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Per la storia di una ricostruzione

Lo schema di fondo della storia è riconoscibile in testi celtici, gallesi, bretoni, latini, ma perfino indiani e persiani, in un coacervo di riscontri difficilmente riconducibile ad unità. Niente sappiamo su quelle pratiche orali affidate a conteurs di professione, mentre rimangono per giudicare tempi, luoghi e modi della trasmissione di quei libri prima manoscritti poi a stampa che ci hanno conservato una storia destinata a diventare protagonista della più attuale forma di narrazione: quella cinematografica.

Gli studiosi concordemente ritengono che è certamente in area francese intorno alla metà del 1100 che la leggenda trova una sua prima stabile definizione ad opera di un poeta, secondo una scansione in tappe narrative ben precise: nascita di Tristano, prime imprese cavalleresche, filtro e innamoramento, morte. In una dialettica fra elementi strutturali ed elementi accessori, ogni autore è intervenuto rileggendo la vicenda, giudicando le azioni dei personaggi, obliterando particolari ritenuti contraddittori, in molti casi scegliendo fra versioni diverse.

Esistenza di un archetipo della leggenda

Ma è mai esistito un archetipo della leggenda? Attraverso il confronto fra cinque opere (Thomas, Béroul, la versione tedesca di Eilhart von Oberg, il Roman de Tristan en prose e la Folie di Berna), Joseph Bédier ha selezionato quegli episodi che dovevano essere presenti nel testo originale, arrivando a proporre un albero a quattro rami dipendente da un archetipo x → la teoria, pur godendo di larga fortuna, non ha mancato di sollevare perplessità: come si definisce l’“errore” nella trama di un racconto? Inoltre la vicinanza cronologica fra i tre testi francesi costringe a postulare la possibilità di reciproche contaminazioni.

La complessità della formazione di questo mito è inoltre accentuata dalle modalità particolari in cui il testo deve aver circolato → all’interno di una trama nota uno stesso episodio viene rielaborato. Proviamo ad osservare come si presenta la tradizione dei testi nella materialità degli esemplari manoscritti che la hanno conservata:

Tristan di Thomas

I dieci frammenti giunti a noi di quest’opera appartengono tutti, tranne uno, alla parte finale della vicenda. Presenza di episodi completi: il matrimonio di Tristano con Isotta dalle bianche mani, la visita di Cariado ad Isotta, il lungo monologo di Tristano. I versi di Thomas traditi da alcuni manoscritti (Sneyd, Torino e Douce), non possono essere considerati lacerti casualmente conservati, ma rappresentano la testimonianza della fortuna della sezione finale dell’opera, che dovette godere di una tradizione autonoma.

Tristan di Béroul

Si presenta mutilo ed acefalo l’unico testimone dell’opera di Béroul. Si apre con l’episodio famosissimo dell’appuntamento fra gli amanti spiati dallo sguardo sospettoso di re Marco e si chiude ancora con uno sguardo, quello dei felloni che spiano l’incontro fra i due. Siamo sicuri che questa artisticità del taglio che cade in apertura e in chiusura su due drammatici episodi in parallelo della vicenda sia accidentale? Da sottolineare l’autonomia dei singoli episodi all’interno del testo. Secondo Varvaro, il procedere per episodi sarebbe una caratteristica cifra stilistica di Béroul, il quale si spinge fino al punto di salvaguardare un notevole margine di autonomia ad ogni segmento narrativo, lontano ad esempio dalla retorica dell’uni dire di Thomas. Annoso è anche il dibattito intorno ai rapporti con il Tristan di Eilhart von Oberg: questi due testi presentano lo stesso svolgimento narrativo fino ad un certo punto, corrispondente con due luoghi di transizione fondamentali → il fatto che i due testi coincidano solo per una parte della storia, dimostra ancora una volta che la vicenda tristaniana era intrinsecamente disponibile ad essere segmentata in più episodi rimontabili in modi differenti, ma anche atti a circolare separatamente. Potremmo pensare che proprio l’articolazione in episodi autonomi del testo abbia favorito la scelta di narrare solo un segmento, che poteva essere autonomamente fruibile per il pubblico in ascolto.

