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I diversi significati del termine filologia

Filologia, come molti termini specialistici, viene dal greco e vuol dire "amore per la parola" (philein è amare e logos parola). Questa è l'etimologia del termine, cioè la ricostruzione del suo significato originario. Il significato attuale, frutto di un processo storico, indica:

  • La somma di due discipline, la linguistica (glottologia) e la letteratura.
  • La loro zona di sovrapposizione, cioè lo studio linguistico dei documenti letterari e non letterari.
  • Disciplina che studia la storia e i processi di trasmissione dei testi antichi.

Fuori dall'Italia, filologia romanza indica lo studio di tutte le lingue e letterature romanze, medievali e moderne, dunque è sinonimo di studi. In Italia è la disciplina che si occupa, attraverso l'analisi di testi letterari e pratici, della genesi delle lingue e dei dialetti romanzi a partire dal loro distaccarsi dal latino. Tale studio si concentra sulla fase medievale di queste lingue.

La filologia come critica del testo

Ecdotica o fil. testuale

La critica del testo è la disciplina che si occupa dell'edizione dei testi, e la filologia romanza è stata anche critica del testo. Francois Raynouard e Friedrich Diez avevano unito alla ricerca linguistica l'attività di edizione di testi romanzi antichi. L'unione di questi due interessi deriva dal fatto che la filologia, per studiare i testi antichi, ha bisogno di conoscere la linguistica storica e quest'ultima fonda la sua ricerca sulle testimonianze scritte del passato. L'interesse del linguista storico non può limitarsi ad opere letterarie ma anche testi di altra natura come testi documentari (diplomi, atti notarili), pratici (lettere, appunti, diari), scientifici, religiosi. I testi sono il punto di partenza per qualsiasi ricerca di carattere storico.

Tuttavia, per studiare la documentazione scritta medievale sono richieste conoscenze specifiche come possedere nozioni di paleografia, disciplina che studia nello specifico la storia della scrittura, e codicologia, che si occupa della struttura e dello scrittore del libro medievale. Se il testo è di carattere documentario, si dovranno conoscere i caratteri principali del documento medievale, oggetto di studio della diplomatica. Dunque, la consultazione di un testo medievale presenta non poche difficoltà anche per persone dotate di esperienza.

Per rendere i testi accessibili ai non specialisti o agli studiosi stessi, occorre trascriverli, interpretarli e pubblicarli secondo criteri editoriali moderni (lavoro filologo testuale). Può succedere che non si abbia l'originale, ma una o più copie che contengono errori di trascrizione. Il filologo dovrà allora ripristinare le caratteristiche originali del testo, correggendo errori mediante l'ausilio della tradizione o mediante la congettura (ipotesi). Dunque, la critica del testo fornisce di un testo antico un'edizione che sia accessibile al lettore moderno e conforme alla volontà del suo autore.

Materiali e scritture nel medioevo

Nel Medioevo (476 d.C. fine Impero romano d'Occidente - 1453 caduta di Costantinopoli) si scriveva a mano, dunque c'erano manoscritti. Nella metà del XV secolo, con l'avvento della stampa (Gutenberg 1455), si diffondono i primi libri a stampa. Per scrivere si intingeva il calamo o la penna di volatile nell'inchiostro. Si scriveva su due tipi di supporto: la pergamena (pelle bovina, ovina o caprina resa liscia grazie a dei procedimenti) e la carta, proveniente all'inizio dal mondo arabo e prodotta in Europa dal XIII secolo. I testi potevano essere scritti su fogli volanti o su fogli piegati e rilegati insieme per formare dei libri, detti appunti manoscritti o codici. Manoscritti e fogli pergamenacei che tramandano un testo sono detti testimoni. L'insieme di testimoni costituisce la tradizione, che si distingue in diretta, ovvero complesso di manoscritti e codici, stampe e indiretta come versioni in altre lingue, utili per ricostruire un testo lacunoso.

