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Panorama linguistico del tedesco e studio dell'antico sassone

Breve introduzione

La filologia è lo studio della documentazione scritta di un determinato popolo. Quindi la filologia sassone riguarda quel popolo germanico noto come i Sassoni, passando per lo stadio intermedio della filologia tedesca, ossia la documentazione in basso tedesco. È ovviamente da precisare fin da subito che “germanico” è differente da “tedesco”. Il tedesco è sì una delle lingue germaniche, ma non si può dire che la lingua tedesca è l'unica lingua germanica conosciuta. È evidente già per queste primissime battute che la realtà della lingua tedesca è molto complessa, nel senso che è possibile parlare di una lingua tedesca e posso parlare di una letteratura in una lingua tedesca unitaria soltanto quando ho già definito i contorni del concetto di nazione tedesca. Il processo che porta alla nascita della lingua tedesca è lento, un processo graduale che gode dell'apporto di più componenti ed è necessario dire che arriviamo veramente ad una lingua letteraria ed amministrativa soltanto in età moderna, cioè quando in Germania, Austria e Svizzera le varie realtà regionali settentrionali e meridionali si uniscono.

La filologia sassone è lo studio della documentazione tramandata dai Sassoni per mezzo della loro lingua. Contenuto di questo modulo è la spiegazione dell'aspetto fonologico, morfologico, sintattico e lessicale di questa lingua e di tutte le particolarità quei versi che a vario titolo, sia per livello linguistico e culturale, suscitano. Bisogna avere prima un testo affidabile e poi un contesto coerente con l'ambiente di origine.

Nel territorio in questione si parlava una varietà di tedesco che chiamiamo “sassone antico”. Siamo ovviamente nell'ambito delle lingue germaniche, le quali si possono presentare così: le lingue di quegli indoeuropei che si insediarono nella “cerchia nordica”. La cerchia nordica è quel territorio che comprende la penisola dello Jutland e le coste meridionali di Norvegia e Svezia. Questa è la culla della germanicità. Questa zona non sarà mai abbandonata dalle popolazioni germaniche. Da questa zona partono quelle imponenti migrazioni che cambiarono il volto dell'Europa. I Germani si insediarono in Inghilterra, Islanda e la Germania continentale (termine riferito alla nomenclatura latina). Tutta la storia più antica della Germania è latina. Noi non conosceremo nulla della Germania senza le fonti latine, in primis il “De bello Gallico” di Giulio Cesare e la “Germania” di Tacito. I Germani erano di nazionalità diverse nel momento in cui si muovono in queste nuove zone della Germania.

È importantissimo ricordare come, probabilmente, questi Germani avessero condiviso una lingua germanica comune scomparsa e senza documenti, la quale però può essere ricostruita tramite delle formule che scaturiscono dall'esame comparativo delle lingue figlie. Ha un senso parlare di germanico comune solo nel senso in cui la lingua germanica è il miglior mezzo a disposizione per mostrare i legami di parentela che contraddistinguono le lingue germaniche tra di loro.

Lingue germaniche storiche

Ma quali sono le lingue germaniche storiche? Gotico, nordico, anglosassone (o inglese antico), tedesco antico e frisone. Questo è l'elenco delle lingue germaniche estremamente risicato anche impreciso. Perché almeno per quelle realtà che ci interessano di più, l'inglese e il tedesco, nelle realtà più antiche abbiamo una pluralità di dialetti, ossia: l'anglosassone dovrebbe essere definito come un insieme di “dialetti inglesi antichi” mutualmente intellegibili ma diversi fra di loro. Ancora più difficile è la situazione del tedesco antico. Noi dobbiamo distinguere una zona alto tedesca da una basso tedesca nel periodo medievale sulla base di un mutamento linguistico che compare nella zona alto tedesca e che manca nella zona basso tedesco. Un mutamento noto come “Zweite Lautverschiebung”, ossia “seconda mutazione consonantica”.

La contiguità geografica dei vari popoli può aver favorito la somiglianza delle lingue citate. Il primo gruppo è il gruppo orientale, che comprende unicamente il gotico come lingua tramandata. Il gotico non era tuttavia l'unica lingua di questo sottogruppo. Vi erano infatti altre parlate di tribù germaniche orientali (Vandali, Burgundi, Bastarni, etc.).

