Il racconto della Commedia
Genere e titolo
Commedia: poema in terzine di endecasillabi (metro di invenzione dantesca), di 100 canti diviso in 3 cantiche di 33 canti, tranne l’inferno con 34 (il 1° funge da proemio generale). Viaggio nell’aldilà compiuto in sogno da Dante genere letterario delle Visioni.
Significato del titolo: manca la certezza che esso sia di Dante. Commedia non si riferisce al genere teatrale allora contrapposto alla tragedia, ma a quello della satira, considerato dai latini un sottogenere della commedia. Fustiga i vizi e i costumi corrotti dei contemporanei, giudica e critica il degrado morale e politico della società.
Viaggio che avviene tra il 25 e il 31 marzo 1300.
- 1300: Papa Bonifacio VIII indisse il primo giubileo secolare nella storia della Chiesa. Ogni cento anni a chi si fosse recato a Roma alle basiliche dei Santi Pietro e Paolo, sarebbero state rimesse le pene da scontare nel Purgatorio. Anche Dante forse quell’anno era andato in pellegrinaggio.
- 25 marzo: Dio aveva creato il mondo e Cristo si era reincarnato, inoltre per i fiorentini è il giorno di inizio di un nuovo anno.
Dante scrive in un periodo posteriore alla data fittizia del viaggio, forse già prima dell’esilio (gennaio 1302) aveva abbozzato a Firenze i primi canti.
- 1306/7-1308: stesura Inferno, soggiorno in Lunigiana (Cosentino) e Lucca
- 1308/9-1314: stesura Purgatorio, soggiorno nel Cosentino e nella Toscana occidentale
- 1314/15-morte, settembre 1321, stesura Paradiso, soggiorno tra Verona e Ravenna
Discrepanza cronologica che fa sì che nella Commedia si intreccino due voci:
- Dante Autore: che scrive, interviene con considerazioni, ricordi, appelli al lettore e invettive
- Dante Personaggio: protagonista della storia raccontata
Com'è fatto l'Inferno?
Voragine fatta a imbuto che sprofonda sotto Gerusalemme fino al centro della terra. Si formò quando Lucifero, il capo degli angeli ribelli, venne scagliato da Dio dal cielo sulla terra e questa per non essere toccata dal suo corpo immondo si ritrasse nell’altro emisfero, creando agli antipodi di Gerusalemme la montagna del Purgatorio, in mezzo all’oceano. Le sue pareti sono a gradoni circolari (cerchi) il cui diametro diminuisce scendendo verso il basso. Su ciascun gradone sono collocate le anime dei dannati in ordine discendente di colpa, a seconda della gravità delle colpe da espiare.
- 9 cerchi + 1 (decimo) collocato prima dell’inferno vero e proprio:
Attraverso una porta si entra nel 1° cerchio, Limbo (lembo, margine): anime dei non battezzati.
- 2° cerchio: Peccatori Incontinenti: che non seppero frenare gli istinti (Lussuria, Gola, Avarizia, Prodigalità, Ira, Accidia)
- 3° cerchio, Palude Stigia: sono immersi Iracondi e Accidiosi
- Cinta di mura invalicabile che divide la prima parte con la città di Dite (di Lucifero) con i cerchi dal 6° al 9°.
- 6° cerchio: Eretici
- 7° cerchio: Violenti, in tre gironi: contro il prossimo (tiranni, omicidi, predoni, immersi nel fiume Flagetonte di sangue ribollente), contro se stessi (suicidi, scialacquatori), contro Dio e contro Natura (bestemmiatori, sodomiti, usurai)
- Burrone profondo in cui precipita il Flagetonte che separa 8° e 9° cerchio
- 8° cerchio: Malebolge, suddiviso in 10 bolge (borse) concentriche e degradanti, messe in comunicazione da ponti di pietra (scogli), sono puniti i fraudolenti: ruffiani, seduttori, adulatori, simoniaci, tessitori di inganni, consiglieri di frodi, seminatori di discordia, falsari
- 9° cerchio: Cocito, lago ghiacciato in cui sono conficcati i traditori, distribuiti in 4 zone concentriche: Caina traditori dei congiunti, Antenora traditori della patria e del partito, Tolomea traditori degli ospiti, Giudecca traditori dei benefattori.
Al centro del Cocito (centro della terra) si trova Lucifero con il petto che fuoriesce dal ghiaccio e le gambe allungate nell’altro emisfero.
Com'è fatto il Purgatorio?
Montagna altissima che si innalza fino al di sopra dell’atmosfera terrestre. Sorge su un’isola in mezzo all’oceano nell’emisfero meridionale, agli antipodi di Gerusalemme. Diviso in tre settori:
-
Basso, Antipurgatorio: immerso nell’atmosfera terrestre, vi si trovano le anime dei negligenti, coloro che hanno tardato a pentirsi dei loro peccati in vita. Devono trascorrere lì un numero di anni pari a quelli in cui hanno vissuto nel peccato.
