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FIBRE

TESSILI

Schema di classificazione generale delle fibre tessili

Sono suddivise in due grandi categorie:

1. Fibre Naturali: in natura si hanno delle fibre che fanno parte dei tre regni della natura, alcune hanno origine:

 Vegetale:

• Cotone, è la fibra naturale più utilizzata al mondo, in quanto, è facile da coltivare, è facile da lavorare e ha

una lunga tradizione di impiego in quasi tutte le aree del mondo

• Lino

• Iuta

• Sisal

• Canapa

Queste fibre vengono ottenute da vegetali, ossia da piante, arbusti, in diversi modi.

 Animale:

Lana, ottenuta da mammiferi della specie Ovis Aries, ossia da pecore

o Seta, ottenuta dal baco da seta o Bombyx mori, il precursore della farfalla

o

 Minerale:

Il loro interesse per il settore dell’abbigliamento e dell’arredamento è molto limitato, in quanto si tratta di fibre molto

rigide, con una densità molto elevata, quindi anche molto pesanti.

Esiste una particolare fibra di vetro, definita vetro tessile, che viene utilizzata per abiti da lavoro.

2. Fibre Man-Made: sono le fibre più consumate al mondo e si dividono tradizionalmente in:

 Sintetiche:

• Poliestere, è la più importante dal punto di vista del mercato, viene declinata in tantissime forme e

impieghi, sia nell’abbigliamento, che nell’arredamento, che nelle applicazioni tecniche dei tessuti. Oggi il

poliestere supera la metà, in termini di volume, di tutte le fibre commercializzate al mondo.

Le fibre di poliestere sono fibre molto economiche, molto versatili e impiegate in molti settori, spesso anche

in sostituzione delle tradizionali fibre naturali, in quanto per produrre fibre di poliestere non è necessario

avere grandi estensioni di terre coltivabili, non richiedono grandi quantità di acqua, caratteristiche richieste

invece per la produzione di cotone.

Le fibre di poliestere sono riciclabili, a differenza delle fibre naturali.

• Acriliche

• Poliammidiche

• Poliolefiniche

• Elastomeriche

• Poliuretaniche

• Viniliche

Le fibre sintetiche non sono naturali, quindi non possono essere aggredite dai batteri.

 Artificiali: sono fibre prodotte dall’uomo a partire da sostanze naturali:

C ➔

Cellulosa, per gli organismi di origine vegetale rayon o viscosa: sono due fibre ottenute a partire da

o cellulosa ricavata da piante ad alto fusto, a crescita rapida, tipicamente conifere, che vengono coltivate nelle

regioni temperate, nell’emisfero nord del pianeta.

La cellulosa, viene quindi manipolata in modo opportuno e consente di costruire e realizzare le fibre.

Questo tipo di fibre può essere tinta, utilizzata e manipolata.

Queste fibre non hanno proprietà particolarmente buone dal punto di vista dell’assorbimento di umidità o

del comportamento meccanico (resistenza).

L’uomo non riesce ad ottenere industrialmente lo stesso lavoro che fa la natura, non c’è competizione tra

una fibra di rayon o di viscosa e una fibra di cotone, i chimici hanno cercato di ovviare l’elevata tendenza

all’assorbimento di umidità delle fibre di rayon o di viscosa facendo delle modifiche chimiche e hanno

prodotto delle fibre di acetato e triacetato (derivati dalla cellulosa)che partono come materia prima dalla

cellulosa, ma la struttura della cellulosa viene modificata chimicamente in modo permanente, irreversibile,

producendo fibre che non hanno più la stessa composizione della cellulosa.

Proteine, per gli organismi animali. L’unica fibra artificiale che presenta un certo interesse è l’azlon, ma ad

o oggi non sono fibre molto impiegate.

Le fibre

Se un arazzo viene osservato con un certo ingrandimento, è possibile vedere che la struttura bidimensionale, la membrana, che

costituisce il tessuto è ottenuta intrecciando oggetti monodimensionali, definiti filo o filato, a seconda di come sono costituiti,

sono sempre costituiti da un insieme di filamenti molto numerosi che vengono tenuti assieme da una leggera torsione, soprattutto

nel caso in cui questi siano costituiti da fibre corte, ma anche quando sono costituiti da fibre continue.

Il filo è costituito da filamenti singoli che hanno una lunghezza confrontabile, in molti casi uguale, con quella del filo stesso. Ad

esempio, se si svolge da una rocca un filo, ci si aspetta che il filo sia costituito da singoli filamenti che sono lunghi quanto il filo

stesso. Nessuna delle fibre naturali ha questa caratteristica, l’unica eccezione è la fibra di seta che è lunga normalmente circa 800

m, quando si svolge il bozzolo del baco da seta si ricava una fibra, un filamento singolo lungo dai 600 a 800 m, in tutti gli altri

casi si parla di centimetri, in alcuni rarissimi casi di decimetri.

