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sempre questo. Questo termine a poco a poco perde il suo valore.

Le mutazioni di significato: più un termine è generico, più si connota

semanticamente.

In aat. è presente la parola garton/gartin (luogo dove c’è verde). Termine

appartenente al dialetto francone. Gratin viene assimilato dal francese (giardin)

e arriva poi nelle isole britanniche con garden. Questa parola ha viaggiato

dall’area alto tedesca al francese, dal francese in Inghilterra. Questo è un

esempio di parola errante, che muta il suo significato. Prestito che risale

all’epoca normanna.

• ðam (tham): si tratta di un pronome (in quei)

• Le lingue germaniche non ereditano dall’ie l’articolo, che si sviluppa col

passaggio dalla forma sintetica ad analitica.

Inglese odierno the

In ags 3 forme: se got: sa

seo so

paet pata

I verbi:

• In ags abbiamo:

aras, ferde, eode, grette = preteriti passati

in ags: grette (salutare, rivolgendosi a qualcuno)

ferde: (si recò, viaggiò, si incamminò verso, partire per andare) ed è un

verbo debole.

Eode: entrò. Se confrontiamo la sua posizione nella frase con quella del

gotico, notiamo una posizione diversa, ma sono due parole che hanno lo stesso

significato. 20

• in got abbiamo:

usstandandei, iddja, galaiþ, golida ( la d indica il preferito)

in gotico: goljan :verbo utilizzato da Wulfila per salutare e che utilizza per rendere

l’idea del saluto, un saluto armonioso

iddja : entrò. Se confrontiamo la sua posizione nella frase con quella

dell’anglosassone, notiamo una posizione diversa, ma sono due parole che

hanno lo stesso significato.

Usstandandei: è un participio

Eode/Iddja (entrò): tutti i verbi di movimento, sia iddja che eode sono forme suppletive, che

suppliscono ad un preterito.

Got. gaggan (gg=ng)

Ags. gan (gon) > inglese to go

(sono entrambi verbi forti)

in anglosassone e in gotico, il preterito di questo verbo è eteroclito. Le forme suppletive sono

forme deboli.

Paradigma

Aras a-rīsan a-rās a-rison a-risen

Galaip ga-leiþan ga-laiþ ga-līþum ga-liþans

Nelle lingue germaniche antiche abbiamo quattro forme:

1. infinito

2. preterito (passato) singolare

3. preterito (passato) plurale

4. participio preterito (passato) 21

la particolarità: le forme del preterito plurale erano diverse. Il preterito plurale serviva a fare il

preterito congiuntivo.

• Quattro forme

• Due verbi forti

• Sono verbi composti, sono premessi da una preposizione. Si chiamano infatti

composti verbali, che si possono scomporre. La forma prefissale è atona, infatti

l’accento si trova sulla prima sillaba radicale.

In inglese oggi prevale la forma del preterito singolare, per le persone del plurale. Per questo

motivo le 4 forme si sono poi ridotte a 3.

Apofonia: (alternanza vocalica) mutare delle vocali radicali all’interno di categorie

morfologicamente affini. Abbiamo due tipi di alternanza

1. un’alternanza quantitativa , che può essere lunga o breve

2. un’alternanza qualitativa, con il mutamento della vocale.

Forma antico alta tedesca, del brano tratto dal vangelo di Luca

Arstantantei Maria in then tagon gieng in gibirgu mit ilungu in Iudeno burg ingieng tho in hus

Zachariases inti heilizita Elisabeth.

A differenza delle altre due forme, questa traduzione alto tedesca, non è una traduzione

vangelo per Vangelo, ma appartiene a quei testi definiti armonia, cioè una raccolta che

prende pezzi dei diversi Vangeli. Non è un'opera originale. Questa traduzione venne fatta nel

monastero di Fulda ed è una traduzione di un testo latino, che era già un'armonia dei Vangeli,

che a sua volta era la traduzione di un testo greco Diatesseron di Taziano. Nonostante sia

un'armonia, questo testo è pressoché identico ai precedenti. Questa traduzione dell'armonia

dei Vangeli risale al IX secolo. È una traduzione letterale ed è la prima opera in prosa in

territorio tedesco.. La lingua dipende sempre dal latino, come tutti testi in prosa che sono tutto

delle traduzioni. In area tedesca , a differenza dell'anglosassone, che era riuscito a produrre

testi originali e non solo traduzioni, questa è una prosa stentata. In area tedesca sarà la fase

media a fare emergere una vera lingua nazionale. In fase antica è l'anglosassone che

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produce testi originali, in fase media, il tedesco.

Mentre per l'area anglosassone abbiamo quattro aree dialettali, i testi antico alto tedeschi

presentano una notevole diversificazione sul piano dialettale. La differenza dialettale è più

forte e le parole sono diverse sul piano della grafia. Questo accadeva perché i testi erano

tradotti nei monasteri, che erano sparsi in diverse zone del territorio tedesco, ed ogni

monastero cercava di risolvere i problemi traduttivi in maniera diversa. in area anglosassone

troviamo invece l'unità.

