Manoscritti e stampa
Tipologie di manoscritti
Liber: sottile strato ligneo.
Volumen: da volvo, indicava il rotolo di papiro avvolto.
Codex: corteccia, tavoletta in legno e per metonimia libro, nel lessico filologico indica il manoscritto medievale.
Stampa e sviluppo
1455 - Invenzione della stampa: si intende l'invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Johannes Gutenberg, orafo di Magonza. In precedenza, non v'era motivo di specificare se un'opera fosse manoscritta o a stampa. Continuarono però a circolare prevalentemente in forma manoscritta testi quali copioni teatrali, opere tacciate di censura, spartiti musicali.
Discipline funzionali all'esame filologico di un testo
- Paleografia: studio scientifico dei caratteri grafici antichi.
- Codicologia: confezione.
- Bibliografia testuale o analitica o più in generale filologia dei testi a stampa: ai fini dell'editoria si occupa del libro come oggetto fisico, sviluppata in particolar modo da studiosi anglosassoni.
- Critica del testo o ecdotica: Lachmann, confronto fra tutti i testimoni per ipotizzare la forma del testo archetipale.
Pergamena
Etimologia incerta la lega a Pergamo. La pergamena comincia a venire utilizzata a causa della scarsità di papiro. A faccia più chiara (lato carne) ed una più scura (lato pelo); l'uso era di far corrispondere all'apertura il colore dei due fogli: un'anomalia può rilevare una lacuna. È un prodotto costoso: sia per la lavorazione, sia per l'alto quantitativo di materiale di scarto. Brandelli irregolari di pergamena venivano utilizzati per la stesura di atti unici (ex. testamenti), protetti avvolgendo il foglio su se stesso con il lato-pelo rivolto all'esterno.
Palinsesto: la pergamena può essere abrasa e riutilizzata, si occulta la scriptio inferior. Spesso per comporre copertine e fogli di guardia di testi nuovi venivano utilizzati fogli già scritti: così si sono conservati due dei più antichi testi volgari italiani: Conto navale pisano, XII sec., Frammento d'un libro di conti di banchieri fiorentini.
Carta
In latino charta, indicava un supporto sottile atto alla scrittura, a prescindere dal materiale. Invenzione cinese, passa agli Arabi e quindi in Spagna, e poi attraverso il commercio in Italia nel XII sec. Inizialmente non incontra favore: origine araba e fragilità. Fino al XVIII sec., quando si comincia ad usare il legno, la pasta da carta viene ottenuta da stracci macerati. Ogni cartiera imprime sulla carta la propria filigrana, con un simbolo peculiare per ciascuna; Briquet ne ha compilato un repertorio. Più economica, presto sostituisce la pergamena, il cui uso è ristretto ad opere di particolare pregio; il caso di stampe pergamenacee è un'eccezione.
Strumenti di scrittura e inchiostro
Calamus (punta aguzza), penna di volatile, strumenti in metallo.
Inchiostro: conteneva sali metallici che restano sulla pagina anche quando l'inchiostro è ormai illeggibile, quindi la scrittura è spesso visibile alla luce ultravioletta (lampada di Wood).
Miniature e struttura del manoscritto
Miniature: generalmente non sono opera dell'amanuense ma del rubricatore. Un manoscritto è generalmente costituito di un solo materiale: membranaceo, membr. cartaceo, cart. misto (raro).
Paginazione: uso moderno di numerare pagina per pagina.
Cartulazione: uso antico: si numera per carte (ex. 4 pg = 2 c.). Ogni carta ha retto r. colonne a, b verso v. colonne c, d.
Specchio: spazio nei quali è circoscritta la scrittura spesso rigato a secco o con inchiostro diluito. La scrittura procedeva per fascicoli a fogli separati: foglio sinistro r e v fino al foglio centrale, foglio destro r e v fino all'ultimo foglio. I fascicoli dovevano essere posti in giusta sequenza: la parola iniziale del successivo era riportata sull'ultimo del precedente. Spesso anomalie si devono ricondurre ad errori nel sistema o nel successivo raggruppamento dei fogli in fascicolo.
Tipologie di codice
- Codice mutilo: perdita completa o parziale di un fascicolo.
- Acefalo: se il fascicolo mancante è il primo.
- Codice "raccogliticcio": ex. codici leonardeschi composti da collage di carte sciolte.
- Codice adespota: non riporta il nome dell'autore (ex. testi di Dante e Petrarca).
- Codice anepigrafo: non riporta titolo (ex. testi di Dante e Petrarca).
Scriba e copisti
Scriba o amanuense: colui che scrive. Copisti di professione: spesso si dà il caso di testi copiati in parti da più mani. Copisti per passione. Copia di servizio: approntata da un autore per proprio uso privato.
Sistema della pecia: Peciae "fascicoli", sistema in uso nelle università italiane fra XIII e XV sec. I vari fascicoli di un'opera, in genere necessaria ad un corso di studi, venivano distribuiti da un libraio utilizzato (stationarius), ciascun studente faceva copiare il fascicolo lo riportava e ne prendeva in prestito un altro.
Elementi del libro e stampa
Frontespizio, colofone: repertorio allestito dai Benedettini di Bouveret.
Scrittura usuale: nel medioevo scrittori della medesima epoca e del medesimo territorio condividevano una norma scrittoria omogenea.
