Linguaggio e problemi della conoscenza
0 - Introduzione all’edizione italiana
•• La grammatica universale è slegata da qualsiasi funzione legata alla comunicazione ed è propria di tutti i
bambini. L’acquisizione della lingua da parte di un bambino è l’esito di un progetto geneticamente
determinato, e avviene quindi spontaneamente (ma può avvenire solo entro un certo periodo di tempo,
perché quando il bambino cresce perde quella plasticità del supporto neuronale contenente questa
grammatica). Dunque, ogni grammatica si forma e si trasforma sulla base della grammatica universale.
Secondo Chomsky, il linguaggio è poi un “accidente” evolutivo, un caso. Non ha senso quindi pensare al
linguaggio umano come all’estremo di una scala evolutiva sulla quale i linguaggi delle altre specie
rappresentano forme “meno evolute” del nostro.
1 - Un quadro teorico per la discussione
•• Lo studio del linguaggio è fondamentale sia nella filosofia tradizionale sia nella psicologia, ma anche
nella ricerca scientifica contemporanea intorno alla natura umana, in quanto il linguaggio sembra essere
una proprietà unica della specie umana. In più, il linguaggio entra in modo cruciale nel pensiero, nelle
azioni e nelle relazioni sociali. Prima non vi era divisione tra filosofi e scienziati (Cartesio, Hume,
Newton…). La fisica infatti veniva chiamata filosofia naturale. Grammatica filosofica significava grammatica
scientifica. La grammatica filosofica (o grammatica universale) è una scienza deduttiva riguardante i
“principi immutabili e generali del linguaggio parlato o scritto”. Secondo Beauzée, questi principi, propri
della natura umana, governano la ragione umana nelle sue operazioni intellettuali. Una persona che parla
una determinata lingua, ha sviluppato un certo sistema di conoscenza, con una rappresentazione
all’interno della mente e quindi del cervello secondo una configurazione fisica. Possiamo allora porci
quattro domande: (1) Qual è questo sistema di conoscenza? Cosa c’è nel cervello di un parlante della
lingua inglese, o italiana o giapponese? Ovvero: che cosa costituisce il linguaggio? (2) In che modo questo
sistema di conoscenza si forma nel cervello del parlante? (3) In che modo si usa questa conoscenza nel
parlato (o nella scrittura)? (4) Quali sono i meccanismi fisici che fungono da base materiale per questo
sistema di conoscenza e per l’uso di questa conoscenza?
Russell si chiede come possono gli esseri umani (che vivono una vita limitata) avere una conoscenza così
ampia. Secondo Platone (con l’esperimento mentale contenuto nel Menone, in cui Socrate dimostra che un
giovane schiavo senza istruzione conosce i principi della geometria conducendolo alla scoperta di alcuni
teoremi) la conoscenza è in realtà una memoria precedente che viene risvegliata nella mente. Oggi
possiamo dire che certi aspetti della nostra conoscenza e della nostra comprensione sono innati, fanno
cioè parte del nostro patrimonio biologico. Hume, empirico, invece parla di “una specie di istinto”. Come
spiegare l’aspetto “creativo” del linguaggio? Cioè: come spieghiamo ciò che diciamo e perché diciamo una
certa cosa? Secondo Cartesio il linguaggio non conosce limiti, è apparentemente libero da stimoli esterni o
interni, è coerente e appropriato alle situazioni, evoca nell’ascoltatore dei pensieri che potrebbero essere
stati espressi da lui in un modo analogo nella stessa situazione. In sintesi: in un discorso si producono
continuamente nuove forme linguistiche, non casuali in quanto si adattano alla situazione che li ha evocati
pur senza averli causati. Per questo, l’uso normale del linguaggio è libero e non determinato, pur essendo
appropriato alle situazioni (e viene riconosciuto come appropriato anche dai partecipanti alla situazione).
Secondo Cartesio l’aspetto creativo del linguaggio dà la prova che un altro organismo che assomiglia al
nostro possiede una mente simile alla nostra. Secondo Cartesio e i cartesiani, l’uomo si distingue dagli
animali perché gli animali sono delle macchine, che si comportano in maniera determinata (obbligata),
mentre l’uomo non è obbligato ad agire in un certo modo. Certo, è incitato e invogliato a comportarsi in un
certo modo, ma sostanzialmente è libero di “non obbedire” a questa “direttiva naturale/istintuale”. Quando
si parla della mente, si parla, a un certo livello di astrazione, di meccanismi fisici del cervello ancora ignoti
(come quando in passato si parlava di nozioni fisiche senza sapere se avessero “realtà fisica”; si
procedeva insomma alla cieca, a livello astratto). Nello studio del linguaggio si procede in modo astratto e
si spera di essere in grado di comprendere il modo in cui le entità costruite a questo livello astratto e le loro
proprietà e i principi che le regolano possano essere spiegati nei termini di proprietà del cervello.
