • Francese: Dittonghi discendenti:
      • -e aperta in sillaba libera > -ie- PEDEM > piede
      • -o aperta in sillaba libera > -eu- *POTET > peut
      Dittonghi ascendenti:
      • -e chiusa in sillaba libera > -ei- HABERE > aveir [avejr] > avoir [avojr] > [avwer] > [avwar] e TELA > teile [tejle] > toile [tojle] > [twel] > [twal]. FLORE > flour [flowr] > fleur
      • -o chiusa in sillaba libera > -ou-
      In pratica: -e- > EI (il dittongo si scrive EI e si legge EI) > OI (si scrive e si legge OI, e qui si ferma la grafia) > OI [we], si scrive OI e si legge we, ed è l'esito del XIII sec., e fino al 700 si distingue una persona colta da una non colta, a seconda di come lo pronuncia, se we è colta, se [wa] non è colta > OI [wa], per motivi politici dopo la rivoluzione si adotta questa pronuncia. Poi c'è anche l'esito del XII secolo che si evolve in [we], cioè [oe], quindi sarebbe: E > EI > OI > [OE], XII > [WE] XIII > [WA] 1700.
    • Spagnolo:
      • La E e la O dittongano in sillaba aperta e chiusa. Es. PEDEM > pie e POTET > puede. È l'unica lingua romanza che dittonghi spontaneamente anche in sillaba chiusa.
    • Romeno:
      • E aperta e chiusa e O chiusa dittongano sia in sillaba aperta sia in sillaba chiusa.
    • Occitano: L'occitano ha solo il dittongo condizionato, infatti in occitano dittongano solo le vocali aperte a contatto con un suono palatale. Spesso sono la –gl- e la –gn- che fanno dittongare la vocale che precede.
    L'italiano, francese e spagnolo hanno il dittongo spontaneo, il francese pure quello condizionato. L'occitano ha solo il dittongo condizionato. A quando si fa risalire questa dittongazione? Alcuni studiosi ritengono che avvenga per l'influsso dei franchi poiché si sviluppa nella Francia Settentrionale, però si preferisce dire che avvenga per un fenomeno del latino volgare. Cosa lo testimonia che è un fenomeno del volgare?
    • Variazioni delle condizioni ambientali
    • Attestazione molto antica della Francia del Nord: la dittongazione avviene in molte parole proparossitone, prima che la loro riduzione a parossitone creasse un blocco di due consonanti, es. PEDICUM > piège (riduzione e parossitona, accento sulla penultima, + dittongamento).
    • Le iscrizioni del periodo imperiale hanno fornito alcune tracce di dittongazione. La dittongazione si vede in una di queste iscrizioni di Roma del 120 circa dove si vede che c'è il dittongamento, e in alcune iscrizioni dell'Algeria, dove c'è la fase intermedia della dittongazione.
    Quindi si può dire che gli inizi della dittongazione risalgono al periodo imperiale, ed è pienamente attestato nel IX sec., con la sequenza di Sant'Eulalia (primo testo letterario in francese), in cui ci sono tutte le parole dittongate, cioè ci sono tutti i dittonghi alla prima fase.

Fenomeni delle vocali atone

  • E/I atone in iato (cioè in un gruppo di due vocali pronunciate distintamente) in relazione con la vocale seguente si riducono in j, che cambia al contatto con la consonante precedente: E/I + vocale > [j]. Es. VINEA(M) > VINJA (C'è la riduzione del primo elemento di uno iato a jod, che è già palatalizzazione e si crea il nesso –NJ-) > vigna.
  • Sincope. La sincope è il fenomeno della caduta di un corpo fonico all'interno di una parola e cadono:
    • Le vocali atone interne, es. D(I)RECTU > droit (fr.), drept (rom.), dritto (it.)
    • La post-tonica nei proparossitoni o sdrucciole (parole con accento sulla terzultima), es. MÁSC(U, post-tonica)LUS > masclus oppure ARTIC(U)LUS > articlus che è parola dotta presa per nominare una cosa che nella morfologia latina non c'è, dato che è lingua flessiva perché ha i casi. Il nesso –CL- secondario o primario in italiano da palatalizzazione appena accennata perché trasforma in jod la liquida, mentre in altre lingue si arriva alla laterale palatale, per cui da articlu > artigl e ce la siamo presi dall'area romanza. Stessa cosa avviene per CONUC(U)LUM > *coniclum (da noi si sarebbe fermato qui) > conigghio > coniglio (forma gallo-romanza che ci siamo ripresi); oppure SPECULUM > *SPECLUM > specchio. In genere la sincope capita ai trisillabi sdrucciol e le forme volgari sono beccate dalle forme sincopate. Il fenomeno della sincope lo si vede nella lista dell'appendix probi e le parole sbagliate della lista sono quelle produttive per le lingue romanze.
  • -A in fine di parola nelle lingue gallo-romanze passa a un suono sordo che la grafia registra con –e e poi ad un suono muto che la grafia sempre registra con –e.
  • La –A interna tonica in sillaba libera dittonga quando è preceduta da un suono palatale, e poi rimonottonga: CAPUT > chièf > chef
  • Prostesi: nelle lingue gallo-romanze, ibero-romanze e nel sardo, davanti al gruppo S+consonante si aggiunge una vocale prostetica cioè d'appoggio. Es. SPONSU > portoghes spagnolo catalan sardo provenzal Francese Francese o e antico e moderno SPONS esposo asposo espos ispòsu espos espos époux U Il femminile SPONSAE nella frase "VALERIUS ANTONINO ISPOSERARISSIME FECIT" (lapide funeraria dedicata alla moglie morta di parto) ha tre fenomeni: SPONSAE > sponse – con AE in posizione che monottonga in –eo SPONSAE > isponse – con la i- prostetica, cioè c'è il fenomeno della o prostesi, che nelle lingue gallo e ibero romanze è obbligatoria SPONSA > isposao SPONSAE > sponse > isponse > ispose

