Estratto del documento

La filologia romanza: significato e definizioni

La filologia romanza è una disciplina tanto complessa che di nomi ne ha addirittura tre: romanza, neolatina e romanistica. Cosa significano questi nomi?

Filologia = l’amore/l’amicizia per la parola (phìlos + lògos) perché questa disciplina è interessata soprattutto alla lingua e alle parole.

Romanza = (vedi sotto).

Neolatina = il nostro studio è relativo alle lingue neolatine, cioè quelle derivate dalla lingua latina.

Romanistica = da romanzo/a.

Le lingue derivate dal latino

Dalla penisola iberica all'area galloromanza

Nella penisola iberica ci sono le lingue ibero romanze, che sono tre: portoghese, castigliano e catalano. Ci sono anche delle “lingue di transizione”, come il gallego (sicuramente relativa al castigliano ma con molti aspetti prossimi al portoghese tanto che nel Medioevo si parlava di gallego-portoghese).

Il catalano e il castigliano hanno poco in comune. Il catalano è molto più vicina al provenzale e al latino rispetto al castigliano.

Area galloromanza

L'area galloromanza contempla il francese e il provenzale/occitano. Il provenzale fu la lingua di massimo prestigio nel Medioevo, ma la Provenza ebbe due grandi sventure ovvero in primis è una terra calda, fertile e ricca. Secondariamente lì attecchì, prima della fine del 1190 circa, un’eresia (perché non credevano a tutto quello in cui credeva il Cristianesimo ortodosso), chiamata eresia albigese (da Albi, un’importante città francese) o catara, parola greca che significa pura.

Quest’eresia diventò pericolosa per la Chiesa di Roma che scatena una crociata di cristiani contro cristiani. Questa crociata riuscì benissimo, almeno dal punto di vista militare, perché i baroni della Francia del nord avevano tanta voglia di mettere le zampe su questa bellissima fertile, soleggiata, ricca. Quindi la Provenza fu conquistata dai francesi e lentamente, ma inesorabilmente i francesi imposero la propria lingua. L’atto conclusivo si colloca attorno al 1500 venne vietato l’uso del provenzale all’interno dei tribunali.

Arrivò quasi a scomparire del tutto mentre oggi è del tutto scomparsa. Ebbe però un recupero alla fine dell’800 a un autore che vinse il premio Nobel cioè Mistral, il quale rivitalizzò la lingua provenzale creando un dizionario che si chiama Fèlibrige e compone poesie.

Viene concesso lo statuto di lingua a una lingua sia quando ha caratteristiche morfosintattiche proprie sia quando è illustrata, cioè resa illustre, dalla letteratura (com’è successo al catalano, a differenza del provenzale che è destinato a morire). Queste sacche di provenzale si sono conservate soprattutto nelle aree laterali e conservative, ovvero nelle valli Alpine e anche nel territorio italiano ci sono delle aree in cui si parla provenzale/occitano.

Lingue in area italoromanza

Ci sono anche sacche franco-provenzali, ovvero aree in cui si è continuato a parlare una variante linguistica mescolata tra il provenzale/occitano e il francese.

L’area italoromanza contiene due lingue: l’italiano e il sardo. Nel panorama delle lingue romanze il sardo è quello che ha la posizione più arretrata, cioè più vicina al latino. Il sardo ha delle caratteristiche morfosintattiche differenti. Per esempio non abbiamo lo stesso articolo, il futuro lo fanno in maniera diversa, ecc. Ci sono quattro varietà di sardo. Quindi il sardo è una lingua perché ha proprie caratteristiche morfosintattiche e i termini sono molto vicini al latino (casa = salons, domus in latino).

Sempre in Italia ci sono delle enclave alloglotte albanesi e greche, e queste ultime vengono direttamente dalla colonizzazione della Magna Grecia.

Area retoromanza e area balcanoromanza

L’area retoromanza è quell’area che i Romani chiamavano Retia, definita a macchia di leopardo ovvero non c’è una continuità linguistica del retoromanzo perché è quell’area geografica che si trova a cavallo delle Alpi e quindi è stata soggetta a erosioni di vario tipo, soprattutto delle lingue germaniche. Queste lingue sono il ladino, il romancio e il friulano.

L’area balcanoromanza si riduce al rumeno. Quest’area, in realtà, oggi è ridotta a un’isola, la Romania, che i Romani chiamavano Dacia e perché in realtà quell’area era un’area che dal Mar Nero arrivava fino al Balcanico. Primo grande mistero del rumeno, cioè i Romani stettero nella Dacia poco più di un secolo e si continua a parlare rumeno. In Inghilterra i Romani sono stati quattro secoli e oggi si parla una lingua germanica.

