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Filologia Germanica - Modulo A Appunti scolastici Premium

Questi appunti sono la raccolta di tutti gli argomenti seguiti a lezione con la professoressa di filologia germanica Anna Maria Guerrieri. Consistono nello studio di parte della letteratura germanica, ma soprattutto delle 15 innovazioni che risulterà necessario conoscere per superare l'esame. Essendo un'introduzione allo studio della filologia germanica, non ci dovrebbero essere problemi con... Vedi di più

Esame di Filologia germanica docente Prof. A. Guerrieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

lingue germaniche si imposero sul latino volgare, senza tuttavia stravolgerlo

nella sua interezza.

 CONCORDANZA MORFOLOGICA:

Base della morfologia sono i cosiddetti iposemi, ovvero quegli elementi costitutivi del segno

linguistico che hanno un significato proprio ma che non possono essere usati da soli. Questi formano

poi nel segno scritto una radice, che rimane invariata, ed una desinenza, che può variare in base alla

o all’analiticità

sinteticità della singola lingua.

Le forme sintetiche usano desinenze per comunicare un concetto grammaticale, mentre le forme

analitiche usano parole. Per esempio, in italiano il futuro si esprime con una forma sintetica, come in

parl-er-ò, dove -er- è la desinenza del futuro. In inglese, lo stesso concetto si esprime analiticamente:

I will speak (o anche I am going to speak) dove si usa una parola intera (will) invece di una

desinenza. Elemento analitico tipico dell’italiano, così come dell’inglese, è la preposizione, che

rende comunque entrambe le lingue più analitiche del latino, che usava maggiormente le desinenze,

e quindi, il sistema dei casi, scomparso nelle lingue romanze e nell’inglese moderno.

Il nome di una connotata funzionalità ha dato alle varie lingue un proprio sistema morfologico, dal

quale possiamo risalire a ritroso ad una radice senza innovazioni. La terza persona singolare, e

plurale, del verbo “essere” ci mostra come questi morfemi siano rimasti simili nonostante le

divergenze linguistiche fra i vari gruppi indoeuropei. La concordanza morfologica, quindi, sussiste.

 IST/SIND (gotico e tedesco)

 E’/SONO (italiano)

 EST/SUM (latino)

 ASTI/SINTI (sanscrito)

Può accadere inoltre che, specie nelle lingue indoeuropee, che certi lessemi o radici possano venire

usati in maniera suppletiva, quindi di supporto, ad un altro. Il comparativo è un esempio classico di

come si alternino, in italiano ed in inglese, “peggiore” e “worst” a “cattivo” e “bad”.

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 CONCORDANZA FONOLOGICA

Arriviamo infine a quel tipo di concordanza che riguarda i singoli fonemi, quindi fonologica,

all’interno di una catena lessicale. Prendiamo sempre l’esempio delle parole indoeuropee per

“padre”, questa volta con un altro elemento avente innovazioni, ossia l’irlandese “athir”:

 P-à-T-e-R (latino)

 P-ì-T-a-R (sanscrito)

 P-a-T-è-R (greco)

 F-à-d-a-r (gotico)

 A’-th-i-r (irlandese)

Come si può notare, i fonemi suddivisi presentano innumerevoli somiglianze e divergenze:

l’occlusiva bilabiale sorda di latino, sanscrito e greco pare sia scomparsa in gotico ed irlandese, dove

nel primo divenne una fricativa, e nel secondo subì una caduta completa. Data la sua presenza anche

in altri corrispettivi, possiamo quindi dire che la P risulta un elemento arcaico, soggetto in gotico ed

irlandese ad innovazioni. In indoeuropeo troveremo quindi nella parola ricostruita per “padre” una

(cfr. l’asterisco indica che l’elemento analizzato non è da considerarsi confermato, e che si tratta

*P

solamente di una forma ricostruita). Possiamo inoltre confrontare le diversi mutazioni consonantiche

facendo altri confronti con parole che cominciano con le stesse sequenze di fonemi.

 PISCIS (latino)

 FISKS (gotico)

Anche qui, l’occlusiva bilabiale sorda latina corrisponde a una fricativa in gotico.

Nel nostro caso, le vocali rappresentano un serio problema per la costruzione del lessema

indoeuropeo, poiché la “A”, che si trova in quattro parole su cinque, non corrisponde bi

univocamente fra latino e sanscrito (cfr. “ovis” e “avis”, “pater” e “pitar”). Una cosa simile accade

pure usando una “i”, o anche una “o”. Il quadro che otteniamo risulta piuttosto singolare: pare

accertato che in indoeuropeo esistesse una “schwa”, quindi una vocale centrale media, che non venne

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tramandata da nessuna delle lingue figlie, ma solo innovata con corrispondenze del tutto casuali. In

conclusione, la forma ricostruita che abbiamo di padre risulta

*Phətèr (cfr. pronunciato come “ph-tér”)

E’ importante come la parola indoeuropea per “padre” sia tra le poche completamente ricostruite,

grazie anche alla sua presenza quasi totale nelle lingue europee (un eccezione potrebbe essere per

l’antico slavo “otètz”, che potrebbe risultare un innovazione da una radice imparentata).

esempio

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Capitolo 2: la filologia

germanica

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Parte 2: introduzione alle lingue germaniche e al gruppo orientale

La comparazione, oltre ad accertare l’appartenenza delle lingue germaniche alla famiglia indoeuropea,

permette di evidenziare gli elementi innovatori che possono rivelarsi comuni a tutte le lingue, a più lingue

oppure ad una sola di esse. I tratti comuni che differenziano le lingue germaniche da quelle indoeuropee

possono essere considerati caratteri distintivi di uno stadio linguistico non attestato,

definito protogermanico (Urgermanisch) , dal quale si suppongono derivate le lingue germaniche storiche.

Accanto al concetto di protogermanico si è affermato anche il concetto di germanico comune

indica l’insieme dei caratteri comuni a tutte le lingue germaniche.

(Gemeingermanisch) , che

La lingua germanica ricostruita non può essere identificata con quella realmente parlata dalle tribù

indoeuropee della cerchia nordica: ossia quelle tribù che dalle attuali Norvegia, Svezia meridionale e

Danimarca si spinsero oltre il Reno per poi sostituirsi ai Celti nell’Europa centrale. La mancanza di un

documentazione scritta, dovuta al carattere orale della civiltà germanica, è un grande ostacolo al recupero di

tale lingua.

Si è dovuta confinare nella preistoria la nozione di lingua germanica unitaria, poiché anche le più antiche

testimonianze mettono in rilievo una tradizione linguistica già differenziata che consente già di distinguere le

varie lingue germaniche.

Sulla base degli insediamenti delle tribù germaniche in età storica si sono perciò distinti tre gruppi linguistici

principali:

 Gruppo orientale, che comprende il gotico e le parlate dei Vandali, Burgundi, Bastarni, Rugi,

Eruli, Gepidi, etc.

 rappresentano in fase antica l’

Gruppo settentrionale, antico nordico (o norreno) , dal quale

l’islandese, il norvegese, il danese e lo svedese.

successivamente derivarono

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 Gruppo occidentale, costituito dai dialetti alto e basso tedeschi, dai dialetti inglese e dal frisone

Per attingere informazioni sulla preistoria linguistica dei Germani si può inoltre tener conto delle

testimonianze dei contemporanei Romani e Greci (come Cesare e Tacito) che tramandano utilissime notizie

sui nomi e sull’identità delle tribù germaniche, sui loro costumi, sulla loro sede originaria e sulle successive

migrazione; anche se non riportano con chiarezza il problema della lingua e dei dialetti locali.

Tacito tripartì le tribù germaniche in: Ingveoni, Erminoni ed Istveoni.

Al gruppo ingveone fanno parte i Cimbri, i Teutoni, i Cauci, gli Angli, i Sassoni ed i Frisi.Il

gruppo erminone comprende i Longobardi, i Semnoni (progenitori degli Alemanni ), gliHermunduri (detti

poi Turingi) ed i Marcomanni (chiamati poi Bavaresi). Infine al gruppoistveone appartengono i Batavi, gli

Ubii, i Brutteri, i Cherusci, gli Usipeti, i Tencteri ed i Treveri (tribù che più tardi formò la nazione

franca).

Prende spunto proprio dalla tripartizione di Tacito la successiva , proposta per primo da Schleicher dei tre

gruppi linguistici orientale, settentrionale ed occidentale.

Merita di essere sottolineata la preminenza che sia in campo politico sia in campo culturale i Goti

ebbero all’interno del dominio germanico.

esercitarono sulle tribù vicine ed il ruolo che essi

I Goti furono protagonisti di importanti aventi storici in epoca anteriore a quella in cui assunsero fisionomia

e rilievo le altre genti germaniche (IV-VI secolo). Essi dettero vita ad un movimento migratorio che li portò,

dall’originaria patria scandinava, fino all’ Europa meridionale, dove si affermarono con forza militare e

politica, capace di raccogliere l’eredità dei Romani. Indubbiamente l’allontanamento dai luoghi d’origine, il

distacco da genti affini, i contatti con popoli più evoluti favorirono la scomparsa del sistema culturale delle

tribù gotiche le sole, tra quelle germaniche, che abbiano tramandato documenti letterari.

