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Evoluzionismo e comunicazione

Introduzione: comunicazione intra e interspecifica

Spiegare l’evoluzione dei processi di comunicazione intra e interspecifici riferendoci particolarmente ai comportamenti comunicativi che coloro che appartengono ad una determinata specie, rivolgono ad altre specie animali. Vi sono varie ipotesi sul significato evolutivo della comunicazione interspecifica. Alcune si basano sulla condivisione di attivazioni sensoriali tra animali di specie diverse per raggiungere un obiettivo comune, altre sulla condivisione di meccanismi neuronali (neuroni specchio) che consentono una sorta di comunicazione empatica al fine di economizzare gli sforzi e stabilire se una determinata azione (cattura/fuga) sia produttiva. La terza ipotesi ci spiega come la comunicazione interspecifica servirebbe per comunicare al predatore la propria condizione fisica e prontezza alla fuga, per evitare uno spreco energetico per preda e predatore.

Per Zahavi, la comunicazione interspecifica è un esempio della ‘’selezione per handicap’’: un comportamento all’apparenza svantaggioso, viene selezionato o perché è utile far notare al predatore la propria forza o possibilità di fuga, o perché dimostra a nemici e conspecifici che egli riesce a sopravvivere nonostante il comportamento o la conformazione fisica non sia funzionale o costituisca un rischio. Una sorta di comunicazione vantaggiosa, in quanto consente di economizzare gli sforzi di preda e predatore.

In questa chiave di lettura, anche i comportamenti e comunicazioni intraspecifiche altruistiche, assumono un significato individualistico e interspecifico. Si cerca di dimostrare anche come alcune specie animali presentino un’intelligenza machiavellica, siano in grado di ingannare i predatori e i conspecifici a vantaggio di se stessi o della propria prole.

Gli studiosi hanno tentato di rintracciare negli animali, abilità ritenute esclusivamente umane. Fitch ha rilevato nell’abbassamento della laringe umana un vantaggio di economizzazione degli sforzi per la simulazione vocale dell’incremento della propria stazza, sforzo invece attuato da molte specie animali. Nel sapiens la liberazione da questi sforzi ha consentito la rifunzionalizzazione di queste strutture per l’articolazione vocale, una tipologia di comunicazione vantaggiosa e potente ma rischiosa per la separazione tra funzione respiratoria e nutritiva. Un tratto selettivamente svantaggioso si è rivelato utile per scopi comunicativi.

Il principio dell’handicap si ritrova anche in strutture anatomiche, come nel caso del fenomeno della gracilizzazione, che ha condotto il sapiens ad una riduzione delle strutture del corpo e in particolare dei muscoli facciali dedicati alla masticazione. La diminuzione degli apparati mandibolari ha liberato le strutture nutritive da compiti masticatori rendendole ‘’disponibili’’ per una rifunzionalizzazione articolatoria.

Comunicazione negli animali

La comunicazione di una specie è essenziale per la sopravvivenza della stessa. Anche la comunicazione intraspecifica finalizzata a uno degli aspetti centrali per la vita dell’individuo, quali ad esempio la riproduzione e trasmissione dei caratteri, è oggetto di selezione naturale, cioè si evolve e stabilizza all’interno della popolazione tramite scelte e vincoli.

Un messaggio affinchè sia percepito come un messaggio diretto deve differenziarsi in modo significativo dall’ambiente. Questa differenziazione può essere ottenuta in diversi modi, a seconda del canale adottato da ogni singola specie per quel determinato compito. La comunicazione intraspecifica si caratterizza per l’emissione di un segnale la cui ricezione produce benefici per emittente e ricevente.

L’idea della comunicazione come passaggio d’informazione vantaggioso e adattivo si basa sulla descrizione di modelli animali a forte organizzazione sociale, come api e formiche, spesso utilizzati come metafora (a partire dalla filosofia greca) dell’armoniosa organizzazione sociale basata sull’ottimizzazione delle risorse tra i membri del gruppo.

La comunicazione ottimale: il modello degli insetti sociali

  • Presenza nello stesso gruppo di generazioni diverse
  • Cura cooperativa della prole
  • Divisione del lavoro utile al fine del mantenimento del nido e della sua difesa da attacchi esterni

Descriviamo l’organizzazione sociale e comunicativa delle api. L’ape domestica vive in un alveare, caratterizzato da numerosi individui di diverse generazioni a tre caste differenti. L’ape regina è l’unica femmina fertile in grado di accoppiarsi con appartenenti maschi (i fuchi). Le altre femmine (le operaie) costituiscono la casta più numerosa: sterili e addette al mantenimento, alla cura e alla difesa della colonia. La regina ha il compito di deporre le uova e mantenere la coesione della colonia.

