Filologia italiana
Cos'è la filologia?
La filologia è una sorta di scienza (non è proprio una scienza perché il testo letterario è soggettivo) che studia i testi letterari al fine di ricostruire l'aspetto originario.
Compito della filologia
- Ricostruire la volontà dell'autore
- Tradizione dell'opera: processo di trasmissione dell'opera
Il testo è autografo quando è scritto a mano dall'autore, è originale in quanto espressione della volontà dell'autore. Codice è sinonimo di manoscritto. Fenomenologia della copia (assenza originale) vs filologia d'autore (presenza dell'originale).
Elementi di teoria metrica
Misure della versificazione. Computo delle sillabe: Il verso italiano è definito dal numero delle sillabe. Quando due vocali sono consecutive, fra due parole o all'interno di una parola, la lingua poetica italiana ammette che esse valgano per una o per due sillabe secondo la scelta del poeta.
- Dieresi: Quando entro una parola, un nesso di due vocali normalmente monosillabico è usato come bisillabo (la dieresi si indica con i due puntini sopra la una delle due vocali). Si divide in due sillabe un nesso di vocali che voleva due sillabe già in latino e che nella pronuncia normale dell'italiano si è ridotto a una (Es: Viòla si dieresi perché la "i" c'è già nell'etimo. Fiore < florem no dieresi).
- Sineresi: Quando un nesso normalmente bisillabico è usato come monosillabo.
- Sinalefe: Quando si incontrano vocale finale di parola e vocale iniziale della parola successiva, le due vocali valgono per una sillaba sola. (Distinzione tra sinalefe ed elisione. Con l'elisione vi è la caduta vera e propria della vocale finale della prima parola. Con la sinalefe si pronunciano entrambe le vocali. Al posto dell'elisione vi può essere l'afèresi ovvero cade la vocale iniziale della seconda parola. Elisione e afèresi possono essere fatti linguistici indipendenti dall'uso metrico ma anche possono essere forme alternative di sinalefe. Caso particolare va dato all'apòcope cioè la caduta della vocale o della sillaba finale Es. ragion /ragione. L'apòcope. La sincope = caduta di una sillaba interna di parola Es. Speclum < speculum).
- Dialefe: Le due vocali valgono per due sillabe.
- Diastole: Spostamento dell'accento normale di parola in avanti.
- Sistole: Spostamento dell'accento normale all'indietro.
Nella metrica italiana, il numero di una serie di sillabe è legato alla posizione dell'ultimo accento.
Distinzione tra versi
Dante, nel "De vulgari eloquentia" introduce la distinzione tra versi parisillabi e versi imparisillabi stabilendo che gli imparisillabi (in particolare l'endecasillabo) siano i più indicati per uno stile elevato. Gli imparisillabi hanno un ritmo più vario rispetto ai parisillabi che tendono ad avere gli accenti sempre sulle stesse sillabe. Il novenario è simile a un parisillabo per la fissità degli accenti. Imparisillabi e parisillabi non possono essere mescolati nello stesso testo. Dal 1200 si è infatti privilegiato l'endecasillabo o il settenario i quali sono quelli che più si sono evoluti nel tempo.
Strutture metriche
Piede: Nella metrica latina = unità metrica di due o più sillabe divise in due elementi detti tesi (tempo forte) e arsi (tempo debole). Nella tradizione mediolatina = verso in quanto parte di una struttura di più versi oppure questa stessa struttura. Nella poesia italiana il termine piede si usa per indicare una parte della stanza della canzone, della ballata o del sonetto.
Cesura: Nella metrica latina = un limite di parola che cade nel verso all'interno di un piede. L'uso corrente di Cesura per l'italiano = nel caso di versi doppi, si dice cesura il punto di separazione tra le due misure. Da questo punto di vista i versi semplici non hanno cesura. Per l'endecasillabo la cesura viene definita come una pausa di intonazione che divide il verso in due parti. Questa divisione avviene di regola dopo la fine della parola che porta l'accento obbligatorio (sulla 4ª o 6ª sillaba) ma non è obbligatoria. In generale la cesura può essere definita come un qualsiasi limite di parola che segna una divisione del verso in emistichi (è ciascuna delle due parti in cui un verso, suscettibile di ripartizione, può essere diviso da una o ne rappresenta il residuo).