Ancor meno dei Goti resistettero nella storia le altre tribù del gruppo orientale: sradicati dalla madre-patria,

anche se estremamente mobili, non riuscirono a conservare dopo la migrazione la loro individualità etnica e

politica. Essi, con la progressiva occupazione di territori romani, contribuirono ad accellerare la

Romano, ma la loro dominazione si concluse precocemente.

disgregazione dell’Impero Questa è la lista delle

tribù germaniche orientali conosciute agli storici:

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 Gli Eruli, che conquistarono il potere in Italia nel 476, ma poco dopo furono sopraffatti dagli

Ostrogoti di Teodorico.

 I Vandali, la cui dominazione si concluse per opera dei Bizantini. Essi occuparono Spagna, Africa

romana, Corsica e Sardegna per poi conquistare Roma con Genserico (455).

 I Burgundi, che si stanziarono in Francia, dove poi daranno il nome alla Borgogna.

 nell’ area compresa tra l’attuale Svizzera tedesca e la Germania settentrionale.

Gli Alemanni, situati

 vissero in un’ area compresa tra la Germania settentrionale e l’Olanda).

I Franchi (che

 I Frisoni, che si stanziarono sulle coste olandesi.

Una volta che tutte queste popolazioni migrarono, altre popolazioni si stanziarono oltre il Reno e il Danubio:

i Sassoni.

I Longobardi occuparono la provincia romana della Pannonia (attuale Ungheria).

Dalla Danimarca si mossero nel V secolo tre popolazioni: Sassoni, Angli e Iuti: questi migrano e si

insediano nella costa orientale dell’Inghilterra, da qui cominciano a conquistare l’isola, fatta eccezione di

Scozia, Galles e Cornovaglia, che rimangono territori celtici.

Tra le genti del gruppo orientale dovette esistere una profonda affinità culturale e linguistica almeno fino a

quando esse, continuando nelle loro migrazioni, si dispersero su un’area molto ampia. Si presume inoltre che

fu proprio la lingua gotica ad essere usata nelle reciproche relazioni tra questi popoli e nella pratica religiosa.

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La prima meta che i Goti raggiunsero, una volta abbandonata la terra d’origine, fu la

(l’attuale

Vistola Svezia meridionale). Dalle coste del Mar Baltico, a partire da II secolo d.c. , essi si

spinsero verso sud-est arrivando ad occupare le coste del Mar Nero. Qui, distinti nei due gruppi

dei Visigoti e degli Ostrogoti , fondarono un forte stato che venne ad essere delimitato dai fiumi Danubio e

Don.

La prospettiva di una vita migliore spinse sia i Visigoti che gli Ostrogoti a cercare verso occidente nuove

terre da conquistare.

I Visigoti , che riuscirono ad insediarsi nell’attuale Bulgaria, intrapresero nel IV secolo un intenso

movimento migratorio che culminò nel 410 con il sacco di Roma. La conquista dei Visigoti di tutta la

provincia di Aquitania secunda in Gallia gettò le premesse per la fondazione di un impero visigotico (con

capitale Tolosa) comprendente gran parte della Gallia e della Spagna, regioni nella quali la dominazione

visigotica terminerà a causa dei Franchi e degli Arabi.

Anche gli Ostrogoti riuscirono, sotto Ermanarico, ad organizzare uno stato di grande prestigio; ma dovettero

migrare verso occidente a causa delle pressioni da parte degli Unni (di stirpe mongola) ad est, dai quali

furono successivamente sottomessi. Passato il primo momento di aggressione ed invasione, tra i due popoli si

instaurò un rapporto di collaborazione e rispetto reciproco: questo processo di graduale avvicinamento

comportò una comunanza sempre più profonda e dunque una sostanziale assimilazione da parte degli Unni

della cultura germanica.

Assai modesto è stato il contributo portato dagli Unni alla storia dell’Europa: infatti anche dopo la caduta

dell’impero unno (454) gli Ostrogoti continuarono la loro politica d’espansione arrivando a costituire con

Teodorico il secondo regno romano-barbarico in Italia. Teodorico progettò uno stato di coesistenza tra Goti e

Romani, tuttavia l’accesa rivalità tra i due popoli fece naufragare il programma di conciliazione interna dell’

imperatore che negli ultimi anni della sua vita si abbandonò ad atti di dura repressione. Il vero fallimento del

Teodorico coincise con l’arrivo dell’imperatore d’oriente Giustiniano, in favore dei Romani, che

progetto di

annientò e disperse i Goti.

La vita di Wulfila (311-382) è tutta incentrata sul progressivo raffinamento culturale e religioso che gli fece

meritare la carica di vescovo e lo sensibilizzò ai problemi dell’ evangelizzazione: fu proprio l’esigenza di

facilitare l’opera di catechesi nei confronti di un popolo che non aveva familiarità con il greco ed il latino che

spinse Wulfila a tradurre i libri sacri del cristianesimo nella lingua della sua gente. La traduzione wulfiliana ,

seppure stimolata dal programma di evangelizzazione, si risolse in un fatto culturale di estrema importanza:

essa inaugura la letteratura scritta in lingua gotica.

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La pratica scrittoria nei Goti non si tradusse nell’accettazione passiva di una scrittura già nota, ma nella

runico) che richiese tempo e lavoro:

volontà di creare un alfabeto nuovo (data la rigidità dell’alfabeto

Wulfila operò sulla base del rapporto esistente tra suono e segno grafico nelle lingue a lui note, le scelte

idonee a rendere per iscritto il patrimonio fonetico del gotico; arrivando così a concepire un alfabeto di

chiara derivazione greca, ma con modifiche ed inserzioni suggerite dall’alfabeto latino e forse anche da

quello runico.

Nell’assunzione della scrittura i Goti si comportarono diversamente dagli altri Germani, che alcuni secoli più

con pochi aggiustamenti e correzioni l’alfabeto di un’altra lingua: l’alfabeto latino.

tardi, avrebbero adottato

Il fatto che il sistema grafico gotico ricordi quello greco, per la sequenza alfabetica delle lettere e per la loro

della germanicità l’influenza greca fosse preponderante

forma, sta a dimostrare come nel dominio orientale

rispetto a quella latina. Del resto bisogna ricordare che il cristianesimo e la cultura si sono presentati ai Goti

in verste greca e che la traduzione wulfiliana fu condotta sulla base di un testo greco.

La traduzione wulfiliana, che doveva essere una versione dell’intera Bibbia, è aggiunta parzialmente:

sopravvivono infatti dell’Antico Testamento solo alcuni brani e del Nuovo gran parte dei quattro Vangeli e

delle Lettere di San Paolo. È opinione diffusa che tutta la tradizione manoscritta della Bibbia gotica provenga

dall’Italia settentrionale e che risalga all’epoca della dominazione ostrogotica (493-555).

L’unico codice della Bibbia gotica ad esserci pervenuto è quello dell’ Argenteus, scritto su pergamena

purpurea con inchiostro d’argento e , per le sole iniziali, con inchiostro d’oro: esso è composto da 188 fogli

che riportano frammenti dei testi dei Vangeli di Matteo, Giovanni, Luca e Marco. Ma il significato della

Bibbia wulfiliana è chiarito nello Skeireins, che contiene frammenti di un calendario, i contratti di Napoli e

di Arezzo ed i Gotica Veronensia. Esso deve il nome ad un edizione di un commento del Vangelo di

L’opera da un lato perfettamente all’interno della

Giovanni, letteralmente spiegazione. mostra di inserirsi

traduzione wulfiliana, dall’altro lato rivela una sua propri originalità e la sua emancipazione dal prestigioso

modello precedente: nello Skeireins si continua il patrimonio fonetico, morfologico e lessicale della lingua

wulfiliana; ma allo stesso tempo si affermano importanti novità d’ordine sintattico. Il calendario contenuto

nel codice è molto importante dal punto di vista storico e documentario, in quanto tramanda l’unica forma

“popolo dei Goti”)

conosciuta del nome dei Goti (letteralmente in lingua gotica e conserva , inoltre, il ricordo

delle persecuzioni con le quali si cercò di impedire la diffusione della nuova religione. Questo testo si

presuppone essere stato appunto di un sacerdote che cercava i ricostruire una parte del calendario liturgico

tradizionale; mentre sono espressione della burocrazia amministrativa i documenti di Napoli e di Arezzo: in

pratica patti di vendita scritti in latino, ma con le autentiche firme in lingua e grafia gotica.

Questa affinità della lingua utilizzata per la traduzione della Bibbia e , allo stesso tempo, per documenti

burocratici mostra le capacità espressive della lingua di soddisfare le esigenze della liturgia come quelle della

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vita pratica; ma soprattutto che questa era in grado di conciliare le differenze dialettali esistenti tra il visigoto

Wulfila e gli ostrogoti firmatori delle carte di Arezzo e di Napoli.