- Gradino più in basso del monte: Scomunicati, salvati dalla pietà divina perché pentitisi sul punto di morte. Gli altri negligenti sono distribuiti su tre piani successivi (balzi) che circondano la montagna:
- 1° balzo: coloro che si sono pentiti all’ultimo momento di vita
- 2° balzo: morti di morte violenta
- 3° balzo: principi negligenti, in una valle fiorita.
-
Di sopra, Purgatorio: fuori dall’atmosfera terrestre. Vi si accede attraverso una porta custodita da un angelo guardiano. Questo incide 7 P sulla fronte di Dante (7 peccati capitali) e le lettere si cancelleranno mano a mano che salirà verso l’alto purificandosi.
- Attorno al monte girano 7 ripiani successivi (cornici) in cui le anime espiano un peccato capitale. Peccati ordinati in ordine di gravità decrescente secondo 3 principi fondamentali:
- Peccati commessi per amore rivolto a un oggetto cattivo:
- 1° cornice: Superbi
- 2° cornice: Invidiosi
- 3° cornice: Iracondi
- Peccati dovuti a debolezza dell’inclinazione amorosa
- 4° cornice: Accidiosi
- Peccati causati da un eccesso di inclinazione amorosa
- 5° cornice: Avari e Prodighi
- 6° cornice: Golosi
- 7° cornice: Lussuriosi
-
In cima: Paradiso Terrestre, luogo di perfezione creato come sede originario dell’umanità, ma a causa del Peccato originale l’uomo ne è stato cacciato e nessuno ha più potuto entrarvi.
- Ci sono due fiumi: Lete la cui acqua toglie il ricordo dei peccati commessi, Eunoè la cui acqua rafforza la Grazia acquisita da chi si è immerso nel Lete.
- Qui Dante osserva una processione allegorica che illustra la storia della Chiesa, e dopo aver confessato le sue colpe ed essersi bagnato nel Lete, incontra Beatrice.
Com'è fatto il Paradiso?
Il vero Paradiso è costituito dall’Empireo, cielo immateriale (in cui non valgono le categorie di spazio e tempo) che avvolge l’interno creato, inoltre è la sede di Dio, degli angeli e dei beati.
Il creato è formato dalla Terra e da 9 cieli fisici che la circondano. L’empireo trasmette movimento ai cieli, i quali mossi ognuno da una intelligenza angelica, trasmettono ruotando gli influssi astrali sulla terra. In ogni cielo è incastonato un pianeta, dal quale il cielo prende il nome. Per incontrare Dante i beati scesero temporaneamente nel cielo responsabile dell’influsso astrale al quale sono stati soggetti in vita.
- 1° cielo: Luna, spiriti che hanno disatteso un voto
- 2° cielo: Mercurio, spiriti attivi per onore e gloria terrena
- 3° cielo: Venere, spiriti amati
- 4° cielo: Sole, spiriti sapienti
- 5° cielo: Marte, spiriti militanti
- 6° cielo: Giove, spiriti giusti
- 7° cielo: Stelle fisse, spiriti trionfanti
- 8° cielo, Primo Mobile o Cielo Cristallino, più vicino a Dio, imprime il movimento ai cieli sottostanti. Vi compaiono tutte le gerarchie evangeliche: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli.
Una linea di lettura
Guelfi: fazione politica che sosteneva la supremazia pontificia nella lotta tra Impero e Papato per il dominio di Firenze. “Bianchi” quelli che credevano in una convivenza pacifica tra Imperatore e Papa, “Neri” quelli schierati apertamente ed unicamente dalla parte del Papa.
Ghibellini: i sostenitori fedeli dell’Imperatore.
Nel periodo in cui Dante scrive l’Inferno era in esilio ormai da 4 anni assieme agli altri Guelfi Bianchi esiliati per aver combattuto in armi contro Firenze e cioè per aver stretto un’alleanza anche militare con i Ghibellini. In quel periodo Dante cerca di ottenere dai Guelfi Neri un’amnistia personale che gli consenta di ritornare in città, chiedendo perdono per la sua grave colpa.
Nelle intenzioni di Dante l’Inferno ha lo scopo di assicurare i Guelfi fiorentini del suo totale distacco dai Ghibellini e di confermare la sua piena adesione alla politica guelfa della città. Ecco perché in questa cantica non nomina le responsabilità dei Neri nel colpo di stato che aveva provocato la cacciata dei Bianchi e attacca i più noti esponenti della parte ghibellina (Federico II, Farinata degli Uberti, Guido da Montefeltro), inoltre non pronuncia alcun elogio dell’istituzione imperiale e cerca di accreditarsi come erede della migliore tradizione guelfa.
