Estratto del documento

Filologia romanza: Gianfranco Contini

Biografia

Nato a Domodossola nel 1912, che a suo tempo faceva parte della provincia di Novara (oggi della provincia Verbana-Cusio-Ossola) e morto nel 1990. Filologo e critico italiano, spiccano i suoi saggi su Eugenio Montale, suo grande amico.

Studi

Si laurea nel 1933 con una tesi su Bonvesin da la Riva. Ha studiato a Parigi con il maggiore filologo del tempo, Bédier.

Carriera

Ha lavorato come professore di filologia presso le università di Friburgo tra 1938-52, dove insegnava filologia romanza in francese. Torna poi nel 1944 in Italia e lavora attivamente per la Repubblica di Ossola come Ministro della Pubblica Istruzione. Il resto della carriera comprende il ruolo di professore presso l'università di Firenze (dal 1952) e alla Scuola Normale Superiore di Pisa (1973-82). Negli ultimi anni della sua vita ha lavorato, nonostante l'ictus, a serie produzioni. Si è occupato della letteratura italiana dalle sue origini tra il 1300-1400 per poi fare un'edizione sul Risorgimento e sull'Italia unita.

Critica del testo

Ha anche lavorato in critica del testo come creatore di edizioni critiche su Bonvesin da la Riva ed opere giovanili attribuite a Dante. Per critica del testo si intende l'insieme delle tecniche volte a ricostruire a partire da un manoscritto il testo il più vicino possibile alla volontà dell'autore. Tuttavia questo è un compito difficile perché la volontà dello scrittore cambia nel corso della sua vita. Contini è il fondatore della “critica delle varianti” (definita in modo dispregiativo da Benedetto Croce come “critica degli scartafacci”) in cui ci si sofferma esclusivamente sul dato linguistico cercando di ripercorrere la genesi del testo a partire dalle variazioni dell'autore, considerando il prodotto letterario come un'opera in fieri, cioè in divenire, ma non della singola opera data e compiuta ma analizza anche le edizioni precedenti e le varie fasi correttorie dei manoscritti, quelli che Benedetto Croce chiamava appunto "scartafacci".

Opere

Tra le sue opere più importanti troviamo “Esercizi di lettura sopra autori contemporanei con appendice su autori non contemporanei”, “Saggio di un commento alle correzioni al Petrarca volgare”, “Altri esercizi”, “Una lunga fedeltà” (serie di saggi su Montale), “Un'idea di Dante” (raccolta di saggi su Dante), “Breviario di ecdotica” e “Ultimi esercizi ed elzeviri”.

Esercizio di interpretazione su un sonetto di Dante

Scritto nel 1947 sulla rivista “L'immagine”, raccolto poi in “Un'idea di Dante”. Un sonetto è una composizione di 14 versi (quasi sempre endecasillabi nella letteratura italiana), distribuiti in 2 quartine e 2 terzine, con rime disposte secondo precisi schemi. In questo caso le quartine hanno uno schema di rime ABBA ABBA, mentre le terzine CDE EDC, il tutto in versi endecasillabi. In particolare, questo sonetto dantesco può essere definito come “stanza di canzone”, caratterizzato da un numero fisso di strofe poco complesse derivata dalla poesia provenzale, in cui la struttura comprendeva una “fronte” divisa in due “piedi” e la “sirima/sirma” costituita da due “volte”. Nel nostro caso, i primi 8 versi sarebbero la “fronte”, le cui due quartine sarebbero i “piedi” (ottetti), mentre gli ultimi 6 sarebbero la “sirima”, le cui due terzine sarebbero le “volte (sestetti).

Contini afferma che nelle scuole questo testo “passa per il tipo di componimento linguisticamente limpido senza spiegazioni” come se potesse “essere stato scritto ieri”, il che è un errore madornale ed ingiustificabile. Al contrario “si può dire [...] che non ci sia parola, almeno di quelle essenziali, che abbia mantenuto in lingua moderna il valore dell'originale”. Egli procede con lo spiegare il testo parola per parola (esegesi letterale), il cui scopo finale è quello di giungere a deviare la mente del lettore dalla manomissione delle scuole. “Tradurre non significa altro se non determinare il nuovo rapporto di sinonimi ed affini nella cultura rappresentata nella nostra lingua, la nuova ripartizione, per così dire, in parole della realtà che si considera oggettiva e costante”. Il funzionamento della parola dalla cultura di Dante fino ad oggi è cambiato. La realtà sembra oggettiva ma non lo è e cambia nel corso dei secoli.

Sonetto di Dante

Contini esalta il rapporto spirituale con Beatrice, mentre le scuole ingenuamente ne accentuano l'aspetto fisico.

