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I pilastri della filologia italiana

Sezione storica: punti principali

Nozioni preliminari di filologia

Testimoni: le copie che sono prova dell'esistenza di un testo originale, è la testimonianza della sua realtà, per questo le copie si chiamano testimoni.

Abbozzo: la prima produzione scritta di un autore consiste nell'abbozzo che verrà poi rielaborato e modificato finché non sarà completato.

Redazioni: consistono nelle riscritture di un'opera in via di elaborazione fino al raggiungimento della struttura definitiva. Esse possono differire per mutamenti che possono riguardare singole parole, frasi o intere pagine.

Varianti: differenze che distinguono le diverse redazioni, se varianti d'autore sono apportate dall'autore stesso nel tentativo di migliorare l'opera.

Autografi: testi scritti curati dell'autore.

Edizione critica

  • Introduzione
  • Nota al testo
  • Testo critico
  • Apparato critico

Vulgata: testo che tramanda l'opera senza un sistematico controllo della sua tradizione.

Manoscritto o codice: insieme di fogli o carte di membrana (pergamena) o carta.

Copista o amanuense: colui che verga il testo.

Codicologia: studio degli aspetti materiali e ornamentali del manoscritto.

Allestimento del manoscritto

Il punto di partenza è il foglio. I fogli vengono piegati a metà e inseriti l'uno nell'altro, si formano così fascicoli di varia consistenza:

  • Un foglio piegato una volta è un bifolio.
  • Un foglio piegato due volte a metà è un duerno.
  • Tre fogli piegati formano un ternione.
  • Un foglio piegato 3 volte a metà è un quaternione o quaderno.

Un codice misto è formato da fascicoli sia di carta che di pergamena.

Filologia: disciplina svolta dall'editore-filologo che si pone l'obiettivo di decifrare e interpretare correttamente testi mal conservati e trasmessi in forme molto lontane da quelle in uso oggi. Il lavoro filologico deve essere accostato a quello di altre discipline quali: linguistica, codicologia, paleografia.

Abbreviazioni: possono essere per contrazione o per troncamento.

Contrazione

Schema: Vocali sovrapposte indicano per lo più se stesse; r sovrapposta indica ar, er, ir. La a, e, i, o sovrapposte a q = qua, que, qui, quo. Prima di sciogliere una contrazione bisogna prestare attenzione all'usus scribendi del copista. Le abbreviazioni dubbie si sciolgono in parentesi tonde. I nomina sacra sono di solito compendiati con criteri fissi: ihu xpo = Iesu Christo.

Troncamento

Abbreviazioni che pongono un segno convenzionale alla fine della parola in luogo della desinenza nominale o verbale latina.

I segni interpuntivi

La scrittura antica: Scriba o amanuense: colui che scrive.

  • Copista per passione, quindi è spinto da interesse personale e spesso interviene sul testo per correggerlo e migliorarlo e rende il lavoro del filologo molto più difficile.
  • Copista per mestiere, un lavoratore motivato solo da ragioni economiche, spesso sottopagato e che quindi è portato a lavorare in fretta senza preoccuparsi del senso del testo.

Contaminazione: nell'elaborazione dei codici la cura dei copisti non era dedicata solo all'aspetto esteriore, ma a volte anche al contenuto, per cui il copista spesso desiderava correggere gli errori che trovava confrontando il testo del proprio antigrafo con quello di altri codici. Nel XIII-XIV sec. aumenta la richiesta di libri con il fiorire di centri culturali e di università (Bologna). I cicli di produzione di manoscritti diventano più rapidi grazie alla divisione del lavoro (un manoscritto veniva diviso in parti e copiato da più copisti contemporaneamente) e si diffonde la prassi della “pecia”: un libraio distribuiva a pezzi un'opera necessaria per un certo corso di studi universitario, così che l'interessato poteva copiarsi quel pezzo e poi restituirlo per prenderne un altro.

Continuando l'uso dei papiri, nei codici più antichi l'inizio e la fine di un'opera erano spesso segnati con parole apposite, rispettivamente implicit ed explicit.

Colofone: dichiarazione di autografia, data e luogo in cui il lavoro è stato eseguito, frasi beneauguranti, lamentele, formule di sollievo ecc. contenute alla fine di un testo. Resta nei libri a stampa dei primi tempi, ma poi si afferma l'uso di indicare nelle pagine iniziali il nome del tipografo, il luogo e la data di stampa.

