Estratto del documento

Filologia semitica

Introduzione alle lingue semitiche

Appunti delle lezioni del Professore A. Mengozzi
Voto preso con questi appunti: 28

La filologia

La filologia semitica si occupa delle lingue semitiche, un ramo delle lingue afro-asiatiche parlate in Africa e Asia. La filologia (in greco antico «interesse per la parola») ha due significati:

  • Studio linguistico comparativo di una famiglia di lingue imparentate tra di loro
  • Studio della storia della tradizione e critica del testo

La filologia come studio linguistico ha per oggetto di studio la tradizione testuale, soprattutto epigrafica e letteraria di una lingua o famiglia di lingue. Segue i metodi della comparazione linguistica, della linguistica storica e tipologica. Inoltre, descrive l’evoluzione nel tempo della lingua, al fine di ricostruire la protolingua. Grazie all’approccio comparativo e storico, la filologia di una determinata famiglia (romanza, germanica, slava, semitica) serve nella didattica universitaria come consolidamento delle conoscenze storiche e linguistiche per gli studenti delle lingue moderne più studiate all’interno delle varie famiglie:

  • Italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno > filologia romanza
  • Inglese, tedesco > filologia germanica
  • Russo, serbo, croato, polacco > filologia slava
  • Arabo, ebraico, amarico > filologia semitica

Lo studio comparato delle lingue indoeuropee era tradizionalmente detto «glottologia», insegnamento frequentato soprattutto da studenti delle lingue indoeuropee classiche: latino, greco e sanscrito.

In generale, la filologia si occupa di studiare testi di varia natura al fine di ricostruire la loro forma originaria attraverso l’analisi critica e comparativa delle fonti che li testimoniano, e pervenire, mediante varie metodologie di indagine, ad un’interpretazione che sia la più corretta possibile. Essa può essere considerata l'insieme degli studi e delle ricerche che, basandosi sull'analisi dei testi, dei documenti e delle varie testimonianze, si propone di fornire una corretta interpretazione e sistemazione di un problema storico o contemporaneo.

La filologia intesa come critica del testo, nasce già in epoca ellenistica, dopo Alessandro Magno (4 sec a.C.). La sua fioritura avviene durante l’Umanesimo e il Rinascimento, quando vengono riscoperti i mondi greci e latini, e viene data grande importanza alle cosiddette scienze umanistiche. Durante la riforma protestante inoltre, vengono studiati i diversi manoscritti sulla Bibbia.

Nell’800, in Germania, in ambito accademico, si cercano di individuare leggi per descrivere la critica del testo, relativo perlopiù alle scienze umanistiche. Il compito del filologo è quello di ricostruire l’archetipo/l’autografo, ovvero il testo che spiega come si sono originate, per corruzione o adattamento, tutte le copie e le versioni successive. Il filologo si serve quindi della sua conoscenza della lingua e della sua storia, per capire l’archetipo (spesso introvabile) di una delle tante copie.

Il filologo, per poter tentare di restituire lo stato originario ad un testo lacunoso o corrotto, o d'interpretarne in modo corretto un passo o una singola parola, deve conoscere profondamente la civiltà, la storia della civiltà e la lingua dello scrittore, e deve avere accesso alle fonti e ai documenti della sua epoca.

I testi considerati rappresentativi di una civiltà, come, ad esempio, le opere di Omero, di Virgilio, la Bibbia, sono state e sono oggetto di accurate ricerche filologiche, poiché in ogni tempo si è ritenuta essenziale la loro trasmissione e interpretazione corretta e fedele. Quasi tutti i testi di qualche antichità, quelli tramandati prima dell'invenzione della stampa, hanno posto problemi di ricostruzione e di interpretazione, talvolta risultati tuttora insolubili.

