Sommario
DEFINIZIONI ...................................................................................................................................................... 1
TRASCRIZIONI ................................................................................................................................................... 3
TIPI DI SCRITTURA ............................................................................................................................................ 4
ALLESTIMENTO DEL LIBRO MANOSCRITTO .................................................................................................... 10
CATALOGAZIONE ............................................................................................................................................ 12
IL LIBRO A STAMPA......................................................................................................................................... 13
TRASMISSIONE DEI TESTI ............................................................................................................................... 21
EDIZIONE CRITICA DI UN TESTO (senza originale) .......................................................................................... 22
TIPI DI EDIZIONE ............................................................................................................................................. 30
FILOLOGIA D’AUTORE ..................................................................................................................................... 31
GINZBURG ...................................................................................................................................................... 32
CONTINI .......................................................................................................................................................... 33
VARIE ED EVENTUALI ...................................................................................................................................... 34
DEFINIZIONI
Stussi cap. I 1
tra i compiti istituzionali della filologia c’è quella di verificare la genuinità, l’autenticità e la correttezza di testi
letterari (ma non solo) redatti nei vari volgari italiani; autenticità nel complesso, correttezza e genuinità in
ogni particolare di sostanza e di forma
per farlo dobbiamo indagare il modo in cui i documenti sono stati trasmessi: fino alla seconda metà del XV
secolo la trasmissione era manoscritta, solo in seguito a questa modalità si affianca quella a stampa a caratteri
mobili; la stampa non annulla però la modalità manoscritta
concetti di tradizione, copia, originale, archetipo, edizioni sono vocabolario di base del filologo
pregiudizi sulla filologia: disciplina arida, senz’anima, polverosa, noiosa, inutile
tre definizioni di filologia
1. punto di vista di un poeta, Vittorio Sereni:
"Filologia, lavoro pulito. Come quello del radiologo in medicina. Capire questo a diciotto, vent'anni
può salvare dall'estetismo inconsapevole e da varie altre forme di vaghezza".
(V. Sereni, Un omaggio a Rimbaud, in V. Sereni, Gli immediati dintorni primi e secondi, il Saggiatore,
Milano 1983, p. 48)
2. punto di vista di un filosofo, Friedrich Nietzsche:
"Occorre infatti ammettere francamente che la filologia consiste, per così dire, di prestiti da diverse
scienze, ed è composta come una pozione magica dal miscuglio dei succhi, dei metalli e delle ossa
più disparati".
(F. Nietzsche, Omero e la filologia classica. Una conferenza [28 maggio 1869], in F. Nietzsche,
Appunti filosofici 1867-1869. Omero e la filologia classica, a cura di G. Campioni e F. Gerratana,
Adelphi Edizioni, Milano 1993, p. 219).
3. punto di vista di un filologo, Cesare Segre:
"Ogni testo è la voce di un mondo lontano che noi cerchiamo di ricostruire. Un gran numero di
discipline sono interessate a questa ricostruzione: poetica e metrica, etnografia e storia della
cultura, sociologia e storia delle istituzioni, ecc. Queste discipline sono sempre state usate per
interrogare, e illuminare, i testi.”
(C. Segre, Semiotica filologica. Testo e modelli culturali, Einaudi, Torino 1979, p. 7).
