Linguistica e grammatica storica
La linguistica romanza è un ramo specialistico della linguistica che studia le parlate che hanno origine da un’evoluzione della lingua latina nei loro aspetti linguistici e letterari, da lì la distinzione tra linguistica e filologia.
Le lingue romanze non sono identificate tipologicamente, flessive, ma su base genetica, storica, dato che tutte le lingue romanze discendono storicamente dal latino; questo influenza i metodi della linguistica romanza, che sono sempre metodi comparativi: di fatto le lingue romanze sono considerate come terreno privilegiato di studio per il metodo storico comparativo perché se ne conosce bene l’antecedente, cioè il latino, a differenza di quanto accade in linguistica indoeuropea.
La prospettiva della linguistica romanza è triplice:
Profilo diacronico: si studia l’evoluzione storica e comparata delle lingue romanze e delle letterature neolatine. In Italia i linguisti si concentrano soprattutto sulla prima fase storica delle lingue romanze, quella medievale, fase in cui il rapporto col latino si può vedere meglio; tra l’altro i fenomeni osservati nel periodo medievale sono tuttora alla base dell’evoluzione delle lingue e dei dialetti.
Profilo sincronico: si descrive la forma di una data lingua come sistema in sé, grammatica descrittiva.
Profilo filologico o ecdotico-testuale: ha per oggetto specifico i testi prodotti in lingue romanze non solo letterari, ma anche di carattere pratico e documentario, ex. testi di carattere commerciale, interessanti perché meno formalizzati dal punto di vista linguistico.
Origine del termine romanzo
L’aggettivo “romanzo” e il sostantivo “romanzo” hanno la stessa origine etimologica, ma significato diverso: l’aggettivo “romanzo” è quello che indica in linguistica tutto ciò che è in continuazione del latino ed è quindi sinonimo di neolatino.
“Romanzo” viene dagli aggettivi del latino classico “romanus” e “romanicus”, per molto tempo sinonimici e concorrenti per definire o l’abitante di Roma o del territorio romano, penisola italiana, o chi parlava la lingua di Roma, il latino.
La differenziazione tra i due termini avviene nel 212 d.C., quando l’imperatore romano Caracalla emana la constitutio antoniniana, conosciuta come editto di Caracalla, una legge che prevedeva l’estensione della cittadinanza romana: si tratta di una legge non a base culturale ma a base economica, perché estendendo la cittadinanza romana ai popoli 1 conquistati si estendevano i doveri dei cittadini romani, tra cui il pagamento delle tasse.
A partire da questo momento con “romanus” si intende il cittadino di Roma o comunque l’italico, mentre con “romanicus” si designa il cittadino romano esterno alla penisola, gli altri popoli; da questi aggettivi derivano gli avverbi “romanice” e “romane”; si usava l’espressione “romanice loqui” per designare la parlata di un qualsiasi cittadino dell’impero romano che parla la lingua di Roma al di fuori della penisola italiana, mentre “latine loqui” designava il parlare correttamente latino.
“Romanice” ha un’attestazione piuttosto tarda: la prima attestazione si ha in un passo del XII secolo di Bernardo di Cluny, uno scrittore francese in latino, dove però è soggetto al fenomeno della sincope e diventa “romance” in francese antico, da cui poi passa alle altre lingue per indicare però una qualunque lingua volgare e i testi prodotti in quelle lingue. L’uso di “romanzo” per indicare la disciplina della linguistica romanza è invece molto più tardo, poiché risale a metà 800, quando si sviluppano gli studi di linguistica.
Romània, Romània perduta e Romània nuova
Col termine “Romània” si indicava il territorio dell’impero romano, in opposizione ai non romani, cioè “barbaria”, termine proveniente dal greco, usato per indicare il balbettio che i membri di popolazioni non di lingua greca producevano; si trova per la prima volta in uno scritto di Paolo Orosio, uno storico latino del V secolo, in cui viene specificato che è un termine già usato ma non ancora considerato come parte della lingua alta, letteraria.
Oggi per Romània si intende il territorio dove si parlano lingue romanze ed è costituita da un continuum geografico che in Europa è definito da Spagna, Francia, parte del Belgio, i cantoni svizzeri di lingua francese, italiana e romancia, Italia e le grandi isole del Mediterraneo, Corsica, Sardegna e Sicilia; isolata rispetto a quest’area per ragioni storiche è la Romania. Questo continuum corrisponde in parte all’estensione raggiunta dell’impero romano.
