Estratto del documento

Filologia germanica – prof.ssa Letizia Vezzosi

La filologia è una disciplina che allena la mente a cercare l’originale. Essa è considerata uno strumento finalizzato all’esegesi, ovvero alla ricostruzione di documenti letterari e alla loro corretta interpretazione e comprensione, sia come interesse limitato al fatto letterario e linguistico, sia con lo scopo di approfondire la conoscenza di una civiltà e/o di una cultura. Per farlo, essa si avvale di numerose altre discipline come la letteratura, la storia, la linguistica, e così via. È la “scienza che studia ed interpreta le testimonianze scritte di quelle civiltà che hanno avuto comuni origini nel mondo germanico antico e che tali origini riflettono nella loro successiva evoluzione”.

Concetto di lingua nel medioevo

Al giorno d’oggi vi è differenza fra i vocaboli “lingua” e “dialetto” in quanto il primo si riferisce a un linguaggio riconosciuto da un popolo come statutario, utilizzato per stilare documenti ufficiali e soprattutto con una grammatica ben precisa. Il secondo si riferisce invece alla variante di una lingua, viene utilizzato in maniera informale e non possiede una grammatica fissa. Nel medioevo invece non esisteva una lingua standard e quindi non vi era differenza tra i due concetti.

Giunti all’Umanesimo l’atteggiamento filologico diventa di riscoperta: prima la filologia era legata all’esigenza dell’utilizzo, mentre l’umanesimo porta con sé l’attenzione alla riscoperta delle origini. Un personaggio importante fu Valla, importantissimo filologo continuatore e restauratore di testi classici antichi. Molto più tardi Nietzsche ne fa una grande lode, nella prefazione ad Aurora F. egli scriveva (1886): “Filologia […] è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un’arte e una perizia di orafi della parola […] Essa insegna a leggere bene, cioè lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte, con dita ed occhi delicati”.

Nel mondo contemporaneo la filologia si è specializzata assumendo i tratti delineati da Nietzsche, dove non interessa giudicare la bellezza di un testo o la sua datazione, ma piuttosto ricostruirlo nella sua interezza in quanto testimone linguistico e letterario, oltre che culturale e storico della civiltà che lo ha prodotto.

Il termine “germanico”

In passato, quando veniva utilizzato questo termine, era immediata l’allusione ai popoli germanici (quindi longobardi, anglosassoni, frisoni, islandesi antichi, ecc.). In epoca moderna invece, ha sviluppato un’ulteriore accezione che restringe il focus al solo popolo tedesco. Nonostante questa recente modifica, in ambito filologico resta ancora valida e preferibile la prima definizione.

Germanicità e germanesimo

Nello studio della filologia germanica è necessario fare distinzione fra questi due termini.

  • Germanicità: si centra sullo studio della lingua (è stata identificata con la linguistica storico-comparativa).
  • Germanesimo: riguarda la cultura del popolo.

Caratteristiche dei popoli germanici

I popoli germanici vengono principalmente identificati per le lingue volgari che parlavano, pertanto il termine “germanico” è un concetto principalmente legato al campo linguistico. Le lingue germaniche, che presentano tutt’oggi numerosissime somiglianze tra di loro, si sostiene derivino dal cosiddetto proto-germanico. Questo è stato possibile affermarlo perché mentre il lessico circola anche solo per contatto, quando si trovano grosse somiglianze nella grammatica ci troviamo in presenza di un’eredità genealogica ovvero una lingua precedente che ci permette di individuare delle varietà.

In questo caso però di tale lingua non abbiamo chiare testimonianze come ne abbiamo ad esempio del latino, perché non possedeva una tradizione scritta. Si dice quindi che il proto-germanico è una lingua ricostruita. La tradizione di quei popoli era orale, le costruzioni erano principalmente in legno (era diffuso il nomadismo) e non sottostavano a uno Stato, bensì erano suddivisi in tribù. La cultura materiale che ci è rimasta è quindi poca e non può aiutare molto ad uno studio linguistico. Se si è potuti arrivare alla ricostruzione del proto-germanico è solo grazie a testi scritti dai popoli successivi, che però ormai avevano sviluppato ognuno una propria cultura e si erano distaccati dalla lingua originaria.

Lingue germaniche moderne che hanno tanto lessico in comune e anche forme morfologiche con le lingue occidentali, come l’afrikaans una delle 11 lingue nazionali del Sud Africa, direttamente discendente dall’olandese e di formazione recente.

