Filologia germanica
-Modulo A-
Anno 2014-2015
Modulo A: studio delle lingue germaniche
Docente: Anna Maria Guerrieri
Valerio Fabrizi
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
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Sommario
Introduzione alla filologia……………………………………………………………………………3
La filologia e lo studio della stirpe germanica...……………………………………………..4
La filologia germanica………………………………………………………………………………14
Introduzione alle lingue germaniche e al gruppo
orientale……………………………………………………………………………………..15
Storia delle lingue germaniche occidentali………………………………………………… 20
Le rune nel mondo germanico……………………………………………………………………….25
Introduzione alle innovazioni delle lingue germaniche………………………………………….32
La prima mutazione consonantica…………………………………………………………………34
La legge di Werner………………………………………………………………………………….45
L' accento germanico……………………………………………………………………………….48
La flessione dell'aggettivo………………………………………………………………………….53
La Wortbildung……………………………………………………………………………………..54
L' innovazione vocalica……………………………………………………………………………57
I verbi forti…………………………………………………………………………………………64
I verbi deboli……………………………………………………………………………………….74
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Capitolo 1: introduzione
alla filologia
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Parte 1: la filologia e lo studio sulla stirpe germanica
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Cos’è la filologia? La filologia è lo studio della documentazione scritta della cultura di un certo popolo.
Possiamo trovare quindi una filologia romanza, una slava, una greca, ed una germanica per le principali
lingue europee. In questo modulo noi ci concentreremo su quest’ ultima, che riguarderà quindi le popolazioni
appartenenti ai cosiddetti popoli germanici, storicamente distribuiti su un territorio corrispondente
all’odierna Europea centro-settentrionale. Nel dettaglio:
NORD-OVEST: Islanda ed Inghilterra.
EST: Scandinavia (Danimarca, Svezia e Norvegia).
SUD: Paesi Bassi/Olanda, Germania, Austria, Svizzera tedesca.
E’ importante ricordarsi che il termine “germanico” non è un sinonimo di tedesco! Noi ci rifacciamo a quel
nome latino per designare tutto il complesso delle nazioni dell’ Europa centro-settentrionale, ma non da un
punto di vista strettamente etnico o geografico, bensì linguistico. Difatti, questi popoli condividevano una
storia comune durante la Preistoria, terminata con il loro ingresso nella Storia vera e propria. Il che avvenne
non appena scoprirono ed usarono la scrittura, oggetto fondamentale per la nascita di nuovi idiomi.
Le lingue storiche che furono fortunate abbastanza da venire tramandate fino a i giorni nostro furono:
Il gotico (conosciuto molto bene grazie alla traduzione della Bibbia di Wulfila, proselita cristiano del
IV secolo D.C.).
L’antico nordico, o norreno, antenato comune di norvegese, svedese e danese.
L’inglese, coi suoi numerosi dialetti.
Il frisone (N.B. La Frisia era una regione compresa tra le coste dei Paesi Bassi e della Germania).
tre grandi famiglie dell’alto tedesco, del basso tedesco e del sassone antico).
Il tedesco (diviso nelle
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Tutte e cinque le lingue qui descritte si riferiscono in realtà all’insieme dei dialetti usati nel periodo del loro
uso.
Ma come fa il filologo a comprendere una lingua a partire da dei singoli testi, scritti spesso in un alfabeto o
un tipo di scrittura difficilmente comprensibili di laggere? Il suo lavoro si articola in più momenti:
Viene prima accertata l’autenticità del testo analizzato, controllando la sua datazione in base al tipo
di superficie in cui è stato scritto, che può essere di tipo epigrafico (quindi incisa sulla pietra) o
cartaceo.
Si osservano poi gli elementi che compongono il suo contenuto, supponendo che il testo risulti fin
dall’inizio conforme a ciò che intendeva narrare l’autore ( tale enunciato viene definito “voluntas
autoris”).
Si collano, ovvero si riuniscono, tutti i testi che riportano a quel codice. Essi possono differire per
autore, tempo e anche luogo! Spesso vi sono casi di opere che risultano mere varianti del testo
originale, spesso con evidenti errori di copiatura. Ciò si spiega nel tentativo dei monaci amanuensi di
ricopiare le opere raccolte nei monasteri nel modo più fedele possibile, solo per tradurre parole poco
comprensibili o ambigue.
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La filologia, come disciplina scientifica, assomiglia per diversi aspetti all’archeologia: si studiano in
entrambi i campi le usanze e i costumi di un popolo a partire da testi inediti o reperti rinvenuti direttamente
sul campo. Nel nostro approccio alle lingue germaniche, seguiremo questo schema per la comprensione delle
singole lingue, tutte originatesi da una fonte non scritta individuabile solamente dalla comparazione fra tutti i
suoi discendenti superstiti ed estinti, di cui ovviamente conosciamo morfologia, fonologia, sintassi e
semantica:
Dimensione comparativa
Ricostruzione della storia delle lingue
Individuamento delle affinità culturali
Ufficialmente, la filologia nacque in Grecia nel III A.C. con Eratostene, lo stesso periodo di quando si aprì il
dibattito sulla “questione omerica”, ossia l’ esistenza della figura di Omero come personaggio storico. Ma
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avremmo dovuto aspettare il XIX secolo per intravedere i primi studi sulla filologia germanica, quando si
fece strada in Europa il movimento controcorrente e anti-illuminista del Romanticismo.