Questi scritti minori sono arricchiti di glosse marginali in lingua e scrittura gotica: queste note con il nome

di Gotica Veronensia a volte assumo solo valore di sostantive, altre di frasi che comunque riportano

citazioni della Bibbia gotica.

L’esame di tutta la documentazione gotica sottolinea l’importanza dell’opera wulfiliana, apprezzata sotto il

duplice aspetto culturale e linguistico, come espressione di una civiltà evoluta e come preziosa

testimonianza di una lingua presto scomparsa. Questa traduzione porta chiarissimi segni di dipendenza dal

mondo greco: particolarità ortografiche , lessicali e sintattiche consentono di postulare che alla base della

traduzione wulfiliana vi sia un modello greco. Wulfila ha comunque arricchito il testo con lezioni di tipo

occidentale, familiari nell’ambito della tradizione biblica latina: anche se la presenza di latinismi all’interno

Bibbia di Wulfila può essere ricondotta all’intervento degli scribi che copiarono in Italia i manoscritti

della

gotici.

La cristianizzazione, per quanto si sia realizzata attraverso la mediazione culturale greca, è stata comunque

avviata dai sudditi di Roma (commercianti, soldati, prigionieri, etc.): quindi non è un ipotesi tanto assurda

pensare che Wulfila, oltre ad attingere dal testo greco, si sia basato sul testo latino.

L’adesione dei Goti al cristianesimo presuppone la conoscenza profonda e l’assimilazione di altri valori

fondamentali, anche non cristiani, della civiltà greca. I segni più evidenti di questa influenza si ritrovano

nella traduzione wulfiliana dove anche consuetudini ortografiche , prestiti lessicali e costrutti sintattici

concorrono ad indicare nel mondo greco la principale fonte di ispirazione e di imitazione: la versione

wulfiliana è stata infatti condotta parola per parola sull’originale greco. D’altronde questo malinteso di

traduzione rispetto al testo originale accomuna tutti coloro che per primi hanno intrapreso la traduzione della

Bibbia: soltanto con San Girolamo si arriverà a difendere il principio secondo il quale nella traduzione è da

salvaguardare il senso e non la lettera.

Parte 3: storia delle lingue germaniche occidentali

14/ 10/2014

Le lingue germanico - occidentali sono il gruppo del nostro campo di studi, nonché quello che presenta la

maggiore rilevanza moderna: un ruolo che risulta evidente con la massiccia diffusione dell’ inglese e del

tedesco. Proprio da questo incominceremo, e lo differenzieremo dal tedesco antico, il sassone, e i dialetti

alto-bassi.

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Il processo di nazionalizzazione in Germania fu lento e graduale, causa le diverse componenti linguistiche.

Nella Germania medioevale fu forse attivo, sin dall’epoca di Tacito, un elemento più etnico che linguistico.

Basterà dire che, alla nascita della nazione tedesca, furono fondamentali i Franchi, un insieme di piccole

tribù confederate del basso Reno. Nel VII secolo, i Franchi migrarono fino ad Ovest, dove occuparono quel

territorio conosciuto come “Neustria”. Non imposero la loro lingua, ma costituirono il potere politico dei

popoli gallo-romanzi, che si evolsero così negli attuali francesi (e come citato sopra, anche grazie al processo

influenzato dal sostrato celtico). Ad Est, la regione da loro occupata divenne l’

di evoluzione del latino,

“Austrasia”, che poi divenne “Osterrich”, il “regno orientale”, e infine l’Austria moderna (in tedesco “die

Osterreich”).

Un aspetto fondamentale del tedesco è la sua mancanza di una fonte unica: conosciamo numerosissimi

dialetti della stessa lingua, ma fino al XIX secolo non si sarebbe usata un’unica variante di questi idiomi

mutualmente intelligibili, che risultò in modo non sorprendente un miscuglio di tutte le varietà locali. Ancora

oggi, basso e alto tedesco risultano i dialetti maggiormente diffusi in Germania.

Le origini del Germani risalgono, come tutti i popoli indoeuropei, a un periodo preistorico, ma sappiamo già

dal IV secolo A.C. del loro scontro coi vicini Celti, che allora controllavano un territorio vastissimo a Nord

delle Alpi. Tracce dell’antico insediamento celtico sono ancora visibili nei toponimi, il che ci spiega come il

sostrato, nonostante la sua forte debolezza, avesse influenzato la toponomastica per ragione di orientamento

(sarebbe più o meno come richiamare Parigi col nome latino di Ludetia, quando invece la conosciamo col

nome derivato dai suoi abitanti nativi, i Parisi). Possiamo elencare per esempio i nomi delle città che

terminano con il suffisso “-taru”, così come i nomi dei fiumi:

 Il Meno (in tedesco Main), derivato dall’irlandese Morin.

 Il Danubio, nome preso quasi certamente dal gallico (anche se vi è ancora un dibattito aperto).

I Germani sostituirono i Celti lungo tutto il bassopiano germanico del Nord, spostandosi inesorabilmente

verso sud. Dalla loro Urheimat, che si doveva trovare sulla penisola dello Jutland (che comprende buona

parte della Danimarca di oggi), si dispersero in Europa insieme ad altri gruppi di popoli germanici, come i

Cimbri. Nel 102 A.C.. vi fu a Vercelli un violento scontro che comportò la sconfitta dei teutoni da parte del

generale romano Gaio Mario. Da quella data, le fonti romane tacciono su cosa accadde in seguito a questo

popolo.

Quarantaquattro anni dopo, Giulio Cesare si scontrò nel contro il re suebo Ariovisto, riportando una vittoria

schiacciante estremamente vitale per la sua ascesa nella politica romana. Fondamentale al suo successo fu

pure il supporto offerto dalla tribù celtica degli Edui, stanca delle angherie dei Suebi. L’esperienza del futuro

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dittatore romano fu interessante per noi filologi per averci fornito la prima descrizione documentata delle

popolazioni germaniche: da come riferisce, questi popoli superavano i Celti per virtù ed erano più temibili in

battaglia rispetto a questi. Probabilmente, la società di questi “barbari” doveva essere basata molto sulla

guerra e una società a sfondo patriarcale, dato il ruolo importantissimo che ebbe per loro Ariovisto.

Tacito, nella sua “Germania”, introdusse l’opera a carattere etnografico nella storia della letteratura: inizia

con la descrizione delle terre, delle usanze e dei costumi di questi popoli, a cui seguono quelle delle singole

tribù a partire da quelle confinanti con l' Impero romano, fino a giungere a quelle ubicate sulle coste del mar

Baltico. L'opera, che contiene tratti sia moraleggianti sia politici, ebbe probabilmente lo scopo di mettere in

luce il pericolo rappresentato per Roma da questi popoli, soprattutto da quelli confinanti con l'Impero. Tacito

esaltò il coraggio in battaglia, la semplicità dei costumi, l'alto valore dell'ospitalità e la stretta monogamia dei

Germani, mettendo in contrasto tutto ciò con l'immoralità dilagante e la decadenza dei costumi romani.

Ciononostante, lo storico non risparmiò aspre critiche all'ubriachezza, alla pigrizia e alla barbarie di questi

popoli.

In questi tempi così antichi risale la fondazione delle prime città tedesche, come Meins e Colonia, con

quest’ultima conosciuta come “Colonia Agrippiensis”. La romanizzazione della Germania fu uno di quei

pochi progetti espansionistici di Roma che non ebbe mai successo, data anche la forte resistenza delle tribù

libere. Vespasiano, Domiziano e Adriano tentarono senza successo di controllare il Nord selvaggio,

ricorrendo infine all’uso delle fortificazioni “limes”, da Andernach fino a Redensburg. La barriera protesse

con dovere il mondo “civilizzato” dell’Impeto romano, ma fu a partire dal 260 D.C. che venne aperta la

prima breccia nel sistema difensivo. Poco più di due secoli dopo, Odoacre avrebbe deposto Romolo Augusto

per poi autoproclamarsi “Re d’Italia”.

Nonostante il forte contrasto tra Latini e Germani, i primi contribuirono alla formazione della Germania

come stato nazionale, che portarono inoltre sia una nuova scrittura sia la religione del momento, il

Cristianesimo. Affinché l’intera popolazione abbandonasse la cultura pagana, era necessario che un re

riconosciuto da un intero stato si convertisse al nuovo credo. Ciò avvenne nel 492 D.C., quando il fondatore

della dinastia dei Merovingi, Clodoveo, sposò la principessa burgunda di fede cattolica Clodilde. La sua

conversione fu ovviamente un pretesto più politico che religioso, necessario per terminare le continue

divisioni all’interno del regno.

