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Filologia germanica lezione 1 (04/10)

Esame

1 parte conoscenze generali (risposta multipla) almeno 7 domande su 10 per accedere alla valutazione delle domande aperte, 2 di cui una riguardo un argomento storico. 10 punti domande multiple, 10 punti per ogni domanda aperta.

Filos logos

La filologia – amante e discorso – è lo studio dei testi. I filologi si occupano di leggere testi osservando primariamente le parole, la morfologia, la sintassi, il lessico, la fonologia, la semantica, andando oltre alla lettura; si concentra su testi antichi, anche di lingue che non esistono più come l’antico inglese (un esempio è Beowulf). Il lavoro è l’analisi della lingua e delle parole nei vari livelli della linguistica. Il gotico e il longobardo sono lingue germaniche estinte che non si sono evolute in lingue moderne, lo studio è quindi basato su testi scritti antichi. Il focus è quindi il testo scritto. La filologia germanica è la scienza che si occupa dello studio delle lingue germaniche antiche e delle loro attestazioni scritte.

Popolazioni germaniche

“Germanica” è un termine che indica un insieme di popolazioni che parlano lingue accomunate da uno stesso antenato, esse sono entrate in contatto nei secoli; per Germani si intende una compagine linguistico-culturale che insieme ad altre compagini occupava l’Europa continentale ai tempi dell’impero romano (Germani e Celti rappresentavano una minaccia per l’impero romano ma anche una risorsa nei periodi di pace).

Chi per primo ha descritto queste popolazioni sono stati i greci nelle loro opere storiografiche, tuttavia a darci una descrizione più esauriente fu Giulio Cesare – descrizione però biased dal suo punto di vista, percepiti come pezzenti, inferiori culturalmente, forti a livello bellico. Una descrizione più approfondita viene data da Tacito ne “Germania” in cui si capiscono istituzioni, usi e costumi dei Germani, neanche Tacito era però del tutto oggettivo poiché tende a sottolineare, attraverso la descrizione delle virtù di queste popolazioni, i vizi e le corruzioni della società in cui egli viveva: anche in questo caso la descrizione è soggettiva ma sicuramente più dettagliata rispetto a quella di Cesare.

Romanticismo e filologia germanica

Lo studio di queste popolazioni lo si deve ad un movimento culturale-letterario nato in Germania chiamato Romanticismo: consiste nella ripresa di temi legati all’antichità e riproposti in chiave moderna in un periodo (fine 1800) in cui iniziano ad affermarsi le prime volontà nazionalistiche che vengono dotate di una legittimazione storica attingendo alle popolazioni antiche descritte da Cesare o Tacito.

Parlano infatti di super uomini forti in battaglia e con grandi prestazioni fisiche a livello bellico, si fa riferimento quindi anche ad un aspetto raziale contribuendo a creare il mito dell’uomo perfetto che prende il nome di “ghermano”. La filologia germanica nasce in Germania, Hitler fa suoi moltissimi elementi legati a questa interpretazione poco dopo la nascita del Romanticismo; per fare questo attinge ai primi studi fatti sulle popolazioni germaniche e sulla loro cultura (come le rune, ecc.).

I Germani non hanno mai costituito una popolazione unica, studi recenti non identificano i Germani come un’etnia unitaria o come compagine unitaria a livello culturale-religioso. Parlando di germanico dal punto di vista linguistico si può vedere un’unità: guardando le caratteristiche delle lingue germaniche nelle loro fasi antiche e moderne si possono vedere delle somiglianze che si riconducono ad una matrice linguistica comune, chiamata germanico. Gli studiosi sono concordi nel ritenere che dal punto di vista linguistico c’è una unione di queste popolazioni.

Cesare stesso attesta di varie tribù che costituivano i Germani senza però nessuna pretesa di far rientrare in questa compagine un gruppo etnico superiore come avverrà successivamente con Hitler e nel Romanticismo.

Fonti archeologiche

La filologia attinge anche alla linguistica e all’archeologia, le fonti archeologiche sono:

  • I siti archeologici che testimoniano il passaggio di determinati gruppi etnici in un determinato territorio o fenomeni di contatto (commerciale o bellico) tra le varie popolazioni.
  • Manufatti recanti iscrizioni (pietre, oggetti). Sono molto numerosi e testimoniano l’uso da parte dei Germani della scrittura runica dal II sec. d.C. fino al XIII sec.