Quando si assemblano fibre naturali è inevitabile che si sta producendo un filato, costituito da fibre corte intrecciate tra di loro e

ritorte in modo da dare al filato una certa consistenza meccanica.

Un filato di cotone è quindi costituito da filamenti quasi invisibili e impalpabili di fibre di cotone intrecciate tra di loro e la

resistenza che si ottiene nel filato è data solo dall’intreccio, dall’aggrovigliamento delle fibre corte.

Nel caso del filo, i filamenti sono continui e quindi lunghi quanto il filo stesso.

Il filo può essere prodotto solo con fibre sintetiche, che sono prodotte con impianti continui, che producono una fibra di lunghezza

illimitata.

È possibile manipolare il filo, ma per osservare la struttura interna è necessario un forte ingrandimento, mediante microscopio

elettronico.

La classificazione

La classificazione sottostante è tratta da una norma internazionale UNI-ISO (International Standard Organization) 6938, che è

stata poi recepita anche a livello italiano dall’ente di normazione italiana UNI, l’ente di Unificazione Italiana.

L’unificazione permette di parlare tutti lo stesso linguaggio.

In questo caso si tratta di una norma internazionale, valida in tutti i paesi del mondo.

Questa norma, specifica per le fibre vegetali, le classifica in tre categorie:

1. Fibre da seme (permette alla pianta di propagare la propria specie).

Dal seme si estrae il cotone, la pianta del cotone produce una bacca che contiene diverse centinaia di singole fibre di

cotone, all’estremità di ogni fibra di cotone è attaccato un seme, quando l’alveolo si apre, le fibre di cotone vengono

disperse nell’aria, sono molto leggere e possono percorrere distanze molto grandi.

Ad ogni fibra è quindi attaccato un seme, e la fibra è il veicolo aereo che permette di trasportare il seme lontano dalla

pianta.

L’uomo, quando raccoglie il fiocco di cotone, lo deve ripulire dal seme e isolare le singole fibre.

La pianta che produce le fibre di cotone si chiama Gossypium.

2. Fibre da libro (è una parte del tronco della pianta che si trova sotto la corteccia, ed è quella parte che la pianta usa per

trasferire l’acqua e le sostanze nutritive dalle radici alle foglie, infatti è costituita da capillari, che sono utilizzati

dall’uomo per produrre le fibre).

Nel caso delle fibre da lino, ad esempio il lino, sono fibre che si trovano nello strato subcorticale dello stelo della pianta e

servono alla pianta per trasportare per capillarità le sostanze nutritive dal basso verso l’alto, sono fibre cave, per il lino,

sono fibre di forma poligonale, che sono i capillari della pianta.

La pianta che produce le fibre di lino si chiama Linum usitatissimum.

3. Fibre da foglia (equivale all’intestino, che la pianta usa per crescere, attraverso le foglie la pianta cattura l’energia del

sole e la usa per crescere).

Le fibre da foglia vengono prodotte nelle regioni tropicali.

L’abaca, ad esempio, è estratta dalle foglie della Musa textilis, classificata textilis, in quanto il principale impiego di

queste foglie è l’impiego tessile.

Henequen, maguey, sisal e tampico, sono estratte dalle foglie del genere agave. È una pianta estremamente resistente,

che non ha bisogno di grandi quantità di acqua e si trova in tutte le regioni tropicali e sub tropicali del pianeta.

L’alfa, cresce prevalentemente nel deserto del Nord Africa (Tunisia, Marocco e Libia) ed è estratta dalle foglie della

Stipa tenacissima, che presenta delle foglie durissime. L e popolazioni autoctone usano l’alfa per fare un particolare tipo

di carta molto spessa e croccante che sembra la carta del papiro, ma si può anche usare per estrarre fibre tessili.

L’aloe e il fique sono estratte dalle foglie di piante del genere Furcraea.

