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Filologia italiana

Introduzione

È una disciplina che chiama, ed impone, la responsabilità delle scelte che si compiono e che soprattutto, si riescano a motivare.

Qual è il compito fondamentale della filologia?

  • Accertare l’autenticità, la genuinità e la correttezza dei testi letterari e non composti nei diversi volgari italiani giunti a noi da un passato più o meno lontano.
  • Autenticità in ogni particolare di forma: studiare i modi nei quali nel corso dei secoli sono stati studiati e tramandati i testi scritti; come è giunto fino a noi un certo testo? Che testo noi leggiamo, il primo o successivi o rimaneggiati?
  • Talvolta nella trasmissione dei testi ci sono degli errori: vedi i falsi, gli errori di copiatura, gli errori di trasmissione. Nei secoli il testo può aver inglobato al suo interno una serie di errori tali da corromperlo: la filologia ha come compito la ricerca della veste originale dei testi, come gli autori li avevano voluti scrivere e comporre.

Tre definizioni

"Filologia, lavoro pulito. Come quello del radiologo in medicina. Capire questo a diciotto, vent'anni può salvare dall'estetismo inconsapevole e da varie altre forme di vaghezza". (V. Sereni, Un omaggio a Rimbaud, in V. Sereni, Gli immediati dintorni primi e secondi, il Saggiatore, Milano 1983, p. 48)

"Occorre infatti ammettere francamente che la filologia consiste, per così dire, di prestiti da diverse scienze, ed è composta come una pozione magica dal miscuglio dei succhi, dei metalli e delle ossa più disparati". (F. Nietzsche, Omero e la filologia classica. Una conferenza [28 maggio 1869], in F. Nietzsche, Appunti filosofici 1867-1869. Omero e la filologia classica, a cura di G. Campioni e F. Gerratana, Adelphi Edizioni, Milano 1993, p. 219)

"Ogni testo è la voce di un mondo lontano che noi cerchiamo di ricostruire. Un gran numero di discipline sono interessate a questa ricostruzione: poetica e metrica, etnografia e storia della cultura, sociologia e storia delle istituzioni, ecc. Queste discipline sono sempre state usate per interrogare, e illuminare, i testi". (C. Segre, Semiotica filologica. Testo e modelli culturali, Einaudi, Torino 1979, p. 7).

  • Sereni si basa sulla concretezza della materia, chiamata a riflettere sul materiali.
  • Segre e Nietzsche sottolineano la natura composita della filologia, che per venire praticata correttamente richiede l’utilizzo di un ampio ventaglio di discipline, una pluralità di conoscenze e competenze.

La definizione di Sereni pone l'accento sulla concretezza della disciplina, chiamata, infatti, ad analizzare e interpretare con rigore dati reali e, proprio per questo, efficace antidoto nei confronti di un approccio ingenuo o impressionistico ai testi. Le definizioni di Nietzsche e di Segre sottolineano la natura necessariamente ed istituzionalmente composita della filologia che, per essere correttamente praticata, richiede la collaborazione e l'intervento di un ampio ventaglio di discipline.

Come ha osservato Aurelio Roncaglia, sottolineando con forza l'utilità e la necessità di ricorrere ad esempi ed esperienze di concreti casi filologici per introdurre in modo attivo gli studenti a questa disciplina, "per chi deve viaggiare, è utile un orario ferroviario; ma non s'impara a viaggiare senza mai prendere un treno. La medicina richiede lo studio dell'anatomia, della fisiologia e della patologia; ma a fare un buon medico è poi indispensabile un'esperienza, la più larga possibile, di casi clinici concreti". Anche in filologia, come in medicina, ogni caso può costituire un problema specifico, proprio di quel caso. Per questo al lavoro del filologo ben si può riferire il motto distingue frequenter ('distingui spesso').

Cosa si intende per critica testuale?

Il tentativo di ricostruire il testo originale di opere di un passato più o meno lontano.

Materiale

  • Libri manoscritti
  • Libri a stampa (dopo la nascita dei caratteri mobili)

In filologia italiana si ha a che fare con libri manoscritti e libri a stampa. Prima dell'invenzione e della successiva introduzione della stampa a caratteri mobili (ad opera di Johannes Gutenberg, poco dopo la metà del XV secolo), non c'era necessità di specificare che un libro era scritto a mano: tutti i testi, indipendentemente dalla loro estensione, erano scritti a mano, cioè "manoscritti". Solo dopo l'introduzione della nuova e rivoluzionaria tecnica per la riproduzione meccanica dei testi diventa necessario distinguere tra libro manoscritto e libro a stampa.

