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Presentazione di Arnaut Daniel nel Purgatorio

Un poeta che potrebbe essere Arnaut Daniel, lo si ritrova nel canto dei lussuriosi, il canto XXVI del Purgatorio (e questo tornerebbe perché scrive poesie d'amore). In questo canto Dante trova Messer Guido Guinizzelli di Bologna e altri poeti, compreso questo che potrebbe essere Arnaut. Dante si rivolge in modo particolarmente rispettoso a Guido e gli chiede perché non stia dimostrando il suo affetto a parole e a gesti, e lui gli mostra un'altra anima e gli dice che quell'anima fu il miglior fabbro del parlar materno (questo è stato scritto un po' di anni dopo il De Vulgari).

«O frate», disse, «questi ch’io ti cerno disse: «O fratello, costui che ti indico col dito», e additò un spirto innanzi, col dito», e mostrò uno spirito davanti a «fu miglior fabbro del parlar materno. lui, «fu un migliore artefice del suo volgare materno.

La metafora che inserisce Dante è una metafora che spesso aveva usato Arnaut, e questo ricorre spesso in Dante; infatti per creare l'atmosfera all'interno di un canto, qualora vada ad introdurre un poeta, per introdurlo o farlo parlare usa una delle sue metafore. E se questo è Arnaut torna la metafora del forgiare come un orafo o fabbro le parole, che Arnaut usa più di una volta.

Versi d'amore e prose di romanzi

Superò tutti nel campo della poesia soverchiò tutti; e lascia dir li stolti amorosa occitanica e nella letteratura che quel di Lemosì credon ch’avanzi. narrativa oitanica; e lascia parlare gli stolti, che credono sia superato dal Limosino (Giraut de Bornelh).

Qui Dante spiega cosa sapeva fare questo poeta. Lui ha soverchiato l'intera letteratura, perché non solo è in cima alla classifica dei trovatori, ma anche è primo nella classifica dei romanzieri per come usò la lingua.

Dante mette Arnaut in cima alla classifica di trovatori provenzali, perché supera tutti nel campo della poesia e della narrativa; supera anche un altro trovatore che qui si dice provenga dall’ovest, cioè dal Limosino e che era amato dalle masse. Questo trovatore si identifica con Giraut de Bornelh che Dante nel de Vulgari chiama il miglior cantor rectitudinis.

Prospettive e gerarchie letterarie

I commentatori vedono un grosso cambio di prospettiva rispetto al De Vulgari, perché adesso non è che sono messi tutti sullo stesso piano, ma c'è una gerarchia in cui tutti dipendono da questo fabbro del parlar materno.

A voce più ch’al ver drizzan li volti, Essi drizzano gli sguardi alle voci più e così ferman sua oppinione che alla verità, e così formano la loro opinione prima di ascoltare l'arte o la ragionevolezza.

Dante si riferisce a tutti quelli che non danno ascolto all'arte o alla ragione, ma coloro che vanno dietro alle dicerie.

Così fer molti antichi di Guittone, Così molti antichi fecero con Guittone, di grido in grido pur lui dando pregio, apprezzandolo per dare ascolto alle fin che l’ha vinto il ver con più persone. voci, finché la verità lo ha superato grazie all'opera di molti scrittori.

Qui i molti antichi sono quelli della generazione prima, fra cui Guittone che era già grande quando Dante è nato e che nel 1260 diventa frate gaudente prima che Dante nascesse. In pratica non hanno mai capito nulla di Guittone ma dicevano che era bravo, perché girava questa voce. Questa cosa permane fino all'arrivo di Dante e dei suoi compagni.

Or se tu hai sì ampio privilegio, Ora, se tu hai l'eccezionale privilegio di che licito ti sia l’andare al chiostro poter andare nel chiostro (Paradiso) nel quale è Cristo abate del collegio, dove Cristo è l'abate del collegio, recita falli per me un dir d’un paternostro, davanti a lui per me un 'Pater noster', quanto bisogna a noi di questo mondo, almeno per quanto è necessario a noi in dove poter peccar non è più nostro». Purgatorio, dove non abbiamo più il potere di peccare».

Qui c'è la concezione del purgatorio che viene descritta. Il purgatorio è una questione su cui dibattono eretici e ortodossi, perché gli eretici non ci credono mentre gli ortodossi sì. Il purgatorio come lo disegna Dante è invenzione letteraria, però c'era già da un po' ed era un luogo in cui si rimaneva a scontare i peccati terreni, per poi andare in paradiso. Il peccatore non ha più la facoltà di peccare perché è morto, mentre chi è in vita deve dire le preghiere per riscattarlo (e ciò gli conveniva alla chiesa perché ci guadagnava, facendo es. dire le messe).