Il cotone

Il cotone è tra le fibre vegetali quella più diffusa, è costituita da filamenti bianchi e lucenti a cui sono attaccati i semi della pianta

di cotone. Un tempo il cotone si raccoglieva a mano, oggi si fa meccanicamente, vi sono delle macchine che raccolgono il cotone

in fiocchi, il fiocco di fibre intrecciate viene poi pressato in grosse balle, perché il cotone si commercia allo stato quasi grezzo, la

macchina fa una lavorazione grossolana preventiva per togliere i semi e pressa le fibre raccolte in grosse balle. In base alla

provenienza da diverse regioni del mondo, le caratteristiche del cotone sono molto diverse, ci sono cotoni che hanno un colore

della fibra diverso, dal colore giallastro al colore bianco molto puro, hanno diametri e lunghezze diverse, vi sono fibre molto

lunghe e molto fini (es. cotone egiziano), altre fibre invece sono più corte e più spesse in altre regioni del mondo. Le aziende che

si occuperanno di produrre dalla fibra, il filato, sono aziende che si trovano in tutte le parti del mondo si chiamano filature o

orditure, queste aziende prendono il cotone da diverse provenienze, da diverse balle, li mischiano per ottenere filati di colore,

morbidezza e proprietà diverse.

Vi è quindi un’operazione di mescolamento delle fibre di cotone per ottenere il filato, che non viene fatto direttamente laddove il

cotone viene prodotto, ma viene fatto in tutti i paesi del mondo, il cotone infatti non è una fibra chilometro zero.

Le proprietà del cotone sono straordinarie:

 è facile da lavare

 si spiegazza

 a seconda del trattamento preliminare il tessuto di cotone si restringe di circa l’1% - 4%

 ha un’ottima resistenza meccanica

 assorbe molto bene il colore, è facile da tingere

 è molto stabile

I capi d’abbigliamento in cotone hanno una durata intrinseca molto elevata.

Nel corso della storia, il cotone è stato anche combinato con molte altre fibre.

Oggi è nell’uso la pratica di produrre non filati puri al 100% di cotone, ma i filati misti: un filato misto è costituito da una

mischia di fibre diverse, che possono essere fibre naturali come il gingan, che era ottenuto combinando cotone e seta oppure le

combinazioni di cotone e lino utilizzate soprattutto per l’arredamento, per fare asciugamani e tessuti legati per le tende, oppure

anche tessuti di fustagno.

Spesso, oggi il cotone viene mescolato con fibre sintetiche perché la fibra sintetica, prodotta come filamento continuo liscio di

lunghezza illimitata, può facilmente essere arricciata con un’operazione di crettatura e poi tagliata a una lunghezza a piacere,

usando in mischia il poliestere con il cotone, si mescolano due fibre arricciate, si legano all’interno del filato, si ha un

aggrovigliamento meccanico che va a beneficio della resistenza del filato e si può graduare la lunghezza delle fibre a proprio

piacimento, se si producono fibre lunghe si avrà un filato più resistente, se si producono fibre corte, si avrà un filato più morbido.

È estremamente importante, anche per avere buone caratteristiche del filato di cotone, che esso non sia cotone puro al 100%, ma

sia in mischia con fibre sintetiche piuttosto che con fibre naturali.

Il difetto principale del cotone, comune anche ad altre fibre naturali, come la lana, è l’infiammabilità.

Spesso viene utilizzato in mischia con altre fibre che sono ignifughe o resistono molto meglio alla fiamma diretta.

È possibile sottoporre i tessuti di cotone a trattamenti chimici che li rende flame retardant, ossia resistenti alla propagazione della

fiamma.

Il cotone è poco elastico, quindi è facilmente gualcibile, questo inconveniente può essere evitato facendo trattamenti chimici

antipiega.

L’industria, anche se prende una sostanza naturale, da fonti rinnovabili come il cotone, poi la sottopone a una serie di trattamenti

che di naturale non hanno molto.

La maggior parte dei cotoni in commercio oggi non è naturale, si è partiti da una sostanza naturale, ma poi la si è trattata in tanti

modi per soddisfare i clienti.

Per superare il problema del restringimento dovuto al lavaggio, il cotone viene usato in mischia con il poliestere oppure si

sottopone a un trattamento chimico di antirestringimento.

Tutti questi trattamenti, prendono il nome di finissaggi, non esiste una fibra che venga messa in commercio senza trattamenti di

finissaggio, che possono essere fatti sulla fibra stessa, sul filato o sul filo che dalla fibra si ottiene, o sul tessuto, e servono a

modificare le proprietà della fibra, del filato o del tessuto, per renderlo adatto allo scopo.

Di fatto, tutti i prodotti tessili, che si utilizzano, sono man made, sono stati non solo prodotti dall’uomo, ma anche manipolati dal

punto di vista chimico e/o fisico da parte dell’uomo.

Il lino

Il lino è una delle fibre tessili più antiche, era già conosciuto 4000 anni fa, forse prima, ma non si hanno reperti archeologici

precedenti ai 4000 anni fa, sono i reperti che sono stati trovati nelle tombe dell’antico Egitto, in ambienti sigillati dove non è stato

possibile per i batteri andare a intaccare il contenuto.

