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Filologia Romanza - Letteratura Appunti scolastici Premium

Appunti del corso di Filologia Romanza I della parte di Letteratura, seguita ogni lezione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Barillari dell’università degli Studi di Genova - Unige, facoltà di Lingue e letterature straniere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filologia romanza I docente Prof. M. Barillari

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ESTRATTO DOCUMENTO

fuggire. È così tanta la paura che si trova che se la fa pure addosso. Questa chanson inizia con 2 dati poco epici:

un condottiero codardo e con un dato poco elegante. Inizia in un luogo che si chiama Archamp , che è una

delle maniere per definire un luogo come una pianura arida (l altra è Aliscans. Ha però un tratto linguistico

provenzale). Era il luogo attorno ad Arles, la zona che fa da ponte dalla Francia alla penisola iberica. Questo

inizio di chanson si svolge quindi nel sud della Francia, ma i nemici saraceni sembrano più normanni, quindi

sembra un attacco svolto sull Atlantico, nella Gironda. Questo fa pensare che la canzone sia l attualizzazione di

una chanson più antica: qualcosa che era stato cantato e ricordasse uno scontro coi normanni che poi è stato

attualizzato e riutilizzato ponendo come nemici i saraceni, più duraturi. Questa prima parte sembra datare poco

meno di mezzo secolo dopo la È molto antica. Sembra entrare nella corrente di

Chanson de Roland.

composizioni di de ai fini di invitare la gente alle crociate. Quando il comandante Teobaldo fugge

Chanson Geste

terrorizzato a prendere la guida, anche se giovane, è Vivien. Stimola l esercito francese alla resistenza. La

battaglia è terribile. Vivien capeggia la difesa, ma vede, a differenza di Roland, che andava male e chiede al

cuginetto Gui (poco più che bambino) di correre dallo zio Guglielmo perché venga in soccorso. Gui parte a

cavallo alla ricerca dello zio e si consuma la strage. È una chanson molto dura. C è un massacro totale ed

esplicito. Quando quasi tutto l esercito è sterminato Vivien è ferito a morte, si avvicina ad un ruscello pieno di

sangue e assetato (campo arido), beve quest acqua sporca e muore. Gui arriva da Guglielmo, chiede alla zia da

mangiare come prima cosa. Mentre mangia racconta l accaduto. Guglielmo parte ad Archamp. Si vede poi la

cucitura mal riuscita: arriva all Archamp e in mezzo ai cadaveri vede il nipote Vivien ancora vivo. Questa

discrepanza fa capire che c è stata una cucitura malriuscita. Guglielmo riesce a trovarlo, gli solleva la testa,

benedice una foglia e gli dà la comunione. Guglielmo a questo punto con i suoi uomini continua il

combattimento. Le forze non bastano, ritorna coi pochi superstiti al castello (anche lui arriva affamato e la

moglie gli allestisce un banchetto). Raduna un esercito ancora più grande all interno del quale c è il gigante

Rainouart. È un aiuto cuoco che da pagano, saraceno, si era convertito e Guglielmo l aveva incontrato nel

seguito del re. Si era subito associato a Guglielmo. Ritornano tutti contro ai saraceni. Viene chiesto un intervento

esplicito del re Ludovico, che tentenna, e alla fine hanno la meglio. Vittoriosi escono dalla battaglia. Quando

torna al suo castello accompagnato da Rainouart si scopre chi è davvero: suo cognato, il fratello della moglie

Guiobourc. Da piccolo era stato fatto prigioniero dai franchi, si era convertito e gli avevano dato le mansioni di

lavapiatti. Questo spiega perché non utilizza armi di un cavaliere, ma di un uomo del popolo. A questo punto si

conclude la chanson. È strana, frutto forse di un antica chanson de Vivien e una di Rainouart, cucite assieme col

difetto. Questa chanson marcata su elementi materiali di caldo e fame.

Il nome di Aliscans, aridus campus, corrisponde alla zona di Arles. Questo ci conforta in una delle ipotesi che

anche Guglielmo, come Roland, abbia avuto una qualche radice storica. Roland è veramente esistito anche se

non era nobile e nemmeno nipote di Carlo Magno. Probabilmente anche Guillaume ha alle sue spalle il riflesso di

un uomo realmente esistito: Guglielmo di Settimania, una regione lì vicino, era la zona che dal Mediterraneo

e t a fi o a Tolosa. Tutti i suoi sig o i si hia ava o Gugliel o I, II, … . Spieghe e e a he uesta

monacazione finale di Guillaume (l ultima chanson) in quanto Guglielmo di Settimania finanziò la costruzione di

una grossa abbazia e probabilmente proprio questa abbazia fu il centro propulsore delle chanson che avevano

come protagonista il suo benefattore. In realtà questo ciclo si estende molto all indietro. Quando un eroe è fuori

gioco perché morto o monaco, per soddisfare il pubblico si va indietro e nascono le Abbiamo un

enfances.

enfance Guillaume e una Rainouart, che raccontano cosa facevano da piccoli. Avevano una forza prodigiosa,

edia, spesso so o apiti dai sa a e i e poi fuggiti… è u fe o e o he i te essa a he il

intelligenza sopra alla

ha un fenomeno di ciclizzazione alle spalle. Ha le cioè la sua infanzia.

Cantar de mio Cid: mocedades de Rodrigo

La non si ferma lì e si parla anche dei suoi genitori, i nonni e antenati fino ad arrivare al

Chanson de Guillaume

regno mitico delle amazzoni. Più nei cicli si va indietro nella genealogia del protagonista più si va avanti nel

tempo della composizione; andando avanti ci sono chanson che hanno sempre meno la caratteristica dell epica

e invece di più quella del romanzo: i gusti erano mutati. Gerusalemme era caduta. Non serviva combattere

contro i fedeli. La nobiltà era molto più colta. Si iniziano a preferire le storie d amore e d avventura. L elemento

epico piaceva ma viene adattato, con elementi più comici o amorosi. Il così come il ciclo di

Cantare de mio Cid,

Guillaume è composto da tre parti (del destierro, de las bodas e la afrenta de Corpes).

Cantar de mio Cid

È tramandato da un unico manoscritto a cui è caduta la prima pagina, manca l inizio. Inizia con il Cid che si

allontana dal suo paese piangendo forte dagli occhi. La prima immagine di questo eroe epico è lui che piange,

perché è stato esiliato e accusato ingiustamente di essersi appropriato di tributi dai feudatari musulmani che

doveva riscuotere al suo sovrano. Perché è accusato ingiustamente? Il Cid è un membro molto valoroso della

piccola nobiltà. Questo essere valoroso lo fa salire di importanza e dà fastidio ad esponenti dell alta nobiltà che

erano messi in ombra (Cid viene dal termine arabo per dire onorevole , di prestigio ). Viene discreditato agli

occhi del sovrano accusando di essersi appropriato di denari che dovevano andare alla corona. Viene esiliato e

viene fatto divieto a chiunque anche solo di salutarlo. Se ne va con nessuno alla finestra, per strada, da solo. Va

a salutare la moglie e le due figlie che erano state ospitate in un monastero. Si dirige fuori dalle sue terre.

Riuscirà a coprirsi di gloria dimostrando che non era vera la sua accusa e qui inizia la seconda parte, il cantar de

il suo eroismo e il suo essere innocente sono riconosciuti col fatto che il sovrano dà le due figlie come

las bodas:

fidanzate a due alti esponenti della nobiltà (quella classe che aveva fatto di tutto per togliersi il Cid dai piedi): gli

infanti di Carillon. Non sono contenti di sposare due donne di estrazione sociale più bassa. Inizia il terzo cantare.

Invece che portarle nelle loro terre a consumare il matrimonio, nella foresta di Corpes si vendicano del Cid,

prendono le due figlie, le spogliano e le picchiano. Quando il Cid lo viene a sapere, si scatena contro gli infanti,

va a chiedere giustizia al re il quale punisce gli infanti e dà le due figlie in sposa a due principi, due figli di re.

