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Anche se lei non gradisce l'amore,lui continuerà ad amarla: “poiché non mi volete,vi

appartengo vostro malgrado”. Il perfetto amante infatti continua ad amare, rifiuta la

recréantise(mancanza ai propri impegni),anche se sarà difficile averla. Promuove così la

tenacia di una dedizione assoluta,sebbene senza compenso.

Fornisce inoltre un modello anti-tristaniano,sostenendo nel suo amore il valore della

spontaneità non data da filtri magici,ma da fin cuers(cuore cortese) e bon

volentez(buona disposizione). L'AMORE NON E' SOGGETTO A NESSUN EFFETTO

COERCITIVO DEL FILTRO(che ha invece avvelenato la volontà e l'amore di Tristano).

Però l'amante cortese di Chrétien non deve avere una condotta che lo porti a

perseguire l'abbondanza e il soddisfacimento,realizzando il desiderio. Deve anche

resistere in tempi di carestia convinto che “un bene diventa dolce se ritarda, e quanto

più l'avrai desiderato,tanto più ti sarà dolce gustarlo”. Siamo nella logica del piacere

dell'attesa. “non ho mai smesso, né mi sono stancato di pregare la mia dolce dama”.

Emerge una fedeltà assoluta,senza vanto.RIDUCE TUTTO ALL'AUGE

DELL'ORTODOSSIA – L'AMORE COME DEDIZIONE ASSOLUTA,

SODDISFATTO NELL'ATTESA CHE PRODUCE GIOIA E PIENEZZA

INDIPENDENTEMENTE DALLA RICOMPENSA – perfeziona quindi l'amor

cortese.

LIRICA n.2 RIMBAUT D'AURENGA: “non canto né per uccello, né per fiore”

In questa lirica il poeta si paragona a Tristano. Il suo amore inarrestabile per Isotta è

simile al suo.

La lirica ha un carattere sfrontato, perché in linea con il pensiero

guglielmino(MATERIALISMO CORTESE!! ).

Questo trovatore esprime la gioia nel possesso e concepisce il desiderio come qualcosa

che DEVE essere realizzato. “Canto per la mia donna che amo e che è la più bella del

mondo” - il tono è felice(no pessimismo che si legge nelle classiche liriche cortesi). Il

trovatore è ottimista: crede in un amore che può essere concretamente ricambiato(“datemi

l'onore di tenervi sotto la coperta”).

Nelle parole “perché io bevvi l'amore”,inizia un processo di identificazione con Tristano.

Il poeta ama follemente la sua donna come se avesse bevuto anch'egli il filtro. Sente

anche lui una forza incontenibile che lo spinge ad amare e non può quindi NON amare.

“della mia donna mi feci padrone, a chiunque fosse destinata” : anche se impegnata,sarà

sua(vedi Isotta promessa a re Marco).

Come Isotta diede a Tristano la camicia(verginità), che nessuno aveva mai

portato,anche il poeta è convinto che consumerà il suo amore. Allora non avrà più nulla

da invidiare a TRISTANO.

Lo stesso poeta porta come esempio per la sua donna proprio Isotta(per la sua

furbizia,i suoi giuramenti e la sua astuzia). ELOGIA L'ADULTERIO ED ESALTA UN

AMORE INCONTENIBILE,IRRAZIONALE,in una

sola parola TRISTANIANO. AMORE CARNALE VS AMORE CORTESE.

Lirica n 3.

B. de Ventadorn: “quando vedo l'allodoletta muovere”

realizza una lirica di commiato e di rinuncia all'amore. È densa di richiami fra le due

liriche che la precedono nel dibattito.

1 strofa – è molto celebre,inizia con un riferimento mistico. L'allodola è la metafora

dell'anima,dell'amante e della donna lontana. Si instaura un parallelo fra la gioia

ineffabile dell'amante che giunge alla contemplazione di MIDONS e l'ascesi mistica data

dal contemplare il divino. La gioia contemplativa è ineffabile ma dura molto poco, poi

riporta l'amante all'angoscia e alla tristezza, catapultato nella realtà. Dopo l'esperienza

mistica il poeta dalla 3a strofa si richiama a Narciso che specchiandosi ad una fonte si

perde e muore. Anche il poeta si perse come Narciso per colpa degli occhi. Ma

percepisce ora gli occhi dell'amata come un oggetto passivo che trasmette il nulla. Gli

occhi sono solo lo specchio nel quale si specchia il soggetto che ama,quindi concepisce

l'amore come una PROIEZIONE DELL'IO LIRICO.

L'amore per lui è INCOMUNICABILITÀ E NEGATIVITA' ASSOLUTA.

Nella quarta strofa giustifica tale atteggiamento misogino(odio per le donne),proprio

asserendo che le donne sono tutte uguali.DOMINA LA RECREANTISE,RINUNCIA!!! Dal

momento che non è ricambiato rinuncia egli stesso all'amore, al canto e alla produzione

poetica. Tutte queste interpretazioni dell'amore partono dal ,PRESUPPOSTO

DELL'AMOR CORTESE che essendo una metafora,ovvero altro da sé,è stato soggetto a

ridefinizioni e riformulazioni.

ANDREA CAPPELLANO,DE AMORE

Il Cappellano non solo definisce cosa è l’amore, ma teorizza l’arte dell’amare, rafforzando

gli aspetti esteriori.

“L’amore è una passione innata che procede dalla vista e dall’eccessiva immaginazione

della bellezza del sesso opposto, per cui sopra ogni altra cosa si vuole abbracciare l’altro

e, per reciproco volere, nell’abbraccio adempiere i comandamenti dell’amore.”.

L'amore è passione,infatti prima che l'amore sbocci da tutte le parti l'amante teme che

l'amore non ottenga l'effetto desiderato e che siano inutili le sue fatiche.Teme anche i

pettegolezzi della gente e tutto ciò che può danneggiarlo.Se l'amante è povero teme che la

donna lo disprezzi;se è brutto teme di essere disprezzato per la sua bruttezza o che la donna

si leghi ad un altro più bello;se è ricco teme che l'avarizia possa danneggiarlo.Anche quando

si compie l'amore di entrambi,le paure non diminuiscono perchè l'amante teme di perdere

per le fatiche di un altro ciò che con molta fatica ha ottenuto.E' più doloroso perdere quando

si è ottenuto che essere spogliati della speranza di ottenere.

La passione è innata poichè non nasce da nessuna azione.Quando un uomo vede una donna

che corrisponde al suo amore, che è bella comincia a desiderla e quanto più la pensa più

arde d'amore.Comincia a pensare ai suoi tratti fisici,riconosce le sue membra e desidera

possedere quel corpo per il proprio piacere. Poi,l'amore non sa tenere il freno e passa subito

ai fatti.Cerca complici e messaggeri e comincia a pensare come incontrare la sua grazia,l'ora

gli pare un anno perchè nulla può saziare l'animo desideroso. Quindi la passione innata

procede da visione e pensiero, al sorgere dell'amore non basta il semplice pensiero ma

smisurato perchè il primo non torna alla mente spesso.

Andrea decide di dare una definizione scientifica dell'amore:l'amore è passione istintiva e

proviene dalla operazione di uno dei sensi interiori ed è istintiva in quanto è messa in

movimento dalla vista di una forma che piace al soggetto.La passione può nascere solo se il

pensiero(cogitatio) è immoderata poichè se non fosse tale il pensiero non tornerebbe alla

mente.

Nel richiamare le qualità all'innamoramento Andrea si avvicina al pensiero scientifico:il

desiderio è regolato dal calore naturale e se questo diminuisce anche il desiderio si attenua.

La passione è determinata dal tipo di vita dell'individuo,parlando dei chierici afferma che la

gente di chiesa non dovrebbe per principio innamorarsi,ma è impossibile che l'uomo resista

agli stimoli della carne,specie se conduce una vita sedentaria e mangia in abbondanza(cibo e

ozio aumentano gli stimoli sessuali).Sempre parlando dei chierici indica l'amore come una

specie di malattia feroce:l'amore è una passione che può diventare malattia se il desiderio di

chi ama non viene soddisfatto,ma la suo nascere è una passione determinata dalla vis

cogitativa e calore naturale.Tramite la vis l'oggetto offre al soggetto la possibilità di creare

dentro di sè un mondo ideale dove l'oggetto può diventare mito.Divenuto un dio,Amore può

operare miracoli tramite il suo messaggero,il re d'Amore,ed avrà una religione propria.

(151)Successivamente Andrea rinnega la sua posizione collegandosi alla precettistica

medica asserendo che l'amore è malefico in quanto essendo una passione sconvolge la

bilancia fisiologica e psichica dell'uomo:Amore rende deboli gli uomini perchè a causa di

Venere il vigore del corpo si riduce moltissimo,perchè a causa dell'amore il corpo mangia e

beve di meno e di conseguenza ha meno vigore. Poi,l'amore toglie il sonno e priva l'uomo di

ogni riposo e alla mancanza di sonno segue cattiva digestione e debolezza di corpo.

Dall'amore derivano anche le malattie del corpo perchè a causa della cattiva digestione si

turbano gli umori interni,febbri,alterazioni del cervello.

IL DEMONE MERIDIANO – L'ACEDIA(ACCIDIA).

≪ ≫

accìdia s. f. [dal gr. κηδ α negligenza ἀ ί , assunto nel lat. tardo come acedia e acidia]. –

Inerzia, indifferenza e disinteresse verso ogni forma di azione e iniziativa.Piu in partic.,

nella morale cattolica, negligenza nell’operare il bene e nell’esercitare le virtu (nell’antica

tradizione teologica, uno dei sette peccati, o vizi, capitali). Contrario – zelo,operosita.

I padri della Chiesa hanno fissato l'accidia e il suo entourage psicologico: essa genera

malitia(odio-amore per il bene in quanto tale),rancor,pusillanimitas(animo

piccolo),desperatio(certezza di essere gia condannati in anticipo senza nemmeno sperare

nell'aiuto della grazia divina),torpor(ottuso stupore che paralizza da ogni azione di

salvezza),evagatio mentis(la fuga dell'animo davanti a se e il discorrere inquieto di fantasia

in fantasia), manifestato nella verbositas(sproloquio vano su se stesso),la

curiositas(insaziabile sete di vedere per vedere) e l'incapacita di ordinare i propri pensieri.

La psicologia moderna ha svuotato la parola ACEDIA dal suo significato

originale,facendone un peccato contro l'etica capitalistica del lavoro – intendendola come

pigrizia e svogliatezza. Il medioevo invece ne da una spettacolare personificazione

attraverso il demone meridiano e le sue figlie.

La stessa Chiesa collega l'accedia non alla pigrizia, ma all'angosciosa tristezza o

disperazione, riguardo i beni spirituali essenziali dell'uomo. Cio che piu affligge l'uomo e

quindi la considerazione del piu grande dei beni. Fuga dell'uomo davanti alla ricchezza delle

proprie possibilita spirituali. La scoperta dell'ambiguita che ne puo derivare e uno dei

risultati piu sorprendenti della scienza psicologica medievale. Anche se l'accidioso di ritrae

dal divino, non significa che riesca a dimenticarlo o che smetta di desiderarlo, ma piuttosto

il DIVENTARE INATTINGIBILE DEL SUO OGGETTO.

San Tommaso toglie l'ambiguita disperazione/desiderio affermando: “ciò che non

bramiamo non può essere oggetto né della nostra speranza, né della nostra disperazione”.

E proprio questo abisso fra desiderio e il suo oggetto inafferrabile che l'iconografia

medievale ha fissato nel tipo dell'acedia,rappresentata come una donna che lascia

desolatamente cadere a terra lo sguardo e abbandona il capo al sostegno della mano o come

un borghese o un religioso che affida il proprio sconforto al cuscino che il diavolo gli porge.

Il gesto di lasciare cadere il capo e lo sguardo e il simbolo della disperata paralisi dell'animo

di fronte alla sua situazione senza uscita.

NARCISO E PIGMALIONE

Verso la fine del Roman de la Rose la compagnia di Amore dopo aver cercato di espugnare

il castello dove era custodito il fiore,chiama in soccorso la dea Venere,che si trovava sul

monte Citerone in compagnia di Adone.Sul suo cocchio d'oro trainato da colombe la dea

raggiunge il campo di battaglia e aspetta la resa di Vergogna e Paura;siccome loro non si

arrendono,Venere che il poeta rappresenta come una donna corrucciata che si è alzata la

veste sulle caviglie,mette mano all'arco e vuole lanciare il suo freccia verso il castello. A

questo punto della narrazione Jean de Meung inizia una digressione che occupa più di 500

versi.La storia dello scultore innamorato della sua statua deriva dalle Metamorfosi di

Ovidio,ma Jean elabora una trattazione molto ricca che ci allontana dal pensare che sia

semplicemente un espediente retorico per accrescere la tensione del lettore prima della

conclusione del poema.

Innanzitutto l'innamoramento di Pigmalione richiama il fol amour(amore fatale fondato sul

dolore) dei poeti dell'amore cortese,che Jean evoca spesso come quando l'infelice scultore si

lamenta di amare un'immagine sorda e muta che non si muove e non crolla sostenendo

l'amore è un'immagine sorda e muta che non si muove e non muta che non ci sarà nessuna

gioia per lui e mentre nei versi di Ovidio non c'è traccia di oscurità,la passione di

Pigmalione si trova già nel miscuglio di non innocente speranza e di disperazione che gli

stilnovisti chiameranno "dottanza"(oscilla tra timore e dubbio).

Pag 161 Pigmalione lotta e la sua lotta non ha tregua,in uno stato non rimane,ora ama,ora

odia,ora ride,ora piange,ora è felice,ora è a disagio,ora si tormenta,ora si acqueta(Roman

de la Rose)

Pag 161-162 Perchè quando voglio darmi il piacere di abbracciarla e baciarla trovo la mia

amica rigida come un palo e gelida che quando la tocco mi raffredda tutta la bocca.

La scena sembra descrivere l'accento perverso dell'amore per l'ymage che appare come un

peccato di lussuria e come una specie di culto religioso.Pigmalione nel suo monologo si

paragona a Narciso innamorato della propria figura e descrive con crudezza i tentativi e le

frustazioni di una passione ancora più folle.

Pag 162 Altre volte gli prende voglia di toglierle tutto e di mettere i fiocchi gialli,verdi e

indaco e sotto i capelli mette un prezioso laccio e sopra una corona d'oro com molte pietre

prezione.Cosi le calza in ciascun piede ma non regala scarponcini perchè troppo rozzi.

Nella descrizione delle vesti della statua nuda che Ovidio fa in tre versi,Jean dedica 70

rimanendo sulla scena in cui l'amante prova i capi e calza i piedi della statua.

Pag 163 Poi la riabbraccia e se la pone a giacere fra le braccia dentro il letto e la

ribacia,ma non è piacevole quando due persone di abbracciano e i baci non piacciono a

entrambi.

Carica di pathos religioso è la scena in cui Pigmalione offre alla sua immagine un anello

d'oro e celebra con essa un matrimonio che è parodia del sacramento cristiano con

l'accompagnamento della musica profana medievale,poi giace con la sua novella sposa.

Dunque che questo carattere perverso dell'amore di Pigmalione non sia un'impressione del

lettore moderno è confermato dalle illustrazioni degli antichi manoscritti del

poema.Pigmalione è rappresentato come il folle amante che accarezza la sua immagine nuda

e giace con essa e come il fedele inginocchiato che adora l'immagine.

