Filologia germanica: tradizioni manoscritti e critici del testo nel medioevo germanico
Origine e natura della scrittura tra i germanici
I germanici non hanno una tradizione scritta, ma questo non vuol dire che non conoscano nessuna forma di scrittura. Un testo è qualunque tipo di messaggio destinato a una diffusione. Per i germani, tutto ciò che doveva essere trasmesso veniva trasmesso tramite il canale orale e non quello scritto. Fin dalle prime attestazioni di studiosi di questi popoli, come Tacito, emerge un loro uso di qualcosa che sembra una scrittura ma che usano in un altro modo.
Tacito parla di un loro rito utilizzato per prevedere il futuro: prendono un ramo da un albero in frutto e lo tagliano a strisce che vengono lanciate a caso su un telo bianco; in seguito, il sacerdote, in caso di consulto privato, offre preghiere agli dei e raccoglie le strisce: a seconda del simbolo si ha un'interpretazione. Per molti, questa testimonianza è la prima di una pratica in realtà molto sviluppata, ossia le rune. Sono segni regolari e lineari, anche i simboli sulle tavolette sono solo altre rune iscritte sul legno ed hanno un valore magico, confermato proprio dal significato della parola runa: in gotico runa traduce in greco Mysterion, ossia segreto o decisione, e lo troviamo nella traduzione della Bibbia.
Significato delle rune e contesto storico
Abbiamo anche derivati della parola garma e garmi che vogliono dire sposa e amico e sono riconducibili alla parola runa in quanto sono i confidenti per eccellenza. In ant. irl. Rum vuol dire mistero, in ted. ramen vuol dire sussurrare e ovviamente si sussurra un segreto; in finl. Rimo vuol dire composizione poetica e anche incantesimo che, nonostante non sia una lingua indoeuropea, ha comunque molti prestiti germanici.
Tacito scrive la Germani nel I sec d.C. Veneziano Fortunato nel VI sec scrive una poesia in cui vuole descrivere la runa barbara (germanica) e dice che viene scritta su tavolette di frassino o su pezzi di legno piallato: qui le rune sono utilizzate per un messaggio. Le rune sono quindi inizialmente collegate alla magia e lo si vede anche su alcune monete al cui interno troviamo contenuta la parola ALU il cui significato non è conosciuto. Si pensa provenga dalla radice *alh che hanno parole in ags, got e norr. Dove indicano nomi di oggetti che sono sacri. Quest'iscrizione ha sicuramente un valore magico. La scrittura ha già di per se un senso di magia.
Alfabeti runici
- Futhark antico: si diffonde nelle varie aree durante il periodo delle migrazioni che coincide con la nascita dei regni romano-barbarici (V secolo). Il periodo in cui troviamo queste iscrizioni è dal III all'VIII secolo nell'Europa continentale e nella Scandinavia dal II-IX secolo. Il numero d'iscrizioni non è altissimo da noi, solo 80, nelle aree scandinave sono 260. Si tratta di parole, solitamente nomi di persone o divinità e piccole invocazioni. Si trovano su oggetti particolari, solitamente di uso comune come lance, pettini e elmi. Tutte le iscrizioni runiche si dicono scritte su materiale improprio, ossia materiali impropriamente usati per l'uso della scrittura: pietre, legno e metallo. La prima è la Fibula di Meldorf (I sec a.C.), ma non la si considera come iscrizione runica in quanto è di difficile interpretazione e per molti non è considerato germanico, né runico. Ma abbiamo il Pettine di Vimose (160 d.C.) e il fodero di Thorsberg (200 d.C.). La terza lettera orizzontale si chiama Thorn ed è una lettera che i latini non hanno. È composto da 24 segni con suono vocalici e consonanti. Il sistema della runa ha principio acrofonico: un simbolo sta per un suono ma anche per un referente extralinguistico, una parola. Le tre serie del futhark antico si trova nell'abbecedario nordico.
