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Introduzione all’edizione italiana

La grammatica universale è slegata da qualsiasi funzione legata alla comunicazione ed è propria di tutti i bambini. L’acquisizione della lingua da parte di un bambino è l’esito di un progetto geneticamente determinato, e avviene quindi spontaneamente (ma può avvenire solo entro un certo periodo di tempo, perché quando il bambino cresce perde quella plasticità del supporto neuronale contenente questa grammatica). Dunque, ogni grammatica si forma e si trasforma sulla base della grammatica universale. Secondo Chomsky, il linguaggio è poi un “accidente” evolutivo, un caso. Non ha senso quindi pensare al linguaggio umano come all’estremo di una scala evolutiva sulla quale i linguaggi delle altre specie rappresentano forme “meno evolute” del nostro.

Un quadro teorico per la discussione

Lo studio del linguaggio è fondamentale sia nella filosofia tradizionale sia nella psicologia, ma anche nella ricerca scientifica contemporanea intorno alla natura umana, in quanto il linguaggio sembra essere una proprietà unica della specie umana. In più, il linguaggio entra in modo cruciale nel pensiero, nelle azioni e nelle relazioni sociali. Prima non vi era divisione tra filosofi e scienziati (Cartesio, Hume, Newton…). La fisica infatti veniva chiamata filosofia naturale. Grammatica filosofica significava grammatica scientifica.

La grammatica filosofica (o grammatica universale) è una scienza deduttiva riguardante i “principi immutabili e generali del linguaggio parlato o scritto”. Secondo Beauzée, questi principi, propri della natura umana, governano la ragione umana nelle sue operazioni intellettuali. Una persona che parla una determinata lingua, ha sviluppato un certo sistema di conoscenza, con una rappresentazione all’interno della mente e quindi del cervello secondo una configurazione fisica.

Domande fondamentali

Possiamo allora porci quattro domande:

  • Qual è questo sistema di conoscenza? Cosa c’è nel cervello di un parlante della lingua inglese, o italiana o giapponese? Ovvero: che cosa costituisce il linguaggio?
  • In che modo questo sistema di conoscenza si forma nel cervello del parlante?
  • In che modo si usa questa conoscenza nel parlato (o nella scrittura)?
  • Quali sono i meccanismi fisici che fungono da base materiale per questo sistema di conoscenza e per l’uso di questa conoscenza?

Russell si chiede come possono gli esseri umani (che vivono una vita limitata) avere una conoscenza così ampia. Secondo Platone (con l’esperimento mentale contenuto nel Menone, in cui Socrate dimostra che un giovane schiavo senza istruzione conosce i principi della geometria conducendolo alla scoperta di alcuni teoremi) la conoscenza è in realtà una memoria precedente che viene risvegliata nella mente. Oggi possiamo dire che certi aspetti della nostra conoscenza e della nostra comprensione sono innati, fanno cioè parte del nostro patrimonio biologico.

Hume, empirico, invece parla di “una specie di istinto”. Come spiegare l’aspetto “creativo” del linguaggio? Cioè: come spieghiamo ciò che diciamo e perché diciamo una certa cosa? Secondo Cartesio il linguaggio non conosce limiti, è apparentemente libero da stimoli esterni o interni, è coerente e appropriato alle situazioni, evoca nell’ascoltatore dei pensieri che potrebbero essere stati espressi da lui in un modo analogo nella stessa situazione. In sintesi: in un discorso si producono continuamente nuove forme linguistiche, non casuali in quanto si adattano alla situazione che li ha evocati pur senza averli causati. Per questo, l’uso normale del linguaggio è libero e non determinato, pur essendo appropriato alle situazioni (e viene riconosciuto come appropriato anche dai partecipanti alla situazione).

Secondo Cartesio l’aspetto creativo del linguaggio dà la prova che un altro organismo che assomiglia al nostro possiede una mente simile alla nostra. Secondo Cartesio e i cartesiani, l’uomo si distingue dagli animali perché gli animali sono delle macchine, che si comportano in maniera determinata (obbligata), mentre l’uomo non è obbligato ad agire in un certo modo. Certo, è incitato e invogliato a comportarsi in un certo modo, ma sostanzialmente è libero di “non obbedire” a questa “direttiva naturale/istintuale”.

