-Filologia
Romanza-
La pronuncia del latino (pronuncia scientifica) era diversa da quella utilizzata oggi nel
latino, la “k” e la “g” che erano suoni velari, rispetto al suono palatale utilizzato oggi.
Successivamente, con l’avvento del cristianesimo, si passa alla pronuncia palatale:
kelum cielum.
I sostantivi latini appartenevano a tre generi: femminile, maschile e neutro. In italiano
non abbiamo il neutro, come non c’è in tutte le altre lingue romanze tranne il rumeno.
Per quanto riguarda l’italiano abbiamo una sorta di retaggio di quello che era il genere
neutro, per esempio: “il braccio e le braccia”. Le lingue romanze lo eliminano perché
probabilmente percepito come genere inutile, che correva il rischio di complicare la
lingua, e nel momento in cui la lingua evolve tende a semplificarsi e pian piano tutto
questo trova strada nel latino parlato e va verso la totale sparizione del neutro.
I casi latini sono 6, ed anche in questo caso era complicato memorizzare tutti i casi e
le uscite diverse di quest’ultimi, oltretutto c’erano anche delle particolarità che
rendevano ancor più complicato memorizzare.
PRIMA DECLINAZIONE: sostantivi femminili prevalentemente. La prima declinazione è
ricca di sostantivi.
Nominativo rosa
Genitivo rosae
SECONDA DECLINAZIONE: prevalentemente sostantivi maschili. Tantissimi sostantivi.
Nominativo lupus
Genitivo lupi
TERZA DECLINAZIONE: possibilità di sostantivi imparisillabi (nominativo con una
sillaba in meno rispetto al genitivo) e parisillabi (stessa uscita tra nominativo e
genitivo, stesse sillabe)
Nominativo diverse uscite.
Genitivo is
Gli imparisillabi nel processo di semplificazione della lingua vengono resi parisillabi,
per rendere più semplice la memorizzazione. Ne abbiamo la certezza grazie a delle
testimonianze: un maestro dice ai suoi studenti come vanno dette certe parole con già
la modifica dell’imparisillabo (Appendix proebi). Anche l’istruzione tende a deprimersi
nel momento in cui l’impero stesso ha complicanze a livello politico e non solo.
Il provenzale e il francese per tutto il medioevo conservano una declinazione bi-
casuale: viene conservata la “s” morfematica nel nominativo “Amors”, “S” che
deriva da un “amoris” latino.
QUARTA DECLINAZIONE: pochi sostantivi. 1
Nominativo us
Genitivo us
I sostantivi della quarta declinazione vanno a confluire nella seconda declinazione per
il discorso di semplificazione della lingua. Essendo presenti pochi sostantivi nella
quarta essi vanno a confluire nella seconda per riflesso spontaneo i nominativi in
-us della quarta verranno declinati poi in -is, per semplificazione nel parlato e per
memorizzare meglio.
QUINTA DECLINAZIONE: pochissimi sostantivi.
Nominativoes
Genitivo ei
Gran parte di questi sostantivi viene livellato e c’è uno svuotamento dei sostantivi
della quinta declinazione verso la prima.
VERBO
Il verbo latino ha 4 declinazione: are, ere, ère, ire.
Tanto più l’impero si ingrandisce, tanto più c’è la possibilità che molte popolazioni non
percepissero la quantità vocalica. Se non viene percepita una o lunga o breve hanno
lo stesso valore, per cui si vengono a creare una serie di confusioni riguardo la
quantità vocalica e molti verbi della seconda declinazione passano alla terza e
viceversa.
In italiano abbiamo “cadere”, in questo caso l’accento è sulla -e, mentre in latino
cadeva sulla evidentemente questo sarà stato livellato e percepito come verbo
–a;
della seconda declinazione anziché della terza (semplificazione).
“ardere” lat. “ardeo” (seconda declinazione); “ardere”.