Il testo nel tempo

Ogni messaggio verbale richiede una forma di contatto tra mittente e destinatario. Il contatto, canale fisico di qualsiasi natura, può essere creato dalle onde sonore che trasmettono in uno spazio la voce umana, dalle onde radio, dai fili telefonici... Ogni canale può essere disturbato da fattori di vario tipo (es. rumore). La conoscenza del funzionamento del canale ci permette di valutare l'efficienza, di limitare i danni del rumore, di controllare la correttezza del messaggio. Per i testi letterari e tutti i testi non oggetto di trasmissione orale, il canale principale è il libro. La trasmissione dei testi scritti può essere più o meno complessa. Può succedere che un messaggio sia trasmesso direttamente senza mediazioni da un mittente a un destinatario. Ci troveremo di fronte ad un originale e dovremmo assicurarci che non abbia guasti meccanici (macchie, lacerature). Ma si possono anche commettere errori di distrazione nel ricopiare o scrivere, tradendo il nostro pensiero; per cui nemmeno l'originale può darci la garanzia assoluta sulla correttezza del messaggio.

Se non possediamo l'originale (nessuna opera dell'antichità classica e ben poche opere medievali ci sono giunte originali), un testo potrà essere trasmesso da uno o più testimoni (manoscritti o a stampa) che a volte contengono l'originale, ma più spesso dipendono da un numero sconosciuto di copie. Un amanuense memorizza una serie di parole, le detta mentalmente e le trascrive: ma... può leggere male, può ricordare male, può trascriverle male, può distrarsi, può correggere involontariamente, può saltare una parte del testo (se compare la stessa parola in un'altra parte del testo – "occhio di pesce" o "saut du meme au meme").

Per gli antichi manoscritti ci sono altri problemi: non sempre le abbreviazioni delle parole erano ben riprodotte o bene interpretate. La filologia si è dedicata alla cura e al restauro delle opere letterarie come ad esempio i poemi omerici e i testi religiosi come la Bibbia. La filologia è sempre esistita ed ha avuto il suo sviluppo più importante in epoca umanistica quando sono stati riesaminati alla luce di più raffinate conoscenze linguistiche. I metodi seguiti non davano però garanzia di ottenere l'originale, poiché l'edizione veniva fissata sulla base di un numero ristretto di testimoni (codices plurimi) e non sul vaglio dell'intera tradizione. In altri casi si privilegiava il testimone più antico (codex antiquisimos) o quello più affidabile e con il minor numero di errori (codex optimus). Un testimone più recente può attingere ad una fonte anteriore a quella del testimone più antico.

Metodo Lachmann

Nel corso dell'Ottocento la filologia testuale rivendica lo statuto di disciplina scientifica elaborando il metodo di Lachmann, da Karl Lachmann, che diede maggior impulso a questa elaborazione. Il metodo si fonda sull'intera tradizione manoscritta o a stampa (recensio), mettendo a confronto i testimoni (collatio codicum), in modo da stabilirne sulla base degli errori, le relazioni reciproche. Una volta ricostruito il testo si passa al suo esame (examinatio) per decidere se può o non può coincidere con l'originale. In questo caso si postula l'esistenza di un capostipite comune a tutti i testimoni che già conteneva degli errori. All'entità virtuale che si sovrappone tra originale e i codici superstiti, si dà il nome di archetipo. Dove è possibile, si fanno miglioramenti (emendatio) mediante ragionevoli congetture (divinatio) alle lezioni dell'archetipo che si presentano come guaste.

In base agli errori (errori-guida), si stabiliscono delle relazioni reciproche tra i codici, rappresentabili in grafici (stemmi o alberi genealogici). Un attento esame degli errori permette di capire se due testimoni risalgono ad uno stesso antecedente (errori congiuntivi) oppure se un testimone non può dipendere da un altro (errori disgiuntivi). Il metodo lachmanniano si ispira ai modelli della scienza ottocentesca. Questo metodo è stato molto utile nell'edizione dei classici latini e greci, mentre presenta aspetti discutibili la sua applicazione ai testi moderni e soprattutto medievali. Tutte le opere dell'antichità ci sono giunte attraverso la mediazione di copisti medievali che raramente intervenivano sui testi che copiavano per rispetto degli auctores e anche perché se trovavano un errore non erano in grado di correggerlo non conoscendo la lingua.

Invece molte opere volgari del Medioevo sono anonime e aperte alla rielaborazione dei copisti o degli esecutori, avendo un grado di auctoritas molto basso e gli amanuensi, conoscendo la lingua o la metrica, sono liberi di permettersi di tutto. Quindi anche la stessa concezione dell'originale va relativizzata: se di un racconto francese in versi si hanno 2 o 3 versioni, non ha senso cercare di risalire all'originale, perché probabilmente non sarà rispecchiato in maniera fedele da nessuna delle versioni sopravvissute. Lo stesso si potrebbe verificare per l'antichità classica (es. Romanzo di Alessandro).

