Filologia romanza
Che cos'è la filologia romanza?
La filologia è la scienza che studia i materiali in cui un testo ci è giunto (quindi su manoscritti, stampe o pergamene), per stabilire:
- Se c'è un autore, come l'ha voluto esattamente
- Se non c'è, come era quando è stato messo in circolazione per la prima volta
La filologia si divide in due rami:
- L'ecdotica, cioè la critica del testo, che ci aiuta a ricostruire un manoscritto nelle sue varianti (grazie all’edizione critica di un’opera che le ricostruisce tutte) (-> quella con Lachmann e Bedier)
- La storia della tradizione, che dice come un testo nasce in quel contesto oltre che alla ricostruzione del testo, quindi:
- La storia dei manoscritti
- La storia delle stampe
- Le implicazioni storico-culturali del processo di trasmissione
Lo studio dei testi richiede anche:
- La linguistica storica, che è lo studio dei mutamenti in generale
- La grammatica storica, che è lo studio del passaggio dalla lingua più antica a quella più recente
La filologia romanza nello specifico è la filologia delle lingue e delle letterature romanze, che nascono dal latino e dalle lingue di sostrato. Le lingue romanze si dividono in più rami:
- Ibero-romanzo (portoghese, galego-portoghese, galego, spagnolo o castigliano, catalano)
- Gallo-romanzo (occitano, francese, franco-provenzale)
- Italo-romanzo (italiano, sardo, corso)
- Retro-romanzo (ladino, romancio, friulano)
- Balcano-romanzo (dalmatico e romeno)
Questo raggruppamento non è rigido, perché ad esempio il catalano che si sviluppa a sud dei Pirenei e i dialetti italiani settentrionali hanno delle caratteristiche del gallo-romanzo. Queste lingue formano tutte una famiglia linguistica, in quanto provenienti da una stessa lingua, e dunque questa origine comune spiega le somiglianze, mentre le vicende di ognuna le differenze. È nel Medioevo che queste lingue formano una cultura unitaria (motivo per cui si studiano insieme) e costituiscono la cultura occidentale non in latino che va ad incontrarsi con quella neo-greca e araba.
La filologia romanza nasce nell’800 quando c’è il nuovo impulso dato allo studio dei testi medievali dalla sensibilità romantica per l’origine dei popoli europei.
Come nascono le lingue romanze?
Durante l’impero la situazione era quella di diglossia, ovvero erano presenti due lingue:
- Latino scritto: non bisogna immaginarlo come una lingua diversissima da quella parlata, perché è espressione di essa, ma con la differenza dello stile cioè del registro che è più alto per l’uso di parole arcaiche che lo elevano e di parole non consuete del parlato affinché si capisca meglio nelle corrispondenze epistolari, e della sintassi, più complessa in quanto espressione di un pensiero.
- Latino parlato o volgare: è il latino parlato o protoromanzo che viene chiamato sermo urbanus se è il parlato delle orazioni, influenzato da quello scritto, rusticus se è quello quotidiano.
Questo valeva per tutta l’area romanizzata, chiamata Romània. L’origine del termine si fa risalire all’editto di Caracalla, quando, con l’estensione della cittadinanza, l’aggettivo romanus indica tutti i cittadini dell’impero. L’accezione più ampia di romanus porta alla creazione di un nuovo termine sulla base di entità territoriali come Gallia, Hispania ecc… e il termine è “Romània”, che è attestato per la prima volta nel IV secolo come nome di tutto il territorio latinizzato.
La Romània può assumere vari significati:
- Insieme di tutti i territori latinizzati dell’impero, dalla Dacia (cioè la Romanìa) alla Lusitania (il Portogallo) e al Nord d’Africa.
- Ora indica i territori in cui si parlano lingue derivate dal latino, cioè le lingue neo-latine.
- Romània perduta: zone in cui c’è stata una latinizzazione superficiale, ovvero la Britannia e il Nord d’Africa (quest’ultima per le invasioni degli arabi).
- Romània nuova: zone colonizzate da chi parla lingue romanze (Filippine, Brasile, America Latina, colonie spagnole, francesi e portoghesi).
Il latino volgare si trasforma in volgare più tardi e poi i vari volgari daranno origine alle lingue romanze.