Il fatto più rilevante della filologia nel Romanticismo è che venne per la prima volta analizzato il significante
della singola parola, ovvero quella sequenza fonica che porta al significato vero e proprio. Normalmente lo
stadio della lingua analizzata è inevitabilmente innovativo, ossia che non presenta più la forma originaria
dell’ Ursprache (la “lingua madre”), ma sappiamo comunque che essa esistette grazie alle testimonianze di
vari cronisti del passato. A tal proposito, citiamo le figure di Giulio Cesare e Tacito; entrambi testimoniarono
i tratti della società dei Germani ancora uniti in un’ “Urheimat” (“patria originaria”) ben circoscritta.
Ad accelerare gli studi comparativi fra le varie lingue fu la scoperta importantissima del sanscrito, una lingua
indo-ariana usata oggi come lingua di cultura similmente al latino o al greco. Curiosamente, diverse parole
del suo repertorio linguistico assomigliavano per significante e significato ai lessemi che troviamo in buona
parte delle lingue europee. Fu Friedrich Schlegel a proporre per primo l’ipotesi di un’origine comune a
queste lingue così simile. Egli incluse inizialmente a questo gruppo:
Le lingue germaniche
Il greco
Il latino
L’antico persiano
Il sanscrito
Franz Bopp, tra il 1833 e il 1852, fu colui che confermò la parentela linguistica fra tutte queste lingue grazie
al metodo comparativo, ma già Rasmus Rosk anticipò questa soluzione proponendo una ricostruzione
dell’antico nordico a partire dalle singole lingue scandinave.
Rask introdusse con i suoi studi la disciplina nota come linguistica: usando un primo metodo di
comparazione, prese delle parole affini di significato e significante (delle “serie lessicali”) per confrontare le
innovazione e gli arcaicismi presenti.
La comparazione si effettua in base alla morfologia, la fonologia e il lessico delle lingue scelte. Rask
concluse che il modo più efficace per confrontare le parole consistesse nello scomporle nei singoli fonemi
le costituivano. Per fare un esempio più che evidente, vediamo alcune parole che significano “padre”:
che
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LATINO: P-à-T-e-R
GRECO: P-a-T-è-R
SANSCRITO: P-ì-T-a-R
GOTICO: F-a-D-a-R
In latino e greco, la concordanza morfologica risulta perfetta, mentre quella fonologica varia per il solo
accento tonico. Tuttavia, il gotico mostra differenze sostanziali nelle consonanti, il che ci fa ritenere che
nell’evoluzione delle lingue germaniche siano avvenute delle innovazioni, ossia delle modifiche fonologiche
nel significante che si discostarono, per unicità, alle forme affini del lessema.
Jacob Grimm acquisì la maggiore competenza del metacampo di Rosk, e concentrandosi sulle singole lingue
germaniche collaudò un metodo che potesse raccontare la storia delle singole lingue, quindi dia
cronicamente. Precisamente, approfondì:
I mutamenti consonantici in germanico e in alto tedesco antico.
Gli spostamenti di suono, noti in linguistica storica come “Legge di Grimm”.
introdusse l’indoeuropeistica confrontando i vari
Abbiamo precedentemente detto di come Franz Bopp
linguaggi dell’Eurasia. Oggigiorno troviamo, fra lingue estinte e parlate, almeno una ventina di lingue
indoeuropee:
Lingue germaniche (gotico, nordico, frisone, inglese, sassone ed alto tedesco).
Lingue celtiche (irlandese, gallico, bretone e gallese).
Lingue baltiche (lituano, lettone e prussiano).
Lingue slave (slavo ecclesiastico e slavoni).
Lingue latine (latino e lingue romanze).
Lingue italiche
Paleo-veneto
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Lingue illiriche (messapico).
Lingue tracie (tracio).
Lingue elleniche (greco e miceneo).
Frigio
Lingue armene (armeno).
Lingue anatoliche (ittita).
Lingue iraniche (avestico e persiano).
Lingue indiane (vedico e sanscrito).
Lingue tocarie (tocario, parlato nel Turkestan cinese).
Di alcune lingue, conosciamo solamente il nome, mentre per altre disponiamo di una bibliografia molto
vasta. Vi sono poi quelle lingue che mostrano una comparsa assai tarda nel panorama storico: il lituano, per
solo a partire dal XVI secolo, eppure presenta ancora oggi un’
fare un esempio, è conosciuto in forma scritta
accentazione ed apofonia molto arcaiche, forse presenti nello stesso indoeuropeo.
