Fernando de Rojas
Fernando de Rojas nasce nel 1465 da una famiglia di conversos a Puebla de Montalbán (vicino Toledo). Si trasferisce a Salamanca, dove studia alla facoltà di Diritto. Come ogni studente universitario, prima di intraprendere gli studi giuridici, frequenta la Facoltà di Arti ed è proprio durante questi anni che molto probabilmente entrò in contatto con le commedie latine, e con i testi della letteratura castigliana, in particolare la poesia d’amore dei canzonieri e la Carcel de Amor di Diego de San Pedro.
Nel 1498 diventa avvocato e ritorna nella città di nascita, dove si sposa con Leonor Álvarez de Montalbán, anch’ella figlia di conversi. Nel 1507 si trasferiscono a Talavera de la Reina e nel 1525 viene coinvolto in un processo inquisitoriale contro il suocero, il quale era sospettato di praticare segretamente l’Ebraismo. In seguito diventa il sindaco della città di Talavera de la Reina. Muore tra il 3 e l’8 aprile del 1541.
La Celestina
Trama
Si presenta come una parodia dell’amor cortese: Calisto corteggia Melibea fallendo e poi tradendo lo stile cortese, i due si posseggono carnalmente. Il finale è triste: Calisto muore mentre scende le scale che l’hanno portato nel giardino della bella amata, mentre Melibea si suicida buttandosi dal balcone della sua casa. Nella prima edizione dell’opera la storia si incentrava sui due innamorati ma in seguito, l’autore ha incentrato l’attenzione sul personaggio della Celestina, la fattucchiera della storia, colei che cerca di favorire l’amore tra Calisto e Melibea, ma soltanto per scopi personali.
Edizioni
L’opera viene pubblicata per la prima volta anonimamente nel 1499 a Burgos con il titolo Comedia de Calisto y Melibea. La seconda edizione appare a Toledo nel 1500 e la terza a Siviglia nel 1501 con lo stesso titolo della prima edizione. Tutte e tre le edizioni contenevano 16 atti. Le ultime due edizioni però, introdussero alcune importanti novità, ovvero l’aggiunta di una serie di testi ad apertura e chiusura dell’opera.
Ad apertura si trovavano due testi: una lettera dell’autore a un amico, con la funzione di prologo, e un componimento in ottave, nel quale lo stesso autore spiegava i motivi che lo avevano indotto a portare a termine l’opera ritrovata. In chiusura della commedia, invece, si trovava un altro componimento in ottave, dovuto al correttore dell’opera Alfonso de Proaza.
Inoltre, mentre la prima edizione apparve anonima, le edizioni successive affidarono il segreto dell’identità dell’autore all’acrostico contenuto nelle ottave introduttive, dalle quali, una volta decifrate, il lettore poteva scoprire il nome dell’autore che aveva terminato l’opera.
Nel 1502 Rojas apporta diverse modifiche all’opera: l’interpolazione di 5 nuovi atti (quindi da 16 diventano 21), l’aggiunta di un nuovo prologo in prosa nei testi introduttivi.
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