Come si ricostruisce il volgare?
Con delle fonti o con la metodologia per la ricostruzione.
- Autori:
- Autori che per motivi espressivi usano brani in lingua parlata. Fra questi:
- Plauto che scrive la commedia in un linguaggio simile al parlato.
- Cicerone che nell’epistola ad uno che rinuncia a scrivere nella lingua scritta per scrivere in quella parlata.
- Autori che si avvicinano al parlato perché non sono tanto colti, come nel caso delle lettere di un soldato a Traiano.
- Autori di testi tecnici come Vitruvio per la terminologia dell’edilizia. I termini tecnici entreranno nel linguaggio quotidiano e saranno usati dal popolo per i mestieri.
- Autori cristiani, per farsi capire dal popolo. Importante è il giudizio di Sant’Agostino, che preferisce farsi capire dal popolo piuttosto che guardare allo stile. Molto importante fra questi è San Girolamo che fa un lavoro filologico e di traduzione sulla Bibbia (la Bibbia di Girolamo è tradotta e si chiama la “Vulgata”), che è tradotta in corretto latino volgare. La vulgata dopo il VI sec. non riesce a soddisfare le esigenze e nascono i glossari che sono in latinaccio simile al francese, ovvero l’ultima fase del latino volgare. In pratica il latino del cristianesimo col fatto che si avvicina al parlato abbassa il tono del latino scritto che si avvicina al parlato.
- Le scritture cristiane, poiché riflettono il parlato, mostrano che la sintassi dell’uso quotidiano corrisponde a quella romanza. Altro documento cristiano dell’XI sec. in latino parlato è la Peregrinatio (in cui una donna racconta il peregrinaggio verso più luoghi possibili della Bibbia), copiata nel manoscritto superstite dell’abbazia di Montecassino. Fu scoperta nel 1887 da Gamurrini. L'autrice è una donna, ma è incerto chi sia, forse Silvia d’Aquitania, una badessa Eteria o una monaca Egeria. Nel documento si nota:
- Grammatici quando parlano delle forme da evitare e degli errori di uso quotidiano.
- Testi con finalità pratiche.
- Appendix Probi: Valerio Probo era un grammatico del I sec., autore dell’instituta artium. Quando venne copiato, nell’appendice del manoscritto copiato a Bobbio nel VII sec., fu inserita un’appendice, della fine del III sec., che venne chiamata “Appendix Probi” (nome che in origine designava tutta l’opera). In questa lista di parole ci sono gli sbagli più comuni di chi scriveva, e dato che ci si concentra più sulla grafia che sulla pronuncia, si pensa che l’autore sia stato un maestro di scuola che si annotava gli sbagli più frequenti degli alunni.
- Iscrizioni, cioè le umili epigrafi, i graffiti messi in luce dagli scavi e le lapidi funerarie. Le iscrizioni sono tutte conservate nel CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum), pubblicato a Berlino in 16 volumi ed ogni volume raccoglie le iscrizioni di una certa area, es. il quarto è dedicato a quelle di Pompei –che sono importanti perché grazie all’eruzione del 79 a.C. possiamo datare i fenomeni-, il settimo a quelle della Britannia.
- La metodologia per le ricostruzioni: è un metodo che serve per ricostruire una parola non attestata, quindi che non si è mai trovata scritta, risalendo ad essa dalla lingua parlata. Il metodo nasce nel 1800 grazie alla scoperta del sanscrito, che permette di collegare tutte le lingue europee (latino, greco, lingue iraniche, armene, antiche lingue italiche, celtiche, germaniche, slave e baltiche) in modo tale da trovare fra di loro differenze e divergenze.