Il Cid è veramente esistito. Era Rodrigo (o Ruy Diaz) e aveva una moglie, Jimena, di cui c è anche la tomba. C è la

sua spada. Tutta la geografia del cantare è una geografia coerente. Vivar e Carillon sono borghi che esistono

ancora. Tutto il tragitto dell esilio è esattamente compatibile coi confini dell epoca. Il rapporto del Cantar de mio

con la storia è il più solido ed effettivo. Ebbe due figlie, ma con nomi diversi; non andarono mai spose a figli

Cid

di re. Il nucleo storico è più presente nel primo cantare.

Il ciclo di Guillaume e il piccolo ciclo del Cid appartengono al gruppo di dove c è un sovrano

Chanson de Geste

inetto e incapace e un vassallo comunque fedele ma lontano.

3° ciclo epico: Chanson de Gormont e Isembart

Il terzo gruppo di mostra la disillusione nel sistema feudale: se all inizio si credeva al sovrano

Chanson de Geste

giusto e ai vassalli fedeli, in una fase più avanzata del feudalesimo si vedono le prime crepe e il sovrano non è

all altezza del suo ruolo. Però man mano che si va avanti nel tempo queste crepe nel sistema feudale si fanno

sempre più evidenti. Sono individuate in una serie di canzoni che vedono un sovrano inetto e un vassallo che si

ribella. Erano anche cambiate le situazioni storiche. È il ciclo dei vassalli rinnegati e ribelli. Di rinnegato ce n è

uno ed è il protagonista della di È una delle canzoni più antiche, probabilmente

Chanson Gormont e Isembart.

più della Ci sono rimasti pochi versi, non abbiamo né inizio né fine. Inoltre non è scritta in

Chanson de Roland.

lasse di décasyllabes assonanzate ma in ottosillabi. Risale quindi a un periodo in cui non si era formalizzata

l identità tra forma metrica e genere. Si può ricostruire perché racconta una storia di cui si hanno testimonianze

nelle cronache: parla di un invasione normanna, vichinga, e di un vassallo (Isembart) che per aver subìto dal

proprio signore un ingiustizia, non solo si ribella (già grave), ma rinuncia alla fede cristiana e passa dalla parte del

nemico, cioè di Gormont (che nelle fonti storiche è un uomo che viene dal nord, un vichingo). Con lui combatte

contro il suo vecchio sovrano. Alla fine, valoroso, dopo un massacro, lo stesso sovrano scende fisicamente in

campo e riesce a sconfiggere Gormont. Isembart muore, ma dopo meno di una settimana muore anche il re di

Francia per le ferite riportate. Muoiono tutti nella realtà. Nei piccoli versi rimasti si vede solo morire Isembart, il

quale prima di morire si riconcilia con la fede cristiana sempre con l ausilio della vergine e si salva l anima. Nella

chanson però, mentre le fonti dicono che questi erano normanni, Gormont è descritto come un pagano, ma

saraceno. Il nucleo epico è adattato a nuove circostanze. Rimangono i tratti fondamentali guerriero nordico:

Gormant e i suoi combattono a piedi. Gli arabi non lo avrebbero mai fatto.

Chanson de Raoul de Cambrai

Molto più recente è quella definita la più plumbea, oscura: il La storia è

Chanson de Geste Raoul de Cambrai.

perfettamente omogenea al sistema feudale. Dal punto di vista giuridico-feudale non fa una piega. Raoul è figlio

di una dinastia molto importante, con feudi grandi e ricchi, ma purtroppo il padre feudatario muore giovane. Per

la legislazione medievale il feudo deve essere dato ad una persona che sappia dare al re auxilium e consilium

(partecipare al consiglio dei baroni e fornire soldati a cavallo e guidarli). Una giovane vedova non avrebbe potuto

farlo. Non può partecipare all assemblea dei baroni e comandare uomini armati. Il feudo non era considerato

proprietà del feudatario, la vedova rifiuta un nuovo marito dal re e decide di entrare in convento. Il sovrano

affida quindi questo feudo ad un altro signore, pure essendo dispiaciuto: il padre di Raoul era suo fido e decide

di prendere Raoul a corte, con la promessa che quando avesse raggiunto l età maggiore gli sarebbe stato

affidato il primo feudo disponibile. Ciò avviene e la stessa cosa successa a Raoul succede alla famiglia dei

Vermandois. L erede di questa famiglia ormai era quasi in età di poter mantenere il proprio feudo, ma Raoul si

impunta e lo vuole. Diventa feudatario del feudo di Bernier, scudiero di Raoul che faceva parte dei Vermandois.

Lo lega a sé con vincolo di vassallo. Raoul poi si incattivisce, non tutti i Vermandois accettano questa condizione,

tranne Bernier, che rimane fedele perfino quando Raul, in un eccesso d ira, ordina che venga dato fuoco al

monastero di suore dove si era rifugiata la mamma di Bernier (anche lei aveva rifiutato il matrimonio). Le

monache muoiono bruciate, anche la mamma di Bernier. Ma lui non si ribella, tranne quando durante una cena,

Raoul colto da ira immotivata gli dà uno schiaffo. Rompe il patto. Bernier si allontana e si mette alla testa delle

sue truppe fedeli e inizia lo scontro che arriva a Parigi, viene messa a repentaglio la vita del sovrano che non sa

cosa fare, le due famiglie si sterminano e la chanson finisce quando ne rimane uno fra tutti vivo, che è Guerrì il

rosso, zio di Raoul, che di fronte alla carneficina decide che fosse il momento di smettere. Raoul di Cambrai ha

radici storiche, ma con un cambio onomastico: tutto quello che è successo a Raoul nella storia è successo a un

Vermandois. La situazione è stata vissuta realmente anche se non così agli eccessi e le parti sono state invertite.

Ci sono altre canzoni di vassalli ribelli: il Renaut de Montauban (Rinaldo di Montalbano) e Quatre fils Aymon

(quattro figli di Aimone, noto anche come Gerart de Roussillon). In entrambi iniziano a comparire elementi

fantastici. Nel secondo c è già un mago che fa magie. C è già baiardo, un cavallo magico. C è un elemento

fantastico. Il Rinaldo di Montalbano è noto perché è il centro dell opera dei pupi (pupi siciliani: marionette coi

fili, mentre i burattini hanno il bastone sotto, che mettono in scena i cicli epici, soprattutto di Rinaldo di

Montalbano, dell eroe ingiustamente perseguitato dal suo re).

4° ciclo: Le canzoni della crociata

Questi sono i tre cicli di cui parlava Bertran de Bar sur Aube. Non poteva sapere che dopo poco ne sarebbe nato

un quarto: quello delle crociate vere. Fino ad ora si era parlato delle crociate di Spagna, della Reconquista.

Soprattutto le canzoni dell epoca della erano fatte per incentivare la partenza. Nelle canzoni

Chanson de Roland

di gesta che riguardano la crociata la storia è molto vicina, quasi contemporanea. Sono state composte lungo il

XII e XIII secolo a celebrazione della prima spedizione in Oriente culminata con la conquista del Santo Sepolcro e

la fondazione del regno di Gerusalemme. Le canzoni di crociata che riguardano la crociata vera, della terra santa,

sono tre:

1. (la canzone di Antiochia) è figlia del resoconto di un tizio di cui sappiamo il

Chanson de Antioche

nome, Riccardo, soprannominato il pellegrino (Richard le Pèlerin), il quale tornato dalla crociata in

Terra Santa racconta quello che ha visto e ciò viene trasformato in chanson, in epica. Non sappiamo

se lui l ha raccontato appena tornato o in vecchiaia, sappiamo che è frutto della sua testimonianza

diretta. In realtà gli storici hanno verificato che le notizie presenti nella chanson sono corrette. Non

sappiamo ancora se dalla canzone di Antiochia in antico francese è derivata una versione provenzale

(canzò d Antiochia, se ne ha un pezzo). È facile che sia debitrice di quella francese ma i provenzalisti

dicono di no. L area provenzale non ha una grande fioritura epica. Non ce l ha proprio. La Canzone di

Antiochia sicuramente ha basi storiche verificabili, frutto della visione diretta degli eventi. Riccardo è

detto perché il termine crociata non esisteva nel medioevo. C erano coloro che avevano

il pellegrino

il segno di croce sulla cappa ma le crociate in sé erano considerate pellegrinaggio, anche se armato.