Dunque Pigmalione ha per Jean un'importanza particolare,quindi non è una semplice

digressione ma serve a introdurre la conclusione del poema.Avevamo lasciato Venere con la

sua freccia,ma non abbiamo detto che il bersaglio verso il quale sta prendendo la mira è una

feritoria che si trova in mezzo a due pilastri( pag 164 un'immagine in luogo di preda,non

troppo alta ne bassa,ne grossa,ne sottile,ma scolpita con armonia di braccia ,spalle e

mani).Quando la freccia incendiaria penetra nella feritoia(piccola apertura) e dà fuoco al

castello,quest'immagine si rivela come l'oggetto dell'amorosa quete del protagonista,che

mentre i difensori fuggono da ogni parte si dirige verso di essa in abito da pellegrino.Poi

l'amante dopo essersi inginocchiato simula un atto di accoppiamento con la statua

servendosi del bastone in luogo di membro virile.

Gli antichi illustratori del Roman hanno rappresentato la scena senza falsi pudori:l'ymage è

il busto di una donna nuda ,le colonne sono in luogo di gambe e la feritoia si trova dove

dovrebbe trovarsi il sesso femminile;l'amante fra le rovine del castello d'amore accanto alla

statua spinge il suo bastone nella balestriera.

Se si tiene presente che il poema è cominciato alla fontana di Narciso e che

l'innamoramento del protagonista è generato da un'immagine riflessa nell'acqua,l'amore per

l'ymage appare come il vero e proprio motivo conduttore del Roman. Alla storia di

Pigmalione e della sua statua fa riscontro l'episodio dell'uomo innamorato della propria

immagine riflessa nello specchio che inaugurando una tradizioneche definisce la concezione

mediovale dell'amore è identificato con la fontana d'Amore,in modo che tutto il poema

finisce con l'apparire come un itinerario amoroso che va dallo specchio di Narciso all'atelier

di Pigmalione.

Il tema dell'amore per un'immagine è già frequente nelle letterature romanze medievali,lo

incontriamo nel poemetto di Lai de l'ombre dell'autore Renart che ci presenta un

cavaliere,modello di cortesia e prodezza che Amore ha trafitto con le sue saette.Dopo varie

vicende egli viene ricevuto al castello dove si trova la dama,dichiara il suo amore ma viene

rifiutato.Durante il lungo colloquio il cavaliere approffitando di un momento di distrazione

della donna riesce a infilarle un anello al dito,ma quando lei se ne accorge esige che lui lo

riprenda.L'innamorato lo riprende compie un atto di grande cortesia che la donna cambia

opinione(vedi traduzione brano pag 167).

A noi non è chiaro perchè quel gesto del cavaliere sia una prodezza e una cortesia ma

dobbiamo credere che ciò fosse comprensibile al pubblico di Renart e che il corteggiamento

fatto a un'ombra avesse un significato.

Il tema dell'immagine è presente anche in una canzone di Pier della Vigna che dopo aver

ribadito che gli occhi generano per primi l'amore aggiunge che gli occhi rappresnetano al

cuore la forma di ogni cosa che vedono.Queste affermazioni rimandano ad una teoria della

sensazione esposta anche da Dante nel Convivio.Secondo questa teoria gli oggetti sensibili

imprimono nei sensi la loro forma e questa immagine è ricevuta dalla fantasia che la

conserva.L'immagine è proprio questo fantasma che ha una rilievo nel processo di

innamoramento. Secondo Agamben èproprio la teoria medioevale del fantasma a chiarire il

significato della favola mitica ed anche la struttura stessa dell’opera che ha inizio con

l’episodio di Narciso alla fonte ed è connotata interamente in relazione all’ymaige, riflessa

per Narciso, creata per Pigmalione. Tale fantasma, forma impressa nei sensi dagli oggetti

sensibili che permane nella fantasia in assenza di essi, ha un ruolo centrale

nell’innamoramento che si connota come un amore “per ombra”. Agamben sottolinea come

la scoperta medioevale dell’amore sia la scoperta della sua irrealtà, del suo carattere

fantasmatico appunto. Il mondo classico non aveva una tale concezione. Fu quindi il Medio

Evo a porre il fantasma come momento centrale dell’amore, spostando l’attenzione dalla

visione alla fantasia. La fontana o lo specchio rappresentano così il luogo amoroso per

eccellenza, tanto che nel Roman il “miroers perilleus” di Narciso si identifica con la

Fontana d’Amore. Per l’uomo medievale il tratto saliente della storia di Narciso è il

suo innamorarsi “per ombra”, il confondere l’immagine con la realtà. L’errore di Pigmalione

consiste nel tentare di appropriarsi dell’immagine, la quale, una volta animata, afferma di

non essere un fantasma e quindi di non essere più irreale.

Eros allo specchio:

Già nel Fedro platonico (255c-d), l'amore è paragonato a una "malattia degli occhi"

(oftalmia), ad una "malattia della vista". Plotino (Enneadi III v 3) ipotizza una curiosa

etimologia: " Eros: il nome viene dal fatto che esso deve la sua esistenza alla visione

"orasis". Il tema è sviluppato dal mondo medievale occidentale: l'amore è una "malattia

dell'immaginazione " (" maladie de pensée " è definito l'amore nel famoso Roman de la

Rose cit., V. 4348). E' un processo essenzialmente fantasmatico, che coinvolge

immaginazione e memoria in un assiduo rovello intorno a un'immagine dipinta o riflessa

nell'intimo dell'uomo). Nel mondo classico non si presenta l'amore come processo

fantasmatico e non mancano teorizzazione alte dell'amore.I soli esempi di una concezione

fantasmatica dell'amore si incontrano nei tardi neoplatonici,ma si tratta di concezioni basse

dell'amore inteso come malattia mentale. Solo nella cultura medievale il fantasma emerge

come origine dell'amore. Dunque il luogo amoroso per

eccellenza nel Medioevo è una fontana o specchio e nel Roman de la Rose il dio d'amore

dimora presso una fonte come Narciso. La fontana di Amore e lo specchio di Narciso

alludono all'immaginazione dove dimora il fantasma che è il vero oggetto dell'amore e

Narciso che si innamora di un'immagine è esempio della fin'amors. Uno dei testi

fondamentali per capire l' evoluzione iconografica del mito di Narciso è sicuramente il

Roman de la Rose, composto intorno al 1230 da Guillaume de Lorris e portato a termine tra

il 1268-78 da Jean de Meun. Il racconto comincia con il sogno di un giovane, durante la

lettura del Somnium Scipionis di Macrobio, che immagina di raggiungere il giardino di

Deduit, la casa del piacere dove regna l'Amore. La tangenza tra la narrazione dell' "onirico

viaggio" del protagonista e Narciso sta proprio nella descrizione del giardino, laddove cioè

Guillaume riferisce della presenza di una fontana dove " Il bel Narciso perse la vita". Il

giardino è dunque per eccellenza il luogo in cui si vive l'esperienza d'amore, e la fontana lo

strumento attraverso il quale Narciso (amante) ha modo di concretizzare l'amore verso se

stesso, innamorandosi della propria immagine riflessa nell'acqua. Tuttavia all'accezione

positiva del giardino inteso come "giardino d'amore" si contrappone un significato

paradossalmente negativo della fontana che diventa "strumento negativo" dell'amore poiché

inganna Narciso proprio nell'atto di amare: "[...] Dove Narciso bello e orgoglioso, lasciò

quegli occhi color celeste, e invece attinse lacrime e peste chi fissa

troppo quella fontana, anche se è forte e ha mente sana, non è sicuro, né può giurare che non

vi trovi cosa da amare [...]". Il Roman de la Rose è dunque per eccellenza il testo

che determina in modo inequivocabile il passaggio di Narciso da eroe positivo in età

classica, a anti-eroe in età tardo- medievale, ovvero da emblema significante di bellezza a

vittima della propria bellezza, il passaggio cioè dalla concezione di una bellezza "mitica" ad

una bellezza ingannatrice.

LA NASCITA DELLE LINGUE ROMANZE (R.ANTONELLI).

L'atto di nascita ufficiale delle lingue romanze viene fissato convenzionalmente nell'anno

813, quando al Concilio di Tours, promosso da Carlo Magno, si dichiara che i vescovi

dovranno da allora in poi tradurre le prediche in modo comprensibile,nella lingua romana

rustica o nella tedesca, affinché tutti possano comprendere più facilmente ciò che si dice.

Questo avvenne per la necessità di far comprendere a tutti le prediche del clero. La finalità

della lingua è infatti quella di garantire la comprensione reciproca fra tutti gli appartenenti

ad una certa società. All'interno di ogni comunità linguistica possono presentarsi problemi di

comunicazione, perché nella stessa nozione di lingua non è mai compresa una realtà

assolutamente unitaria e stabile attraverso il tempo. Un esempio è dato dalle differenze

all'interno del latino, arrivate poi ad un punto di incomunicabilità, come quello avuto dai

missionari cristiani a contatto con popoli non latini o talmente rustici da non

comprendere nemmeno il latino cosiddetto volgare(ostacolo nell'evangelizzazione).

Non si trattava più di differenze sociolinguistiche o stilistiche all'interno di un sistema

unitario, ma di veri e propri sistemi diversi. Lingue e società: varietà dialettali simili alle

nostre erano già presenti al livello più alto della società romana. Augusto stesso

parlando, indulgeva ai volgarismi. Ma finché durò la coesione strutturale della società

intorno alla classe dominante,le tendenze innovative rimasero disciplinate e le

differenze fra lingua letteraria e uso parlato rimasero contenute entro l'ambito stilistico.

Quando la società repubblicana romana, viene messa in crisi dai ceti subalterni(gli

humiliores), le cose cambiarono progressivamente:alla crisi del potere dirigente politico

si affianca quella del potere dirigente linguistico. Questo porta allo scontro tra

honestiores e ceti subalterni: il prevalere della corrente popolare,la fine dell'unità

politica romana, la frantumazione dell'impero e il conseguente prevalere di tendenze

regionali e provinciali segneranno il divergere della lingua colta(latino classico) e di

quella parlata(latino volgare).

La situazione della Romània non permette un aggiustamento del livello scritto e di

quello parlato nei secoli VI e VII, questo perché manca un'autorità politica centrale:

l'unica realtà linguistica concreta riconosciuta dai parlanti è l'uso orale dei centri

provinciali,delle sedi vescovili e dei monasteri... ora il portatore concreto di questo uso

di prestigio non è più il ceto dirigente romano, ma gruppi molto misti nei quali

primeggiano i capi germanici che parlavano molto poco o male il latino... E' da notare

che al Concilio di Tours si mette sullo stesso piano la lingua romana rustica e quella

germanica, proprio per la presenza paritaria di un elemento romano e germanico: l'una

derivata dal latino volgare e dal suo incontro con i germani e l'altra da una lingua

germanica;presente in un territorio nuovo con una nuova entità politica centrale. Per

l'impero carolino(o carolingio di C.Magno),la comunicazione con il popolo dei fedeli era

essenziale anche al fine del consenso e del successo politico e sociale. Esiste di nuovo in

Occidente un potere centrale che continua a usare il latino,ma che ha bisogno di

rimettere ordine nella comunicazione linguistica con tutti i sudditi, riconoscendo il

diverso. Sarà proprio questo riconoscimento a connotare l'eccezionalità e la specificità

della cultura europea che arriverà dall'Europa carolina. L'EUROPA: Non a caso Carlo

Magno nella descrizione della battaglia a Poitiers sarà definito rex pater Europe. È

un'Europa inserita nel Sacro Romano impero germanico. Gli arabi sono fermati a

Poitiers da Carlo Martello e dagli europeenses(popoli ostili agli arabi),ma occuperanno

la Spagna stabilmente per otto secoli, organizzando una società in cui convivranno

felicemente musulmani, cristiani de ebrei. La Spagna, insieme alla Sicilia diverrà uno dei

punti strategici in cui l'incontro-scontro linguistico e culturale col diverso consentirà una

nuova civiltà e lo sviluppo europeo, influenzando le lingue romanze de europee.

L'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE carolino è costituito da un elemento romano e uno

germanico,a differenza dello statico IMPERO ROMANO D'ORIENTE, ormai asiatico con

qualità opposte a quelle delle nuove realtà occidentali. A livello linguistico è difficile da

valutare l'influenza del germanico all'interno delle varie lingue romanze, se non al livello

lessicale in varia percentuale: es francese – gran parte dei suoi mutamenti fonetici sono

dovuti all'intensità dell'accento di origine germanica. Il concilio di Tours propone un

riconoscimento delle dignità della lingua, evento che in Oriente accadrà molto più tardi,

nel XX secolo. La diversità è quindi anche unità: il riconoscimento ufficiale del diverso

nelle deliberazioni del concilio è stato reso possibile grazie al recupero dell'unità

linguistica e culturale rappresentata dal latino e dalla sua cultura. Nello stesso concilio

quindi,prima del riconoscimento ufficiale del volgare troveremo la riaffermazione forte

della cultura ecclesiale. L'uso del volgare nella messa dovrà attendere ancora 1000 anni!

(Concilio Ecumenico Vaticano II). La stessa Bibbia rimarrà latina per lungo tempo(si

pensi quindi al movimento di Lutero).

LA ROMANIA. LE LINGUE ROMANZE

Come la filologia slava si riferisce alle lingue slave(russo,polacco,ceco,serbo,croato) per le

quali l'origine è stabilita nel cosiddetto protoslavo,come la filologia germanica abbraccia le

lingue germaniche(inglese,tedesco,svedese,danese,islandese...) che hanno origine nel

protogermanico,cosi la filologia romanza abbraccia le lingue derivate dal latino.L'aggettivo

romanzo indica una continuazione del latino,la lingua parlata nell'antica Roma che si diffuse

nell'Impero romano.

Nel Medioevo,nel Rinascimento questi idiomi erano detti volgari,cioè lingue parlate dal

popolo,contrapposti al latino,patrimonio delle persone colte. Dal latino derivano tante

lingue,la cui estensione geografica va dall'Atlantico meridionale all'Adriatico,anche nel

territorio della Romanìa.Da alcuni di questi idiomi si sono formate lingue

letterarie,riconosciuto poi nell'Età moderna come lingue:

• area ibero-romanza Portoghese,Galego,Spagnolo,Catalano

• area gallo-romanza Francese

• area italo-romanza Italiano,Romancio,Ladino

• area romanza orientale Romeno

Alcune di queste lingue romanze si sono diffuse al di fuori dell'Europa,in America latina.Vi

sono altre lingue che precedentemente hanno avuto un grande successo come ad esempio il

provenzale(occitanico),la prima lingua romanza che ha avuto un grande uso letterario nel

Mezzogiorno della Francia. Poi c'è il dalmatico,parlato nella sponda orientale dell'Adriatico

e che aveva anche un uso scritto.Ma poi non hanno ricevuto uno status di lingua per diversi

fattori politici,storici e sociali.Non solo non solo le lingue ma anche i dialetti sia antichi che

moderni costituiscono l'oggetto di studio della filologia romanza.I dialetti non sono inferiori

alle lingue infatti possiedono una struttura grammaticale ben definita e la loro differenza è di

ordine sociale e non linguistico.Infatti quella che nel Medioevo era una lingua letteraria di

grande importanza come provenzale sia ora ridotta a un dialetto(o patois parlate prive di

prestigio sociale limitate alla campagna e di uso familiare) ma può avvenire anche il

contrario ovvero che un dialetto oggi diventi una lingua domani: il catalano era un dialetto

nel XVI secolo ma poi grazie agli sforzi degli studiosi tornato ad essere una lingua .Questo

processo è stato sancito nel 1980 quando il catalano ha ottenuto lo status di lingua ufficiale

nella regione autonoma della Catalogna. In Spagna c'è stata anche la ufficializzazione del

Gallego che nel Medioevo formava un unico idioma con il portoghese.La Romania (cioè

l'insieme delle varietà linguistiche derivati dal latino)non si può circoscrivere alle lingue

ufficialmente riconosciute ma comprende anche idiomi antichi e moderni che vanno spesso

sotto il nome di dialetti.