I linguisti dell’800

La ricostruzione del germanico è possibile poiché i linguisti comparatisti dell’Ottocento notarono che, ripercorrendo a ritroso la storia delle singole lingue germaniche (inglese, tedesco, svedese, olandese, ecc.), gli elementi in comune tra tali lingue aumentano, ipotizzando così la presenza di una “lingua madre”.

Nota: la linguistica in realtà è una disciplina recente, del ’900, queste persone vengono chiamate adesso dei linguisti, ma all’epoca erano solo persone che conoscevano bene più lingue e che trovarono somiglianze. Quando si parla di famiglia linguistica si applica lo stesso concetto che applicò Linneo a fiori e piante e che poi Darwin e ha dato alla specie: si devono trovare delle somiglianze e dove queste somiglianze si allontanano si deve trovare quella che è una motivazione in chiave diacronica. Quando c’è una realtà geografica molto isolata, quest’area è più conservativa rispetto ad un’area più ampia ed esposta (criterio areale del linguista Bartoli).

Nell’800 i neogrammatici riconobbero delle corrispondenze al livello formale/morfologico tra protogermanico e lingue indeuropee e attraverso l’analisi comparativa costruirono un albero genealogico, in cui dalle lingue attestate si risale a famiglie passate. August Schleicher (1821-1868) costruisce un modello dove è presente una proto famiglia salvo-tedesca perché evidenzia tratti simili che ricollegano le lingue germaniche antiche con le protoslave. Il gruppo slavo-germanico è stato poi smantellato perché successivamente a Schleicher l’analisi degli indeuropeisti ha individuato una macro distinzione iniziale tra lingue satem/ketum.

Il linguista Ser Williams Jones sostiene che quando si può osservare una forte somiglianza tra due lingue, essa non può essere un caso, bensì un indice di una fonte in comune. Inizia ad analizzare il sanscrito, parlando di come latino e greco ritrovino elementi in tale lingua.

L'approccio degli indoeuropeisti sulle origini della filologia germanica

L’affermazione di Jones venne ripresa da Schlegel, il quale si dedicò alla ricerca della madre di tutte le lingue germaniche e la identificò proprio nel sanscrito. A questa conclusione ci arriva con una scrupolosa opera di comparazione tra radici lessicali (egli infatti è il primo che in maniera sistematica cerca di utilizzare la comparazione, per questo lo si può definire il fondatore della grammatica comparata). Al giorno d’oggi però si è visto che tale lingua non è la madre, è solo un nodo in comune più antico.

Fondatori dell’indoeuropeistica (branca della linguistica storica e della linguistica comparativa che si occupa della ricostruzione della lingua indoeuropea e delle evoluzioni storiche delle lingue indoeuropee) furono Franz Bopp, Williams Jones e Rask, che posero i fondamenti della linguistica comparata.

Le leggi fonetiche elaborate e concettualizzate dalla scuola dei neogrammatici della seconda metà dell’800 portarono all’identificazione infatti dell’indoeuropeo, lingua ricostruita diffusa dall’India all’Europa da cui si svilupparono famiglia slava, germanica, romanza, greco, albanese, lingue celtiche, ecc.

Con Bopp l’impostazione cambia: il sanscrito è un’altra lingua al pari del greco, latino, gotico perché anch’essa discende da una lingua comune. Per poter stabilire parentele genealogiche, i linguisti hanno bisogno di regolarità (non casi isolati) nelle somiglianze, che confermino le loro ipotesi.

Una regola ormai nota nel campo della linguistica è la regola del mutamento, che osserva la trasformazione ciclica e regolare delle consonanti al passaggio da una lingua all’altra. Le somiglianze possono essere lessicali, morfologiche e così via. Generalmente una somiglianza è contemporaneamente lessicale e semantica. Quando ciò accade si ipotizza l’appartenenza a una stessa famiglia linguistica (somiglianze genealogiche). Dove queste somiglianze si allontanano si deve trovare una motivazione in chiave diacronica.

Ad esempio la parola “padre” per sanscrito, greco e latino presenta all’inizio un’occlusiva /p/ mentre per anglosassone e gotico una fricativa /f/. Entrambe comunque sono labiali e sorde, quindi hanno lo stesso punto di articolazione. Dallo schema si può notare che l’occlusiva è più diffusa nelle lingue della fricativa, inoltre geograficamente l’occlusiva è presente in zone anche molto lontane fra di loro. La fricativa invece sta in un gruppo più compatto geograficamente e limitato numericamente (gruppo germanico). Quindi è maggiormente ipotizzabile che la lingua madre abbia avuto l’occlusiva. Si è scoperto successivamente che infatti le lingue passano da occlusive a fricative e mai il contrario.