Il lino era usato nell’antico Egitto perché veniva considerato come un simbolo di purezza per via del suo colore bianco

immacolato.

È una fibra corticale, ricavata dallo strato al di sotto della corteccia dello stelo della pianta del lino. La pianta del lino è una pianta

che cresce rapidamente e raggiunge un’altezza di circa 1.5 m, la fibra originariamente ha una lunghezza di circa 1 m, viene poi

macerato in acqua e viene scomposto in fibre elementari, da sotto la corteccia, viene tirato via un insieme di fibre elementari, la

fibra tecnica, che viene poi macerata e sottoposta a trattamenti di sfaldatura per ricavare le fibre di lino che sono molto più corte

(qualche cm o al massimo una decina di cm).

L’uso di filati di puro lino per fare i tessuti è molto raro, il lino spesso viene usato in mischia con il poliestere, per mantenerne le

caratteristiche di morbidezza e capacità di assorbire l’umidità, ma semplificare la cura dei tessuti.

Il lino è intrinsecamente una fibra resistente agli strapazzi, resistente al lavaggio e alla bollitura, non si sfilaccia però come si

stropiccia molto facilmente e si restringe con % dal 5% al 7%.

È un tessuto intimo, è adatto ad essere portato sulla pelle, ma viene usato anche nelle zone più private della casa, come la camera

da letto, la cucina e il bagno.

Oggi l’industria tessile promuove molto il lino come materiale di rivestimento.

Il lino è utilizzato anche per la biancheria, è molto tenace, specialmente se bagnato, però non è isolante, quindi non tiene al caldo

durante l’inverno, in estate dà una gradevole sensazione di freschezza.

Le fibre del lino sono più dure e più rigide di quelle del cotone, tessuti fatti con filati di lino sono piuttosto rigidi, perché la fibra lo

è e quindi lo è il filato e di conseguenza il tessuto.

 fibra = mattone elementare

 filato = insieme di fibre attorcigliate assieme

 tessuto = ottenuto da filati intrecciati tra di loro

Il lino è molto tenace e molto durevole, però è poco elastico, si allunga solo del 2%, poi si rompe.

Si sgualcisce con grande facilità, infatti si possono fare trattamenti per ridurre la gualcibilità e trattamenti antirestringimento.

Il lino ha diversi colori, è tendente al giallastro o al marrone, per ottenerlo bianco è necessario fare dei trattamenti di

sbiancamento.

Originariamente in Europa, il lino veniva coltivato in tutta la fascia temperata a Nord delle Alpi.

Oggi è coltivato molto poco in Europa, lo si coltiva in altre regioni del mondo, in Russia e in Cina.

Esempi di tessuti prodotti nelle Fiandre all’inizio del secolo:

La classificazione

La classificazione sottostante è tratta da una norma internazionale UNI-ISO (International Standard Organization) 6938, che è

stata poi recepita anche a livello italiano dall’ente di normazione italiana UNI, l’ente di Unificazione Italiana.

Questa norma, specifica per le fibre animali, le classifica in due categorie:

1. Fibre da insetti e molluschi

Si possono ottenere fibre di seta da insetti come il baco da seta Bombyx mori, ma si possono ottenere anche da

molluschi bivalvi, un esempio di fibra ottenuta da un mollusco bivalvi Pinna nobilis è il bisso.

Altre fibre possono essere secrete da larve di insetti, ma la più nota e la più impiegata è la seta.

Oggi il mercato della seta è di poco inferiore all’1% di tutte le fibre che vengono commercializzate.

Il baco da seta deve essere ucciso prima che diventi una farfalla, perché altrimenti rompe il bozzolo, rompe la fibra per

uscire e non si può più utilizzare il bozzolo.

Di solito, questi insetti vengono allevati su piante di gelso, i bachi crescono e quando giunge il momento della

metamorfosi, si rinchiudono nel bozzolo secernendo due filamenti ai lati della bocca, che sono filamenti triangolari, con

le zampette il bruco unisce questi due filamenti usando come colla la sua bava e poi pazientemente tesse il bozzolo con

un filo che è lungo 1.5 km, una volta terminato il bozzolo, dopo un certo periodo, che tipicamente è di due settimane, il

bruco si trasforma in farfalla e se ne esce svolazzando, questo non può essere permesso, quindi si prendono i bozzoli,

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Ingegneria industriale e dell'informazione ING-IND/15 Disegno e metodi dell'ingegneria industriale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FashionPolimii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Materiali e tecnologie per la moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Frassine Roberto.
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