Già nell’813, anno del Concilio di Tur, abbiamo l’attestazione di due volgari oltre al latino, la teutisca lingua (tedesco) e la rustica romana lingua (francese), lingue con cui si stabiliva nel concilio che: la liturgia deve essere in latino e le prediche che tutti ascoltano devono essere in volgare. Le due lingue compaiono anche nei giuramenti di Strasburgo dell’842, quando Carlo giura in tedesco per l’esercito di Ludovico e Ludovico giura in francese per l’esercito di Carlo. I giuramenti di Strasburgo non sono un testo letterario, ma un inserto formulare inserito in una cronaca in latino di Nitardo, per fare propaganda al suo datore di lavoro Carlo il Calvo. Dal IX secolo abbiamo con certezza il volgare, perché il concilio di Tur prende atto che c’è differenza fra il latino e queste altre due lingue. La parola Romània però si usa ancora oggi, per definire in una parola sola l’insieme dei territori con lingua neo-latina.
| Evento | Data |
|---|---|
| Concilio di Tur | 813 |
| Primo testo in volgare, i giuramenti | 842 |
| Primo testo in volgare italiano, placiti campani | 960-963 |
| Indovinello veronese | VIII – IX sec. |
| Iscrizione di Commodilla | VII – IX sec. |
Pochi anni dopo appare il primo documento romanzo, in volgare francese e tedesco. Sono i giuramenti di Strasburgo del 842. Dopo la morte di Carlo Magno, Ludovico il Pio diventa imperatore, e cerca di stabilire la successione dinastica. Incorona come imperatore il primo figlio, Lotario, senza lasciare niente ai suoi altri due generi. Alla morte di Pio scoppia una disputa per la divisione del regno, nel 842. Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico si alleano contro il fratello Lotario, che sconfiggono nella battaglia di Verdun. Il trattato di Verdun sancisce che il sacro romano impero doveva essere diviso fra i tre fratelli: a Carlo venne dato il territorio che diventerà la Francia, a Ludovico il territorio che diventerà la Germania ed a Lotario la parte nel mezzo che andava dal nord della Germania fino alla Lombardia. La loro alleanza contro Lotario è sancita dai giuramenti di Strasburgo, pronunciati ai rispettivi eserciti in volgare Francese e volgare Tedesco. Ludovico pronunciò il giuramento in volgare francese, per farlo capire all’esercito di Carlo, che sapeva il francese; Carlo lo pronunciò in lingua tudisca perché i soldati di Lotario, che sapevano il volgare Tedesco lo capissero. C’è la necessità di parlare il volgare perché gli eserciti, non essendo colti, non capivano il latino. Il giuramento si trova nella Historia dello storico Nitardo, scritta sui franchi in latino. La Historia è tarda (fra XI e fine del X sec.) rispetto alla vera data dei giuramenti, quindi è possibile che la riscrittura in volgare non rispecchi proprio a pieno la lingua.
I primi trovatori provenzali e la diffusione del francese (vicende storiche)
Il trovatore è un autore che scrive testi di canzoni che poi mette in musica e che vengono cantati da lui stesso; le sue canzoni spesso venivano tramandate dai Giullari. Il verbo tecnico che indica l’azione del trovatore, cioè quello di creare parole e poi metterle in musica, è il trobar, che nasce nella classe dei paubres cavalier non casaz, cavalieri poveri e senza terra che cantano le lodi della dama del signore, al fine di ricevere favori e benefici. Il verbo trobar viene dalla parola “tropi” che sono i componimenti in volgare che a San Marziale accompagnavano la messa per comprenderla. Inizialmente sono in latino e in volgare, poi tutti in volgare.
La letteratura trobadorica è stata interpretata in diversi modi, specie nel '68, quando le è stata data un’interpretazione di tipo sociologico, che piaceva molto alla sinistra sessantottina, poiché, a quanto si dice nelle vidas, il trovatore sarebbe stato un uomo di basse condizioni sociali, che poteva aumentare il suo grado sociale tessendo le lodi della donna del sovrano. Questo fatto non è assolutamente vero perché erano ricchi e con tante terre. Spesso essi sono associati alla cultura del giullare, ma dalla scrittura si può capire che hanno un'istruzione che una persona di bassa cultura non può avere, e conoscono a memoria tutte le pratiche del re di Francia. Per questo motivo sarà più probabile che siano dei chierici o provenienti da grandi famiglie che frequentano le corti di persona da politici e non da giullari. Ci saranno poi anche i trovatori non-casaz, che opereranno uno scardinamento dei temi che li renderà meno polisemici (la caratteristica della letteratura medievale è infatti quella di essere polisemica, cioè di essere leggibile a più di un livello).
