Filologia romanza: cos'è la filologia?
Filologia: è una disciplina almeno in parte linguistica: si tratta dello studio delle lingue e delle letterature romanze derivate dal latino nel Medioevo. Il termine “Filologia” deriva dal greco e significa "amore per la parola" o "amore per il discorso”, mentre “filologo” significava un tempo, in senso peggiorativo, “chiacchierone” ma anche più positivamente un “uomo eloquente”.
Il termine comprende anche altre sfumature quali:
- Filologia testuale: anche definita “critica del testo”, si tratta dell’insieme delle tecniche utili a ricostruire il testo originale di un'opera o di una serie di opere il più fedelmente possibile. La filologia romanza in Italia si occupa principalmente di ricostruire il testo originale da testi medievali giunti a noi attraverso manoscritti, confrontandoli tra di loro e realizzando un’“edizione critica”, in cui è particolarmente importante il ruolo del testo e delle sue varianti.
- La somma della linguistica (glottologia) e la letteratura: il filologo si occupa di queste materie insieme, prevalentemente dell'una rispetto all'altra;
- Linguistica e letteratura: vale a dire gli aspetti di rilevanza linguistica delle manifestazioni letterarie. Studiare un testo (letterario) però avendo particolare riguardo agli aspetti di rilevanza linguistica; per letterario non intendiamo soltanto i capolavori più famosi ed artistici, ma tutte le produzioni scritte.
- Fuori d’Italia, filologia romanza indica, in senso più vasto, lo studio di tutte le lingue e letterature romanze, medievali e moderne, è quasi sinonimo di studi romanzi.
- In Italia invece filologia romanza indica la disciplina che si occupa, attraverso l’analisi di testi letterari e pratici, della creazione delle lingue e dei dialetti romanzi a partire dal loro distaccarsi dal latino. Per tradizione storica, tale studio si concentra sulla fase medievale di tali lingue.
Non c’è quindi filologia senza linguistica. Se da un lato la filologia spesso richiede conoscenze di linguistica, dall’altro non può fare a meno di nozioni che afferiscono a domini più specifici: è impossibile non far ricorso a conoscenze storiche generali e alla conoscenza degli usi scrittori diffusi in un determinato periodo storico e geografico (scripta).
La linguistica è una scienza rivolta a stabilire regolarità, mentre la filologia mira ad indagare dei fenomeni singoli, in ogni loro aspetto.
Romanza
L’aggettivo “romanzo” esclude le altre filologie, come quella slava e germanica, in cui si può solo postulare l’esistenza di una lingua comune non attestata (protoslavo e protogermanico/germanico comune).
Al contrario l’origine delle lingue romanze è ben nota: in quanto si trattano delle continuazioni del latino in senso divergente, cioè sempre più lontane da esse nel tempo e nello spazio.
Il latino e le lingue romanze
Il latino era un tempo dialetto dell’antico italico che per motivi storici, come le conquiste militari, si diffuse uniformemente in tutto l’impero (Dacia conquistata nel 107 d.C.). Dal latino si sono sviluppate miriadi di lingue, tra cui:
Penisola iberica
- Portoghese: 10 milioni di parlanti, parlato anche in Brasile (200 milioni).
- Galego: parlato nel territorio della Galizia. Il Galego ha acquisito una grande importanza soprattutto grazie alla “Reconquista” (ovvero la riconquista dei territori della penisola iberica meridionale occupati dagli arabi, che avevano confinato le popolazioni di origine latina al Nord del paese: iniziò dal Portogallo per poi concludersi nel 1492 a Grenada, il loro ultimo possedimento). Si suppone che fino a quel momento la lingua romanza fosse stata “soffocata” dall’arabo, per poi ridiffondersi. Per questi motivi il galego viene considerato dalla Spagna come un proprio dialetto e dal Portogallo come un’importante fonte per la sua creazione.
Basco: nonostante sia parlato nella penisola iberica, non può essere considerato una lingua romanza (non si sa nemmeno se sia di origine indoeuropea, viene considerata come isolata) ma di probabile origine iberica. Viene parlata nei Paesi Baschi.
- Spagnolo/Castigliano: 41 milioni di parlanti in Europa e altri 350 milioni con i parlanti in America Latina e Stati Uniti. In Spagna viene chiamato “Castigliano”, in Sud America semplicemente come “spagnolo”.