IL DOMINIO ROMANZO

Il territorio in cui si parlano le lingue romanze è detto Romania che derivano direttamente

dal latino e occupano un'area che va dal Portogallo all'Italia e comprende le isole del

Mediterraneo ovvero alle Baleari la Corsica la Sardegna e la Sicilia.Si aggiunge anche il

Belgio che ha come lingua ufficiale il fiammingo, parti della Svizzera di lingua francese

italiano e romancia.Nello stato spagnolo hanno ottenuto lo status ufficiale di lingue regionali

il catalano e il galego. In Francia oltre al francese sono parlati altri dialetti di circolazione

ristretta ovvero i patois,cioè dialetti francesi rustici di ambito sociale ristretto.Il romeno è

parlato oltre i confini nord-orientali della Repubblica Ucraina e della lingua ufficiale della

Repubblica di Moldova.

Confronta la Romània attuale con la zona latinofona dell'Impero romano si possono notare

le zone in cui il layino non ha avuto continuazione(carta 2), ovvero in Africa

settentrionale,invasa da barbari e poi dagli arabi nell'VIII secolo e meno latinizzata era la

parte meridionale della Gran Bretagna infatti queste zone sono dette Romania perduta.

In questo dominio romanzo ci sono alcune zone circoscritte(isole) di lingue non romanze e

tra queste l'unica enclave(zona che si trova nei confini di uno stato ma appartenente ad un

altro stato) di una lingua non indoeuropea è quella costituita dal basco parlato nei Pirenei a

cavallo tra Francia e Spagna. Altrimenti le enclaves sono sempre costituite da altre varietà

indoeuropee e una di queste è il bretone,appartenente alla famiglia celtica,della Bretagna

che non è un resto della presenza di celti ma il risultato di una colonizzazione medievale.

Numerose sono le penisole e isole tedesche in Francia e Italia e si tratta di problemi di

confine come nel caso dell'Alsazia e della Lorena tedesche tra il 1870 e 1918 e tornate alla

Francia nel 1945,regioni di lingua tedesca che sono passate al frances.In Italia la minoranza

di lingua tedesca dell'Alto Adige dipende dall'annessione di questa regione all'Italia dopo la

prima guerra mondiale.La popolazione locale impara nelle scuole il tedesco e l'italiano.Ci

sono poi degli enclaves di altre lingue indoeuropee nelle zone dell'Italia meridionale

:albanesi in Calabria e Sicilia in seguito ad antiche migrazioni; greco in Puglia in Calabria

per via di colonizzazioni medievali.

Nel territorio della Romanìa ci sono oltre ai romeni altri gruppi linguistici come quello

ungherese con 3 milioni di parlanti stanziati in Transilvania poi il tedesco l'ucraino il serbo e

il turco.

L'emigrazione interessa oggigiorno molti paesi come ad esempio la Francia che ha accolto

lavoratori da diversi paesi extraeuropei ma anche popoli

romanzi(portoghesi,spagnoli,italiani).Anche l'Italia è diventata terra di immigrazioen dopo

aver fornito milioni di emigranti all'America,all'Australia e all'Europa.Tra gli emigrati in

Italia oltre a albanesi,arabi,cinesi ci sono molti romeni.

Quanto alle conseguenze linguistiche delle migrazioni sono diverse da quelle antiche poiché

il gruppo immigrato se diventa stabile perde la propria lingua nel giro di una o due

generazioni integrandosi con la popolazione ospite.In Italia la migrazione interna dal sud al

nord è stata intensa nel dopoguerra e gli immigrati italiani hanno perso il loro dialetto nel

giro di una generazione.Anche in Francia c'è stata questa migrazione interna intensa

nell'Ottocento che ha contribuito all'indebolimento dei dialetti a favore del francese.

La Romània nuova comprende i territori di lingua romanza non conquistati da Roma e

dunque latinizzati,ma dove una lingua romanza è stata importata più tardi.In Europa questo

fatto è raro e si limita alla diffusione dello spagnolo portato dagli ebrei detti sefarditi

cacciati del Regno di Spagna e del Portogallo nel XV secolo.Grandioso è invece il

panorama extraeuropeo. La più imponente espansione delle lingue romanze è quella

conseguente alle colonizzazioni che hanno portato lo spagnolo in gran parte dell'America

centro meridionale e nelle Filippine ed il portoghese in Brasile.Le lingue romanze hanno

conosciuto un enorme espansione mondiale infatti i parlanti sono oggi 640 milioni.

Ci sono poi le lingue creole e i pidgins(o sabir),lingue che si sono formate in Africa e in

Asia dal contatto di lingue europee con lingue indigene.Hanno un lessico ridotto limitato

alla sfera commerciale e una grammatica molto semplice. Alcuni pidgins sono diventati le

lingue materne delle popolazioni locale dotato di un sistema linguistico più complesse e

prendono il nome di lingue creole basate sul portoghese in Asia e sul francese in Guyana e

Filippine.Queste lingue hanno in comune con le lingue madri solo la base lessicale mentre la

struttura grammaticale è diversa.

IL CLIGES

La vita e le opere di Chrétien de Troyes

Ben poco si sa della sua vita. Nato forse a Troyes, risiedette certamente alle corti di Filippo

d'Alsazia, conte di Fiandra, e di Maria di Champagne e compose le sue opere tra il 1160 ed

il 1185.Dai suoi scritti si desume che possedeva un'ampia cultura, ma non era un

ecclesiastico; che era uomo di lettere pienamente consapevole del proprio ruolo e del valore

dell'opera letteraria come fonte di gloria e immortalità. Tra le sue opere spiccano due

canzoni d'amore e cinque grandi romanzi cortesi Érec et Énide (circa 1170); Cligès (circa

1176); Lancelot ou Le chevalier à la charrette (Lancillotto o Il cavaliere della carretta, tra il

1177 e il 1181)romanzo in cui compare Artù e con lui Lancillotto,la bella Ginevra e l'oscuro

mago Merlino; Yvain ou Le chevalier au lion (Ivano o Il cavaliere del leone, tra il 1177 e il

1181); l'incompiuto Perceval ou Le conte du Graal (Perceval o Il racconto del Graal, dopo il

1181) con protagonisti i cavalieri della tavola rotonda,in cui si accentua la spiritualizzazione

dell'etica cavalleresca.I cavalieri vanno qui alla ricerca del Graal, divino simbolo di

rinascita, ma ancora non è la coppa che accolse il sangue di Cristo. Lo diventerà in

seguito, con gli scrittori successivi che riprenderanno in mano le leggende arturiane,

rimaneggiandole, riadattandole, reinterpretandole a loro piacimento.

Sintesi e superamento dell'ideale cortese

Nelle sue opere Chrétien tratta e rielabora con notevole libertà e originalità i temi canonici

del romanzo cortese. In Érec et Énide egli affronta in modo problematico un tema lasciato ai

margini dalla teoria dell'amor cortese. Il cavaliere ha conquistato l'amore della dama grazie

al proprio valore e l'ha sposata. Ma proprio quell'amore impedisce all'eroe di esprimere il

suo valore, allontanandolo dall'esercizio delle armi. La contraddizione sarà superata dal

comune impegno dei due sposi nell'avventura: Énide ed Érec partono insieme e insieme

affrontano il pericolo. Così l'amore trae nuovo alimento dall'avventura e si realizza il

difficile equilibrio tra passione, matrimonio e servizio cavalleresco.

L'originalità di Chrétien si rivela ancor più nel romanzo di argomento orientale Cligès, che

si oppone polemicamente alla leggenda più nota del ciclo arturiano, l'amore di Tristano e

Isotta. Si ritrova la situazione dei celebri amanti, ma qui la protagonista Fenice, innamorata

di Cligès, nipote dell'anziano marito, rifiuta il compromesso di Isotta, la separazione tra

anima e corpo.

In Lancelot il tema dell'amore e dell'avventura si approfondisce ulteriormente: la ricerca

della donna amata da parte dell'eroe si trasforma in un itinerario ideale. Negli ultimi

romanzi Chrétien de Troyes sembra delineare un profondo mutamento dell'ideale

cavalleresco. Yvain mette il proprio valore al servizio degli oppressi e scopre una nuova

dimensione dell'avventura. La lettura di Perceval è più difficile, in quanto il romanzo è

rimasto incompiuto: appare tuttavia evidente che la ricerca di sé attraverso l'avventura si è

trasformata in una ricerca mistica, in un itinerario religioso.

Ivano, fra tutti i romanzi di Chrètien, è forse quello in cui il poeta si muove con maggior

agio. Perduto per imperdonabile leggerezza l’amore della sposa Ivano, nello sforzo di

esserne di nuovo degno, maturerà come persona, diverrà un cavaliere perfetto, pronto ad

agire non più solo per se stesso ma anche per gli altri. Il tema trattato è quindi quello

prediletto dell’autore: l’amore che trova la sua più vera realizzazione all’interno del vincolo

coniugale, conciliandosi allo stesso tempo con gli ideali più alti della cavalleria.

In Cligès elementi della materia bretone si fondono con la più antica tradizione classica e

greco-bizantina, dando vita a un’insolita narrazione ricca di avventure e di colpi di scena.

L’azione si sposta più volte dalla Grecia alle due Bretagne e lo sfarzo orientale s’impone

sull’austerità della corte arturiana. Cligès, a differenza degli altri cavalieri, non esita ad

abbandonare le imprese cavalleresche alla corte di re Artù per raggiungere in Oriente

l’amore di Fenice. Prode cavaliere, egli si fa timido davanti all’amata e si dichiarerà a lei

non apertamente. Cligès rappresenta l’esaltazione dell’amore coniugale, poiché

nell’armonia della coppia, dove passione e dovere si conciliano, egli scopre l’unica via per

realizzare l’autentico ideale cavalleresco.

RE ARTU'

Per prima cosa, c'è da chiarire che re Artù probabilmente non è mai esistito. Egli

potrebbe essere solamente frutto della fantasia degli scrittori medievali, primo di tutti

Chrétien de Troyes a cui attribuiamo i primi romanzi arturiani e che visse nell'XI secolo.

Nell'ammettere l'esistenza storica di re Artù, dovremmo fare un piccolo sforzo

d'immaginazione, in quanto dovremmo togliergli la brillante armatura cavalleresca e

trasportarlo in un altro ambiente storico-culturale, quello dell'Inghilterra del V/VI secolo

d.C. Quindi, ben cinquecento anni prima del tempo che immagineremmo noi leggendo i

romanzi di Chrétien de Troyes. Non nel vero e proprio medioevo cavalleresco, ma negli

ultimi attimi di vita dell'Impero Romano. Nel 476 d.C. termina il grande impero che

aveva unito tutta l'Europa, sommerso dalle invasioni dei barbari, per l'esattezza Goti e

popolazioni germaniche. L'imperatore Adriano, aveva esteso l'Impero fino all'estremo

nord, fino alla Gran Bretagna, costruendovi il famoso Vallo proprio per arginare il

pericolo costituito dagli invasori, popolazioni locali pagane. Nel V secolo ormai l'Impero

non aveva più la forza di resistere e venne lentamente divorato dall'esterno, ma anche

dall'interno (in quanto già da molti anni i germanici facevano parte dello stesso esercito

romano, ed alcuni riuscirono anche a diventare generali). Ciò fu inevitabile. Ma alcuni

soldati e generali, anche dopo il 476, non deposero le armi, continuando per qualche

decennio a combattere con l'idea di ricostituire l'Impero e di proteggere la religione

cristiana.Uno di questi potrebbe essere stato proprio il nostro Artù, che resistette alle

invasioni dei Sassoni e degli altri barbari, che nel V secolo stavano invadendo

l'Inghilterra, divenendo così un eroe, una leggenda. Il nome Artù, inoltre, potrebbe solo

essere un appellativo. In passato era usuale dare ai valorosi degli appellativi per

caratterizzarli ed esaltarne le qualità fisiche o guerriere. Infatti, il nome Artù potrebbe

derivare da "Artorius", che nella lingua celtica voleva dire "orso". In tal senso, un

guerriero così chiamato, aveva l'orso come suo "animale guida" e ne acquistava le

qualità, come la forza e la grandezza.

Il mago Merlino invece era il mago di corte e consigliere del re Artù. Personaggio molto

misterioso e oscuro. Era profeta, mago, consigliere e si diceva che potesse viaggiare nel

tempo. In realtà dev'essere stato un druido. I druidi erano i sacerdoti delle popolazioni

celtiche che vivevano in Gallia ed in Britannia nei fino all'espansione del Cristianesimo

in quelle terre. Essi praticavano la magia nei boschi, a contatto con la natura e, si dice,

avevano molti poteri soprannaturali, tra cui anche quello di vedere nel futuro e rendersi

invisibili.

INTRODUZIONE

La pubblicazione di Cligès concepito dal suo autore come il suo capolavoro ha avuto molto

successo ed i letterati lo hanno interpretato come un esempio di comportamento cortese,una

sorta di galateo,infatti l'autore Tommasino di Cerclaria,raccomanderà ai giovani della corte

di comportarsi come Alixandre e Soredamors,genitori di Cligès.Data la costruzione curata,la

fortuna maggiore di questo romanzo forse il più legato all'attualità tra quelli scritti da

Chrétien risiederà nel suo aspetto formale,presentandosi come modello di stile poetico.I suoi

contenuti si allontanano dal meraviglioso celtico che c'era nell Erec,non ci sono i nani come

il servo di Ydier,né giganti,non c'è il cervo bianco reminescenza di antichi riti celtici e non

c'è il giardino meraviglioso chiuso da una magica recinzione dove le piante crescono in

eterna primavera.Il giardino perde ogni magia chiuso da un alto muro ed è proprio la sua

fisicità ad esaltare la conclusione della storia d'amore.Nel romanzo c'è la realtà

contemporanea parlando della storia di Enrico II di Champagne(Figlio dell'omonimo

conte di Champagne, partecipò alla III Crociata e fu eletto re di Gerusalemme(Israele

Asia) (1192) come successore di Corrado di Monferrato, del quale sposò la vedova

.L'unica opera in volgare a lui dedicata è un episodio della storia di Alessandro

Magno,il sovrano divenuto emblema della generosità signorile.Nella trama del Cligès è

riconoscibile un episodio della giovinezza del conte quando era stato mandato alla

corte bizantina per ricevere l'investitura.La storia del conte viene considerata come

un’anticipazione rovesciata della vicenda di Alixandre, padre del protagonista Cligès. La

storia racconta del percorso interiore compiuto dal giovane Cligès, futuro imperatore della

corte di Costantinopoli, che nel suo viaggio in Occidente alla corte di re Artù incontra

Fenice.

Ci sono altri richiami alla realtà,come i due progetti matrimoniali,ovvero quello che doveva

legare il figlio piccolo di Federico Barbarossa(imperatore tedesco) con Maria,unica figlia

dell'imperatore bizantino Manuele Comneno,trattative ostacolate dal papa e le trattative

matrimoniali che dovevano legare Agnese,figlia di terzo letto di Luigi VII e nipote di Enrico

di Champagne,ad uno dei figli di Federico Barbarossa.Questo proposito era spinto dal conte

di Champagne favorevole al costituirsi di una alleanza franco-germanica.

Contrario era il papa che aveva proposto come marito per Agnese Alessio,figlio di Manuele

Comneno,ovvero l'Alis che nel Cligès sposerà venendo meno alla promessa fatta al fratello

Alixandre,la figlia dell'imperatore tedesco ma il cui matrimonio risulterà non valido.Tutte

queste trattative falliranno nel 1176 con la disfatta di Legnano e la coscienza da parte di

Federico Barbarossa del tradimento di Enrico il Leone,duca di Sassonia e Baviera. Queste

realtà ci permettono di conoscere la data precisa per il Cligès,ci fanno supporre che il

romanzo sia stato scritto alla corte di Champagne e spiegano l'ambientazione dell'opera.