Origini della filologia germanica

L’interesse delle lingue germaniche si riscopre nel 1455, quando la Germania riprende il De origine et situ Germanorum di Tacito (il quale ne conferì autorevolezza riferendosi ad esse come unità culturale e quindi linguistica) e nel 1514 con la prima edizione di Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, dove nei primi 9 libri non racconta niente di storico, ma molto sulla cultura germanica (parte a parlare dalle origini dei danesi fino alla morte di Saxo Grammaticus). Nel 1603 viene riscoperto anche il Codex Manesse, la maggiore raccolta di poesie con immagini e con nome e cognome dei poeti che le hanno scritte (importante Melchior Goldast = prima edizione di alcune poesie dei minnesänger contenute nel Codex).

A Franciscus Junius si deve invece la riscoperta del Cantico dei Cantici, il Frammento del Heliand e il Codex Argenteus codice principale che contiene parte della traduzione della bibbia si Junius in gotico (chiamato così perché scritto in argento con le note in oro su fogli color porpora). Alla fine del 1600 Peter Hansen Resen diffonde in Europa un testo fondamentale per la ricostruzione culturale del passato germanico: L’Edda in prosa. In particolare a lui si deve la pubblicazione di due carmi dell’Edda (Völuspá “la profezia della veggente” e Hávamál “La canzone dell’Eccelso”). Le pubblica in norreno che però non è più parlato in Islanda, quindi per diffondere il testo ne fornisce una traduzione in latino. I due codici principali che contengono l’Edda poetica sono il Codex Regius e il Codex Arnamagnæanus, conservati dal grande collezionista Árni Magnússon, il quale ci lascia una collezione di 2000 manoscritti, dove si trova la trascrizione di numerosi codici e documenti importanti islandesi, danesi e norvegesi.

Le lingue germaniche oggi

Le lingue germaniche attualmente parlate sono geograficamente più o meno raggruppabili.

  • Lingue occidentali:
    • Inglese, tedesco, nederlandese, frisone, lussemburghese, afrikaans, jiddish; (distribuzione geograficamente e linguisticamente meno omogenea).
  • Lingue nordiche:
    • Islandese, norvegese, danese, svedese, feringio.

In Europa ci sono: (suddivisione tra basso tedesco o sassone, tedesco centrale, alto tedesco) scandinavo orientale, scandinavo occidentale, anglosassone, il frisone e l’olandese. Le lingue germaniche orientali non esistono più. Le famiglie che si formano diacronicamente non per forza mantengono nel corso del tempo una conformazione omogenea, tuttavia le lingue germaniche sì (unica eccezione è l’afrikaans in Africa).

Le lingue che studieremo sono: documentazione runica (non “lingua” perché le lingue presuppongono persone che le usino nel parlato, mentre le rune probabilmente sono sempre state un codice scritto), il gotico, l’anglosassone, l’alto tedesco, l’antico sassone, l’antico frisone, l’antico basso francone e il norreno. Queste sono le lingue germaniche attestate in epoca medievale.

Le lingue germaniche occidentali

Hanno subito una standardizzazione letteraria (hanno status di lingua standard), ovvero esiste una grammatica, che viene insegnata. Nel dettaglio:

  • Inglese, English, la lingua germanica più diffusa nel mondo; molto numerosi sono i pidgin e i creoli a base inglese; molte sue varianti hanno lo status di lingua standard: British English, Scottish English, Irish English, Welsh English e American English.
  • Tedesco, Deutsch, è la lingua germanica con il maggior numero di parlanti in Europa; è lingua ufficiale nella Repubblica Federale Tedesca, in Austria e nel principato del Lichetenstein – in Svizzera, Lussemburgo, in Alto Adige/Südtirol e in una zona del Belgio è una delle lingue ufficiali; isole linguistiche in Polonia, Ungheria, Romania, Italia, ecc.; fuori dall’Europa: Stati Uniti (Pennsylvenia Dutch), Australia, ex-colonie in Africa (Namibia, Togo, Camerun); il bassotedesco e il tedesco in Italia.
  • Lussemburghese, Lëtzebuergesch, è un dialetto francone mosellano, divenuto lingua ufficiale del Granducato di Lussemburgo nel 1984 con il francese e il tedesco.
  • Nederlandese, Nederlands, è la lingua ufficiale nel Regno dei Paesi Bassi e nel Belgio (accanto al francese e al tedesco); ex-colonie olandesi in America meridionale (Suriname e Antille) e nell’isola caraibica di Aruba; la varietà dei Paesi Bassi e quella fiamminga: vi sono differenze nella fonetica, nel lessico e nella sintassi, non rilevanti ai fini della comprensione reciproca.
  • Afrikaans, ‘Africano’ in nederlandese, è una delle lingue ufficiali della Repubblica del Sudafrica e una delle lingue regionali di Botswana, Lesotho, Namibia; si basa sui dialetti usati dai coloni che si trasferirono nell’Africa meridionale nella prima metà del XVII secolo, arricchita dall’apporto (lessicale) delle lingue locali.
  • Frisone, Frysk, è suddiviso in tre aree dialettali: settentrionale (isole del Mare del nord e costa occidentale dello Schleswig-Holstein, al confine con la Danimarca); orientale (città di Oldenburg e confine con i Paesi Bassi, nel Land della Bassa Sassonia, nel Saterland); occidentale (minoranza frisone dei Paesi Bassi, nella provincia olandese della Frisia.
  • Jiddisch, è diventata lingua letteraria tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento; è una lingua non territoriale.

Le lingue nordiche

  • Islandese, Íslenska: Islanda – si tratta della lingua più conservativa di tutte le lingue germaniche (molto simile al latino per noi con una flessione importante).
  • Norvegese, Norsk: nynorsk, lingua nordica occidentale (come l’islandese e il feringio), e bokmål, lingua nordica orientale (come il danese e lo svedese) che continua la varietà di danese parlata in Norvegia per via della dominazione danese che comportò ad un’imposizione linguistica del gruppo dirigente; la conoscenza delle due varietà è obbligatoria per tutti i bambini di madrelingua norvegese; i figli dei migranti sono tenuti ad apprendere solo una delle due varietà.
  • Danese, Dansk, è la lingua ufficiale del regno di Danimarca, che comprende le Fær Øer e la Groenlandia; è la lingua germanica che mostra i cambiamenti più radicali, soprattutto nel sistema accentuativo/fonologico e in quello morfologico.
  • Svedese, Svenska, lingua ufficiale della Svezia e lingua ufficiale (con il finlandese) nella parte meridionale e occidentale della Finlandia.
  • Feringio o feorese, Føroyskt, lingua ufficiale, con il danese nelle Fær Øer (in feringio Føroyar ‘isole delle pecore’).

Le lingue germaniche antiche

  • Gotico (IV-VI sec.) – rappresentante del gruppo germanico orientale (visigoti, goti) non hanno lasciato tracce scritte ad eccezione di un monaco Vulfila che traduce la Bibbia fino al VI sec.
  • Anglosassone o antico inglese (dal VIII sec. al 1066 poi la dominazione inglese passa sotto la corona dei normanni).
  • Antico alto tedesco (dal VIII sec. alla metà del XI sec.- cambiamento della società si stabiliscono corti).
  • Antico sassone (IX-XII sec. Successivamente si parla di medio-tedesco), - nelle guerre franco-sassoni 762-804 con cui la regione passa sotto il dominio del regno di Carlo Magno, entrando a far parte dell’impero carolingio.
  • Antico frisone (dal XII alla metà del XVI sec.), - parlato nell’antica Frisia, ben presto conquistata dal padre di Carlo Magno quindi non ha vita politica indipendente, tuttavia alcuni monasteri scrivono in antico frisone.
  • Antico basso francone (X sec. al XII sec.) – gotico (IV-VI sec.) – rappresentante del gruppo germanico orientale (visigoti, goti) non hanno lasciato tracce scritte ad eccezione di un monaco Vulfila che traduce la Bibbia fino al VI sec.
  • Antico alto tedesco (dal VIII sec. alla metà del XI sec.- cambiamento della società si stabiliscono corti).
  • Antico sassone (IX-XII sec. Successivamente si parla di medio-tedesco), - nelle guerre franco-sassoni 762-804 con cui la regione passa sotto il dominio del regno di Carlo Magno, entrando a far parte dell’impero carolingio.
  • Antico frisone (dal XII alla metà del XVI sec.), - parlato nell’antica Frisia, ben presto conquistata dal padre di Carlo Magno quindi non ha vita politica indipendente, tuttavia alcuni monasteri scrivono in antico frisone.
Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 50
Filologia germanica Pag. 1 Filologia germanica Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filologia germanica Pag. 46
1 su 50
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ila.fallani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Vezzosi Letizia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community