Poi, forse per dar luogo altrui secondo Poi, forse per lasciare spazio a chi gli che presso avea, disparve per lo foco, stava accanto, sparì nel fuoco come un come per l’acqua il pesce andando al pesce nell'acqua, quando va al fondo. fondo. Io mi avvicinai un poco allo spirito che Io mi fei al mostrato innanzi un poco, aveva indicato prima, e dissi che il mio e dissi ch’al suo nome il mio disire desiderio preparava una gradita apparecchiava grazioso loco. accoglienza al suo nome (volevo sapere chi fosse).

Riferimenti letterari e occitani

Qui c'è la prova che sta citando un occitano. Dante lo fa nominare Arnaut e lo fa introdurre da dei versi di un trovatore che mette in paradiso, cioè Folchetto di Marsiglia.

El cominciò liberamente a dire: «Tan m’abellis vostre cortes deman, qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan; consiros vei la passada folor, e vei jausen lo joi qu’esper, denan. Ara vos prec, per quella valor que vos guida al som de l’escalina, sovenha vos a temps de ma dolor!».

TRADUZIONE: "Tanto mi piace la vostra cortese richiesta che io non posso e non voglio restar nascosto a voi/ Io sono Arnaldo che piango e vado cantando; pensieroso vedo i [miei] folli peccati fatti in vita e gaudente vedo davanti la perfetta felicità (gioia è riduttivo) che attendo mi sia data. Ora vi prego, per quel valore che vi guida fino alla cima della scalinata, ricordatevi a tempo debito del mio dolore!"

