Cantilena di Sant'Eulalia e la metrica antico-francese
06/11/19 882 Cantilena di Sant'Eulalia: prima opera di natura letteraria in antico francese. Ci è giunto un unico manoscritto, un’unica pagina che tratta di soli 29 versi scritti in decasyllabe assonanzati. Non ha una struttura metrica ben precisa. Sono 29 versi, per altro decasyllabe zoppicanti: taluno è ipometro un po' più corto (9), taluno ipermetro un po' più lungo.
L’aspetto metrico nella letteratura antico-francese è un elemento di estrema importanza in quanto nella letteratura antico-francese i generi letterari sono caratterizzati da un metro ben preciso: certi generi letterari sono scritti in octosyllabe, certi altri indecasyllabe, certi sono rimati, certi sono assonanzati, ecc. Decasyllabe non è il nostro decasillabo, ma al massimo il nostro endecasillabo. Il decasyllabe è un verso che conta 10 sillabe oppure 11. Lo possiamo definire come un verso il cui ultimo accento cade sulla decima sillaba. Per cui il decasillabo può essere maschile se l’ultima parola è ossitona, ad esempio ROIS, o se l’ultima parola ha la /e/ muta, l’accento cade sulla penultima sillaba, quindi se le contiamo le sillabe sono 11 ed è parossitona = femminile.
Rima e assonanza
Si dice rima quando c’è identità delle ultime due vocali e consonante o gruppo consonantico interposto: PANE – RAME – SANE – VANE. L’assonanza è quando vi è identità solo delle ultime due vocali, tipo PANE – PACE, PARI – VANI, ecc.
La letteratura agiografica e il suo sviluppo
Racconta la vita di una povera martire: quasi tutta la letteratura degli esordi è una letteratura di tipo agiografico, ovvero una letteratura che parla di santi. Nel secondo verso troviamo un comparativo di maggioranza sintetico BELLAZOR (più bella). Nell’882 circa, IX secolo, vediamo fiorire altri due componimenti: due Passioni di Cristo, la Passione di Augsburg e la Passione di Clermont Ferrand, il Boecis.
Nel X secolo abbiamo già un testo di fattura abbastanza raffinata, che è La Vie de saint Léger. Però nell’XI secolo c’è già un capolavoro: La Vie de saint Alexis. Siamo già di fronte a un testo letterario complesso, perfetto nella sua forma, composto da un autore anonimo che sapeva già benissimo padroneggiare la nuova lingua a livello artistico. È composta in strofe di 5 versi decasyllabe rimati o assonanzati. Quindi, c’è già in sintesi la metrica della Chanson de Geste, ovvero un gruppo di versi – in questo caso sono sempre 5 – che sono uniti dalla stessa rima o assonanza. La successiva cambia rima o assonanza.
Ad esempio, se abbiamo la rima –ere per 5 versi si rima in –ere o l’assonanza e-e i 5 successivi versi cambiano rima o assonanza.
La vita di Sant'Alessio
La vita di Sant’Alessio: è una vita, non una passione. Alessio era il giovane rampollo di una ricchissima famiglia dell’aristocrazia romana. Una famiglia molto nobile la quale aveva pensato a un matrimonio con una fanciulla. La sera delle nozze, quando entra in camera con la sua sposa, le confida la propria volontà di perseguire la vita di fede. Si toglie la cintura, simbolo del proprio status sociale, la lascia sul letto e va via nella notte.
Si reca in Oriente, a Bisanzio, e lì inizia una vita di rinunce e meditazione. Vive come un reietto, in povertà pregando solamente. Dopo 7 anni torna a Roma e arriva esattamente nei pressi della sua antica casa. È conciato in modo che nessuno lo riconosce, ma nonostante tutto la madre e il padre concedono a quello che credevano uno sconosciuto di dormire sotto la loro scala d’ingresso e per 7 anni Alessio vivrà pregando e meditando sotto la scala di quello che era il suo palazzo. Dopo 7 anni muore, ma nel momento in cui muore ai genitori viene rivelato che quello era il loro figlio. A quel punto la vita di Sant’Alessio finisce e lui ha tutte le caratteristiche per diventare santo.
Generi letterari e il loro sviluppo
- Epica
- Lirica
- Romanzo
- Narrazione breve
- Teatro
Epica
L’epica è un genere letterario che ha attraversato tutte le epoche, tutte le lingue, di quella che è l’Eurasia. Fu uno dei generi letterari più coltivati nell’Antica Grecia (l’Iliade e l’Odissea). Poi passò al mondo romano (l’Eneide) per poi arrivare al mondo romanzo con quelle che sono le chansons de geste.