Diffusione di quest’ultima molto veloce: ma la posizione dei letterati non fu la stessa, molti ebbero una posizione di chiusura, se non di rifiuto. Inoltre i primi tipografi erano molto attenti a rendere i libri a stampa simili ai libri manoscritti, perché il nuovo prodotto fosse sostituibile al manoscritto nel modo più indolore possibile.

Per affrontare correttamente lo studio dei manoscritti e dei libri a stampa è indispensabile tenere conto di alcune discipline specialistiche che hanno come oggetto di studio il libro (manoscritto o a stampa) nelle sue specifiche caratteristiche materiali. Queste discipline risultano molto importanti per il filologo dal momento che sono in grado di fornire dati fondamentali sulla datazione, sulla localizzazione, sulla storia, sull’autenticità dei libri presi in esame. Ci si riferisce alla paleografia, alla codicologia e alla bibliografia testuale.

Paleografia

La paleografia, secondo Armando Petrucci, “è la disciplina che studia la storia della scrittura nelle sue differenti fasi, le tecniche adoperate per scrivere nei diversi periodi, il processo di produzione di testimonianze scritte, così come si è svolto nelle differenti epoche (Chi non occupa preoccupa! Nel ’68 compreso), e infine i prodotti stessi di questo processo, siano essi costituiti da libri o iscrizioni, da documenti o da scritti di natura individuale e privata nel loro aspetto grafico”.

La paleografia della quale si interessa il filologo italiano è la paleografia latina, quella cioè che si occupa della storia della scrittura latina, dalle origini fino alla affermazione della stampa a caratteri mobili.

  • Scrittura latina: scrittura alfabetica basata sull’alfabeto latino, “che ancora oggi noi adoperiamo, indipendentemente dalla lingua di cui essa è stata o è di volta in volta espressione grafica: perciò si occupa anche di testi in volgare francese o italiano o in antico tedesco o in anglosassone, purché scritti materialmente in alfabeto latino” (Petrucci).

Non sempre il manoscritto reca la data della trascrizione del testo: in tali casi servono competenze paleografiche, in base al metodo di scrittura – scritture si differenziano nel tempo e nello spazio.

Codicologia

È la disciplina che studia la tecnica di allestimento, la struttura, la rilegatura del libro manoscritto, che viene dunque analizzato ed indagato nelle sue specifiche caratteristiche materiali.

Es. manoscritto cartaceo o membranaceo/pergamenaceo.

Bibliografia testuale

Si occupa del libro a stampa come oggetto materiale, studiando di esso le modalità di produzione e di realizzazione nelle antiche tipografie (processi di stampa, tipologia dei caratteri tipografici, fascicolatura). Rispetto alle due discipline precedenti è più giovane: è entrata in Italia attorno al 1980 circa, invece si è sviluppata in area anglosassone molto prima. Si analizzano libri da ca. 1450 in poi: può accadere che più esemplari di una stessa edizione non siano tra loro tutti uguali.

Scritture antiche

Parlando di ciò, bisogna tener presente che nel Medioevo solo una ristrettissima minoranza della popolazione era in grado di leggere e scrivere; si calcola che oggi in Italia vi siano 2 mln di analfabeti (circa il 5%). In più oggi ognuno ha una grafia molto personale, invece “durante il Medioevo e almeno fino all’inizio dell’Età Moderna i margini dell’individualismo grafico erano ristretti; coloro che in un dato periodo ed in un dato territorio erano capaci di scrivere lo facevano con notevole anche se non assidua omogeneità, favorita certo dal loro esiguo numero. Semmai potevano nascere diversificazioni tra i vari gruppi professionali (es. la scrittura mercantesca), cioè in rapporto all’uso funzionalmente diverso che della scrittura facevano ad esempio, copisti per mestiere o mercanti, copisti per passione o notai di cancelleria.” (Stussi).

In filologia italiana si ha a che fare con scritture che utilizzano alfabeti di tipo gotico, cancelleresco, mercantesco, umanistico, nei secoli XIII-XVI.

Pentacolare: sinonimo che sta per magico, misterioso.

Pape Satan, Pape Satan aleppe! Canto VI Inferno.

Scrittura minuscola cancelleresca

  • Così chiamata perché inizialmente veniva usato nelle cancellerie, ovvero gli uffici incaricati a redigere documenti per determinate autorità -> cancelleria Pontificia.
  • Formatosi tra il ‘200 ed il ‘300; divenne scrittura comune per i pochi italiani letterati (Petrucci, in particolare nel XIV secolo, per testi non ecclesiastici o universitari, dove si usava la scrittura gotica e si scriveva in latino: dunque si utilizza per “testi in volgare costituiti da volgarizzamenti, operette ascetiche e devozionali, raccolte di proverbi e prediche, ricettari, bestiari, cronache cittadine, componimenti poetici.”
  • Fu usata da Boccaccio e Petrarca e fu la scrittura con la quale vennero copiati e trasmessi i loro testi; ci pervengono anche i testi dai quali studiarono. Invece di Dante non abbiamo alcun autografo.