Per Romània perduta si intende l’insieme di quei territori che nell’antichità erano sotto il dominio romano ma in cui il latino per motivi 1 Fino ad allora si tendeva a non estenderla troppo perché chi era cittadino romano godeva anche di una serie di privilegi. storici non ha avuto continuazione; con Romània nuova si indicano quei territori dove la diffusione delle lingue romanze è dovuta al colonialismo di epoca moderna, a partire dalla fine del XV secolo, soprattutto ad opera spagnola, portoghese e francese.
Conseguenza del colonialismo sono stati i pidgins, cioè parlate non normalizzate che hanno come base una lingua romanza incrociata con lingue indigene locali; hanno un lessico piuttosto limitato perché sono destinate soprattutto a usi commerciali. Alcune di queste lingue si sono evolute in lingue creole, definite come evoluzione locale dei pidgins.
Una distinzione va fatta tra le nozioni di lingua, dialetto e varietà: sia lingue che dialetti sono varietà linguistiche; la differenza tra lingua e dialetto è soprattutto politica, perché la lingua, a differenza del dialetto, è ufficialmente riconosciuta.
Aree romanze
Possiamo identificare 4 aree romanze:
Area ibero-romanza
Area ibero-romanza: portoghese, gallego, castigliano e catalano.
Le lingue dell’area ibero-romanza sono due lingue nazionali, il portoghese e lo spagnolo, e due lingue che sono riconosciute come lingue di comunità autonome, il gallego e il catalano. A queste si aggiungono due dialetti, l’asturo-leonese, con centro a Oviedo, e l’aragonese.
È parlato a nord della penisola iberica ma non si classifica come lingua romanza il basco, unica lingua preindoeuropea ad essere ancora parlata. L’evento che determina la differenziazione linguistica, culturale e politica della penisola risale all’epoca medievale ed è la conquista araba, che si compie agli inizi dell’VIII secolo, 711-720: in seguito alla conquista quasi 2/3 della penisola sono occupati dagli arabi del Califfato di Cordoba, dove si parla il mozarabo o mozarabico, una varietà scritta in caratteri arabi con elementi romanzi a cui appartengono le prime attestazioni liriche in una lingua volgare in Europa: si tratta di testi scoperti recentemente, nel ‘900, in cui parla una voce femminile ma che furono scritti da autori maschi che adottavano la finzione della voce femminile per creare pathos.
Nella lotta di supremazie e annessioni che caratterizza la penisola in questo periodo, il regno che ha la meglio linguisticamente e politicamente è il regno di Castiglia, che porta alla diffusione del castigliano in gran parte della penisola iberica, a discapito del galego-portoghese e del catalano, poi emarginati e ridotti a lingue di minoranza per motivi storico-politici.
Il galego-portoghese occupava la parte centrale del regno di Leon, zona nord-occidentale, l’asturo-leonese era parlato nella parte centrale del regno di Leon, l’aragonese nel regno di Aragona, e il catalano nell’area di Barcellona.
Il galego-portoghese è la lingua che a quell’epoca acquista maggior prestigio letterario. Si parla un’unica lingua, il galego-portoghese appunto, fino al 1095, quando si stacca un’entità politica, la contea di Portogallo, evento che porta progressivamente a una distinzione linguistica tra galego a nord e portoghese a sud; nel 1145 un conte della contea di Portogallo, Alfonso I Henriques, viene riconosciuto come sovrano di Portogallo dal re di Castiglia.
Portogallo e Galizia mantengono però l’unità della lingua letteraria fino a tutto il XIII secolo e il galego-portoghese resta la lingua letteraria del regno di Castiglia, ex. Alfonso X el sabio scrive in galego-portoghese. Attualmente il portoghese è lingua ufficiale del Portogallo e delle sue ex colonie, Brasile e diversi stati africani; è base di diverse lingue creole africane e asiatiche.
Dopo l’ultima tappa della Reconquista, cioè la caduta di Granada, e l’affermazione del castigliano, il galego è ridotto a lingua di minoranza; se ne ha una rinascita in seguito al mito romantico delle origini nella seconda metà del XIX secolo; ha conosciuto un periodo di crisi durante la dittatura franchista, ma è poi diventato lingua ufficiale della Galizia nel 1981, essendo formalizzato due anni dopo, norma grafica.
