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I segnali sono adattativi e vantaggiosi per entrambi gli individui coinvolti nell’interazione: per

questo subiscono una selezione positiva.

solo messaggi attendibili: se l’emittente produce un segnale credibile,

Vengono quindi selezioni

questo provoca la reazione voluta nel ricevente che modificherà il suo comportamento

selezionando così il segnale credibile.

I segnali nella teoria di Zahavi provengono da un processo evolutivo: da aspetti che non erano

segnali dall’inizio. L’esempio tipicamente riportare è quello della coda del pavone: i pavoni più

grandi con una coda lunga possono gestire meglio direzione e stabilità dei movimenti aerei. Le

femmine che preferivano accoppiarsi con i pavoni di dimensioni maggiori per migliorare la propria

fitness, li selezionavano in base alla lunghezza della coda.

Secondo Zahavi, man mano che le femmine preferivano i maschi con la coda più lunga, i

maschi traevano un vantaggio riproduttivo dal fatto di possedere una cosa dalle dimensioni al di

sopra di quelle ottimali. I maschi del pavone hanno superato la lunghezza ottimale della coda

perché questo garantiva loro il vantaggio di essere scelti.

Il segnale si sgancia dal valore funzionale: i pavoni in grado di trascinare un fardello pesante

che gli impedisce i movimenti repentini sono anche quelli che possiedono una corporatura

maggiore e una maggiore attrattività sessuale.

Zahavi è convinto che la teoria sulla selezione e funzione dei segnali comunicativi possa dare

spiegazioni di molti comportamenti, soprattutto sociali, facendo emergere dai margini degli studi

etologici la comunicazione interspecifica, indicando nella relazione tra preda e predatore uno dei

momenti evolutivamente più importanti di selezione dei tratti morfo-funzionali.

C 2. S ,

APITOLO ELEZIONE DI GRUPPO PARENTALE E INDIVIDUALE

L’obiettivo dell’etologia era di raccogliere informazioni sui comportamenti animali non per

confrontarli con quelli umani, ma per descrivere e catalogare le tipologie comportamentali tipiche di

ogni specie.

Il metodo d’indagine consisteva nell’applicare ai comportamenti degli animali e delle persone

quei metodi divenuti d’uso corrente e naturale negli altri campi della biologia dopo Darwin e

formulare gli interrogativi secondo questo criterio.

Gli etologi hanno cercato di rintracciare nella relazione tra componente innata (comportamenti

stenotipici, che compaiono durante lo sviluppo dell’animale senza necessità di apprendimento,

caratterizzati da stereotipizzazione e rigidità di esecuzione, connessi al DNA) e componente

appresa del comportamento (comportamenti euritopici, appresi e flessibili) la caratterizzazione

comportamentale delle specie animali da un lato e la possibile correlazione con altri

comportamenti presenti in altre specie animali imparentati o meno filogeneticamente.

Per comprendere un comportamento, secondo Tinbergen, è necessario porsi quattro domande:

- Domande sullo sviluppo ontogenetico

- Domande funzionali

- Domande filogenetiche

- Domande meccanicistico-fisiologiche

Nelle prime analisi etologiche si dava per scontato che un comportamento o una funzione, se

presenti, doveva esserci una motivazione adattativa, un vantaggio dunque.

Zahavi descrive questa tendenza: ‘’le teorie sviluppate in quel periodo per spiegare il significato

adattativo di quel comportamento non miravano alla spiegazione finale del perché quel

comportamento dovesse funzionare in quel modo. Spesso ci si riferiva alle cause prossime del

comportamento’’.

Le osservazioni sperimentali dei comportamenti animali venivano condotto con lo scopo di

spiegarne le ragioni immediate.

Il modello di spiegazione usato per i comportamenti sociali è quello della ‘’selezione di gruppo’’,

se comporta benefici all’intero gruppo.

secondo cui una funzione è adattativa

Secondo l’etologia classica la comunicazione intraspecifica doveva essere adattativa e

attendibile: i segnali venivano selezione per produrre informazioni chiare in modo che l’intero

gruppo potesse beneficiarne.