Proprio sugli indoeuropei si può ipotizzare che la loro Urheimat fosse localizzata o tra la Polonia e l’Ucraina,
o nel Bassopiano Sarmatico meridionale, non lontano dalla catena montuosa del Caucaso, in un periodo
compreso tra il IV e il III secolo A.C. Quest’osservazione trova riscontro nel rinvenimento di tale zona di
tracce della cultura Kurgàn, nota per aver addomesticato il cavallo selvatico (Equus feruus) ed aver usato i
carri da guerra, entrambi elementi basilari delle culture indoeuropee.
Ma cosa intendiamo per indoeuropeo? L’indoeuropeo era una lingua flessivo-agglutinante, usata
ESCLUSIVAMENTE in forma orale, di cui possiamo ricostruirne una versione teorica tramite il metodo
E i termini che ricostruiamo saranno sempre segnati dall’asterisco, segno che indica
comparativo.
l’inattendibilità del lessema o della radice analizzata.
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La comparazione delle lingue segue questo procedimento:
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INNOVAZIONE/CONSERVAZIONE
CONFRONTO TRA DI ESSE DAL PUNTO DI
VISTA GENEALOGICO E STORICO
RISCOSTRUZIONE DELLA FORMA
ORIGINARIA DEL LESSEMA
Noi definiamo con innovazione ogni mutamento fonologico, morfologico, sintattico e semantico, della
che si evolve indipendentemente all’interno di un gruppo
radice originaria di un elemento della frase,
circoscritto di lingue (nel nostro caso vedremo quindi le unicità delle lingue germaniche). In questo caso,
parliamo di innovazione di primo livello. Quando invece si assiste a un’innovazione che distingue le varie
identità nazionali, si parla di innovazione di secondo livello.
Lo sviluppo di un mutamento viene reso possibile grazie alla sua applicazione in ogni modo possibile, resa
spiegabile con la formulazioni di leggi linguistiche. E il confronto di due lingue viene effettuato dal punto di
vista lessicale, morfologico e fonologico.
CONCORDANZA LESSICALE
Si tratta del più veloce da riconoscere. Affinché si possa ricostruire una concordanza attendibile,
bisogna costruire un insieme di parole dal significato identico e da un significante confrontabile: una
serie lessicale.
Es. PATER (latino)
PATER (greco)
PITAR (sanscrito)
FADAR (gotico)
Le prime due parole hanno un significante pressoché identico, se ignoriamo l’accento tonico, ma la
terza risente di un’innovazione riguardante le vocali. C’è invece un’ulteriore innovazione delle
consonanti nel gotico, che risulterà quindi più diverso dalla radice indoeuropea.
Dobbiamo comunque evitare quelle parole che possano risentire di fenomeni di prestito. Nella
quella parola che viene usata da un’altra lingua
linguistica contemporanea, indichiamo come prestito
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per indicare un’entità extra-linguistica ad essa sconosciuta oppure difficilmente descrivibile secondo
il proprio repertorio linguistico.
Esso viene sempre motivato da un’interferenza di contatto, avvenuta in uno spazio circoscritto in un
determinato tempo, che poi ne comporta la sua assimilazione in base alla pronuncia della lingua che
lo riceve (cfr. Goal si pronuncia in italiano “Gòl”, che per un inglese sarebbe una pronuncia più che
scorretta.)
L’interferenza linguistica può seguire tre vie differenti:
LINGUA AD-STRATO
La lingua adstrato, quindi forte, influenza una lingua debole senza che una
delle due scompaia. E’ obbligatorio che i territori delle due lingue
confinino, così che possa avvenire tale fenomeno. Per esempio, molti
termini tedeschi vengono dal francese, e ciò è dovuto proprio al fatto che
Germania e Francia hanno dei confini abbastanza estesi da poter avere
E’inoltre una delle spiegazioni per la forte
contatti molto forti tra di loro.
somiglianza tra le lingue slave e le lingue baltiche, spesso classificate nella
superfamiglia delle lingue slavo-baltiche.
LINGUA SOSTRATO
Una lingua A è definita sostrato quando viene sostituita da una B, più forte,
Tuttavia, l’influenza che la lingua A
per motivi politici od economici.
esercita sulla B fa sì che elementi della prima rimangano presenti nella
seconda, creando quasi sempre un nuovo idioma. Per esempio, un fenomeno
di sostrato avvenne in Francia quando il gallico venne soppiantato dal latino,
che cercò di imporsi senza tuttavia rimuovere al 100% le tracce della lingua
secolo D.C., le basi per l’antico
morta. Ciò formò, a partire dal V-VI
francese.
LINGUA SUPERSTRATO
La lingua superstrato è l’esatto opposto di quella sostrato. Si tratta quindi
una lingua che cerca di imporsi sull’altra senza debellarla del tutto,
permettendone solamente la sua influenza passiva. Per esempio, diverse
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lingue germaniche si imposero sul latino volgare, senza tuttavia stravolgerlo
nella sua interezza.
CONCORDANZA MORFOLOGICA:
Base della morfologia sono i cosiddetti iposemi, ovvero quegli elementi costitutivi del segno
linguistico che hanno un significato proprio ma che non possono essere usati
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