Quando si parla della mente, si parla, a un certo livello di astrazione, di meccanismi fisici del cervello ancora ignoti (come quando in passato si parlava di nozioni fisiche senza sapere se avessero “realtà fisica”; si procedeva insomma alla cieca, a livello astratto). Nello studio del linguaggio si procede in modo astratto e si spera di essere in grado di comprendere il modo in cui le entità costruite a questo livello astratto e le loro proprietà e i principi che le regolano possano essere spiegati nei termini di proprietà del cervello.

Conoscenza e capacità

Sulle domande 1 e 3, possiamo dire che parlare e comprendere un linguaggio vuol dire avere una capacità di tipo pratico (come andare in bici). Conoscere significa avere una certa capacità e una certa abilità. Le capacità e le abilità sono riducibili alle abitudini e alle predisposizioni. Il linguaggio è quindi un sistema di abitudini o un sistema di predisposizioni che si comporta in un certo modo in base alle condizioni.

L’aspetto creativo dell’uso del linguaggio quindi si spiega considerando la produzione di nuove forme linguistiche non ex novo, ma “per analogia” con quelle già sentite. Comunque, non è possibile che la conoscenza coincida con la capacità. Infatti, se pensiamo a due persone che condividono esattamente la stessa conoscenza di una determinata lingua, queste differiranno di molto nella loro capacità nell’uso del linguaggio. Quindi, due persone che condividono la stessa conoscenza saranno inclini a dire cose del tutto diverse in un certo contesto.

In più, la capacità di usare il linguaggio può migliorare (o peggiorare) indipendentemente dall’acquisizione di nuove conoscenze (o dalla perdita di conoscenze precedentemente acquisite). Se una persona X a seguito di un trauma cranico perdesse la capacità di parlare italiano, X potrebbe recuperarla perché ciò che è stato mantenuto è il sistema della conoscenza, un sistema cognitivo della mente. In ogni caso, la conoscenza non può essere ridotta a un sistema di capacità (disposizioni, abilità…).

X sa che il sintagma “il libro” si riferisce a un libro, non a un tavolo, e questa non è una mancanza di capacità da parte sua, ma è una proprietà di un certo sistema di conoscenza che X possiede (ovvero l’italiano). Parlare e capire l’italiano consiste nel possedere una conoscenza del genere. A proposito delle differenze nelle lingue con le proposizioni causative (“Pietro fece aggiustare la macchina a Maria”), scopriamo che l’inglese differisce dall’italiano e dallo spagnolo perché il soggetto della frase incassata (“a Maria”) rimane nella sua posizione normale di soggetto in inglese, mentre in italiano e in spagnolo diventa un aggiunto. Lo spagnolo differisce dall’italiano perché un oggetto animato deve essere preceduto dalla preposizione “a”.

Come spieghiamo dunque l’esperimento mentale di Platone dello schiavo (o del bambino oggi) che sa senza studiare? La fonte della conoscenza del linguaggio si spiega considerando sia l’ambiente in cui il bambino cresce sia le risorse biologicamente determinate del cervello (facoltà del linguaggio) sia le risorse biologicamente determinate dei meccanismi generali di apprendimento. La combinazione di questi tre fattori crea il sistema di conoscenze che viene usato per parlare e comprendere.

Per esempio, la proprietà della frase incassata, siccome varia secondo le lingue per qualche parametro, si dice parametrizzata. Questi parametri si acquisiranno soltanto con l’esperienza (bambino che cresce in un ambiente italofono o anglofono acquisirà parametri diversi sulla proprietà della frase incassata). Non è possibile in sintesi spiegare la conoscenza in termini di capacità, ma non è neanche possibile spiegare l’uso del linguaggio in termini di analogia. Siccome le lingue differiscono, allora ci devono essere possibilità di variazione permesse dalla dotazione biologica innata (queste possibilità sono permesse grazie all’esperienza).

Anche a proposito della struttura dei suoni, un parlante italiano sa subito che “strid” e “bnid” non sono parole possibili nella lingua italiana, perché ci sono regole della struttura del suono che chi apprende una lingua arriva a conoscere nel corso dell’acquisizione del linguaggio. L’acquisizione delle regole della struttura del suono di una lingua particolare dipende da principi fissi e universali che regolano i possibili sistemi di suono per le lingue umane e sono usati in modo inconscio in quanto appartengono alla facoltà del linguaggio, che è una componente del cervello.

Nel bambino è incredibile la precisione con cui si riesce a imitare foneticamente i discorsi tenuti dalle persone che lo circondano, precisione che si perderà nel corso della crescita. Questo può spiegarsi considerando che il bambino in qualche modo abbia già disponibili i concetti prima dell’esperienza con la lingua, quindi quando...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Ferretti Francesco.
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