Nel periodo del Romanticismo – seconda metà del 1800, prima metà del 1900 – vi fu un grande revival del Medioevo e delle sue letterature per reazione al periodo precedente, che dal punto di vista letterario definiamo Neoclassicismo, ovvero un periodo in cui si aveva una grandissima passione nei confronti delle letterature classiche, ma anche perché il Romanticismo fu un movimento di tipo letterario ma anche di tipo politico, ovvero fu il movimento letterario che si identificò con la creazione degli ultimi due stati nazionali che non si erano ancora formati: Italia e Germania.
I romantici sono in fondo i primi filologi romanzi, che uniscono vari interessi: l’interesse per la storia, per la cultura del popolo e per le lingue nazionali. Un esempio perfetto di questo spirito romantico sono, in Germania, i fratelli Grimm. Opera loro è la prima grammatica della lingua tedesca, una delle prime edizioni critiche ma soprattutto la raccolta di favole. I Grimm fanno anche una specie di dizionario dei miti. Contemporaneamente in italiano Costantino Nigra va in Piemonte a raccogliere i canti popolari, e Nicolò Tommaseo va in Illiria a raccogliere i canti popolari dell’Illirico.
C’è sempre una ricerca delle origini, una ricerca della cultura che era precedente, fondante la letteratura colta, e la passione per la storia. Fra questi personaggi ce n’è uno che ci interessa, Schliemann, il quale è persuaso che nei poemi omerici vi sia un fondo di verità. Essendo molto ricco decide di andare a vedere se Troia esistesse veramente. Dopo aver letto accortamente l’Iliade, è convinto che Troia sia esistita veramente, e seguendo quello che c’è scritto nell’Iliade va in Asia minore, vicino allo stretto dei Dardanelli. Segue quello che c’è scritto nell’opera letteraria e dopo molti anni la trova. In realtà non troverà la vera Troia però troverà il sito. A questo punto si comprende come alla radice dei poemi epici ci sia sempre un elemento storico.
Nel Medioevo si riteneva che Omero fosse un personaggio collettivo. In realtà Omero fu un personaggio senz’altro esistito però i poemi non se li è inventati lui. Non fece altro che mettere per iscritto un qualcosa che veniva tramandato a voce. Lui era un attore che girava a cantare queste storie e ha deciso di metterle per iscritto.
Questo ci è stato confermato da due ricercatori: Parry e Lords, che vogliono capire come funziona il meccanismo dell’epica. Vanno nell’unico posto dove ancora l’epica era viva, vale a dire nell’attuale Albania. Vanno a vedere come lavorano gli eredi degli antichi cantori albanesi, e vedono come funziona. Questi cantori avevano un repertorio di molti poemi epici di cui conoscevano la trama, ma non li sapevano a memoria, sapevano la trama e avevano una notevole capacità tecnica di riprodurla in versi assonanzati.
Questi cantori fra Serbia e Albania, andavano di villaggio in villaggio e iniziavano un poema, che poteva essere allungato se vedevano che la gente era interessata, ma anche nei periodi invernali dove era meglio stare più a lungo in un luogo, oppure veniva accorciato quando vedevano che la gente si scocciava. Puoi togliere degli episodi, aggiungere degli episodi, spostare degli episodi. Questo si può fare solo se non abbiamo un testo scritto, abbiamo una trama nella testa e la capacità tecnica di renderla in forma metrica un modello, una trama conosciuta e la tecnica per riprodurla.
L’epica medievale probabilmente nasce come l’epica omerica: una trama a lungo tramandata oralmente che poi trova un grande letterato che la riproduce in forma scritta. La diffusione era orale, quello che abbiamo sono riproduzioni scritte talune di altissima perfezione, e sono le uniche cose che possiamo leggere.
Caratteristiche dell'epica
- Ha un rapporto più o meno stretto con la storia: c’è sempre un fatto storico alle spalle o personaggi storici.
- Ha una diffusione orale.
- Si rivolge a un pubblico socialmente indifferenziato.
- Ha come fine di unire un popolo.
- È manichea: noi abbiamo ragione, voi avete torto. Questo fa sì che un popolo si riunisce contro un nemico che ha torto.
- Ha come caratteristica imprescindibile la presenza di un eroe in cui bisogna immedesimarsi.