Otto osservazioni

  • “Altrui saluta” è un pronome impersonale caso oggetto (ispirato alla grammatica francese medievale). Quindi Beatrice non saluta qualcuno in particolare ma si tratta di un saluto generico. Altra funzione è quella di fornire un soggetto inesistente, facendolo assomigliare il verbo “salutare” ad un intransitivo.
  • “L'ardiscon di guardare”: il pronome soggetto precede il verbo da cui dipende l'infinito che lo regge, in italiano moderno verrebbe tradotto in “gli occhi non la osano di guardare”. Questa costruzione oggi sarebbe accettata solo se il verbo fosse servile, mentre in questo caso il verbo “ardscono” e “guardare” sono compenetranti, favorendo una perdita di fisicità, come fosse un'apparizione.
  • “Si va”: costruzione tipica del fiorentino del tempo, paragonabile al modo medio geco o al deponente romano in cui la forma passiva ha il valore attivo. Suggerisce l'idea di un'azione riflessa sul soggetto: camminare pensando intensamente a se stessi, come una sorta di manifestazione.
  • “Cielo”: non è preceduto da un articolo di nessun genere. Questa particolarità era comune dopo una preposizione (in questo caso “da”). Oggi sarebbe accettata solo se Cielo fosse scritto con la maiuscola.
  • “Miracol”: sostantivo probabilmente singolare. È posto tra la preposizione “a” ed il verbo che lo regge “mostrare”. Questo rapporto così stretto è simile a quello del punto 2 “l'”.
  • “Mostrasì”: dimostrazione della legge “Tobler (colui che ha creato la legge) - Mossafia (colui che l'ha attestata)” elaborata tra l'800 ed il '900, quando si credeva all'esistenza di regole fonetiche ferree. Secondo la legge all'inizio della frase non si poteva usare “si mostra” ma era obbligatorio usare “mostrasì”. Avviene l'anteposizione del verbo all'oggetto riflesso quando è particella atona.
  • “Che” del verso 11: mentre nel verso 10 è una coniugazione, in questo caso è un pronome relativo con un “la” pleonastico (di cui non si può fare a meno). Il “la” è un anacoluto che oggi verrebbe corretto ma a quel tempo era comune.

Lavoro di Contini

Nella sua prosa precedente al sonetto Dante afferma che è facile da comprendere, al contrario di ciò che sostiene Contini. Questo perché Dante rivolgeva agli uomini colti del suo tempo, che praticavano la stessa lingua, religione e avevano la stessa visione del mondo.

Nelle quartine

  • Gentile: dal latino “gens”, termine tecnico del linguaggio cortese che designava la nobiltà.
  • Onestà: dal latino “honestas”, derivato dal sostantivo “honor/honos”, significa “una donna degna di stima”; sia “gentile” che “onesta” hanno significati simili, ma “gentile” si nasce, “onesta” si diventa.
  • Pare: significa “appare nella sua evidenza”, “si manifesta”, ha un carattere assoluto. Contini è anche il primo a rendersi conto che questo termine ha un valore strutturale e compare numerose volte nel testo per descrivere una manifestazione di una “sostanza” apparentemente priva di una “sostanza”, dunque non fisica ma spirituale.
  • Donna: ha esclusivamente il suo significato primitivo di “signora” (dal latino “domina”, padrona di casa), in questo caso ha il valore di “colei che domina il cuore dell'uomo”. Dal punto di vista grammaticale è femminile, ma Contini esorta a vederlo come uno sostantivo quasi maschile, in reminescenza della poesia galego-portoghese (“cantigas de amigos”: l'autore si finge donna per dichiarare il proprio amore nei confronti di un altro uomo oppure nelle “cantigas de amor” la donna veniva chiamata “senor” come il sostantivo maschile per sottolinearne la dominanza, così come viene anche definita “midons” dal latino maschile “meus dominus”).
  • D'umiltà vestuta: preceduto dall'avverbio “benignamente” va considerato in chiave trobadorica come opposizione alla tipica figura della donna crudele e che rifiuta le avances del poeta. L'umiltà è ciò di cui la donna si veste, questa metafora è giocata nuovamente sulla manifestazione visibile di un volere, concentrato nella parola “pare” (qualcosa di inesprimibile che si manifesta). È indubbiamente una citazione scritturale delle lettere apostoliche di S. Paolo ai Colossesi “induite [...] benignamente humilitatem”.
  • Cosa: non è quello che intendiamo oggi ma qualcosa di ontologicamente opposto: non è qualcosa da comparare a una persona come inferiore ma qualcosa che genera emozioni nel poeta. Il concetto dantesco invece va considerato etimologicamente: deriva da rescausa – cosa.
  • Miracol: non è una semplice entità meravigliosa a livello fisico ma a livello religioso (esattamente come lo intendiamo oggi), qualcosa che spalanca riflessioni religiose. Questa donna è un segno della bontà di Dio, un miracolo, un dono del cielo.

Nelle terzine

  • Labbia: è l'unica parola fisica usata per descrivere Beatrice, una sineddoche usata per descrivere il volto, anzi la fisionomia del viso, un'espressione che comunica un sentimento e come questa si lasci percepire dal poeta.
  • Piacente: non significa “che piace” ma è una traduzione letterale dell'occitanico “plazen” che non è solo la piacenza fisica. È una manifestazione di qualità non soggettiva ma oggettiva.
Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 20
Filologia romanza B, dispense del prof. Bensi Pag. 1 Filologia romanza B, dispense del prof. Bensi Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia romanza B, dispense del prof. Bensi Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia romanza B, dispense del prof. Bensi Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia romanza B, dispense del prof. Bensi Pag. 16
1 su 20
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia_polly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza B e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Bensi Mario.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community