Altrettanto importante è il gruppo settentrionale: del gruppo settentrionale fa parte in età antica solamente il nordico antico. Eppure è legittima la denominazione di gruppo, poiché dopo l'esperienza comune noi abbiamo l'affermazione di lingue che rimangono ancora oggi. Si allude al norvegese, al danese, allo svedese e all'islandese. Queste lingue si possono classificare in un ramo occidentale (danese e svedese) ed un ramo orientale (norvegese e islandese).

Il gruppo occidentale è quello più importante in quanto vi fanno parte il sassone, l'inglese antico, l'alto tedesco, il basso tedesco e il frisone. In questa prima definizione bisogna dire che il germanico occidentale racchiude in sé le lingue germaniche occidentali che, per le varie vicende della Storia, si sono trovate ad essere continuate in età moderna.

Area tedesca e dialetti

Limitiamoci all'area tedesca: abbiamo quindi dei dialetti alto-tedeschi e basso-tedeschi. Il sassone fa parte di quest'ultimo ed è così importante da poter essere definito una lingua. Noi parliamo del sassone come dialetto basso tedesco dal valore di lingua con continuità letteraria poiché abbiamo provato un testo (il poema “Heliand”) nel cui lessico, metrica e ricchezza linguistica si individua una tradizione tale da poter essere considerato l'unico esponente di una letteratura di una cultura che doveva includere una grandissima pluralità.

Non possiamo inoltre fare a meno della testimonianza degli autori latini: sono loro che ci chiariscono l'assunto che i Germani compirono un'opera di emigrazione dal Nord Europa verso la parte centrale, stabilendosi in quello che era il territorio dei Celti. I Celti furono sostituiti dai popoli invasori, ma rimasero sotto forma di sostrato, constatabile anche in Inghilterra. Il sostrato celtico consegna prestiti nell'ambito della topografia, dell'idronomia e dell'oronimia (cfr. “Reno” e “Danubio”).

La prima migrazione deve essere avvenuta tra 120 e il 115 a.C., e riguarda i Cimbri ed i Teutoni. Dopo un solo secolo li ritroviamo in Italia, dove vengono sconfitti da Gaio Mario. La seconda migrazione avviene nel 58 a.C., quando i Germani vennero sconfitti da Giulio Cesare in Gallia. I prestiti più antichi dal latino riguardano questo periodo (cfr. alto tedesco “keisar”, la parola per “imperatore”).

Nel 9 d.C., Arminio, capo dei Cherusci, sconfigge i Romani in una delle pagine più tristi della storia di Roma: la battaglia di Teutoburgo. Con la sconfitta di tre legioni romane, i Romani abbandonarono il programma di espansione in Germania, la quale rimase dominata dalle popolazioni germaniche.

Nel 270 d.C. I Franchi passarono la zona vicino a Colonia. Salii, Ripuarii, Camabi, Castuari. In seguito alla caduta dell'Impero Romano, i Goti, assieme ai Vandali, si spostano in Europa Meridionale, al punto che i Vandali superano Gibilterra e raggiungono le coste dell'Africa, mentre Angli, Iuti e Sassoni, nella seconda metà del V secolo, abbandonano le coste della Danimarca e raggiungono l'Ovest dell'allora Britannia. Successivamente, a partire dal IX secolo, le popolazioni germaniche settentrionali, conosciute altrimenti come “Normanni” dalle fonti latine, raggiungono ad Est le regioni europee della Russia, mentre ad Ovest conquistano il Nord-Est dell'Inghilterra, fondando il “Danelaw”, l'Islanda e, infine, le coste americane.

Capitolo 1: La Germania di Tacito e lo sviluppo del panorama tedesco antico

Nell'introduzione precedente abbiamo citato le figure di Cesare e Tacito per il fatto di aver scritto informazioni importanti sulla situazione delle tribù germaniche prima delle grandi migrazioni. Tuttavia, se Giulio Cesare scrisse il suo “De bello gallico” per motivare la superiorità di Roma rispetto alle popolazioni che lottarono contro essa, Tacito descrisse i costumi e le usanze dei Germani per mettere in evidenza la decadenza dell'Impero Romano. Ironicamente, molte zone dell'Impero vennero prese dai Germani una volta che questo cadde.

Tacito, nella sua opera, fa una divisione dei popoli germanici: non si tratta tuttavia di una tripartizione linguistica. Ciò non toglie tuttavia, che, da un determinato punto di vista, la terminologia tacitiana può essere usata a fini linguistici. A cosa si allude? Si allude al fatto che Tacito, nella sua “Germania”, propone una tripartizione delle tribù germaniche: Ingevoni (od Ingveoni), Erminoni ed Istveoni. Bisogna precisare che questa tripartizione non riguarda lingue, bensì tribù. Nasce ovverosia dalla considerazione di affinità storico-culturali e religiose. Mai Tacito aveva avuto a cuore gli interessi delle lingue germaniche. La lingua dei popoli sottomessi a Roma era assolutamente rilevante, eccetto ovviamente per il greco. Inoltre, Tacito tralascia ed ignora quelle tribù che evidentemente non avevano avuto contatti con Roma.