Il Cligès è l'unico romanzo di questo autore che presenta il personaggio al pubblico,poichè

già nel prologo Cligès viene descritto come protagonista assoluto, con la presentazione dei

suoi genitori come avveniva con Tristano e Isotta.Inoltre l'ambiente che fa da sfondo alla

storia è parzialmente arturiano contrario agli altri romanzi nei quali l'ambientazione

arturiana è costante per tutto il romanzo, qui invece vi è un continuo passaggio dall'Oriente

bizantino all'Occidente arturiano.

Le novità risiedono anche nella struttura e stile,a cominciare dal prologo,poichè in quel

tempo si inizia un romanzo con un exemplum o una predicazione che Ch.utilizzerà in altri

romanzi per spiegare i motivi che avevano originato il racconto.Nel Cligès Ch è conscio del

suo valore artistico e non ha necessità di giustificare il proprio operato:è lui il punto di

arrivo di tutta la cultura occidentale,a partire da quella classica,lui può insegnare ai

contemporanei ciò che è giusto.Nello sfondo del Cligès ci sono tre

imperi:europeo,inghilterra e greco-bizantino.Sia il padre che il figlio si muoveranno dallo

spazio bizantino al nord. Il viaggio ci conduce alla tematica medievale della translatio studii

et imperii,ossia traslazione della sapienza militare e culturale,enfatizzato dalla rima

chevalerie clergie ossia il tema del passaggio della cultura(attuato attraverso la traduzione

dei testi antichi) e del potere dall'Oriente greco all'Occidente francese attraverso il tramite

romano,anche perchè da Ch in poi il regno arturiano diventa francese.

Il tema della translatio studii era già presente all'epoca di Chrétien,anche se qui egli

dimostra quanto la Francia abbia dominato la clergie trasmessa dall'antichità classica;quello

della translatio imperii legato alla legittimazione del potere è poco comune in letteratura ma

è l'argomento principale del romanzo,la translatio diventa realtà nel viaggio da Oriente a

Occidente dei due protagonisti maschili del romanzo,Alixandre e Cligès,ma viene descritta

anche la fusione del potere orientale rappresentato dagli stessi protagonisti,due sovrani greci

con quello occidentale di Artù.

Si ha un passaggio da un centro politico culturale mediterraneo classico pagano ad un

epicentro politico culturale nordino francese.

Cliges: Prima parte (45-2607): la storia di Alixandre e di Soredamors

Il protagonista del romanzo è Cligès,come lo afferma anche l'autore Chrétien all'inizio

dell'opera(vv 8-10->inizia ora un nuovo racconto su un valletto che visse in Grecia ma del

lignaggio di re Artù). La storia ha inizio a Costantinopoli.Per poter raccontare la sua storia

Chrétien decide di raccontare prima quella del padre,Alixandre,figlio dell'imperatore di

Costantinopoli,presentando i membri della sua famiglia:l'imperatore Alixandre e

l'imperatrice Tantalis,con i due figli,Alixandre,il maggiore ed erede al trono e Alis,il più

piccolo.Il nome del piccolo Alis lega insieme i componenti della famiglia,ma il gioco

onomastico tra i due fratelli preannuncia la crisi dalla quale scaturiranno gli eventi della

seconda parte del romanzo:Alis ha la metà degli anni di Alixandre quando inizia la

narrazione presentandosi come un dimidiatus Alixandre(dimezzato),un cadetto che cercherà

di usurpare i diritti di Alixandre e di suo figlio Cligès.La presentazione della famiglia offre

un'importante chiave di lettura del romanzo poichè Chrétien utilizza sempre l'interpretatio

nominis ma in questo romanzo i personaggi principali hanno un nome parlante

accompagnato da un'interpretazione,tranne i personaggi della corte arturiana:Artù viene

nominato solo come simbolo per eccellenza della sovranità mentre la regina non verrà mai

nominata se non con l'appellativo che indica la sua funzione:lei svelerà ai due giovani il loro

reciproco amore e favorirà il matrimonio.La corte arturiana serve solo da sfondo nel

romanzo con il significato di corte occidentale ideale.

Nella figura di Alixandre viene delineata la figura del cavaliere ideale,ovvero dell'uomo

completo: la volontà di essere armato cavaliere solo da re Artù è motivata dalla necessità di

dimostrare il proprio valore sia a se stesso sia agli altri conciliando in questo modo le virtù

intimamente vissute e l'opinione che gli altri si formano sull'individuo in base ai suoi

comportamenti. Egli possiede per nascita la clergie(cultura) e la generosità,regina di tutte le

virtù e il cui più alto simbolo nella letteratura medievale era Alessandro Magno(356-

390):egli crea un grande impero che va da Occidente ad Oriente,dalla Macedonia alla

Grecia, in poco tempo e dominava la culla della civiltà occidentale,ovvero la Grecia e crea

colonie per unire più civiltà insieme.Il Medioevo lo vede come il realizzatore di un impero

universale e anticipa la tematica delle crociate,sanguinose battaglie tra Oriente e

Occidente.Uomo di eccezionale cultura aveva come maestro Aristotele.Estremo nella

crudeltà ma anche nella generosità.L'esaltazione della generosità del padre ad Alixandre è

anche anticipazione di quello che sarà la lode rivolta a Filippo di Fiandra nel prologo del

Perceval,il merito del buon signore che deve essere anche mecenate,cosi come mecenate era

Enrico di Champagne che era celebrato per aver unito in sé generosità,cultura e valore

guerresco,il conte al quale il romanzo è indirizzato.Alixandre,generoso e di maniere

raffinate deve dimostrare l'altra faccia della sua perfezione,il valore guerresco, e solo dopo

questa dimostrazione sarà degno di aspirare all'amore.

L'occasione per provare le proprie forze,offerta dalla lotta di Artù contro il traditore

Angrès,un conte peggiore di Gano segna l'incontro con l'amore. Sulla nave che veleggia

verso la Bretagna Alixandre accompagna Artù e la regina porta con sé Soredamors,sorella di

Galvano(nipote di Artù).L'amore sboccia all'improvviso e viene taciuto fra i due giovani e

ripete quello tra Tristano e Isotta,nato anch'esso improvvisamente ma non taciuto sulla nave

che li porta in Cornovaglia,ma se per quest'ultima coppia è il fato,ovvero il filtro, a unire i

due giovani,nel Cligès è soltanto l'amore,signore,che colpisce i due attraverso la vista

piegando i ribelli come Soredamors e come prima di lei Narciso,altro nemico dell'amore che

si può riconoscere fra le righe nella presentazione di Soredamors(vv.444-457) e che sarà

richiamato come esempio negativo da superare(2753-2754 aveva tanta bellezza e poca

saggezza) nella presentazione di Cligès.Narciso ha un atteggiamento concentrato su se

stesso e non aperto all'amore,mentre Alixandre e Cligès hanno grande prestigio,prodezza e

non prescindono dall'esperienza amorosa.

Dopo la visio immoderata cogitatio(l'amore procede per visione),postulata da Andrea

Cappellano nel De amore,si manifesta in lunghi monologhi una sorta di galateo

d'amore,incentrati sul rapporto tra vista e nascita d'amore tanto che il monologo di Alixandre

si configura come un piccolo trattato sull'argomento delle recenti acquisizioni scientifiche

sulla rifrazione:il monologo è un dialogo/dibattito tra l'alumnus Alixandre che chiede ed il

magister(Ragione) che spiega.Soredamors rifiuta di esternare il proprio amore per il timore

della cattiva fama,quella fama che circondava la storia d'amore di Tristano e Isotta che viene

richiamata per rifiutarla anche nella seconda parte del romanzo e giunge alla conclusione

che (se lui non mi ama,io amerò lui 1044). Il giovane innamorato si dichiara servo

dell'amore(863-864 Ormai faccia di me la sua volontà) con parole che richiamano la lirica di

Chrétien(D'Amors,qui m'a tolu a moi),mentre l'altra delle due liriche si può leggere fra le

righe di questo romanzo(571-572 Amore travaglia i due innamorati contro i quali ha

intrapreso una battaglia).L'accettazione dell'amore si manifesta come razionale e l'apparente

ossimoro,amore razionale,spiega l'ironia che si trova nel romanzo,ironia che colpisce

soprattutto il racconto d'amore.Se nel Lancelot(personaggio tragico come Tristano) poco più

tardo rispetto al Cligès si assisterà all'oblio amoroso del protagonista,ossia estraniamento dal

mondo sensibile provocata dai capelli dell'amata rimasti impigliati nel suo pettine,nel Cligès

vi è un altro caso di estasi amorosa,provocata dal capello di Soredamors(potere magico dei

capelli,al limite del feticismo(venerazione) Forse anche Re Marco aveva visto un capello

biondo portato da una colomba e aveva deciso di sposare Isotta) ma descritta con maggiore

ironia rispetto al Lancelot.Alixandre riesce a suscitare nel lettore solo tenerezza nella

contemplazione di quel capello,ma con il desiderio di ben altro soddisfacimento. E' lo stesso

Chrétien che interviene nel racconto per ironizzare sulla situazione(1637-1638 Amore rende

folle un saggio se costui gioisce per un capello). Lancelot invece è un personaggio tragico

anche all'interno della sua follia d'amore,l'estasi è descritta con parole che riprendono la

letteratura mistica(1460-1462,Le Chevalier de la Charrete, mai occhio umano vedrà onorare

qualcosa in tal modo,perchè egli cominci ad adorarli),fin dall'inizio del romanzo Lancelot

viene descritto come uomo portato all'estasi(ivi 714-724 si scorda di se stesso,non sa se

esiste o no,non si ricorda del suo nome,dove va o da dove viene,non si ricorda di nulla

tranne di quella cosa,per la quale ha scordato tutto), parole che troviamo anche nel Roman

de la Rose (Ti accadrà tante volte che pensando ti smemorerai e resterai una figura

muta.Alla fine tornerai in te stesso e trasalirai di paura).

Divenuto ormai cavaliere grazie a imprese che ripetono quelle di Enea,Alixandre si

accosterà all'amore in modo non banale: l'amore deve essere un libero dono di se stesso

all'altro,senza intervento esterno, e alla fine alla regina che gli offre in sposa la

fanciulla(2292-2294 Vi posso assicurare che se ne avete l'intenzione io stessa combinerò il

matrimonio), risponderà rifiutando non la donna amata ma l'offerta,perchè l'intervento della

regina potrebbe prevaricare sulla volontà di Soredamors. Ebbero un figlio, Cligès.La

famigliola, in seguito, decise di ritornare in patria dopo aver saputo che l'imperatore padre

era morto e al suo posto era salito il fratello minore Alis. Grazie ad un accordo tra i due

fratelli, non si ricorse alla guerra. L'accordo prevedeva che la nomina ufficiale di imperatore

rimaneva ad Alis, mentre Alessandro sovrintendeva su ogni cosa. Un altro particolare

dell'accordo era che il fratello minore non dovesse prendere moglie, cosicché dopo di lui

sarebbe salito al trono Cligès. Purtroppo Alessandro e Soredamor morirono

prematuramente. Cligès allora servì lo zio Alis. Poco tempo dopo Alis sposò la figlia

maggiore dell'imperatore d'Alemagna, Fenice.

SECONDA PARTE (VV.2608-6768): LA STORIA DI CLIGES E FENICE

La prima parte del romanzo aveva messo in scena una coppia che aveva visto evolvere il

proprio amore secondo i canoni dell'amor cortese:i due giovani pari per condizione

sociale,bellezza,libertà,la donna timida,l'innamorato pauroso di dichiararsi,il matrimonio

finale combinato da una terza persona. La seconda parte invece si occupa di una coppia

diversa:i due giovani sono pari per bellezza,giovinezza e condizione sociale ma non solo

liberi, poichè Fenice è promessa sposa e poi sposa dello zio di Cligès e Cligès è pauroso di

mostrare i suoi sentimenti e sottomesso ai voleri di Fenice,donna che esprime le sue volontà

e propone soluzioni accettate senza discussione dall'innamorato. La seconda parte riprende

la storia tristaniana,ripetendo i passi principali: il capello biondo darà l'avvio alla storia,il

triangolo amoroso,il filtro,la scoperta dei due amanti,la presenza di due complici. Il

romanzo non è stato concepito come un anti Tristano quanto come dimostrazione della

possibilità di evitare il tragico errore compiuto dai due celebri amanti. La storia di Tristano e

Isotta era incentrata sul binomio classico amore/morte e non poteva avere che la morte come

sua conclusione,una morte che serpeggia per tutto il romanzo;nel Cligès invece il binomio

viene corretto in amore/vita:la morte riguarderà un modo sbagliato di vivere l'amore e sarà il

punto di passaggio necessario per rettificare quell'errore e permettere all'amore dei due

amanti di longuement durer. A Chrétien interessavano gli elementi essenziali necessari ad

individuare l'errore di fondo di quel comportamento.La correzione alla storia tristaniana

avviene grazie a due filtri preparati da Thessala,confidente di Fenice,e qui vi è il parallelo

con il romanzo di Thomas,poichè i filtri sono due: il primo destinato per Isotta e Marco

provoca l'amore fatale tra Tristano e Isotta e funziona come elemento esterno che annulla il

libero arbitrio,mentre l'altro filtro o vino speziato viene offerto a Marco da Tristano durante

la prima notte di nozze e ubriacando il sovrano sostituisce la vergine Brangania ad Isotta

rendendo segreto il rapporto tra i due amanti.I due filtri presenti nel Cligès hanno due

funzioni simili: il primo,offerto da Cligès allo zio durante la festa di nozze sembrà essere il

secondo filtro tristaniano e ingannerà Alis(lo zio) facendogli sognare di possedere Fenice,la

quale potrà conservare il suo corpo intatto per Cligès.Il secondo,invece,provocherà la falsa

morte di Fenice rendendo esplicito il significato del suo nome:la donna morirà come moglie

di Alis per risorgere come amante di Cligès,liberandola dalla colpa agli occhi del

mondo.Venne il momento che Cligès decise di partire a sua volta alla corte di re Artù.

Arrivato nei pressi della corte, non si presentò subito ma attese l'inizio di un torneo al quale

partecipò, cambiando ogni giorno l'armatura in modo che nessuno lo potesse riconoscere.

L'ultimo giorno si scontro con messer Galvano che si batté arditamente e dovette intervenire

il re per dividerli. Proprio in quel momento, Cligès manifestò pubblicamente la sua vera

identità. Alla corte di re Artù venne accolto con grandi onori e trascorse del tempo. Venne il

momento anche per lui di ritornare in patria, Costantinopoli. Quando Cligès e Fenice

s'incontrarono, il fuoco dell'amore si ravvivò Decisero allora che Fenice si fingesse morta

così che entrambi potessero andarsene. Nella sua presentazione Chrétien aveva fatto

riferimento all'uccello mitico riportando la bellezza,la resurrezione dalla morte e la sua

unicità,elemento che viene a configurarsi come anticipazione della volontà di Fenice di

essere unica,cuore e corpo,di un solo uomo e non divisa tra marito e moglie.Anche il primo

filtro ha dunque questa funzione,poichè da una parte Fenice salverà la propria coscienza

dalla colpa di partenage sessuale tra marito e amato distinguendola cosi da Isotta e rendendo

il suo amore razionale e dall'altra parte potrà impedire che da lei nasca mai un figlio che

possa diseredarlo(3174-3175) un argomento politico più volte richiamato nel Cligès.