Filologia italiana: scritture di tipo gotico, tardogotico, cancelleresco, umanistico.
Riforma carolina: VIII sec. Riporta ad un'unità grafica nell'uso scrittorio: minuscola carolina. Dopo il periodo gotico sarà riportata in auge dagli umanisti.
Scrittura gotica: littera textualis destinata ai testi, non ai documenti. Rispecchiava il gusto coevo per l'arco acuto e la lavorazione della pietra.
Minuscola cancelleresca e mercantesca: di uso quotidiano. In Italia, dove i notai sono protagonisti della nascita della letteratura, la distinzione fra scrittura gotica e minuscola cancelleresca è spesso labile. In genere non varia il tratteggio (numero dei tratti), ma il ductus (modo di condurre la linea). Con il diffondersi dei mezzi meccanici di scrittura è sempre più aumentato l'individualismo grafico di ogni scrivente.
Sistema di abbreviazioni e incunaboli
- Sistema di abbreviazioni: già tipico delle culture classiche. Troncamento: non prosegue in epoca volgare, poiché serviva ad abbreviare le desinenze latine che nel volgare già di per sé cadono. Abbreviazione: si mantiene anche in epoca volgare.
- Note tironiane: attribuite a Tirone, liberto di Cicerone. Segni tachigrafici 7 = et 9 = cum, ma in testo volgare et/e; cum/con da scegliere a seconda della forma maggioritaria.
- Incunaboli: incunabula, orum "fasce dei neonati" > "Infanzia, origine". Libri a stampa stampati entro il Cinquecento compreso.
Manoscritti da bisaccia e introduzione della stampa in Italia
Manoscritti da bisaccia: edizioni di poco pregio, esclusivamente in volgare, di grande interesse linguistico, destinate ad un pubblico semincolto.
1460 - La stampa viene introdotta per la prima volta in Italia, ma la ditta di due tedeschi fallisce. 1470 - Vindelino da Spira a Venezia fa uscire il Canzoniere di Petrarca. I primi testi a stampa cercano di imitare il più possibile i testi manoscritti, però i caratteri corsivi non erano legati.
Aldo Manuzio e innovazioni tipografiche
1501 - Aldo Manuzio crea una collana di testi volgari senza commento, perciò tascabili (enchiridia). Corsivo aldino. Il tipografo non è altro che un particolare tipo di copista.
Emissione della stessa edizione in tempi diversi: stessa tiratura con frontespizi differenti. Emissione simultanea: quando la tiratura è divisa fra editore e stampatore, ciascuno dei quali appone il proprio frontespizio.
Marca tipografica e tecniche di stampa
Marca tipografica: immagine che identifica ogni tipografia. Originariamente era posta al fondo del libro, da Manuzio fu spostata sotto il frontespizio. Di solito i fogli venivano stampati prima tutti su un lato e dopo sull'altro ("in volta"), il tempo intercorrente poteva essere sfruttato per apportare modifiche.
In-folio: due pagine per facciata, una piegatura.
In-quarto: quattro pagine per facciata, due piegature. Per controllarne la successione, i fascicoli erano segnati in genere dalle 23 lettere dell'alfabeto maiuscole.
Impronta e archivi
Impronta: metodo di catalogazione moderna che dovrebbe permettere di legare differenti edizioni di una stessa opera e di individuare gli esemplari di una stessa edizione.
Archivio: sedimento scritto dell'organizzazione del vivere sociale. In Italia il materiale documentario è particolarmente numeroso data la struttura policentrica dell'Italia preunitaria. Esiste un Archivio di Stato italiano per ogni capoluogo di provincia.
Biblioteche e premesse linguistiche
Biblioteche: quelle storiche sono 46, distribuite in maniera diseguale sul territorio poiché non sono state pianificate, ma ereditate dalla tradizione precedente. Nei vari fondi i manoscritti sono divisi in tre sezioni a seconda della lingua utilizzata: latina, greca, orientale.
Note linguistiche
Dialetto spontaneo, dialetto riflesso: uso consapevole delle forme dialettali con preciso intento estetico. Fino all'Ottocento la norma grafica non è totalmente stabilita. I fatti grafici hanno sempre valore culturale.
Esempio: h - dal Settecento è distintiva di parole omografe o in digrammi. Regola valida nel Due-Trecento consente h solo se reale iniziale di parola, e non dopo proclitica con elisione. U e v potevano avere indifferentemente valore vocalico o consonantico.
Inventata la scrittura minuscola V > u, quindi si trovava V ad inizio di parola, e u all'interno. La norma si pone nel Seicento. Digrammi e trigrammi sono stati adottati per fare fronte a novità della fonetica volgare rispetto a quella latina.
Segni diacritici: nel Canzoniere: virgola, comma, colon, punto interrogativo con senso anche esclamativo. Nell'edizione di Manuzio del Canzoniere con consulenza di Bembo si introduce l'apostrofo per indicare l'elisione. Nel Seicento diventa frequente accentare tutti i monosillabi.
Articolo: rispetto a il era maggioritario lo in posizione iniziale. Dove compaia el ci si deve chiedere se non derivi da e'l (e + articolo aferetico il). Nell'Italia centrale alternanze del tipo lo/lu si spiegano dal contesto locale.
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