Scrittura usuale: norma di scrittura riconosciuta e rispettata in un determinato periodo e in un certo luogo dai copisti. La scrittura non è poi sempre uguale, si evolve nel tempo e man mano che si afferma un nuovo uso questo dà origine a una nuova scrittura usuale.

Le più importanti scritture usuali del Medioevo

  • Minuscola carolina, introdotta da Carlo Magno nell'VIII secolo, caratterizzata da un tratteggio rotondeggiante. Si diffonde in tutto il Sacro Romano Impero.
  • Littera textualis o gotica, nata dalla variante libraria della minuscola carolina, presenta un tratteggio molto più spigoloso, fatto di linee orizzontali e oblique sottili e di linee verticali grosse, con un'alternanza resa possibile da un pennino a punta mozza. Da notare che il gotico tedesco è diverso da quello francese e da quello italiano: il tedesco è molto spigoloso, mentre quello italiano tende ad essere più rotondo.

N.B. Regole di Mayer, che illustrano le caratteristiche del gotico:

  • Sovrapposizione delle curve di due lettere vicine;
  • “R” rotonda a uncino dopo lettera curva con convessità verso dx;
  • “D” ed “E” onciali;
  • “S” lunga a inizio o metà parola, minuscola a fine parola;
  • “U” angolata solo all'inizio di una parola, altrove rotonda.
  • Gotica cancelleresca si è formata durante il sec XIII; è generalmente rotonda e, scorrevole. Fa l'uso della d con l'asta ripiegata in dentro e prolungata a destra per rilegare la lettera seguente, il chiaroscuro è sottile e durante i primi anni del sec XIV si fa per lo più obliquo, addirittura nei testi più cancellereschi la d possiede un'asta così ripiegata da sembrare una specie di triangolo; analogamente la b, la h, la l svolazzano a banderuola.
  • Minuscola cancelleresca, evoluzione della minuscola carolina e tipica dei documenti (usata soprattutto dai notai e quindi dagli Umanisti). Si riconosce prevalentemente per l'intreccio delle aste, per il loro allungamento sproporzionato rispetto al corpo della lettera e l'uso di noduli, legature e occhielli molto elaborati. Scrittura per eccellenza di tutti quei testi che non erano né ecclesiastici, né universitari e tipica soprattutto dei volgarizzamenti.
  • Semigotica, evoluzione della gotica. È la scrittura usata da Petrarca nel suo codice autografo.
  • Mercantesca libraria, ovvero la scrittura usata dai mercanti e presente soprattutto nelle “copie di servizio”, ovvero copie approntate personalmente da qualcuno a proprio uso privato.
  • Littera antiqua o umanistica ovvero la scrittura degli Umanisti, che la recuperano a partire dalla minuscola carolina, da loro forse ritenuta la scrittura originale degli antichi. La “d” onciale scompare, diventa rara la fusione di due lettere, il dittongo viene a volte indicato con la cediglia. Diventa un modello per i caratteri tipografici e in particolare per il romano. La sua versione corsiva darà origine, sempre nei caratteri a stampa, all'italico. Esiste una certa evoluzione nella scrittura dalla giovinezza alla vecchiaia in uno stesso copista.

Giudizio di Petrarca sulle scritture:

  • Giudizio positivo sulla minuscola carolina.
  • Giudizio negativo sulla gotica libraria, soprattutto su quella d'oltralpe.
  • Proposta di una nuova libraria (ovvero la semigotica!).

Nozioni preliminari di codicologia

Allestimento di un manoscritto

Il punto di partenza è il “foglio” (lat. “folio”) che piegato una volta (bifolio) costituisce l'unità di misura minima di un fascicolo: un fascicolo di 2 fogli piegati è chiamato duerno, uno di 3 fogli ternione e uno di 4 quaternione o quaderno. Un codice è formato per lo più da fascicoli tutti di carta (cart.) o di pergamena (membr.); nel caso che sia stato usato sia l'uno sia l'altro materiale viene prodotto un codice misto.

Carta < lat. CHARTA = qualsiasi superficie di scrittura. La carta di cellulosa è un'invenzione che viene dalla Cina attraverso gli Arabi nel XII secolo. La carta sarà ottenuta dagli stracci macerati fino al XVIII sec.. La pasta ottenuta viene depositata sopra un telaio in fili di ottone e qui viene impresso anche il marchio di fabbrica con un filo metallico sulla pasta molle. La carta è molto più conveniente della pergamena, che quindi viene riservata solo ai codici di prestigio. Alcuni codici di pergamena venivano raschiati e riusati (palinsesti). Oggi però gli studiosi possono leggere la scriptio inferior con la lampada di Wood a raggi ultravioletti.