Come mai in Romania si parla ancora una lingua romanza se i Romani ci sono stati solo 100 anni? Forse perché la colonizzazione della Dacia da parte dei Romani era una colonizzazione molto legata a livelli amministrativi medio–alti, forse perché gli slavi che hanno invaso poi la regione erano, di tutti i nostri popoli barbari, i più arretrati. Il rumeno è la lingua che dal punto di vista morfosintattica è sicuramente neolatinama dal punto di vista del lessico, metà deriva dal latino e l’altra metà dallo slavo.

Romània e Romània perduta

Oggi la Romania è un’isola linguistica, in realtà noi abbiamo attestazioni molto recenti che quest’isola in realtà faceva parte di un territorio in cui si parlava una lingua neolatina. Nel III secolo d.C. in quell’area che oggi sarebbe ex-Iugoslavia si parlava latino. Rammemorazione del Vegliota, che è arrivato fino ai primi del ‘900.

Tutta quest’area si chiama Romània, è quell’area territoriale dove si parlano le lingue derivanti dal latino. Però c’erano luoghi in cui si parlava una lingua derivante dal latino e adesso non si parla più. Ad esempio Veglia, dove oggi si parla slavo, o l’Inghilterra, dove oggi si parla inglese. Quindi urge per noi identificare il termine che può designare questi luoghi, ed è Romània perduta, che contempla tutte quelle aree in cui si parlava il latino e adesso non lo si parla più.

Per definire bene che cos’è Romània perduta dobbiamo definire i confini dell’Impero romano nel momento della sua massima espansione: da est oscillarono per lungo tempo fra l’Elba e il Reno, a nord i confini dell’Impero romano coincidono grosso modo con quelli segnati dal Vallo di Adriano, costruito per difendersi dai Picti. L’Irlanda? Si diceva che in Irlanda i Romani non ci siano mai arrivati. In realtà, 15 anni fa, degli scavi hanno rivelato dei resti che sembravano essere Romani. Tutta la Francia, la penisola iberica, tutta l’area del Maghreb fino al Sahara.

E con questo arriviamo grossomodo fino ai confini con l’Egitto, perché i Romani conquistarono l’Egitto, la Giordania, la Grecia, ecc. ma non imposero mai la propria lingua. Però a) non è Romània perduta e b) il rapporto tra il greco e il latino è di adstrato, cioè alla pari. Continuando abbiamo l’area dalmata che è l’attuale Albania, l’ex-Iugoslavia e tutto questo corridoio che ci porta alla Retia, quindi, al di là delle Alpi, la Pannonia fino al Mar Nero.

La Romània perduta comprende l'Inghilterra, la Dalmazia, la Serbia, la Pannonia, l'area Nord africana dopo la conquista araba, mentre la Romània nuova sono i luoghi dove le lingue romanze si diffondono dopo la caduta dell'Impero romano (Magreb, Quebec, Macao, Bora Bora). L’espansione più importante è stata quella delle lingue iberoromanze che hanno ricoperto tutta l’area mesoamericana (centro e sud America).

La diffusione del latino e il fenomeno del sostrato

Nel 313 l’Imperatore Costantino decide di dare la cittadinanza romana a tutti coloro che abitavano sul territorio dell’Impero, perché inizialmente la cittadinanza romana era solamente per i cittadini di Roma, poi quando Roma ha iniziato a espandersi è stata riconosciuta a tutti coloro che vivevano nella penisola italiana e, successivamente, con Costantino, si decide di estenderla a tutto l’Impero. Si coniò così un nuovo aggettivo: non romanus perché non erano di Roma ma romanicus, ovvero l’aggettivo che designa tutto quello che attiene all’Impero romano. Per cui parlare la lingua che si parla nell’Impero romano si diceva romanice loqui.

L’evoluzione del latino si basa su determinati fenomeni, il più importante in assoluto è la SINCOPE = caduta della vocale atona post tonica.

La lingua del romano era il latino. La diffusione del latino come lingua, anche della romanità come cultura, avvenne attraverso 4 elementi fondamentali: le strade, le scuole, i tribunali e il teatro. Lentamente il latino si diffonde e si impone in tutti i territori conquistati. Ma una lingua quando si espande incontra popolazioni che parlano lingue diverse e queste popolazioni sono conquistate con la loro lingua lasciano degli influssi, delle presenze nella lingua del conquistatore. Questi elementi, alcuni di più altri di meno, rimangono nella lingua che si impone.