Lo spagnolo o castigliano è la lingua romanza più parlata al mondo. La differenza tra i termini “spagnolo” e “castigliano” è storica: “castigliano” è un termine più antico, è il termine con cui si indica questa lingua in epoca medievale, e più specifico, mentre “spagnolo” ha un’attestazione più tarda, dato che si trova per la prima volta nel 1511 in una traduzione spagnola di un romanzo catalano, Tirant lo Blanch.
Il castigliano acquista piena egemonia per motivi politici, soprattutto dopo la caduta di Granada alla fine della Reconquista; è una lingua che ha mantenuto certa uniformità, soprattutto grafica, e costanza grazie a un controllo sulla norma esercitato dalla Real Academia Española a partire dal ‘700.
La diffusione dello spagnolo fuori dalla penisola iberica è dovuta a due eventi storici: la colonizzazione del continente sudamericano e la cacciata degli ebrei conseguente alla Reconquista, poiché erano una minoranza religiosa. Questa diaspora ebraica si diresse verso Anatolia, Balcani, Africa settentrionale, zone in cui si parla una varietà di spagnolo abbastanza conservatrice, che mantiene i tratti della lingua medievale, ebrei sefarditi.
Il catalano è la lingua ufficiale di Catalogna, Baleari, Comunità Valenciana, Roussillon, Alghero e repubblica di Andorra. Ebbe un periodo di splendore tra XIV e XV secolo, poiché si costituì come lingua letteraria nella prosa proprio nel XIV secolo, ex. Raymon Llull codificò il catalano letterario, mentre si faceva poesia in provenzale; conosce la decadenza a partire dall’espansionismo castigliano e soprattutto con l’unificazione di Castiglia e Aragona col matrimonio di Ferdinando e Isabella nel 1649; nel 1716 il castigliano diventa lingua ufficiale e il catalano è ridotto dialetto; vive un momento di rinascita nel XIX secolo, seguito dalla repressione franchista, per poi essere riconosciuto come lingua ufficiale nel 1979, diventando così lingua dell’amministrazione, dell’istruzione e della cultura nella comunità autonoma della Catalogna.
Area gallo-romanza
2 Area gallo-romanza: francese, [occitanico], [franco-provenzale].
La situazione linguistica in Francia oggi è più o meno la stessa che nel Medioevo.
Il francese attuale deriva da una varietà medievale minore, il francese, parlata nella sezione 3 dell’Ile de France, quindi uno dei dialetti settentrionali; la terminologia lingua d’oil indica l’insieme delle varietà settentrionali. Il francese comincia la sua affermazione in seguito a un evento storico, l’ordinanza di Villers-Cotterêts, con cui il re Francesco I impone l’uso esclusivo del francese nei documenti ufficiali del regno; il sovrano non intendeva colpire le varietà minori, ma soprattutto la supremazia del latino, una lingua che, tra l’altro, implicava ingerenze nell’amministrazione da parte del clero.
I nomi delle varietà settentrionali possono sembrare impropri o strani, ad esempio il normanno, che è il nome di una popolazione scandinava, ma in realtà si riferiscono a popolazioni francesizzate già dal XI secolo; proprio i normanni portano la loro lingua in Inghilterra settentrionale, dove si affermano con la battaglia di Hastings, dando vita all’anglonormanno, che diventa la lingua della produzione letteraria del periodo e la lingua di corte dei Plantageneti.
Il francese è la varietà più evolutiva tra le lingue romanze, come dimostra la differenza profonda tra la lingua medievale e la lingua attuale; si possono distinguere 3 fasi dal punto di vista linguistico: l’antico francese, dal francese d’oil del V secolo fino a tutto il XIV secolo, caratterizzato da un relitto latino forte, quello dei casi; il francese medio, che si fa durare fino al XVI secolo; il francese moderno.
Sussiste anche una forte divaricazione tra francese scritto e francese parlato, dovuta al fatto che la grafia non è fonetica, ma etimologizzante e conservatrice: si tratta di un fenomeno strano per una lingua romanza, conseguenza del fatto che nel corso della storia del francese il governo di Parigi ha imposto una norma grafica etimologizzante per dare prestigio alla lingua scritta, ex. physique, frutto di un’operazione artificiale che ha ripreso la grafia greca e latina per il lessico erudito.