- È uno strumento di propaganda incredibile. Non a caso la Chanson de Roland parla dei Musulmani di Spagna, ma l’interesse era prendere Gerusalemme. La Chanson de Roland è una delle poche forme di propaganda per spingere i francesi ad attraversare il mare e tutti come Roland combattere gli infedeli.
Vi è una chanson scritta apposta la Chanson d’Aspremont. Chanson vuol dire canzone e questo termine ci suggerisce che questi poemi erano “cantati”.
Chansons de geste
Geste ha due significati:
- Res gestas, che sono le imprese: canzoni di imprese eroiche.
- Lignaggio, famiglia, dinastia: canzoni che parlano di un lignaggio, dinastia, ecc.
Tutte le chansons de geste sono scritte in lasse di decasyllabe assonanzati. Lassa gruppo di versi di numero variabile. Una lassa può andare dai 7 versi ai 200, a seconda dell’argomento. Gruppi di versi uniti dalla stessa assonanza, che possono essere tanti o pochi. Una chanson de geste può avere una lassa di 70 versi, seguita da una lassa di 15 versi, seguita da una lassa di 50 versi. Ogni lassa sviluppa un episodio.
La lassa
12/11/19 La lassa è un’unità metrica di estensione variabile, può essere composta da pochi versi che oscillano dai 10-12 versi fino a 20-25. Talvolta alla fine della lassa può comparire un verso orphelène (sta da solo), che ha probabile funzione di coro. La lassa è un’unità in sé abbastanza autonoma, ovvero ogni lassa sviluppa quello che potremmo definire un quadretto. Quindi ogni lassa costituisce di per sé un episodio o una parte di esso ma concluso in sé.
Molte volte si sviluppano uno stesso argomento utilizzando determinati espedienti tecnici, ad esempio inizia una serie di lasse non proprio con lo stesso verso ma con versi simili tra loro, oppure la lassa successiva riprende il verso finale della precedente. Queste lasse si dicono lasse similari. Nella Chanson de Roland, ad un certo punto Roland muore e ci impiega molte lasse a morire. Queste lasse sono occupate soprattutto dall’addio alla propria spada. Le prime lasse iniziano “or sente Orlando che la morte gli è presso” e ognuna si focalizza su una particolarità. La sequenza dell’addio alla spada inizia sempre “Ahi, Durendal” e in queste lasse similari Roland rievoca le prodezze che ha compiuto con la propria spada.
Ci sono determinati elementi che rappresentano le caratteristiche epiche, cioè l’identificazione di un eroe con determinati elementi che sono in genere la spada, il cavallo, ecc.
La Chanson de Roland
- La Chanson de Roland - È considerata la più perfetta delle chansons de geste, e ovviamente parliamo di quella che è scritta all’interno del famosissimo manoscritto Oxford Digby 23. È tramandata anche da altri manoscritti, ma avevamo detto sempre persone diverse. Ad esempio ce ne sono 4 versioni che contano una dimensione, una lunghezza almeno tre volte maggiore e di questi manoscritti tre sono scritti in franco-veneto, quasi in italiano, una via di mezzo fra il francese e il veneto. Poi abbiamo anche 4 frammenti, ecc.
Caratteristica del Digby 23 è quella di essere un manoscritto brutto e povero, piccolo di formato, privo di illustrazioni, al punto che sembra confermarci direttamente che non fosse altro che un manoscritto di un giullare che comodamente si mettono nella sacca per essere portati con sé. La Chanson de Roland è molto breve, 4002 versi. Il manoscritto è degli inizi del XII secolo, 1125/1130 circa, e questa versione che contiene può essere databile al 1096/1099, cioè l’ultimo decennio dell’XI secolo. In realtà noi abbiamo notizie della Chanson de Roland anche precedenti. Nel 1066 conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, chiamato William the Conqueror in Inghilterra, in Francia conosciuto come Guillaume le Bâtard (Guglielmo il Bastardo) perché era figlio illegittimo in quanto il signore di Normandia usava ancora il concubinato, cioè aveva una moglie e delle concubine. E Guglielmo è il figlio di una concubina che si chiamava Arlette, la quale mentre era incinta sogna che suo figlio diventerà re e tutte le donne della famiglia dicono che è impossibile perché era la concubina e non la moglie. E invece Guglielmo chiede al padre un esercito, il padre glielo dà. Nel momento in cui partono all’attacco si trovano di fronte le truppe normanne e il primo ad avanzare era un giullare di nome Tagliaferro che intona la Canzone di Rolando.