Consonantismo

Palatalizzazione

È un fenomeno che si data intorno al III secolo. È un fenomeno panromanzo (quando si dice che un fenomeno è panromanzo è molto antico perché ha preso tutta la Romania, ed i fenomeni più antichi sono i più diffusi), cioè che interessa tutte le lingue romanze tranne uno dei dialetti sardi che dice ancora ki e ke al posto di ci e ce. Riguarda anche le consonanti più protette, cioè quelle iniziali. Chi viveva nel medioevo usava l'alfabeto latino per descrivere tutti questi fenomeni che il latino non aveva, crea una serie di combinazione per rappresentarli, e può succedere che ci siano più modi per rappresentare un suono perché ognuno applicava la sua versione.

Palatalizzazione delle velari + vocale palatale

  • I grado: G/K (occlusiva velare sonora/sorda) palatalizzano davanti a vocale palatale e danno una affricata palatale sorda [tʃ] per la sorda [k] e una affricata palatale sonora [dʒ] per la sonora [g].
  • II grado: sopra la Massa-Senigallia le affricate palatali davanti a vocale palatale diventano affricate dentali sorde se vengono da una sorda e sonore se vengono da una sonora: [tʃ] > [ts] e [dʒ] > [dz].
  • III grado: in Castiglia e in Sicilia non si sviluppa l'affricata ma una semi vocale, cioè [G] > jod, jennaio e jorno.

Gruppi di consonanti iniziali

Alcuni nessi con consonante + liquida palatalizzano, sia iniziali sia interni.

Nessi iniziali

I nessi iniziali in latino erano cinque, cioè GL PL BL FL CL.

Sordo Sonoro
PL BL
CL GL
FL
  • Italiano: consonante + L > consonante + [j]. Avviene la palatalizzazione di –L-, una palatalizzazione che non tocca la vocale iniziale, ma solo la liquida. Cioè la liquida palatalizza in jod.
    • PLENUM pieno
    • BLANCU (germanico) bianco
    • FLOREM fiore
    • CLAVEM chiave
    • GLANDA Ghianda (si comporta come la CL)
  • Romeno:
    • Mantiene: PL-, BL-, FL-.
      • PLACERE A placeà
      • BLASTEMARE A blastemà
      • FLOREM floare
    • Ha esito come l'italiano per: CL-, GL-.
      • CLAVEM cheie
      • GLACIA gheata
  • Spagnolo:
    • Palatalizza PL-, FL-, CL- > [ʎ]. In pratica il nesso in posizione iniziale si stra-palatalizza e dà una laterale palatale, che si indica con il grafema <ll>. Quando si trova un FL o un CL iniziale in spagnolo vuol dire che è una parola colta.
      • PLENUM lleno
      • FLAMMAM llama (con eccezione di FLOREM > flor), in pratica c'è una lenizione sulla consonante forte, poi una palatalizzazione analoga a quella di CL-. In italiano rimane la consonante forte.
      • CLAVEM llave
    • BL-, GL- > [l]
      • BLASTEMARE Lastimar (con eccezione di BLANCUM > blanco)
      • GLANDE Lande (si riduce alla sola liquida)
  • Portoghese:
    • Palatalizza PL-, FL-, CL- > [ʃ], cioè una fricativa palatale, ma questo è l'esito dal XVIII sec. in poi, perché prima aveva l'affricata palatale, cioè [tʃ].
      • PLENUM Cheia (con eccezione di PLACERE > prazer)
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rachelebarghini28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Manetti Roberta.
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