- Futhark recente: si sviluppa dal IX sec in poi. Si trova solo nell'area peninsulare scandinava. Il numero dei segni si riduce a 16 e viene usato fino alla fine del XIII secolo, dopo di che si sviluppa il Futhark medioevale fino al XV secolo. Il Futhark recente è ampiamente testimoniato e a differenza dell'antico è testimoniato in iscrizioni lapidee funerarie, dove si onora un defunto. Alcune di queste sono anche abbastanza lunghe. Non lo consideriamo come testo o scrittura vera e propria perché destinato alla memoria della persona e non del testo stesso, prolungando la memoria del soggetto. Nel mondo germanico la memoria è molto importante in quanto loro non credono nell'oltretomba (alcuni guerrieri particolarmente valorosi sono selezionati dalle valchirie e portati nel regno della Valhalla ma anche loro moriranno). L'eternità si ha solo attraverso il RICORDO: i guerrieri vogliono essere valorosi così saranno ricordati e così saranno eterni. Tra le incisioni del futhark recente si trasmettono anche i primi testi. Pietra runica di Rok (Svezia), scritta intorno all'800. È una pietra scritta su due lati e mescola i due sistemi: detta di passaggio perché unisce l'antico col recente. Contiene un testo continuo. Ovviamente non abbiamo cadavere sotto la pietra. Normalmente c'è un disegno. Fino a "Ingold" è scritto in antico. L'autore è Varinn e l'ha fatta per un padre in onore del figlio morto. Inizia con un racconto leggendario. Dopo "ingold" vediamo un testo leggermente diverso, con molte sospensioni, usando il regente. In questo caso, perdendo gli 8 fonemi, una runa sta per più suoni ed è più difficile la traduzione. Inoltre ci sono le rune criptiche. Questa pietra ci testimonia che nel IX secolo l'antico era la più ovvia e semplice, mentre quello recente è quello più magico e segreto. Infatti nel recente hanno scritto cose sulla vita della persona onorata e quindi più personali.
- Futhork anglosassone-frisone: si sviluppa solo nella regione britannica e nelle coste della Frisia. Si chiama Futhork in quanto la quarta runa che è comunque identica a quella del futhark antico, si chiama OS e non ANZ: sono però la stessa cosa in quanto nel mondo anglofrisone c'è un fenomeno: le nasali davanti alle fricative cadono e le A lunghe in anglosassone vengono oscurate e quindi AN diventa O. Inizialmente è presente in oggetti metallici. Inizialmente è di 24 segni, ma poi si sviluppa dal VIII secolo, prima a 28 segni e poi a 33. Si amplia in quanto diventa sempre più una forma di alfabeto: non ha valore magico e non sta solo per gli oggetti, ma diventa un sistema fonico. Prima del IX secolo abbiamo poche iscrizioni, 23 anglosassoni e 21 frisone. (Æ si chiama ash.) La prima runa è spada di Caistor, del V secolo, "raihan = cervo" e viene indicato come primo segno effettivo della presenza dei germani in Britannia. (Questo alfabeto è quello usato da Tolkien.) Cofanetto di Franks (VII sec) contiene la leggenda di Welund (anglosassone) che è un fabbro e ci sono cigni in quanto lui e i suoi fratelli sono sposati a 3 cigne: le cigne scompaiono, i fratelli vanno a cercarle, lui resta da solo e viene catturato dai soldati di Gnor. Per non farlo scappare gli tagliano i legamenti alle gambe, ma lui si vendica e uccide i figli facendone delle coppe e ce li fa mangiare. Intorno all'immagine è scritto cosa è rappresentato. Si tratta di un oggetto d'uso e quindi non vorrebbe trasmettere, ma vuole raccontare un racconto comune a molti.
Uso e diffusione delle rune
Nel mondo anglosassone abbiamo un uso che si avvicina alla scrittura runica: croce di RUTHWELL (VIII secolo). Mondo cristiano. Ciò che conta è che questi versi si trovano anche nel poema "Il Sogno della croce" che è un testo più tardo: la poesia circolava. Compenetrazione di due tradizioni: il cofanetto ha una scrittura e una leggenda che appartengono al mondo germanico, la leggenda di Welund è pagana, mentre nella croce abbiamo una scrittura che richiama il mondo germanico, ma un contenuto ed un oggetto che parla al mondo cristiano che inizialmente non è germanico.
Inizialmente venivano usate con valore magico dai germani, la quale non è stata inventata, ma si pensa che sia stata presa e ci sono tre ipotesi:
- I germani hanno visto la scrittura greca e l'hanno copiata, copiandone solo le maiuscole: è plausibile perché è identico il numero di segni, ossia 24. La difficoltà più grave di questa ipotesi è che il popolo germanico che ha avuto contatto con la realtà greca sono stati i Goti, in quanto per primi si sono distaccati dagli altri (arrivano nel Mar Nero nel III sec d.C.). Inoltre, c'è la difficoltà grafica perché comunque sono molto diverse. È possibile pensare a un influsso romano.