Antiochia è la prima città importante musulmana a cadere, prima della presa di Gerusalemme nel

1099.

2. Conquête de Jérusalem (la presa di Gerusalemme)

3. Chétifs (i prigionieri)

Queste canzoni presentano, a mano a mano che ci si allontana dagli eventi narrati, un minor livello di storicità.

Più tardi questo piccolo ciclo verrà cucito insieme con elementi romanzeschi e diventerà il ciclo del cavaliere del

poemi intessuti di temi favolistici. (Bouillon figlio di una fata, tutti trasformati in cigni. L unico a sfuggire è

cigno,

stato Goffredo che privandosi di questo collare che lo condannava all essere cigno diventa uomo. Per questo

cavaliere del cigno, compare coi suoi 6 fratelli).

La Canzone della crociata contro gli albigesi

È un opera di grande interesse, è scritta in provenzale, in occitano. Anche questa racconta con grande crudezza

fatti contemporanei. La Provenza stranamente non ha una fioritura epica, c è poco scritto in provenzale. La

Provenza però è quella parte dove si stavano svolgendo le cose. Nonostante la Provenza fosse stata terra di

crociata non vi sono state importanti espressioni di letteratura epica. Guglielmo prende prima Nimes e poi

Orange. Nei luoghi degli eventi dell 800 c è poca roba. Un Roland a Saragozza che però è una chanson semi

comica, ci va per fare il filo alla moglie dell emiro. C è un Roncisvalle, ma niente di che. C è una canzone di

Antiochia che non si sa se preceda la versione in antico-francese. Questo è stato definito il paradosso di Fauriel:

sicuramente c era l epica in Provenza ma è andata tutta perduta. Fauriel sostiene che sia impossibile che

nessuno lì abbia fatto poemi epici. Tranne la che ha caratteristica di

Canzone della crociata contro gli Albigesi

essere contemporanea ai fatti e molto sanguinosa.

Il termine albigese deriva da abitanti di Albi (vicino a Tolosa). Erano chiamati càtari, che non comprendevano,

perché è un termine che deriva dal greco e significa puri. Si definiscono però buoni cristiani, o buoni uomini e

buone donne. Quello che si sa di loro si sa dalle fonti cristiane. Quasi tutto ciò che venne prodotto per iscritto da

questa religione venne distrutto dai cristiani. Si tratta di un eresia per il cristianesimo di tipo dualistico. Ovvero

dove il cristianesimo, come l islamismo e l ebraismo, sono religioni monoteiste (con varie sfumature, il

cristianesimo è un monoteismo addolcito, ci sono i santi eccetera, mentre gli altri due sono monoteismi più

secchi, radicali), i catari credevano nell esistenza di 2 principi divini. Questi 2 erano un dio buono (dio) e un dio

cattivo (il diavolo). Le eresie dualistiche hanno radici molto remote. In epoca precristiana, in territorio

dell attuale Iran, si credeva nell esistenza di questi due grandi princìpi che lottano tra loro: il bene e il male.

Anche i cristiani alle origini si erano posti il problema del male (se dio è buono perché ci sono le malattie, i

terremoti, persone cattive?). I pauliciani e i bogomili sono eresie recenti in area ungherese. Attorno al 1180-

1160, in Europa iniziano a registrarsi seguaci di una religione che si dice cristiana ma che ha i tratti tipici di una

religione dualistica. Si sa perché l antenata dell inquisizione cristiana aveva eliminato questi soggetti.

Dal 1160-80 in poi, nel sud della Francia questa presenza è sempre più forte numericamente. I catari credevano

che vi fosse un dio assolutamente buono, il quale aveva la giurisdizione dell anima; e una divinità malvagia

(Satana, che in realtà è apocrifo, è un invenzione medievale). Credevano vi fosse stata una lotta in cielo, il dio

buono era vincitore, ma diavolo non era del tutto sconfitto. Dio aveva la giurisdizione sulle anime mentre

lucifero sui corpi. Tutto ciò che è materiale era del demonio. Comprendiamo quindi i princìpi cardini della

dottrina càtara: tutto ciò di corporeo e fisico è male, tutto ciò che è spirituale è bene. Nel nostro piccolo la

nostra possibilità è di non produrre altra carne, quindi non procreare. Questo è uno degli elementi che fa

arrabbiare la chiesa. Rifiutano poi i sacramenti (battesimo, l acqua è materiale quindi diabolica). L unico

sacramento che contemplano è il consolamentum, la consolazione, che veniva fatta con l imposizione a distanza

delle mani. Una volta avuto il consolamento il fedele era in grazia di dio. C è la credenza che l uomo dovesse

scontare i peccati in vita, rinascendo in altre forme di vita: la reincarnazione. Erano quindi, diremmo oggi,

vegani. Non si uccidono esseri viventi perché potrebbero essere tuoi parenti. Non si può uccidere, neanche per

legittima difesa. Inoltre i càtari apprezzavano molto le attività artigianali, erano filatori e tessitori. Questo li

portava ad avere una discreta disponibilità economica. Avevano sviluppato (altra cosa odiata dalla chiesa) un

sistema economico che ammetteva il prestito. Nel medioevo un peccato terribile era l usura (significava lucrare

sul tempo e il tempo è solo di dio, si può guadagnare su qualcosa che è il lavoro). Inoltre non riconoscevano la

chiesa cristiana, quindi non pagavano le decime (ciò che ciascuno doveva pagare al suo signore, il quale li

versava alla chiesa, una tassa). Erano poi ammesse al sacerdozio le donne. Si chiamavano perfetti e c erano

anche perfette. Una persona era perfetta quando aveva avuto il consolamentum.

In realtà sappiamo che figli ne avevano. Questa interdizione al rapporto sessuale in genere riguardava solo i

perfetti/e, quindi chi lo sceglieva. Poi il consolamentum lo si riceveva a età matura. Spesso le perfette

diventavano tali quando avevano già procreato. Mentre le persone normali in genere ricevevano il

consolamentum poco prima di morire. Per garantirne l efficacia, una volta consolato/a applicavano l endura

(cioè una prova di durata), ovvero ci si asteneva volontariamente dal cibo o dall acqua. Questa religione era

abbracciata in primo luogo da donne, la componente femminile era forte. Sappiamo che in area provenzale

olti uo i i i po ta ti a o i, o ti… aveva o le ogli àta e. E a ui di u a o u ità i teg ata ella

società del sud della Francia. C erano già dei pregressi (catari e valdesi erano già stati condannati prima dal

concilio Laterano III nel 1187). La crociata contro gli albigesi si scatena nel 1209 e dura 20 anni. C erano moventi

prevalentemente economici. Questa regione francese aveva una dimensione molto goduriosa ed era una terra

fertile, ricca. Nel 1209 Gerusalemme era già caduta. Lo sfogo per la nobiltà di trovare feudi si stava chiudendo. È

l occasione ideale per i baroni del nord di mandare i loro figli cadetti a trovarsi terre nel sud. La crociata, bandita

dalla chiesa, è abbracciata con gioia dai baroni del nord e le truppe francese capitanate da Simone di Monfort si

precipitano in Provenza. Questa però viene difesa dai feudatari provenzali, che erano tutti cristiani e consapevoli

che era una scusa per fregare loro le terre. Erano anche vicini ai càtari perché molti avevano mogli e figlie. Fu

una delle crociate più sanguinose. Ci furono massacri tremendi, a Béziers la città è assediata dai francesi,

l assedio riesce a sfondare, entrano in città, i crociati vanno dal vescovo e dicono che dentro ci sono sia cristiani

che catari, come distinguerli? - uccideteli tutti che dio saprà distinguere i suoi. L ultimo baluardo dei catari fu

Monségur, dove si sterminò la popolazione catara. Alcuni però portarono via un tesoro, molti pensano fossero

libri o il Graal, non si sa. A noi sono rimasti 3-4 dei loro libri, dove ci sono i princìpi del catarismo.