Il territorio tedesco nella fase antica è diviso in:

1. area alto tedesca, a sud

2. area basso tedesca, a nord

questa distinzione è data dalla prima rotazione consonantica, fenomeno che riguarda l'area

basso tedesca. Fulda si trova al confine ed è importante per la nascita della letteratura.

Paragoni tra anglosassone, gotico e antico alto tedesco, riguardanti il brano tratto dal

Vangelo di Luca

Got. iddja Che sono preteriti suppletivi

Ags. eode

Aat. Gieng preterito non suppletivo

In aat non troviamo come in anglosassone e come in gotico la grafia þ per indicare

l’interdentale sorda, ma troviamo th. Th è più a sud trascritto con d.

Got. dagam Troviamo in aat. come la d>t. si ha quindi il

passaggio da occlusiva sonora a sorda. E questa è

Ags. dagum una caratteristica dell’area alto tedesca.

Aat. tagon

Aat. Arsantantei Sono entrambi participi

Got. Usstandandei 23

Got. Sniumundo Per indicare la fretta

Aat. ilungu

Got. Golida Per indicare il saluto

Ags. agrette

Aat. heilizita

Per quanto riguarda la congiunzione, le tre lingue presentano diverse forme:

- in gotico la congiunzione e si presenta con jah (jah ha un corrispettivo in area nordica,

in area scandinava, dove la congiunzione è resa con ok)

- in anglosassone and o ond

- in antico alto tedesco ne abbiamo 4 o 5 forme diverse. In questo caso abbiamo inti. Le

altre forme sono: enti, inti, unti, anti. Sono tutte forme riconducibili alla stessa

congiunzione.

Le isoglosse e le lingue Inghevoni

Ci sono poche isoglosse tra il gotico e l'antico alto tedesco. Le lingue dell'area germanica

occidentale hanno poche isoglosse in comune, perché nella fase antica si mostrano già

diversificate. Ags

a.s

a.f Antico alto tedesco

C’è una fascia di isoglosse che comprende l'anglosassone, l'antico sassone, e antico

frisone. queste tre lingue sono dette lingue Inghevoni o lingue del mare del nord. ( a confine

tra le lingue Inghevoni e l’antico alto tedesco, c’è l’antico basso francone). Sono le lingue

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parlate nell'area prospiciente all'area del Nord. Questa fascia lascia da parte l'antico alto

tedesco, caratterizzato dalla seconda rotazione consonantica.

Questi tre dialetti germanici hanno diverse isoglosse in comune. Non si sa se ai tempi di

tacito. esistevano queste particolarità linguistiche. Anche nella fase preletteraria e questa è

una fase di grande movimento. Tacito parla nella Germania delle stirpi germaniche,

dividendole in tre gruppi:

1. Inghevoni ( che si affacciano sul mare del Nord)

2. Erminovini (al centro)

3. Isochevoni (ad est)

Tacito fa una tripartizione di tre diverse etnie delle popolazioni germaniche. È una

classificazione di tipo etnico, facendo risalire le dominazioni discendenti da Manno.

( si parla di Manno, riconducibile a man, che è la radice della parola per mente. La parola

uomo è diversificata, rispetto al latino, in cui abbiamo omo-omini).

Questo tipo di classificazione, che è di tipo etnico e non linguistico, è stata utilizzata dagli

studiosi a scopi linguistici. Quindi quando si parla di dialetti Inghevoni, si intendono i dialetti

che parlano le popolazioni che si affacciano sul mare del Nord.

Isoglosse Inghevoni

Prima di tutto c'è da dire che sono più engevoni l’anglosassone e l’antico frisone. L’antico

sassone evidenzia solo a volte queste caratteristiche, poiché sente l'influenza dei dialetti

antico alto tedeschi.

Per Isoglossa si intende o la linea immaginaria in cui si verifica un determinato fenomeno o

si intende il fenomeno stesso.

Le isoglosse inghevoni sono:

1. innalzamento

esempio:

ă>

ie* ags. æ si tratta di un innalzamento parziale

ă>

ie* frisone e si tratta di un innalzamento totale. 25

got dags

aat tag

ags daeg (dei)

afr deg (in cui abbiamo una a palatalizzata)

as. daeg – dag (presenta una forma con e senza innalzamento)

2. caduta della nasale, dinanzi la spirante sorda labiale, interdentale, velare.

Quindi quando ci troviamo in una situazione di questo tipo:

n + spirante sorda ( che può essere labiale f, interdentale þ, velare X),

la nasale n cade.

esempio:

germ* finf (cinque)

fr. ags. fīf ( non c’è più la nasale e la i ha subito l’allungamento)

aat. finf La nasale si è mantenuta

got. fimf

Quando si perde un elemento, c'è sempre una compensazione, la vocale che precede

la nasale che è caduta, si allunga. Questo ci è dimostrato dall'inglese odierno in cui

troviamo five.

