Che materia stai cercando?

Filologia romanza - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Filologia romanza per l’esame del professor Conte. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la filologia romanza, l’arabo come lingua di cultura, l'area gallo-romanza, l'area italo-romanza, l’istrorumeno (regioni isolate dalla latinità), il Romancio del Cantone dei Grigioni.

Esame di Filologia romanza docente Prof. A. Conte

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

territorio, per cui la Romània antica era molto più vasta di quella attuale. A partire dal V secolo il

Latino si è ritirato anche dall’Africa settentrionale. Tutta la regione in cui un tempo si parlava

Latino e nella quale ora non sono parlate lingue romanze si chiama Romània perduta.

Romània Nuova: sono le lingue romanze esportate dai coloni nel resto del mondo. Ad esempio lo

Spagnolo si parla in Messico, in Argentina, il Portoghese si parla in Brasile, il Francese in Canada.

Il 2 agosto 1492 da Castiglia e Aragona sono state espulse tutte le comunità di ebrei non convertite

al cristianesimo. La maggioranza ha optato per l’esilio (inizio diaspora verso oriente), i profughi

trovarono asilo in parte dell’Impero ottomano e in Africa settentrionale.

I sefarditi: da se faraddi, cioè di Spagna, parlano un idioma romanzo, il Castigliano del 1492 cioè

arcaico, questo idioma è ricco di parole ebraiche, è detto Giudeo-Spagnolo.

Filologia romanza: studia i testi scritti in lingue romanze soprattutto del Medioevo, cioè prima che

subissero una standardizzazione.

Romanza: a partire da Roma, dall’aggettivo Romanus.

Romanus: chi era nato a Roma, e anche chi essendo nato a Roma aveva i diritti politici, il civis

romanus. Il cittadino poteva accedere alle cariche pubbliche. Questi diritti in origine appartenevano

solo agli abitanti della città di Roma o del Lazio.

Accanto a Romanus (aggettivo), c’era Romane (avverbio), usato ad esempio in espressioni come

Romane Loqui: parlare la lingua di Roma, cioè il Latino.

La cittadinanza fu espansa prima a quelli sotto il Po’ e poi nel 212 d.C. a tutti i cittadini nati liberi

dell’Impero. A poco a poco Romanus ha esteso il suo significato politico e giuridico.

In tutto l’Impero si parlava il Latino e tutti avevano i diritti del civis. A poco a poco per indicare

tutto l’Imperium Romanum, si è diffuso il termine Romània. La prima attestazione scritta della

parola Romània risale al V secolo d.C. ma già prima era in uso.

Accanto a Romanus però, nel Latino arcaico si usava l’altro aggettivo Romanicus, che significava

in modo un po’ dispregiativo, “alla maniera romana”, non proprio romano. Si usava per oggetti

costruiti alla maniera romana ma non proprio fatti a Roma (tipo tarocchi).

Romanus > Roma

Romanicus > Romània

Se da Romanus si ha Romane, da Romanicus si ha Romanice.

Romanice Loqui, non era attestata, non era la lingua pura di Roma, era rustica, cioè della Romània.

( alternativa di Romanicus Sermo, lingua romanica o rustica romana lingua.)

ROMA : ROMANUS = ROMàNIA : ROMANICUS

Da Romanice si passa a Romance loqui, perché le vocali atone cadono.

SISTEMA VOCALICO SARDO E CORSO MERIDIONALE (anche in Calabria settentrionale e

Lucania meridionale)

ī ĭ ē ĕ ā ă ō ŏ ū ŭ

ẹ ọ

i a u

PĬCEM > sd. PIGHE luc. PIGHE (it. PECE)

PĬPER > sd. PIPE luc. PIPE (it. PEPE)

BŬCCAM > sd. BUCCA luc. VUCCA (it. BOCCA)

NŬCEM > sd. NUGHE luc. NUCE (it. NOCE)

Come si spiega che la Lucania, e la Sardegna, abbiano le vocali uguali?

Ci sono diverse zone con uguale pronuncia.

La Sicilia e l’area balcanica restano fuori dal vocalismo sardo.