Questa crociata venne descritta nella che è molto strana: la prima

Canzone della crociata contro gli Albigesi

parte è scritta in provenzale da un filofrancese (i cristiani hanno ragione, i catari hanno torto). Probabilmente

sarà stato un sacerdote o un cavaliere che è morto nella crociata. L opera fu portata avanti da un altro autore,

che è invece oggettivo. Descrive gli eventi con distacco ed è il pregio maggiore di questa canzone. Entrambi sono

anonimi.

Da questo momento inizia lenta eliminazione del provenzale, nel 1500 viene vietato l uso del provenzale negli

atti giuridici. Lirica

La lirica provenzale non è un genere nuovissimo, ma determina un certo distacco con la lirica precedente. Esiste

la lirica anche nel nord della Francia, ma viene dopo, per imitazione. La letteratura del nord nasce con l’epica, la

letteratura del sud nasce con la lirica. All’interno di un complesso sistema di sottogeneri, la parte importante è la

lirica amorosa. Coloro che scrivono lirica nel sud della Francia si chiamano Da dove deriva il termine?

trovatori.

Ovunque si legge che deriva da Il tropo si rifà al canto monastico gregoriano. Questo prevede una

tropo tropare.

modulazione con lunghe vocali finali da reggere in melodia. Il meccanismo che trovano è quello della sequenza,

cioè coprire questa lunghezza della vocale, che a volte reggeva anche 4 minuti, con dei testi. Nascono quindi

questi piccoli testi che servono per riempire il vuoto linguistico, ma non melodico. Quando la vocale è A il piccolo

testo si chiama sequenza. La sequenza è quindi un piccolo testo che riempie la modulazione in A. Per le altre

vocali si chiama Servono quindi per reggere la voce. Sono testi poetici che sono innovativi. Si sostiene che

tropo.

in abbazia a Limoges vennero inventati i tropi. L’abate laico di questa abbazia, quello che la sovvenzionava, fu il

primo trovatore: Guglielmo IX duca d’Aquitania e il VII conte di Poitiers, uomo molto potente. È il primo

trovatore di cui ci sono giunte delle opere: 10 (forse una non è sua quindi 9). Lui dice che non è il primo, ma ha

imparato a poetare da Eblo, che si sa che è esistito, ma di cui non si ha niente. Siamo tra la fine del X e l’inizio del

XI secolo. Si sa che Guglielmo IX era il padrone di san Marziale di Limoges. Metà di questa produzione è lirica

d’amore puro. L’altra metà per i teorici è di argomento osceno.

Guglielmo IX fa parte della prima generazione di trovatori. Al centro di questa produzione vi è lo sviluppo

poetico di quella che viene definita LA (fine nel senso di raffinato, non nei modi, ma raffinato come il

fin’amor

petrolio, quindi portato al grado massimo di purezza e perfezione). È un processo di raffinamento della propria

anima, del proprio cuore e del proprio essere grazie all’amore. È la maniera in cui un uomo può nobilitarsi

sempre di più fino ad arrivare ad un perfezione che è sempre inattingibile. Non finisce mai perché si può essere

sempre più perfetti. Viene riportato in ambito dei rapporti erotici lo stesso valore in ambito dei rapporti sociali:

ha un’impostazione sociologica feudale. Non è platonico. Al vertice di questa piramide feudale c’è una donna: la

moglie del proprio signore. Alla base delle dinamiche della vi è un rapporto adulterino. La donna che si

fin’amor

ama e che si canta è una donna sposata con la persona più alta in grado di una corte. La donna deve essere

necessariamente più nobile del suo amato.

Ci sono delle forti radici sociologiche:

1. Non si fa la corte a ragazze vergini, che dovevano essere maritate con criteri propri del tempo.

2. Pensando alle corti c’è un signore sposato, le figlie non si guardano. Erano tutti cadetti che non avevano

un feudo e non potevano sposarsi. Ci sono tanti maschi giovani e un’unica femmina degna di

considerazione. Per soddisfarsi di altro andavano bene le serve, ma per l’amore no. Tutto ciò ha anche

un forte sostrato socioeconomico nella mentalità medievale: soprattutto col XII secolo si vedono sempre

più situazioni di ipergamia, cioè uno deve sposare sempre donne di rango più elevato. È una protezione

che viene fatta alla donna in quanto la famiglia della donna essendo di rango più elevato, può

continuare a mantenere il controllo sulla prole. I figli maschi infatti erano assegnati da educare al fratello

della madre.

La è un sistema ideologico filosofico complesso che prevede grazie a questo amore un progressivo

fin’amor

raffinamento dell’amato. L’amante è sempre detto ami , amico. Questo avveniva secondo diverse fasi: il

corteggiamento accolto dalla signora, che concede prima un sorriso, poi un saluto, lentamente il primo bacio,

fino (non è detto che accada sempre) alla relazione carnale. Era un rapporto di dare e avere. Questo prevede

che vi sia concretamente un rapporto di tipo carnale (per questo non è platonico). Si sa che Guglielmo IX ci è

riuscito. Poi c’erano poeti di bassa estrazione, come Bertran de Born che cantava Eleonora d’Aquitania, che non

ci pensava neanche (la cantavano in molti).

C’è una linea in cui il rapporto amoroso si consuma. In altre è sublimato. Tutte queste liriche non erano come

quelle degli italiani, da leggere, ma erano cantate: molti manoscritti hanno lo spartito, ma non era indicata la

durata delle note. Fra i valori della c’è una donna sposata, quindi serve celare, tenere la cosa nascosta.

fin’amor

Perché tutti sono gelosi dell’amore altrui e vanno a blaterare in giro. Bisogna celare per paura dei i

lauzengiers,

malparlieri, con la lingua lunga. Questi sono la prima categoria cattiva che troviamo. Mettono a rischio l’amore

dei due. Perché il fatto sia celato non si può chiamare la donna col nome, ma serve un soprannome: senhal

(segnal). Alcune dame sono state identificate, altre non si sa. La era la viscontessa di Guglielmo IX.

dangerosa

C’era poi la ma la maniera più semplice è cioè meus dominus, un soprannome maschile: il mio

inglès, midons,

signore. Anche bel cavaliere . Perché tutto ciò funzioni il sistema deve essere omogeneo, quindi il marito non

deve essere geloso. Ha un bene di cui, essendo lui tenutario, deve dispensare. Guglielmo IX pensava che questo

bene non si sciupasse, quindi non c’è problema se ne attingono in molti. L’essere geloso è considerato uno dei

difetti più gravi in assoluto. Sia la gelosia della moglie che dei soldi. Il signore deve essere depositario di

prodigalità. Sei tanto più ricco quando più dai. È un concetto protomarxista. La donna si deve dare perché

dandosi cresce il suo valore. Il poeta la canta e cantandola ne aumenta il pregio. Essendoci una tensione verso il

miglioramento spesso sono morte.

I valori fondamentali sono quindi: celare; i malparlieri; l’assenza di gelosia; la prodigalità.