- Catalano: 4 milioni di parlanti, diffusa soprattutto in Catalogna (fascia costiera che si affaccia sul Mediterraneo), isole Baleari e anche Alghero. Non è lingua nazionale ma gode di un’ampia autonomia, si può notare una particolare affinità col francese dei trovatori. Verso sud si può trovare anche il Valenciano.
Basco: nella penisola iberica è inoltre presente la lingua basca che però non si tratta di una lingua romanza ma isolata dalle origini sconosciute, probabilmente erede dell’antico iberico.
Francia
- Francese (nord): 45 milioni di francesi e altri 30 sparsi nel mondo grazie al colonialismo.
- Occitanico (o erroneamente chiamato in Italia Provenzale): 15 milioni di parlanti (in realtà solo 500.000 sono in grado di maneggiarlo correttamente), si tratta di una lingua letteraria diffusasi nel Medioevo con i trovatori.
- Franco-provenzale: parlata da 200.000 persone, si tratta di una lingua diffusa nella Francia meridionale, nata a Lione ma parlata ora solo nei suoi dintorni (a Lione si parla il francese moderno), come in Franca Contea, nella Savoia francese, a nord del Delfinato e vi rientrano anche i patois della Valle d’Aosta.
Alpi retiche
- Retoromanzo: tra le ultime conquiste di Roma c’era la Rezia (Alpi retiche), è una lingua con tre varianti: Romancio svizzero parlato nel Cantone dei Grigioni. Retoromanzo Occidentale che comprende il Friulano.
Penisola italiana
- Italiano – 56 milioni di parlanti.
- Sardo – Una vera e propria lingua a sé, può contare su 1,5 milioni di parlanti. Nel nord dell’isola si parla il Sardo settentrionale, distinto da quello meridionale (logurdese) perché influenzato dai dialetti genovesi e toscani.
- Ladino: parlato in Italia in alcune Valli dolomitiche del Trentino da circa 75.000 persone.
Corso – Parlato da 125/175.000 persone, considerato anche come dialetto italiano.
Europa orientale
- Dalmatico – L’unica lingua romanza in Europa completamente estinta con la morte del signor Tuone Burbur di Krk nel 1898.
- Rumeno – 26 milioni di parlanti. Per quanto riguarda i vocaboli della lingua rumena, il 51% delle parole del rumeno d’oggi ha un’origine slava, tuttavia il rumeno resta comunque una lingua romanza perché il 49% delle parole deriva dal latino, sono le più usate, mentre le altre corrispondono a terminologia specifica e tecnica. (Comprende anche 3 dialetti romeni separati: ad oriente della Grecia i dialetti macedoromeni, ad ovest della Grecia i dialetti nebelano-romeni ed a Istria i dialetti istro-romeni) (?).
- Dacorumeno - Parlato nella parte settentrionale della Grecia dove prende il nome di Megunorumeno, in Macedonia dove prende il nome di Macedo-Rumeno ed in Istria l’Istro-rumeno. Anche il Dalmatico era parte del Rumeno.
Valori d’uso antico di parole che poi hanno mutato il significato
I romani non chiamavano la loro lingua “lingua romana” ma “latinae lingua”.
Latino deriva da Latinus e dal nome Latium (Lazio), l’aggettivo si utilizzava per designare due soggetti definiti: la popolazione, i Latini (di cui facevano parte i Romani) e la lingua latina.
Il termine “Romanus” per i latini era piuttosto di carattere politico ed etnico: i romani erano gli abitanti di Roma, in contrapposizione ai latini (altri popoli laziali come gli umbri, etruschi, osci ecc.). Nel 212 d.C. l’Imperatore Caracalla con l’Editto di Caracalla riconosce la cittadinanza italiana a tutti gli abitanti dell’impero romano ad eccezione degli schiavi.
Romanus veniva anche usato in relazione alle condizioni linguistiche, cioè comprendeva tutti coloro che sapevano esprimersi in latino.
Da Romanus (attestato nel V) si viene a creare il termine Romània, una denominazione equivalente a Imperus Romanus e Orbis Romanus (dunque significa “tutti i territori occupati dai romani”).
Di particolare importanza è il termine Romanice, che significa “parlare un latino appassionato e poco corretto, imitando i romani” al contrario di “Romanae” che significava “parlare alla maniera dei romani, un corretto latino”.
Sarà dal primo termine che si svilupperanno i termini “Rumantsch”/“Romanz” (parlare in antico francese) (= sincope della post tonica).
Romancier / variante Enromancier: entrambi significano "scrivere (ma piuttosto) tradurre qualche cosa dal latino in lingua francese", "scrivere direttamente in francese".