VOCALISMO SICILIANO

ī ĭ ē ĕ ā ă ō ŏ ū ŭ

i e a u

FĪLUM > sic. FILU

PĬPER > sic. PIPE ( it. PEPE)

CRĒTAM > sic. CRITA (it. CRETA)

NŬCEM > sic. NUCI (it. NOCE)

VŌCEM > sic. VUCI ( it. VOCE)

ŎCTO > sic. OTTU (it. OTTO)

LŪNAM > sic. LUNA (it. LUNA)

MŪRUM > sic. MURU (it. MURO)

Secondo il metodo ottocentesco il mutamento linguistico doveva essere descritto in modo

scientifico. Nell’ultimo quarto dell’800 lavorava Alipsia e un gruppo di linguisti tra cui Brugman e

Osthoff, che sono stati chiamati neogrammatici, Junggrammatiker.

Da li a poco gli stessi neogrammatici accettarono quest’etichetta. Volevano spiegare un mutamento

linguistico, con due concetti fondamentali:

35. legge fonetica

36. analogia (constatazione a posteriori di una regolarità di corrispondenze tra suoni.

Se confrontiamo alcune parole latine con le corrispondenti lingue romanze, è in base a questo

confronto che si fanno leggi fonetiche.

Una volta constatata la regolarità del mutamento dal latino alle lingue romanze, constatiamo che è

una legge fonetica. Ẹ

Lat. PĬRAM > volg. P RA > it. PERA ant.franc. PEIRE, POIRE > POIRE

Lat. HABĒRE > volg. HAV RE > it. AVERE ant.franc. AVEIR, AVOIR > AVOIR

Ogni volta che il Lat. Volg. Presenta una E chiusa, in Francese abbiamo un dittongo.

Una volta constatata la regolarità costante enunciamo la legge fonetica, ovvero:

Ẹ lat.volg. > ant.franc EI, OI (> Francese moderno OI)

Lat. FLŌREM > volg. FL RE > it. FIORE franc. FLEUR

Ọ lat.volg. > franc. EU

Lat. CABALLUM > it. CAVALLO franc. CHEVAL

Lat. HABERE > it. AVERE franc. AVOIR

-B- (INTERVOCALICA) > it. Franc. -V-

Lat. RIPAM > it. RIPA (it. RIVA) franc. RIVE

-P- > rum. -P- it. –P- franc. -V- provenz. Catal. Sp. Port. -B- ( RIBA)

Rumeno e Italiano mantengono la -P- mentre nelle altre lingue romanze occidentali si è indebolita

diventando una -V-, con un processo di lenizione. La lenizione ha colpito le consonanti

intervocaliche e ha colpito la Penisola Iberica, la Francia e l’Italia settentrionale, fino alla linea La

Spezia-Rimini.

Lat. CAROLUS > franc. CHARLES

Lat. CAMPUS > franc. CHAMP

Tutte le altre lingue romanze mantengono l’occlusiva.

ʃ ʃ

Lat. C+A > ant.franc [ t ] > [ ]

Il Francese è la lingua più evolutiva delle lingue romanze.

La a tonica nelle varie lingue romanze si mantiene.

PARTE > franc. PART

CAMPUS > franc. CHAMP

Quando la Á si trova in sillaba libera, non condizionata da altri suoni, diventa E.

Lat. PÁTREM > franc. PÈRE

Lat. MÁRE > franc. MER

Ma la A puà anche trovarsi vicina ad altri suoni che la turbano, e che in latino non esistevano, ma

che a poco a poco si sono affermati,e sono i suoni palatali.

Lat. CÁPRAM > ant.franc. CHIEVRE > franc. CHÈVRE

Lat. CÁPUT > ant.franc. CHIEF > franc. CHEFE

Lat. CÁRUM > ant.franc. CHIER > franc. CHERE

È > franc. EI, OI

Ó > franc. EU

É > rum. Sp. It. Franc. IE

Ó > rum. OA sp. UO,UE it. UO franc. UO,UE (franc.EU)

Rum. OCHIU

It. OCCHIO

Franc. OEIL

Sp. OJO

Prov. UELH

Port. OLHO discordano tutti dal Lat. OCULUS e ce lo dice l’Appendix Probi che in Lat.era

OCULUS e non OCLU (perché era presente la sincope della vocale post tonica).

Allora anche nel caso di ORECCHIA avremo:

rum.URECHE

it. ORECCHIA

franc. OREILLE

prov. AURELHA

sp. OREJA

port. ORELHA

a questo punto in latino ci aspettiamo il suono CL, ma in latino orecchia si diceva AURIS.