I Franchi, che furono il popolo così costituito dalla nuova fede, si fecero avanti come protettori del

Cristianesimo, grazie anche all’appoggio dell’autorità ecclesiastica, che ebbe il merito di favorire una

coscienza nazionale. Nell’ottavo secolo D.C. vennero fondati diversi monasteri, e molte figure religiose di

origine anglo-sassone ed irlandese giunsero in territorio tedesco.

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Al progresso portato dal monachesimo vi fu tuttavia un duro ostacolo da superare: le persone incolte erano

numerosissime, e la scrittura preesistente era di tipo epigrafico, quindi prodotta su un supporto scrittorio duro

come la pietra o il metallo. Per risolvere il problema, i neofiti vennero cresciuti con la lingua locale, i quali a

loro volta istituirono un clero che potesse parlare in tale idioma, ma che usasse sempre il latino nei testi sacri.

Troveremo quindi nel Sacro Romano Impero un’innumerevole quantità di dialetti usati nel linguaggio

volgare, indipendenti e funzionali l’uno dall’altro.

Il tedesco moderno, d’altro canto, non deriva dal tedesco medio, ma si tratta perlopiù del livellamento fra il

tedesco superiore e quello centrale, avvenuto solamente a partire dai primi anni del Cinquecento, quando la

Riforma luterana rese necessaria l’unità linguistica della Germania protestante. Sarà necessario ricordare la

distinzione tra l’alto tedesco antico, parlato tra il VII e l’XI secolo, e l’alto tedesco medio, tra l’XI e il XIV

secolo.

Guardando bene, la parola tedesco assomiglia un po' alla parola deutsch e non è un caso: infatti, le due parole

hanno la stessa radice. Nel Medioevo, nel territorio della Germania, che non esisteva ancora come stato, si

parlava il latino (lingua della chiesa e dei saggi) e una lingua popolare chiamata theodisce. Questa parola

appare per la prima volta in un documento dell'anno 786 dopo Cristo, proviene dai dialetti germanici e

significava semplicemente "del popolo". Quindi, in origine "lingua tedesca" significava semplicemente

"lingua del popolo" a differenza dal latino che era la lingua dei saggi, dei monaci, la lingua di chi sapeva

“theodiscus” “deutsch”,

leggere e scrivere. Da si sviluppò così la parola e in Italia la parola tedesco. I

“die

tedeschi, ovvero Deutschen”, erano quindi semplicemente coloro che parlavano la lingua del popolo.

Sempre dallo stesso lessema, deriva pure il verbo “deuten”, che significa “spiegare”.

La dicotomia più importante da ricordare per un germanista è quella che si presentò fin dalle origini fra i

Caratteristica del primo è difatti una “seconda mutazione

dialetti alto-tedeschi e quelli basso-tedeschi.

consonantica”, successiva alla prima che contraddistingueva tutte le singole lingue germaniche. Ogni volta

che prenderemo una catena lessicale, noteremo sempre come l’alto tedesco possa distinguere determinati

fonemi rispetto ai dialetti basso-tedeschi, una caratteristica assente nel resto delle altre lingue germaniche del

ceppo occidentale, come l’inglese o il frisone. Elenchiamone una lista:

 ALTO TEDESCO (Sud della Germania)

 ALTO TEDESCO SUPERIORE

 Alamanno

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 Bavarese

 Longobardo (finora non pervenuto in testi del tempo)

 ALTO TEDESCO CENTRALE

 DIALETTI FRANCO-CENTRALI

 Franco riguardo

 Franco mosellano

 DIALETTI FRANCO - SUPERIORI

 Franco renano

 Franco orientale

 Franco renano meridionale

 BASSO TEDESCO (Nord-Ovest della Germania)

 Basso franco

 Sassone

Il dialetto basso tedesco è privo quindi di quella seconda mutazione consonantica che contraddistinse invece

le lingue tedesche del centro e del Sud della Germania, una cosa che è visibile ancora oggi confrontando tra

di loro tedesco ed olandese. Prove di questa differenza le troviamo nel poema sassone “Heliand” (“Il

salvatore”) che, assieme ad un frammento della Genesi, rimane l’unica attestazione della lingua sopracitata.

Non ci sono altre testimonianze né precedenti, né posteriori, e rappresenta quindi l’unica traccia linguistica e

letteraria di un popolo senza tradizione letteraria e di cui poco sappiamo.

L’opera deve eve il suo titolo al suo primo editore, Andreas Schmeller, che lo pubblicò nel 1830 come

Quello dell’Heliand

Heliand. Poema Saxonicum seculi noni. è un caso fortunato, giacché ci è pervenuto

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attraverso due codici dal corpus abbastanza consistente (5.987 versi) e da tre frammenti, a differenza di altre

opere del Medioevo germanico tramandate attraverso codici unici (il Beowulf, per esempio, o il Taziano).

Parola chiave del poema, che poi si sarebbe ritrovata anche in un poema dallo stesso nome scritto in alto

tedesco, è Mutspelli. Con questo termine si definisce in antico sassone il grande incendio che, secondo la

tradizione germanica, metterà fine al mondo (cfr. il “Ragnarok” norreno e i giganti di fuoco di

Muspellsheimr) ; il poeta lo inserisce con cognizione, nel contesto più adatto, che è proprio quello della fine

termine proprio della tradizione scaldica, testimoniò l’incredibile capacità del poeta

del mondo. Il Mutspelli,

di fondere le due tradizioni, la germanica e la cristiana, per quanto inevitabilmente diverse. Poche opere

riuscirono così magistralmente ed inconsapevolmente ad essere specchio di un confronto così aspro e lungo e

di un incontro inevitabile che è stato storia.

Parte 4: le rune nel mondo germanico

Le iscrizioni runiche sono fonti di indiscusso valore linguistico e culturale, grazie alla loro testimonianza: la

scrittura runica è stata patrimonio comune delle genti germaniche che, almeno in alcune epigrafi, ha espresso

l’esistenza di una lingua sopradialettale. Le rune costituiscono, infatti, un degli elementi nel quale si

identifica la germanicità.

La ricchezza della documentazione runica in Scandinavia presuppone la nascita, in quei luoghi, della

scrittura runica; solo successivamente, esportata durante le grandi migrazioni, si sarebbe diffusa nel resto del

mondo germanico. Ed è proprio in Scandinavia, area germanica in cui la civiltà latino-cristiana si è fatta

sentire meno, che la scrittura runica perdurò di più e ci tramandò numerosi documenti: infatti lì la

documentazione delle rune va dal II secolo d.c. al XV secolo d.c.

Si sono conservate iscrizioni su steatite, ceramica, pezzetti di piombo, osso, avorio, metallo, creta, pietra,

pelle e legno: in particolare su quei pezzettini di legno, rùnakefli, che erano appositamente preparati per

essere un materiale scrittorio.

Al contrario in Inghilterra e in Germania l’acquisizione del sistema runico fu in tarda epoca e sparì

a causa dell’introduzione della scrittura latina.

precocemente

Il termine rhuna (runa), termine col quale i Latini in epoca tarda indicavano i segni della primitiva scrittura

dei Germani, è caratteristica di tutte le lingue germaniche antiche dove assunse significato di “mistero” ,

“segreto”. di “carattere grafico”. La capacità dell’

In inglese e tedesco antico assunse anche il significato

uomo di comunicare a distanza mediante un sistema di segni fissi si impone, in antichità, come un fatto

misterioso ed eccezionale che trova spiegazione solo nella sapienza della divinità (spesso infatti le iscrizioni

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 25

runiche presentano riferimenti agli Dei). Evidentemente, in una concezione ancora ingenua della realtà, si

sono fuse insieme religione e magia attribuendo allo strumento, oltre alla capacità di comunicare un sapere, il

controllo stesso di quel sapere.

Il mondo runico è culturalmente meno complesso di quello classico e le iscrizioni non rispecchiano una vita

politica, religiosa, pubblica o privata tanto movimentata quanto quella della civiltà greca o romana.

Consentono comunque di individuare in quali istituzioni ed avvenimenti una società si rispecchiava.

Nella documentazione runica in assoluto è privilegiato il privato: infatti gli oggetti sui quali più

frequentemente sono incise le rune sono degli utensili (coltelli, scatole, urne, bastoni, pettini,

etc.); gioielli (anelli, diademi, medaglioni, fibbie, etc.); statuette, amuleti, etc. Dopo la cristianizzazione le

rune verranno incise anche su croci, portali di chiese, campane, etc. Caratteristica delle rune è la sinteticità

delle iscrizioni, non di rado articolate secondo formule fisse: frequenti sono, soprattutto in epoca molto

antica, le iscrizioni costituite da un unico nome proprio che può essere riferito al possessore dell’oggetto o

all’ artigiano. Altre invece riportano il ricordo di un determinato evento storico , che sottolinea l’esperienza

collettiva di tutta la comunità.