la prima definizione sottolinea che bisogna evitare un approccio ingenuo, estetico; i raggi X fotografano la
realtà, così come il filologo lavora su dati concreti; le altre definizioni richiamano alla natura
necessariamente composita della filologia, che richiede collaborazione e intervento di altre discipline
Aurelio Roncaglia ha detto “per chi deve viaggiare, è utile un orario ferroviario; ma non s'impara a viaggiare
senza mai prendere un treno. La medicina richiede lo studio dell'anatomia, della fisiologia e della
patologia; ma a fare un buon medico è poi indispensabile un'esperienza, la più larga possibile, di casi clinici
concreti". In filologia come in medicina vale il motto distingue frequenter, ci sono molti casi specifici
esempi di critica testuale: tentativo di ricostruire il testo originale di opere composte in tempi più o meno
lontani; ad esempio, trovare refuso in un quotidiano; il testo è stato composto la notte prima, ma è
comunque un esempio di critica
➢ dialolo invece di dialogo: non-sense che capitava anche ai copisti antichi; è stata copiata la sillaba
precedente;
➢ anomine invece di anonime: inversione delle consonanti; anche Boccaccio, scrivendo la bella
copia del Decamerone, ha fatto errori di questo tipo; è un copista molto distratto, sui testi suoi
e degli altri (es amina); ricorda: Decamerone autografo, Canzoniere idiografo, Commedia no
manoscritti autografi
➢ meglio (invece di meno) se ne parla meglio è: errore più grave, anticipa la parola “meglio”
perché stessa sillaba iniziale
➢ errore di inversione: anziché “tanto peggio tanto meglio” hanno scritto “tanto meglio tanto
peggio”; espressione idiomatica usata nell’articolo di presentazione del giornale e della sua
linea editoriale, significa nel contesto “non siamo a favore del declino finanziario italiano, se
ciò andrà a favore delle forze di opposizione (come quelle del giornale)”
la filologia richiede l’aiuto di varie discipline, per quanto riguarda lo studio del libro esse sono
1. paleografia: secondo Petrucci, "è la disciplina che studia la storia della scrittura (e in particolare
della scrittura a mano) nelle sue differenti fasi, le tecniche adoperate per scrivere nei diversi
periodi, il processo di produzione di testimonianze scritte, così come si è svolto nelle differenti
epoche, e infine i prodotti stessi di questo processo, siano essi costituiti da libri o da iscrizioni, da
documenti o da scritti di natura individuale e privata (conti, appunti, lettere, ecc.), nel loro aspetto
grafico"; la paleografia latina si occupa della scrittura altina, ossia la scrittura alfabetica basta
sull’alfabeto latino (ABC…), non solo in lingua latina, ma tutte le lingue con lettere latine; la
paleografia è utile anche per la datazione e la collocazione dei manoscritti
2. codicologia: è la disciplina che studia la tecnica di allestimento, la struttura, la rilegatura del libro
manoscritto, che viene dunque analizzato e indagato nelle sue specifiche caratteristiche materiali
(che materiale è usato? carta o pergamena o composizione mista?)
3. bibliografia testuale: si occupa del libro a stampa come oggetto materiale, studiando di esso le
modalità di produzione e di realizzazione nelle antiche tipografie (processi di stampa, tipologia dei
caratteri tipografici, fascicolatura; la disciplina nasce in area anglosassone con il nome di textual
bibliography
paleografia e codicologia si occupano del libro manoscritto, mentre la bibliografia testuale degli antichi
libri a stampa
TRASCRIZIONI
Stussi cap. IV 1.6
come si trascrivono i manoscritti?
1. trascrizione diplomatica: massimante fedele a ciò che troviamo nel manoscritto, si lascia ad
esempio “allaquale” attaccato; si trascrivono le abbreviazioni o si sciolgono indicando tra
parentesi tonda le lettere per lo scioglimento; si dice diplomatica come la disciplina che dal XVII
secolo studia in modo critico i documenti medievali, detti diplomi (privilegi, benefici, insomma la
documentazione importante); si rispetta l’uso antico di maiuscole e minuscole
2. trascrizione interpretativa: separazione delle parole secondo l’uso moderno, si sciolgono tutte le
abbreviazioni, ma “interpretativa” non è sinonimo di “ammodernata”; se si trova la forma pocho
si deve rispettare l’uso della H; gli interventi richiesti sono la separazione delle prole, il
adeguamento delle maiuscole, la distinzione tra U e V; l’intervento più delicato è però
l’inserimento della punteggiatura e d ei segni diacritici (accento e apostrofo):per molti secoli non
ci sono stati e se ci sono hanno significati diversi da quelli che hanno per noi; sono però
fondamentali per dare il senso al testo; la mancanza di apostrofo è una questione importante:
Petrarca gioca proprio su Laura/l’aura nel senso di brezza, vento leggero, immagine già presente
nella tradizione lirica provenzale e araba: si riteneva che un vento leggero proveniente dalla
direzione in cui si trovava la donna portasse un messaggio d’amore