Sulle domande 1 e 3, possiamo dire che parlare e comprendere un linguaggio vuol dire avere una capacità
di tipo pratico (come andare in bici). Conoscere significa avere una certa capacità e una certa abilità. Le
capacità e le abilità sono riducibili alle abitudini e alle predisposizioni. Il linguaggio è quindi un sistema di
abitudini o un sistema di predisposizioni che si comporta in un certo modo in base alle condizioni. L’aspetto
creativo dell’uso del linguaggio quindi si spiega considerando la produzione di nuove forme linguistiche non
ex novo, ma “per analogia” con quelle già sentite. Comunque, non è possibile che la conoscenza coincida
con la capacità. Infatti, se pensiamo a due persone che condividono esattamente la stessa conoscenza di
una determinata lingua, queste differiranno di molto nella loro capacità nell’uso del linguaggio. Quindi, due
persone che condividono la stessa conoscenza saranno inclini a dire cose del tutto diverse in un certo
contesto. In più, la capacità di usare il linguaggio può migliorare (o peggiorare) indipendentemente
dall’acquisizione di nuove conoscenze (o dalla perdita di conoscenze precedentemente acquisite). Se una
persona X a seguito di un trauma cranico perdesse la capacità di parlare italiano, X potrebbe recuperarla
perché ciò che è stato mantenuto è il sistema della conoscenza, un sistema cognitivo della mente. In ogni
caso, la conoscenza non può essere ridotta a un sistema di capacità (disposizioni, abilità…). X sa che il
sintagma “il libro” si riferisce a un libro, non a un tavolo, e questa non è una mancanza di capacità da parte
sua, ma è una proprietà di un certo sistema di conoscenza che X possiede (ovvero l’italiano). Parlare e
capire l’italiano consiste nel possedere una conoscenza del genere. A proposito delle differenze nelle lingue
con le proposizioni causative (“Pietro fece aggiustare la macchina a Maria”), scopriamo che l’inglese
differisce dall’italiano e dallo spagnolo perché il soggetto della frase incassata (“a Maria”) rimane nella sua
posizione normale di soggetto in inglese, mentre in italiano e in spagnolo diventa un aggiunto. Lo spagnolo
differisce dall’italiano perché un oggetto animato deve essere preceduto dalla preposizione “a”.
Come spieghiamo dunque l’esperimento mentale di Platone dello schiavo (o del bambino oggi) che sa
senza studiare? La fonte della conoscenza del linguaggio si spiega considerando sia l’ambiente in cui il
bambino cresce sia le risorse biologicamente determinate del cervello (facoltà del linguaggio) sia le risorse
biologicamente determinate dei meccanismi generali di apprendimento. La combinazione di questi tre
fattori crea il sistema di conoscenze che viene usato per parlare e comprendere.
Per esempio, la proprietà della frase incassata, siccome varia secondo le lingue per qualche parametro, si
dice parametrizzata. Questi parametri si acquisiranno soltanto con l’esperienza (bambino che cresce in un
ambiente italofono o anglofono acquisirà parametri diversi sulla proprietà della frase incassata). Non è
possibile in sintesi spiegare la conoscenza in termini di capacità, ma non è neanche possibile spiegare
l’uso del linguaggio in termini di analogia. Siccome le lingue differiscono, allora ci devono essere possibilità
di variazione permesse dalla dotazione biologica innata (queste possibilità sono permesse grazie
all’esperienza). Anche a proposito della struttura dei suoni, un parlante italiano sa subito che “strid” e “bnid”
non sono parole possibili nella lingua italiana, perché ci sono regole della struttura del suono che chi
apprende una lingua arriva a conoscere nel corso dell’acquisizione del linguaggio. L’acquisizione delle
regole della struttura del suono di una lingua particolare dipende da principi fissi e universali che regolano i
possibili sistemi di suono per le lingue umane e sono usati in modo inconscio in quanto appartengono alla
facoltà del linguaggio, che è una componente del cervello. Nel bambino è incredibile la precisione con cui
si riesce a imitare foneticamente i discorsi tenuti dalle persone che lo circondano, precisione che si perderà
nel corso della crescita. Questo può spiegarsi considerando che il bambino in qualche modo abbia già
disponibili i concetti prima dell’esperienza con la lingua, quindi qua
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