Classificazione secondo Tacito

  • INGEVONI: Cimbri, Teutoni, Angli, Sassoni, Juti.
  • ERMINONI: Langobardi (secondo la grafia latina), Suebi, Ermunduri, alla base dei Turingi, Alamanni, Marcomanni, che danno vita al gruppo dei cosiddetti Baiuvari, i futuri bavaresi.
  • ISTVEONI: Batavi, Catti, Ubi, Treveri.

Tutte queste tribù avrebbero dato origine alla confederazione franca. Pur nella sua frammentazione dialettale, l'alto tedesco antico deriva dai gruppi Erminoni, tramite i Langobardi e gli Alamanni, e dagli Istveoni coi Franchi. Il gruppo ingveone ha dato origine ai dialetti del cosiddetto “basso tedesco” (cfr. basso francone, antenato dell'olandese, e sassone). La Gran Bretagna viene compresa nell'area germanica solamente in seguito all'invasione da parte delle tribù germaniche ingveoni nel V secolo. L'anglosassone, il sassone ed il frisone sono le lingue più importanti di questo gruppo germanico occidentale.

Lo sviluppo di queste lingue si deve essere sviluppato tra il II secolo a.C. ed il secondo secolo d.C., ma solo dopo il V secolo si possono distinguere le singole lingue l'una dall'altra. Tra il IV e il V secolo d.C. I Sassoni si spinsero nella regione limitata dal Reno. Intorno alla metà del V secolo avvenne l'effettiva colonizzazione della Britannia.

È tra il III e il V secolo che gli Alamanni e i Bavaresi trasmisero ai dialetti della Germania centrale le caratteristiche della loro parlate, riassumibili nella “seconda mutazione consonantica”. Si tratta dell'elemento discriminante che consente di individuare una lingua alto-tedesca e di separarla dal resto dei dialetti parlati in Germania, riassumibili nel termine “basso tedesco”. La zona in cui si parlavano i dialetti alto tedeschi era caratterizzata da zone montuose, in contrapposizione a quelle zone in pianura nelle quali erano comuni parlate medio e basso tedesche.

Distinzione tra tedesco superiore e centrale

In italiano si distingue tra “tedesco superiore” (Oberdeutsch) e “tedesco centrale” (Mittelhochdeutsch). Al primo gruppo fanno parte il langobardo, l'alamanno e il bavarese. Al secondo fanno parte l'Oberfränkisch, ossia un insieme costituito da franco orientale (Ostfränkisch), franco renano (Rheinfränkisch) e franco renano meridionale (Südrheinfrankische). Nel franco centrale (Mittelfränkisch) distinguiamo il franco ripaurio (Ripaurisch) ed il franco mosellano (Moselfränkisch).

Fuori dall'area della seconda mutazione consonantica troviamo il basso francone ed il sassone, tramandato tramite un poema di quasi 6000 versi, l'Heliand, che, per la sua antichità, ci fa capire che deve essere stato parte di una tradizione sassone molto antica. I primi documenti in alto tedesco compaiono a partire dalla metà dell'VIII secolo, mentre gli ultimi nell'XI secolo. Col dodicesimo secolo abbiamo il cosiddetto periodo del “medio tedesco” (Mitteldeutsch). Il tedesco moderno (Frühneuhochdeutsch ed infine Neuhochdeutsch) compare a partire dal XVI secolo come livellamento tra i dialetti superiori e centrali prodotto nella cancelleria della Corte di Sassonia valorizzato dalla riforma di Lutero.

Da cosa deriva la parola “deutsch”? Questo etnonimo deriva dall'alto tedesco “tiudisk” e significa “volgare”, quindi “del popolo”. In sassone la parola è “thiod”, ed è presente in tutte le lingue germaniche storicamente attestate. La radice è alla base del tedesco moderno “deuten”, “interpretare”.

