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Letteratura e critica dantesca - filologia dantesca (nozioni propedeutiche)

Vita di Dante

Nasce a Firenze nel Maggio-Giugno 1265. (Par. "sotto il segno dei Gemelli") Giorgio Petrocchi, nel suo celebre Vita di Dante (1983), distingue tre periodi nella formazione del poeta:

  • Con maestro Brunetto Latini – cultura impegnata, militante;
  • Rapporti di amicizia e corrispondenza tra Dante e rimatori coevi (Dante da Maiano, Guido Cavalcanti, Guido Guinizzelli); del 1286-7 è il soggiorno di Dante a Bologna;
  • Dopo il 1290, morte di Bice di Folco Portinari (Beatrice), lettura e meditazione su Boezio (Consolatio Philosophiae) e Cicerone (De amicitia); frequenta probabilmente entrambe le scuole conventuali fiorentine (A) Santa Croce, francescana – Agostino, Bonaventura e i mistici; (B) Santa Maria Novella, domenicana – Aristotele, Tommaso, Alberto Magno.

1295: Elezione nel Consiglio speciale del popolo, e nel Consiglio dei Savi per l'elezione dei Priori; 1296: Consiglio dei Cento; 1300: Priore per un bimestre – culmine della carriera politica. NB. Dante fu guelfo di parte bianca. A Firenze, la situazione politica era estremamente delicata: la rivalità fra le famiglie dei Cerchi e dei Donati causò la frattura tra bianchi e neri e sanguinose lotte intestine; Dante priore dovette prendere decisioni difficili (tra le quali l'esilio di Cavalcanti), anche in ragione della politica espansionistica di Bonifacio VIII, sempre più scopertamente alleato dei Neri. 1301: Carlo di Valois, alleatosi con Bonifacio VIII, si pone a capo dei Neri e saccheggia la Firenze Bianca, tra cui la casa di Dante. 1302: Dante, non essendosi presentato al processo, viene condannato al pagamento di una multa, a due anni di confino e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non avendo pagato la multa, viene poi disposta la confisca dei beni e, nel caso in cui fosse rientrato nella sfera di potere del Comune, la morte sul rogo.

Estremamente incerte le notizie sugli anni dell'esilio, certo numerosi furono gli spostamenti (in pellegrinaggio da una corte all'altra). Nota, Par. XVII: "proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e'l salir per l'altrui scale" (profezia di Cacciaguida). Muore a Ravenna di febbre nella notte tra il 13 e il 14 Settembre 1321, mentre era ospite di Guido Novello da Polenta.

Opere

"Sperimentalismo sfrenato", la costante nell'attività di Dante secondo Gianfranco Contini. Plurilinguismo – e pluralità di toni – contrapposto al Monolinguismo – e all'unità di tono e di lessico – del Petrarca. Riflessione teorica sempre di pari passo con l'attività poetica: autocommenti, dichiarazioni in versi (ad es. il passaggio allo "stilo de la loda" dall'imitazione di Cavalcanti). La scelta del volgare, perseguita e difesa, gli ha valso il titolo di "padre della lingua e letteratura italiana". Il volgare auspicato nel De vulgari eloquentia sarebbe un modello ideale, unitario e sovraregionale – in realtà Dante tiene fermo come base il dialetto fiorentino: con l'introduzione di latinismi e neologismi, Dante decreterà il trionfo letterario del toscano.

Principali opere di Dante

1) Rime (1283-1308)

L'insieme delle liriche di Dante giunte fino a noi, con l'esclusione di quelle confluite nella Vita Nova e delle tre canzoni del Convivio. Insieme eterogeneo radunato dai filologi moderni. Allo stato attuale abbiamo 54 testi (tra sonetti, canzoni e ballate) certi e 26 testi dubbi. nb. Contemporaneità nel perseguire stili e registri anche antitetici (p.es. registro aristocratico nella lirica stilnovistica, registro comico-realistico nella tenzone). Inizialmente, dopo un apprendistato fondato sul modello del siculo-toscano Guittone d'Arezzo, la prima tappa significativa è l'adesione alla concezione cavalcantiana dell'amore doloroso (amore concepito come passione irrazionale, angoscia spirituale e tormento fisico). La tappa successiva è quella del superamento: una poesia non più basata sull'autoanalisi e sulla descrizione esclusiva dei sentimenti del poeta, ma solo sulla lode della donna amata. La donna (Beatrice) non è più solo angelica – o angelicata, ma un vero e proprio angelo mandato da Dio. Le rime più rappresentative (ma non proprio, come vedremo saranno soprattutto quelle più utili ai fini della narrazione autobiografica) confluiscono nella Vita Nova, primo romanzo in volgare italiano (meglio: prosimetro).

