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compito è arrivare a una spiegazione, costruendo una teoria della grammatica universale, ovvero una

teoria dei principi stabiliti e invariati che formano la facoltà del linguaggio e i parametri di variazione

associati. Si può quindi arrivare a una lingua particolare fissando i parametri in un certo modo. Ogni lingua

particolare deriva le sue rappresentazioni strutturali dai principi della grammatica universale. Quindi, per

rispondere alla domanda “Che cosa conosciamo quando siamo in grado di parlare e capire una lingua?”

possiamo dire che conosciamo i parametri da inserire nella grammatica universale per formare una

grammatica particolare. Arriviamo allora alla seconda domanda: “Come si acquisisce questa conoscenza?”,

che è poi un caso speciale del problema di Platone a proposito dello studio del linguaggio. Oltre ai

parametri, chi impara una lingua deve scoprire gli elementi lessicali della lingua e le loro proprietà. Cioè

bisogna trovare (e non imparare) quali etichette sono usate per concetti pre-esistenti. L’apprendimento

della lingua non è qualcosa che un bambino compie, come quando il bambino cresce e matura in un modo

pre-determinato quando gli vengono forniti l’adeguato nutrimento e gli stimoli ambientali. L’ambiente

determina il modo in cui i parametri della grammatica universale assumono una certa configurazione,

producendo lingue differenti. Le capacità che sono parte del nostro patrimonio genetico comune possono

fiorire o possono essere limitate e soppresse secondo le condizioni che sono fornite per la loro crescita.

L’insegnamento non è il riempimento di una bottiglia, ma è l’aiuto che si dà a un fiore per crescere nel

modo che gli è proprio. Ciò che gli studenti imparano passivamente sarà presto dimenticato. Ciò che gli

studenti scoprono da soli quando la curiosità naturale e i loro impulsi creativi sono stimolati sarà ricordato e

sarà anche la base per ulteriori ricerche. La domanda “Come viene usata questa conoscenza?” ha due

aspetti: quello inerente alla percezione (colui che ha acquisito il linguaggio come usa la propria conoscenza

per comprendere ciò che ha udito e per esprimere dei pensieri?) e quello inerente alla produzione

(problema di Cartesio, ovvero il problema posto dall’aspetto creativo dell’uso del linguaggio). La domanda

“Quali sono i meccanismi fisici coinvolti nella rappresentazione, acquisizione e uso di questa conoscenza?”

non ha ancora una risposta perché non è possibile condurre esperimenti con soggetti umani per motivi

etici. Gli studi sui meccanismi del cervello di altri animali ci dicono poco su questa facoltà del cervello.

Ritornando al problema di Cartesio, ovvero al problema di come il linguaggio viene usato nel modo creativo

usuale, sappiamo che Cartesio fosse convinto che tutto ciò che avviene nell’universo sia spiegabile nei

termini della meccanica (due corpi interagiscono tramite contatto diretto, il cosiddetto “contatto

meccanico”). L’unica cosa non spiegabile in questi termini secondo Cartesio è proprio l’aspetto creativo

dell’uso del linguaggio. Cartesio pone il seguente problema: io riesco a percepire di possedere una mente,

ma come faccio a determinare che anche un’altra creatura abbia una mente? Bisogna quindi verificare se

questo organismo mostri le caratteristiche tipiche del comportamento umano, in particolare se possieda

l’aspetto creativo del linguaggio, che è l’esempio più lampante di queste caratteristiche. Una “macchina”,

infatti, viene costretta ad agire in un certo modo in base alle condizioni ambientali, mentre un essere

umano è solo incitato (non costretto) a comportarsi in un dato modo. Insomma, gli esseri umani fanno

spesso ciò che vengono incitati a fare, ma ognuno sa di operare una scelta nel farlo. Secondo Cartesio, la

mente è una “seconda sostanza” (è la res cogitans), separata dal corpo e non soggetta a

spiegazione meccanica. Gli animali, secondo Cartesio, non hanno mente perché sono puramente delle

macchine, soggetti a spiegazione meccanica. In questa concezione, il razzismo e il sessismo sono

logicamente impossibili: tutti gli esseri umani hanno una mente, a prescindere dal sesso e dall’etnia. La

facoltà del linguaggio umana rientra tra i meccanismi generali dell’apprendimento. Turing, con la cosiddetta