Anche nella seconda parte del romanzo vi sono spunti ironici.Nel momento in cui Fenice

finge di essere in punta di morte e allontana ogni medico per non svelare il suo

inganno,giustifica il suo rifiuto dicendo che non ci sarà che un medico che potrà ridarle la

salute:lui la farà morire o vivere e nelle sue mani affida la sua salute.Credono che parli di

Dio,ma il suo pensiero è malizioso perchè pensa a Cligès(5689-5700).Anche Isotta

pronuncia le parole di Fenice,ma diversamente. Alla frase tragicamente passionale di

Isotta,rassegnata alla passione che la divora,al destino impostole dall'esterno e accettato fino

alla morte,si contrappone il tono malizioso e pieno di fiducia di Fenice,unica artefice del suo

destino. Anche in questo particolare si coglie la differenza fra le due storie apparentemente

simili.In quest'epoca si mescola il sacro e il profano che il linguaggio della mistica,della

descrizione dell'amore fra uomo e Dio,rapporto sublime difficile da descrivere,deve far

ricorso a espressioni umane per poter essere espresso. Solo il contesto potrà chiarire se certe

frasi appassionate sono spirituali accostamenti alla divinità oppure terreni d'amore in cerca

di appagamento sessuale.Chrétien gioca su questa ambiguità e le parole di Fenice indicano

la sua intenzione maliziosa richiamando il giuramento di Isotta nella quale però manca la

vena ironica che c'è nel Cligès:in entrambi i casi la protagonista dice la verità ma in modo

che chi ascolta creda altro.Ritorna quindi la necessità di conciliare i valori intimamente

vissuti e l'opinione che gli altri si formano sull'individuo. Il problema era stato posto dalla

stessa Fenice quando aveva detto a Thessala,figura cara alla tradizione teatrale classica, e

poi a Cligès che non voleva che si ripetesse l'amore di Tristano e Isotta di cui si dicono tante

follie da vergognarsi a raccontarle(3129-3131);il problema non sta solo nella passione che

unisce i due amanti,quanto nel fatto che tutti l'hanno saputo.

La coppia ideale deve servire da esempio agli altri,ogni individuo è responsabile delle

proprie azioni di fronte alla società e la coscienza di questa responsabilità individuale e

collegata al libero arbitrio serpeggia in tutte le opere di Chrétien. Per questo motivo Fenice

non accetta la proposta di Cligès di partire insieme per la Bretagna,perchè nessuno

crederebbe che lei è ancora vergine, e loro due sarebbero paragonati a Tristano e Isotta.

Con il secondo filtro Alis subirà ancora una volta l'inganno di Fenice.Entra in scena un altro

personaggio,Jehan,servo di Cligès che è un amico e complice,corrispettivo di Governal,lo

scudiero e amico di Tristano,nonchè l'equivalente maschile di Thessala e se lei è esperta

nelle arti magiche, Jehan lo è in ogni mestiere(5376-5377 e 5401-5402).

Thessala dovrà preparare il filtro per la finta morte e Jehan dovrà preparare una bara e un

riparo nel quale i due amanti possano vivere tranquilli,una torre meravigliosa che cela una

dimora sotteranea con stanze affrescate e bagni dotati di acqua calda richiamando

l'architettuta bizantina e costituendosi come hortus conclusus,luogo che isola gli amanti.

Nel frattempo Fenice beve il filtro e si finge malata;per ingannare i medici Thessala porta

loro l'orina di una malata prossima alla morte,tanto che tutti cominciano a piangere e ad

accusare la morte;si battono le mani e si strappano i capelli,i chierici leggono i salmi e

pregano per la buona signora. Arrivano tre medici di Salerno che si offrono di curarla,ma

subito viene loro un sospetto: Si ricordarono di Salomone e della moglie che lo odiava tanto

da tradirlo fingendosi morta(5858-5860).Cercarono di guarirla,ma si accorgono che a nulla

valgono i loro tentativi neanche quello di batterla fino a riempirla di ferite,allora decisero di

gettarla nel fuoco,ma Thessala entrata a forza nella stanza la ritrova mezza morta sul serio e

la mette nella bara:il primo atto del mito della fenice si è compiuto.

Durante la notte Cligès e Jehan prendono Fenice dalla sepoltura e la portano nella torre

sotteranea dove con l'aiuto delle arti magiche di Thessala Fenice risorgerà:la protanogista

del romanzo segue la sorte dell'uccello mitico che passa attraverso la morte e la resurezzione

per poter vivere la sua storia d'amore con Cligès. Ma non si è mai contenti di quello che si

ha e dopo qualche mese di beatitudine,Fenice comincia a desiderare il cielo aperto sentendo

cantare l'usignolo al ritorno dell'estate 6332-6339). Questa stagione serve a introdurre un

episodio che segnerà la conclusione del romanzo;la progressiva ascesa dalle stanze

sotterranee al giardino non fa che ricordare il ritorno degli amanti in società. La torre

presenta due aspetti,quello scoperto visibile a tutti e quello sotterraneo nascosto e

inaccessibile.La resurrezione di Fenice come quella dell'ucello che si compie dopo tre giorni

dalla morte,avviene per gradi,seppellita in tomba viene presa da Cligès e da Jehan e portata

nella torre.Fenice e Cligès salgono verso l'alto con l'inizio dell'estate,esce alla luce del

giorno. Manca la conquista della libertà anche di fronte la società. Un cavaliere della corte

di Alis,Bertrand,andando a caccia con lo sparviero giunge alla mura del giardino e per

recuperare l'uccello che gli era sfuggito si arrampica sul muro e scopre gli amanti

abbracciati.Allora i due fuggono per raggiungere la corte arturiana dove Cligès vuole

chiedere aiuto a re Artù,suo zio,per rivendicare i propri diritti e combattere l'usurpatore

Alis,ma tutto si risolve per il meglio poichè il matrimonio tra Fenice e Alis si dimostra non

valido perchè non consumato e Alis muore pazzo per il furore provato. iedere aiuto. Proprio

nel momento nel quale Artù stava per partire alla volta di Costantinopoli per vendicare

Cligès, Giovanni venne ad informarlo che Alis era morto. Cligès ritornò in patria dove

venne accolto calorosamente. E visse felice e contento, insieme alla sua Fenice, della quale

si fidava pienamente. E gli imperatori che gli succedettero sul trono di Costantinopoli,

fecero sorvegliare le proprie mogli affinché non venissero ingannati come aveva fatto

Fenice con Alis. La vera protagonista di questa seconda parte del romanzo è Fenice,in

contrapposizione con la debole Isotta,passiva di fronte alla sua sorte. Fenice prende tra le

mani il suo destino e trova tutte le soluzioni sopportando anche le conseguenze,circondata

da due uomini deboli:Alis,il marito che come Marco si fa sviare dalla sua corte e non

sospetta di nulla e Cligès,l'amante pronto a fare tutto quello che lei vuole,senza discutere.

Mito nelle Metamorfosi di Ovidio: Narciso

Narciso era un giovane così bello che tutti, uomini e donne, s’innamoravano di lui; egli però

non se ne curava, anzi preferiva passare le giornate in solitudine, cacciando. La madre si era

recata dal vate Tiresia per conoscere il suo destino e quest'ultimo le aveva detto che suo

figlio avrebbe vissuto per tanto tempo se non avesse conosciuto se stesso. Si racconta della

sua insensibilità e vanità tanto che un giorno regalò una spada ad Aminio, un suo acceso

spasimante, perchè si suicidasse e Aminio tanto era grande il suo amore per Narciso, si

trafisse il cuore sulla soglia della sua casa. Tra le sue spasimanti la Ninfa Eco, costretta a

ripetere sempre le ultime parole di ciò che le era stato detto; era stata infatti punita da

Giunone perché la distraeva con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si

nascondevano. Quando Eco cercò di avvicinarsi a Narciso questi la rifiutò. Da quel giorno

la ninfa si nascose nei boschi consumandosi per l’amore non corrisposto, fino a rimanere

solo una voce. Infine, poiché un amante rifiutato chiese a Nemesi di vendicarlo, Narciso fu

condannato a innamorarsi della sua stessa immagine riflessa nell’acqua. Egli si lamentava

poiché non riusciva a stringerla né a toccarla e i suoi lamenti venivano ripetuti da Eco. Una

volta resosi conto dell’accaduto, Narciso si lasciò morire struggendosi inutilmente; quando

le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, trovarono

al suo posto un fiore cui fu dato il suo nome.La bellezza del giovane, pari a quella di un dio,

fu la causa della sua stessa rovina.

In Ovidio c'era un interesse eziologico e naturalistico infatti per quanto riguarda il mito di

Narciso egli voleva scoprire come da Narciso era nato il fiore.Il Medioevo invece ha un

interesse psicologico,vuole analizzare l'amore,il processo di innamoramento che parte dagli

occhi e passa nell'interiorità,immoderata cogitatio(“L’amore è una passione innata che

procede dalla vista e dall’eccessiva immaginazione della bellezza del sesso opposto, per cui

sopra ogni altra cosa si vuole abbracciare l’altro e, per reciproco volere, nell’abbraccio

adempiere i comandamenti dell’amore.”,il pensiero deve essere smisurato),soliloqui e

monologhi del protagonista.

PROLOGO CLIGES: Importante è il Prologo del Cligès, perché Chrétien presenta se

stesso, le sue opere e quelle che ha tradotto. Si attribuisce dei volgarizzamenti ovvero delle

traduzioni dal latino alle lingue romanze. Si attribuisce una formazione classica( dichiara di

aver tradotto il MITO DI PELOPE),ha scritto molto... ma ci è giunto poco: L'EREC E

L'ENEIDE e i volgarizzamenti di Ovidio non ci sono giunti, come non c'è giunto il mito di

PELOPE. La metamorfosi dell'Upupa,la Rondine e l'Usignolo(ovvero il mito di

FILOMENA) c'è giunta racchiusa “nell'OVIDE MORALISE'”. Ci sono giunti anche i suoi 5

romanzi. Inizia poi il suo prologo al romanzo: “INIZIA ORA UN NUOVO RACCONTO

SU UN VALLETTO CHE VIVE IN GRECIA”, imparentato per via di madre con RE

ARTU'. Prima di dirvi qualcosa su di lui, vi parlerò di suo

padre. La storia del Cligès si apre infatti con un flash-back. Il protagonista principale è il

Cligès, sposo di FENICE. Si narrerà della loro storia d'amore. Ma prima si parlerà della

storia d'amore dei suoi genitori. Carattere PARANOMASTICO – su tutti personaggi della

corte. Ogni personaggio ha un nome “parlante”...

Alis, personaggio assolutamente negativo. Alis è la metà di Alessandro, che ha metà degli

anni di

Alixandre ed usurperà il trono che spetta al leggittimo Alixandre...

Breve schema: Matrimonio e nascita dei due eredi. Prima parte: Alixandre seguito da

Soredamors. Insediamento di Alis: provvisoriamente sul trono al posto dell'erede

legittimo(Alixandre), ma non si sarebbe sposato né avrebbe avuto prole. Non mantiene le

promesse e usurperà il trono di Cligès.

Seconda parte, seconda storia d'amore Cligès e Fenice: coppia diversa rispetto alla prima

parte: 1 Alixandre e Soredamors sono liberi, il loro amore non è ostacolato da nulla. 2 Sono

impegnati in un corteggiamento che corrisponde al canone cortese( innamoramento che

passa da una fase topica: quella dell'impegno degli occhi all'immoderata cogitatio,sospiri,

lunghi e appassionati monologhi,matrimonio e figli). Le doti di Alixandre sono una sintesi

di cultura e potenza militare,

ricordando come questo personaggio ricorda Alessandro Magno,oggetto di alta letteratura e

di numerose leggende,di opere storiche e letterarie, riguardante civiltà varie. Alessandro

Magno arriva come un grande personaggio dopo aver messo su un impero che arriva fino

alla Cina, porta avanti processi di integrazioni di popoli diversi: è il prototipo della

realizzazione di un sogno: l'imperatore universale. Anticipa la tematica delle crociate:

incontro sanguinoso tra Oriente e Occidente. Uomo di eccezionale cultura, ebbe come

maestro Aristotele e da questa ottima base culturale ha una curiosità

intellettuale. È un personaggio estremo in tutto: nella generosità e nella potenza.

La storia di ALIXANDRE E SOREDAMORS si chiude con un matrimonio. La seconda

coppia,invece, non è libera: Alis ha usurpato il trono, non si sottrae, ma chiede

all'imperatore di GERMANIA di sposare FENICE che fra i vari pretendenti aveva anche un

certo duca di Sassonia. Nello sfondo ci sono così tre imperi: corte Artù(Inghilterra),impero

bizantino da cui proviene Cligès e quello tedesco dal quale proviene

Cligès. Dal prologo si comprende la traslatio studii et imperii:Spostamento della eredità di

sapienza militare e culturale da una base mediterranea Grecia a Roma al Nord

Europa(Francia). - L'ORGOGLIO DI C. DE TROYES è il fatto di essere depositario di

una tradizione classica trapiantata in Francia.

Interpretatio nominis che guida tutto il romanzo:Fenice(bellezza unica,irripetibile come

una Fenice). La luce che porta FENICE rappresenta il Sacro(metafora preistorica della

sacralità ripresa da LUCREZIO a Dante).

Chrétien oppone l'amore negativo di Tristano e Isotta al loro: Tristano e Isotta che non

usarono sen e mezura. Frase chiave di questa seconda parte:”chi ha il cuore abbia il corpo”:

la persona nella sua unità.

Esclude la scissione del corpo e del cuore, che invece è presente in Tristano. Ecco come

Fenice “corregge” il comportamento di Tristano e Isotta.

PARAFRASI-COMMENTO VERSI 420- 1020: STORIA DI ALEXANDRE E

SOREDAMORS:

Il re Artù, volendo andare in Bretagna, fa radunare i suoi baroni per decidere a chi affidare

la reggenza dell'Inghilterra fino al suo ritorno(si sceglierà il conte Angrés di Winsor,

considerato il barone più fedele. Il giorno seguente il consiglio, il re parte con la regina e le

sue damigelle. I bretoni si rallegrano al sentire annunciare la sua venuta. Nella nave del re

era entrato solo Alexandre e la regina Soredamors, che disdegnava l'amore(lo dice da

subito): la donna non aveva mai sentito parlare di un uomo che meritasse di essere amato

, per quanto avesse bellezza,valore,potere o nobiltà. Il disdegno di amore serve a

dimostrare come Amore ha un potere tale da sottomettere tutti, anche i riottosi(vedi

d'Amors qui ,m'a..., dove viene detto che Amore ha il potere di convertire i suoi amici. Vi

è un richiamo anche ad un'altra canzone di Chrétien - “Amors, tencons e bataille” -

nella frase “prima di incapparvi fui verso di lui crudele e selvatico,ora mi sta bene che

senza spiegazione il suo vantaggio sia il mio danno”.

La protagonista con i suoi monologhi darà a vedere la stessa situazione.

Nonostante fosse bella e avvenente(molte possibilità di fare innamorare gli uomini), non

volle mai occuparsene dell'amore.

Ma ora Amore si vendicherà del suo troppo orgoglio: è da notare che la colpa di

Soredamors nei confronti di Amore non è l'orgoglio, di per sé positivo,qualità di una

dama cortese; ma la desmesura,ovvero l'orgoglio eccessivo, che poi sarà ripreso nella

poesia italiana delle origini, fino a Giacomo da Lentini. Pagherà a caro prezzo il suo

DISPREZZO e il TROPPO ORGOGLIO. Ora Amore l'ha ferita al cuore con il suo dardo:

impallidisce, sussulta de è obbligata ad amare controvoglia. A stento riesce a trattenersi dal

guardare Alixandre, facendo attenzione a Galvano, suo fratello.

AMORE le ha fatto un bagno che a momenti sembra piacerle e a momenti sembra

nuocerle, per cui ora lo desidera, ora lo rifiuta. Quì si ha il gioco degli opposita, tipico del

discorso amoroso, sia nella lirica che nella narrativa: serve a mettere in evidenza gli

effetti turbativi dell'amore.