2) Vita Nova (1293-1294)

Trasfigurazione ideale di una vicenda reale, ossia dell'amore di Dante per Beatrice, del suo evolvere da sentimento egoistico a sentimento disinteressato e del suo rinsaldarsi dopo la morte prematura della donna. In definitiva la storia di un rinnovamento spirituale. Ma dal punto di vista poetico, la Vita Nova è una summa, un bilancio che Dante trae all'esaurirsi dell'esperienza stilnovistica. Il percorso non è dunque solo narrativo, ma anche di evoluzione stilistica. nb. Un giorno, durante una funzione religiosa, Dante si perde a contemplare Beatrice; i presenti però credono che la sua attenzione sia rivolta a una donna situata in un punto intermedio: Dante approfitta dell'equivoco, decidendo di usare tale donna come "schermo de la veritade" (è la celebre donna dello schermo). Ma il vociferare di una relazione disonesta indigna Beatrice, che toglie a Dante il saluto. Ne consegue sofferenza, e l'idea di una nuova poetica, non più egoisticamente introspettiva, ma basata sulla sola celebrazione dell'amata. Questo passaggio si espleta nella canzone "Donne ch'avete intellecto d'amore". Struttura: 3 canzoni, 1 stanza e una doppia stanza di canzone, 1 ballata, 25 sonetti; interposizioni di prosa.

Modelli:

  • De consolatione philosophiae, Boezio
  • Confessioni, Sant'Agostino
  • Rettorica, Brunetto Latini
  • Vidas (vite) e Razos (ragioni, commenti) dei trovatori provenzali
  • De Amicitia, Cicerone – amore disinteressato che ha in sé la propria ricompensa

Michele Barbi editore critico, che riprende la suddivisione arbitraria tardottocentesca in 42 capitoli. Gorni invece si serve di 31 paragrafi, con le Lamentazioni di Geremia a metà (a simboleggiare la crisi in morte di Beatrice, prima della rinascita).

3) Registro comico-umoristico

a. Sonetti della tenzone con Forese Donati, di datazione indecidibile (1283-1296). Tre coppie di sonetti (Forese Donati è fratello della Piccarda di Par. III, fratello di Corso Donati – capo dei Neri e nemico di Dante). Consistono in una schermaglia a base di violenti insulti e accuse ingiuriose; tradizione incerta sulla corretta disposizione. Ricorda anche Cecco Angiolieri.

b. Il Fiore, corona di 232 sonetti che rimaneggia e rielabora il celebre romanzo allegorico Roman de la Rose (composto in due momenti successivi da Guillaume de Lorris e Jean de Meung), pubblicato nel 1881 da Ferdinand Castets. Contini era a favore dell'attribuzione, ma gli studiosi si sono divisi nel dubbio. Anche per il Detto d'Amore (490 settenari in distici) vale la stessa questione.

4) Rime "Petrose" (1296-1298)

La definizione "petrose" si applica a 4 componimenti (2 canzoni, 1 sestina, 1 sestina doppia) scritti da Dante per una donna crudele, dura, indifferente al suo amante: una pietra. Alcuni studiosi identificarono Petra con la filosofia, altri ancora forniscono molteplici fantasiose interpretazioni allegoriche. La critica attuale sembra maggiormente incline a ravvisarvi una "donna ideale", un puro pretesto per il tema dell'amore non corrisposto. Ma "petrose" non solo dal punto di vista contenutistico, bensì anche formale: toni crudamente realistici, stile "aspro", linguaggio simbolico (dal quale consegue anche una certa oscurità semantica). Quasi coeve alla produzione comico-umoristica, non a caso. Robusto ampliamento del lessico e della gamma espressiva (tirocinio per l'Inferno, insomma). Nuovi temi: problematica dottrinaria e politica, con forte interesse per gli aspetti morali.

5) Convivio (1304-1307)

Fonda la prosa filosofica in volgare. Elaborata nei primi anni dell'esilio, l'opera doveva comprendere 15 trattati, ma s'interrompe al 4o. Testo lacunoso e pieno d'errori.