Nel 1308 però muore Corso Donati, l’uomo sul quale Dante faceva affidamento per ottenere l’amnistia, grazie alla parentela con la moglie Gemma. In quel periodo comincia la scrittura del Purgatorio: in questa cantica, perduta la speranza di rientrare in patria, svela le sue vere convinzioni politiche, ribaltando il giudizio sui Ghibellini. A Federico II condannato all’Inferno contrappone il figlio Manfredi, salvato nonostante la scomunica papale, a Guido da Montefeltro contrappone il figlio Buonconte, contro il quale aveva combattuto a Campaldino e denuncia le responsabilità dei Neri nella crisi politica sfociata nella guerra civile. Esprime la convinzione che l’Impero sia necessario per la pace della cristianità. Dante lamenta i danni della latitanza dell’autorità imperiale, dato che nessuno era più stato incoronato imperatore dopo la morte di Federico II nel 1250 e inizialmente non crede che Enrico di Lussemburgo, eletto re di Germania e dei Romani nel 1308, mantenesse questo impegno. Si ricrederà poi due anni dopo quando Enrico scenderà in Italia e da quel momento appoggerà il tentativo di restaurare l’autorità imperiale (anni in cui Dante compone il trattato politico-giuridico sulla Monarchia e rallenta la stesura del Purgatorio).
Nel 1313 sull’onda della più grande delusione mai provata riprenderà a scrivere, anno in cui morì l’imperatore Enrico VII. Durante il suo breve regno rafforzò la causa imperiale in Italia, ma la sua morte prematura impedì il compimento dei suoi propositi.
Il Paradiso viene steso negli anni del fallimento di Enrico e del tradimento della Chiesa che dal 1309 stabilì la sede papale ad Avignone. Dante aveva perso la speranza che le forze politiche e sociali potessero operare per il bene comune e si distaccò sia dai Guelfi che dai Ghibellini. Maturò la convinzione che la restaurazione dell’autorità imperiale e della cristianità potessero realizzarsi solo attraverso la riforma della Chiesa, e assume nella cantica un nuovo spirito profetico: ha come meta finale il ritorno dell’Impero e la Chiesa diviene il bersaglio polemico.
Inferno
Canto 1, nella selva del peccato
Dante a 35 perde la strada maestra e si ritrova di notte in una fitta foresta spaventosa, non sapendo perché e come si sia perduto. In questo momento Dante sta riferendo un sogno, nel quale dormiva troppo profondamente. Come insegna Aristotele quando il sonno è profondo si producono sogni confusi, quando il sonno si purifica i sogni diventano più lucidi.
Dante ricorda che sul fare del giorno dopo aver vagato tutta la notte capita ai piedi di un colle illuminato dai primi raggi del sole, sorgeva l’alba del 25 marzo 1300. La vista dei raggi solari gli dà coraggio e comincia a salire i fianchi del colle. Gli si para davanti una lince che lo respinge verso il basso, poi un leone che ruggisce con rabbia e infine una lupa vorace e magrissima consunta dalla bramosia. Al che Dante perde le speranze di arrivare sulla cima e inizia a retrocedere.
Scena allegorica:
- Selva: simbolo del male e del peccato nel cui intrico si sono persi sia il personaggio di Dante sia la cristianità.
- Sonno: sonno reale e metaforico, il peccato ha intorpidito la sensibilità.
- Colle illuminato: rappresenta la condizione di felicità terrena a cui gli uomini tendono con l’aiuto della virtù e della ragione.
- Tre fiere: simboleggiano i vizi che impediscono di raggiungere quell’obiettivo: Lince incarna la lussuria, Leone incarna la superbia, Lupa incarna l’avidità, la principale causa dell’infelicità degli uomini.
Dante ha di mira la moderna società mercantile basata sullo scambio di merci e sulle transazioni finanziarie, come avviene a Firenze. Secondo lui bisogna liberarsi di quel modello economico e sociale.
Mentre Dante scende il fianco del colle intravede una sagoma di un essere umano, non riuscendo a capire se si tratti di una persona viva o di uno spirito defunto. Allora gli chiede pietà e questo risponde di essere Virgilio. Nato a Mantova al tempo di Giulio Cesare e dell’imperatore Augusto, poeta delle imprese di Enea dopo che fuggì da Troia in fiamme. Virgilio autore dell’Eneide, vissuto tra 70 e 19 a.C. Sarà la guida di Dante attraverso l’Inferno e il Purgatorio, ma non nel Paradiso poiché Dio nega l’accesso alla città dei santi ai pagani. Virgilio non è una figura allegorica, incarna il potere della ragione e i valori culturali che l’antichità aveva elaborato prima che Dio si rivelasse nella storia. Dante lo riconosce come suo maestro e maestro di tutti i poeti e lo prega di aiutarlo contro la lupa feroce.