3. nella trascrizione critica c’è più libertà, ma si deve dichiarare i criteri di trascrizione; per esempio,
per rendere il testo più leggibile a qualunque tipo di lettore si possono rendere le grafie nel modo
più semplice (ammodernare le grafie), cosa che non si può fare invece nella trascrizione
diplomatica o interpretativa
diplomatica interpretativa critica
nympha nympha ninfa/nympha
triumpho triumpho trionfo/triumpho
si deve però avvertire il lettore del cambiamento operato: soprattutto per gli autografi, le grafie
antiche possono essere portatrici di significati culturali, ossia sono il frutto di scelte grafiche
dell’autore volgare, che consapevolmente mantiene forme latine/latineggianti per nobilitare il
testo; può essere una latinizzazione solo grafica o anche nelle scelte delle parole; in questo caso
ammodernare può non essere una buona idea
nel XV secolo si assiste a un grande ritorno/revival della figura della ninfa, sia nelle arti figurative
sia nei testi letterari: scrivere nympha è una scelta significativa, allusione alle ninfe latine classiche;
lo stesso vale per la cerimonia del trionfo: a Roma l’arrivo dell’imperator/comandante vittorioso
era seguito da corteo e processione; nei Trionfi di Petrarca, scritti in terza rima, non sfilano
comandandoti ma personificazioni allegoriche: Amore, Castità/Pudicizia, Morte, Fame, Tempo ed
Eternità; Petrarca, nello scriverli, ha bene in mente i trionfi dell’antica Roma, ogni allegoria è come
un comandante vittorioso; scrivere triumpho non è una scelta casuale, va lasciato
Petrarca riesce a far credere a Boccaccio di non aver letto per intero la Commedia, Boccaccio gliela
regala perché vuole farsi dire che Dante è un sommo poeta; la terza rima però è una scelta
importante, perché può confrontarsi con Dante
i Trionfi sono considerabili opera incompiuta perché manca la rifinitura finale, cui Petrarca teneva
molto
nella nota al testo l’editore spiega i criteri che ha usato, le conclusioni a cui è giunto sui rapporti
genealogici, quali testimoni ha usato ecc.; può essere più o meno lunga, da mezza pagina a una lunghezza
maggiore del testo da pubblicare
La punteggiatura
recentemente nuova attenzione al tema: prontuario di punteggiatura, due libri della Scuola Holden,
convegni, rubriche, festival di punteggiatura ecc
tema rilevante per la filologia; ad esempio: canto V Inferno “Caina attende chi a vita ci spense”
chi pronuncia questa frase? è tradizione immaginare queste parole pronunciate da Francesca, ma hanno
un brusco cambiamento di registro rispetto al precedente Amor… Amor... Amor: qualche decennio fa è
stato posto il dubbio che a pronunciare questo verso sia stato Paolo, infatti è il fratello di Paolo, Gianciotto,
a ucciderli e la Caina avrebbe più senso detta d a lui; ci si pone il problema perché la punteggiatura è messa
dagli editori che scelgono dove aprire e chiudere le virgolette; altri dicono che è Francesca a parlare a
nome di Paolo, il dubbio è lecito, sono entrambe valide
TIPI DI SCRITTURA
Stussi cap. I 4
nel Medioevo solo una strettissima minoranza sapeva leggere e scrivere: i margini dell’individualismo
grafico erano ristretti; le tre forme di scrittura usate dal volgare italiano sono
➢ scrittura mercantesca
➢ s. cancelleresca
➢ s. umanistica o littera antiqua
Minuscola cancelleresca italiana
seconda metà XIII sec – prima metà XIV secolo
è la più comune, corsiva, inizialmente impiegata nelle cancellerie (uffici dove sono prodotti i documenti
ufficiali), usata dai notai e in molti codici, massimo espansione XIV secolo, per testi non universitari né
ecclesiastici (che erano scritti in gotica); testi in volgare = bestiari, lapidari, cronache cittadine,
componimenti poetici
Manoscritto (vedi dispense, tavola 1): Firenze, metà XIV secolo, antologia dell’esperienza poetica
stilnovista (Vita Nova, anche Guinizelli e Cavalcanti); il foglio preso in considerazione ora è l’inizio della vita
Nova
la Vita Nova è un prosimetro (parte in versi e parte in prosa): Dante seleziona poesie e crea una sorta di
auto-antologia, inserita all’interno del racconto della sua storia d’amore con Beatrice
prosa ha due funzioni
1. narrativa: farsi dell’amore, dal primo incontro
2. esegetica, di spiegazione del contenuto e della metrica
tutti i tipi di scrittura antica hanno caratteristiche comuni che la differenziano dalla nostra
• Dante allaghieri: l’iniziale del cognome è minuscola; nelle scritture antiche l’uso di maiuscole e
minuscole è diverso dall’uso contemporaneo
• non c’è l’indicazione del titolo, solo quella dell’autore (la scritta sul margine destro è posteriore)
• capolettera = lettera iniziale della trascrizione, in genere ben evidenziata con formato maggiore e
miniature; era frequentemente realizzato dopo la copiatura, spesso da una persona diversa dal
copista
• preposizione articolata scritta unita alla parola successiva (dellibro, dellamia)
• dināçi: compare un titulus, qui sta per N (in genere è una nasale); perché si usano le abbreviazioni?