I. Giustificazione del titolo: metafora del banchetto della sapienza, "vivande" (canzoni) e "pane" (commento in prosa). Convitati sono tutti i nobili d'animo, uomini e donne, che gli impegni civili o familiari tengono lontani dagli studi. Destinata a un pubblico laico, nuovo e vasto, che non conosce il latino. Elogio appassionato della lingua volgare ("luce nuova, sole nuovo, lo quale surgerà là dove l'usato [il latino] tramonterà, e darà luce a coloro che sono in tenebre e in oscuritade, per lo usato solo che a loro non luce"). Quasi contemporaneo alla stesura del De vulgari eloquentia. Compito dell'intellettuale è di ammaestrare gli animi e diffondere la conoscenza ("inducere gli uomini a scienza e vertù").

II, III. Commento alla prima lirica del Convivio ("Voi che'ntendendo il terzo ciel movete"). Famoso passo sui quattro sensi delle scritture (letterale, allegorico, morale, anagogico). Lunghe digressioni sull'ordine dei cieli e sull'immortalità dell'anima, nonché sulle gerarchie angeliche. Terzo trattato: commento ad Amor che ne la mente mi ragiona. Tematica della donna-angelo ormai compiuta.

IV. Ovvero sulla nobiltà. Discorso politico-morale, si distacca considerevolmente dai primi tre, incentrati soprattutto sull'amore per la Filosofia/donna gentile. Le dimensioni sono raddoppiate (30 capitoli). Le dolci rime d'amor ch'io solia: esplicito abbandono della tematica amorosa. Nella concezione dantesca la nobiltà è una qualità individuale, non data dalla ricchezza o dal nome, bensì donata da Dio all'anima predisposta (Seme di felicitade messo da Dio ne l'anima ben posta), che si ottiene con l'esercizio delle virtù morali. (Concezione democratica, di nuovo). Assenza della finzione allegorica: ulteriore differenza rispetto ai tre trattati precedenti. Giustificazione della monarchia universale e sua romanità; giustificazione dell'autorità filosofica; limiti dell'autorità imperiale.

6) De Vulgari Eloquentia (1304-1305 ca.)

Secondo Contini è da collocarsi tra i primi tre libri e il quarto del Convivio. Opera incompiuta, in latino. Interrotta improvvisamente a metà del capitolo XIV del II libro. Il piano originario prevedeva almeno 4 libri. Titolo: in realtà mancante, venne introdotto da una citazione del Convivio ("doctrina de vulgari eloquentia"). Opera con finalità didattiche, enciclopedia degli stili per insegnare l'uso artistico del volgare. Inoltre giustificazione teorica della lirica in volgare, con la celebrazione dello stile più alto o "tragico". Soluzioni originali: 1- tentativo di disegnare una mappa dei dialetti italiani; 2- consapevolezza della comune origine degli idiomi romanzi e dell'instabilità delle lingue.

Importante distinzione:

  • Volgare o lingua naturale, che ognuno impara dalla nascita e che è molto differenziata
  • Gramatica o lingua secondaria, lingua convenzionale, comprensibile in vari luoghi e stabile nel tempo, che si apprende attraverso lo studio.

Seguendo le teorie scolastiche, che dichiaravano la superiorità della natura rispetto all'arte, Dante può dichiarare la maggiore nobiltà del volgare rispetto al latino. La storia del linguaggio è quella religiosa: una lingua unica e pura, poi corrotta dal castigo della torre di Babele. La "gramatica" diviene dunque necessaria per mantenere un terreno stabile, certo, di contro ai continui mutamenti dei linguaggi territoriali. Volgare ideale: viene 'immaginato' dopo che Dante, individuati e passati in rassegna 14 dialetti volgari, li scarta tutti (toscano compreso): volgare illustre, cardinale, aulico, curiale. Nella pratica, però, Dante predilige il fiorentino. Fonti: accanto a quelle filosofiche e scientifiche del Convivio, la retorica classica (l'anonima Rhetorica ad Herennium, Cicerone, Orazio). Opera perduta e poi riesumata nell'ambito della questione della lingua cinquecentesca da Gian Giorgio Trissino, venne poi discussa da Bembo a Machiavelli fino a Manzoni.