“prova di Turing” determina se una macchina mostra un comportamento intelligente, in un certo senso

confutando l’idea di Cartesio che qualcuno è umano se ha una mente: se le risposte della macchina

ingannano l’osservatore umano, portandolo a concludere che le risposte siano state fornite da un essere

umano, allora Cartesio dovrebbe dire che quella macchina abbia una mente come la nostra. Anche

secondo Rousseau gli esseri umani sono distinti dalle macchine (compresi gli animali) perché le proprietà

della mente non possono essere spiegate e individuate con principi meccanici. Il concetto cartesiano e

meccanico di “corpo” è stato confutato da Newton, che dimostra come i moti dei corpi celesti non possono

essere spiegati dai principi della meccanica dei contatti di Cartesio. Esiste una “forza” che un corpo

esercita su di un altro corpo, senza che vi siano contatti tra loro. Comunque, non esiste una concezione

definita di corpo. C’è invece un mondo materiale, le cui proprietà vanno scoperte. Il problema della mente e

del corpo non può quindi essere risolto perché non c’è neanche un modo chiaro di formularlo. Se qualcuno

non propone un concetto definito di corpo, non possiamo chiedere se alcuni fenomeni vanno al di là dei

limiti del concetto di corpo, come era sicuro Cartesio. Non si può proporre neanche il problema delle altre

menti. Comunque, il problema di Cartesio è ancora valido: noi siamo incitati a fare qualcosa, ma siamo

liberi di scegliere; perché?

Ogni animale ha proprie capacità fisse, con ambiti e limiti definiti. Un problema che viene prontamente

risolto da un certo organismo può essere troppo difficile o impossibile per un altro. Non esiste un

organismo più intelligente di un altro, ma semplicemente esistono organismi diversi con capacità diverse.

La mente umana non può essere, come credeva Cartesio, uno strumento universale che può servire in tutti

i casi. Questa però è una fortuna, perché vuol dire che ci sono alcune cose che sappiamo fare con

successo. Per esempio, la facoltà del linguaggio possiede certe proprietà definite che ci permettono di

acquisire una lingua specifica. Queste stesse proprietà escludono altre lingue possibili, essendo “non

apprendibili” dalla facoltà del linguaggio. Un essere umano può comprendere una lingua non umana

usando altre facoltà della mente, ma non con la facoltà del linguaggio, così come quando progettiamo

compiti che sono molto difficili o che sono impossibili per l’intelletto umano. Gli esseri umani sono progettati

in modo che crescano loro braccia e gambe, non ali. Dall’ambiente deriva il modo in cui cresceranno

braccia e gambe, ma di certo non potranno crescere le ali. Se lo sviluppo fisico derivasse interamente

dall’ambiente esterno, saremmo creature senza forma, tutti diversi e con capacità fisiche limitate.

Comunque, l’ambiente non è irrilevante per lo sviluppo, ma non è cruciale. Lo sviluppo infatti viene

attivato dall’ambiente in molti modi (chiave che aziona il motore). Lo stesso vale per i giudizi morali: il

sistema morale acquisito dal bambino è dato da una facoltà umana innata. Migliora la nostra etica quando

migliora la conoscenza dei valori morali radicati nel profondo della nostra natura (oggi la schiavitù e il

sessismo ci appaiono inaccettabili). Non è solo un cambiamento, ma è un progresso verso la

comprensione della nostra natura e dei principi morali che ne derivano. Bakunin sostiene che gli esseri

umani hanno un “istinto di libertà” e un’infrazione di questo tratto essenziale della natura umana è

illegittima. Marx teorizza il lavoro alienato e definisce come diritto umano fondamentale il diritto dei

lavoratori di controllare la produzione.

Un bambino dotato della facoltà del linguaggio umana viene esposto a certi dati e costruisce una

lingua, usando i dati per configurare i parametri della facoltà del linguaggio. La facoltà del linguaggio

opera in modo deterministico, non coscientemente, in un modo che è comune alla specie, producendo una

lingua particolare. Lo studio del linguaggio può aiutarci a studiare altri aspetti delle capacità cognitive

umane. Altra area della psicologia cognitiva che ha compiuto molti progressi negli anni oltre a quella del

linguaggio è quella della visione (grammatica universale della visione). Il sistema visivo è un sistema di

elaborazione e non produce un sistema di conoscenza come quello del linguaggio. Il sistema visivo si basa

su alcuni principi, come il “principio di rigidità” (il complesso occhio-cervello interpreta i fenomeni come

oggetti rigidi in movimento). Altro principio è quello del “movimento apparente” (se vediamo su uno

schermo un punto che sparisce, e poi un punto che appare da un’altra parte dello schermo, noi abbiamo

l’illusione che sia lo stesso punto scomparso e riapparso da un’altra parte). Comunque, i meccanismi visivi

di altri organismi operano in modo differente.