La selezione di gruppo contravveniva, però, a uno dei criteri fondamentali della teoria

darwiniana: il bersaglio della selezione naturale non è il gruppo o la specie, ma il singolo individuo

con le sue caratteristiche fenotipiche, biologiche e i suoi comportamenti.

Quest’ipotesi, di Wynne-Edwards, ha aperto un dibattito: secondo alcuni etologi la selezione

naturale può agire a livello di gruppo (group selection) mentre altri, sostengono che quest’ipotesi è

incoerente dimostrano che molti comportamenti ‘’pro-sociali’’ in realtà hanno risvolti vantaggiosi

per il singolo individuo e che è un modello ‘’solidaristico’’ non è rintracciabile. La selezione naturale

agirebbe così sull’individuo ‘’approfittatore’’.

La difficoltà di definire in maniera univoca le caratteristiche della comunicazione animale

dipende dalla vastità delle manifestazioni comunicative. I criteri definitori di un atto comunicativo

animale oscillano sempre tra presenza/assenza di volontarietà della trasmissione, di vantaggi per il

ricevente e vantaggi per il mittente.

Ad essere accettato da tutte le definizioni di atto comunicativo è che questo induce un

cambiamento nel comportamento del ricevente. Questo aspetto ha spostato l’interesse proprio

sull’interpretazione della reazione del ricevente, piuttosto che sul significato del messaggio del

mittente.

2.1. Q UANDO COMUNICARE UN HANDICAP È UTILE PER SOPRAVVIVERE

Secondo Zahavi, la maggioranza delle teorie sulla comunicazione animale è viziata da un

errore di fondo: considerare gli atti sociali dal punto di vista del ricevente.

La tesi fondamentale di Zahavi è che una comunicazione animale è definibile tale se i soggetti

presentano un interesse comune. Questo assunto vale in misura maggiore per le comunicazioni

tra specie differenti.

Secondo Zahavi le comunicazioni interspecifiche sono finalizzate alla realizzazione di un

principio evolutivo: l’economizzazione degli sforzi. Bisogna quindi focalizzarsi sul significato del

messaggio trasmesso dall’emittente: l’atto comunicativo è un atto di cooperazione tra emittente e

ricevente, entrambi segnalano un interesse comune.

Ad esempio, le modalità di predazione dei Garruli ci fanno notare come i rapaci hanno successo

solo quando colgono di sorpresa i garruli. Un rapace ‘’segnalato’’ dall’intero gruppi dei garruli non

ha nessuna speranza di riuscire a predarli. La segnalazione dei garruli è un vantaggio sia per il

rapace, che può cambiare zona di caccia, sia per i garruli stessi che evitano un attacco a sorpresa.

Il vantaggio comune è dunque l’economizzazione di una caccia prolungata.

Ma cosa impedisce ai garruli di mentire ed emettere richiami continui così da essere al riparo da

attacchi costantemente? Il fatto di diventare facilmente il pasto di un predatore che lo attacca di

dev’essere attendibile.

sorpresa. La comunicazione quindi

Oltre ai segnali d’allarme, il rapporto tra preda e predatore assume una connotazione

comunicativa, nella teoria di Zahavi.

In natura alcuni animali non cercano di allontanarsi ma si mimetizzano. Addirittura c’è chi si

rende ben visibile comunicando col proprio nemico.

Questo comportamento viene definito Mobbing. Le piccole prede insieme ad altre specie che si

uniscono alla folla, segnalano la presenza del predatore da metterlo in pericolo, attraendo

predatori più grandi. Gli uccelli che mobbizzano il predatore sono catturati solo occasionalmente.

Questa tecnica viene utilizzata da molte specie animali e viene eseguito a distanza così ravvicinata

da costituire un handicap. Tra preda e predatore vi è una comunicazione: la preda invia messaggi

chiari al predatore che cerca di valutarne l’attendibilità.

