Fermentazioni e sintesi proteiche
I microrganismi ruminali utilizzano per le proprie sintesi proteiche solo quantità modeste di amminoacidi direttamente provenienti dall’alimento, mentre impiegano soprattutto amminoacidi da essi sintetizzati ex novo. Per questa sintesi necessitano di azoto in forma ammoniacale che si procurano sia a partire da fonti di azoto non proteico sia con la degradazione delle proteine alimentari.
Con questo termine si intende l’attività di scissione delle proteine operata dai batteri che, contrariamente alla digestione dei monogastrici, non si ferma alla liberazione degli amminoacidi, ma prosegue distaccando da questi il gruppo amminico che viene poi trasformato in ammoniaca. L’ammoniaca liberata dalla degradazione viene incorporata dai batteri nelle sintesi amminoacidiche e proteiche necessarie per la moltiplicazione di nuove cellule e per il loro accrescimento.
I fabbisogni di ammoniaca della micropopolazione ruminale dipendono dunque dalla sua capacità di moltiplicazione e crescita, che è a sua volta direttamente in relazione con la disponibilità di energia e di scheletri carboniosi, derivanti dalla fermentazione delle proteine ma soprattutto da quella dei carboidrati di riserva, come l’amido.
Eccesso e deficit di ammoniaca
Se la produzione di ammoniaca eccede la capacità di incorporazione consentita a livello di carboidrati facilmente fermentescibili della dieta, l’ammoniaca in eccesso si accumula nel rumine e da qui passa attraverso la parete ruminale entrando nel circolo sanguigno e viene inviata al fegato dove viene trasformata in urea. L’urea è meno tossica dell’ammoniaca e può quindi rientrare nel circolo sanguigno per essere eliminata con le urine.
Questo fatto si risolve in uno spreco di proteine alimentari, che vengono degradate senza essere utilizzate né dai batteri né dal ruminante, e può anche creare uno stato di affaticamento epatico o addirittura di intossicazione dell’animale. Poiché l’urea può essere inoltre eliminata con la secrezione mammaria, può passare nel latte e creare problemi nella caseificazione.
Al contrario, si può verificare la situazione in cui la disponibilità di proteina degradabile per i batteri è insufficiente rispetto alle loro capacità di sintesi e quindi la concentrazione di ammoniaca nel liquido ruminale è inferiore a quella che potrebbe essere effettivamente utilizzata. In questo caso una fonte endogena di azoto è fornita dall’urea normalmente contenuta nel sangue. Attraverso queste vie una certa quantità di urea può entrare nel rumine ed essere trasformata in ammoniaca per essere utilizzata.
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