La quantità dunque si percepisce sempre meno, Agostino stesso esordiva in un suo
passo dicendo che le orecchie africane non erano in grado di percepire la differenza
tra vocali brevi o lunghe e diventava imbarazzante il non capire di cosa si stesse
parlando. Cambiando la quantità cambia anche la parola stessa.
Il futuro si forma partendo da una forma perifrastica con il verbo all’infinito cantare più
il presente del verbo avere: “canterò” “io ho da cantare”. All’inizio in latino il verbo
avere era una sorta di sinonimo del verbo tenere, da un certo momento in poi perde il
suo significato originale e diventa un ausiliare, utile ad accompagnare altri verbi e
creare nuovi costruzioni “cantare habeo”.
Nel latino volgare si crea anche un nuovo tempo verbale, ovvero il condizionale, che
prima non esisteva nel latino classico. Anche in questo caso diventa significativo il
ruolo fondamentale del verbo avere, dunque sempre con l’infinito del verbo e il verbo
avere, a seconda delle lingue romanze, imperfetto o perfetto.
“Laudor” al passivo, il soggetto subisce l’azione “Laud” (tema del verbo) più
desinenza Questo passivo che si formava con aggiunta delle desinenze al
–or.
tema del verbo si trasforma, esso non viene più declinato con desinenze, ma si
forma in perifrastica. Non viene utilizzato più “laudor”, ma verrà utilizzato il
verbo essere: 2
Laudor laudatus sum.
Moneor moneo sum.
Un verbo deponente è quel verbo che ha forma passiva ma hanno significato attivo,
pur mantenendo il significato attivo ne hanno deposta la forma per assumere quella
passiva. Per esempio se ho un’uscita in uso la forma passiva, ma ha significato
–or,
attivo.
I verbi irregolari si regolarizzano sulla base della seconda coniugazione latina, per
esempio “volo” diventa “voleo”. I verbi importanti si regolarizzano per essere utilizzati,
da voleo voglio. Il fenomeno che avviene in questo caso è la palatalizzazione perché
è presente jod (i semi-vocalica), la quale ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione da
latino a lingue romanze, dunque jod permette la palatalizzazione. Il suono diviene
semivocalico nel latino volgare e questa trasformazione fa sì che in tutte le lingue
romanze ci sia questa palatalizzazione.
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La formazione di Roma nasce con una leggenda intorno all’ottavo secolo e pian piano
questa città da piccola qual era inizia ad espandersi. Con guerre di espansione per
necessità di terre e provvigioni, conquistano il Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e via
dicendo.
La politica romana è una politica di conquista, in molti casi le persone con cui
combattono vengono uccisi e la donne vengono spesse portate schiave, ma i tutta
questa politica c’è questa idea che le popolazioni sottomesse avrebbero potuto
diventare a loro volta confederati, soci dell’impero romano, accettandone usi e
consumi “io sono un cittadino romano” (Civis Romanus sum): frase detta da San
Paolo, un cittadino del medio Oriente, ciò significa che la cittadinanza non è solo
dell’impero, ma anche di popolazioni esterne che accettano usi e costumi appunto, la
cittadinanza è un diritto acquisito, c’erano facilitazioni a livello processuale. Le
popolazioni sottomesse facevano di tutto per diventare a loro volta cittadini romani.
Molti imperatori romani non hanno niente a che vedere con roma stessa; l’imperatore
Traiano era dell’Andalusia, ed era l’imperatore maggiore, che espanse l’impero.
Annettendosi queste popolazioni diventano soci federati al punto che queste possono
eleggere imperatori e in molti casi creavano delle legioni e a loro volta andavano a
fare nuove conquiste.