3. unificazione delle tre desinenze dei verbi al plurale. 26

L'iscrizione sul corno di Galleus

quest'iscrizione è datata al quarto secolo. Galleus si trova in Danimarca. Quest'iscrizione a un

carattere formulare e ci permette di individuare delle caratteristiche che poi si riscontreranno

successivamente in poesia.

HLEWAGASTIR HOLTIJAR HORNA TAWIDO

Questa traslitterazione runica contiene:

- nome di persona HLEWAGASTIR

- patronimico HOLTIJAR (figlio di)

- l'oggetto, il corno HORNA

- il verbo alla fine TAWIDO

è possibile notare il fenomeno dell’allitterazione, che consiste nella ripetizione dello stesso

fonema H in posizione iniziale, con accento sulla sillaba radicale. Questo tipo di situazione è

presente, dal punto di vista formale, in tutta la poesia.

Caratteristiche della poesia

nell'iscrizione del corno troviamo degli elementi che si trovano nelle poesie successive.

Queste poesie hanno alcune caratteristiche, dette stilemi, o tecniche stilistiche. Tra le

caratteristiche fondamentali della poesia germanica antica troviamo:

l’allitterazione, con la quale si intende la ripetizione di un particolare fonema (consonantico o

vocalico) in posizione iniziale. Questo fonema e sempre portatore di una ARSI, ovvero di un

accento determinante ai fini della scansione. Nel richiamo è scandito da alcune sillabe che

nel verso sono accentate. L’allitterazione si può dire che l'inverso della rima, in quest'ultima,

infatti, si ha la ripetizione degli elementi finali, a differenza della allitterazione e presenta la

ripetizione in posizione iniziale. L’allitterazione è legata alla rizotonica, cioè l'accento in

sillaba radicale, che quella più importante. L’allitterazione può essere di due tipi:

a. consonantica, quando si ripete lo stesso fonema (ad esempio f) oppure

quando si ripetono fonemi a due a due ( ad esempio sp, st…)

b. vocalica, quando abbiamo vocali. Le vocali allitterano tra loro. Non è la vocale

in quanto tale, ma quanto elemento sonoro.

Nell’allitterazione prevale l'elemento della sonorità. È infatti la sonorità ad essere ripetuta. La

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scansione ritmica risulta determinata dal primo elemento. Le lingue germaniche in fase media

vedrà introdotta anche la rima. L’allitterazione si legga processi mnemonici. oggi abbiamo

esempi di allitterazione in inglese.

Esempio:

Kin and Kids ( parenti e figli)

poiché bisognava creare allitterazione all'interno della poesia, il lessico poetico utilizzato

doveva essere molto ricco, anche di sinonimi.

esempio

Her geendode eor fan dreamas //

Edgar engla cyning A B

Questo esempio presenta un unico verso diviso in due semiversi emistichi: questa la

caratteristica della poesia germanica antica.

Abbiamo :

- allitterazione di tipo vocalico con la E

- ge-endole, ge è un prefisso

significato della frase: “qui finì le sue gioie terrene, Edgar re degli Angli”.

nella scansione sono accentate, si dà maggior enfasi alle parole allitterate. la poesia

germanica antica caratterizzata dal verso lungo con uno stacco. Gli elementi fondamentali

sono:

- il verso lungo diviso in due semiversi

- l’allitterazione che mette in evidenza gli elementi più importanti

L’allitterazione colpisce le parole più significative. Gian accento, infatti, anche nel verbo

gemendole. tutto è concentrato sulla figura di Edgar. È stato lo studio del ritmo a creare

questi segni che indicano la divisione del verso e questo ha contribuito alla distinzione tra

prosa e poesia. I fratelli Grimm notarono allitterazione, notando così che si trattasse di

poesia.

Non è sempre chiaro notare l’allitterazione. si individua sempre nel secondo emistichio. in

questo caso è Edgar, prima sillaba accentata del secondo emistichio. 28

Esempio da un verso del Beowulf:

pa se goest ongan //

gledum spiwan

on-gan on è un prefisso atono, la g (di gan) è elemento allitterato.

possiamo notare un’allitterazione di tipo consonantico, e la consonante che reca allitterazione

è la G (occlusiva sonora). La prima sillaba accentata del secondo emistichio è la G.

- Fiamme, straniero, cominciò: sono queste le parole allitterate.

- abbiamo due sostantivi: Gledum, Goest

- il verbo Ongan

(Gledum: forma flessa al genitivo = fiamme. Gled è un termine che ha avuto una evoluzione

semantica. Rimanda al verbo luccicare).