Fino alla seconda metà del XII secolo la canzone trobadorica si chiamava a cui in certi casi si equivale il

vers,

termine (cansò). È una lirica formalizzata, ma di cui non si sa nulla. Si sa solo che tutto il processo del

canso

cantare la donna viene definito così. Il grosso di questa produzione, pone sempre all’inizio l’esordio

primaverile : c’è un contesto di fiori e profumi che invita all’amore. Il cavaliere è triste ma c’è una dama che sa

che prima o poi si concederà a lui. Fin dagli inizi c’è un dibattito, poiché se è presente l’amore fisico serve un

contraccambio. Da questo dibattito nasce la poesia al nord della Francia. Se l’amore fisico c’è, se serve un

contraccambio. Raimbaut d’Aurenga era il signore di Orange. Inizia in risposta al trovatore più sfigato che si

diceva fosse figlio di una fornaia, Bernart de Ventadorn, che era un povero senza feudo. È quello che cantava

Eleonora d’Aquitania e scrive la più nota poesia d’amore: (quando vedo l’allodoletta

Can vei la lauzeta mover

muoversi): è primavera, tutto mi spinge ad amare. Raimbaut dice non chant ni per auzel ni per flors , non ho

bisogno della primavera per cantare, canto perché ho una donna che mi contraccambia e se un giorno non mi

contraccambia più la cambio. È una linea. C’è chi dice che gli basta solo l’amore. In questo dibattito interviene un

francese, grande autore medievale prima di Dante: Chrétien de Troyes, che scrive D’amors, qui m’a tolu a moi

(amore che ha tolto me a me stesso). È del nord e a tutto il filone del nord non piace questa cosa dell’amore

extraconiugale. A me stesso non mi ha tolto una donna, non la primavera ma Amore. Quello che importa è

l’astrazione. Scrive due canzoni, ma non canta mai una donna, solo quanto sia bello amare. Mentre Ventador

dice che ama anche se non è amato, lui parla solo dell’amore. Chrétien è il primo poiché scrive in antico

troviere,

francese, mentre quelli che in Provenza si chiamano scrivono in provenzale. Chrétien mostra che

trovatori

l’ideologia e la formalità che perseguono i trovieri è il risultato di una scelta precisa tra tre modelli concorrenti:

quello di Raimbaut d’Aurenga, quello di Bernart de Ventadorn e quello di Chrétien de Troyes.

È difficile individuare l’origine della lirica amorosa, ci sono molte possibilità. C’è sicuramente un legame con il

– – –

regime feudale (amante vassallo; donna signore feudale; amore servizio del vassallo, ma non si può

individuare un’affiliazione diretta dalla lirica classica (elegiaci latini): il mondo classico non era conosciuto. A

facilitare il modello piramidale feudale c’è il fatto che prende il sopravvento un modello ipergamico e che a

partire dal XII secolo si diffonde il culto mariano, mentre il culto della vergine si consolida con San Bernardo,

inventore delle crociate. In quel periodo nascono le numerose Notre-Dame: è un culto che si esplica in

fondazioni di grandi cattedrali dedicate alla Vergine. La prima forma di lirica romanza di cui si ha conoscenza

però non è fatta così. La lirica dei trovatori è una lirica tutta maschile, ma la prima forma di cui si è a conoscenza

è una lirica in cui la voce poetante è quella di una donna. Queste liriche si chiamano (pronuncia harja), e

Karga(t)

sono pochi versi in lingua mozaraba che chiudono una composizione molto più lunga: (pronuncia

Muwassa(t)

muascia), scritta in arabo classico. Il è a voce maschile e tratta argomenti puramente formali: la

muwassa

bellezza di una città, la grazia di una gazzella, l’amicizia. Quasi mai amore. Il può essere scritto in arabo

karga

volgare, in ebraico o mozarabo e cambia il punto di vista, parla una donna. Cambia anche l’argomento: parla

d’amore. Il termine significa collana/cintura di perline/elementi colorati. Questo implica la sua forma

muwassa

con varie strofe: come una collana, è formata da tanti elementi colorati, è bella per la sua varietà. significa

Karga

fibbia/chiusura. È quindi una metafora, è una poesia formata da tanti elementi simili ma differenti (le strofe) che

si chiudono con qualcosa di diverso, il Oltre a determinare la fine è la parte che determina a ritroso tutta

karga.

la lirica, perché è quella che dà le rime. È un componimento molto virtuosistico, scritto in versi arabi che devono

far rima con le parole in un’altra lingua. Le ha scoperte un arabista di lingua romanza nella biblioteca di El Cairo

’50

negli anni del Novecento. Ci sono molti vuoti: non si possono ricondurre al significato romanzo le parole

perché l’arabo non usa vocali, è un processo lungo. Un contenuto di questi versi finali era una donna che piange

per il proprio amato lontano, lamentandosi con un’altra donna. L’amato è lontano perché è partito per la pesca,

o per la guerra, o può averla lasciata. Quindi la prima testimonianza di lirica romanza è differente dalla lirica

trovadorica, ma trova rapporti con la lirica gallego-portoghese: le È quindi un modello lirico

cantìga de amigu.

che ha avuto un seguito. Le sono canti di donne che lamentano l’amore lontano. Ci sono anche in area

cantiga

castigliana. Questa linea che non sappiamo da dove deriva (le strofe in fondo le ha inventate il poeta arabo o le

ha sentite cantare in Andalusia da donne? In caso significa che c’era una lirica locale che non ha mai avuto

modalità di scrittura). In ogni caso, questo modello ha una continuazione in area iberica.

Il grande canto cortese non è la sola modalità di lirica conosciuta: ce ne sono altre limitrofe e altre differenti.

L’alba è una lirica in cui il poeta maschio lamenta l’arrivo dell’alba perché con quell’ora deve abbandonare la

camera dell’amante per non farsi scoprire dai maldicenti. Dimostra in maniera letteraria che questo amore

aveva risvolti carnali.

C’è la è uno dei generi più sconvolgenti. È stata definita come una vacanza dalla cortesia . Mette in

pastorella,

scena una realtà differente. Le pastorelle sono nella maggior parte d’area antico francese, cioè del nord. Un

gruppo minore si ha in provenzale, tra cui la prima. È contemporanea a Guglielmo IX. Le pastorelle sono fatte

così: un cavaliere una mattina di primavera a cavallo lascia il castello e va in campagna. Sente poi un canto che

proviene da una voce di donna. È una pastora che pascola il suo gregge. Si avvicina a lei, le fa i complimenti per il

canto, poi le chiede di giacere con lui. Ci sono tre soluzioni possibili (c’è anche il sì ok ma ce ne sono poche): 1.

La più comune in Provenza, la pastorella dice no grazie. 2. Al nord, può dire no grazie, ma viene convinta

attraverso regali tipici che piacevano allora alle donne. Alla fine arriva un uomo che caccia via il cavaliere. 3. La

maggioranza nel nord della Francia finiscono con una violenza. La spiegazione è che tanto sono donne di basso

livello. La pastorella quindi è un amore fatto di violenza e ce ne sono molte. La prima pastorella l’ha scritto

Marcabru, in Provenza, il quale incontra una pastora filosofa che lo mette in riga. È una pastorella polemica, non

c’entra l’aspetto sessuale. Voleva un’interlocutrice che portasse avanti le sue idee.

Fuori dall’ambito dell’erotica cortese c’è il (it sirventese). Si chiama così per due ragioni: perché si

sirventès

mette a servizio di un signore, ma anche perché si serve in maniera parassita di musiche altrui. Sono canzoni

politiche. Se si deve veicolare un’idea politica la si veicola meglio con una melodia che tutti conoscono ed è

orecchiabile. Sordello scriveva in provenzale e ha scritto il compianto per il suo signore, il quale è portato ad

esempio come signore ideale, lo usa come strumento per denigrare gli altri signori avversari. Oltre Sordello si

ricorda Bertran de Born. Era una persona sfortunata. In Provenza i feudi si dividevano e lui aveva un piccolo

castello, era in lite perenne col fratello. Siamo nel periodo delle lotte dei figli dei plantageneti, erano mercenari.

Di lui sono noti gli elogi della battaglia. Gli piace la primavera perché si combatte.

Solo al nord ci sono le sempre scritte da uomini, in cui si immagina che canti una donna

Chançon de Toile,

mentre stava tessendo o ricamando. Cantano o un amore lontano, che si vuole raggiungere, o una fuga d’amore.