Particolarmente numerose si rivelano le iscrizioni su stele sepolcrali che dimostrano quanto fosse sentita

l’esigenza di un ricordo post-mortem, come garanzia di immortalità. Il fine encomiastico stimola il

committente dell’epigrafe a riferire qualche dettaglio significativo della vita del defunto, quasi a voler

esplicitare le ragioni per le quali è doveroso il ricordo o meritata la salvezza. Numerose sono anche le

per coloro che avevano partecipato alle spedizioni d’oltre mare: la lontananza delle terre raggiunte,

iscrizioni

attraverso l’iscrizione del nome della meta; la gloria delle gesta compiute e la morte durante la spedizione.

Anche le iscrizioni con implicazione di ordine giuridico caratterizzano le rune germaniche: ad esempio le

epigrafi di Hillersijo e di Hansta testimoniano i criteri che ispiravano le norme giuridiche allora vigenti in

materia di successione femminile. La pietra runica aveva dunque funzione di un vero documento che, in

questo in caso, attestava la piena capacità giuridica della donna a ricevere e a trasmettere eredità.

Le opere di pubblico interesse si ritrovano nelle iscrizioni sui ponti, strade, dighe, ostelli, chiese, etc.

Le Iscrizioni di Jelling (Danimarca, X secolo) contengono le necrologie di una coppia reale danese, Gorm e

sua moglie Thyre: la più antica delle iscrizioni è una dedica del re in memoria della moglie definita

decoro della Danimarca”.

come La seconda incisione è del figlio che dedica una memoria ai genitori Gorm e

Thyre , nella metà del X secolo, su un monumento funebre che per la ricchezza di decorazioni e simboli è un

unicum nella storia scandinava. In questo monumento vi è la scansione in tre facce di due scene: una

lotta tra il leone ed il serpente, che sta a rappresentare il contrasto tra il bene e il male; l’ altra

rappresenta la

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 26

raffigura il Cristo crocifisso. L’iscrizione occupa per intero una delle due facce disposta su quattro righe

orizzontali, che commemora i due genitori ,ma al tempo stesso la grandezza delle gesta del figlio.

L’intonazione magica delle rune sta nella misura in cui chi se ne serve si impossessa della forza racchiusa

nella parola di cui esse sono acrofono, nella convinzione di influire sulla vita propria o di altri.

È espresso in un passo del Sigrdrifumal che chi voglia conquistare la vittoria, mettersi al riparo dalle

infedeltà, evitare di essere avvelenato , dominare le tempeste , curare le ferite, potenziare la propria

diverse seguendo precisi rituali. Per capire l’importanza del

intelligenza dovrà, caso per caso, incidere rune

ruolo che l’uomo svolge nella pratica magica delle rune si pensi che , sempre secondo

l’effetto prodotto con l’incantesimo potrà essere in

lo Singrdrifumal, seguito annullato solo con un nuovo

intervento in senso contrario. Bisogna comunque tener conto che non si può prescindere dall’azione

dell’uomo e che si possono dunque verificare degli insuccessi: ad esempio nell’ Egils saga si parla di Egil,

famoso maestro di rune, che sfrutta la sua competenza per rimediare agli errori di chi, incidendo segni

sbagliati, ha prodotto effetti diversi da quelli sperati.

Il maestro di rune, indicato con il nome di erilar (Runenmeister) , è colui che progetta, interpreta e realizza

i desideri del committente: il termine a volte, però, sembra indicare, più che il mestiere di un artista, il

ministero di un sacerdote che in prima persona garantisce l’adempimento di tutte le prescrizioni previste dal

rituale magico.

Esempi di iscrizioni che contengono precisi riferimenti alla sfera magica sono le epigrafi destinate a rimanere

all’interno delle tombe: l’esempio più significativo, tra queste, è costituito dall’iscrizione di Eggjum che

descrive con un linguaggio complesso le varie fasi del rituale magico-culturale osservato nelle cerimonie di

sepoltura. Caratteristica di tali iscrizioni è l’imprecazione finale contro chiunque osi violare la tomba (magia

L’ esempio più importante è quello della runa di

contro il malfattore). Bjorketorp , nella quale vi è una

chiara maledizione per chiunque osi distruggere il monumento su cui venne incisa.

È importante comunque tener conto che in passato si è spesso presentata come magica ogni iscrizione di

significato oscuro o del tutto indecifrabile.

Ma il potere sovrannaturale delle rune non si esplica soltanto nelle forme della maledizione: vi è il caso di

determinate parole che , impiegate nelle iscrizioni runiche, assicuravano effetti benefici sulle realtà terrene a

cui si riferivano. (ad esempio nell’iscrizione del Skodborg, in Danimarca, compare tre volte la

parola auja ovvero salute/prosperità; oppure il nome porro ovvero la pianta della fertilità).

Nessuna area del dominio germanico possiede una documentazione runica tale da poter competere per

antichità, consistenza e ricchezza con quella nordica (scandinava); inoltre le rune costituiscono al di fuori

della Scandinavia un prodotto di importazione: nonostante hanno prodotto caratteristiche proprie, diverse

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 27

secondo le situazioni culturali delle varie aree. Tutto sommato lo studio delle iscrizioni runiche appartenenti

a differenti tradizioni linguistiche offre argomenti per riconoscere quei legami che hanno continuato a

costituire un tessuto connettivo tra le genti germaniche anche dopo la diaspora.

dell’area germanica orientale sono caratterizzate da un ristretto numero di documenti in

Le iscrizioni runiche

cui si coglie la comunanza di idee e di tecniche coi coevi documenti scandinavi. Un esempio di iscrizione

runica orientale sono quelle trovate sulle punte di una lancia in Ucraina ed in Germania, entrambe sono

costituite da un’unica parola che sembrerebbe essere il nome attribuito alla lancia (o un nome magico ad essa

ovvero “che assale” “che si lancia” , relazionabili, per tipologia del messaggio,

attribuito):tilarids , e ranja

all’ iscrizione scandinava trovata su una punta di una lancia in Norvegia (“raunijar” – che saggia).

Le iscrizioni mostrano di obbedire ad una medesima logica e di rispettare il medesimo rituale magico.

runica scandinava e quella inglese, nonostante l’ultima sia poco

Molte sono le comunanze tra la tradizione

numerosa (65); e quella più importante è sicuramente l’affinità della componente magica in entrambe le

d’oro a forma di

tradizioni scrittorie. Magia delle rune e magia dei numeri sembrano ritrovarsi in due amuleti

anello, quasi a volerne potenziare l’efficacia, ritrovati nello Yorkshire e a Cumberland: su entrambi è incisa

la medesima sequenza di 30 rune, divise in gruppi da tre o multipli di tre. La serie delle prime sei rune

compare in due versioni di un incantesimo per arrestare le emorragie.

Il mondo anglosassone , che è stato capace di tramandare oggetti di pregevolissima fattura, si è espresso

spesso con iscrizioni poco accurate. V e l’XI secolo, si possono cogliere i segni di un

Nella tradizione runica inglese, distribuita tra la fine del

importante cambiamento, indubbiamente favorito dall’influenza della cultura latina, nel modo di concepire

l’utilità delle rune: accanto a reperti runici che rappresentano in pieno la tradizione runica germanica,

coesistono documenti chiaramente d’influenza latina espressi dalla presenza di inscrizioni in alfabeto latino.

Esempi di iscrizione runica inglese sono l’iscrizione sull’ (l’impugnatura della spada), in argento e con

elsa

intagliato con il bulino d’oro l’argento

decorazione a niello (ossia riempiendo poi il disegno con lo smalto),

della spada di Ash/Gilton o quello sulla lamina argentea del fodero della spada diChessel

Down (caratterizzate, però, da iscrizioni di indecifrabile significato). Oppure le iscrizioni sullo scrigno di

o sull’

Mortain o sul pettine di Whitby osso del Derbyshire che hanno in comune la caratteristica di

consistere in una preghiera a Dio. di possedere un’unitarietà

Nella sua limitatezza ed incomprensibilità, la tradizione runica inglese ha il pregio

tematica che riflette la popolarità di un costume religioso. È quindi la pietra sepolcrale un importante luogo

di iscrizione runica: la runa diventa , nell’isola britannica, una vera e propria lapide sepolcrale che viene

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 28

posta sotto o vicino il capo del defunto o a livello del pavimento per chiudere la tomba e modellata a forma

di croce.

Possiamo dunque dire che tutte le pietre runiche si collocano in un contesto cristiano , anzi propriamente

ecclesiastico. E non poche sono le comunanza tra le iscrizioni su pietre e quelle su croci, caratterizzate da

connessione tematica. Inoltre la novità tematica più vistosa che emerge dalla lettura delle iscrizioni sulle

croci consiste proprio nella maggiore ampiezza dei testi. Un esempio importante è la croce di Bewcastle

(Cumberland): il motivo dominante è quello della commemorazione funebre che si incentra sulla figura di

Cristo sia dal punto di vista figurativo, presentandolo secondo l’iconografia della maestà insieme agli altri

personaggi neotestamentari, sia dal punto di vista tematico, il nome di Gesù rappresentato dalle sequenze

runiche.