La mente, insomma, è modulare, composta da diverse facoltà ognuna dotata di proprietà specifiche.

Chiaramente, le diverse facoltà interagiscono (noi vediamo e possiamo comunicare ciò che vediamo).

Se queste facoltà fossero il frutto dell’esperienza e della pratica e non innate, gli esseri umani sarebbero

delle creature limitate nelle capacità, tutti diversi tra loro, semplici riflessi di qualche esperienza.

È certo che le persone sono differenti rispetto alle loro qualità biologicamente determinate, ma la scoperta

di una correlazione tra alcune di queste qualità non è di alcun interesse scientifico e di alcun significato

sociale (non esiste per esempio una correlazione tra la razza e il QI). Alcuni sostengono che anche se

spieghiamo con successo le proprietà del linguaggio umano in termini di dotazione biologica innata non si è

raggiunto alcun risultato reale perché rimane da spiegare come si è sviluppata questa dotazione biologica,

quindi il problema sarebbe solo spostato, ma non risolto. È invece legittimo che la risoluzione di un

problema faccia sorgere nuovi problemi: è come dire che dopo aver dimostrato che un uccello non impara

ad avere le ali ma che invece le sviluppa perché fanno parte della sua dotazione genetica, non abbiamo

dimostrato niente. Certo, rimane da spiegare l’evoluzione del linguaggio e delle ali, ma questa è un’altra

ricerca. Possiamo spiegare queste evoluzioni con la teoria dell’evoluzione, appunto: gli organi si sviluppano

per servire a uno scopo e i processi della selezione naturale possono migliorarli ulteriormente anche per

servire ad altri scopi. Per esempio, la facoltà di enumerare ha come proprietà la consapevolezza che si può

enumerare all’infinito. Se non si ha questa consapevolezza, non si ha la facoltà di enumerare. Comunque,

la capacità di enumerazione dell’umanità è rimasta sempre latente e inutilizzata per tutta la maggior parte

della storia dell’uomo. È possibile che la facoltà di enumerazione si sia sviluppata come prodotto

accidentale della facoltà del linguaggio. Entrambe le facoltà possiedono la proprietà di “infinità

discreta” (ogni frase ha un numero fisso di parole/numeri, e non c’è limite a quante parole/numeri possa

contenere una frase).

6 - Nuovi orizzonti nello studio del linguaggio

•• La facoltà del linguaggio umana sembra essere una vera “proprietà della specie” che varia in misura

minima tra gli esseri umani e che non ha equivalenti significativi altrove. Il linguaggio umano è basato sulla

proprietà dell’infinità discreta che appare nella sua forma più pura nei numeri naturali (1, 2, 3…): esistono

frasi di x parole. Formiamo infinite frasi e parole soltanto con poche decine di caratteri (alfabeto). Si può

pensare allo stato iniziale della facoltà del linguaggio come a un “dispositivo di acquisizione del linguaggio”

che prende l’esperienza come input e dà la lingua come output. Una lingua è il modo in cui parliamo e

comprendiamo. Una lingua x genera espressioni in quella lingua. Ogni espressione è un insieme di

proprietà che trasmette istruzioni ai sistemi di esecuzione. Grazie al linguaggio e ai sistemi di esecuzione

associati, si possiede un’ampia quantità di conoscenze sul suono e sul significato delle espressioni, e una

capacità di interpretare ciò che si sente, di esprimere i propri pensieri. Se bisogna comprendere la facoltà

del linguaggio, non si può dare per scontata l’intelligenza del lettore. Il bambino sa molto di più di quanto

l’esperienza non gli possa aver suggerito. L’acquisizione del linguaggio sembra assomiglia molto alla

crescita di un organo: è una cosa che succede al bambino, non una cosa che il bambino fa (anche

se l’ambiente ha chiaramente un peso, ma i tratti fondamentali sono predeterminati dallo stato iniziale). Le

lingue devono quindi tutte corrispondere a un unico “stampino”. Uno scienziato marziano concluderebbe

che c’è un’unica lingua umana, con qualche differenza marginale. Ci sono due linee di ricerca: una verso

l’adeguatezza descrittiva (grammatica di una lingua particolare, quindi si fa leva sulle differenze tra le

lingue) e l’altra verso l’adeguatezza esplicativa (tutte le lingue sono riconducibili alla grammatica

universale). Se pensiamo alla grammatica universale come a un circuito con alcuni interruttori (parametri),

in base alla configurazione degli interruttori avrò una specifica lingua particolare. La facoltà del linguaggio

deve interagire con altri sistemi della mente-cervello, che impongono delle condizioni di “leggibilità” che il

linguaggio deve soddisfare per poter essere utilizzabile: gli altri sistemi devono poter “leggere” le

espressioni del linguaggio per usarle come “istruzioni” per pensiero e azione.