Si chiamano anche Chançon de Femme.

Ci sono poi le canzoni a ballo. I balli medievali erano basati sulla segregazione sessuale: uomini con uomini e

femmine con femmine. Uno di questi generi è la È un momento in cui le donne rivendicano la

Calenda Maya.

superiorità rispetto ai mariti. Queste canzoni si chiamano termine che deriva da battere col

Estampida(s),

calcagno a terra . Romanzo

Il termine deriva da (cittadini romani nati lontani da Roma), da cui poi è derivato

romanicus romance, romanzo,

ovvero una composizione tradotta dal latino in volgare o prodotta in volgare, alla cui base c’era la concezione

del cioè parlare volgare. All’inizio ha quindi una connotazione linguistica. Conserva questa

romanice loqui,

accezione anche nei primi testi in lingua volgare, poiché si ritrova l’espressione cioè tradurre

mettre en romants,

in lingua romanza. È una cosa nuova. Non si trova l’equivalente di romanzo nella letteratura greca se non tarda,

bizantina (romanzo ellenistico). Roma non conosceva il romanzo, è un’invenzione delle letterature neolatine. Il

termine arriva in italiano tramite mediazione francese: in antico francese l’esito deriva dall’avverbio

romants

medio latino Già Wace indica il suo testo poetico come

romanice. romanz.

Mentre con l’epica si individua una struttura formata di lasse di décasyllabe assonanzate senza lunghezza fissa, il

romanzo si presenta come un continuum, è composto in versi distici, couplets d’octosyllabes a rima baciata (se è

a rima femminile 9 sillabe). Sono tutti così, tranne uno. L’epica era scritta in lasse assonanzate perché nessuno la

leggeva, era tramandata oralmente. I cantori le hanno trascritte, ma la storia la sapevano a memoria. Sapendo la

storia a memoria la raccontavano ogni volta in maniera leggermente diversa. L’epica è quindi un genere a

fruizione orale. L’epica si canta e il pubblico ascolta. Il romanzo no, si può solo leggere. È pensato per la lettura

ad alta voce collettiva. Nessuno può ricordare a memoria nemmeno i romanzi più brevi. È comunque un genere

narrativo lungo. È impossibile perché sono a rima baciata.

Differenze con l’epica

- Struttura metrica

- Fruizione differente: non c’è chi canta e ascolta, ma c’è una persona, spesso fanciulla, che legge ad altre

persone che ascoltano. La lettura silenziosa è un’invenzione recente, anche chi copiava leggeva ad alta

voce il verso ripetendolo mentre scriveva.

- Romanzo rivolto a pubblico fisico socialmente determinato: le persone che ascoltano sono poche, il

romanzo riguarda la nobiltà. L’epica veniva cantata nelle piazze.

- L’unico fine è il divertimento: non vuol spingere a partire per le crociate, come l’epica. La società è

diversa, è agiata, le guerre sono poche e lontane (siamo nel 1150). Ci si poteva permettere di divertirsi e

i romanzi servono per passare il tempo.

- Il motivo centrale è l’amore: l’epica ha invece come motivo centrale la guerra. Nel romanzo i cavalieri

compiono imprese per farsi belli agli occhi delle loro amanti, non ci sono imprese politiche o religiose. Le

imprese che compiono si svolgono in uno spazio immaginario. Ci sono riferimenti a città ma il mondo

si e e… è tutto agico.

che leggiamo è fantastico. Si parla di maghi, mostri, streghe, fate,

L’unico romanzo che non rientra in queste caratteristiche è il che è scritto in alessandrini,

roman d’Alexandre,

dodecasyllabes. Contesto storico e politico in cui nasce il romanzo

Mentre le si dividono per cicli per lignaggi, il romanzo viene catalogato per cioè

Chanson de Geste matièrs,

materie. Esiste la materia antica/classica; la materia bretone/arturiana (la più grossa); la materia realistica, che

viene un po’ dopo. La critica ha individuato quale motore fondamentale per la politica culturale di questo secolo

la corte di Enrico II il plantageneto. È il re di Inghilterra, discendente di Guglielmo il Conquistatore. Sale al trono

nel 1154. Enrico II è particolare: è re d’Inghilterra ma anche un potente vassallo del re di Francia. Enrico II era

formalmente un vassallo: corte di Normandia, Duca d’Angiò e grazie al matrimonio con Eleonora d’Aquitania era

Duca d’Aquitania. Quindi aveva un potere più esteso, da Mont Saint Michelle fino a Bordeaux. Dal nord al sud

Francia occidentale. Di conseguenza questo suo potere reale costituiva un problema, ci sarà infatti una guerra

tra il re di Francia e di Inghilterra più avanti. Tra le due monarchie c’è una sorta di competizione in termini

politici e culturali. I re di Francia vantano la loro discendenza dal punto di vista letterario, ma non dinastico, da

Carlo Magno. La dinastia francese si riconosceva nei vari cicli che avevano al centro un re di Francia. La corona

inglese con Enrico II, re letterato (cosa rara e eccezionale per l’epoca), riesce a promuovere una politica culturale

che nobiliti la corona anglo-normanna, d’Inghilterra. Lo fa ricostruendone delle origine leggendarie come Virgilio

aveva fatto con Augusto. Vengono tradotti in anglo-normanno alcuni romanzi antichi. I primi, collocati

nell’epoca dal 1155 al 1160-65 sono due romanzi anonimi: il e il Il primo è una

Roman d’Eneas Roman de Thèbes.

rielaborazione dell’Eneide di Virgilio, il secondo è una traduzione e rielaborazione della Tebaide di Stazio dove si

narrano guerre fratricide tra i figli di Edipo. L’area di interesse è la Grecia e Troia. In quegli stessi anni questo

chierico di nome Wace che lavora per Enrico II nel romanzo ricostruisce la dinastia mitica di Enrico II.

Brut

Stabilisce che il fondatore della Britannia, Brutus e quindi gli antenati dei duchi di Normandia, sono troiani.

Brutus arriva da Troia, era un compagno di Enea. Si nobilita l’ascendenza dei plantageneti. Per i medievali

tradurre aveva un senso diverso da adesso: i medievali avevano anche un concetto storico privo di prospettiva,

tutto viene attualizzato. I romanzi vengono rielaborati e aggiustati all’ideologia del XII secolo. I personaggi della

Roma antica o Grecia antica si comportano, vestono e parlano come cavalieri del XII secolo. Nel romanzo di Enea

il tema fondamentale, come nella lirica trovadorica, è l’amore cortese. In questo il romanziere dell’Eneas è

molto abile, tanto che riconfigura il personaggio di Didone nel senso dell’amante sofferente e abbandonata

dandole un enorme pathos e una grande introspezione psicologica assente in Virgilio. Allo stesso modo nel

romanzo di Tebe i personaggi si muovono e si confrontano mettendo in campo argomenti legati all’attualità del

XII secolo. L’uditore poteva rispecchiarsi anche in romanzi di materia antica. A completare il trittico della materia

antica c’è il romanzo di Troia, di Benoît de Saint-Maure, che riscrive il romanzo di Troia ispirandosi e prendendo

come fonte delle sintesi in latino che circolavano allora dell’Iliade. A quest’epoca il greco e Omero non erano

ancora noti. Compone così il romanzo di Troia riprendendo il tema dell’Iliade e inglobando altre leggende. Nel

medioevo della letteratura greca si conoscevano dei compendi.