Torta linguistica e sostrato

Torta linguistica: lo strato centrale è il latino, lo strato sottostante sono tutte le lingue dei popoli conquistati e che hanno lasciato qualche elemento, qualche influenza. Questo si chiama SOSTRATO. Le lingue di sostrato del latino sono sostanzialmente, si possono individuare dal punto di vista geografico, in 4/5 anni (?).

Il latino è la lingua che si parlava a Roma ed è classificata come lingua italica. Le lingue italiche coprivano un’area che va grossomodo dal confine con l’Etruria fino al meridione. Il primo elemento di sostrato sono le lingue italiche (sostrato italico): erano fra loro abbastanza simili quindi i fenomeni di sostrato di queste lingue sono pochi e difficilmente valutabili umbro, sabino, sabello, osco, calabro, apulo, siculo, sicano. Queste lingue proprio per la loro somiglianza con il latino hanno lasciato poco. Sappiamo qualcosa dai grammatici latini, ad esempio un grammatico latino annota come in certe aree la doppia l, la l geminata, veniva espressa con un suono duro. Questo potrebbe essere un effetto di sostrato che si verifica nel siciliano dove “bella” si dice “bedda”. La stessa cosa può essere il raddoppiare le r iniziali. L’Italia, fino al confine con l’Etruria, parlava dialetti italici che presto furono assorbiti da Roma.

Sostrato etrusco e celtico

Il secondo elemento di sostrato (sostrato etrusco). A nord c’erano gli Etruschi, che abitavano in una sorta di triangolo con il vertice a Rimini, il lato che continua fino a La Spezia e l’asse obliquo fino a Grosseto. L’Etrusco che occupa questo triangolo è per noi un problema perché fu un’area in cui si insediarono colonie fenicie. Un problema più grande dell’etrusco è però equivalente a quello del celtico ovvero che entrambi i popoli sapevano scrivere ma non scrivevano perché l’oralità molte volte valeva più della scrittura. Scrivevano, ma solo elenchi di nomi. Per cui noi sappiamo della scrittura ma non sappiamo i nomi delle cose, sappiamo i nomi delle persone.

  • ISTRIO da cui ISTRIONE perché permette di introdurre un concetto, ovvero un popolo quando prende una parola da un'altra lingua, da un altro popolo? Quando prende un qualche cosa che non ha, perché quando qualcosa già ce l’ha continua a chiamarlo con il suo nome e ISTRIO, cioè ISTRIONE da istrione è stata acquisita perché era una modalità di recitazione diversa da quella che erano in uso a Roma e quindi è stata importata.
  • GORGIA, quando la c iniziale cambia la sua consistenza fonica come un’H espirata.

La linea La Spezia-Rimini è quella linea immaginaria che divide l’Italia in due e al di sopra della quale vi è la terza importante lingua di sostrato (sostrato celtico) cioè il celtico.

Il fenomeno celtico in Europa

I Celti erano una popolazione che in origine stava in quello che è il bassopiano sarmatico, a nord-est del mar Nero. Da lì iniziarono a spostarsi attraversando l’Europa e lasciando dei loro insediamenti evidenti tracce di tipo toponomastico, cioè i nomi dei luoghi. Questo pendolo celtico lascia i suoi elementi toponomastici nella Gallia, nella Galizia, nel Galles e nella Cornovaglia. Pendolo celtico perché non contenti di aver attraversato tutta l’Europa tornano indietro e si stanziano in quella che si chiama Galazia. I Romani vedevano nei celtici un popolo forte che anche se sconfitto manteneva la sua dignità.

I Galli stavano a nord della linea rispetto a Rimini. Erano una popolazione simile ai Romani, che amava vivere in città. Erano una popolazione affine a quella romana con un’unica grande differenza: i Celti si possono definire la popolazione più anarchica della storia ovvero vivevano in tribù non associate tra loro. I Celti erano combattenti temerari, coraggiosi ma non si federavano, ognuno faceva la propria politica e lentamente ma inesorabilmente, Roma si espanse verso nord fino a occupare tutto il nord Italia che all’epoca di chiamava Gallia cisalpina.