Lezione 2 (10/10)

Il romanticismo e le radici delle culture europee

Il Romanticismo mirava alla scoperta delle radici popolari delle culture europee, in contrasto con l’egemonia del modello greco e romano. In questo periodo si iniziò anche a studiare le origini delle lingue, individuando un antenato di quasi tutte le lingue dall’India all’Europa (dalla quale queste sarebbero derivate), l’indoeuropeo.

I Germani, nelle loro fasi iniziali, erano caratterizzati da una sorta di unitarietà che si distingue dall’indoeuropeo, unitarietà che si frammenterà successivamente a causa delle invasioni barbariche (denominazione romano-centrica). Questo studio del germanico si inserisce in un contesto di studio più ampio detto indoeuropeistica: da fine ‘800 si è notato che varie lingue parlate in Europa e in India contengono, se comparate, elementi comuni che fanno pensare che in tempi antichi ci fosse una lingua comune.

L’indoeuropeo non si parla più, ha dato vita alla maggior parte delle lingue europee e molte del Medio Oriente; per determinare le caratteristiche si fa un’analisi comparativa tra le varie lingue andando a ritroso per cercare le fasi più antiche, si cercano quindi tratti linguistici comuni: questo ha portato alla scoperta dell’indoeuropeo. Il germanico fa parte di questo mondo indoeuropeo.

Lingue germaniche

Per il Germanico si prendono in considerazione le lingue germaniche (inglese, tedesco, norvegese, olandese, svedese, islandese, danese, afrikaans, yiddish) studiandole a ritroso, analizzando cioè come erano nel passato notando che convergono verso un antenato comune, il germanico comune. Dal punto di vista di attestazione scritta il germanico non esiste perché non ci sono attestazioni scritte, bisogna quindi ricostruire il germanico: è un’ipotesi di lavoro.

Il germanico comune viene descritto con un asterisco a significare che è una lingua ricostruita che non esiste a livello scritto ma solo a livello teorico. Gli studiosi hanno ipotizzato con il confronto dell’indoeuropeo una radice comune: i.e. PISK- > lat. piscis, it. pesce, sp. pescado, fr. poisson. Il suono /p/ dell’indoeuropeo viene reso diversamente nelle lingue romanze e nelle lingue germaniche, nelle prime rimane /p/ mentre nelle seconde è /f/ > ing. fish, ted. Fisch, sved. Fisk, norv. Fish: possiamo dedurre che in germanico fosse simile il suono *fisk-az.

A noi interessa tutto questo per capire come si comportano le lingue moderne del ceppo germanico (che sono derivate da uno stesso antenato) e perché si presentano alcuni fenomeni etichettati come eccezioni o irregolarità come foot/feet, mouse/mice, ecc.

Indoeuropeo e germanico

L’indoeuropeo dà vita a numerosissime lingue appartenenti a diversi ceppi linguistici. Le lingue non crescono in isolamento ma c’è un costante contatto linguistico (nel passato ma anche adesso): in un certo momento l’inglese è stato subissato da parole francesi dopo la conquista normanna. La ricostruzione indoeuropea è statica e non tiene conto di tutti i contatti che si sono effettivamente verificati nel corso dei secoli. Dal germanico comune si diramano quello orientale e occidentale. Dall’orientale il gotico, lingua estinta quindi questo ramo si è estinto. Da quello occidentale invece partono quelle che diventeranno le lingue moderne germaniche (inglese, tedesco, olandese, ecc.).

Le lingue germaniche antiche e moderne appartengono alla famiglia delle lingue germaniche, che vede il germanico come lingua ricostruita e non attestata; a questa lingua, che costituisce un’ipotesi di lavoro e di cui non abbiamo alcuna prova della sua effettiva esistenza, si risale attraverso la comparazione linguistica.

La ricostruzione del germanico

La ricostruzione del germanico deve passare attraverso lo studio delle attestazioni più antiche delle lingue germaniche. È utile quindi fornire una panoramica delle lingue germaniche antiche, fornendo anche un quadro cronologico della loro evoluzione a partire dal germanico. I fenomeni più antichi del germanico vengono fatti risalire al V-III sec a.C. con la Prima Mutazione Consonantica e al II-I sec a.C. con il Vocalismo. Il germanico si colloca quindi tra il V sec a.C. e l’inizio dell’era volgare.

Successivamente il germanico si frammenta nelle lingue germaniche antiche, divisibili in 3 gruppi:

  • Germanico orientale (gotico)
  • Germanico settentrionale (antico nordico)
  • Germanico occidentale (antico inglese, antico alto-tedesco, antico sassone, antico frisone)

Germanico orientale

Il Gotico è la prima lingua germanica attestata. È la lingua più antica distintasi dal germanico, è la più antica perché è nei manoscritti più antichi rinvenuti rispetto alle altre popolazioni germaniche. Quando una parte di Germani diventano Goti e si spostano, un vescovo visigoto di nome Vulfila (lett. lupacchiotto, il suffisso –ila indica un diminutivo mentre wulf è la stessa radice della parola wolf) traduce la Bibbia dal greco nel IV sec a.C.