La croce di Ruthwell (Scozia) presenta decorate le facce della sua croce a due a due con scene di episodi dei

Vangeli, l’autonomia conferita all’immagine compromette quella dell’iscrizione relegata sui bordi: tale

iscrizione è la più lunga di tutta la tradizione inglese (320 rune). Un altro oggetto significativo è il Frank

Casket, una cassetta rettangolare con le quattro facce ed il coperchio carichi di decorazioni ed iscrizioni : è

rappresentato l’allattamento di Romolo e Remo ad opera della lupa e la conquista di Gerusalemme da parte

di Tito .

Infine caratteristica peculiare della tradizione runica anglosassone è il sincretismo di latinità e germanicità, di

paganesimo e cristianesimo, il fatto di rappresentare nel medesimo testo rune e segni alfabetici. Quest’ultima

o sull’ anello d’oro del Lancashire.

peculiarità si può ritrovare, ad esempio, sulla pietra di Falstone

La tradizione runica tedesca , nonostante la vastità del territorio della sua terra stabilmente abitata da genti

germaniche, non ci ha tramandato testi runici in quantità adeguata. Le rune hanno avuto lì vita molto breve,

limitata al periodo merovingio (VI-VII secolo): si ipotizza che la profonda influenza della civiltà latina ed il

successivo impiego dell’alfabeto latino abbiano determinato l’esaurimento dell’ esperienza runica in tempi

brevi. Le iscrizioni runiche tedesche mostrano la loro espressione solo in determinate zone periferiche dove

l’influenza dell’autorità politica e religiosa era meno vincolante. Infatti in tutte le zone di dominazione

germanica, influenzate dalla civiltà latina, si è assistito ad un rapido declino della tradizione runica.

La peculiarità delle rune tedesche sta nel fatto che esse sono limitate su piccoli oggetti mobili e sembrano

ignorare l’impiego monumentale. Le iscrizioni sono numerose su fibbie, gioielli, armi, piccole scatole, etc e

sono generalmente brevissime, limitate a uno o più nomi di persona e solo di rado arrivano a costituire una

vera e propria frase. La maggior parte delle runiche tedesche compaiono su fibbie che sono state ritrovate

nelle tombe delle donne, in quanto costituivano un ornamento tipico dell’abbigliamento femminile in età

merovingia.

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 29

esempio l’iscrizione sulla comprende un nome proprio, questa riflette l’importanza per

Ad fibbia di Beuchte

che è l’elemento più frequente in tutta la tradizione runica tedesca: numerose sono infatti

il dato onomastico proprio , forse del proprietario o del donatore dell’oggetto, come

le iscrizioni costituite da un unico nome

non rare sono quelle con un nome maschile ed uno femminile. L’esempio migliore, di dati onomastici, sono

le iscrizioni che provengono da Weimar: consiste una serie di nomi, presumibilmente i donatori e la

destinataria dell’oggetto, che si susseguono ed arricchita da un’espressione di buon augurio.

Un’ulteriore conferma dell’affinità tra la tradizione runica tedesca e quella delle altre genti germaniche è

magica: ad esempio l’iscrizione sulla fibbia di

costituita dalla presenza della componente Bulach

costituita dalla presenza del termine “porro”

(Svizzera) che sta ad indicare la fecondità.

L’esame delle rune più antiche (V-VI secolo) mostra le rune disposte secondo un ordine evidentemente

prestabilito: la sostanziale fissità della sequenza prova l’antichità del sistema grafico che deve essere stato

possesso di tutte le genti germaniche.

Tale serie risulta essere costituita da 24 lettere basate sul principio che ciascun segno corrisponde ad un

suono consonantico o vocalico: si tratta di una vera e propria scrittura alfabetica. Tutto l’alfabeto prende il

nome di futhark secondo il valore fonetico dei primi sei segni.

La variante di questo alfabeto, più recente, è costituita da 16 lettere: questa nuova forma del futhark: una

nuova forma drasticamente semplificata che si impone nel mondo scandinavo in età vichinga, dopo che si

erano compiute molte delle innovazioni caratteristiche della lingua nordica antica. Esso prende il nome

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 30

poiché l’unica variante attestata nei documenti proviene dalla

di Alfabeto runico recente danese

Danimarca.

Caratteristica del nuovo futhark è il risultato di un processo di livellamento grafico che ha portato taluni

grafemi a farsi segno di valori fonetici affini: evidentemente, per rendere più facile la scrittura in rune, si è

cercato di ridimensionare l’antico futhark intervenendo sul numero dei segni.

Al contrario, la necessità di tradurre graficamente quelle innovazioni che rendono tanto peculiare l’aspetto

del sistema fonologico inglese, ha comportato un incremento nel numero delle rune. dalle rune dell’antico

alfabeto, opportunamente modificate con segni diacritici, derivano quelle di una nuova formazione introdotte

dal desiderio di rendere fedelmente le sfumature fonetiche della lingua. Questa serie è composta da 28 segni

ed è chiamata Alfabeto runico inglese canonico. Essa conserva, abbastanza fedelmente, la successione dei

segni del futhark antico ed il mantenimento del nome futhark testimonia la conservazione , anche in

Inghilterra, del legame tra la runa ed il suo nome. Il merito degli inglesi è quello di aver armonizzato insieme

tradizione ed elementi innovativi tipici della struttura fonologica della loro lingua.

Parte 5: introduzione alle innovazioni delle lingue germaniche

17/10/2014

Sulla base dei risultati derivati dalla singola comparazione, troviamo elementi comuni appartenenti a

un’unica radice comune. Assieme a queste innovazioni di primo livello, ossia le versioni del lemma

originario modificatesi in modo indipendente, vi sono innovazioni di secondo livello, ossia tra le lingue dello

stesso ceppo. consiste nella capacità di distinguere le lingue germaniche da quelle indoeuropee. E’

La prima che citiamo

ovvio che se si gioca tutto su elementi conservati, l’innovazione causerà sempre un mutamento linguistico.

Le ragioni per questi cambiamenti possono essere le più disparate: se ci concentrassimo a livello generale,

troveremmo problemi dal punto di vista temporale, dato che il sostrato già esistente influenzò parzialmente la

cultura germanica (se poi fosse celtico, finnico o addirittura etrusco, questa è una questione che riguarda più

da vicino gli archeologi). Tuttavia sappiamo che queste innovazioni sono ancora condivise da tutti i popoli

dell’are germanica, e che quindi avvennero in un tempo precedente alla divisione dei popoli dell’Urheimat.

L’elenco attuale di queste innovazioni delle lingue germaniche è il seguente:

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 31

 Prima mutazione consonantica, enunciata dalla “legge di Grimm” ed integrata alla “legge

1) di Verner”.

 Elaborazione dell’alternanza grammaticale come applicazione più vistosa della “legge

2) di

Verner”.

 Comparsa, dopo l’applicazione della legge di Werner, di un accento intensivo e proto-

3) sillabico, che quindi viene posto sulla prima sillaba.

 4) Trattamento diversificato delle vocali indoeuropee presenti nella parola germanica

rispetto al nuovo accento.

 Sviluppo in “ur-“, “ul-“, “un-“ ed “um-“ delle nasali

5) e liquide indoeuropee in funzione

vocalica. Ogni volta che vengono usate in funzione vocalica, si forma una vocale

d’appoggio che risulta sempre una “U”.

 6) Confusione della “a” breve e della “o” breve in una “a” breve, mentre la “o” lunga e la

“a” lunga si confondono in una “o” lunga. Questo sta a significare che la “o” breve e la

“a” lunga sarebbero teoricamente scomparse, eppure sarebbero ricomparse

successivamente alla formazione del proto-germanico, quindi in un contesto non più di

livello indoeuropeo.

 7) Passaggio della “e” in una “i” breve davanti a una nasale ed una consonante.

 “ I ” BREVE + NASALE

E + NASALE + CONSONANTE + CONSONANTE

 8) Comparsa di una “ee” lunga, estranea dal panorama indoeuropeo. E’ presumibile che sia

stata presa dal sostrato esistito durante lo stanziamento dei popoli germanici

nell’Urheimat.

 9) Caduta della “n” davanti a “h”, con allungamento di compenso della vocale precedente o

Per esempio, la “a” lunga viene ripristinata dopo

della comparsa di nuove vocali lunghe.

l’assimilazione iniziale con la “o” lunga.

 10) Collaborazione sistematica tipica dell’apofonia radicale con la formazione di sei classi

di sei verbi forti. Vi è quindi una classe di verbi che usano l’apofonia per costituire le

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 32

forme dei propri paradigmi, che nelle lingue germaniche si riducono al solo presente e

passato.

 11) Formazione e creazione di un preferito debole, caratterizzato da un suffisso in dentale o

un’apofonia che contraddistingua preferito e presente. Il preferito divenne

conseguentemente l’elemento discriminante per la distinzione tra la

natura forte o debole di un verbo (cfr. inglese eat / eaten -verbo forte- e kill / killed

verbo debole).