A volte non continuano le forme del latino classico e si tende a preferire forme più lunghe o dei

diminuitivi che a volte prendevano il posto della parola semplice. Per esempio:

lat.classico APIS (ape) > APICULA (diminutivo) che col tempo le si è affiancato con lo stesso

significato.

Lat. VETUS / VETULUS > VETLU (sincope della vocale post tonica > VECLU)

It. VECCHIO

Rum. VECCHIU

Franc. VIEIL

Prov. VIELH

Sp. VIEJO

Port. VIELHO

AURIS / AURICULA > sincope > AURICLA > ORICLA (AU>O)

Appendix Probi > AURIS e non ORICLA

Tutto quello che non è Latino classico, è Latino volgare. Al latino volgare ci si può arrivare

confrontando le fonti delle lingue romanze.

In realtà non c’è mai stata nessuna frattura tra il Latino e le lingue romanze. C’è tra Latino classico

e lingue romanze, ma se si pensa al latino volgare c’è una continuità costante. Per esempio:

it. SAPERE

Ant.franc. SAVEIR

Franc. SAVOIR

Prov. SABER

Sp. Cat. SABER

Port. SABER in Latino di ha quindi I, E che diventano E.

-P- del Latino rimane in Italiano, ma diventa -V- in Francese e -B- in Spagnolo.

Quindi in Latino volgare ricostruiamo:

SAPÉRE > ma in latino classico si diceva SCIRE (anche se accanto a questa forma anche l’altra era

attestata).

In Sardo è rimasta infatti una traccia ISKIRE e in Rumeno STI.

Metaplasmo: passaggio da una coniugazione all’altra o di declinazione.

Prestito: parola che non continua la forma latina ma che proviene da un’altra lingua romanza.

Nessuna lingua è pura ma continuamente esposta ai prestiti.

Schuchardt (grande romanista) dice che la frammentazione linguistica è infinita a tutti i livelli:

5. tra una parlata e quella vicina

6. tra individuo e individuo

la frequenza con cui una parola viene usata ha delle conseguenze. Quelle più usate si logorano

diventando dei veri e propri focolai di innovazione.

La lingua è per lui frutto di un’interferenza continua tra una miriade di sottosistemi.

Le grammatiche più importanti sono:

W. Meyer Lübke – Grammatik der Romanischen Sprachen

H. Lausberg – Romanische Sprachwissenschaft

REW =Lübke =Meyer > Romanisches Etymologisches Wörterbuch.

Lo sviluppo della geografia linguistica è guidata da Jules Gilleron. Da lui si cominciano a

raccogliere dati sul campo. Un’opera pionieristica è l’Atlas linguistique de la France, in 12 volumi.

Voleva fare un panorama linguistico di tutte le regioni della Francia. In 639 località diverse mandò

un suo collaboratore che doveva porre a un abitante per ogni posto un questionario di 1920

domande sul lessico. L’indagine ha escluso le città principali.

Edmond Edmont era colui che anda in giro. Era un commerciante, appunto perché potesse essere

obiettivo nella registrazione dei dati (non essendo un linguista). Le località sono stare scelte

secondo una rete di punti più o meno equidistanti tra loro, e su zone limitrofe come il Belgio

Vallone, la Svizzera romanda e la Valle d’Aosta. Edmont raccoglie i dati e li manda a Gilleron che li

pubblica e pubblica l’Atlas linguistique, fatto di 1920 carte geografiche linguistiche sulle quali c’è

la pronuncia della parola in questione per ogni punto sulla carta dove è stata condotta

l’osservazione.

Gli sviluppi fonetici in realtà sono tutt’altro che regolari da queste indagini su campo. Ci sono

continui turbamenti a causa di diversi fattori. I suoni mutano nelle parole e ogni parola ha una sua

storia e un suo sviluppo.

Il sostrato da solo non può spiegare la frammentazione linguistica. A oriente la prima invasione

germanica devastante è stata quella dei Visigoti nel 257 d.C. Da questo momento le popolazioni

romane che risiedevano nella provincia della Dacia rimasero escluse dall’Impero. Nel 258 d.C. ci fu

l’invasione degli Alamanni che penetrano nell’Impero e fanno saltare le comunicazioni tra altre

regioni dell’Impero. Dalla metà del III secolo d.C. si susseguono conflitti coi Goti, Alamanni,

Franchi, Longobardi e Burgundi. Il processo di disgregazione fu accelerato nel corso del V secolo.

