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Concetti generali
1. La scrittura
1.1. Suoni e segni L’attività filologica si esercita sui testi scritti. Anche quando la fonte è
orale, per studiare filologicamente un testo è necessario innanzitutto trascriverlo.
La scrittura è un codice in grado di trasporre l'espressione linguistica nei segni di alfabeto.
Poiché i suoni delle lingue evolvono e gli alfabeti tendono invece a mantenersi stabili, anche il
rapporto tra suoni e segni può nel corso del tempo modificarsi. Hanno origine da questo le
incoerenze degli alfabeti storici.
Avere consapevolezza che una cosa è il sistema dei suoni e un’altra quello dei segni è
fondamentale nella pratica filologica.
L’incipit di una poesia di Giacomo da Lentini di presenta scritta nelle tre diverse forme: A
Marauilgliosa mente, B Merauiglozamente, C Meravilliosa mente. Queste grafie, seppure diversificate
nell’ortografia, rappresentano un identico contenuto fonetico.
È fondamentale perciò, aveva il più possibile ci aro il suono che la grafia rappresenta.
1. 2. I supporti della scrittura Nel corso della sua storia l’uomo ha mutato molte volte il
materiale su cui ha scritto.
Nell’antichità il materiale più largamente diffuso fu la foglia di papiro. Il papiro veniva
coltivato soprattutto nelle zone paludose del delta del Nilo e dava luogo a fogli che si
avvolgevano in rotolo.
Contemporaneamente al papiro già gli egizi usavano la pergamena, pelle di pecora, capra o
vitello opportunamente conciata, che progressivamente sostituiti il papiro.
Intanto già nell’ VIII secolo gli arabi avevano importato dalla Cina la tecnica di fabbricazione
della
carta, materiale molto più economico ma anche più deperibile della pergamena.
La carta si produce dalla cellulosa, oggi ricavata dal legno, ma un tempo era ottenuta dalla
macerazione degli stracci di fibra vegetale.
Oggi un’altra trasformazione, ancora più radicale, è stata il trasferimento del testo dalla carta
a supporto digitale: La memoria elettronica.
1.3. Le Forme Oggi scrivendo al computer è semplice e veloce scegliere le forme del testo
ritenute più idonee, ma bisogna ricordarsi che anche il font e lo stile hanno in sé un valore
comunicativo, per esempio: il Garamond trasmette un'idea di classicità; l'Arial di rapidità di
provvisorietà. Il corsivo va bene per evidenziare parole che hanno particolari caratteristiche
(titoli di opere, parole straniere, ecc.); l'uso del grassetto serve invece a fare rilevare
l’importanza delle parole marcate.
Gli stili di scrittura, come avviene per gli altri aspetti della lingua, sono soggetti a evoluzioni.
La disciplina che studia i testi in relazione alle forme della loro scrittura è la paleografia.
Con l'introduzione della stampa le forme della scrittura si standardizzarono, mentre in era
pretipografica da un secolo all'altro, da un’area geografica all’altro o da un registro di scrittura
all’altro le grafie cambiavano in modo radicale.
Dal punto di vista paleografico la tradizione letteraria italiana ha a che vedere con tipologie di scrittura
che risalgono al VIII-‐IX secolo, molto più indietro rispetto alla sua origine (XIII secolo):
CAROLINA: la rinascita degli studi al tempo di Carlo magno, la ricostituzione di un sistema culturale
europeo, l'allargamento dell'istruzione portarono al superamento dei particolarismi grafici e
all’affermazione in tutto il territorio dell’impero tra la fine dell’ottavo e i primi decenni del nono
secolo, di uno stile di scrittura tendenzialmente unitario, che danno nome di Carlo Magno prese il
nome di “scrittura Carolina”.
Essa presenta come caratteristiche fondamentali la chiarezza e eleganza; ha un andamento
tondeggiante, il numerò delle abbreviature è ridotto, lettere e le parole sono tracciare separatamente,
cioè non con tratto continuo.
GOTICA: il passaggio dalla Carolina ha un nuovo stile di scrittura comincia nella seconda metà dell’XI
secolo e si afferma definitivamente nel XII. Questa fu chiamata originariamente “littera moderna”, in
contrapposizione alla “littera antiqua” dell’età carolingia; solo in età rinascimentale prese il nome
allora spregiativo di “gotica”, perché attribuita impropriamente al medioevo barbarico.