Soredamors nel corso di un monologo accusa gli occhi di tradimento, perché per causa loro

il cuore la odia e non le è più fedele. Soredamors non può controllare i suoi occhi che le

fanno vedere ciò che allo stesso tempo la opprime e le piace. Come può difendersi da Amore

che vuole governarla, si chiede? “Ma se è vero il detto“occhio non vede, cuore non duole”,

se non lo vedo non mi interesserà”, afferma nel suo monologo. Ma l'oggetto del suo amore

non la cerca, né la vede. Perciò deduce che non la ami. “E se non mi ama, dovrei amarlo io?

Se la sua bellezza attrae i miei occhi e gli occhi sono attratti dal richiamo, dovrei per questo

dire che l'amo? Direi una menzogna”. La parola “richiamo” introduce una metafora

venatoria(si riferisce all'esca sonora che riproduce il verso dell'uccello),usata anche da

Dante. La stessa etimolgia “amore”, come ricorda Cappellano riconduce ad “amo”, che

significa catturare o essere catturato.

Il gioco di rime incrociate(ainme-reclainme – amare, attrarre/ reclaim-aime

richiamo,amo) che lega le due strofe(491-94),serve a porre l'attenzione sull'opinio

communis, punto principale del primo monologo,secondo la quale l'amore è legato alla

vista. Quest'ultima è importante solo come punto di partenza, perché per amare è

necessaria l'accettazione individuale e la libera scelta,cosa che per il momento manca in

SOREDAMOR.

Nel monologo ripete il concetto del ruolo degli occhi: “l'occhio non guarda nulla che non

piaccia al cuore” , ma aggiunge “il cuore non dovrebbe volere ciò che mi causa dolore”.

Infatti si impone di evitare un desiderio che le provochi danno e intima amore di guidare

qualcun altro, dal momento che lei non le appartiene, né ora né mai e non vorrà mai la sua

amicizia. È quindi in lotta con se stessa, ora ama e ora odia. Crede di difendersi da Amore,

ma in realtà per le vittime di amore non c'è scampo.

Il narratore ci dice che è così angosciata perché non sa che dall'altra parte Alixandre pensa a

lei.

Amore infatti si comporta con equilibrio da ambe le parti, solo che nessuno conosce il

desiderio dell'altro e questo genera angoscia.

La regina se ne accorge, perché vede spesso i due guardarsi ed impallidire e crede che sia

colpa del mare: il mare la inganna: vede il mare e non l'amore e l'amaro del mare che li

avvince. Il gioco di parole (ANNOMINATIO per la retorica)su amor/amer , nel loro

doppio significato di amare e amaro, e “la mer” che in italiano si perde; deriva dal

Tristan di Thomas. In particolare il verso 549 è quello più vicino al testo arturiano,

perché riprende i tre termini chiave “mer,amer,amors”. L'annominatio ha una grande

fortuna nell'ambito del romanzo(condannata dalla classicità) e darà il nome ad

un'anonima opera italiana del XIII secolo: IL MARE AMOROSO.

Ma la Regina accusa il mare a torto, perché esso non ne ha colpa. Soredamors ha sofferto

fino a quando la nave non è entrata in porto. I bretoni hanno festeggiato l'arrivo del RE.

“Amore travaglia i due innamorati contro i quali ha intrapreso battaglia” - esordisce il

narratore che non vuole attardarsi nel descrivere il viaggio di Re Artù e la sua permamenza

in Bretagna, ma solo L'AMORE FRA SOREDAMOR E ALIXANDRE.

Alixandre infatti ama e desidera la persona che per amor suo sospira,ma non lo saprà prima

di aver sofferto lui stesso molte angosce. Serve la regina e le damigelle di compagnia solo

per amor suo, ma non osa rivolgere parola alla persona che più pensa. Il fatto di vedersi e

non scambiarsi alcuna parola fa aumentare la fiamma amorosa. Ma è comune in ogni

innamorato nutrire i propri occhi di sguardi,se non può di più e se crede che ciò lo aiuti.

Invece questo nuoce come accade a chi si accosta di più al fuoco e si brucia a differenza di

chi se ne ritrae. Ma man mano che l'amore cresce i due si nascondono e si vergognano l'uno

dell'altro, cosicché non si vede né la fiamma né il fumo del carbone che è sotto la cenere.

Ma non per questo l'amore viene meno, infatti la cenere dura di più sotto al carbone.

(paragone amore – fuoco che percorre tutta la narrazione).

Entrambi sono angosciati, ma affinché nessuno si accorga del loro dolore, devono ingannare

gli altri con falso sembiante. Considerata una caratteristica positiva della fin'amors, che

per durare deve mantenersi segreta. Nel Roman de la Rose si conserveranno solo le

qualità negative di tale caratteristica(ipocrisia). Se all'inizio del romanzo Chrétien

sembra dare credito all'ideologia provenzale della fin'amors, alla fine della prima parte

del romanzo, attraverso la Regina, condannerà proprio il desiderio di celare i propri

sentimenti.

Di notte però il loro lamento viene fuori ed è grande: il narratore ne analizza ciascuno

separatamente.

LAMENTO DI ALIXANDRE: monologo nel quale interiorizza la donna – Amore gli fa

apparire la donna per la quale si sente angosciato, e così non riposa, perché gli piace

ricordare la bellezza e il comportamento di colei dalla quale non spera gli possa venire del

bene. In questo passo si ribadisce un concetto espresso da Cappellano: l'amore nasce non

solo dalla vista della donna amata, ma anche dal pensiero smodato della donna che

sfocia in un'ossessione. Ecco quindi che l'innamorato per opera di Amore, interiorizza

l'immagine della donna in modo da averla sempre presente e arriva quindi ad una sorta

di follia amorosa. Infatti

Alixandre si reputa un folle, perché non oserebbe dire ciò che pensa, per paura che gli si

ritorcerebbe contro. È folle anche chi si sente malato(il suo è un mal d'amore), e non cerca

chi gli dia salute, se esiste da qualche parte. Ma c'è anche chi crede di farsi del bene

cercando ciò che desidera, mentre in realtà danneggia se stesso. Se personalmente sa a priori

di non poter trovare rimendio al suo dolore, perché mai dovrebbe cercarlo? Non c'è

medicina per ogni male, infatti non c'è gaurigione per la sua malattia. Il suo dolore è così

profondo che non può essere medicato e quindi guarito.

In realtà dice a se stesso che non ha provato a curare il suo male per paura delle

conseguenze: “Forse non si degnerebbe di ascoltarmi e non vorrebbe nessun compenso. Non

è strano allora se mi angoscio, senza sapere quale sia il male che mi opprime?”

Ma un attimo dopo asserisce di saperlo: QUESTO MALE ME LO FA PROVARE

AMORE. Credeva che in amore non ci fosse nulla che facesse male, pensava fosse dolce e

gentile. Invece lo ha trovato molto malvagio. Asserisce infatti che è folle chi si sottomette a

lui, perché opprime e il suo gioco è deleterio.

Il protagonista si chiede se sia meglio ritirarsi da tale gioco, ma non sa come... e se amore

usasse punizioni e minacce? Dovrà quindi imparare ad assimilare ciò che gli insegna amore,

perché gliene potrebbe venire del bene. Anche lui Amore ha trafitto con un dardo che ancora

non ha ritratto. Dal momento che non c'è alcun segno visibile della ferita, il protagonista

asserisce che il dardo sia entrato per l'occhio. L'occhio non ha subito alcuna ferita, ma il

colpo lo ha avuto il cuore che ne è quindi la vera vittima. Il protagonista interroga Ragione

e le dice come la freccia sia passata per l'occhio,senza creare alcuna ferita visibile e a farne

le spese sia stato il cuore... . Ragione risponde: “all'occhio non appartiene intendere, ma

questi fa da specchio al cuore. È da questo specchio che, senza romperlo né ferirlo,passa il

fuoco che incendia il cuore. Il cuore è dentro il corpo, come la candela si trova dentro una

lanterna: se si toglie la candela non uscirà alcun chiarore,ma finché dura la candela la

lanterna non sarà buia. E non sarà rovinata dalla fiamma che brilla attraverso di essa. Lo

stesso accade alla vetrata: non sarà mai così integra e resistente da non lasciare passare il

raggio di sole, senza che per questo si rompi. Nemmeno il vetro sarà tanto chiaro da far

vedere meglio a meno che non ci si rifletta altro chiarore.

Per gli occhi vale lo stesso ragionamento del vetro e della lanterna: la luce si riflette negli

occhi dove il cuore si specchia e vede il mondo esterno.

Alixandre definisce traditori gli occhi, perché lo hanno ingannato: attraverso di loro, infatti,

il cuore ha visto il raggio da cui ora si trova oppresso, il quale si è incarnato dentro di lui e a

causa sua il cuore lo ha tradito: il brano sull'amorosa visione segue le disputationes di

ambito teologico sulla verginità della Madonna(anche i paragoni con la luce che passa

attraverso il vetro, senza romperlo),che partono dalla spiegazione del Vangelo di luca. La

reale incarnazione di Soredamor nel cuore di Alixandre, anticipata dalla citazione di un

passo di Luca,viene poi giustifiicata nei versi successivi attraversono l'identificazione

“freccia d'amore” / Soredamors/raggio. Il termine “OMBREZ” rimanda alla storia

d'amore di Narciso: se questi era stato ingannato dall'immagine di se stesso incarnata

nell'ombra riflessa nell'acqua, ALIXANDRE porta l'immagine di Soredamors incarnata

nel cuore: si contrappone quindi l'amore sbagliato di Narciso con l'amore giusto dei due

protagonsiti: giusto perché in amore ci deVe essere solo la coppia, né uno di più(Tristano

e Isotta), né uno di meno(Narciso).

“Credevo di avere tre amici: il cuore e i miei due occhi, ma mi odiano tutti. Il protagonista si

è legato ad un cattivo servitore e non fa che pentirsene(amore)... Si attarda poi a parlare

della freccia che gli è stata trafitta: anche se ammette sia un'impresa, perché è così ricca che

teme di fallire nella descrizione.

La cocca e le penne sono vicine l'una alle altre. Della cocca non vi è nulla da criticare. Le

penne sono colorate d'oro, ma ancora più lucenti di quello comune: le penne sono le trecce

bionde che ho visto l'altro giorno in mare. È proprio questo, ammette, il dardo che lo fa

amare... il protagonista non darebbe le penne e la cocca in cambio di nulla.

Vuole specchiarsi nel viso della donna che ama, nella fronte descritta come più luminosa del

topazio e dello smeraldo. Anche gli occhi sembrano,per chi li guarda,due candele ardenti.

Ha un naso ben fatto,un viso chiaro e una boccuccia ridente, che Dio fece così perché tutti

pensassero che stia sorridendo. I denti sono dritti, la Natura li ha fatti d'avorio o d'argento,

completando il capolavoro. C'è tanto da descrivere per il protagonista, che non si stupisce

del fatto che tralascerà qualcosa. La gola è meglio del cristallo(lo fa sfigurare al confornto).

Il collo è più bianco dell'avorio. Il petto ha la stessa bianchezza: più bianco della neve

appena caduta. Ma amore gli ha mostrato solo la cocca e le penne , non tutto il dardo, ecco

perché Alixander si strugge. “La freccia è nella farestra, ovvero nella tunica e nella camicia

della fanciulla”. Alla fine Alixander afferma “non romperò l'accordo con Amore,ormai

faccia di me la sua volontà come sottoposto, perché lo voglio e mi sta bene”. Aggiunge

“voglio che la salvezza mi giunga solo da dove mi è venuta la malattia”.

Il lamento di Alixander non è minore di quello della damigella:

MONOLOGO SOREDAMOR:

Anche lei non riesce a dormire dal dolore: è in conflitto interiore, turbata e angosciata. Il

cuore per poco non le scoppia. Dopo essersi calmata pensando a ciò che la fa stare bene, si

reputa folle e dice: “che c'entro io con questo giovane che è nobile, generoso, cortese e

valorso? NON RIFERISCE DI ODIARLO E NEMMENO DI ESSERE SUA AMICA. È

MOLTO CONFUSA PERCHE' AMMETTE DI NON AVERE MAI PENSATO AD UN

UOMO IN TALE MODO. VORREBBE VEDERLO SEMPRE,PERCHE' QUESTO LA FA

STAR BENE. “QUESTO E' AMORE?”, SI CHIEDE. “CREDO DI Sì”, SI RISPONDE:

NON PENSEREBBE COSI SPESSO A LUI SE NON O AMASSE Più DI

ALTRI. Dal momento che ha riconsciuto ed ammesso il suo amore per Alixander, è decisa a

soddifare il suo desiderio. Asserisce che Amore l'ha talmente oppressa che ora deve

sopportare il suo attacco. Per molto tempo Soredamors si è guardata da Lui(AMORE) con

saggezza,ora però è molto gentile con lui: avrà la sua sottomissione e la sua bontà. (l'amore

vince,anche lei vi ci sottomette). Ha forza ha domato il suo orgoglio, ora vuole amare ed

ubbidire al maestro. Perciò vuole imparare il modo in cui può servire amore: ha bisogno di

imparare sempre di più. Non per nulla sono chiamata Soredamor: devo amare e devo essere

amata. La prima parte del suo nome è il colore dell'oro. Ritiene migliore il suo nome, perché

in questi c'è il colore a cui si accorda l'oro migliore e mi ricorda l'amore

perfetto(espressione provenzale del fin'amors. Sta a significare una concezione d'amore

molto più articolara de elitaria – indica un amore possibile solo per individui che hanno

raggiunto i gradi più elevati della cortesia e che si sono purificati al fuco d'amore come

l'oro nella fornace. Tale amore eleva lo spirito tanto da non rendere

essenziali gli appetiti sessuali nel rapporto d'amore). Chi mi chiama per nomemi ricorda

sempre amore, in quanto dire Soredamors è come dire “dorata d'amore”. “Amore mi ha

molto onorata,perché mi ha dorata di sé ed io mi affiderò a lui”.

Soredamor aggiunge “ora amo ed amerò per sempre”. Amerà la persona che Amore le

affida, nessun altro avrà il suo amore. Naturalmente lei non chiederà l'amore di un uomo,

perché andrebbe contro i canoni dell'epoca e commetterebbe un grande errore, per il quale

sarebbe considerata folle e biasimata. “Amore non sia mai tanto scortese da farmi pregare

costui per prima”, dice Soredamor,ammonendo indirettamente Amore. Come farà a saperlo

se lei non glielo dirà? ASPETTERA' CHE SE NE ACCORGA, PERCHE' NON

GLIELO FARA' SAPERE.

Naturalmente Alixander se ne accorgerà,se avrà mai provato amore...

Fiduciosa nell'appoggio di Amore, decide di far fare il suo corso alle cose, sottomettendosi

ad Amore e scegliendo di AMARE.

VERSO 1044: La conclusione di SOREDAMOR rispecchia l'ideologia cortese di

Chrétien espressa in “d'Amors qui m'a...”, in particolare nella frase “dal momento che

voi non mi volete, io sarò vostro a dispetto”.

PARAFRASI SECONDA PARTE DEL ROMANZO: VERSI 2695- 3354:

Nel frattempo l'imperatore convoca a corte la figlia, che venne subito al palazzo: era

talmente bella che si deduceva che Dio vi avesse lavorato molto per crearla e stupire

così la gente. Nessuno poteva descrivere la sua bellezza, per quanto formidabile. La

fanciulla si chiamava FENICE, come l'uccello più bello di tutti. Non c'era fanciulla più

bella di lei. Infatti Natura creando la ragazza fece un gesto che non sarebbe più in grado

di ripetere. Lo stesso narratore non osa nemmeno perdersi a descrivere la

ragazza,perché sprecherebbe solo tempo e fatica, dato il suo essere indescrivibile.