Zahavi ha dimostrato che alcune attività apparentemente cooperative, in realtà vengono esibite

per accrescere il prestigio sociale, attività ritrovate nei garruli. I garruli compiono gesti che vengono

interpretati come altruistici. Oltre all’attività di sentinella durante il foraggiamento degli altri membri

del gruppo, un garrulo sfama i pulcini che non sono propri figli e rischia la vita per salvare altri

membri e cede il proprio cibo per sfamare altri membri adulti (allonutrizione). Sembra che i garruli

si spendano per i membri del gruppo ma vi è un comportamento che non coincide: il garrulo

COMPETE per essere altruista.

Competere per essere il più altruista è un segnale ‘’penalizzante’’ per l’individuo per dimostrare

al gruppo le sue doti e confermare il proprio prestigio.

Mostrare un handicap, investire in comportamenti rischiosi è un vantaggio: più si è in salute, più

si è in grado di resistere a situazioni rischiose più si è adatti a sopravvivere. Questa conclusione

mette in discussione il ruolo della selezione sessuale e della parentela: a trarre vantaggio è di

sicuro il singolo individuo.

2.2. R :

ILEGGERE LA SELEZIONE NATURALE SELEZIONE DEL SEGNALE VS SELEZIONE SESSUALE

Zahavi propone un modello di selezione che tiene conto della differenza tra aspetti funzionali e

comunicativi di un comportamento.

La selezione sessuale, chiamata in causa per motivare la presenza di tratti controadattivi,

secondo Zahavi costituisce una spiegazione debole e inadeguata.

La selezione sessuale dipende dal successo di certi individui dello stesso sesso in relazione

alla propagazione della specie mentre, quella naturale dal successo di entrambi i sessi, a tutte le

generali di vita. La lotta all’interno dello stesso sesso è di due tipi: una

età, correlate alle condizioni

è quella tra individui dello stesso sesso (maschi solitamente), per allontanare e uccidere i rivali,

mentre le femmine rimangono passive; l’altra si svolge tra individui dello stesso sesso per attrarre

o eccitare quelli del sesso opposto, dove le femmine non sono più passive ma scelgono il

compagno più piacevole.

Zahavi propone che l’azione della selezione naturale agisca su due processi distinti:

- Selezione utilitaristica - Efficienza del singolo tratto (efficacia, più un tratto favorisce la

sopravvivenza, più viene selezionato)

- Selezione del genale selezionati indirettamente e in relazione alla credibilità che il singolo

riesce a mostrare

2.3. U ? C ,

NA INTELLIGENZA MACHIAVELLICA OMUNICAZIONE INGANNO E PREZZI DA PAGARE

Anche gli animali non umani mentono e in ambito etologico, vari autori hanno cercato di

descrivere alcuni comportamenti come ingannevoli.

Molte specie animali sono in grado di ingannare i predatori o i conspecifici a vantaggio della

proprio prole o di sé stessi, e sono quindi dotati di un’intelligenza machiavellica.

Ad esempio, il piviere esibisce il comportamento noto come ‘’finzione dell’ala spezzata’’. Questi

uccelli, che nidificano per terra, se un predatore si avvicina si allontanano dal nido camminando

con un’ala in mostra, mettendosi in mostra al predatore, manifestando un comportamento tipico di

protezione delle uova. Questo comportamento però presenta caratteristiche tipiche della

stenotipicità e del controllo genetico. Il piviere continua la sua finzione anche quando il predatore

ha consumato il pasto con le uova dimostrando la rigidità di un’attività innata.

Comunicare un handicap è vantaggioso, soprattutto tra specie diverse, soprattutto se permette

di determinare qualche forma di economia.

Il principio dell’handicap ha costituito una proposta rivoluzionaria: si tratta di un modello

innovativo che sposta l’attenzione dalla relazioni intraspecifiche a quelle interspecifiche

rilevandone il valore adattivo.

L’ipotesi di Zahavi ci dice che gli studi più interessanti sono quelli che cercano di capire la

condivisione di informazioni tra specie diverse.

E’ quindi plausibile ipotizzare la presenza di capacità in specie che, come sostenuto da Zahavi,

condividono evolutivamente un obiettivo comune: trasmettere informazioni per evitare di effettuare

azioni dispendiose, economizzando così gli sforzi.