Oltre alle leggi romane queste popolazioni accettavano anche la lingua, perciò il latino
si è diffuso in tutti i luoghi in cui si è ampliato l’impero Romano. 3
Quanto noi parliamo di Romania intendiamo quel territorio dove si è espanso l’impero
romano, ed è ai nostri giorni una sorta di entità immaginaria dove si parlava bene o
male il latino. In tutti questi territori la lingua ufficiale, delle leggi, era il latino, ma
c’erano delle zone, particolarmente in Grecia, in cui c’era una cultura particolarmente
forte, ma coesisteva il Greco e aveva anche un ruolo fondamentale. Tanto più una
popolazione ha alle sue spalle una cultura forte tanto più è difficile sovrapporre la
cultura. Difatti, inerente a questo, le divinità e l’arte greca sono la base e l’esempio di
quella romana: l’arte romana riporta l’arte greca.
Romania: territorio che corrisponde alle conquiste dell’impero romano dove si parlava
il latino.
Esiste una Romania perduta e una Romania nuova: per Romania perduta intendiamo
tutti quei territori dove oggi non si parla più una lingua neolatina (Grecia: greco,
Germania: tedesco, no lingua neolatina…). La Romania nuova non ha niente a che
vedere con l’impero romano, significa semplicemente che tutte quelle nazioni
dell’impero nel corso del tempo hanno conquistato nuovi territori e qui si inizia a
parlare la lingua dei vincitori. Tutte le colonie conquistate dai francesi, spagnoli…
fanno parte della Romania nuova proprio perché assumono la lingua dei vincitori, si
parla dunque di lingue neolatine.
Tutte le lingue mutano nel corso del tempo, anche il latino, il quale si espande a
dismisura e va dunque a mescolarsi con le lingue delle popolazioni che erano state
sottomesse lingue di sostrato.
Per esempio gli Etruschi imparano la lingua dei vincitori, ma la loro lingua di sostrato,
il loro parlato, influenza il parlato del latino. Nella Gallo - Romagna il nesso -ct si
palatalizza. 4
Accanto al sostrato c’è l’adstrato, ovvero quando due lingue coesistono nello stesso
territorio: due lingue vicine, limitrofe interagiscono. L’adstrato può essere considerato
una fase sincronica, ovvero quando l’impero romano ha solo l’Italia, ma nel momento
in cui va a conquistare la Gallia, essa non è più l’adstrato, le lingue limitrofe non
esistono più perché si sta espandendo il latino, quindi la lingua di adstrato non esiste
più, ma si parla di sostrato ed influenza in parte la lingua che viene parlata.
è dunque una cosa esiste per un lasso di tempo tra due lingue che
L’adstrato
coesistono, ma poi non esiste più perché conquistato.
Superstrato: momento in cui la popolazione vincitrice va a colonizzare le terre e
impongono la lingua, ma anche qui quando il superstrato diventa lingua comune non
può essere più chiamata tale, è un concetto sincronico. Con il passare del tempo il
latino non è più la lingua di superstrato, ma semplicemente la lingua comune
dell’impero e i suoi territori, non è diacronico.
Come mai oggi noi parliamo una lingua germanica? Hanno conquistato tutto l’impero
romano, quindi perché viene fatta filologia romanza e non germanica?
Le popolazioni germaniche sono prevalentemente prive di scrittura e non hanno
la cultura dell’impero romano, la conquistano, ma restano sottomessi e
conquistati dalle leggi e la lingua dell’impero romano. La capacità di legiferare
un corpo giuridico appartiene ai romani, e quando loro arrivano e conquistano
fanno sì che soprattutto il loro lessico entri nel latino, ma si rendono comunque
conto della cultura che caratterizza l’impero e di capacità che loro non avevano.
Iniziano dunque ad imparare il latino, a parlarlo, modificandolo, perciò si
continua a parlare una lingua romanza. I luoghi in cui essi si stabiliscono
maggiormente hanno una lingua diversa e parlano soprattutto la loro, ma in
territori fortemente romanizzati rimane il latino e vi entrano determinati termini
prevalentemente lessicali, bellici. Tutta la parte est del territorio, pur parlando
latino a livello formale, inizia ad assorbire anche ciò che si lega al greco.