➢ economia di spazio
➢ economia di tempo
le abbreviazioni sono di due tipi
1. contrazione tȓa = t(er)ra, aīa = a(n)i(m)a, lȓa = l(ette)ra
2. troncamento riguarda in genere testi latini, sono troncate le desinenze: rosar = rosar(um)
ci sono regole più o meno generali, ma c’era spazio per iniziativa personale (limitatati però dalla
necessità di essere comprensibili, in primo luogo, ai commettenti); il sistema abbreviativo si trova
anche nei libri a stampa del XIV e XVI secolo
• nelle scritture antiche troviamo molte più H: chosa, amicho, charta, pocho; a volte giustificata
etimologicamente, a volte no; infatti in questi secoli sono poche le persone che sanno scrivere e
leggere; molti imparano a farlo in latino (ad esempio sulle Egloghe di Virgilio); quando poi copiano
in volgare mantengono le abitudini grafiche
• nelle scritture antiche erano tracciate allo stesso modo, in scrittura minuscola, all’interno di parola
si trova U e come iniziale maiuscola V; ciò trova la sua spiegazione nell’alfabeto latino, nel quale
non esisteva la consonante V ma solo la vocale U e la semivocale “uau”; si trova quindi auere che
si legge avere; il Manzoni, nel riportare il testo dell’anonimo seicentesco, mantiene la U anche per
la V perché fino al XVII quest’ambiguità rimane
• la S e la F hanno forma simile; vedi anche articolo Esse non effe di Stussi in didattica online (ora
testi corretti)
• dopo “rubrica” si vece una linea obliqua /: segno di interpunzione, è corrispondente a una nostra
virgola (etimologicamente “piccola verga”), ossia una pausa breve, poi troviamo anche un punto:
lo trasformiamo in due punti, perché segue un elenco dei contenuti
• manca il segno dell’andare a capo, le parole sono spezzate
• più avanti c’è un altro /, ma con significato diverso di pausa forse (punto fermo o punto e virgola)
tavola 2 dal file introduzione alla critica testuale 3
continuiamo la lettura del manoscritto vaticano L VIII 305 : pergamena, primo autore incontrato è Guido
Guinizelli, segue Guido de’ Cavalcanti (a cui è tra l’altro dedicata la Vita Nova: era il suo punto di
riferimento, poi Dante (primo testo: Vita Nova)
• dopo sententia c’è una barra obliqua /: pausa forte (anche se molto scolorita)
• pūto = pu(n)to
• ç = z, girazione = orbita
• Beatrice ha la maiuscola, sembra però che il copista l’avesse scritta minuscola e solo in seguito
(forse secoli dopo) sia stata corretta da un lettore; avendolo fisicamente si potrebbe analizzare il
colore dell’inchiostro e altri particolari non facilmente individuabili in fotoriproduzione
• dopo Beatrice c’è un bel punto, ben marcato, che non corrisponde però a un nostro punto fermo,
bensì a una virgola/pausa debole; problema interpunzione
1. troviamo interpunzione, ma a identità di segno non corrisponde identità di valore
2. testi completamente privi di interpunzione
• nō = no(n)
• non sapeano che si chiamre = era chiamata Beatrice anche da chi non sapeva quale fosse il suo
nome, per gli effetti che ella produceva
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Scrittura mercantesca
scrittura professionale, dai primi decenni del XIV secolo usata dai mercanti fiorentini per l’eserc
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