C 3. E , ,

APITOLO CONOMIA SELEZIONE EXAPTATION

Grafen ha riformulato il principio dell’handicap in un modello matematico.

Il principio dell’handicap è un principio strategico, illustrato tramite la teoria dei giochi, ma

abbastanza semplice da non richiedere nessuna spiegazione formale. Questa discussione si

concentra nell’unica variabile controllabile e contestabile dell’handicap: il costo.

Nella prima versione, sia gli individui di alta qualità che di bassa esibivano il segnale costoso e

solo quelli di alta qualità sopravvivevano.

Nella seconda versione, l’alta qualità viene pagata solo da coloro che possono sopportare il

prezzo, cioè individui di alta qualità che garantiscono l’attendibilità del segnale. Color che non

possono sostenere il costo del segnale o non lo producono o ne esibiscono uno di minore

intensità, con l’attendibilità del segnale che resta immutata. Nel primo caso parliamo di ‘’handicap

condizionato’’ e nel secondo di ‘’handicap rivelatore’’.

I modelli recenti sull’attendibilità e stabilità dei segnali criticano la proposta di Zahavi sulla

all’interno dei sistemi di comunicazione naturali sostenendo che è difficile

diffusione di handicap

che si verifichino sul campo, proponendo spiegazioni teoriche e implicazioni logico-matematiche.

Zahavi ha applicato il principio dell’handicap a tutti i segnali comunicativi del mondo animali,

incluso il linguaggio. Il linguaggio verbale è il sistema comunicativo adottato dall’uomo per

comunicare con conspecifici e altre specie animali, ma non è l’unico.

Il linguaggio non è facilmente inseribile nella definizione etologica di sistema di comunicazione

perché per Zahavi, non è l’unico né il più adatto per esprimere determinati segnali, sia perché può

essere utilizzato per altro e non necessariamente per comunicare (basta pensare al discorso

interiore). Approfondiamo la prima obiezione.

Zahavi interpreta il linguaggio nei termini della selezione dell’handicap. Paragona ciò che la

comunicazione permette di fare nel regno animale e nel linguaggio umano, Zahavi sostiene che la

prima sia più efficace del secondo per quanto riguarda l’espressione delle emozioni.

Con le parole, si possono produrre solo alcune gradazioni emotive, mentre dalla vocalizzazione

animale è possibile evincere precisamente l’intensità emotiva.

Per giustificare la presenza di un carattere neutrale o svantaggioso come il linguaggio,

considera la comunicazione non verbale come compensazione adattativa: poiché non si può mai

essere sicuri dell’attendibilità del linguaggio, le popolazioni umane non hanno mai abbandonato

l’uso della comunicazione non verbale.

Tutto ciò che di umano è presente negli atti comunicativi viene considerato vantaggioso in

quanto selezionato positivamente.

L’adattazionismo è evitabile se si considera il linguaggio come una capacità cognitiva, che

linguaggio viene utilizzato non soltanto all’interno

permette di costruire conoscenze sul mondo. Il

del campo relazionale.

Nella teoria di Zahavi, viene evitata l’indagine evoluzionistica sul linguaggio umano, per

dedicarsi a capacità e comportamenti riconducibili alla comunicazione presente tra animali non

umani. Omissione che è forviante.

Se vogliamo capire i costi associati alla presenza del linguaggio umano nell’uomo, bisogna

capire quali passaggi anatomici e funzionali hanno permesso al linguaggio di affermarsi in tutta la

popolazione sapiens.

molte descrizioni etologiche, il linguaggio viene considerato come un’unica capacità:

In

trasmette informazioni tramite un codice simbolico.

La selezione dell’handicap, valutazione dei costi e svantaggi come il principio

dell’economizzazione degli sforzi sono tutti fenomeni che possono rientrare nella spiegazione

dell’evoluzione del linguaggio.


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MFallout

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze della Comunicazione per il Marketing e la Pubblicità
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Pennisi Antonino.

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