Tristan di Eilhart von Oberg

Anche la tradizione manoscritta di Eilhart si presenta frammentaria (episodi contenuti: Tristano uccide il drago, ma Isotta scopre che è lui l’assassino dello zio; Isotta ritrova Brangania, Tristano si attira l’odio dei baroni; l’appuntamento spiato). I tre frammenti antichi sono geograficamente dislocati in luoghi diversi, a testimonianza di una circolazione relativamente ampia del testo. Sostanzialmente ci troviamo ancora una volta di fronte ad una tradizione che preserva dalle ingiurie del tempo solo alcuni episodi seletti.

Tradizione manoscritta di Goffredo di Strasburgo

La tradizione manoscritta di Goffredo di Strasburgo rivela nel complesso la tendenza a completare la narrazione lasciata incompiuta, attraverso l’aggiunta di sezioni narrative provenienti dai testi diversi.

La Saga

Assai complessa si rivela la situazione testuale della Saga: ci sono infatti giunti due frammenti quattrocenteschi, due testimoni completi islandesi della fine del Seicento, ed un riassunto del secolo successivo. In linea di principio non è dunque possibile avere la certezza che il testo pervenuto non rappresenti un tardivo rimaneggiamento islandese. Quali elementi della leggenda possono essere considerati delle costanti indispensabili? E queste costanti ci offrono una trama stabile e coerente? In questa direzione utili indicazioni si ricavano da testi non legati direttamente alla materia tristaniana; inoltre a questi elementi di coesione narrativa andranno accostati quei motivi che, lungi da svolgere un ruolo di sfondo, improntano fortemente la trama → mare.

Thomas e le intermittenze del cuore

Un destino beffardo sembra aver steso le sue ombre sul più straordinario testo del Medioevo francese: relativamente alla versione che reca la firma di Thomas, sono più le domande aperte che le acquisizioni sicure. Volendo provare ad offrire delle coordinate di riferimento basterà accennare che la presenza di un nome d’autore rappresenta già un indizio di coscienza autoriale significativa.

Thomas si nomina due volte, la prima per distinguere la versione da lui accolta rispetto ad altre che dovevano circolare sulle imprese di Tristano e del cognato Caerdino in partenza dall’Inghilterra; l’altra in un luogo retoricamente connotato come l’epilogo che, a norma della retorica classica, prevede il congedo del poeta dai suoi ascoltatori. Le proposte di identificazione avanzate nel tempo non sono approdate a risultati convincenti, e anche sulla data le proposte sono state diverse.

I frammenti conservati

Sono complessivamente dieci i frammenti giunti a noi del Tristan di Thomas, relitti di una tradizione che doveva essere ben più ampia. Tutti tranne il frammento di Cambridge sono scritti in una lingua dall’evidente patina anglonormanna. Fu merito di Bédier avere affrontato l’arduo computo di ricostruire le parti perdute di quest’opera, servendosi dei diversi rifacimenti giunti fino a noi. I frammenti, per convenzione, vengono citati a partire dal luogo di conservazione o dal nome del più antico possessore:

  • Carlisle, 154 versi: il frammento rappresenta una scoperta esemplare su un duplice piano: segna infatti una traccia essenziale sui luoghi concreti dove cercare le membra disiecta dei libri perduti, ma illumina sul fascino e le variabili della ricerca. Il frammento contiene l’episodio in cui, dopo aver bevuto il filtro, Tristano e Isotta si rivelano il reciproco amore: il dialogo è costruito come un indovinello. Dopo essersi rivelati l’un l’altra, i due amanti consumano la loro passione con la connivenza di Brangania, damigella di Isotta. Giunta la nave in Cornovaglia, re Marco sposa Isotta, e Brangania acconsente di sostituirsi alla sua signora la prima notte di nozze perché non si scopra che non è più vergine.
  • Cambridge, 26 versi per facciata: assegnabile al XIII secolo, vi si descrivono Tristano e Isotta che dormono abbracciati quando sopraggiunge improvvisamente il re, accompagnato dal nano delatore. Tristano si sveglia e fugge, ma prima si congeda dall’amata in lacrime, chiedendole di continuare ad amarlo anche nella separazione, in una dialettica fra lontananza spaziale e presenza di un sentimento custodito dalla memoria, che giocherà un ruolo fondamentale nell’immaginario amoroso occidentale; Isotta risponde teneramente, secondo un tratto che sarà caratteristico del suo amore per il cavaliere fino alla morte, e gli affida in pegno un anello.
  • Sneyd 1 e Sneyd 2: si segnalano per la loro antichità (fine del XII secolo) e per la loro fattura assai accurata: Tristano, dopo aver lasciato l’Inghilterra, incontra il figlio del re di Bretagna, Caerdino, con cui stringe una forte amicizia. Questi ha una sorella, Isotta dalle bianche mani, che si innamora di Tristano. Il frammento Sneyd si apre con un lungo monologo in cui Tristano riversa tutto il suo rovello interiore. Sollecitato dall’amore di un’altra Isotta, Tristano si interroga, se tentare di dimenticare l’amata o almeno condividerne la condizione sposandosi. Il tema del changer, inteso sia come oscillazione del pensiero, sia come abbandono del sentimento, percorre il brano sin dai primi versi, per poi cedere il posto al motivo dell’esprover. La scelta cade su una fanciulla che condivide con la donna amata due elementi fondamentali: la bellezza e il nome. Sarà proprio il ricordare che impedirà a Tristano di consumare il suo matrimonio. Infatti alla vista dell’anello consegnatogli da Isotta prima di separarsi, il cavaliere ricorda la promessa di fedeltà fatta alla regina → l’amore e la ragione gli impediscono di assecondare il voleir. Così nel discorso con la moglie, Tristano attribuisce ad una vecchia ferita l’impossibilità di fare l’amore. L’obiettivo si sposta poi simmetricamente su Isotta che, sola nella sua stanza, ha il solo pensiero di amare Tristano, ma non ha più notizie di lui, e mentre intona un lai tragico, sopraggiunge il barone Cariado che la informa che Tristano ha preso in moglie la figlia del re di Bretagna, gettandola nella rabbia e nell’angoscia.
  • Torino: di grande interesse per ricostruire il percorso seguito dal codice sono le annotazioni apportate da una mano italiana trecentesca che denunciano il passaggio del manoscritto in Toscana. Il contesto narrativo sembra essere stato cancellato dal tempo a favore del solo monologo di Tristano: si può ipotizzare che i versi precedenti narrassero di come il cavaliere, dopo aver ucciso il gigante Moldagog, avesse costruito una sala con statue in una grotta inaccessibile, in cui Isotta sarebbe stata rappresentata nel momento dell’addio, nell’atto di porgergli l’anello. Il frammento di Torino si apre direttamente con le parole rivolte alla statua dell’amata, simulacro della sua assenza, ma anche della fissità del sentimento. La statua non risponde, può solo incarnare paradossalmente l’inutilità della presenza. Oscillando fra gelosia e rabbia, Tristano si rivolge alla statua di Brangania, lamentando il presunto oblio dell’amata, ma la vista dell’anello lo riporta in sé, e piangendo chiede perdono. Thomas sottopone ad una lucidissima analisi i sentimenti dei due protagonisti e delle altre due vittime coinvolte in questo delirio d’amore, il re Marco, che gode del corpo di Isotta ma non ha il cuore, e Isotta la regina, che patisce un doppio dolore lontano da Tristano. Anche Tristano è vittima di una pena raddoppiata, amplificata dalla vicinanza della moglie che gli è gradita solo per il nome che porta. Ed infine Isotta dalle bianche mani, che vorrebbe sperimentare con il marito le delizie dell’amore, ma non osa chiedere nulla. Rifiutandosi di stabilire chi dei quattro sperimenti un dolore maggiore, Thomas rinvia al pubblico il giudizio sui sentimenti dei protagonisti, limitandosi a scandagliare il cuore tormentato degli attori della vicenda. L’obiettivo si sposta su Isotta dalle bianche mani: un giorno, mentre cavalca accanto a Tristano e al fratello Caerdino, perde il controllo del cavallo e finisce in un fossato, dove uno schizzo d’acqua le bagna le cosce. Colta da ilarità e interrogata dal fratello confessa che quell’acqua è salita più in alto sulle sue cosce di quanto non abbia mai fatto la mano di un uomo.
  • Strasbourg: si tratta di tre frammenti del XIII secolo distrutti, dei quali non rimane che una trascrizione ottocentesca. Due di questi frammenti (68 versi) rappresentano gli unici testimoni del frammento conosciuto come il Corteo della regina. Si ipotizza che la parte precedente contenesse la confessione di Tristano a Caerdino dei suoi veri sentimenti: ecco perché i due decidono di partire per l’Inghilterra. L’arte dell’amplificatio è totalmente estranea a Thomas, che dichiara la sua scelta di una narrazione che punti all’essenziale, dichiarazione tuttavia sorprendente dal momento che si colloca proprio in uno dei rarissimi luoghi dotati di respiro narrativo e non solo analisi introspettiva.
  • Douce: risalente alla metà del XIII secolo, il codice contiene 1823 versi relativi alla parte finale del poema, la cui fortuna nella tradizione manoscritta ci è confermata dalla parziale coincidenza con il frammento di Torino, con due frammenti di Strasburgo e con quello di Sneyd. Principia della collera di Brangania colpita dal doppio tradimento, di Caerdino e della sua signora: Brangania attacca senza remore la sua signora, per cui ha sacrificato la verginità, e di cui mette ora a nudo tutte le colpe. La risposta di Isotta appare sorprendente poiché, piuttosto che difendersi, attacca senza mezzi termini Tristano, arrivando addirittura a maledirlo e ad attribuirgli la colpa di tutte le disgrazie accadute. Continuamente accusata dalla dama di essere spergiura e malvagia, alla fine Isotta esplode, riconoscendo le accuse di Brangania, ma coinvolgendola nelle stesse colpe. Brangania le giura di essere pronta a rivelare tutto al re, ma alla fine convince Marco di dubitare di Cariado anziché di Tristano. E Thomas, come altre volte, chiude la scena evocando il dolore che segna tutti gli innamoramenti.