Lentamente il gigante collassa con l’entrata delle popolazioni germaniche. Nel 718 quasi tutta la

Penisola Iberica era in mano all’Islam. In pochi anni gli Arabi si spinsero in Gallia fino al Rodano.

Nella parte meridionale della Penisola Iberica gli Arabi rimasero fino al 1492. Nell’827 si

stanziarono anche in Sicilia e rimasero fino al secolo XI. I superstrati agirono soprattutto sul lessico.

Possono i superstrati spiegare la frammentazione linguistica della Romània?

10. i superstrati non hanno attaccato la struttura grammaticale ne la fonetica della lingua latina

11. il superstrato germanico non spiega le differenze tra Francese e Provenzale.

Per capire la frammentazione bisogna considerare fattori extralinguistici, cioè le migrazioni

germaniche hanno avuto conseguenze materiali isolando le diverse parti dell’Impero. Il Latino era

la lingua di una comunità estesa e variegata dal punto di vista sociale, etnico, religioso. La forza

centripeta della rete militare, scolastica, commerciale hanno generato un Impero coeso per molti

secoli. Quest’unità sopportava senza problemi un forte grado di variazione. I sostrati potevano

essere assorbiti senza difficoltà. Le variazioni fonetiche rimanevano semplici varietà vocali. I relitti

delle lingue preromane potevano venire a far parte della lingua comune se riuscivano a imporsi. Ma

a partire dal III secolo d.C. col culmine nel V secolo, è iniziato a cambiar qualcosa. Nel giro di due

secoli l’Impero si è disfatto. La ex Gallia romana diventa regno dei Franchi, e il punto di

riferimento era diventato la corte del re Franco e la sede del vescovo locale non era più Roma.

Nella Penisola Iberica si guardava a Toledo, capitale del re dei Goti. L’Italia era spezzata tra aree

bizantine, tra Roma e Venezia, e aree longobarde nella Pianura Padana, nella zona appenninica e in

alcune aree del centro-sud. Quelle che fino ad allora erano solo variazioni del Latino si affermarono

come nuove forme linguistiche. È un nuovo clima culturale romano-germanico. Si comincia a

sentire appartenenza a nuove identità, non più quella romana. Si attua un progressivo distacco tra

lingua scritta e parlata. Il Latino classico era rimasto l’unica lingua suprema di cultura, ma incapace

di adattarsi alle nuove realtà emergenti, incapace di rinnovarsi. A questo punto la lingua è morta,

prima di nazionalità. Il Latino classico è come se fosse rimasto fuori dal tempo. Il Latino aveva una

struttura morfologia complessa. Viene meno l’opposizione quantitativa del Latino. Cade la –m

finale. Si indebolisce anche la –s finale.

Progressiva scomparsa dei casi, che si precisano con le preposizioni.

Il Rumeno è l’unica lingua romanza che presenta ancora una declinazione.

Anche se nel Latino alto la forma era SOV, di solito la struttura della frase era libera.

Nelle lingue romanze invece non si può più separare l’oggetto dal verbo, SVO.

La –s finale si conserva nella Romània occidentale, e non nella Romània orientale.

C’è una tendenza all’affievolimento delle vocali atone, una tendenza alla palatalizzazione elle

occlusive, e la lenizione delle occlusive intervocaliche. Tutte queste tendenze ridussero le parole. I

mutamenti fonetici a volte hanno fornito delle omofonie.

In tutte le lingue c’è una propensione ad allungare le parole con suffissi.

Il Latino classico preferiva forme sintetiche, quello volgare analitiche, che si riscontra nelle lingue

volgari.

In Latino non esistevano gli articoli ma nelle lingue romanze ci sono. La loro origine è antica.

In Rumeno l’articolo si postpone.


PAGINE

12

PESO

57.63 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.lento di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Conte Alberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in lingue e culture moderne

Corso elementare di linguistica generale
Appunto
Riassunto Lingua Inglese 1
Appunto
Lingua inglese - differenze tra lingua americana e inglese
Appunto
Lingua ungherese - Appunti
Appunto