Materia antica

Rimanevano da spiegare alcune cose: non è detto che i duchi Normandia sapessero chi fosse Enea. Serve

spiegarlo. Nascono così i romanzi di materia antica, come il Per noi è fondamentale perché è il

Roman d’Eneàs.

primo romanzo che vede un netto inserimento di elementi ovidiani, cioè la psicopatologia dell’amore. Non

siamo più a Roma, è cambiata la società, si vive bene e piace l’amore, quindi questo Eneas è diversissimo

dall’Eneide. Vede gli effetti dell’amore. Lavinia suda e le batte il cuore quando lo vede, elemento assente

nell’Eneide. C’è un mondo che prima di allora non esisteva. Con questo romanzo il XII secolo è definito l’età di

Ovidio. Prima di questo romanzo bisognava spiegare da dove veniva Enea e quindi si scrive il Roman de Troie,

che spiega come Troia sia caduta. La situazione si complica, non sapevano il greco e non potevano leggere

Omero. Quindi è fatto su delle epìtomi (riassunti ad uso degli studenti). Se il si discosta dal

Roman d’Eneas

modello di Virgilio solo per i gusti dell’epoca, ma il modello c’è, con il siamo più nella libera

Roman de Troies

invenzione con le epitomi. A questa gente però bisogna spiegare cosa era Troia. Perché erano andati là i greci?

Nasce quindi il Inizia con la storia di Edipo, è il primo Edipo medievale che si ha. Già in questi

Roman de Thèbes.

romanzi di materia antica ci sono dei tratti tematici che troveranno pieno sviluppo nel romanzo bretone

arturiano. Centralità dell’amore: anche nel romanzo di Benoît de Saint-Maure le varie coppie e i vari legami

amorosi sono ben focalizzati. Ci sono anche alcuni temi come la cavalleria e l’esercizio delle armi, ma che si

concentra sull’elezione del cavaliere. Il cavaliere eletto è colui a cui è destinato a quell’avventura e che

dimostrerà il proprio coraggio. Nel romanzo l’attenzione si pone sull’elezione e la bravura individuale del

cavalie e: E ea, Achille, Etto e… ui di, a o e, elezio e del cavalie e e alt i ele e ti defi iti meravigliosi .

L’uomo medievale vive immerso nel meraviglioso, nel prodigio, in ciò che desta stupore. Nei romanzi antichi il

meraviglioso assume una forma particolare legata ad alcuni tratti di una cultura classica per loro

incomprensibile. Sono meravigliosi degli automi (statue dorate che si muovono da sole); sono meravigliose le

descrizioni delle città, ricche di colonne, oro, con un tratto esotico. A chiudere la parte antica che avrà uno

sviluppo autonomo c’è il romanzo di Alessandro. È una figura complessa. Il primo frammento del romanzo di

Alessandro è di Alberic de Pisançon, scritto in franco provenzale e sono 100 versi. Racconta un episodio

dell’infanzia di Alessandro. Questo frammento risale intorno al 1150. Gli anni di formazione del romanzo sono la

metà del XII secolo. Di Alessandro è importante che nel 1180 un autore chiamato Alessandro di Parigi decide di

ricomporre tutti i testi che lo precedevano, di dare una forma completa e compiuta al romanzo di Alessandro

(che consterà a questo punto di 4 branches Ognuna si suddivide in lasse di numero variabile ma con un verso

fisso, l’alessandrino, cioè il dodécasyllabe). La storia di Alessandro Magno trova una compiuta sistemazione nella

versione di Alberic: 160000 versi, 4 branches suddivise ognuna in lasse variabili di dodécasyllabes. Il romanzo di

Alessandro è quello che ha più colpito l’immaginazione dell’uomo medievale. C’era già una versione del

romanzo, una storia romanzata, in epoca ellenistica, su Alessandro. Lì ci si concentra sulla nascita di Alessandro e

sulle avventure in oriente. Nella storia Alessandro raggiunge l’India ma si chiedono cosa avrà visto Alessandro di

meraviglioso oltre le battaglie. È questo l’aspetto che occupa la terza branche del romanzo di Alessandro che

avrà grande fortuna nel medioevo. Le avventure dell’oriente di Alessandro saranno molto diffuse (vola in un

cesto portato da 2 grifoni; scende negli abissi). Queste avventure circolavano così tanto e si trovano nel mosaico

della cattedrale di Otranto. Dimostra che era un episodio molto noto. Con Alessandro si chiude il paragrafo della

materia antica. Quindi il romanzo antico francese, anglo-normanno, nasce sotto patrocinio epoca Enrico II il

plantageneto. Le prime opere sono delle traduzioni di opere antiche, a cui si affianca il romanzo di Alessandro

(sempre con fonti latine) e all’interno di questi romanzi antichi si trovano attivi alcuni temi che andranno a

sostanziare il romanzo bretone/arturiano. Materia arturiana

Vi sono delle fonti storiche che dicono che è esistito veramente un Artù, che fu un condottiero celto-romano che

riuscì a fermare l’invasione degli angli, sassoni e iuti per la prima volta. Si sa molto della battaglia: è avvenuta a

Badon Hill e sappiamo che il condottiero era riuscito ad unire le tribù del sud dell’Inghilterra per fermare

quest’avanzata. Vince, l’avanzata viene ritardata di una trentina d’anni. Artù compare in più antiche forme

storiche come e definito come (tipo generale, condottiero). Non era re. Questa vittoria

Arturus dux bellorum

venne raccontata per la prima volta da uno storico chiamato Nennio. Di Artù si hanno altre testimonianze, non

tutte così positive, è comunque esistito. Viene descritto in alcuni annali di monasteri come un capo barbaro che

per sfamare gli uomini rubava le pecore ai monaci. Era un capo celta a tutti gli effetti. Sappiamo anche che era

un mezzosangue: era in parte romano e in parte celtico. La storia non ci dice come e quando muore. Si sa che

dopo la sua morte gli angli, sassoni e iuti sono andati nelle isole britanniche. Al romanzo non interessano le fonti

storiche. Il re Artù che conosciamo noi deriva in parte da di Goffredo di Monmouth.

La storia dei re di Britannia,

Dedica molti libri alla vicenda di Artù. Goffredo è convinto di scrivere una storia (non un romanzo). Si rifà sia alla

tradizione degli annali precedente sia alla memoria orale. Con Goffredo ormai Artù, benché trattato in termini

storici perché si definisce uno storico, è già un personaggio pronto per un romanzo. Di lì a poco infatti (30 anni)

un chierico normanno di nome Wace (pronuncia Vas) scrive quello che noi consideriamo come il primo romanzo

intitolato Gran parte delle cose compaiono nel in verità sono tratte da Goffredo di Monmouth. Wace

Brut. Brut

era un chierico alla corte dei duchi di Normandia. Siamo nel 1150. 5 anni dopo o poco più, Enrico II il

plantageneto esce dall’ambito comitale normanno e sposa Eleonora d’Aquitania, governando mezzo mondo. I

normanni però erano uomini del nord, vichinghi, e all’epoca si cercava di inventarsi una genealogia elegante. I

signori di Normandia chiedono questo a Wace, cercano uomini di cultura capaci di fabbricarla. non è altro

Brut

che Bruto, cioè un inventato nipote di Enea che dopo che Enea ha conquistato Roma, decide di seguire le orme

del nonno e conquista la Bretagna grande e piccola. (Brut nome latino che ricorda Bretagna per le iniziali).

Quindi si inventano la storia che la Bretagna e la Normandia avevano origini troiane. I duchi di Normandia che

nel 1066 si erano presi l’Inghilterra nella battaglia Hastings, venivano da Troia (Enea era troiano, è arrivato a

Roma e il nipote è all’origine di quella dinastia). Cosa significa questo? C’è dietro un concetto della translatio

/ Consiste nell’idea dei romani (Wace aveva studiato molto) che il potere imperiale, da

imperii translatio studii.

oriente, grazie a Enea, è venuto a occidente. Non danno voce alla storia della lupa ma dicono di avere il potere

greco alle spalle, che poi è passato a Roma. Wace immagina che questo percorso continui e quindi da Roma il

potere arriva in Normandia. Per riempire il vuoto da Brutus fino alla loro epoca si rifà a Goffredo. Aveva già lì

quali erano i re di Bretagna e trova Artù. Artù inoltre ha la caratteristica che ormai già in Goffredo non muore.