Classificazione delle parole
Classificazione delle parole in base alla posizione dell'accento:
- Piana: accento sulla penultima sillaba (es: càsa, ricàtto, amòre)
- Tronca: accento sull'ultima sillaba (es: rubò, città, incartò)
- Sdrucciola: accento sulla terzultima sillaba (es: mèdico, bùfalo, càrico)
- Bisdrucciola: accento sulla quartultima sillaba (es: àbitano, pàrlamene)
Il fondamento della metrica italiana non è soltanto sillabico, ma anche accentuativo. La versificazione deve essere considerata in tre aspetti distinti:
- Un modello di produzione presente nella "coscienza" metrica dell'autore.
- La realizzazione è il segmento di enunciato (frase, parte di frase..) che soddisfa le condizioni poste dal modello, più semplicemente è il testo corretto dal punto di vista del modello cui si riferisce.
- L'esecuzione è un atto individuale sempre diverso.
I versi sono tra loro in rapporto di equivalenza in quanto ognuno è "commisurabile" con gli altri, in termini di: numero di sillabe, accenti (non è possibile la successione di due toniche né di tre atone né all'interno di parola né nell'unità del gruppo fonetico) o, nella metrica quantitativa, in termini di durate (alternanze regolate di sillabe lunghe e brevi). Senza questi rapporti di equivalenza la versificazione non esiste. La versificazione può tuttavia sfruttare, come elemento costitutivo di strutture metriche, anche la ripetizione di segmenti sonori. Tali ripetizioni sono utilizzabili sia in prosa che in poesia in funzione di figure stilistiche come l'allitterazione. Tali figure diventano fatti metrici quando sono poste in relazione con la struttura del verso.
La rima
Che cos'è la rima? Rima = identità dei suoni della parte finale di due parole, a partire dalla vocale tonica compresa (Es. oscURA: dURA). Normalmente la rima mette in relazione due o più versi; in questi casi l'identità di suoni riguarda la parte finale dei versi messi in relazione. Però la rima può cadere all'interno del verso. Nei versi divisibili in emistichi la rima può mettere in relazione un primo emistichio con la fine del verso stesso o di un altro verso, o fra loro due emistichi di due versi distinti (Rima al mezzo), oppure la rima può indicare essa stessa una divisione diversa dall'emistichio (Rima interna).
La rima è un caso particolare tra i tipi di equivalenza fondati sull'identità tra segmenti sonori in fine di unità metrica usati nella versificazione. A seconda dei generi metrici l'identità dei suoni può essere meno estesa o più estesa:
- Assonanza: Condivisione di elementi vocalici o Consonanza: condivisione di elementi consonantici. In questi casi si parla di Rima imperfetta (Rima senza perfetta identità di suoni).
- Nel secondo caso il segmento testuale interessato dalla rima comprende un'intera sillaba (cimiTERO: alTERO). In questi casi si parla di Rima ricca.
Rima perfetta: In tutta la tradizione italiana è perfetta la rima di "e" chiusa con "e" aperta e con "iè" (vède: piède) e di "o" chiusa con "o" aperta e con "uò" (amore: cuòre). Ciò differenzia la poesia italiana da ogni altra tradizione romanza, in particolare da quella galloromanza dove le aperte non rimano con le chiuse. La regola italiana per cui vocali aperte rimano con le chiuse può risalire in parte dal fatto che la prima poesia italiana è nata in siciliano illustre, nel quale non esiste l'opposizione fonologica tra "e" aperta ed "e" chiusa e tra "o" aperta e "o" chiusa e tutte le "e" e le "o" suonano aperte.
Funzioni della rima
- Demarcativa: La rima solitamente è associata al limite dall'unità metrica e ne rinforza la percezione con il suo ritorno. Con la rima di fine verso si sottolinea e NON si determina la struttura del verso. L'unità metrica è normalmente il verso, ma può anche essere l'emistichio, o un versicolo interno al verso. Quest'ultima possibilità si realizza ad esempio nella canzone "Poscia ch'Amor del tutto m'ha lasciato" di Dante, dove nel terzo verso (endecasillabo) di ogni strofa la rima interna individua un trisillabo quindi grazie alla rima interna si può parlare di un trisillabo interno all'endecasillabo dato che il trisillabo non è una parte componente della struttura dell'endecasillabo. In queste occasioni si determina la struttura del verso.