L’occitanico o lingua d’oc si distingue in provenzale, guascone, linguadociano e il limosino-alverniate; è la lingua in cui si è espressa la prima grande poesia d’amore europea nel XII e XIII secolo, quella tradizione d’amor cortese da cui si sono sviluppate le altre. Queste varietà si sviluppano dei feudi, retti da nobili che in certi momenti sono anche più potenti del sovrano, nella parte meridionale della Francia, una regione ricca e potente culturalmente e militarmente, già in grado di sviluppare una letteratura e un’ideologia poetica propria, quella cortese appunto.
Il primo trovatore documentato è proprio un signore potentissimo, Guglielmo IX d’Aquitania, duca di Poitiers. L’evento storico che determina il declino di queste corti è la crociata contro gli albigesi, 1209-1229, seguaci dell’eresia catara, così 2 Tra parentesi quadre si trovano le lingue oggi estinte o difficilmente classificabili; in questo caso il francese ha soppiantato le altre due. 3 “Oil” significa “sì” in francese antico nelle varietà settentrionali, così come anche “oc” nelle varietà meridionali. È Dante a dare l’identificazione delle lingue con la particella affermativa, ex. l’italiano è definita “lingua del sì”. chiamati dalla città di Albi: questa minoranza religiosa era considerata eretica dal papa per una serie di loro riti, per cui il papa bandì una crociata che provocò lo sterminio degli albigesi e da cui la Francia meridionale e le sue corti uscirono devastate perché considerate conniventi rispetto all’eresia.
Durante e dopo la crociata molti poeti, pur non essendo direttamente coinvolti nell’evento, si rifugiarono in altri paesi, diaspora trobadorica. Fino a tutto il ‘300 la lingua d’oc comunque vive un suo prestigio letterario anche se non ha centri politici su cui appoggiarsi. L’annessione dei territori meridionali alla corona francese avviene entro la fine del ‘400 e a questo punto l’occitanico inizia il suo declino, con una rinascita molto forte e sentita nell’800 grazie al movimento dei Félibres, = lattanti, perché si proponevano di succhiare il latte delle muse, letterati che si raccolgono attorno al poeta Frédéric Mistral e scrivono in occitanico, fenomeno del félibrige.
L’occitanico è attualmente ridotto a varietà dialettali non normate chiamate patois, anzi, il cosiddetto “accent du midi” viene visto male rispetto al francese parlato dai parlanti colti, e finora il governo di Parigi non gli ha riconosciuto neanche lo statuto di lingua regionale.
Il franco-provenzale comprende un gruppo di parlate sud-orientali a ridosso delle Alpi italiane; è attualmente parlato in Valle d’Aosta, ma non riconosciuto come lingua di minoranza dalla legge 482 del 1999. In uno studio del 1878 Ascoli ha individuato i tratti fonetici di questa lingua e l’ha identificato come varietà a sé stante, tuttavia oggi non c’è un’unica varietà, ma un gruppo di parlate, mentre nel medioevo era maggiormente differenziato e c’era anche una produzione di testi letterari, come il Roman d’Alexandre di Alberic de Pisançon e il Girart di Roussillon.
Area italo-romanza
4 Area italo-romanza: italiano, romancio, [sardo], [corso].
È l’area più diversificata a livello dialettale per motivi storico-politici; si possono raggruppare i dialetti della penisola in 2 gruppi, i dialetti settentrionali e i dialetti centro-meridionali.
I dialetti settentrionali sono separati da quelli centro-meridionali da un’isoglossa che corre da La Spezia a Rimini e a loro volta si distinguono in dialetti gallo-italici, che condividono molti fenomeni fonetici col francese, piemontesi, liguri, lombardi, emiliano-romagnoli, e dialetti veneti.
I centro-meridionali si distinguono per caratteristiche fonetiche in alto-meridionali e meridionali estremi, Salento, Calabria meridionale e Sicilia, questi ultimi caratterizzati da un sistema delle vocali toniche proprio, che prevede solo vocali aperte.
Tra gli alto-meridionali dovrebbe rientrare il Lazio, ma va staccato il romanesco, che si considera un’evoluzione fonetica del fiorentino, conseguenza del trasferimento di un gruppo consistente di intellettuali toscani a Roma con l’ascesa al soglio pontificio di Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici.
Rispetto ai dialetti è staccato il fiorentino per la storia che questa varietà di volgare ha avuto; sono poi stacc
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