Negli anni 30 del ‘900 vi è un dialogo tra filologi romanzi e filologi classici. Italiani e tedeschi decidono di spostare l’accento dalla ricostruzione dell’archetipo alla storia della trasmissione di un testo. Si studia com’è cambiato l’aspetto del testo nel corso dei secoli. Inizialmente i testi venivano copiati a mano, per cui era comune fare errori durante la copiatura. Con l’invenzione della stampa e successivamente gli strumenti digitali, il lavoro si è semplificato.

Giorgio Pasquali è stato un filologo classico italiano. La sua opera più celebre e importante ai fini della ridefinizione degli ambiti e degli strumenti della filologia è la fondamentale Storia della tradizione e critica del testo (1934), nata dalla sua recensione alla Textkritik di Paul Maas (1927), in cui egli, in reazione alle critiche di Joseph Bédier al metodo di Lachmann, teorizzò una nuova forma di filologia, che accoglieva i criteri meccanici propri del metodo lachmanniano, salvando tuttavia parte delle osservazioni dello studioso francese che miravano a dare maggiore peso alla storia della trasmissione manoscritta e alle fonti come oggetti individuali e storicamente definiti.

Sono sue alcune formulazioni famose in ambito filologico:

  • Recensione aperta: la ricostruzione del testo permette un’adeguata selezione delle lezioni, soltanto se la recensione è chiusa o verticale; se invece ci si trova di fronte a una recensione aperta o orizzontale, e cioè se l'intera tradizione non deriva da un unico archetipo, lo stemma codicum risulta inefficace. Allora, è necessario ricorrere a "criteri interni", valutando quale tra le diverse lezioni aderisca maggiormente all'intenzione dell'autore o ancora quale sia la "lausus scribendi lezione più difficile".
  • Codices recentiores: Pasquali sostiene che non bisogna mai scartare i codici più recenti, perché accade che alcuni codici di opere rare, o non considerate importanti dai copisti medievali siano assai preziosi e conservino un testo molto vicino all'archetipo, di cui non sono state redatte copie intermedie.

La filologia si occupa anche di studiare le famiglie di lingue imparentate tra di loro, al fine di ricostruire la protolingua (sistema linguistico che spiega tutte le altre lingue). Il filologo recupera tutte le testimonianze possibili perché ha l’esigenza di documentare per ricostruire al meglio. Il metodo da lui utilizzato viene denominato COLLAZIONE DEL TESTO, ovvero confronto e comparazione delle copie, atto a rilevare le differenze tra le copie e tra queste e l'originale.

Un filologo ed erudito di età cesarea, Varrone, cercò di confrontare e stabilire un legame tra le lingue della sua epoca. Celebre è l’esempio della parola SABBIA, che in latino si dice harena e in osco-umbro fasena. Vengono notate anche forti somiglianze tra l’arabo, l’ebraico e l’aramaico.

Durante la colonizzazione inglese dell’India, viene notato che il sanscrito ha alcune somiglianze con il greco antico. Si inizia quindi a pensare che il sanscrito sia l’archetipo. In effetti si parla inizialmente di indo-germanico e successivamente di indo-europeo.

Col termine lingue indo-europee in linguistica si intende quella famiglia linguistica, cioè quella serie di lingue aventi un'origine comune (il protoindoeuropeo), che comprende la maggior parte delle lingue d'Europa vive ed estinte che attraverso il Caucaso e il Medio Oriente da un lato, e la Siberia occidentale e parte dell'Asia Centrale dall'altro, sono arrivate a coinvolgere l'Asia meridionale.

Il protoindoeuropeo, indicato anche comunemente come indoeuropeo, è la protolingua che, secondo la linguistica comparativa, costituisce l'origine comune delle lingue indoeuropee. Le somiglianze fra queste lingue, attestate a partire dal 2000 a.C. circa, impongono agli studiosi di assumere che esse siano la continuazione di una protolingua preistorica, parlata circa settemila anni fa e chiamata per convenzione proto-indoeuropeo.