Il “programma minimalista” esplora la questione se la facoltà del linguaggio sia molto vicina alla

“perfezione”. Secondo il programma minimalista, il linguaggio è dotato sia di suono sia di significato, quindi

la facoltà del linguaggio coinvolge il sistema della mente-cervello legato al suono e quello legato al

significato. Il linguaggio quindi comprende tre tipi di elementi: i “tratti” (proprietà del suono e del significato),

gli “elementi lessicali” (composti dai tratti) e le espressioni complesse costruite cominciando da unità

singole.

Le lingue differiscono tra loro, ma bisogna capire come. Di sicuro differiscono nella scelta dei suoni, che

variano entro un certo margine. Differiscono poi nell’associazione tra suono e significato. Differiscono però

anche nei sistemi flessivi (il sistema dei casi: sviluppato in latino, ridotto al minimo in inglese, invisibile in

cinese, o almeno così sembra). In una lingua esistono tratti semantici, tratti fonetici e tratti non interpretabili

(come per esempio la proprietà di dislocamento: “Clinton sembra essere stato eletto”, subito cogliamo la

relazione tra “eletto” e “Clinton” anche se non sono vicini nella frase). Perché il linguaggio dovrebbe avere

la proprietà di dislocamento? Questa proprietà è imposta dalle condizioni di leggibilità.

Inizialmente si erano individuate due tipi di regole nella grammatica generativa: le regole di struttura

sintagmatica (che formano oggetti sintattici più ampi unendo elementi lessicali) e regole trasformazionali

(che esprimono la proprietà di dislocamento). Sarebbe invece preferibile eliminare le regole di struttura

sintagmatica a favore dell’operazione che prende due oggetti già formati e li attacca tra loro per formare un

oggetto più ampio dotato delle proprietà del target dell’attaccamento (ovvero è “appiccicabile”): questa

operazione è chiamata Fusione (Merge). Le regole trasformazionali invece dovrebbero essere sostituite

(non eliminate) dall’operazione Movimento (Move; movimento di qualunque cosa in qualunque punto,

ovviamente in base alle scelte parametriche specifiche). Siccome la proprietà di dislocamento è motivata

da condizioni di leggibilità imposte dai sistemi esterni al pensiero, allora le imperfezioni sarebbero eliminate

e il linguaggio risulterebbe ottimale (i tratti non interpretabili sono necessari per soddisfare una condizione

di leggibilità imposta dall’architettura generale della mente-cervello).

La parola è un complesso di proprietà fonetiche e semantiche. I sistemi sensori-motori usano le proprietà

fonetiche per l’articolazione e la percezione, mettendole in relazione a eventi esterni. Altri sistemi della

mente usano le proprietà semantiche della parola. Esistono dei tratti fonetici e dei tratti semantici (esempio:

“libro” si riferisce a un oggetto, non a un’astrazione come “salute”…).

Non si può dire fino a che punto le proprietà specifiche del linguaggio umano siano conseguenza delle

leggi biochimiche generali che si applicano agli oggetti con tratti generali del cervello.

7 - Appendice - Discussioni

•• L’ambiente deve offrire una stimolazione sufficientemente ricca perché i processi geneticamente

determinati si sviluppino nel modo in cui sono programmati per svilupparsi. L’esperienza, quindi, non

determina il modo in cui lavorerà la mente, ma la attiva, la fa funzionare nel suo modo predeterminato (se

abbiamo un auto e inseriamo la chiave per metterla in moto, questa si comporta come un’auto, non come

un aereo, perché è costruita come un’auto. Se non giri la chiave non succede nulla). Ciò che compie un

sistema dipende quindi da come è costruito. Ma deve esserci il tipo di attivazione giusto per eseguire il

compito che è progettato per eseguire. La mente possiede delle capacità molto ricche, ma sono necessari

certi tipi di ambienti che forniscano gli stimoli perché queste capacità funzionino. Le capacità non vengono


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Ferretti Francesco.

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