La poesia germanica antica è caratterizzata dall'elemento lessicale. Il 70% è caratterizzato

da sostantivi, perché è una poesia che gioca molto sull'immagine acustica e visiva. Si basa su

una ripetizione dello stesso concetto, con parole diverse. Non è una poesia descrittiva, o una

narrazione…Il concetto espresso da un verso, viene ripetuto con parole diverse anche nei

versi successivi. Ha un elemento ridondante, nella traduzione pone anche dei problemi. Si

trattava di un tipo di poesia che si caratterizza proprio per la ricchezza del verso. C’è un

compiacimento dell’enfatizzazione dello stesso oggetto.

Esempio (continuazione della poesia di Edgar)

…cyning ceas him o fer leoht ( scelse per lui altra luce)

wlitig and wynsum ( radiosa e soave)

and pis wace forlet ( e abbandonò questa transitoria) 29

Come possiamo notare, non ci viene detto successivamente come sia morto, ma per molti

versi si sottolinea sempre la sua morte.

Nel secondo e nel terzo semiverso notiamo l’allitterazione della semivocale W. Sono gli

aggettivi ad essere evidenziati, troviamo quindi un’enfasi sugli aggettivi.

Altra caratteristica della poesia è la variazione per mezzo della ripetizione. La variazione

porta alla ridondanza, ma ci sottolinea anche la presenza di molti sostantivi, una ricchezza

lessicale.

La poesia germanica antica è ricchissima anche di composti. Molti aggettivi e sostantivi sono

molto spesso formati da composti. I composti sono quasi tutti di natura poetica. Le lingue

germaniche antiche si prestano alla formulazione di questi composti e di conseguenza, si

arricchisce il lessico. Sono composti creati solo per quel verso. Alcuni di questi composti,

però sono tipici.

Heliand: è un poema di 6000 verb. Il Salvatore (letteralmente il guaritore) Germanizzazione

della figura di Cristo.

Biografia di Carlo Magno, scritta da Eginardo. Tra tutte le cose che fece Carlo Magno,

importante fu la raccolta tutti questi carmi antichi. In area tedesca di tutti questi carmi ne è

rimasto solo uno, quello di Ildebrando.

La trasmissione di questi tipi di canti, forse era ostacolata. La cultura eroica, infatti non fu

molto trascritta.

Carmi eroici: carmi che celebrano uno scontro particolare. Essendo di origine orale non

dovevano essere molto lunghi. Il carme eroico avrà avuto successo nel V secolo, periodo

delle migrazioni. Il Carme eroico è la celebrazione di un solo individuo e non di una stirpe.

L’eroe deve assicurarsi l’eterna fama, anche affrontando la morte. Questo tipo di figura eroica

non è presente nella sibe. Il carme eroico si sviluppa principalmente nel V secolo, quando si

interrompe la fase di stabilità.

Quando un popolo migra, ha bisogno di identificarsi in un uomo. È proprio qui che emergono

queste figure eroiche e cominciano ad essere celebrati ( un guerriero per esempio). 30

Per esempio la figura di Teodorico, che viene eroicizzata nella poesia. Questa immagine di

Teodorico fa da sfondo al canto di Ildebrando.

Nel carme eroico sono anche confluite delle leggende. Anche nel Beowulf sono introdotti

racconti provenienti da diverse zone. L’elemento importante è questo eroe che lotta contro tre

mostri. ( il carme si connota per la sua brevità. Il Beowulf non può essere considerato come

carme, essendo composto da tanti versi )

Alcuni elementi tipici del carme eroico vengono applicati anche quando si parla di materie

diverse. Nella storia ecclesiastica, Beda, ci parla di un abbazia retta da una monaca, una

badessa. In questo monastero viveva Caedemon (bovaro). Sedeva con altri monaci e prima

di andare a letto si passavano la cetra per cantare dei Salmi a Dio. Quando vedeva che la

cetra si avvicinava a lui, si allontanava perché non si sentiva in grado. Una volta, in sogno, gli

appare Dio, che gli chiede il perché non cantasse. Lui rispose che non era degno e cosi Dio

lo istruisce e gli chiede di cantare la Creazione. E da quel momento, ispirato divinamente,

comincia a produrre versi.

Questi versi sono riprodotti da Beda. In questo racconto è esemplificato la nascita della

poesia, in area anglosassone.

Quando si parla della Creazione e della Caduta di Satana, questa immagine è riprodotta con

immagini tipiche. Immagini tipiche germaniche che trattano materia cristiana. L’Esodo diventa

un’altra cosa, viene germanizzato. Abbiamo scontri, battaglie. Mosè viene visto come capo di

un esercito e gli egiziani come nemici. Ha un carattere diverso da quello biblico.

Si sono alcuni temi ricorrenti nella poesia germanica antica:

il tema delle bestie di battaglia: la riproposizione di un immagine macabra. Le bestie sono

gli animali spazzini: corvo, lupo e aquila. Sono animali che si nutrono degli uomini morti in

campo di battaglia. Per esempio, nell’Esodo, in poesia ags sono presenti queste figure. Sono

elementi che introducono la battaglia. La descrizione di questi animale avvolte sostituiscono

la descrizione del combattimento.