- Etruschi: alfabeto che attinge da base greca e fenicia è molto simile a questa perché è fatta di bastoncini che s'intersecano tra loro. Come possono i germani essere entrati in contatto con questi alfabeti: commercio. I germani vivono nel Nord Europa, unico posto in cui si trova l'ambra: via dell'ambra unisce Italia settentrionale alla Germania e Polonia. Forse erano presenti delle iscrizioni commerciali. A sostenere quest'ultima ipotesi è l'ELMO DI NEGAU databile al 4 sec a.C., trovato in Austria, in due fosse piene di elmi. La sepoltura è quindi stata un rito. In uno dei due elmi c'è un'iscrizione benefica, harigasti teiva, ma non sono benefiche, né etrusche, sono germaniche in quanto presentano la PRIMA MUTAZIONE CONSONANTICA. (= al dio, l'ospite dell'esercito). In Romania è stato invece trovato l'ANELLO DI PIETROASELE, con l'iscrizione gutaniowi hailag: il fatto che si sia trovato in Romania un anello fatto dai goti è una prova che il futhark antico doveva essere ristretto a un elite di artigiani.
- CORNO di GALLEHUS: sono due corni, ce ne interessa uno del V sec d.C., è in futhark antico, trovato in Danimarca. Unico testo in cui abbiamo una frase di senso compiuto. Tawido verbo debole. Verso allitterante: due semiversi sono collegati dalla figura retorica dell'allitterazione: ripetizione suono iniziale.
Runologia e contesti archeologici
Stele, le rune sono contenute nel contorno e in pochi potevano leggerle, l'artigiano sì, la gente comune quasi sicuramente no. Questa è una serie funeraria, in memoria del padre. Immagine del combattimento. Nell'altra più piccola c'è una nave con un sole inciso sopra, immagine che doveva passare per la memoria e intorno la dedica dei figli: anche se è una scrittura, l'uso fondamentale non è quello di trasmettere un messaggio al lettore, ha sicuramente una funzione legata alla memoria nella fase del futhark recente e del futhork. Ci sono circa 6000 pietre funerarie o semi-funerarie, delle quali un 25% sono commissionate da donne, le quali le commissionano per ricordare il figlio o il marito morto in battaglia: questo vuol dire che le donne vedove potevano gestire il denaro in famiglia. Aspetto altamente innovativo in quanto siamo intorno al 1000, solitamente se la donna è sola non vale nulla, mentre nel mondo germanico paiono essere abbastanza paritarie.
Influenze e sviluppi storici
L'alfabeto etrusco si divide periodicamente, ma la tipologia è molto simile al futhork, eccetto la trascrizione, valore fonetico, la corrispondenza sta nei segni. Ancora più importante è la corrispondenza con l'alfabeto rumenico. CORNO DI GALLHEUS: uno dei pochi casi in cui abbiamo frasi complete. Non ci dice niente, non è un testo dove passa una parte culturale. È solo l'autore che si firma. "Io Helgest figlio di Holt, feci il corno". Oggetto probabilmente commissionato da qualcuno d'importante per il quale l'artigiano vuole identificarsi e vi inserisce la sua firma.
Codex Runicus e tradizione scritta
Quando passiamo al futhark recente e al futhork ci sono episodi che imbastardiscono l'uso magico della scrittura runica, ma nella fase più recente dopo l'VIII secolo, sia in Scandinavia che nell'isola britannica, troviamo le stele quindi un misto con la cultura romana-cristiana: stele su cui di fatto si racconta qualcosa sebbene non sia la sua funzione primaria. Il Codex è un caso unico dove l'alfabeto runico viene usato per trascrivere dei testi, come le leggi della Scania, la legislazione civile, quello che regola la vita ecclesiastica (cristiano), alcune storie ed una parte che descrive i confini tra il regno danese e quello della Scania. Il codex è scritto su pergamena nel XIV secolo. Questi cambiamenti succedono in quanto nei periodi precedenti nel mondo britannico abbiamo Cynewulf (parola anglosassone con fenomeno di palatizzazione) di cui non sappiamo niente ma che sicuramente è esistito: in 4 poesie ha inserito la sua firma in forma di acrostico usando le rune. Dato che il resto della poesia non era in runico, serviva per attirare l'attenzione sulla firma.
La tradizione germanica e la cultura cristiana
Questi esempi di uso improprio delle rune sono coevi a una cultura germanica già influenzata dalla cultura latino-cristiana (monasteri fiorenti nell'isola britannica con monasteri sia di origine anglosassone che britannica che copiano e diffondono manoscritti, già durante la croce di..). La loro cultura era orale, ma si comincia ad avere interesse anche per la scrittura, sposando questo modo di concepire la diffusione della cultura, utilizzando questo nuovo mezzo. Sono pochi gli esempi e anche limitati, sono più un esercizio.