Ancora prima, attorno al 1050, abbiamo la testimonianza della Nota Emilianense, nella quale viene riassunta una Canzone di Roland che non corrisponde alla nostra perché all’interno del gruppo di prodi che muore ci sono anche eroi che non appartengono alla Chanson de Roland. La Nota Emilianense è molto importante perché il monastero di San Millán de la Cogolla è sul cammino di Santiago de Compostela. La Nota Emilianense sicuramente aveva presente un testo non in lingua castigliana, ma in lingua francese in quanto ai nomi dei personaggi è aggiunta una -e finale per renderli parossitoni.
Probabilmente questa Chanson de Roland, quella del Digby 23, è stata composta nell’ultimo decennio dell’XI secolo. Una volta era datata al 1070, ma adesso siamo propensi a spostarla più avanti perché si fa riferimento ad un combattimento chiamato “a lancia piana”, che si è diffuso a partire nel primo decennio del XI secolo.
La Chanson era in altre forme già nota in precedenza, ma questa perfezione avvenne attorno al 1099, prima crociata e presa di Gerusalemme. La Chanson de Roland, assieme a sue simili, aveva come fine la propaganda politica.
I fatti che sono narrati hanno una data precisa: 15 agosto 778. L’ultimo verso di Digby 23 è “Ci falt la geste que Turoldus declinet” declinet deriva dal lat. declino ma in antico francese può avere 3 significati diversi: comporre, rimaneggiare e copiare. Quindi questo verso apparentemente cristallino di Turoldo non ci dice niente. Non sappiamo se la compose, se la rimaneggiò o semplicemente era un copista che l’ha copiata.
La storia dietro la Chanson de Roland
Da questo ultimo decennio dell’XI secolo dobbiamo fare un salto indietro al 778.
Cosa c’è di vero:
- La retroguardia dell’esercito di Carlo cade in un’imboscata a Roncisvalle.
- La storia che si racconta è veramente accaduta.
- I personaggi hanno tutti una loro realtà storica, cioè Carlo è veramente esistito, probabilmente anche Turpino, sicuramente Rolando perché nella cronaca latina si parla che a capo della retroguardia c’era un Ruotulandos termine latino per dire Rolando, praefectus del limes Britannicus, era a capo della Britannia.
Cosa c’è di falso:
- Carlo, all’inizio della Chanson de Roland, ha 200 anni e la fiorita barba; nella realtà, nel 778, Carlo è un giovane guerriero moro di capelli e con la barba cortissima.
- Nella chanson de geste si dice che l’annientamento della retroguardia di Carlo è opera dei musulmani; la verità è che l’annientamento della retroguardia di Carlo è opera di predoni baschi (cristianissimi).
Carlo era con il suo esercito ad assediare Saragozza, la quale era tenuta dall’emiro Marsilio. L’assedio sta durando un po' tanto e sia gli uni che gli altri sono un po' stanchi di questo assedio. A questo punto viene fatto un accordo e l’esercito può andare a casa, tornare in Francia. Sulla via del ritorno, a Roncisvalle, vengono attaccati e massacrati tutti. La Chanson de Roland dice che gli attaccanti erano musulmani, la storia ci dice che erano baschi.
In realtà uno studioso francese, Michelle Zink, ha proposto un’interpretazione intelligente, cioè lui parte da questa osservazione: perdere una retroguardia, di fronte a quello che diventerà il Sacro Romano Imperatore è una sciocchezza. Secondo, dice Zink, come mai tutte le cronache tacciono di questa sconfitta, e questa cosa esce fuori solo nelle cronache di 30/40 anni dopo? Secondo Zink in realtà la disfatta è stata più grande. Lui suppone che per patteggiare l’abbandono dell’assedio di Saragozza, come si usava all’epoca, fossero stati degli ostaggi.
Trama
Carlo, con tutto il suo esercito, è ad assediare Saragozza. L’assedio sta durando troppo tempo. Nell’esercito di Carlo c’erano quelli che all’epoca venivano definiti juvenes, non vuol dire solo giovani, vuol dire non accasati, e solo gli uomini sposati avevano delle terre, gli altri vivevano di guerra. Quindi tutti gli juvenes volevano continuare la guerra, e tra questi c’era Roland. Mentre i non juvenes, i baroni accasati che avevano le terre, volevano tornarsene a casa. A capo di questa fazione c’era Gano.
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