Gli anglosassoni rielaborano elementi che nono sono presenti nel testo biblico. La

Germanizzazione consiste appunto nell’adattamento nell’utilizzo di questi temi, per rendere il

testo più vicino al pubblico.

La poesia di ispirazione biblica, rappresenta buona parte della poesia anglosassone.

Ci sono 4 codici che raccolgono quasi l’intera produzione poetica anglosassone_ 31

- Codex Junius (Oxford) da un umanista olandese, che ritrovò questo codice. Sono

contenuti: genesi, esodo, Daniele, Cristo e Satana. Sono titoli inventati dagli

studiosi.

- Codex Vitellius AXV (Londra) sono contenuti il Beawulf e un altro poema: la

Giuditta. Poi ci sono anche testi in prosa. Il nome Beawulf è un nome che non

risulta in nessun altro componimento. Risulterebbe che lo stesso nome, potrebbe

anche non essere il nome del protagonista, ma un epiteto: BEA=ape WULF=lupo

( lupo delle api, inteso come orso)

È un composto di tipo metaforico, che si riferisce all’orso. Concetto che non è

esplicitato. Questo è un tipo particolare di composto. Un’immagine diviene

esplicitata da una serie di immagini. Si fa riferimento a questo giovane che non è

presente in altri testi e questo ci indurrebbe a pensare che Beawulf non fosse il suo

vero nome, ma che con questo termine si metta in evidenza il carattere solitario di

questo personaggio.

Questi sono tipi di composti, molto diffusi in poesia germanica. I composti

metaforici sono chiamati Kenningar e ci viene delineato un particolare aspetto. Le

Kenningar anglosassoni sono di più facile comprensione, a differenza di quelle

nordiche.

Esempio di kenningar

Hwaelesrað letteralmente via della balena – mare

Guðwudu letteralmente legno di guerra – spada

- Codex Exter: che contiene un antologia della poesia anglosassone ( indovinelli,

vite dei santi…)

- Codice di Vercelli: (o Vercelli Book). Questo codice non si sa come sia arrivato in

Italia. Contiene brani in poesia e in prosa 32

Le RUNE

Le rune sono la manifestazione della cultura germanica prima che venisse in contatto con

la letteratura latina. Erano utilizzate per incidere su oggetti, e si trattavano di testi piuttosto

brevi. La parola Runa è attestata in tutte le lingue germaniche moderne col significato di

segno di scrittura.

Ted. rune

Ingl. rune

Sved. Rune

germ* rūno (segreto, mistero)

got. rūno

as. rūno

ags. rūn

Nelle lingue moderne questo significato di segreto, mistero è andato perso. In tedesco oggi

troviamo un termine significante bisbigliare, parlare segretamente. Ted. Raunen

Le prime iscrizioni runiche sono attestate attorno il II / III secolo. Si tratta di una ventina di

brevi iscrizioni. I più antichi reperti sono stati ritrovati in area scandinava. Tra il V e il VI

secolo, in seguito alle migrazioni, cominciarono ad essere documentate le prime iscrizioni

runiche. Man mano che i germani si convertono, abbandonano le rune per utilizzare l’alfabeto

latino o greco.

La serie runica è chiamata FUTHARK dai primi sei segni

Wimmer, stabilì che la serie runica germanica fosse composta da 24 segni, dopo aver

confrontato circa otto iscrizioni runiche.

La particolarità: ad ogni simbolo corrisponde un fonema e ogni singola runa ha un valore

semantico, un nome:

es: /f/ germ* fehu (bestiame, ricchezza)

Quindi si esprime non solo un suono, ma anche un valore semantico.

Le rune sembrano provenire dalla sfera del culto e si riferiscono a demoni, animali, piante e

fenomeni naturali. Il nome di ogni runa, inizia con il fonema che la runa indica. 33

In area nordica, il sistema di 24 segni venne ridotto a 26 segni, mentre in are anglosassone è

avvenuto il contrario, si sono stimati circa 33 segni nel XII secolo.

In area nordica subisce riduzione, secondo gli studiosi per due cause:

1. ipotesi utilitaristica: secondo la quale la riduzione sarebbe da vedersi in correlazione

alla sua maggiore diffusione;

2. ipotesi linguistica: secondo la quale sarebbero stati i mutamenti linguistici ad aver

portato ad una riduzione del futhark originario.

Oggi vengono prese in considerazione, entrambe le cause.

Le iscrizioni runiche ci manifestano una lingua unitaria ed è da vedersi in correlazione con la

coesione politica che i germani vissero nella prima fase dell’era volgare.

1639: anno in cui fu trovato il primo corno di Galleus.