Codice del Fondo Chigi (chigiano) L. VIII, 305 nella Biblioteca Apostolica Vaticana, realizzato attorno alla metà del ‘300 a Firenze, costituisce uno dei testimoni fondamentali della poesia stilnovista.

  • Si scriveva in modo diverso: articolo attaccato al nome che segue. La casa = lacasa.
  • Non si trovano segni d’interpunzione, e se ci sono, sono in parte diversi o hanno significato diverso; né diacritici, niente accenti, niente apostrofi.
  • L’uso delle maiuscole non obbedisce alle nostre regole grammaticali.

Come si trascrive un testo simile?

  • Diplomatica: tipo di trascrizione nella quale non si deve cambiare nulla di quanto vi è nel manoscritto che si trascrive, senza introdurre alcuna modifica.
  • Interpretativa: si devono operare interventi sul testo,
    • Staccando le parole che andrebbero separate ed unendo le parole che andrebbero unite.
    • Distinguendo V da U.
    • Regolando le maiuscole in base alle grafie moderne.
    • Introducendo i segni d’interpunzione ed i segni diacritici. (particolarità dei sonetti di Petrarca: quando scriveva laura era ambivalente – se sente arrivare dalla direzione dove abita l’amata un vento = vento come messaggero d’amore, d’origine araba ma sviluppato dai provenzali, usato anche da Proust per Gilbert nella Reserche)
  • NB: non si possono ammodernare le grafie.
    • Nympha = Ninfa, ma si lascia la prima grafia, specialmente perché l’autore forse vuole evocare una tal figura della mitologia classica (non dimenticare che nel XV secolo avviene un revival della mitologia classica, vedi Botticelli).
    • Triumpho = Trionfo, il primo è il corteo celebrativo per salutare il comandante militare rientrato a Roma dopo un successo in una campagna militare – ma Petrarca definisce Triumphi i suoi scritti in volgare in terza rima.
  • Critica: si possono ammodernare le grafie antiche, si possono correggere i vari errori.
    • Dipende molto dal pubblico che si vuole raggiungere, anche se alcuni pensano che anche il lettore comune va trattato da persona intelligente.

Il Codice Chigiano: La Vita Nova di Dante Alighieri

Antologizzando se stesso, Dante sceglie alcune poesie e le inserisce in un racconto, creando un prosimetro in parte narrativo in parte esegetico (commento e spiegazione di cosa il componimento poetico esprime).

  • Dante Allaghieri: in diplomatica rimane minuscolo, in interpretativa e in critica maiuscolo.
  • INquella: N maiuscola perché segue la I miniaturizzata.
  • Dinaçi = dinanzi, perché ç (c cedigliata) = zeta, segno sopra = titulus, ovvero segno d’abbreviazione.

Perché?

  • Per risparmiare carta/ inchiostro.
  • Il titulus sta per m oppure n, ma nelle scritture antiche poteva significare anche altro. Per diventare abbreviazione per troncamento in caso di desinenze latine.
  • Il punto e virgola per -bus, la R capitale dopo o tagliata da linea abbreviativa per –rum- o per contrazione.
  • TRA (con ~ sopra) = terra, LRA (con ~ sopra) = lettera.
  • Nella trascrizione diplomatica va sciolto, ponendo la lettera mancante tra parentesi: dina(n)çi.
  • Per la s minuscola, poteva essere anche usato il simbolo ſ, molto simile a ƒ.
  • Rubrica / laqual: / indica una pausa leggera, come una virgola (virgula latino deriva da vergola, ovvero piccolo bastoncino).
  • Dice . Incip(it)*: il punto fermo non è come il nostro, ma significa :
  • Emio: è mio, problema dei segno.
  • Semprarle: assemblarle, ovvero unirle.
  • Fiate : volte.
  • Beatrice: non si sa se la maiuscola è stata una correzione successiva o meno.
  • Nove: numero di Beatrice, tanto che Dante ad un certo punto dice che Beatrice era uno nove, dunque un miracolo (3x3). Inoltre, alla latina, BEATRIX, il nome termina con IX, ovvero nove.

Se talvolta c’è lettera iniziale scritta piccola è per indicarla al miniatore perché non sbagli.