L'alfabeto runico era sicuramente patrimonio delle popolazioni germaniche così intrinseco che nel momento in cui i popoli germanici si avvicinano a quest'altro mezzo di diffusione, si accorgono che il loro patrimonio fonetico è diverso da quello latino: se questa scrittura deve rispecchiare il modo di parlare, manca qualcosa, in quanto mancano alcuni suoni. Mancando alcune lettere, le vanno a cercare nell'alfabeto rune: il primo che utilizza le rune per il suo alfabeto è Wulfila. Se i visigoti non si fossero mai convertiti il loro passaggio a una tradizione scritta sarebbe stato molto più tardivo. Il patrimonio orale è comunque durato sempre tantissimi anni senza essere mai messo per iscritto. "Il canto dei Nibelunghi" poema epico che raccoglie molte storie e le ritroviamo nelle saghe irlandesi, nel Beowulf; è un testo anonimo che affonda le sue radici nel passato germanico di quando i germani stavano ancora tutti insieme, sono quindi leggende trovabili tra varie popolazioni. Quando passiamo dalla tradizione orale a quella scritta si ha anche il passaggio dalla religione pagana a quella cristiana.
I goti e la conversione al cristianesimo
Il primo popolo che si converte sono i Goti, divisi in Ostrogoti e Visigoti (ultimi arrivano in Spagna/ riguarda Molinari). I Goti per molto tempo non entrano a far parte dell'Europa occidentale, in quanto si sono formati come etnia sulla bassa Vistola, e dal II sec a.C. Iniziano una grande emigrazione che li porta sul Mar Nero nel III sec d.C. Dove entrano in contatto con i romani e la cultura greca.
Di loro abbiamo delle testimonianze scritte, il cui testo maggiore è il Codex Argenteus (fondo porpora e scrittura in argento, anche la copertina è rivestita d'argento e pietre preziose- quando sono così ricchi sono destinati a personaggi importanti, come vescovi o papi). Questa bibbia viene attribuita a Wulfila, consacrato vescovo nel 348 da Eusebio di Nicomedia, grande sostenitore dell'arianesimo (dopo il 325 diventa eresia, è un'interpretazione non corretta. Si differenzia dall'interpretazione ortodossa sulla figura del Cristo e sostiene molto di più la parte umana del Cristo. Gli ariani hanno idee diverse sullo spirito santo. Cristianesimo è una religione filosoficamente complessa. Nell'arianesimo l'umanità del Cristo è concepita in forza maggiore rispetto all'idea attuale. Anche quando viene dichiarato eresia, rimane comunque a Costantinopoli ed era anche molto seguito. Quindi Wulfila è consacrato secondo questo credo, portandolo avanti).
Sappiamo che è Wulfila a tradurla tramite Filostorgio di cui ne parla come traduttore della bibbia, ma anche in Socrate scolastico e Isidoro di Siviglia: traduttore e creatore dell'alfabeto utilizzato. I goti sono pagani per la maggioranza, quindi Wulfila si trova in contrasto con Atalarico autore di molte stragi e persecuzioni dei goti che si stavano per arrendere. Per questo diventa il vescovo dei goti minores, un gruppo di loro si sposta e riceve il permesso di stare lì da Costanzo II. Wulfila non è completamente gotico, è figlio di prigionieri romani, la madre è greca della Cappadocia, il padre non si sa ma dal suo nome (Wulfila) s'intuisce che sia germanico, goto. Quindi lui è sicuramente bilingue e viene educato alla religione cristiana, quindi impara anche il latino. Sappiamo anche che va svariate volte a Costantinopoli come ambasciatore per la sua capacità linguistica.
Il problema che ha è che la scrittura del suo popolo sono le rune le quali, non sono una calligrafia facile e veloce, non è predisposto da utilizzare sulla pergamena, ma su materiali impropri. Quindi non può usare la scrittura del suo popolo, ma qualcos'altro e se lo inventa prendendo spunto da ciò che ha a disposizione, ossia la maiuscolo biblica o greca (no onciale greca, l'onciale è latina). Questa scrittura (Wulfila 311-383) s'identifica intorno al 370-375 quando Wulfila era già in Nesia con i Gothi minori. Tutte le scritture sacre greche in greco erano scritte con questa scrittura: non è una maiuscola perfetta: La maiuscola è una scrittura bilineare, ossia deve essere contenuta in due linee. Le minuscole sono invece contenute in 4 linee, quadrilineari. L'onciale latina è una maiuscola che però ha qualche volta un...
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