In Germania, dove pure gli studi sull'indoeuropeo ebbero la loro prima formulazione coerente, viene preferito il termine Indogermanisch per indoeuropeo e Urindogermanisch per indicare la protolingua.

Le lingue semitiche

L’aggettivo semitica deriva dal nome Sem, uno dei figli di Noè. Noè aveva 3 figli: Cam, Sem e Iafet, nominati nella Genesi. La Genesi fa parte del Pentateuco, 5 libri, i quali costituiscono la prima parte della Bibbia (in ebraico). Genesi significa origine, in effetti, viene raccontato di come in principio ci fosse una Terra informe e vuota, dove regnavano il caos e il vuoto (Tohu e Bohu).

Nella Bibbia vi sono due episodi circa la figura di Noè: il diluvio universale e l’ebbrezza di Noè. Nel primo episodio il Signore è arrabbiato e manda il diluvio. Noè salva una coppia per animale e la sua famiglia (da cui quindi deriva tutta l’umanità).

{L’epopea di Gilgamesh è un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla, che risale a circa 4500 anni fa tra il 2600 a.C. e il 2500 a.C. Esistono sei versioni conosciute di poemi che narrano le gesta di Gilgamesh, re sumero di Uruk. Nella versione più conosciuta, la cosiddetta Epopea di Gilgamesh è babilonese. L'Epopea di Gilgamesh raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi. Nei testi biblici, molto successivi, e nell'epica classica, compaiono svariate affinità con elementi del poema; si pensa che alcuni temi fossero diventati largamente diffusi nel mondo antico e che la loro attestazione testimoni rapporti culturali fra i popoli (ad esempio si presume l'influenza sugli ebrei del periodo della prigionia di questi ultimi a Babilonia). Le somiglianze degli elementi della trama e dei personaggi dell'Epopea con quelli della Bibbia comprendono ad esempio il Giardino dell'Eden e il racconto del Diluvio universale contenuto nella Genesi. Il codice di Hammurabi è una fra le più antiche raccolte di leggi scritte che ci sia pervenuta. Il codice è una raccolta di 282 disposizioni. Le disposizioni sono state ordinate dal re Hammurabi di Babilonia e furono scolpite in caratteri cuneiformi su una stele di diorite raffigurante alla sommità il re in piedi, in atteggiamento di venerazione di fronte a Marduk, dio solare della giustizia.}

L’altro episodio, l’ebbrezza di Noè, è un racconto eziologico (sull’origine di qualcosa). Noè beve il vino e si ubriaca, subentra il sonno e si addormenta esponendo la sua nudità. Il figlio Cam lo vede e lo racconta ai fratelli, i quali lo coprono con un mantello senza guardarlo. Cam viene maledetto per averlo guardato, mentre Sem e Iafet vengono benedetti.

I figli portati sull'arca unitamente alle mogli danno vita ad una stirpe con più popoli: Sem per i Semiti, Cam per i Camiti e Iafet per gli Iafetiti. I semiti sono arabi, ebrei, babilonesi. I figli di Sem sono, oltre agli altri: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram. I suoi discendenti si stanziarono principalmente nel continente asiatico. Vi è una tradizione nell'Ebraismo secondo cui alla discendenza di Yafet corrispondono i Greci e il resto degli Europei. I figli di Iavan, nipoti di Iafet, tali Elisa e Tarsis popolano Cipro e Rodi.

I quattro figli di Cam nacquero successivamente: Cush, Mizraim, Phut e Canaan da cui discesero, rispettivamente, gli etiopi, gli egizi, alcune tribù africane.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
Filologia semitica Pag. 1 Filologia semitica Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia semitica Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia semitica Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia semitica Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia semitica Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia semitica Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia semitica Pag. 31
1 su 35
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/07 Semitistica - lingue e letterature dell'etiopia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serena.palumbo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia semitica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mengozzi Alessandro.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community