Germanico settentrionale

Le testimonianze sono tarde (XII-XIII sec) anche se fanno riferimenti a testi molto più antichi tramandati però in via orale. Esistono testimonianze più antiche scritte in caratteri runici prodotte dal V sec d.C. molto importanti per ricostruire la fonetica e la morfologia delle fasi più antiche delle lingue germaniche.

Germanico occidentale

Le prime attestazioni si fanno risalire all’VIII sec (per antico inglese, antico alto-tedesco, mentre l’antico sassone risale al IX sec). Per queste lingue si hanno numerosi testi religiosi (per l’inglese antico e l’alto-tedesco antico si hanno anche testi non solo religiosi ma anche di altro tipo, come Beuwulf).

La ricostruzione del germanico avviene mediante il confronto di lingue germaniche moderne come l’inglese e il tedesco (in inglese mouse, man, father e in tedesco maus, mann, vater), la somiglianza è non solo a livello lessicale ma soprattutto morfologico e fonologico (suoni).

Si evince che le lingue germaniche sono collegate tra di loro geneticamente e quindi, attraverso il metodo comparativo, si può giungere a ricostruire le forme del germanico, che, come detto, è una lingua ricostruita e non attestata. Fin dalle prime indagini, si è scoperto che è l’aspetto fonetico ad essere il più rilevante nella comparazione tra indoeuropeo e germanico, e tra germanico e le lingue germaniche. Si è perciò giunti a formulare una serie di leggi fonetiche che avrebbero regolato l’evoluzione delle lingue nel corso della storia.

Lo studio porta alla formulazione di alcune leggi fonetiche: una legge fonetica è la descrizione e la formalizzazione a posteriori (perché attuiamo una ricostruzione linguistica) di una serie regolare di corrispondenze a livello fonetico. Esse valgono sempre. Quello su cui ci si concentra è la radice delle parole.

Teorie linguistiche

A questa ricostruzione si è arrivati con varie teorie linguistiche:

  1. Le prime risalgono al XIX secolo con la teoria dell’albero genealogico di August Schleicher che però non tiene conto dei contatti linguistici avvenuti nel tempo ma solo la genealogia delle lingue.
  2. Successivamente i Neogrammatici hanno formalizzato questi rapporti tra le lingue e hanno determinato una serie di leggi. Jacob Grimm ha formalizzato la Prima Mutazione Consonantica e la Seconda Mutazione Consonantica: la prima segna il passaggio da indoeuropeo a germanico, la seconda da germanico ad antico alto-tedesco (è una legge fonetica precisa che si riferisce ad una sola legge fonetica). Nonostante la rigidità le leggi sono ancora oggi utilizzate per spiegare i vari fenomeni fonetici e come base per approfondimenti o correzioni successive, per il germanico per esempio Karl Verner formulò una legge che spiega gli esiti della Prima Mutazione Consonantica che prima sembravano eccezioni o irregolarità.
  3. Un altro approccio è quello di Johann Schmidt: formula la teoria delle onde, considera lo sviluppo e il diffondersi dei fenomeni linguistici nello spazio attraverso fenomeni di contatto. Come un sasso che lanciato nell’acqua produce cerchi che si allargano sempre di più e contemporaneamente perdono forza, così secondo Schmidt si produrrebbero e propagherebbero i fenomeni linguistici. Più si è vicini al centro, più il fenomeno è forte; più ci si allontana, più i suoi effetti si indeboliscono fino a scomparire. Le aree in cui questi fenomeni si verificano vengono definiti isoglosse, le quali possono intersecarsi tra una lingua e un’altra.
  4. Infine, la teoria del sostrato postula l’influenza di lingue preesistenti su quella dominante, parlata dalle popolazioni che si sono insediate in un dato territorio (si parla di lingua di sostrato e sottostrato, il creolo è una lingua nata dal contatto tra due lingue nel momento in cui una persona la impara come lingue madre).