I compiti di ogni membro sono rigidamente stabiliti da comportamenti e ‘’azioni chimiche’’ della regina. Dopo l’accoppiamento col fuco (il quale muore), la regina depone da 2000 a 3000 uova e quelle non fecondate produrranno i futuri fuchi, mentre quelle fecondate le femmine operaie. L’alveare è dunque un insieme stabile di individui la cui funzione pro-alveare è co-definita dall’azione di comunicazioni chimiche operate principalmente dalla regina. L’alveare è una sorta di ‘’superorganismo’’ che raggiunge l’efficienza grazie alla rigida suddivisione dei ruoli e ad un alto grado di coesione.

Le api domestiche sono famose per un tipo di comunicazione, la danza. Karl von Frisch fu il primo a descriverle individuando diverse tipologie di produzione di segnali, ognuna delle quali aveva un preciso scopo. Quella circolare viene eseguita da un’ape operaia esploratrice: quando trova una fonte di cibo a meno di 100 metri dall’alveare torna all’alveare descrivendo cerchi e cambiando spesso direzione. Alla fine rigurgita una goccia di nettare per poi spostarsi in una parte dell’alveare e ripetendolo l’azione. Dopodiché ritorna alla fonte di cibo. Subito dopo un numero elevato di api la raggiunge.

La danza dell’addome è caratterizzata tramite movimenti precisi, non solo della presenza del cibo, ma anche della distanza, quantità e difficoltà di reperimento. Quando la fonte è lontana dall’alveare, l’addome viene mosso di continuo, movimento ripetuto per diversi minuti e con velocità differenti a seconda della distanza di cibo (maggiore distanza=maggior rallentamento). La comunicazione fisica delle api è finalizzata esclusivamente al mantenimento dell’alveare.

Tipologie di comunicazione

La nozione di comunicazione è suddivisibile in due categorie: quella non intenzionale (trasmissione involontaria) e intenzionale (informazioni trasmesse in modo che il ricevente possa prendere effettiva coscienza). Si realizza una comunicazione nel momento in cui un emittente mette in atto intenzionalmente un comportamento di codifica dell’informazione, la trasmette attraverso un canale fino al ricevente che la percepirà e la decodificherà come significativa.

Questa definizione è generica e applicabile a qualsiasi dominio conoscitivo, animale o umano come anche naturale o artificiale. Watlzawick è il fautore dei cinque assiomi della comunicazione umana:

  • Non si può non comunicare
  • Ogni comunicazione presenta due livelli: comunicativo e di relazione
  • La natura di ogni comunicazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione
  • Gli esseri umani possono comunicare sia attraverso la via numerica (linguaggio) che attraverso quella analogica (linguaggio del corpo)
  • Tutti gli scambi sono simmetrici e complementari

La comunicazione viene definita come lo scambio tra emittente e ricevente che non presuppone solo il messaggio, ma la relazione di codifica e decodifica attraverso un canale tra un sistema e un altro della stessa natura o differente. Questa definizione è stata utilizzata per descrivere anche quella animale, dove però i requisiti della codifica formale in simboli astratti e convenzionali, come anche la comunicazione relazionale non si verificano.

I meccanismi formali alla base della comunicazione sono stati affrontati da Shannon che ha tentato di individuare un criterio funzionale con il quale ‘’pesare’’ le informazioni. L’oggetto di studio è l’unità di informazione trasmissibile da una macchina all’altra. Il problema centrale della comunicazione è riprodurre un messaggio al di fuori del contesto semantico della performance linguistica umana. Shannon propone un modello astratto di funzionamento della comunicazione applicabile alle macchine che non pretendeva di descrivere la comunicazione umana. Anche quella animale è stata descritta sulla base di questi modelli astratti.

Gli animali non umani, gli esseri umani e le macchine condividono non l’intelligenza, ma la possibilità di trasmettere efficacemente segnali. La comunicazione umana e animale si caratterizza anche per il significato che assume.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Pennisi Antonino.
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