La progressiva perdita di territori fa sì che il latino vada perdendosi in
quest’ultimi, con l’avanzare dell’Islam poi scompare definitivamente e muta con
la lingua dei nuovi conquistatori. Difatti gli Arabi invadono i Franchi e si crea una
lingua con tratti romanzi e arabi che permetteva la comunicazione tra le
popolazioni del territorio e i nuovi conquistatori.
La Romania continua è tutta quella parte dalla penisola Iberica, Francia fino all’Italia
(fascia di nazione continue, attaccate) e in cui si parlano lingue neolatine.
Semplicemente è tutta quella Romania dove ancora oggi si hanno, senza interruzioni,
lingue neolatine.
La Romania isolata è quella parte geografica isolata rispetto a la Romania, ma che ha
comunque una lingua romanza, per esempio la Romania, la quale conserva la lingua
neolatina, ma circondata da lingue slave. Si tratta di zone isolate linguisticamente
rispetto al resto forte superstrato slavo in alcune zone.
Dopo Costantino, con la totale divisione dell’impero, una parte continua ad essere
assoggettata a Roma. Lui scombina l’impero romano con l’editto di Milano, in quanto
dava libertà di culto. Il cristianesimo con la sua tendenza ad amare il prossimo e non
odiare, essendo una religione di pace, minacciava la capacità bellica dell’impero
romano. 5
I cristiani vengono rimproverati, a differenza di altri, perché vanno a convertire la
gente. Per questo il cristianesimo nel giro di pochi anni, senza alcuna guerra, si
diffonde in gran parte dell’impero. Nascono una serie di storie, leggende, per cui gli
apostoli si dividono quello che era l’impero decidendo di andare ad evangelizzare
in diversi territori. Il messaggio del cristianesimo è di proselitismo, funziona
all’epoca dell’impero romano e anche successivamente.
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Quando si parla di filologia si parla soprattutto di studio dei testi, il filologo è colui che
si occupa di studiare i testi e le varianti, la genesi del testo.
FILOLOGIA: edizione di testi (competenze paleografiche, linguistiche, letterarie).
Il filologo deve avere determinate competenze, ovvero, competenze paleografiche
(testi trasmessi da manoscritti), linguistiche e letterarie. Quelle paleografiche sono
meno rilevanti per coloro che si occupano di testi a stampa.
Bozza: prove di stampa che si danno agli autori quando si deve stampare, gli
autori rileggono il proprio testo, l’editore lo stampa, lo dà nuovamente all’autore
in lettura per eventuale correzioni e poi viene stampato.]
ROMANZA: si occupa dei primi documenti scritti nella varietà romanze (lingue derivate
dal latino): sec. XI-XIV.
I filologi romanzi sono indirizzati a frequentare determinati corsi e concentrarsi su
determinati secoli, ovvero XI-XIV.
Nota: (Un uomo si innamora di una donna senza averla mai vista, lui si innamora di lei
da ciò che sente dire sul suo conto. Dunque, follemente innamorato, s’imbarca e per
partecipare alle crociate, partì per il Libano. Nella nave prese una malattia e viene
dato per morto, cosa abbastanza tipica nel medioevo, soprattutto nei viaggi per nave.
La nave continua a viaggiare e arriva a Tripoli, a questo punto coloro che viaggiavano
con lui vanno dalla contessa di Tripoli, donna soggetto dell’amore dell’uomo. La
contessa sente la vicenda e si addolora, subito decide di andare a vedere il corpo di
questo giovane. Nel momento in cui lei arriva accade il miracolo: l’uomo torna a
respirare e vedere e si rende conto per quel poco tempo che tutto ciò che sapeva di
lei era vero e muore di nuovo. La contessa rimase stupita dal suo amore, perciò decise
di conservarsi per quest’amore e si fece monaca. All’epoca tale storia ebbe grande
fama.Biografia.
Tutti attingono a tale biografia per testi poetici e novelle, lo stesso Petrarca inserisce il
protagonista di questa biografia nei trionfi d’amore. Tanti altri si occuparono di tale
vicenda: Carducci, filologo, compone a sua volta un’ode dedicata a Josu&eg
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