Donato a Re Cristiano IV, il corno era riccamente raffigurato. Dopo venne ritrovato un

secondo corno (B) in cui si trovò un’iscrizione.

Probabilmente venne utilizzato nelle cerimonie religiose . l’iscrizione contiene una frase

importante; è la prima frase di senso compiuto che ci è stata tramandata e che contiene

allitterazione ( che risale al 400).

Ci sono diverse teorie sulla derivazione dell’alfabeto runico:

1. derivazione gotica

2. derivazione latina

3. derivazione nord-etrusca (Venetica)

Secondo Von Friesen, fu la corsiva greca a ispirare la serie runica. Secondo questa teoria

furono i goti che per prima impararono le tecniche di scrittura e poi la diffusero nell’Europa

orientale. Tesi rivista a causa di altre scoperte: è stato dimostrato che i goti non ebbero alcun

contatto con i latini prima del 214, visto che le prime iscrizioni sono datate 175. la teoria latina

si basava su derivazioni runiche rispetto all’alfabeto latino. Sulla base di queste somiglianze,

si pensò che fosse l’alfabeto latino ad influenzare quello runico.

Es: (b) B (alfabeto latino)

Notiamo come i caratteri siano appuntiti. Questo si spiega a causa del fatto che queste lettere

venivano incise, su materiale duro. Era un modo più semplice per l’incisione 34

Intorno al 1900 cominciano a nascere nuove teorie. Si vedono negli alfabeti degli etruschi e

venetici, l’origine della serie runica. Ci sono infatti delle importanti conseguenze nell’uso

epigrafico e nella direzione di scrittura.

La scrittura germanica runica, poteva seguire tre andamenti:

1. da destra verso sinistra

2. da sinistra verso destra

3. bustofetiche

la scrittura runica non venne mai utilizzata per lunghi documenti o lettere, ma usata solo per

le incisioni di frasi brevi o di nomi. Ci sono anche delle parole di difficile comprensione, alcune

per esempio di forme originali. Per esempio nella lancia di Kowel (tilijards).

L’alfabeto runico fu utilizzato da una piccola cerchia di persone. Per quanto riguarda la

runologia , vengono distinte due terminologie:

- RUNENMEUSTEI, ovvero colui che conosce le rune

- RUNENRITAER, ovvero l’artigiano, colui che incide le rune

Le due figure è probabile che avvolte coincidessero. Sono state trovate anche delle iscrizioni

vicino le tombe. Queste contenevano due nomi: uno si riferiva al defunto e l’altro

probabilmente al RUNENRITAER.

Molti altre iscrizioni, trovate quasi tutte in area scandinava, contengono iscrizioni magiche,

delle formule magiche. Questo ci è confermato dagli scrittori latini, in particolare Tacito (cap

10) descriver dei riti propiziatori. Alcuni studiosi affermano che i segni di cui parla Tacito,

siano appunto le rune.

L’uso magico delle rune ci è anche testimoniato nell’area nordica, in alcuni carmi dell’Edda,

una raccolta di carmi nordici, conservata nel Codex Regius.

In uno di questi carmi che si chiama Hávamál, si narra di come Odino, una tra le più

importanti divinità del pantheon germanico (insieme a thor e tyr), desideroso di apprendere

ogni forma di saggezza, accettò di essere appeso all’albero del mondo. Poi potè raccogliere

le rune, cioè apprendere il dono della poesia e della profezia.

In un altro carme: il canto di Sigrdrifa, il protagonista Skirnir cerca di conquistare l’amore di

una gigantesca, in cui si parla del potere magico delle rune. Quindi le rune hanno quest’alone

di magia. In passato si è abusato un po’ di questo. Quando ci si trovava di fronte a parole

incomprensibili, si pensava facessero parte della terminologia magica. 35

La Serie runica anglosassone. FUTHORK

Intorno al V secolo cominciano le migrazioni. È l’epoca in cui, angli, sassoni e iuti arrivano in

Britannia, che già conosceva la cultura romana.

Loro sono pagani e non conoscevano l’alfabeto latino, ma le rune che portarono in territorio di

Britannia. E subì delle variazioni: inizialmente la serie runica era di 24 segni e ne vennero

aggiunte altre due nuove rune.

E nell’ XI / XII secolo vennero aggiunte altre rune, fino ad un massimo di 33 segni, che hanno

piuttosto una funzione antiquaria. Forse gli scribi crearono altri segni che non si trovano…

La nuova serie anglosassone fu modificata per rendere al meglio i suoni caratteristici

dell’anglosassone. La serie runica dell’anglosassone di chiama FUTHORK.

Questo succede perché:

La quarta runa germanica era /a/ = ansuz (demone)

in anglosassone a+nasale+spirante (a+n+s) passa ad o, con caduta della nasale, quindi la

quarta runa passa in ags con valore di o.

ōs

ags. (bocca) con la caduta della nasale, si ha un allungamento della vocale.