Nel Medioevo si usava per scrivere una penna di volatile, man mano sostituita da strumenti metallici. L'inchiostro era di solito nero o bruno, quello rosso veniva usato solo per le rubricature. Spesso poi gli amanuensi lasciavano dello spazio libero al posto della lettera iniziale di un capitolo perché venisse realizzata una miniatura.

Per quanto riguarda la consistenza dei fascicoli l'unità di misura è la carta. “Carta” (abbreviato: c., plur. cc.), ovvero ciascuna metà del foglio piegato. Cartulazione: uso antico per contare le pagine che consiste in un sistema di numerazione per carte: si indica il numero della carta e poi il lato che si vuole indicare attraverso i termini “recto” e “verso” (nel libro aperto il verso è la pagina che si trova a sx e il recto la pagina a dx). Nel caso di scritture su due colonne per pagina, le colonne del recto si indicano con le lettere a e b, quelle del verso con c e d.

Specchio: spazio in cui era contenuta la scrittura. Segnato a secco o con una punta a piombo o con inchiostro diluito.

Foglio di guardia: foglio che veniva aggiunto a protezione dei fascicoli e che spesso era di pergamena (più resistente). Per fare in modo che in corso di rilegatura i fascicoli venissero messi nell'ordine giusto gli amanuensi scrivevano sul verso dell'ultima carta la parola iniziale del fascicolo successivo. Il codice si dice:

  • Codice mutilo: nel caso di perdita totale o parziale di un fascicolo;
  • Codice acefalo: nel caso di perdita di fascicolo all'inizio;

Sotto la medesima rilegatura poteva esserci o un:

  • Codice unitario
  • Codice composito: composto da due o più individui.

La filologia in Italia - Stoppelli

Il Duecento

All'inizio della nostra storia letteraria trovano luogo le scuole poetiche del XIII sec, dalla siciliana alla siculo-toscana, alla stilnovistica, perciò all'inizio della nostra filologia abbiamo le prime forme di testimoni che quelle scuole poetiche ci hanno tramandato per esempio; toscani e databili tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento sono:

  • Ora della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (siglato P);
  • Il Palatino Banco Rari
  • Il Rediano della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (siglato L);
  • 3793 della Biblioteca Apostolica Vaticana (siglato V);
  • Importante per i poeti fiorenti della tradizione precedente a Dante.
  • Della Biblioteca Apostolica Vaticana risale alla metà del XIV sec (siglato IL Codice Chigiano L. VIII Ch); importante per Cecco Angiolieri.

È importante osservare che i manoscritti toscani sono, se non diretti responsabili i testimoni essenziali di quel processo di omogeneizzazione linguistica che cancella quasi completamente dalle poesie siciliane i tratti del dialetto originario, di fatto livellando sui più tardi esiti toscani la lingua dei primi maestri. Sostanzialmente è già presente una primitiva scelta del toscano come lingua letteraria nazionale.

Veneti:

  • Codice composito Escorialense Latino e.III: rappresenta l'unica parte restante di un canzoniere di origine padovana del primo Trecento;
  • 3953 allestito tra il 1325-1335 da Nicolò de' Rossi, rimatore e notaio trevigiano.

Il Trecento

II. La filologia dantesca

Dante occupa una posizione di assoluta preminenza nella filologia italiana e a confermare tale primato sono i momenti cruciali nella storia della filologia che hanno spesso coinciso con l'allestimento di edizioni dantesche, a partire da quelle curate da Boccaccio per continuare con quelle allestite intorno alla fine dell'Ottocento da Pio Rajna (De vulgari eloquentia) e da Michele Barbi (Vita Nova) che consistendo in delle vere e proprie "critiche" hanno inaugurato per l'Italia la stagione della filologia "scientifica".

Dante tuttavia rappresenta l'unico autore maggiore della letteratura italiana di cui mancano scritti autografi, poiché sono andati perduti gli originali e non sono sopravvissuti neanche testimoni prossimi a quelli originali. Analogamente a quanto accade di norma per la filologia classica e medievale, la filologia dantesca è in ogni caso "filologia di copia" di conseguenza presenta problemi più o meno complessi di restauro testuale. La critica dantesca è ridotta allo studio delle varianti soprattutto delle rime della Vita Nova e dell'episodio costituito dal doppio cominciamento del sonetto Era venuta nella mente mia (Vita Nova [XXXIV]).