Prima e seconda mutazione consonantica

È già stato accennato prima di come dall'indoeuropeo sia derivato un gruppo di lingue dette germaniche, e che all'interno di questo gruppo si sia sviluppato in epoca storica un ramo noto come “occidentale”, ed di come all'interno di questo gruppo si sia originato il tedesco. Pertanto, la lingua tedesca attuale condivide sì caratteristiche molto strette con le lingue germaniche occidentali, ma anche con le lingue germaniche degli altri due rami. Se mettiamo in esame tutte le lingue indoeuropee, notiamo dei caratteri innovativi comuni a tutte le lingue germaniche. Tramite il metodo comparativo confermiamo in tal modo l'indoeuropeicità del tedesco. Nello stesso momento, riusciamo a provare che esistono certi fenomeni fonologici e morfologici presenti in tutte le lingue germaniche.

Per la fonologia, abbiamo la “prima mutazione consonantica” (Erste Lautverschiebung) individuata per la prima volta da Jacob Grimm, al punto che i tre commi vengono normalmente indicati come “Legge di Grimm”:

  • Spirantizzazione delle occlusive indoeuropee (Tenuenverschiebung).
  • Desonorizzazione delle occlusive sonore indoeuropee (Medienverschiebung).
  • Despirantizzazione delle occlusive aspirate indoeuropee (Verschiebung der Mediae Aspiratae).

Questo mutamento non è documentato, è ineccepibile (non ammette quindi eccezioni), sistematico e non ammette fenomeni di ritorno. Il solo alto tedesco sviluppa ulteriormente l'inventario fonologico del germanico comune tramite quel processo noto come “seconda mutazione consonantica” (Zweite Lautverschiebung). Man mano che si procede da Sud (dalla zona alamanna) verso Nord, gli effetti della seconda mutazione consonantica si indeboliscono fino a scomparire.

Abbiamo prova di questo mutamento sin dal periodo antecedente la caduta di Roma: nel 452 a.C., Attila veniva chiamato Etzel nelle fonti tedesche, segno inequivocabile che la seconda mutazione era già comparsa nei territori alto-tedeschi. Tuttavia, il primo documentato datato con la seconda mutazione consonantica risale al VII secolo d.C. Si tratta di un'iscrizione runica nella cosiddetta “Lancia di Wurmling”.

La seconda mutazione consonantica riguarda un numero limitato di fonemi germanici: le occlusive sorde e le fricative. All'interno di ciascun dialetto varia in funzione della posizione che quel fonema occupa nella parola e varia in funzione della natura del fonema.

Capitolo 2: Innovazioni vocaliche e consonantiche dell'alto tedesco

La seconda mutazione consonantica è un fenomeno che si discosta dalla prima in quanto ha un'area limitata nella zona germanica, non è ineccepibile, quindi può avere delle eccezioni, è databile e ammette fenomeni di ritorno. Essa nasce nella zona del tedesco superiore e si indebolisce gradualmente nella zona franca, al punto che basso francone e sassone ne risultano completamente esenti.

Il primo mutamento

Vi sono due possibilità di mutamento in base alla posizione del fonema. Si tendono a chiamare queste posizioni “forte” e “debole”.

  • La posizione forte è caratteristica della posizione iniziale (Anlaut) o post consonantica.
  • La posizione debole è caratteristica della posizione interna (Inlaut), finale (Auslaut) o post vocalica.

Le occlusive sorde germaniche che si trovano in posizione forte passano ad affricate (Affrizierung). Invece, i fonemi in posizione debole passano a fricative doppie (Spirantisierung).

Cominciamo dal caso delle occlusive sorde in posizione debole. Pare che questo mutamento sia stato il primo a realizzarsi. È attenuto in tutto l'ambito alto tedesco, è un mutamento duraturo che segna la fisionomia del tedesco moderno. Le occlusive sorde germaniche passano a doppie fricative.

  • T → SS Es. Sassone “etan” Alto tedesco “ezzan” (cfr. Tedesco “essen”).
  • Es. Sassone “that” Alto tedesco “daz” (cfr. Tedesco “das”).

La sillaba doppia scema in posizione finale. Più tardi lo stesso varrà per le fricative doppie in posizione interna che sono seguite da una vocale lunga.

  • K → HH Es. Sassone “makon” Alto tedesco “mahhon”.
  • P → FF Es. Sassone “skip” Alto tedesco “schif”.
  • Es. Sassone “skeppian” Alto tedesco “scafan”.

Passiamo adesso agli esempi per la posizione forte.

  • P → PF Es. Sassone “penning” Alto tedesco “pfenning”.
  • Es. Sassone “helpan” Alto tedesco “helfan”.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher WalterSmith di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Guerrieri Anna Maria.
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