Nel passaggio dal germanico all’anglosassone si ha:

ōs

germ* ansuz (demone) ags (bocca)

Questo spiega il passaggio dale rune germanicke futhark alle rune anglosassoni futhork.

Abbiamo infine segni che risultano la fusione dei due alfabeti, quello runico e quello latino:

es: (/y/) è dato da (/u/) e da (/i/)

La tradizione cristiana anglosassone si divide in:

1) V – VII secolo: coincide con l’era pre-cristiana

2) Periodo che comincia nel VII secolo e mostra l’influenza del cristianesimo

Il numero delle iscrizioni antico-inglesi è basso, rispetto all’area scandinava. Si tratta sempre

di brevi iscrizioni, anche su monete. Importante è la moneta di Scanomodu: moneta che risale

alla seconda metà del V secolo. È il più antico reperto runico anglosassone.

Il termine è un antroponimo. Solo in due anelli abbiamo delle iscrizioni magiche, riguardo

36

l’uso delle rune in ambito magico.

Il cristianesimo fu importante per la sopravvivenza delle rune in Inghilterra. Qui il

Cristianesimo iniziò nel 547 quando Papa Gregorio Magno, inviò dei monaci a convertire

queste popolazioni pagane, raccomandando loro di essere tolleranti verso gli usi e le culture

pagane. Questa tolleranza della Chiesa non fece scomparire le rune, anche se queste erano

collegate con il paganesimo, anzi si viene a creare una coesistenza tre le rune e la struttura

latina. Si nota l’influenza dell’epigrafia latina. La scrittura runica anglosassone va solo da

sinistra verso destra.

Il cofanetto di Auzon (o Franks Casket): si tratta di un cofanetto risalente al 700 di osso di

balena, che contiene altre incisioni anche iscrizioni runiche. Le raffigurazioni sono ispirate a

dei bisogni biblici. Si ha un miscuglio di culture diverse. L’iscrizione runica tratta di una

balena.

Rathwell Cross: croce che presenta nei quattro lati, oltre che le figure della Sacra Scrittura

anche incisioni in caratteri runici e latini. Le iscrizioni runiche narrano della Crocifissione, è un

poema: il sogno della Croce. Mai si era verificato che un poema fosse tramandato in

tradizione epigrafica e manoscritta.

Si sviluppò in Inghilterra in altro uso: gli scribi introdussero nei loro componimenti, in caratteri

latini, le rune e il loro nomi. La spada del Tamigi, è l’unico ad attestare le 28 rune

anglosassoni. Gli amanuensi utilizzarono le rune come simboli per i nomi con i quali le rune

erano conosciuti (utilizzati anche come forme di abbreviazione)

Altri usi delle rune: rendere dei suoni che l’alfabeto latino non aveva: þ

es: per riprodurre il suono th gli scribi usarono la runa sorda

Per quanto riguarda il poema runico danese, norvegese e anglosassone, si tratta di poemi di

scarso valore letterario ma che sono importanti per gli studiosi di rune. C’è anche l’abecedario

nordmannicum (lingua mista antico nordico e antico sassone) : spiegano i vari nomi delle

rune e servivano per aiutare la memorizzazione della serie runica, per questo si è ipotizzato

che questi poemi esistessero molti secoli prima, quindi fossero un supporto per la memoria.

Un altro uso particolare delle rune in area anglosassone, è quello di Cynewulf. Questo poeta

vissuto nel IX secolo è il primo autore anglosassone a firmare le proprie opere con le rune:

Giuliana, Elena, I fatti degli Apostoli, e Cristo II. 37

Isoglosse Germaniche

Sono fenomeni che caratterizzano le lingue germaniche. La maggior parte sono di natura

fonetica e tratta più le vocali che le consonanti.

1) la rizotonia: accento sulla sillaba radicale (non è un fenomeno fonetico)

2) trattamento delle vocali, che si distinguono in :

a. vocali brevi

b. vocali lunghe

c. dittonghi

Vocali brevi

Partiamo da quali sono le vocali che si ricostruiscono per l’indoeuropeo.

In indoeuropeo le vocali brevi sono:

ă ĕ ĭ ŏ ŭ Ə ( 6 segni vocalici )

Ə = indica la vocale che nel triangolo vocalico si trova al centro. Si ritrova spesso come

vocale muta. Si chiama schwa.

Nel germanico assistiamo ad una riduzione dei segni vocalici. Dai 6 segni vocalici

ă ŏ Ə

indoeuropei si passa a 4 segni vocalici in germanico. Le vocali si riconducono ad un

ă.

unico fonema ă ĕ ĭ ŏ ŭ Ə

indoeuropeo* ă ĕ ĭ ŭ

germanico ă.

notiamo: un’assimilazione, che vede prevalere il suono della 38

ŏ

Esempio ie* >germ a:

ie* ghostis la forma testimoniata in latino hostis = nemico, ma che nelle lingue

germaniche ha una connotazione positiva.

germ* gastiz

got. gasts

aat. gast

an. gestr

ags. goest (forma più arcaica) poi gīest

in gotico: lingua attestata più antica, troviamo già una a

in antico nordico: troviamo la a >e per metafonia palatale

in anglosassone: abbiamo 2 forme attestate. Si affermerà poi la seconda, in cui a>oe>e. la

ī, è stata introdotta dai copisti per indicare la palatizzazione. Non è una i

etimologica, ed è stata introdotta per facilitare la pronuncia.