Per quanto concerne la tradizione del corpus di opere dantesche la produzione superstite di Dante quasi tutte le situazioni possibili, mentre per la Commedia il testo dovrebbe essere ricostruito dal confronto di circa 800 codici; la tradizione della Vita Nova, del Convivio e della Monarchia è più scarsa (una quarantina di codici per le prime due opere, diciotto per la terza) è stata realizzata grazie all'uso del metodo di Lachmann, quella della De Vulgari Eloquentia è ridotta, mentre quella del Fiore e del Detto d'amore resta un solo testimone, infine quella della Questio de aqua et terra è nota solo grazie ad un'edizione di stampa del 1508.

La filologia petrarchesca

Petrarca merita senza dubbio di essere considerato quale l'iniziatore della filologia umanistica, grazie ai suoi molteplici studi di opere latine e grazie alle sue assidue e continue indagini di ricerca di antichi codici, che restituissero opere smarrite su questioni attributive, testuali, esegetiche, paleografiche e codicologiche. Nella sua biblioteca possiamo trovare solo un codice volgare: la Commedia (Vat. Lat. 3198) che gli donò Boccaccio; il manoscritto (Vat. Lat 3195) originale del Rerum vulgarium fragmenta, scritto in parte dal segretario di Petrarca il ravennate Giovanni Malpaghini. Non si tratta solo di una trascrizione in bella copia del Canzoniere ma di una vera e propria edizione, poiché l'autore lo cura nei minimi dettagli è destinato a diventare il modello delle copie future.

Si tratta di un libro concreto, ideale, in cui ogni scelta, dall'impaginazione alla disposizione del testo, alla stessa grafia, prototipo nobile di quella semi-gotica che tempera le asprezze della littera textualis ma che si accosta alla minuscola carolina.

La filologia boccacciana

Boccaccio si fa interprete ed editore di Dante poiché allestisce un'edizione pressoché completa dei suoi versi tranne le rime minori dopo il Trattatello in laude di Dante elabora la Vita Nova, una silloge di quindici canzoni, una silloge di quindici canzoni (le tre del Convivio e le altre che l'editore diceva destinate ai libri di quel trattato che non furono poi composti) e la Commedia.

Precisamente elabora tre copie della Vita Nova:

  • Toledano 104.6: è il più antico e risale agli anni 50;
  • Riccardiano 1035;
  • Chigiano L. VI. 213: risale agli anni 60 se non addirittura all'epoca della pubblica lettura 1373;
  • Da una quarta perduta si ritiene che sia stato copiato il Palatino 323;

Il testo cui le copie risalgono è quello del già ricordato Vat. Lat. 3199 che fu poi inviato a Petrarca. Boccaccio a volte distratto e poco scrupoloso intervenne con indebite correzioni congetturali e introdusse nel testo del Vaticano lezioni ricavate da altre fonti. Ne risulta un testo inaffidabile e contaminato. Io lavoro di revisione ed edizione del testo consiste nell'estrarre dal testo e collocare ai margini le "divisioni" che Dante fa seguire di norma alle poesie.

L'autografo del Boccaccio

Per quanto attiene all'opera del Boccaccio basta ricordare che l'autografia del codice Hamilton 90 della Staatsbibliothek di Berlino, già intuita da Alberto Chiari, accertata poi da Pier Giorgio Ricci e da Vittore Branca ha consentito a quest'ultimo di allestire su un fondamento sicuro l'edizione critica del Decameron. È opportuno ricordare che un interesse particolare rivestono come primo esempio illustre di libro - archivio d'autore i tre zibaldoni autografi:

  • Laurenziano XXIX. 8;
  • Laurenziano XXXIII. 31;
  • Nazionale II.II 327 (B.R. 50).

In essi Boccaccio raccolse materiale di varia natura e interesse (tra i pezzi pregiati, tre epistole dantesche non note da altra fonte, le Ecloghe scambiate da Dante e Giovanni del Virgilio e qualche epistola dello stesso Boccaccio). Destinati a rimanere probabilmente in fascicoli slegati, sullo scrittoio dell'autore, sono libri poveri, uno cartaceo, gli altri due membranacei, ma palinsesti, in cui sono raschiati e piegati i fogli di un corale del XII sec.

III. Il Quattrocento

La filologia umanistica

Mentre continuano le ricerche e i recuperi di codici nelle biblioteche monastiche, da Oriente inizia per culminare negli anni intorno alla caduta di Costantinopoli... (continua)

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/03 Filologia italica, illirica, celtica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessadallo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di filologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Accame Maria.
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