- Strutturale: Consiste nel fatto che la disposizione delle rime è uno degli elementi di maggiore rilievo nella costruzione di strutture strofiche. Dire che un testo è in strofe ABAB significa specificare che esso è in strofe di 4 endecasillabi dove il 1° rima col 3° e il 2° con il 4°. Rima baciata o "a coppie" o "accoppiata" ha la forma AA BB CC... e la forma strofica più direttamente collegata con questo tipo di rima è il DISTICO. Rima alternata o "alterna" ha la forma ABAB CDCD... nella forma più semplice si usa nella QUARTINA. La rima alternata continuata per 8 versi dà luogo all'"ottava siciliana" e una serie tale, unita o divisa in 2 blocchi (ABAB ABAB) forma la prima parte del SONETTO. "L'ottava toscana" o semplicemente OTTAVA combina 6 versi a rima alternata con un distico a rima baciata (ABABABCC). Rima incrociata o "chiusa" ha la forma ABBA. Rima incatenata è lo schema di rime della TERZA RIMA O TERZINA DANTESCA (ABA BCB CDC...). Rime replicate hanno la forma ABC ABC riscontrabili nei PIEDI DELLA CANZONE o NELLE TERZINE DEL SONETTO. Rime invertite ABC CBA.
- Ritmica: In quanto la ripetizione di segmenti sonori in posizioni chiave è un elemento rilevante del ritmo del testo. Questa funzione si può dire anche associativa in quanto la ripetizione dei suoni associa tra loro due o più parole ponendoli in una relazione. Il modo in cui questa relazione si stabilisce è un tratto importante della forma stilistica di ogni poesia in rima e dello stile dell'autore: è sempre significativo il rapporto tra la somiglianza delle parole in rima e la loro maggiore o minore diversità di senso, la loro diversa funzione nel contesto, la prevedibilità o meno dell'accostamento. Tipologicamente si oppone la rima facile alla rima difficile ("cara"). Facile è la rima per la quale sono disponibili nella lingua molte parole, difficile è la rima per la quale poche sono le parole disponibili.
Altri tipi di rime
- Rima derivativa: Quando di due parole che rimano, una deriva dall'altra (degna:disdegna) (considerate rime facili).
- Rima desinenziale: Mentire:dire.
- Rima suffissale: Per cui tutti gli avverbi in "-mente" rimano tra loro.
- Rima equivoca: Parole omofone di senso diverso (Es. minor parte:si parte) (l'uso sistematico di tale rima è tipico della tradizione duecentesca dei Siciliani, di Guittone, di Monte Andrea).
- Rima equivoca contraffatta: Rima equivoca, nella quale però uno dei due omofoni è ottenuto sommando due parole in un solo gruppo fonetico (Es. Petrarca: m'ai:mai) Antonio da Tempo chiama questo tipo di equivocazione equivocus compositus.
- Rima identica: Una parola rima solo con se stessa (Es. Divina Commedia, "Cristo" rima solo con se stesso).
- Rima aretina (Guittoniana): Nella poesia antica, estensione della rima siciliana: rima di (i) con (e) aperta oltre che con la (e) chiusa, e di (u) con (o) aperta oltre che con (o) chiusa.
- Rima bolognese: Fenomeno analogo alla rima siciliana, motivato dalla fonetica bolognese: es Lume:nome perché in bolognese lume suona lome.
- Rima caudata: Negli schemi che comprendono all'interno o alla fine della strofa, versi minori detti code, la rima di questi versi tra loro. Lo stesso nome di può dare alla rima del verso breve del serventesecaudato, che anticipa la rima dei versi lunghi della strofa successiva.
- Rima ciclica: Lo schema di rime per cui le rime ruotano nelle diverse posizioni della strofa da una strofa all'altra. Sono forme di rima ciclica la retrogradazione incrociata della sestina lirica e lo schema della canzone ciclica.
- Rima composta: Forma di rima ottenuta sommando sotto un solo accento (anche modificando l'accentazione normale) più elementi lessicali in fine di verso.
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