7) Monarchia (1312-1317 ca. - di certo successiva alle prime due cantiche)

Unica opera in prosa completa, in latino. Svolge, in tre libri, alcune idee fondamentali, già espresse nel Convivio e poi ribadite nella Commedia:

  • I. La necessità dell'impero: basandosi sull'assioma che il fine dell'uomo sia la conoscenza, per la quale serve la pace. Undici argomenti a scopo dimostrativo (es. l'imperatore, possedendo ogni cosa, è libero dalla cupidigia che scatena guerre e contese; un unico uomo che guidi un unico popolo a un unico fine). Dante usa come termine di paragone la nascita di Cristo sotto la pax augustea.
  • II. L'Impero romano. Giustificazione provvidenziale dell'Impero romano, basato non sulla forza ma sul diritto.
  • III. L'Impero e la Chiesa. "A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio". Netta separazione di potere temporale e potere spirituale, entrambi direttamente derivanti da Dio. Dante dichiara giuridicamente nulla la donazione di Costantino, pur considerandola autentica. Stesura probabilmente contemporanea al Paradiso, al quale vi sono alcuni espliciti riferimenti. Fortuna: Boccaccio, "Trattatello in laude di Dante", ci informa dell'improvviso successo dell'opera. Venne in seguito però giudicata pericolosa dalla Chiesa, confutata e messa all'Indice, ove rimase fino al 1881.

8) Epistole (1304-1317 ca.)

Sono 13, tutte in latino e di vari contenuti (politici, letterari-dottrinali, biografici, 3 scritte per conto di altri). Le più importanti:

  • In occasione dell'impresa italiana di Arrigo VIIo;
  • Indirizzata ai cardinali italiani riuniti in conclave (1314), che auspica un papa italiano e il ritorno alla sede di Roma;
  • XIIIo: Epistola a Cangrande, cui dedica il Paradiso e che introduce alla lettura della Commedia. Autenticità e datazione molto discusse.

9) Egloghe (a) e Quaestio de acqua et terra (b)

a. In risposta ai versi latini inviatigli da Giovanni del Virgilio, suo fervido ammiratore e professore di retorica all'università bolognese. Riesuma la poesia pastorale virgiliana.

b. Pseudoscientifico, lezione di Dante a Verona nel 1320.

La Commedia

Il titolo. L'aggettivo "divina" compare per la prima volta nella Vita di Dante del Boccaccio. Entra a far parte (indebitamente) del titolo nel 1555, nell'edizione curata da Ludovico Dolce e stampata a Venezia da Giovanni Gabriele Giolito de' Ferrari. (Inf. XVI, 128. "questa comedìa"; XXI, 2: "la mia comedìa"; Ep. XIII: "Incipit Comedia Dantis Alagherii, florentini natione non moribus" - comincia la commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nascita non di costumi).

In summa. 14.223 endecasillabi in terzine a rime incatenate, in 100 canti per tre cantiche. Ambientato: nella Primavera del 1300 (Giubileo) oppure il Venerdì Santo (7/8 aprile) oppure il 25 Marzo. Dura 7 giorni. Sulla data di composizione pareri discordanti: la tesi prevalente fa risalire l'Inferno al 1306-7 (Petrocchi però al 1304). Il Purgatorio certo dopo il 1308. Il Paradiso dopo il 1316. Francesco da Barberino sembra già conoscere l'Inferno (forse anche il Purgatorio) nel 1313-14. Negli anni 1317-19 parti di Inferno e Purgatorio vennero trascritte nei memoriali bolognesi.

Tradizione. Non esiste il manoscritto autografo (né della Commedia né di alcuna altra sua opera). Abbiamo più di 600 manoscritti che testimoniano l'immensa fortuna del poema, sia in ambienti popolari che aristocratici. Boccaccio grande dantista (mise insieme un'antologia). Si serve della "vulgata boccaccesca" anche il Bembo. Prima edizione a stampa: a Foligno, l'11 Aprile 1472, da Giovanni Numeister di Magonza. Nel Cinquecento Aldo Manuzio stampa l'edizione usata dal Bembo. Scarsa fortuna critica ed editoriale tra Sei e Settecento. 1966-67: ed. critica di Giorgio Petrocchi, basata solo sui 27 codices dell'antica vulgata (1330-35). Fonti: Perduta la biblioteca di Dante, le fonti sono da rintracciare nel testo, ragion per cui laqu

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ariosto25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia dantesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ledda Giuseppe.
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