Il termine “Roman” invece descrive un'opera narrativa in prosa di una certa dimensione. Il romanzo medievale francese alle origini, i primi si ispiravano alla tradizione classica (roman d’eneas) per poi passare ai romanzi artoriani ed infine nei generi più disparati.
Importanti esempi di romanzi sono i cosiddetti Roman de Renart (in francese oggi la parola Renart significa volpe proprio per il grandissimo successo che questo romanzo ebbe): ha come protagonista una volpe che era Renart di nome, un nome di origine germanica che potremmo tradurre in Italiano come Rainardo, occlusiva dentale sorda sostituita dall'occlusiva sonora in francese moderno.
È un'opera narrativa, non ha una struttura unitaria: più che un romanzo è una raccolta di racconti, il personaggio principale, Renart, si può dire che racconta tante vicende ma tutte collegate al tema della posizione, dei dispetti che si fanno la volpe e il lupo. Il tono è burlesco, un po' spinto.
Romanice – Romance (sincope della postonica) – Romanz.
Le origini delle lingue romanze
La romanizzazione
Il dominio romano era prevalentemente politico ed economico, mentre sul piano culturale si limitava all’esercizio del diritto romano. A Roma dunque non interessava l’imposizione della propria lingua o della propria religione: in questo campo lasciava un’ampia libertà (almeno fino all’editto di religione unica). Al contrario sono stati i popoli vinti ad adottare la lingua latina per il suo particolare prestigio e per intrattenere rapporti con la potenza vincitrice. La latinizzazione dell’impero romano non è stata dunque imposta ma spontanea.
L’espansione è iniziata nel 272 a.C. con la conquista dell’Italia peninsulare per poi concludersi con la conquista della Gallia settentrionale, della Rezia e della Dacia.
Il latino
Il latino da cui si sono sviluppate le lingue romanze non è quello classico (elevato e letterario) ma quello popolare/parlato (o per meglio dire il volgare: evitare di usare il latino parlato perché non si ha documentazione di tale lingua. Il termine “volgare” è nato con Introduction au latin vulgaire di Veikko Väänänen). Il latino volgare non si tratta di una vera e propria lingua, in quanto non ha una grammatica e delle fonti attestate, ma esistono solo testi letterari in cui compaiono volgarismi. Tra le fonti del latino volgare troviamo:
- Graffiti pompeiani: ritrovati verso la fine del ‘700: sui muri delle città di Pompei, Ercolano e Stavia colpite dall’eruzione del Vesuvio sono stati trovati dei graffiti scritti sui muri, con numerosi insulti, volgarità e dichiarazioni d’amore.
- Defixionum Tabellae: tavolette di cera incise e conservate che riportano formule magiche di maledizioni per uso di streghe e stregoni (popolani superstiziosi).
- Opere di carattere letterario ma pratico-tecnico: “Mulomedicina e Chironis (autore)”, piccolo trattato di veterinaria pratica.
- Iscrizioni funerarie: almeno quelle di persone poco colte danno importanti testimonianze di latino volgare.
- Testi letterari di rilievo artistico: autori di cultura elevata fanno parlare nei loro testi persone umili, imitando la loro lingua. Un esempio è il Satyricon di Petronio, di cui ricordiamo in particolare l’episodio della “Cena di Trimalchione”, giunto a noi frammentariamente, che si tratta di una satira nei confronti degli arricchiti.
- Testi letterari-paraletterali: in cui persone di cultura elevata (es. i primi predicatori del cristianesimo come S. Agostino) si sforzano di scendere al livello linguistico del popolo per farsi comprendere da tutti.
- Appendix Probi: trovata nell’anno ‘700 da alcuni monaci del convento di Bobbio (Piacenza), si tratta di un breve testo posto dopo una grande opera di buon livello erroneamente attribuita a Probo. L’autore è sconosciuto ma si tratta probabilmente di un maestro che annota gli errori più comuni dei propri studenti. Il testo è strutturato in fogli divisi tra fronte (Recto) e retro (Versus). Appare su 227 righe (2 fogli) costruito su uno schema “X nom Y”, a sinistra si trova una latina che l’autore ritiene corretta, è una negazione con sottinteso “e”, Y è una parola analoga a “X”.
Ci sono molti esempi che rappresentano la sincope della postonica.
- Prostesi: quando all’inizio di parola si aggiunge un qualche altro elemento (E-Postonica: pe