Ecco poi dunque Tristano vestire una delle tante maschere che connotano il personaggio e deformare la sua immagine assumendo quella di un lebbroso: ma se in altri testi la maschera è funzionale all’inganno e al non riconoscimento, qui la trasformazione diviene l’immagine di un dolore che si fa malattia, degrado, più vicina alla follia che priva l’individuo della sua umanità e dignità. Sdraiato sul sagrato, Tristano è moribondo, ma fortunosamente viene salvato dalla moglie del portiere, con la quale si confida. Isotta implora Brangania di recarsi da lui, ma la donna le ricorda le gravi accuse ricevute; finalmente Isotta riesce a piegare la dama e la convince a soccorrere Tristano. La conclusione dell’episodio vede i due amanti riunirsi felicemente, anche se l’atmosfera distesa non dura molto, visto che Tristano e Caerdino tornano dall’altra Isotta, rosa dalla gelosia per la sua omonima amata dal marito.

Rimasta sola Isotta può sopportare l’assenza dell’amato sottoponendosi ad una dura penitenza, ma Tristano, scosso, decide di tornare in Inghilterra. Segue un’apostrofe al lettore, dalla ben precisa valenza di richiamare l’attenzione su un momento cruciale della vicenda, e dichiarare esplicitamente il proprio modello. Parallelamente Thomas dichiara di aver voluto selezionare la complessità della tradizione.

Tornato in Bretagna, Tristano cerca di alleviare la pena per la lontananza dall’amata frequentando la sala delle statue e dedicandosi alla caccia. Un giorno attraversa la Blache lande, dove sarà chiamato ad affrontare l’ultima avventura della sua vita: qui incontra un cavaliere armato che lo apostrofa con dolcezza, chiedendo notizie di Tristano, definito come Amerus. Tristiano si qualifica e chiede a sua volta il nome dell’interolocutore, Tristano le Naim, che gli chiede aiuto. Ma all’assoluta urgenza di Tristano il nano, l’altro oppone un aiuto dilazionato nel tempo, e tanto basta perché questi non lo riconosca più come vero Amerus. Di fronte alla sottrazione della sua identità più profonda, Tristano reagisce e recupera il suo status. La battaglia fra i due è durissima e finisce in una strage: Tristano il nano viene ucciso e Tristano l’Amerus è ferito da una spada avvelenata. Egli sa che se Isotta non interviene è destinato a morire.

Il tempo immobile e immutabile della storia, fissato per sempre nell’attimo dell’innamoramento, diviene ora un numero di giorni stabilito, quaranta, per la salvezza del cavaliere. Caerdino, per amore dell’amico prende il mare, ma intanto Isotta dalle bianche mani, che ha udito tutto, passa dall’innamoramento all’odio e al desiderio di vendetta → si osservi come in un testo alieno da ogni descrizione puntuale ricorra più volte l’immagine di Isotta dalle bianche mani appoggiata alla parete. Caerdino giunge in Inghilterra, e di fronte alle sue parole Isotta è assalita da amore, angoscia, pietà e dolore (topos) e prende la decisione di partire.

Ecco che dunque il mare torna protagonista delle vicende dei due amanti. Thomas descrive l’avvio della navigazione, intent...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola_fr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gresti Paolo.
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