Un altro grammatico dice che a nord, molte volte, la l era pronunciata più grassa e pensiamo che fosse già in atto quella trasformazione per cui “altro” diventa “autre” l diventa u. La conquista latina procede attraverso la Gallia transalpina (Francia) e sarà una conquista difficile ma molto fruttuosa. Avevano la fortuna di essere entrambi pagani e questo rese l’unione più facile e si parla di civiltà gallo-romana. Il disastro avverrà con i Visigoti perché erano ariani e non sposavano le cristiane.

Termini celtici e adstrato

Grazie alla società gallo-romana, colta e sufficientemente ricca, l’Occidente riuscì a resistere all’impatto con le invasioni germaniche. I Franchi, che sono germani, invasero la Francia ma iniziarono a parlare un proto-francese.

  • BRIGA BRAGA

Ci sono dei termini celtici che non possiamo considerare di sostrato, cioè di invasione ma di ADSTRATO = cioè i rapporti che una lingua ha con un’altra lingua orizzontalmente legate a scambi economici e/o culturali. Braghe e camicia sono di origine celtica. I francesi non hanno salvato la parola braghe e nel 1500 l’hanno sostituita con l’italianismo pantalon.

I Celti: eredità e lessico

I Celti occupano la Francia, parte delle isole britanniche e presumibilmente l’intera penisola iberica, arrivando nel VII secolo. I Celti si pongono alcuni problemi: il primo è dato dal fatto che il celtico ha lasciato nella lingua che più ha influenzato, cioè il francese, un numero di parole assai esiguo (170 circa), molte delle quali di semantico molto specifico. Il linguista Mario Alinei ha suggerito l’ipotesi che in realtà questa presenza celtica fosse sì estesa, ma non molto numerosa, ovvero che i Celti rappresentassero un élite di dominatori che hanno continuato a dominare su popolazioni che continuarono a parlare in tutto o in parte la propria lingua.

I Celti entrarono presto in contatto con la popolazione latina, ancora prima che i Romani passassero la famosa linea La Spezia-Rimini e occupassero la Gallia Cisalpina. Diciamo che questo crea qualche problema nel distinguere termini che entrarono nell’uso latino per adstrato, ovvero attraverso fenomeni che non implicano conquista, ma è dato dal rapporto di tipo culturale o economico e commerciale, o per sostrato.

Ma fra i primi troviamo brache o braghe, camisa o camicia (abbigliamento tipico dei Celti) che furono importati insieme all’oggetto relativo. Il francese ha abbandonato brache per l’italianismo pantalon.

Termini specifici di origine celtica

  • Un altro termine è currus, ovvero carro, da cui poi car (= celtismo) in inglese. I Romani vivevano nella parte peninsulare dove i terreni sono secchi e dove non piove tanto. E per un terreno di questo tipo basta e avanza la biga, mentre se andiamo a nord, i terreni sono più grassi, pesanti e fangosi e quindi i Celti usavano il currus, il carro con quattro ruote.
  • Un altro termine celtico è caballus cavallo da lavoro. I latini dicevano equus cavallo da equitazione.
  • Ancora, termine celtico, è camminus o caminus che vuol dire strada. Oppure beccus, ovvero becco. Sono termini che sono entrati nella lingua latina ancora prima dell’invasione, quindi per adstrato.

Un termine che ricorre molto di frequente nelle Valli Alpine, nelle Alpi occidentali, è comba (= valle), che compare soprattutto nei toponimi. Un altro toponimo, questa volta in Piemonte, è Coumboscuro, dove si parla, a livello di dialetto, l’occitano (area laterale e conservativa). Ricordiamo ancora un termine che troviamo in un toponimo italiano, Breuil (ora Cervinia, nome dato in epoca fascista), in Valle d’Aosta. Però breuil, in celtico, aveva il significato di quello che è “bushes” in inglese, ovvero cespuglioso forse perché era una zona cespugliosa. In realtà da breuil (significato concerto) deriva da broglio (significato di tipo traslato) imbroglio (significato di tipo metaforico) imbrogliare.

Dru, in celtico, era l’aggettivo per designare l’erba fitta. Il passaggio successivo (traslato) è fertile. Il passaggio successivo (metaforico) è drudo che vuol dire amante carnale. Lande (landa), brasserie (luogo dove si beve la birra) da brasser (fare la birra), lieue (lega= unità di misura di distanza), gruyère (groviera).

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 21
Filologia Romanza I - Linguistica Pag. 1 Filologia Romanza I - Linguistica Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia Romanza I - Linguistica Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia Romanza I - Linguistica Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia Romanza I - Linguistica Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia Romanza I - Linguistica Pag. 21
1 su 21
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher m.lauriolaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Barillari Maura Sonia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community