Guglielmo non fu proprio il primo trovatore provenzale perché una tradizione lirica è già attestata nel XI sec. con due frammentini di una copia del Puatù che risalgono alla generazione prima di lui. Guglielmo IX d’Aquitania e settimo conte di Poitiers è il primo trovatore perché di lui si conservano i documenti; prima di lui c’era Eble de Ventadorn di cui non si è conservato nulla. Con Guglielmo l’ideologia trobadorica non è ancora strutturata, ma lui già anticipa delle tematiche che sono: l’esperienza di un amore irrealizzabile e la midons cioè la dama come raffigurazione della sapienza. Guglielmo, essendo un signore potentissimo, quando gli serviva tenersi amica la chiesa fu fondatore e abate laico di varie abbazie, come San Marziale di Limoge, cioè nel Limosino. Per questo motivo la chiese gli rese grazie ricordando data di nascita e morte, cosa rara anche per i re.
Guglielmo ebbe un figlio, Guglielmo il santo, che spesso si recava in pellegrinaggio in tre luoghi:
- Roma, dove andava il padre di Guglielmo il trovatore
- Oltre oceano in terra santa
- Santiago di Compostela, che va di gran moda in questi anni e che favorisce la diffusione dell’occitanico in Spagna
Lui muore durante il pellegrinaggio a Santiago de Compostela senza lasciare eredi maschi. La figlia sua, Eleonora d’Aquitania, viene promessa sposa al re di Francia, Luigi VII (sarebbe stato il fratello, morto prematuramente, a diventare re, non lui che aveva ricevuto un’educazione da chierico) e nel 1137 si sposano quando il padre di lei schianta in pellegrinaggio a Santiago. Ebbero un matrimonio tempestoso, ma lui, dopo la crociata in oriente, la ripudia perché non gli dà figli maschi e ripudiandola il re di Francia rifiuta tutti i domini dei duchi d’Aquitania, tanto che rimane solo con l’Ile de France, piccolissima zona in cui si parla il franciano, cioè il francese antico, lingua che verrà poi estesa a tutta la Francia per ragioni politiche, la base del francese moderno. Così per la Francia, come per l’Italia (Firenze che è una piccola zona si estende e dà l’italiano) e la Spagna (la Castiglia, piccola zona, si estende e dà lo spagnolo).
Una volta ripudiata, certo Eleonora non si poteva prendere una stanza tutta per sé o andare a ballare tutte le sere, ma poteva solo andare o in convento o per la strada, oppure risposarsi. Decise di risposarsi e gli ultimi anni della sua vita poi andò in convento, quando aveva concluso tutte le sue trame politiche.
Eleonora, ripudiata e erede di mezza Francia, era un boccone prelibato, tant’è che nel tragitto per andare da Enrico cercarono di rapirla in due. Appena arrivata a Poitiers infatti mandò un messaggio a Enrico con scritto “oh sposami!” e si sposarono nel 1154 non ancora finita la separazione con quell’altro. Per tutti e due era un matrimonio di convenienza, testimoniata dall’entusiasmo che ci misero a fare tutti quei figli maschi (alla faccia del Re di Francia!). Poi non fu un matrimonio felice comunque.
Eleonora d’Aquitania sposa Enrico Plantageneto (i Plantageneti nascono dalla mescolanza di Angioini francesi e Normanni, e nei loro territori si parla l’anglo-normanno, un mix di inglese e francese) d’Inghilterra, di cui è più vecchia di 11 anni. Si facevano comodo tutti e due in pratica, e alla faccia di Luigi inizia a scodellare figli maschi, che lei vede morire quasi tutti, ma ebbe la soddisfazione vedere il suo preferito diventare re.
Le zone che compongono i territori di Enrico ed Eleonora sono:
- La Normandia: già sotto il dominio del re inglese
- L’Angiò, perché i duchi d’Angiò vanno a fondersi con il territorio dei duchi di Normandia sul trono d’Inghilterra.
- L’Aquitania, che comprendeva:
- La parte dal Poitou era già sotto il dominio dei duchi d’Aquitania dal tempo del primo trovatore, cioè Guglielmo.
- La Guascogna
- Il Limosino
- L'Auvernia
- La Marche
Nel 1154 sono di fatto la coppia più potente d’Europa.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.