In questi casi un'edizione di tipo Lachmanniano sarebbe un ibrido (incrocio) artificialmente costruito in laboratorio. Un altro problema è poi dato dalla lingua e dalle grafie: un'edizione in latino non comporta problemi, perché il latino non cambia da codice a codice; ma i testi volgari del Medioevo, invece, presentano varianti dialettali e grafici propri. In presenza di questi testi è utile il metodo proposto da Bédier: il criterio del buon manoscritto, che sottolinea il valore di ogni codice come documento di storia, di un ambiente o di un gusto letterario. Quest'ultimo mira a pubblicare un unico manoscritto (correggendone gli errori evidenti), un'edizione di una stessa redazione, o edizioni affini delle varie redazioni.

La polemica tra lachmanniani e bedierani non si è ancora spenta, anche se l'applicazione dei due metodi dipende dalla natura dei testi. Varvaro ha proposto di distinguere tradizioni quiescenti e attive, alle prime viene applicato il metodo di Lachmann, mentre per il secondo non va bene. Un tentativo di conciliare lachmannismo e bedierismo è quello della New Philology (diffusa negli Stati Uniti dopo un saggio del francese Cerquiglini): di ogni rigo del testo ci sono molte varianti grazie alle banche elettroniche di dati, dunque ogni lettore può costruire il testo che vuole. Se questo metodo dà piena idea della "varianza" che caratterizza i testi medievali, presenta dei problemi: per esempio, il lettore moderno con questo metodo americano perde qualsiasi termine di riferimento stabile oppure non distingue più tra varianti accettabili ed erronee. Comunque sia, la New Philology ha avuto il merito di attirare l'attenzione sullo studio dei codici: filologia materiale.

Altre branche della filologia

Esistono altre branche della filologia che affrontano questioni particolari o singoli aspetti della trasmissione:

  • La filologia dei testi a stampa, che caratterizza i testi inglesi che hanno una tradizione prevalentemente a stampa.
  • La critica delle varianti, o critica genetica, che corrisponde allo studio delle fasi preparatorie di un testo, delle sue varie redazioni e delle correzioni operate dall'autore stesso. I testi hanno così una loro vita nel tempo, non ci giungono mai nella loro forma originaria, che resta quindi inconoscibile.

Schema metodo Lachmann

  • 1 Reperisce tutti i testimoni di un'opera (manoscritti o a stampa) attraverso una RECENSIO.
  • 2 Mette a confronto i testimoni attraverso una COLLATIO CODICUM. Si stabiliscono così delle relazioni genealogiche tra loro sulla base degli errori (errori guida), che permettono di capire se due testimoni risalgono ad uno stesso antecedente (E. CONGIUNTIVI), oppure no (E. DISGIUNTIVI). Un attento esame degli errori permette di disegnare stemmi o alberi genealogici che rappresentano graficamente le relazioni reciproche dei codici.
  • 3 Ricostruito il testo si esamina, attraverso una EXAMINATIO per decidere se può coincidere con l'originale.
  • 4 Si postula un capostipite comune a tutti i testimoni che già conteneva degli errori (questi si pone fra l'originale e i codici superstiti). Questi prende il nome di ARCHETIPO.
  • 5 Si migliora attraverso un'EMENDATIO: con ragionevoli congetture (DIVINATIO) alle lezioni dell'archetipo che presentano guasti.

Lachmann e Bédier sottolineano la necessità di un controllo totale sulla tradizione per diverse finalità:

  • Lachmann - METODO DELL'ALBERO GENEALOGICO – segna il superamento dell'obbligo di guardare all'intera tradizione. È una metodologia ricostruttiva applicata ad una TRADIZIONE QUIESCENTE, come quella classica (soggetta ad un alto grado di auctoritas). MIRA AD ARRIVARE ALL'OMEGA, al punto più alto di tradizione ricostruibile. Metodo diacronico - guarda al complesso dei suoi mutamenti.
  • Bédier – CRITERIO DEL BUON MANOSCRITTO, che deve corrispondere a quello da editare. Punta su una singola stazione emittente, un testimone storico della tradizione di un determinato testo che abbia un interesse in sé per sé. Sottolinea il rispetto della copia e dello stesso testo-autore. Smitizza il concetto di autore e di auctoritas. Sottolinea la mouvance del testo medievale (dinamicità) data dal fatto che non ha una proprietà letteraria (prodotto medievale anonimo e soggetto a rimaneggiamento a seconda dell'uso e del pubblico). Metodo sincronico – il manoscritto ha dignità a prescindere dalla sua origine o evoluzione. Sarà dunque considerato nel suo diversificarsi in un determinato momento del tempo.