  • Abbellire nelle lingue romanze antiche + il riflessivo significa piacere
  • In francese il verbo domandare è demandè, che è la forma etimilogica, e di conseguenza la forma demand è la domanda
  • Ill = <gl> è una grafia che rispecchia l'occitano 300esco con i dittonghi condizionati sempre esplicitati dalla grafia. -LJ- palatalizza in tutte le lingue, per es. in italiano viene "meglio" e in occitano "megl" e "egl", in spagnolo viere "mejor", in francese "mieux". Questi esiti sono divesi perché in italiano il suono palatale chiude la sillaba, il francese ha il dittongo spontaneo ma solo in sillaba aperta e l'occitano ha il dittongo condizionato (non quello spontaneo) che si trova in "ieu" e "puesc" e "voll" si può trovare "vuoll" e "vuell". Il suono palatale a cominciare dalla j o dalla semivocale w può provocare dittongo e quindi eu>ieu. Voill viene dalla base di volo irregolare che poi viene regolarizzata. *VOLERE (rifatto sulla seconda)> *VOLEO (ha questo ipotetico verbo)> voglio (a tutte le prime vocali in iato diventano J, che palatalizza tutte le consonanti palatalizzabili che ci vengono a contatto).
  • Consiros è un aggettivo che ha a che fare con il verbo "consiro" che viene dal latino CONSIDERARE
  • La doppia <ss>: quando al di sopra della Massa-Senigallia, dove si trova la lenizione attiva, si ha una doppia s, significa che è un grafema per indicare che la s è sorda.
  • Foror è la follia, che nel medioevo sta ad indicare anche il peccato
  • Vei viene da VIDEO: se guarda indietro vede i peccati, in avanti la gioia. In Ita avrebbe dato veggio.
  • Esper significa sia aspettare sia sperare, perché ormai è sicuro che si avvererà ed è più vicino allo spagnolo che all'italiano.
  • Joi è la perfetta felicità che lui attende gli sia data, la sintesi di pienezza d’amore e perfetta conoscenza, cardine della speculazione mistica da Gregorio Magno a Giuglielmo di Sain-Terry. Joi non è né francese né occitano ma in tutte e due le lingue diventa un tecnicismo al maschile. La parola joi è più complicata di jausen, perché GAUDIUM in francese antico e provenzale dà un certo esito, mentre in borgognone dà joi che entra nel provenzale e nel francese antico. C'è un posto intermedio situato fra la Borgogna, Champagne e Lorena, o in cui si trova l'abbazia di Cluny, da cui partivano monaci e abati per andare a fondare o riformare abbazie all'estremo ovest e quando partono in 20/25 si portano anche i loro testi dietro (quei testi hanno tematiche di cui si nutrono i poeti provezali). In questi testi vi era il tecnicismo joi al maschile, che compare nel primo trovatore e in Dante, che è l'esito borgognone di GAUDIUM, che resta maschile, palatalizza, monottonga, sviluppa j dal nesso -DJ- e non parte dal plurale ma dal singolare. La forma joi è rivestita di un significato più ampio rispetto alla "gioia", che è una gioia transitoria, ma ha il significato di "gioia perfetta". Per Arnaut quel joi consiste nel congiungersi alla divinità e alla beatitudine. Fin da Agostino si sviluppa una figura femminile, la sapienza personificata che va a coincidere con la II persona della trinità, che si ritrova nell'iscrizione della porta dell'inferno insieme alla divina potestà e il primo amore, corrisponde alla trinità, padre, figlio e spirito santo. Probabilmente joi è un tecnicismo borgognone che nasce presso Cluny prima della nascita della lirica medievale. Un testo importante per questa abbazia è l’Alba bilingue (vedi par 1.1.4 pg. 19 del libro). Da Cluny c’era un continuo spostamento dei monaci e dunque che i tecnicismi siano passati da una lingua all’altra non sorprende. GAUDIUM> Joi (palatalizzazione iniziale + chiusura del dittongo AU + palatalizzazione del nesso DJ) In occitano: GAUDIU(M)> gaudju> o dà esito con sola jod oppure con o ʒ l'africata palatale sonora [d ] + l'assordamento della consonante finale, fenomeno, che è una forma di indebolimento, già presente nelle iscrizioni pompeiane SED>set, che poi spesso cadono. A questo punto la ʒ [d ], che viene da j rimasta in posizione finale, perché in latino la -M finale cade in età preclassica (provato dal fatto che in metrica classica si fa sinalefe fra parola che finisce per -M e parola che inizia per vocale), ʓ ʓ si assorda in [t ]. La forma finale è [gaut ] che si può trovare scritta <gaung> o <gauh>, e significa gioia senza sfumature. In francese antico dal plurale neutro GAUDIA, palatalizza la G, o monottonga AU> o, e fa passare il nesso -DJ- alla sola jod, che persiste nella pronuncia moderna. La -A finale è solo alterata e diventa un suono sordo che la grafia ferma su una -e, che nel fr moderno è muta). L'esito nella lingua del XII sec. è [jòie], nel XIII sec. [jouè].
  • Jausen è participio presente che significa "gaudente". Il verbo godere in latino faceva GAUDEO, -ES, GAVISUS SUM, GAUDERE, semi-deponente (che ha alcune forme attive e altre passive che però si traducono al presente, come i deponenti). Nelle varie lingue romanze questo verbo gaudere ha dato esiti diversi a seconda del luogo in cui si trova: In spagnolo GAUDERE> godere (monottongamento + metaplasmo di coniugazione verso la prima, la più facile e quindi la più produttiva) In occitano ci sono sia le forme con palatalizzazione sia senza, quindi sia o la forma giausir e la forma jausir. ç In francese è GAUDIUM> jouir, che palatalizzazione di G> [d ]o davanti ad A, che per tutto il medioevo è stata G, con la seguente fricativizzazione che avviene dal XIII sec. in poi, e poi il monottongamneto di AU.
  • Valor e dolor come tutte le parole in -or in francese sono femminili.
  • Mi sovviene + il riflessivo = ricordarsi
  • Ieu sui Arnaut: è un emistichio preso da una canzone di Arnaut Daniel

Questo è il poeta Arnaut che i commentatori antichi identificano con Daniel, al quale qualcuno ha proposto un'alternativa. Torna con l'identificazione con Daniel perché Dante lo mette in cima alla classifica dei poeti d'amore nel De Vulgari e dice qui nella commedia che è il migliore.

Come faceva non di rado Dante quando doveva preparare l’atmosfera per far comparire un personaggio fa un po’ un collage di citazioni sue o eventualmente, visto che qui deve evocare la lirica occitana d’amore, anche qualche cosa di qualcun’altro. Per esempio “Tan m’abellis vostre cortes deman” non è di Arnaut, cioè non si conserva nessuna canzone di Arnaut che si conserva e che inizia così, ma di Folchetto. Si conserva però una canzone di Fochetto da Marsiglia, personaggio che è in Paradiso, che inizia con “tan m’abellis”. Folchetto muore nel 1231 e viene subito messo in paradiso perché a un certo punto prese i voti e diventò vescovo di Tolosa. Cacciò i catari eretici per molto e fu ricordato come belva sanguinaria nel poema della crociata.