“Lupa che uccide chiunque cerchi di passare e che dopo aver mangiato è più affamata di prima”. Virgilio consiglia di seguire un’altra strada: nella situazione in cui si trova Dante non servono ragione e virtù, ma un’altra esperienza. Virgilio continua con una profezia: la lupa si accoppia con molti animali e lo farà finché un veltro, un cane da caccia, non ne farà strazio. Questo veltro si ciberà di saggezza, amore, virtù (prerogative della Trinità). Il veltro ricaccerà la lupa all’inferno, da dove era stata liberata.
Veltro: chi si nasconde dietro a questa immagine? Quale personaggio storico e in quale epoca salverà l’Italia distruggendo gli interessi economici, mercantili e finanziari? Può darsi che Dante pensi a un futuro imperatore oppure a un papa che riconduca la Chiesa alla povertà evangelica e che riformi l’intera società cristiana e la Chiesa.
Virgilio preannuncia che in Paradiso lo accompagnerà Beatrice (Bice Portinari) la donna amata e cantata da Dante in gioventù, morta dieci anni prima nel 1290. Dante aveva raccontato la storia del suo amore per lei nella Vita Nova. Nelle ultime righe del libro aveva promesso di dedicare a Beatrice salita in Paradiso un’opera più degna di lei e con la Commedia onora quell’impegno.
Canto 2, tre donne soccorrevoli
Dopo aver camminato tutto il giorno il sole tramonta, ma Dante rimane sveglio cercando la forza per affrontare il viaggio che come autore si appresta a raccontare, se le Muse, l’Ingegno e la Memoria lo assisteranno. Dante ha dei dubbi sulle proprie capacità, prima di lui solo Enea e San Paolo erano andati nell’aldilà ancora vivi. Dio aveva concesso questo privilegio a Enea in quanto futuro fondatore di Roma, nell’aldilà avrebbe appreso cose necessarie per compiere la sua missione. Così Roma avrebbe dato vita all’impero, e così i papi avrebbero avuto sede a Roma e avrebbero diffuso il messaggio cristiano. San Paolo era salito vivente in Paradiso affinché il suo apostolato ne avesse giovamento.
“Ma io non sono Enea e non sono Paolo” dice Dante, impaurito e desideroso. “La tua è viltà” dice Virgilio, che impedisce agli uomini di compiere grandi imprese. Gli rivela allora perché gli è andato incontro. Virgilio era relegato nel Limbo con le anime non sottoposte ai tormenti infernali ma prive della speranza di conoscere la beatitudine celeste, quando si era sentito chiamare per nome. Era donna bella che con una voce angelica gli aveva detto che un suo vero amico aveva perso la strada e aveva bisogno di aiuto, pregandolo di soccorrerlo, rivelandogli di essere Beatrice e di essere scesa dal Cielo spinta dall’amore. In Paradiso la Vergine Maria provava compassione per quell’amico incapace di uscire dalla foresta e infrangendo la severa sentenza emessa da Dio per lui aveva chiamato Lucia e le aveva raccomandato di prendersi cura di quell’uomo suo devoto. Lucia allora era corsa al luogo dove Beatrice sedeva accanto a Rachele, la moglie di Giacobbe, e l’aveva invitata ad aiutare quell’uomo che tanto l’aveva amata. Santa Lucia, martire di Siracusa, è protettrice della vista: Dante soffriva di problemi agli occhi e le era devoto. Probabilmente anche Beatrice in vita era una sua devota, la casa in cui si trasferì dopo il matrimonio con Simone dei Bardi era addossata a una chiesa dedicata alla santa, e forse venne sepolta proprio lì. Per questo motivo Santa Lucia svolgeva la funzione di tramite tra Dante e Beatrice. Così Beatrice si era precipitata all’Inferno per parlare con Virgilio, e mentre parlava, piangeva. Sapere che queste tre donne vegliavano su di lui, spinge Dante a farsi coraggio e a scendere per un cammino impervio con la sua guida e maestro.
Canto 3, gli Ignavi
“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e 'l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate”.
Questa la scritta sull’architrave della porta che introduce all’Inferno, dove si trovano le anime che hanno perduto per sempre la visione di Dio: porta costruita dalla giustizia divina, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, Prof. Casadei Alberto, libro consigliato Dante oltre la Commedia, Alb…
-
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi
-
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Santagata e Pacca, libro adottato "Dante. Il romanzo della sua vita" di…
-
Riassunto esame Tecniche e linguaggi del cinema, Prof. Rossitti Marco, libro consigliato Manuale del film. Linguagg…