Sulla base di questi ultimi due approcci, ormai si tende ad adottare una prospettiva che vede il germanico non più come una lingua unitaria e indifferenziata da cui si sarebbero distinte le lingue germaniche antiche, ma come un insieme di varietà dialettali. I fenomeni comuni sarebbero da attribuire a un periodo in cui le varie popolazioni vissero in stretto contatto nella cerchia nordica. In seguito alle migrazioni si sarebbero formati i tre gruppi che abbiamo visto sopra (germanico orientale, settentrionale e occidentale), che, con il tempo, si sarebbero ulteriormente distinti nelle lingue germaniche antiche.

Lezione 3 (11/10)

Il sistema consonantico

Il sistema consonantico indoeuropeo è caratterizzato da una serie di suoni consonantici: labiali, dentali e velari (suddivisi in sordi, sonori, aspirati). Tra il IV e il II secolo a.C. il germanico subisce una mutazione fondamentale chiamata Prima Rotazione Consonantica o prima legge di Grimm.

I mutazione consonantica

È una legge fonetica che comprende piccole leggi chiamate isoglosse. Le occlusive in i.e. si trasformano in germanico mutando il modo di articolazione ma mantenendo il luogo di articolazione.

< > è la resa grafica, / / è invece quella fonetica.

I isoglossa

Le occlusive sorde in i.e. diventano fricative sorde in germanico:

  • /p/ → /f/
  • /t/ → /θ/ <Þ> <th>
  • /k/ → /x/ che diventerà a sua volta il suono aspirato <h>

Es: i.e. PISK-> germ. *fish-az

  • L’occlusiva labiale sorda (p) dell’i.e. diventa in germanico fricativa labiale sorda (f).
  • L’occlusiva labiale sorda dell’i.e. si conserva in lat. piscis e poi in it. Pesce.
  • In germanico il nesso SK, così come ST e SP (cioè occlusiva sorda preceduta da spirante) non subisce mutazione (perché si trovano vicine ad un suono spirante).

II isoglossa

Le occlusive sonore aspirate in i.e. possono diventare:

  1. Occlusive sonore in germanico (posizione iniziale, dopo nasale)
  2. Fricative sonore (altre posizioni).
  • /bh/ → /b/ (1) /β/ (2)
  • /dh/ → /d/ /ð/
  • /gh/ → /g/ /ɣ/

Es: i.e. BHRATER < *broþar

  • L’occlusiva sonora aspirata (bh) diventa occlusiva sonora perché in posizione iniziale.
  • L’occlusiva sorda diventa fricativa dentale sorda (I isoglossa)

III isoglossa

Le occlusive sonore in i.e. diventano occlusive sorde in germanico.

  • /b/ > /p/
  • /d/ > /t/
  • /g/ > /k/

Es: i.e. DUO- > germ. *twa

  • L’occlusiva dentale sonora dell’i.e. diventa in germ. occlusiva dentale sorda
  • L’occlusiva dentale sonora dell’i.e. si conserva in latino duo e poi in italiano due.

Germ. *twa- > ags. twegen (che continua nell’ingl. two). In aat., invece, l’occlusiva dentale sorda subisce la seconda mutazione consonantica con esito zwene (che continua nel ted. zwei)

Cfr. it. dieci ingl. ten it. dente ingl. tooth it. domare ingl. Tame.

Ad un’analisi complessiva, si può notare come questi fenomeni portino ad un riaggiustamento del sistema consonantico: alcuni fonemi, mutati per motivi sconosciuti, determinano la trasformazione di altri per ristabilire l’equilibrio. La III isoglossa si verifica per riequilibrare un sistema che aveva perso temporaneamente le occlusive sorde (I isoglossa), mentre i cambiamenti determinati dalla II isoglossa servono ad eliminare la serie di aspirate sonore (non più produttivo) introducendo fricative sonore e ristabilendo la serie di occlusive sonore persa nella III isoglossa. Questa dinamica di riaggiustamento è stata individuata da André Martinet nel secolo scorso. Per questo il fenomeno è anche detto rotazione consonantica, che rende in modo più efficace il ted. Lautverschiebung.

Documenti antichi

Il germanico non è una lingua attestata ma ci sono documenti antichi che rimandano ad una lingua molto antica simile al germanico: una di queste è contenuta nella Pietra di Einang, datata IV sec d.C. riportante gli esiti della prima rotazione consonantica. Analizzando determinati suoni dell’iscrizione e Ek goðagastiz runo comparando con l’i.e. si è giunti ad una traduzione: faihido/ek/ deriva dell’i.e. EGO (lat. ego = io), faihido dall’i.e. POIKO (dal greco).

La prima mutazione si può datare ancora più indietro attraverso fonti documentarie indirette: Cesare nel “De bello gallico” inserisce delle osservazioni sui Germani...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

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