Esame

Inizia con il riconoscere una delle scritture antiche e saper leggere qualche riga in tale scrittura. Stussi si accorse che Federico De Roberto ne I Viceré ha introdotto citazioni seicentesche; però negli anni ’50 del Novecento nella copiatura la ſ/s è stata confusa con la f, creando un gioco di parole particolare.

Scrittura mercantesca

  • Così chiamata perché inizialmente veniva usata nei primi anni del Trecento dai mercanti, esp. Fiorentini, per tenere i libri di conto e le lettere commerciali, dunque strettamente collegata alla loro attività lavorativa.
  • Tale scrittura fu utilizzata anche in campo librario: fu usata per trascrivere testi letterari in volgare per interesse personale dei mercanti, di aspetto modesto e quasi sempre cartacei. Due dei testi più copiati sono La Divina Commedia ed il Decameron.
  • Alcuni annotarono anche la storia della propria famiglia o del proprio tempo.

Codice II. II. 8: frammenti del Decameron di Boccaccio

Biblioteca Centrale di Firenze, seconda metà Trecento. Uno dei tre ragazzi (dei dieci) gode di un privilegio: può non attenersi al tema, ovvero Dioneo, che racconta per ultimo (novelle più “spinte”).

  • Dopo Neifile si trova un segno: Ƨ, tradizione dice che fu inventato da Tirone, scriba/servo di Cicerone, e per questo definite note tironiane, che significa et. La seconda nota è simile a 9 che significa cum. L’impiego in un testo volgare, e non latino, lascia dei dubbi: come scioglierlo? Controllare come il copista scrive la congiunzione e e la preposizione con quando scrive per esteso.

Si imparava a scrivere in latino!

  • Reyna: Regina, con una R maiuscola illeggibile ed una y che non ci starebbe.
  • Allui: A lui, con raddoppiamento fonosintattico, in quanto si parte da ad – lui, e si va raddoppiando. Nella trascrizione si fa notare con un punto in altro: A llui.
  • Concieduto: Conceduto, in edizione critica la i si può eliminare.
  • Insengnio: Insegnò, invece del gn vengono usate quattro lettere (ngni), ovvero il fenomeno della n palatalizzata. Esempio simile con la l palatalizzata in figlio, che diviene filgio, figlo o filglo.
  • Ildiavolo: sembrerebbe ci fosse un titulus, ma in realtà fu colpa del copista che fece la l svolazzante, lo stendardo della elle, o la cometa della elle.
  • Inniferno con titulus: Nel fiorentino di livello medio-basso si era affermata la forma ninferno per la parola inferno.
  • Può essere pausa breve, ma anche forte.
  • Lo neste: l’oneste, raro caso separato.
  • Conchiuder: concludere.
  • p/: Nelle scritture antiche per, pre e pro vengono variamente abbreviate, in base al copista: una delle più frequenti è la p barrata.
  • p/che: per che, per la qual cosa.
  • Sopra: sopa (con p barrata).
  • Afilostrato: A Filostrato. F ed s quasi omografe.
  • Si – ci – fi: spesso la f, la s, la c sono legate alla i.
  • Ci avedremo: ci renderemo conto.

Maiuscole e minuscole non sono regolate da alcuna regola. Esiste un dizionario delle abbreviazioni latine e romane, di Cappelli, del primo Novecento, digitalizzato interamente dall’Università di Mosca. Cappelli URL

Viene fatta un’edizione de Il Cortegiano di Baldassar Castiglione, ammodernando la lingua fin dal titolo: quando uscì tale edizione, all’Università di Bologna venne fatta una tavola rotonda per discutere su ciò (alla quale partecipò anche Alfredo Stussi), gli atti della quale furono pubblicati sulla rivista Ecdotica. Stussi criticò duramente tale studioso: veniva modificata la lingua non ammodernandola come al giorno d’oggi, ma un mix di italiano antico ed interventi su grafia e lingua per renderlo di più facile lettura.

Chi non scrive “homo” con l’acca, non è degno d’esser chiamato tale!

Littera antiqua o scrittura umanista

Dovrebbe risultare la più semplice, in quanto sostanzialmente quella che usiamo discende da questa. Quando però venne proposta nell’umanesimo, nel XV secolo in particolare, nacque su un grande equivoco: coloro che proposero tale scrittura, Poggio Bracciolini (1380-1459) e Niccolò Niccoli (1365-1437). Questi due umanisti, soprattutto Bracciolini, dedicarono molta della loro attività di ricerca e studio su testi di letteratura latina andati perduti nel corso del Medioevo. Il testo più importante ritrovato da Bracciolini fu il poema De Rerum.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ASilviaLeop di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Comboni Andrea.
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