La tradizione cristiana

Cultura classica e potere degli honestiores (latifondisti e mercanti) apparivano al primo cristianesimo legati fin dal tipo di latino scritto usato che differiva dalla lingua quotidiana con cui si esprimevano le classi subalterne. L'aggettivo classico con cui è indicata la cultura greco-romana nasconde una precisa origine sociale, dal sostantivo "classe". Classici erano gli appartenenti alla prima delle cinque classi in cui erano divise in base al censo i cittadini romani.

In una famosa frase di Agostino si sosteneva che potere politico e potere culturale fossero ancora associati, ma la religione cristiana porta una novità sociale, infatti Cristo - secondo Agostino - aveva scelto come suo successore non un uomo appartenente ai più alti livelli della cultura o politica, ma Pietro, un pescatore. La conseguenza è uno scontro frontale tra vecchie classi dirigenti e le classi subalterne della società. Tuttavia, nel corso del tempo, il rapporto tra cristianesimo e cultura pagana si fa più dialettico (aperto alle contraddizioni), infatti nella difesa del cristianesimo dagli attacchi dei gentili era opportuno non solo usare mezzi linguistici dell'avversario ma anche argomenti ritenuti autorevoli da quest'ultimo, interni al mondo ideologico, e non quindi derivati dalla Bibbia.

Per la prima volta Agostino con il De doctrina christiana espone un programma di studi superiori per formare lo spirito concepito in funzione dello scopo religioso. L'obiettivo di Agostino era duplice: inglobare l'ideologia pagana e i dogmi cristiani; elevare il cristianesimo ad un livello culturale ideologicamente (e non solo religiosamente) superiore a quello pagano. Riuscì nel suo compito. Finalmente, la cultura pagana viene accettata non solo per uso strumentale, ma perché contiene precetti morali utili e verità riguardanti il culto dell'unico Dio. Questi valori morali devono essere sottratti ai pagani che ne abusano servendo i demoni e restituiti ai cristiani che li utilizzano per la predizione evangelica. In questo modo il cristianesimo accoglie lo schema che permette l'acquisizione di altri valori del pensiero classico. Si afferma così il concetto di tradizione, inteso come una consegna che scrittori pagani e cristiani fanno ai loro successori. Questa nuova tradizione opera su valori umani (pagani) che però accetta perché istituiti da Dio e non dall'uomo.

La soluzione adottata aveva dei limiti di tipo culturale, quindi ogni tentativo di allargare eccessivamente l'autonomia dell'iniziativa dei singoli intellettuali sarebbe stato impedito dalle gerarchie ecclesiastiche perché avrebbe fatto perdere il proprio indiscutibile primato. Infatti i padri della Chiesa hanno criticato più volte tali pretese sia per evitare di mettere in pericolo il legame tra clero e masse che per generare un problema linguistico, che avrebbe reso difficile la comunicazione con gli strati popolari. Infatti l'instabilità del rapporto tra Chiesa e classi colte (chierici, settore della Chiesa) va ricondotta alla difficoltà di armonizzare l'azione evangelica presso le masse. Di conseguenza la Chiesa opera su due piani distinti: da un lato l'affermazione del legame del clero con le masse che porta alla predicazione in volgare (Concilio di Tours XVII); dall'altro la necessità di creare un ampio strato di chierici colti forniti di una istruzione di base e religiosa.

In un primo momento clero e intellettuali verranno designati da un unico vocabolo: "clericus". A causa di manifestazioni culturali e movimenti intellettuali autonomi quest'unione verrà meno. Di conseguenza ci saranno violente affermazioni di rigorismo connesse ad aspetti conservatori (da parte del clero), dato lo sviluppo economico-sociale che contraddistingue buona parte dell'Europa. Se l'opera di rifondazione svolta dai padri della Chiesa fosse rimasta senza futuro, i testi descriverebbero solo le origini della letteratura italiana o di altre letterature europee. Ma i Padri della Chiesa non persero efficacia né con la crisi del sistema economico e politico medievale, né con l'avvento della borghesia mercantile. Nell'Europa occidentale si delinea una nuova figura di intellettuale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alexiaalexia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Annicchiarico Annamaria.
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