La ragazza giunge al palazzo(descrive direttamente la sua venuta...) col volto scoperto,

così che la sua bellezza era visibile(la lucentezza del suo volto superava la luce che

illuminava il palazzo).

Cligès era davanti all'imperatore, suo zio, senza mantello. La bellezza dei due ragazzi al

cospetto del re, illuminava la corte, sebbene la giornata fosse cupa.

Il narratore brevemente inizia a descrivere Cligès, nel fiore degli anni(15), bello e

avvenente(la stessa bellezza dell'ombra di Narciso di cui tanto si innamorò e si angosciò

per il fatto di non poterla avere). Ma, a differenza di questi, Cligès aveva tanta bellezza e

tanta saggezza.

I suoi capelli erano color oro e il viso era come una rosa appena sbocciata. Il naso e la

bocca erano ben fatti. La Natura con lui è stata molto buona e le diede tutto ciò che di

meglio aveva: SENNO, BELLEZZA,GENEROSITA', FORZA. Era più esperto di scherma e

di arco, di uccelli e di cani del grande Tristano. In lui non mancava nessuna virtù. Tutti

quelli che non conoscevano i due giovani e che erano a corte, si stupivano della loro

bellezza.

A corte Cligès si volge verso la fanciulla,segretamente ma con amore. La guarda con

dolcezza per pochissimo tempo e nessuno si accorge che la fanciulla ricambia il suo

sguardo. “Cligès gli offre gli occhi e prende i suoi”... :)

Lui le ha promesso il suo cuore, ANZI glielo ha donato del tutto!

Il narratore approfondisce la questione per spiegarci come due cuori dimorino assieme

senza arrivare ad unirsi: “vogliono insieme una sola cosa, e poiché i fatti sono questi c'è

chi è solito dire che ciascuno ha il cuore di entrambi. Tale verità è vera anche se due

cuori non possono dimorare assieme, ma possono concordare, esattamente come tante

persone diverse possono cantare in concordanza in canzoni e liriche. Ma il narratore

riprende subito ad approfondire la storia dei due giovani.

Il duca di Sassonia ha inviato a Colonia un nipote,un valletto molto giovane, per far

sapere all'imperatore il messaggio del duca, suo zio: di non aspettarsi pace o tregua a

meno che non gli inviassero sua figlia. Il giovane riferisce il messaggio con cura, ma la

corte tace per sdegno... ma l'ingenuità della giovinezza lo portò a sfidare Cligès ad un

torneo, prima di partire(il gioco della giostra).

Gli spalti sono pieni di pubblico, anche la fanciulla(soggiogata da Amore e piegata alla

sua volontà) è salita sugli spalti per gustarsi la scena: sta a guardare colui che le ha

rapito il cuore, ma lei non vuole che glielo ridia, non amerà se non lui. Ma sebbene ne sia

catturata non sa chi sia né da dove venga... segue con gli occhi Cligès dovunque vada.

Questi, da parte sua si affanna per mostrare il suo valore e meritarsi la lode della donna..

Quando la ragazza si avvicina al nipote del duca a Cligès dà molto fastidio: si appoggia

alle staffe e lo colpisce: il giovane cade ma si rialza e monta a cavallo per vendicare lo

smacco. Ma Cligès abbassa la lancia e lo colpisce così duramanete che lo rovescia di

nuovo a terra. Ora la vergogna del giovane è raddoppiata. Non c'è giovane che possa

tener testa a Cligès, commenta il narratore.

Quelli di Germania e di Grecia sono contenti quando vedono i loro nemici sconfitti che

fuggono. Li inseguono per sfida e Cligès ha fatto cadere il nipote del duca nel punto più

profondo del guado insieme agli altri che fuggono dolenti e tristi.

Cligès torna così indietro felice, perché aveva ottenuto prestigio. Cligès si dirige verso il

luogo dov'era Fenice che lo accoglie con un dolce sguardo. “Si sono incontrati con gli

occhi e così l'uno ha vinto l'altro”...

tutti i germani si chiedono chi sia tale ragazzo così valoroso e bello. Presto in città si

viene a sapere tutto di lui, compreso il patto che aveva fatto con l'imperatore. La notizia

giunge all'orecchio di FENICE che non poté essere più contenta di essersi innamorata

del più bello, del più nobile e del più valoroso che si possa mai trovare.

Ma controvoglia deve sposare una persona che non le piace. Comincia ad angosciarla

tale pensiero, così che si fa pallida e smunta e perde il suo colorito. Si fa vedere poco,

sorride meno e cela il suo stato d'animo a chiunque la vede diversa dal solito. La sua

nutrice, TESSALA,esperta in negromanzia, che la conosce fin dall'infanzia si rende conto

del suo stato d'animo e le chiede il motivo di un colorito così pallido. Le dice anche che, se

qualcuno la può guarire, lei avrebbe fatto in modo di restituirle la salute che stava

perdendo... si sbilancia informandola che sapeva guarire da ogni male e le consiglia di

confidarsi con lei per guarire,prima che la malattia si aggravi... “siate saggia,

descrivetemi la vostra malattia”. “vi ho conservato sana fino a qui, soddisfacendo

l'incarico che mi ha affidato vostro padre... avrò sprecato la mia fatica se non vi guarisco

da questo male”...

la fanciulla è restia dallo svelare i suoi desideri, perché teme di essere biasimata o

dissuasa ma... poiché ha sentito che TESSALA è esperta di pozioni, incanti e fatture le

dirà qual è il suo problema, facendole prima prometterle di non svelarlo a nessuno e di

non dissuaderla...

“solo il fatti di pensarlo, nutrice mi fa male. Il mio male differisce dagli altri, perché

sebbene mi faccia soffrire, mi piace molto e mi diletta nel malessere. Se può esistere un

male che piace, il mio tormento è il mio desiderio e il mio dolore è la mia salute. Sono

dolcemente malata e provo tanta gioia nel mio disagio”.

Chiede poi a TESSALA di dirle il nome della sua malattia, il modo di fare e la sua natura,

ma la intima di incoraggiarla a guarire da tale male: “ho moto caro questo dolore”.

Tessala, che era molto esperta d'Amore e dei suoi costumi, ascolta e capisce dalle sue

parole che il suo turbamento derivava da Amore – poiché tutti i mali sono amari tranne

quello d'amore(amer/d'amer). E risponde prontamente: “questa è la natura del mal

d'amore che viene da gioia e dolcezza. Siete innamorata e ne sono certa, non per

questo vi considero villana, ma lo farei se mi nascondeste le vostre intenzioni al

riguardo”. La fanciulla prima si accerta e si fa giurare che non ne parlerà con nessuno. La

nutrice le promette che presto ne avrà gioia.

La fanciulla allora rivela il suo amore per il nipote dell'imperatore che deve sposare. Non

vuole che la sua azione ricordi Tristano e Isotta e le loro vergognose follie(trio amoroso

no!). Afferma infatti che non potrebbe accettare la vita che fece Isotta(il suo cuore fu di

una persona,ma il suo corpo di due... e trascorse tutta la sua vita senza rifiutare nessuno

dei due). L'amore di Isotta per lei non fu ragionevole, mentre afferma che il suo sarà

sempre fermo, perché non dividerà in alcun caso né il suo corpo, né il suo cuore. Chi ha il

suo cuore deve avere anche il suo corpo.

Ma proprio per questo è angosciata: non vuole disubbidire al padre, ma comprende che

non può venir meno al patto.

“nutrice,fate voi in modo che quello non venga meno al patto stretto con il padre di

Cligès, che non si sarebbe mai sposato... la sua promessa sarà infranta perché tra poco

mi sposerà. Preferisco la morte piuttosto che Cligès perda i vantaggi dell'onore che gli

spetta. Non voglio che nasca da me un figlio che possa diseredarlo. Nutrice, datevi da

fare!”. Da qui si comprende come lei non è vittima dell'amore per mezzo di un filtro, ma

una volta assoggettata da amore, chiede lei stessa di soddisfare il suo desiderio.

La nutrice le promette che lo ingannerà con un filtro: giaceranno assieme, ma per

quanto stia insieme a lui,potrà stare sicura che tra loro vi sarà come un muro. Perché

nel sonno crederà di avere rapporti con lei e di dilettarsi e da sveglio crederà la stessa

cosa, non sospettando di nulla... mentre in realtà non l'avrà mai.

La fanciulla apprezza lo stratagemma, lo approva e lo loda.

Questo le dà speranza e le garantisce che conserverà la sua verginità per salvargli

l'eredità.

FENICE crede alla promessa della nutrice e si fida molto di lei. Ognuna giura all'altra che

lo stratagemma rimarrà segreto. Il loro dialogo termina lì.

Pertanto si celebra il matrimonio e si fanno i dovuti festeggiamenti.

Intanto TESSALA instancabile comincia a preparare e mescolare la pozione che farà

servire dallo stesso nipote, Cligès, che non pensando nulla di male la fa bere

all'imperatore. L'imperatore che si fida molto di suo nipote, prende la coppa, beve un

gran sorso e subito sente la forza che lo cinge senza fargli male”.

Quella pozione sotto forma di vino lo farà vegliare di notte. L'imperatore giacque di

notte con la moglie, ma non la baciò né la toccò sebbene condividessero lo stesso letto.

La fanciulla ha paura che la pozione non faccia effetto e la prima notte di nozze trema

di paura.

Ma la pozione ha fatto effetto: l'uomo non ha desiderio di lei se non nel sonno. In tal

caso ne avrà il godimento che si può provare solo nel sonno, ma che egli crederà vero.

“Nel sogno crede di tenerla ma non tiene nulla, non bacia nulla,niente abbraccia, con

nessuno parla e niente vede...” pensa di aver conquistato la donna, ne è orgoglioso ma... si

affanna tanto per nulla... NON CI FU ALTRO DILETTO... COSI DOVRA'

TRASCORRERE LA SUA VITA.

Cligès: appunti:

Scrittura dell'interiorità, realizzazione di un raffinato scavo psicologico: TRISTANO E

ISOTTA. Il filtro ridimensiona la responsabilità dei due amanti.

Testo Cligès: alternanza mer/mers residuo della contaminazione latina che si riduce a

due casi: caso recto e caso obbliquo e perdura nell'idioma romanzo.

(Amore è diventato un maestro).

Psicomachia: dialogo con se stesso, la sua interiorità(di Alixandre). Come mai il dardo

non mi ha ferito gli occhi? Si rivolge a ragione cercando una spiegazione. Tenta una

spiegazione pseudo - scientifica: se la freccia entra nell'occhio, perché non si lamenta il

cuore? Come nell'insegnamento scolastico medievale: c'è un magister che legge un

testo, si sofferma su un passo, crea un dibattito e pone la questione, pensando a un pro

e un contro, realizzando una determinazione o conclusione: il maestro critica quelle dei

suoi oppositori.

In questa disputa interiore di Alixandre c'è una tesi-antitesi e sintesi conclusiva: perché

si lamenta il cuore e non l'occhio che ha subito il passaggio del dardo?

Ragione risponde: gli occhi sono lo specchio del cuore, non elaborano i contenuti che

vegono dall'esterno, a questo ci pensa il cuore(mente), per questo gli occhi attraversati

dal raggio non en sono feriti, ma il cuore sì. es. Vetrata che irraggia, senza che quella

vetrata o lanterna ne siano rotte. Gli occhi sono lo specchio attraverso i quali l'occhio

percepisce.

DESCRIZIONE METAFORICA DELLE FRECCIA .

Ogni coppia è exemplum sociale: ecco perché è necessario il bel sembiante.

Tristano sta al gioco, è Isotta colei che è il fulcro delle furbizie. Tristano lamenta il fatto

che non gratifichi il nipote per il suo valore. Béroul descrive l'amore di T e I de è

abbastanza complice. Un altro bell'espisodio è quello dello spergiuro di Isotta: tutta la

corte spettegola e strumentalizza l'adulterio. I baroni esigono un giuramento e una

volta riammessa a corte debe affermare che non ha mai tradito il marito. Isotta

stabilisce il dove e il come del giuramento: tutta la corte invitata in una foresta

acquitrinosa. Tutti a corte cadono nel fango(senso metaforico della corte che precipita):

il lebbroso si fa avanti per portare Isotta: giurare di non aver avuto nessun uomo tra le

gambe tranne suo marito e il lebbroso – giuramento tecnicamente perfetto: trionfo

dell'inganno,della parola e dell'intelligenza.

TRISTANO: TRIONFO ADULTERIO E DELL'AMORE PECCAMINOSO. La fin'amor

romanza

portata alle estreme conseguenze. Questo è il romanzo di Béroul!!

Thomas guarda allo scavo psicologico e alla rappresentazione il più possibile veritiera

alle dinamiche interiori dei personaggi: EROS MALEDETTO E EROS che divora e

conduce

alla morte. Si celebra un amore adultero, ma che comunque è considerato nobilitante.

Amore indotto da un filtro magico che annienta ogni capacità di libero arbitrio e ogni

remora di carattere sociale e si sovrappone ad un sentimento che spetterebbe solo a

Dio: si divinizzano reciprocamente!! Isotta è per Tristano una guaritrice, una DOMINA

che ha potere sulla vita e sulla morte. THOMAS dirà che è lei l'unica che come Dio può

ciò che vuole. “Nessuno può guarirmi come la regia Isotta se lo vuole, perché è

sapiente”.

ISOTTA è consapevole di questo e infatti disse “se io fossi giunta in tempo vi avrei

restitituito la vita”. Si presenta come una sintesi di sapienza, potenza de amore, i 3

attributi della trinità.

Divinizza il nome, metafora di un'assenza, ecco perché Tristano sposa la 2 ISOTTA.

Tristano, la prima notte di nozze è divorato da un complesso di colpa verso Isotta.

Questi è attratto da Isotta dalla bianche mani per la sua bellezza e perché ha

soprattutto il suo nome, ma non riesce a tradire la sua amante!(inversione del trio

amoroso), l'uno è diventato per l'altro il CRISTO. Si ha quindi un bisogno di espiazione

attraverso il sacrificio della carne o astinenza. “Voglio che la mia amica riceva giustizia,

voglio giacere in questo letto e mi asterrò dal diletto”. Se mia moglie mi attrae

fisicamente io soffrirò perché occorre il sacrificio della carne. Odiare e desiderare mi

sarà sempre atroce da sopportare. Compresenza ossimorica dell'ODIO e dell'AMORE.

L'amore reciproco sostituisce quello per DIO e assume i connotati di un amore

sacrificale: nell'astenersi dal consumare il matrimonio con Isotta dalle bianche mani

avanza come pretesto una ferita sul costato: la senefiance del romanzo è che Isotta è

portatrice di VITA e di MORTE. La vicenda è una passione nella quale l'amore tra un lui e

un lei ha perso la connotazione umana e ha assunto una dimensione totalizzante del

divino.

AUDIO: THOMAS sudditanza Tristano che vede ISOTTA come guaritrice. Béroul, ha una

componente politica, e tanti spostamenti di scena.

Isotta si rivolge a Tristano: “come vi siete permessi di farmi venire qui, non sapete

quello che a corte si dice di noi, sapendo che re Marco li ascolta”. Tristano risponde “si,

giusto, siamo innocenti e lamenta che suo zio Marco non lo gratifichi abbastanza per

qaunto valore ha dimostrato come cavaliere”, famoso episodio dell'appuntamento

spiato. Tristano sta al gioco, passivamente insomma, il gioco lo architetta comunque

ISOTTA. Altro episodio importante è lo spergiuro di ISOTTA...

AUDIO CLIGES e romanzo: Importante il Prologo del Cligès, perché presenta se stesso.