ŏ ă

Per quanto riguarda la indoeuropea che passa ad :

ŏ ă

ie* > in germanico, gotico e antico alto Tedesco

ŏ ĕ

ie* > in antico nordico e anglosassone ŏ ă

Per questa legge non ci sono eccezioni. In tutti i casi si ha il passaggio da ie* > 39

Ə>ă

Esempio con la

Ə

ie* þƏtér (pter) la non viene pronunciata

notiamo: accento nella seconda e ultima sillaba. Tutti i termini di parentela in indoeuropeo

sono ricostruiti con la finale in –tér.

Es: ie* mātér

ie* bhrātér

la parola per sorella non seguiva questa regola, poiché questo elemento femminile era

destinato a far parte della famiglia dei suoceri.

Riprendendo:

ie* þƏtér (pter) lat pater, a.indiano pitar, greco patér lingue celtiche athir

Ə

(in latino e in greco notiamo > a )

germ* făðer

got. fadar (usato per indicare il padre spirituale. Per padre biologico troviamo atta)

ags. faeder

aat. fater

an. Faðir Ə ă:

per quanto riguarda la indoeuropea che passa ad

Ə ă

ie* > in antico alto tedesco, gotico e antico nordico

Ə ă

ie* > ae in anglosassone, per fenomeno di innalzamento, ma era prima una 40

Le altre vocali brevi: ă

la si mantiene.

ă ă

Esempio >

ie* aĝros ( la radice aĝ ha il valore di condurre – portare )

lat. ag-er ( la radice ag = tutto ciò che riguardava il lavoro dei campi)

greco. Agrós

germ* akraz

got. akrs

ags aecer (> ingl. Acre )

aat. ackar

an. Akr

in anglosassone: la a è innalzata ae

il gotico: facendo un confronto , notiamo come questa lingua si avvicina di più alla

forma germanica ricostruita. È scomparsa la vocale tematica. La

desinenza è rafforzata

in ags e aat: abbiamo rispettivamente le forme: ags. aecer aat. ackar. Le vocali e/a

non sono vocali etimologiche, ma epentetiche o anaptetiche.

Quando in germanico abbiamo occlusiva + vibrante o liquida, viene

inserita una vocale epentetica.

Es: in inglese abbiamo la parola little, nella pronuncia è come se tra

l’occlusiva t e la liquida l, venga inserita una vocale ( epentetica appunto)

41

ĭ ŭ

La e la restano inalterate.

Sono le vocali che nel triangolo vocalico, stanno all’apice e rimangono invariate.

ĭ

Esempio che resta invariata

ie* piskos (pesce) lat piscis

germ* fĭskaz

got. fisks

ags. fisc

an fiskr

aat. fisch ĭ.

notiamo: c’è sempre la Per quanto riguarda le consonanti, abbiamo in ie* p > germ f.

il nesso consonantico, non subisce variazioni, sembra essere stabile. Si ha la caduta della

desinenza e della vocale tematica.

ŭ

Esempio di che resta invariata

ie* sunus (figlio generato)

germ* sunuz

got. sunus

ags. sunu

aat. sunu

an. sunr 42

ĕ

La

ĕ

La pone qualche problema. Normalmente si mantiene, ma ci sono dei casi in cui muta. Si

parla di un mutamento condizionato, causato, cioè, da qualche effetto.

ĕ

La indoeuropea ha due esiti:

ĕ

1) o si mantiene

ĕ ĭ,

2) o passa a quindi si innalza. Si ha questo passaggio quando nella forma

indoeuropea, abbiamo:

nasale + consonante

si tratta quindi di un mutamento condizionato.

All’interno delle lingue germaniche, troviamo un’evoluzione in gotico.

ĕ ĭ

In gotico, tutte le passano a SEMPRE. Si tratta infatti di un isoglossa gotica.

ĕ

Esempio in cui si mantiene

ie* ed-onom ( teniamo conto della radice ed- mangiare)

lat. edo greco. edo

germ* et-anan

got. itan

ags etan

a.n eta

aat ezzen (t > zz doppia spirante) /essen/

notiamo: una riduzione progressiva di sillabe: dalle tre indoeuropee, vengono ridotte a causa

dell’accento sulla sillaba radicale.

In aat. troviamo la rotazione consonantica alto tedesca, con la doppia spirante zz 43


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Handl Claudia.

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