La nascita della gotica ha relazione anche con l’impiego di un nuovo strumento scrittorio. Venne in uso
una penna, generalmente d’oca, con all’estremità un taglio obliquo (penna a punta mozza) che
cambiava radicalmente il tratteggio, alternando tratti grossi ad altri sottili, dando al disegno delle
lettere un andamento spezzato,una compattezza della linea e l’avvicinamento delle righe fra loro.
La gotica divenne la scrittura tipica del libro universitario medievale, acquisendo caratteristiche
funzionali a questa tipologia libraria, per esempio l’abbondanza delle
abbreviature.
La gotica italiana rispetto a quella d’oltralpe conserva forme più morbide (è detta anche “gotica
rotunda”), dovute alla sopravvivenza, nella nostra penisola, più a lungo della scrittura carolina, con la
quale la gotica venne più che altrove ha compromesso.
SEMIGOTICA: Questo termine si definisce una gotica dal tratto addolcito, che costituisce la scrittura
libraria adoperata da Petrarca.
L'attività di riscoperta dei manoscritti dei testi classici, in grafia carolina, indussero Petrarca e altri
dotti della sua cerchia a introdurre nella gotica parte della chiarezza ed eleganza che si rinveniva nella
scrittura di quei manoscritti. Si credeva, infatti, che in quella maniera fosse propria degli antichi, che
andavano dunque imitati anche negli aspetti grafici. In realtà anche quelle erano scritture medioevali.
L’avvicinamento della gotica alle forme tondeggianti e ariose della carolina, suggerito dalla scrittura
petrarchesca, indurrà Boccaccio e altre figure importanti dell’umanesimo, a innovare ulteriormente in
questa direzione, fino a cancellare completamente dalla scrittura i tratti spezzati e contrastanti tipici
della gotica.
CANCELLERESCA: Questa scrittura è la versione corsiva della gotica e semigotica librarie. Deriva
anch’essa dalla carolina. È una scrittura ricca di legature, poiché le lettere sono tracciate con continuità
del tratto.
Veniva usata soprattutto nella corrispondenza privata, ma si affermò presto nell’uso delle cancellerie e
nella pratica notarile in generale. Troverà anche l’impiego come scrittura libraria nei manoscritti di
testi letterari volgari.
MERCANTESCA: parallelamente all’uso della cancellereste come scrittura corsiva, nell’ambiente dei
banchieri, dei mercanti, degli artigiani, matura la necessità di uno stile di scrittura rapido, da destinare
soprattutto alle necessità pratiche della loro attività. Si costituisce così un nuovo stile grafico, tipico
delle città dell’Italia centro-‐settentrionale fra Due e Trecento.
Presentava un tratteggio piuttosto largo, forme tondeggianti senza chiaroscuri ed egli era destinata
esclusivamente al volgare e ai manoscritti cartacei. Spesso è impiegata nella trascrizione di opere
letterarie di grande fortuna, come la Commedia o il Decameron, in ambienti culturali medio-‐bassi.
UMANISTICA: l'evoluzione della semigotica porta all'affermazione di uno stile grafico minuscolo,
modellato sulla Carolina, caratterizzato da forme di proporzioni armoniche, fluide nelle tratteggio, di
andamento tondeggiante e grande eleganza, destinato originariamente alla rappresentazione delle
opere degli antichi autori latini.
CARATTERI DI STAMPA: L'invenzione della stampa, che si fa coincidere con la pubblicazione tra il
1455 e il 1456 della Bibbia di Gutenberg, inaugurò un set di caratteri di stampa che riproduceva le
forme della minuscola umanistica. Questo stile prese il nome di romano. Il “Times new Roman” dei
nostri computer è di fatto la continuazione del delle tipografie quattrocentesche.
Nei primi decenni della stampa si produssero anche testi in gotico, ma questa tipologia in Italia fu per
lo più circoscritta a libretti di pochi fascicoli che si rivolgevano a un pubblico popolare.
Nel 1501 il grande tipografo veneziano Aldo Manuzio stampò il Petrarca volgare con caratteri che
imitavano la scrittura a mano corsiva,
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