Presenta le sue opere e quelle che ha tradotto. Si attribuisce dei volgarizzamenti ovvero

delle traduzioni dal altino alle lingue romanze. Si attribuisce una formazione classica( si

attribuisce la traduzione del MITO DI PELOPE),ha scritto molto... ma ci è giunto

poco(L'EREC E L'ENEIDE, i volgarizzamenti di Ovidio non ci sono giunti, come non c'è

giunto il mito di PELOPE... la metamorfosi dell'Upupa,la Rondine e l'Usignolo(mito di

PROGNE E FILOMENA) ci è giunta racchiusa “nell'OVIDE MORALISE'”. Ci sono giunti

anche i suoi 5 romanzi. INIZIA ORA UN NUOVO RACCONTO SU UN VALLETTO CHE

VIVE IN GRECIA, imparentato per via di madre con RE ARTU'. Prima di dirvi qualcosa su

di lui, vi parlerò di suo padre. La storia del Cligès si apre con un flash-back. Il protagonista

principale è il Cligès, sposo di FENICE. Si narrerà della loro storia d'amore. Ma prima si

parlerà della storia d'amore dei suoi genitori. PARANOMASTICO – su tutti personaggi

della corte. Alis, personaggio assolutamente negativo. Alis è la metà di Alessandro, che

ha metà degli anni di Alixandre ed usurperà il trono che spetta al leggittimo Alixandre...

Nella narrativa si realizza la sintesi fra la cultura del Sud e la materia bretone. Cligès:

Matrimonio e nascita dei due eredi. Seconda parte: Alixandre seguito da Soredamors.

Insediamento di Alis: provvisoriamente sul trono al posto dell'erede legittimo ma non si

sarebbe sposato né avrebbe avuto prole. Non mantiene le promesse e usurperà il trono

di Cligès e il suo amore: FENICE. SECONDA STORIA D'AMORE: coppia diversa rispetto

alla prima parte: 1 Alixandre e Soredamors sono liberi, il loro amore non è ostacolato da

nulla. Sono impegnati in un corteggiamento che corrisponde al canone

cortese( innamoramento che passa da una fase topica: quella dell'impegno degli occhi

all'immoderata cogitatio,sospiri, lunghi e appassionati monologhi,matrimonio e figli). Le

doti di Alixandre sono una sintesi di cultura e potenza militare, ricordando come questo

personaggio ricorda Alessandro Magno,oggetto di alta letteratura e di numerose

leggende,di opere storiche e letterarie, riguardante civiltà varie. Alessandro Magno

arriva come un grande personaggio dopo aver messo su un impero che arriva fino alla

Cina, porta avanti processi di integrazioni di popoli diversi: è il prototipo della

realizzazione di un sogno: l'imperatore universale. Anticipa la tematica delle crociate:

incontro sanguinoso tra Oriente e Occidente. Uomo di eccezionale cultura, ebbe come

maestro Aristotele e da questa ottima base culturale ha una curiosità intellettuale. È un

personaggio estremo in tutto: nella generosità e nella potenza. Il profilo di Alixandre.

Coppia libera, nessun triangolo o ombra. - ALIXANDRE E SOREDAMORS. Chiude con

un

matrimonio la storia sentimentale. Coppia non libera: Alis ha usurpato il trono, non si

sottrae, ma chiede all'imperatore di GERMANIA di sposare FENICE che fra i vari

pretendenti aveva anche un certo duca di Sassonia. Nello sfondo ci sono così tre imperi:

corte Artù(Inghilterra),impero bizantino da cui proviene Cligès e quello tedesco dal

quale proviene Cligès. Dal prologo si comprende la traslatio studii et

imperii:Spostamento della eredità di sapienza militare e culturale da una base

mediterranea Grecia a Roma al Nord Europa(Francia). L'ORGOGLIO DI C. DE TROYES è

il

fatto di essere depositario di una tradizione classica trapiantata in Francia. L'imperatore

di Germania è felice di dare in matrimonio FENICE ad ALIS. Interpretatio

nominis:Fenice(bellezza unica,irripetibile come una Fenice). La luce che porta FENICE

rappresenta il sacro(metafora preistorica della sacralità ripresa da LUCREZIO a Dante).

Amore negativo al loro: Tristano e Isotta che non usarono sen e mezura. Il bello

sguardo(codice cortese), si insiste molto sugli occhi e sulla loro potenza. Fenice teme di

confessare alla nutrice il suo amore per paura di essere biasimata: teme lo sguardo degli

altri. Nutrice:personaggio canonico – sarà poi un topos letterario(sul solco della

fiammetta di Boccaccio) avvenire nella letteratura a sfondo sentimentale(novela

sentimental del 1400). Frase chiave di questa seconda parte:chi ha il cuore abbia il

corpo: la persona nella sua unità. Esclude la scissione del corpo e del cuore, che invece è

presente in Tristano.

AUDIO – Chrétien LIRICA: INUTILE la conoscenza teorica, se comunque non posso

applicarla a me stesso- NEGATIVITA'. Specchio: da quando mi sono visto in te mi hanno

ucciso, mi persi come si perse Narciso. Prepara la dichiarazione esplicita di rinuncia

all'amore a cui tiene tanto. Gli occhi dell'amata(amore), sono il NULLA,i suoi occhi sono

il nulla. L'amore è una proiezione esclusiva della persona(del soggetto).

Incomunicabilità dell'amore e negatività che ne deriva. Richiamo a Narciso, che si perse

d'amore nello specchio. (da continuare). Il romanzo e TRISTANO. I poeti discutono

sull'amore e propongono i versi, quando lirica ed epoca sono formati come genere e in

espansione. Nel nord della Francia si registra la nascita del romanzo. Le sue due

fondamentali tipologie date dalla discussione sul roman de la rose. Il romanzo si

organizza in due grandi conteniutori: Materia antica – epopea classica. Romanzi che

hanno pr oggetto tematiche clasiche(storia di TEBE- Edipo e i due figli E la guerra di

Troia CICLO TROIANO E TEBANO oppure l'ENEAS, ripresa della tematica virgiliana;

romanzi che hanno per oggetto una figura emblematica di condottiero come quella di

ALESSANDRO. Il romanzo nasce guardando all'epopea classica. Ripresa dell'antico e

della tradizione. Dialogo aperto con il passato. Questo perché è sempre possibile

riscrivere il passato i funzione delle problematiche del moderno. Una qualsiasi tematica

politica, dinastica, erotico- sentimentale poteva essere riletta in funzione delle esigenze

morali o intellettuali del presente. Le tematiche del passato dell'epopea classica

vengono medievalizzati e nel passaggio dalll'epopea classica a quella romanza, si

incrementa la tematica sentimentale(scavo psicologico dei personaggi). Materia

bretone o arturiana o di Bretagna – romanzo arturiano. Ha per oggetto il binomio

amore- cavalleria(gesta dei celti,ovvero i bretoni con il loro re Artù). Celtici: mondo

bretone(inghilterra,irlanda,scozia,Bretannia francese, nelle quali sussistono lingue

celtiche). Si tratta di una grande civiltà che dal secondo millennio a. C. Ha occupato la

parte centro- occidentale dell'Europa,subendo una tradizione del territorio conquistato

perché invaso a sud dai romani e dai germani a nord. Organizzata in tribù. A capo di esse

vi erano le donne. Avevano un senso molto marcato di distinzione fra la classe

aristocratica e della plebe. Il fatto interessante è la connotazione del Pantheon

CELTICO:gli dèi erano gli stessi capi tribù che avevano acquistato meriti e tributati

divinità una volta morti. Erano in una posizione super umana, molto vicino il contatto

con l'aldilà e gli dèi, che vivono in spazi misteriosi, boschi, grotte o acque sotterranee. Il

mondo dell'aldilà è governato epr loro dalle stesse leggi del mondo aristocratico

celtico(aristocrazia militare). La materia celtica ha esercitato un fascino particolare per il

medioevo: per la loro atmosfera misteriosa: Contatto costante con l'aldilà, quindi

viaggio alla scoperta di un mistero. Alla conquista di qualcosa che no si lascia mai

afferrare. Senso forte dell'avventura, contatto con una figura misteriosa, viaggio

iniziatico verso il l'ignoto. Ecco perché grande successo.

Sintesi di grandissimo livello fra la cultura del sud(concezione amore cortese) e molto

celtico e loro narrazioni.

Due figure in particolare: Chrétien de Troyes e Marie di France realizzarono una sintesi

di altissimo livello tra la cultura del sud(sistema cortese) e il mondo celtico nelle loro

narrazioni. Metrica narrativa: la narrativa romanza delle origini è in versi e il metro tipico

è il distico ottosillabico a rima baciata(perché in versi??), che la distingue dalla metrica,

organizzata in lasse-(strofe) con numero variabile di versi(da 1 fino a 1000 o più), il

metro dell'epoca è l'ottosillabo, il decasillabo o il dodecasillabo.

La narrativa nasce guardando indietro al mondo classico, rileggendolo in funzione del

presente, medievalizzando persoaggi e situazioni e arricchendo la tematica

eroticosentimentale,

spazio inedito allo scavo psicologico.

NARRATIVA ARTURIANA O BRETONE: 1135-36 OPERA fondamentale – HISTORIA

BRETANNIE, scritta da Goffredo di Maoman. 1155 – GUASSE Roman de..... 1154: Enrico

II

plantagento diventa re di Francia: sposò Eleonora d'AQUITANIA, nipote del trovatore

Guglielmo IX. Tutta la cultura occitanica(SUD) sposa Enrico Plantageneto, che nel 1154

diventa anche re d'Inghilterra. I sovrani potenti diedero vita a corti itineranti di

particolare prestigio culturale.

Historia bretannie : Storia di re d'inghilterra scritta in prosa latina in anglo-romano,

ovvero una varietà del francese antico. Si tratta di due opere molto lette: la storia della

bretannia è una storia dei re d'Inghilterra dalle origini fino a BRUTO e che fa di Bruto,

presunto discendente di Enea capostipite della stirpe regale inglese. L'intento era

fondare dati leggendari e mitici, per creare un passato prestigioso e una

dinastia(dignitosa)come quella inglese che si era insediata con un atto di forza,a seguito

della conquista di Guglielmo il conquistatore nel 1066.

da questa origine sarebbe stata l'origine di re Artù, che farebbe parte di questa stirpe e

quindi un sucecssore di Brutus.

Un chierico riprende in anglo-normanno(varietà del francese portato dai romani in

inghilterra) traduce in versi la HISTORIA di Goffredo. Per la prima volta si porta sulla

pagina letteraria il mondo celtico e arturiano: operazione che cambia il quadro dei

personaggi che non saranno più quelli dell'epopea classica(ENEA),ma personaggi come

FATA MORGANA, RE ARTU', TRISTANO E ISOTTA, LANCILLOTTO E GINEVRA,

MAGO

MERLINO. Il merito è poi quello di aver parlato della istituzione della tavola rotonda e

dei suoi cavalieri, che sintetizza le concezioni della cavalleria e della cortesia(liberalità,

nobiltà,valore,generosità) per una gestione armoniosa del potere, che avviene senza

soprusi e rivendicazioni, intorno a re Artù. La tavola rotonda diventa il punto di

riferimento ideale per tutti i valori dell'etica e del sistema ideologico de etico -

comportamentale della cortesia. Corte: specchio della società cortese cavalleresca.

Caratteristiche materia di bretagna:

Contatto costante con la fantasia o mondo dell'ignoto (giganti,nani,animali misteriosi),

avventura nel mistero, alla ricerca di un qualcosa di scomparso inteso come

completamento.

Tipico dei romanzi cortesi: tema:

- della Quete: principio motore dell'avventura.

- del don contraignant, promessa in bianco, dono che vincola. Concetto che affonda le

sue radici nel leggendario celtico del “potlac”,la promessa che si fa a qualcuno che lo

richiede, senza sapere di che si tratti... un cavaliere chiede al re una promessa. Il re gliela

concede, senza sapere di cosa si tratta. Passato del tempo la promessa si rivela

compiere un'avventura pericolosa, ma è ormai già stato dato, en andrebbe di mezzo

l'onore di chi ha concesso il permesso. Forse la famosa avventura del bacio tremendo in

un castello, ad un serpente sulla bocca, appena lo farà apparirà una bellissima fanciulla.

Nel Lancillotto un cavaliere fa al re una richiesta in bianco, il re la concede e la regina

Ginevra sparisce: l'oggetto della richiesta era LEI. Il percorso di Lancillotto è capire dove

sia andata.

- dell'entrelacement: sovrapposizione di avventure e moltiplicazione dei piani narrativi.

Gioca con le connessioni spaziali e temporali. Moltiplicare così le avventure.

Si tratta di elementi strutturali tipici della narrativa che ha per oggetto la materia di

bretannia(che ha per oggetto elementi celtici: presenza del meraviglioso...).

All'interno della narrativa celtica vi è la storia degli amanti più letti del Medioevo: la

storia di TRISTANO E ISOTTA, ovvero il ROMAN DE TRISTAN, ripresa e rielaborata in

molte lingue; ripresa da scrittori importanti, ha affascinato anche WAGNER... e registi

importanti. Storia che rimane nel patrimonio di una civiltà.

La loro storia presenta un amore amorale, e che non risente delle convenienze sociali.

Manoscritto giunto da codici incompleti... tradizione manoscritta “penosa”. Due

versioni importanti di Thomas e Béroul,entrambe lacunose. Anche se si tratta di una

delle storie più belle. Per rifarci un quadro complessivo dobbiamo fare delle congetture,

ricorrendo a testimoni nemmeno romanzi, ma medio tedesche e norvegesi.

Bediér curò una sua elaborazione della storia in francese moderno, prendendo i

materiali a sua disposizione. En risultò un grande successo. Lo stesso Bédier pubblica

poi un'edizione critica del mito. Fra le varie rielaborazioni del mito ci sono differenze

sostanziali.

Tutto il romanzo è dominato dal fantasma terribile della morte: fin da subito si ha la

consapevolezza che il loro legame sarà la morte. Isotta dirà “nel filtro c'è la nostra

morte”. Consapevolezza di un amore INTRISO DI MORTE.

Importanza delle parole: una delle coppie liriche più frequenti è “l'amour, amer”,

rintocco continuo di una tragica campana... amore che si nutre di ostacoli e pena,

assenza e lontananza. Verranno allontanati dalla corte perché scoperti...

In una recensione medievale tristano è associato a RUDEL: entrambi sofferenti per

l'assenza e la lontananza,anche se con caratteristiche differenti. Famosissimo DIALOGO

con la statua di ISOTTA: lui è lontano dalla corte e,in una grotta fa costruire personaggi

che rappresentano la sua storia. Intrattiene un dialogo con la statua, simulacro di quello

che non c'è(RICORDA MITO PIGMALIONE),con la quale Tristano parla e affida i propri

sentimenti.

La sofferenza è però fine a se stessa, perché non ha possibilità di scampo...

La storia si presenta come una critica nei confronti della società che non permette agli

amanti di essere nella società e storia che comprende l'insufficienza della

raison(incapacità dell'uomo di controllare i suoi istinti e resistere). TRISTANO è la sintesi

complessiva della passione, decide di sposare Isotta dalle bianche mani che è il doppio

di ISOTTA LA BIONDA per bellezza e per nome(pari). Il nome diventa oggetto idolatrico

e transfert della passione e del desiderio.

La situazione è catasfrofica, perché raddoppierà la felicità.

Isotta dirà “per causa mia avete perso la vita” - capisce che è per colpa sua, proprio per

il fatto che è personaggio attivo, sa che la vita di Tristano dipende da lei.

Ripetizioni delle parole “mort, assonanza, amour - mort”. Isotta morì di PENA


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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alexiaalexia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Annicchiarico Annamaria.

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