Lo ferm voler q'el cor mintra

Lo ferm voler q'el cor mintra è una sestina lirica di Arnaut Daniel. Come è fatta la sestina?

Lo ferm voler q'el cor mintra A
no·m pot ies becs escoissendre ni ongla B
de lausengier, qui pert per mal dir s'arma; C
e car non l'aus batr'ab ram ni ab verga, D
sivals a frau, lai on non aurai oncle, E
iauzirà ioi, en vergier o dinz cambra. F
Qan mi soven de la cambra F
on a mon dan sai que nuills hom non intra A
anz me son tuich plus che fraire ni oncle, E
enon ai membre no·m fremisca, neis l'ongla, B
baissi cum fai l'enfas denant la verga: D
tal paor ai no·l sia trop de l'arma. C 

Sono sempre le stesse 6 parole in rima fisse che tornano in tutte le strofe secondo uno schema di permutazione, che prevede A,B,C,D,E,F e poi F,A,E,B,D,C e continua così finché non si è finito le possibilità, tanto che a quel punto si fa un congedo di tre versi che riprende tutte e sei le parole in rima, tre in rima a fine verso e tre all'interno dell'opera. In pratica sarebbe un esercizio di bravura in cui si deve costruire una canzone di sei strofe (chiamate coblas) + congedo di tre versi (tornada) con le stesse parole e in combinazioni diverse. Inoltre ci potrebbe essere una settima stanza che riprende la prima (come avviene nella “sestina doppia” petrarchesca). Questa è la sestina lirica, metro che ebbe successo a partire da Dante e Petrarca che riempie il canzoniere di sestine, ed è forma che arriva fino al 900. La struttura della sestina richiama la posizione dei numeri nel dado, così da richiamare il gioco d’azzardo e l’ambito giullaresco.

Commento letterario

Già dai primi versi sono presentati i personaggi tipici del canone trobadorico, che sono il poeta amante, la donna, il calunniatore che pone degli ostacoli alla relazione adulterina fra i due precedenti, e l’enigmatico oncle, che sarebbe l’alleato del calunniatore. Sebbene il poeta amante non possa entrare nella camera della donna amata per i due impedimenti, nel desiderio l’unione virtuale è già compiuta a dispetto dell’oncle e del lauzengier. Il personaggio-onlce ha una figura un po’ simbolica e torna nella letteratura antica, per esempio nella storia di Tristano e Isotta, di Lancillotto e Ginevra o di Eloisa e Abelardo. In Tristano e Isotta la figura dell’oncle è rappresentata da Re Marco, l’anziano e geloso marito al quale il giovane nipote sottrae la sposa; in Lancillotto e Ginevra l’oncle è rappresentato da Re Artù (un esplicito riferimento alla vecchiaia di Artù è nel Perceval), che non è imparentato con Lancillotto, ma è rappresentato come vecchio, triste e depresso; in Eloisa e Abelardo (storia vera narrata nella Flamenca) lo zio perfido è rappresentato da Fulberto, zio di Eloisa che evira Abelardo. Per i chierici medievali però la vicenda amorosa nasconde un significato nascosto cioè quello allegorico: il vecchio marito (oncle) rappresenta la vetustas litterae (cioè la legge veterotestamentaria bloccata sulla vecchia interpretazione alla lettera dei testi, specie di quelli sacri), il giovane amante la novitas spiritus, cioè la novità o la giovanezza dello spirito. Siamo dunque in presenza di una metafora che suggerisce una polemica contro coloro che sono incapaci di guardare oltre le regole del loro modello e sono chiusi alla novitas spiritus, che è la base dello stil novo. Nel caso di Arnaut il poeta-amante entrerà nella camera, luogo del gaudium contemplativo, dove l’anima amante riposa, vede l’invisibile e ode l’ineffabile: qui l’erotismo si sublima nel sovrasenso mistico.

Questa è una poesia ricca di richiami scritturali, specialmente al testo più enigmatico e poetico della Bibbia che è il cantico dei cantici. Es: il giardino e la camera sono presenti anche nel cantico.

Questo è uno dei testi più critici di tutta la letteratura, perché per mantenere la metrica annota e intreccia in maniera difficile le metafore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rachelebarghini28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Manetti Roberta.
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