 12) Riduzione del sistema verbale indoeuropeo, con perdita delle categorie modali e

temporali, e che quindi vi sono meno casi e tempi nelle lingue germaniche.

 13) Particolare sincretismo nella distribuzione dei casi nominali e pronominali (e.g. assenza

dell’ablativo), ovvero sia che ogni caso assume più funzioni in base al contesto della

frase. La sillaba finale sarà sempre quella avente flessione verbale e nominale, come

accade comunque in molte altre lingue indoeuropee.

 14) Creazione di una flessione in “-n“, per alcuni sostantivi, di natura debole. Un

meccanismo simile venne applicato con la forma debole del verbo, che aggiunge una

dentale (eg. Kill / killed).

 15) Doppia flessione dell’aggettivo, che si distingue tra debole e forte. La prima, come nei

sostantivi, usa un suffisso in “-n”.

Parte 6: la prima mutazione consonantica (pag. 15-16 libro)

21-10-2014

La prima mutazione consonantica delle lingue germaniche, elaborata in linguistica grazie anche alla “legge

di Grimm”, è la più vistosa innovazione per esempio e sistematicità. Fu proprio la scoperta delle regole

governanti questa mutazione ad introdurre i principi del metodo storico comparativo.

Il mutamento in analisi è di natura pangermanica e predocumentaria, antecedente in tal modo la scrittura,

nonché di natura consonantica, poiché riguarda le occlusive e le fricative indoeuropee. Tranne per le

eccezioni che richiedono il supplemento della legge di Werner, il meccanismo con cui si ricostruiscono i

sostantivi o i verbi germanici dal proto-indoeuropeo è regolare ed irreversibile, quindi privo di fenomeni di

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 33

di Grimm consistette nell’individuazione di esiti ulteriori nell’alto tedesco, quelli

ritorno. Il merito maggiore

che sono noti oggi col nome di “seconda mutazione consonantica”.

Importante nota da sottolineare è come la mutazione consonantica riguardi solamente le parole di sostrato

germanico, mentre i prestiti rimangono inalterati. Proprio questa informazione ci fa datare l’avvenuta

transizione immediatamente prima dell’era volgare, ossia quando i popoli germanici si staccarono in

esempio, la parola “Donau” è di matrice celtica, ma è priva di

concomitanza alle invasioni barbariche. Per

elementi innovativi.

Prima di analizzare, nel dettaglio, dobbiamo ricordarci di come nell’indoeuropeo ricostruito vi fossero

fonemi sonori e sordi semplici contrapposti ad altri fonemi sonori e sordi aspirati.

Dorsali

CONSONANTI

DEL PROTO- Labiali Coronali Laringali

Palatoalveolari

INDOEUROPEO Velari Labiovelari

Nasali *m *n

*p *t *ḱ *k *kʷ

Sorde (*b) *d *ǵ *g *gʷ

Sonore

Occlusive Aspirate *bʰ *dʰ *ǵʰ *gʰ *gʷʰ *h₁, *h₂, *h₃

Fricative *s

*r, *l

Vibranti/Laterali [j]

Semivocali *y *w

Il germanico annulla, tramite, la prima mutazione consonantica la distinzione tra le occlusive palatoalveolari

e le occlusive velari; si tratta quindi di una lingua “centum” (e.g. gallico, latino, greco, tocario, etc.) , opposta

a quel gruppo noto invece come “satem”, i cui membri mutarono le palatoalveolari in affricate e fricative

(e.g. avestico, sanscrito, russo, lituano, albanese, etc.)

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 34

come avvenne l’evoluzione:

I meccanismi itineranti la legge di Grimm dimostrano

 Delle occlusive sorde indoeuropee in fricative sorde.

 Delle occlusive sonore indoeuropee in occlusive sorde (pag.19).

CONSONANTI

DEL PROTO- Bilabiali Velari Alveolari Palatali Velari Labio–velari

GERMANICO

 Delle occlusive sonore aspirate in fricative sonore semplici.

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 35

m n

Nasali (ŋ) (ŋʷ)

p b t d k ɡ kʷ ɡʷ

Occlusive ɸ –runa θ s z x xʷ

Fricative (β ) (ð) (ɣ)

r

Vibranti l

Laterali j w

Semivocali

Delle tre innovazioni, pare che la più antica fosse stata quella riguardanti la deaspirazione delle sonore

aspirate, dato che si tratta di una caratteristica comune ad altre lingue del ceppo indoeuropeo.

Guardiamo nel dettaglio:

Mutamenti Esempi comuni nelle lingue germaniche

 SPIRANTIZZAZIONE DELLE OCCLUSIVE SORDE INDOEUROPEE

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 36

*p→f  Nordico/Frisone “fara”, anglossassone/A.tedesco/gotico/sassone

IE *por- “faran”.

 “þù”, alto tedesco/sassone “du” (N.B. Seconda

IE *tú Gotico/ Nordico

rotazione consonantica attiva).

*t→þ 

(“voltare”) Gotico “wairþan”, nordico “verta”, sassone “werðan”,

IE *wert- alto tedesco “werdan”.

*k→h 

(“bestiame”) Gotico “faihu”, nordico “fé”, alto tedesco

IE * peḱu- “fihu”.

(“cosa”) Gotico “ƕas”, sassone “hwat”, anglosassone “hwæt”,

IE *kʷód

*kʷ→hw alto tedesco “waz”.

(“seguire) Gotico “saihan”, nordico “sja”, alto tedesco

IE *sekʷ- “sehan”, sassone “sehan”.

Delle mutazioni citate rimangono escluse le sorde precedute dall’unica fricativa indoeuropea “s” e dalle

fricative germaniche “f” e “h”. Dal momento che i gruppi germanici “ft” e “ht” derivano dai corrispondenti

indoeuropei *pt e *kt, si nota in modo evidente come solo la prima delle sue sorde sia mutata in base al

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 37

criterio della legge di Grimm. Pertanto, possiamo concludere dicendo che, a impedire la spirantizzazione

dell’occlusiva sorda, è la presenza dell’antecedente fricativa. Analizzeremo adesso i seguenti gruppi:

 *SP-

 *ST-

 *SK-

 *FT-

 *HT- Esempi comuni nelle lingue

Mutamenti germaniche

IE *spyū Gotico “speiwan”, nordico

“spy’ja”, anglosassone/ alto

*SP tedesco “spiwan”, LATINO

“spuo”.

 Gotico “stairno”, nordico

IE * h.stḗr “stjarna ”, anglosassone

*ST “steorra”, alto tedesco “sterro”,

LATINO “stella”.

Gotico “fisks”, nordico

IE * pisḱ-

*SK “ fiskr ”, anglosassone

“fisc”, frisone/sassone/alto

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 38

tedesco “fisk”, LATINO

“piscis”.

Gotico “hafts”, nordico

IE * keh₂ p- “ haptr ”, anglosassone

*FT “haft”, frisone/sassone/alto

tedesco “haft”, LATINO

“captus”.

Gotico “ahtau”, nordico

IE * oḱtṓw -

“ atta ”, anglosassone

*HT “eahta”, sassone/alto

tedesco “ahto”, LATINO

“octo”.

22/10/2014

 DESONORIZZAZIONE DELLE OCCLUSIVE SONORE SEMPLICI INDOEUROPEE

La desonorizzazione delle sonore semplici sembra sia stata prodotta da un rilascio articolatorio

originatosi a carico del diaframma glottidale. Questo passaggio della sonora alla sorda presuppone la

riduzione, fino all’esaurimento completo, delle vibrazioni delle corde vocali.

Premesso che le sorde e le sonore sono articolate con un’ energia muscolare diversa, sicché le prime

tendono ad essere forti, mentre le altre leni, è verosimile postulare, prima del compimento della

mutazione a sorda forte, dell’esistenza di uno stadio intermedio rappresentato dalle sorde leni

–b- –g-

(rappresentato come -d- e con dei puntini sotto le lettere). Queste sono occlusive che, pur

condidivendo ancora con le sonore la scarsa energia articolatoria, sarebbero state pronunciate con le

corde vocali pressoché inerti.

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 39

Ribadiamo la omogeneità di questi esiti, in modo da evitare possibili sviste:

 

*B *P

 

*D *T

 

*G, G (con ^ sopra la lettera) *K

*Kʷ

 

*G, Gʷ

Passiamo adesso alle serie lessicali. Esempi comuni nelle lingue

Mutamenti germaniche

 Gotico “skapjan”, nordico

IE *skab- “skepia”, anglosassone

*B *P “scieppan”, alto tedesco

“skepfen”, LATINO “scabo”.

 Gotico “taihun”, nordico

IE * déḱm.t “tiù ”, anglosassone

*D *T “tehan”, alto tedesco “zehan”,

LATINO “decem”.

quest’

*G, G (con ^ sopra  Gotico “kalds”, nordico

IE * gel- “ ”, anglosassone

 kaldr

ultima lettera) *K “ceald”, “kald”,

frisone/sassone

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 40

alto tedesco “kalt”, LATINO

“piscis”.