Excalibur è il nome della spada. Nell’ultima battaglia alla fine ci sarà lo scontro finale tra Artù e il figlio illegittimo

Mordred, che viene ucciso da Artù. Artù viene ferito a morte e arrivano le 3 figure su una barca di cui una è

Morgana, signora dell’isola delle Mele, che lo porta ferito a morte in questa isola. Là vuole la leggenda che Artù

rimane addormentato finché non tornerà a vendicare il suo popolo. [Artù vuol dire orso, che era uno degli

animali tipici dei guerrieri di stirpe germanica, un ragazzo per diventare uomo doveva uccidere un orso].

Ripresa: Il romanzo bretone arturiano

La componente meravigliosa è fondamentale. Tutta la materia arturiana dal punto di vista delle trame come la

conosciamo noi deriva da un’opera latina intitolata cioè la storia dei re di Britannia.

historia rerum Britannie,

Viene composta poco prima di Enrico II il plantageneto ma sempre in contesto anglonormanno, da un certo

Goffredo di Monmouth. Lì compare il personaggio di Nella storia di Goffredo, Artù è un condottiero

Arturus.

bretone che guida la popolazione bretone ed è paladino della libertà dei bretoni. Sfida anche i romani. Dal punto

di vista storico Artù è stato probabilmente davvero un capo tribù bretone vissuto forse intorno al V secolo d.C.,

ma dell’Artù storico non si ha nulla nei romanzi. Ai medievali non interessava. Anche noi oggi lo associamo a un

re medievale. Nella storia di Goffredo Artù ha i tratti dei re dei romanzi bretoni e dei cavalieri dei romanzi

bretoni. Artù si scontra con i giganti. È un eroe civilizzatore. Si scontra col mostruoso e lo vince. Artù ha una

nascita insolita, adulterina: è il figlio Uterpandragon, che si innamora di una donna sposata e per poter giacere

con lei assume le sembianze del marito di lei, tramite Merlino con la magia. Quando nasce il bambino viene

affidato ad una famiglia nobile, cresce ignorando le proprie origini. Proprio per questo è lui l’eletto. Sarà il

fanciullo in grado di estrarre la famosa spada nella roccia ed essere designato come re d’Inghilterra. Goffredo di

Monmouth introduce anche altri importanti personaggi: Morgana. È la fata. In Goffredo si accenna che fosse la

sorella di Artù. Nel testo di Goffredo un ruolo fondamentale lo ha Merlino, a cui Goffredo dedica un’opera

specifica: Merlino è un druida celtico, sacerdote celtico. Merlino ha un legame con il sacro, che ha

vita Merlini.

determinati poteri. È lui che permette a Uterpandragon di assumere altre sembianze, che lo aiuta quando

diventa re a risolvere il problema di una torre che crolla. Questa è l’opera latina. I cortigiani e cavalieri

conoscevano poco il latino. Wace su suggerimento di Enrico II traduce in anglo

l’historia rerum Britannie

normanno in quello che viene chiamato il Lì Wace pone le basi tematiche che si

Romanzo di Bruto.

svilupperanno anche in seguito. È Wace il primo a parlare della tavola rotonda, che connota e descrive questa

foresta della Britannia francese (tuttora presentata come foresta delle fate), è Wace che dà il nome a una serie

di cavalieri della tavola rotonda che diventeranno a loro volta protagonisti di altri romanzi. La tavola rotonda fu

istituita su suggerimento di Merlino, dice Wace, proprio perché nella corte di Artù il re è un primo tra pari. Alla

sua tavola devono sedere i migliori cavalieri del regno. Questa parte ha un aggancio con l’ideale politico

promosso da Enrico II: una corte vivace dal punto di vista culturale, all’interno della quale il re è primo ma tra

pari, quindi un ideale politico che si contrappone alla visione della monarchia più gerarchica che alberga

nell’epica. Wace poi ci parla delle meraviglie. Ce ne parla in un modo che stupisce i lettori attuali. Ne parla con

modernità. Dice Wace che parte per questa foresta di cui i bretoni narrano tante avventure meravigliose (si dice

che abitino le fate, che ci siano giganti) e Wace dice di esserci stato a cercare meraviglie ma non ne ha trovate.

Questa dichiarazione è un manifesto estetico che mette in risalto la funzione ricettiva del romanzo: Wace dice

quando iniziate a leggere un romanzo bisogna sospendere l’incredulità ed entrare in una dimensione fiabesca

dove tutto è possibile . Questo aspetto di sospensione dell’incredulità è uno dei tratti che distingue il romanzo

dall’epica. L’epica si spaccia come storica, come vera. Il romanzo si spaccia come verosimile e soprattutto lavora

sulla dimensione della meraviglia a cui il lettore aderisce mentre legge il romanzo. Questo aspetto sarà fondante

nei successivi romanzi di Chrétien de Troyes.

L’aspetto della meraviglia è importante perché ha un valore simbolico, ha un connotato quasi teologico. A

scrivere i romanzi sono chierici, persone quindi con una formazione teologica. Hanno una formazione nelle

opere latine, quindi legate anche alla religione, a dio. Proprio l’aspetto del meraviglioso è stato interpretato

come il piano simbolico allegorico del significato. Per i medievali ogni testo e ogni manifestazione proponeva 2

livelli interpretativi: uno letterale (testo sacro, lettera, storia) ma un altro di tipo allegorico, simbolico, che rinvia

a ciò che deve avvenire. Allo stesso modo il mondo ha un creato che è ciò che vediamo, ma anche un rimando,

cioè dio. Trasportano in letteratura questa modalità di interpretare i testi. C’è una trama ma anche un significato

simbolico, il senso. Questo si può aumentare da aspetti meravigliosi, che stupiscono.

Chrétien de Troyes

Le basi poste da Wace conoscono sviluppi precisi. Si arriva all’autore di romanzi in antico francese più

importante: Chrétien de Troyes. Non opera nella corte di Enrico II. È un autore francese di una regione a sud di

Parigi, a nord della Borgogna. Scrive e lavora alla corte della contessa di Champagne e alla corte di un altro. È

colui che dà la forma compiuta al romanzo cortese arturiano. Ci ha lasciato 5 romanzi, uno solo non è di

argomento strettamente bretone arturiano perché ambientato a Bisanzio. Gli altri sono ambientati alla corte di

Artù e dal punto di vista geografico le vicende si svolgono nelle due Bretagne. Nei titoli non si trova mai il nome

dell’eroe ma ognuno dei romanzi è dedicato alle gesta di un cavaliere:

1. Erec et Enide

2. (il cavaliere del leone), dove il protagonista è Ivano.

Chevalier au lion,

3. (il cavaliere del carro) dove protagonista è Lancillotto (amante di Ginevra,

Chevalier de la charrette

moglie di Artù).

4. Il protagonista è Perceval. Il Graal non è mai esistito. È inventato da Chrétien de

Le Conte du Graal.

Troyes e compare per la prima volta in questo romanzo, dove è un piatto. All’interno dei testi successivi

acquista un valore così forte da incarnarsi.

Nei romanzi di Chrétien i protagonisti non sono più Artù, che diventa una cornice narrativa. Si aprono con delle

festività solenni che svolte nella sua corte, ma i protagonisti sono i vari cavalieri citati. Temi trattati: l’amore e

l’avventura. È ciò che struttura il romanzo arturiano. L’avventura è l’evento straordinario che si presenta al

cavaliere eletto e soltanto a lui. Nessuno può sostituirlo. Questo permette al cavaliere di provare il suo valore e

di compiere la sua formazione. Sono tutti romanzi di formazione. Si parte da uno status di guerriero amoroso in

cui c’è qualcosa che manca. Magari una moglie non ancora conquistata o un regno da conquistare. Tutti i

romanzi si chiudono col completamento di questa mancanza. È una formazione dal punto di vista del mestiere e


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
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Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carla.calvini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Barillari Maura Sonia.

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Appunti di Modulo Teorico Inglese III MT
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