Gotico “akrs”, nordico “ akr”,

IE *ag^ros- anglosassone “acer”, frisone

“ekker”, sassone “akkar”, alto

tedesco “ackar”, LATINO

“venio”.

Gotico “qiman”,

IE * g*wen- nordico/

“ anglosassone

frisone koma”,

“cuman”, sassone “kuman”,

*G, Gʷ *Kʷ tedesco “queman/

alto kuman”,

LATINO “venio”.

Gotico “riqis”,

IE *reg*os- nordico

“rokkr”, GRECO “Erebos”

24/03/2014

 DEASPIRAZIONE DELLE OCCLSUIVE SONORE ASPIRATE INDOEUROPEE

Il terzo ed ultimo mutamento descritto dalla legge di Grimm riguarda il passaggio delle sonore aspirate a

sonore semplici. Si tratta di un’ innovazione non circoscritta alla sola zona germanica, tanto che le uniche

lingue a mantenere tale conservazione sono l’antico indiano e l’armeno.

In qualunque modo si voglia spiegare la compresenza, in germanico, di sonore occlusive o fricative, non si

può sottolineare come la deaspirazione descritta dalla legge di Grimm comporti esiti differenziati secondo la

natura e la posizione del fonema. Le occlusive sonore semplici rappresentano il più frequente sviluppo della

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 41

mutazione delle aspirate poste in inizio di parola, dopo nasale ovvero geminate; intutti i rimanenti casi di

sonora aspirata interna, generalmente, si verifica il fenomeno della spirantizzazione.

La sonora aspirata in sillaba interna e tra elementi sonori viene trattata, di norma, nelle lingue germaniche,

come fricativa sonora. Avremo quindi:

 > *B / *β

*Bʰ

*Dʰ

 > *D/*ð

/*ɣ

 *Gʰ > *G *g, *w

 *Gʷʰ > *Gw/

Prima dell’analisi, è opportuno notare che le lingue germaniche non presentano più nella labiovelare sonora

aspirata un edito labiovelare. Il particolare carattere di articolazione labiovelare, nel caso della sonora

aspirata, fece sì che la deaspirazione fosse sempre accompagnata da fenomeni di adattamento ai fonemi

l’uno ora l’altro dei coefficienti articolatori caratteristici dell’originaria

vicini, che fecero prevalere ,ora

labiovelare. In tal modo, l’esito di velare sonora, con la conseguente perdita dell’espirazione e dell’elemento

labiale, viene previsto solo per la labiovelare seguita da vocali velare o da consonanti. Identico trattamento

subisce la labiovelare sonora aspirata dopo nasale in tutte le lingue germaniche, ad eccezione del gotico e del

nordico, in cui mantengono la corrispondente sonora semplice. Infine, davanti a vocali centrali o palatali, la

labiovelare si riduce alla semplice semivocale “w”, perdendo sia il coefficiente occlusivo che l’aspirazione.

Esempi comuni nelle lingue

Mutamenti germaniche

 Gotico “bairan”, nordico/ frisone

IE *bher- “bera”, anglosassone/ sassone

/alto tedesco “beran”, LATINO

 *β

*Bʰ *B , “fero”.

 Nordico “um (b) ”,

IE * ambhi anglosassone ymb (e), frisone

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 42

um (be), alto tedesco/ sassone

“umbi”, LATINO “amb-”.

Per fare un esempio,

“ambire” è un verbo derivato

 Gotico “giban”, nordico

IE * ghabh- “ gefa ”, anglosassone

“giefan”, frisone “jeva”,

sassone “geban” alto tedesco

“geban”, LATINO “habeo”.

 Gotico “dauhtar”, nordico

IE * dhugh-ter “ dottir ”, anglosassone

“dohtor”, frisone “dochter”,

sassone “dohtar” alto tedesco

“tohter”.

IE * blendh- Gotico, anglosassone e

sassone “bindan”, antico

*Dʰ *D, *ð nordico e frisone “binda”,

alto tedesco “bintan”,

LATINO “offendix”.

 Gotico “raudai”, nordico

IE * rowdho- “ racutr ”, anglosassone

“read”, frisone “rad”,

sassone “rod” alto tedesco

“rot”.

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 43

 Gotico “gasts”, nordico

IE * ghosti- “ gestr ”, anglosassone

“gest”, frisone “jest”,

sassone e alto tedesco

“gast”, LATINO “hospis”.

 Gotico “gaggan”, nordico

IE *ghengh -

*Gʰ > *G , *ɣ “ ganga ”, frisone “gunga”,

anglosassone, sassone e alto

tedesco “gangan”.

 “steigan”, nordico

IE * steygh- Gotico

e frisone “stiga”,anglosassone,

sassone e alto tedesco

“stigan”.

 Gotico “gund”, nordico/

IE * gʷht- “gunnr”, anglosassone

“guþ”, sassone “gudea”,

alto tedesco “gund-”.

Gotico “siggwan”, nordico

IE * sengʷh- -

*g, *w

*Gʷʰ > *Gw, “syngwa”, anglosassone,

sassone, alto tedesco

“singan”, frisone “sionga”.

 Nordico “varmr”,

IE * gʷhormo anglosassone “wearm”,

frisone, sassone, alto

Università degli studi di Roma Tor Vergata Pagina 44

tedesco “warm”.

Questa ricostruzione è stata messa in dubbio da E.

Seebold, che suscitò non poche perplessità quando

sostenne che l’esito normale di *gʷh iniziale in

tranne che davanti a “U”, fosse “*B”.

germanico,

Per esempio: 

IE * gʷhrnu Gotico, sassone, alto tedesco

“brinnan”, nordico “brinna”,

anglosassone “beornan”,

“burna”.

frisone

Parte 7: la legge di Verner

Quando Grimm formulò la legge che prende ancora oggi il suo nome, egli si trovò in seria difficoltà quando

notò come gli esiti delle occlusive sorde indoeuropee potessero dare risultati diversi. Per fare un esempio,

“ * ” e “ * pətèr” diedero origine alle parole gotiche “brōþar” e “fadar”, con al loro interno

bʰréhtēr

rispettivamente delle fricative dentali sorde /þ/ e sonore /d/. Se la prima è prevista normalmente dalla legge

di Grimm , la seconda invece non ha spiegazione, e che quindi doveva avere un meccanismo di formazione

diverso. della sonorizzazione: un’ occlusiva sorda

Se consideriamo le stesse lingue, abbiamo diversi processi

indoeuropea, che diventa fricativa sorda in posizione intervocalica, assume una propria sonorità (es. IE

anglosassone “werðan”, oppure da *méhtér a “mother”, in quest’ ultimo caso in seguito all’influenza

*wert-,

del nordico “móðir”).

Noi non siamo in grado di dire come si possa realizzare tale fenomeno: Karl Verner, studioso del

diciannovesimo secolo, ci indicò solo le condizioni necessarie per il processo di sonorizzazione, e che tutto

quindi innovativi rispetto all’indoeuropeo.

ciò avvenisse solo su fonemi già esistenti nel proto-germanico,

Il processo della legge di Werner è il seguente: se l'accento cade immediatamente prima di una consonante

si ha l'esito giusto, e quindi segue la legge di Grimm; se invece cade dopo o in qualsiasi altra posizione,

a un’ occlusiva velare sonora, una bilabiale sonora ed

l'esito si sonorizza, dando luogo una velare sonora: /d/

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DESCRIZIONE APPUNTO

Questi appunti sono la raccolta di tutti gli argomenti seguiti a lezione con la professoressa di filologia germanica Anna Maria Guerrieri. Consistono nello studio di parte della letteratura germanica, ma soprattutto delle 15 innovazioni che risulterà necessario conoscere per superare l'esame. Essendo un'introduzione allo studio della filologia germanica, non ci dovrebbero essere problemi con gli argomenti trattati. Per evitare malintesi, metto l'indice generale:

Introduzione alla filologia……………………………………………………………………………3

• La filologia e lo studio della stirpe germanica...……………………………………………..4

La filologia germanica………………………………………………………………………………14

• Introduzione alle lingue germaniche e al gruppo orientale……………………………………………………………………………………..15

• Storia delle lingue germaniche occidentali………………………………………………… 20

• Le rune nel mondo germanico……………………………………………………………………….25

• Introduzione alle innovazioni delle lingue germaniche………………………………………….32

• La prima mutazione consonantica…………………………………………………………………34

• La legge di Werner………………………………………………………………………………….45

• L' accento germanico……………………………………………………………………………….48

• La flessione dell'aggettivo………………………………………………………………………….53

• La Wortbildung……………………………………………………………………………………..54

• L' innovazione vocalica……………………………………………………………………………57

• I verbi forti…………………………………………………………………………………………64

• I verbi deboli……………………………………………………………………………………….74


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher WalterSmith di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Guerrieri Anna Maria.

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