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EVOLUIONE DEL SISTEMA BANCARIO

Negli anni successivi alla fine della Prima guerra mondiale, il sistema creditizio era

caratterizzato dalla presenza di un numero elevato di banche miste, cioè di banche

vincolate da un forte legame simbiotico alle imprese sostenute nel periodo della

ristrutturazione post bellica. Le pesanti conseguenze di questo stretto connubio furono

aggravate dalla grande crisi del 1929. Si rese indispensabile, da parte del governo,

l’adozione di provvedimenti per il salvataggio delle imprese in fallimento e per la

ristrutturazione del sistema economico. Le banche si videro costrette ad aumentare i

finanziamenti all’industria, ma ben presto finirono per essere travolte nel dissesto

economico generale. Per queste ragioni nel 1931 venne istituito l’IMI, Istituto mobiliare

italiano, ente progettato per sostituirsi alle banche nel finanziamento industriale di

lungo termine. In breve tempo apparve eccessivo l’impegno demandatati all’IMI e fu

istituito nel 1933 l’istituto per la ricostruzione industriale che si accollò il costo del

risanamento bancario e il controllo delle principali banche coinvolte nella crisi. Tuttavia

questi provvedimenti non furono sufficienti. La necessità di porre rimedio al grave

dissesto economico portò il governi ad emanare nel 1936 la legge bancaria che

introdusse importanti cambiamenti nell’assetto strutturale e funzionale del sistema

bancario. I principali criteri introdotti furono:

• La specializzazione istituzionale: alle banche di interesse nazionale venne

riconosciuta una competenza territoriale nazionale, agli istituti di credito di diritto

pubblico una competenza interregionale, mentre l’operatività delle casse di risparmio,

delle banche popolari, delle banche ordinarie e delle casse rurali ed artigiane fu

limitata alla dimensione regionale, interprovinciale o provinciale, secondo le rispettive

dimensioni;

• La specializzazione temporale: istituiva una netta separazione tra i soggetti

abilitati all’erogazione del credito a breve termine e a medio – lungo termine. Alle

aziende di credito ordinario venne riservato l’esercizio dell’intermediazione a breve

termine, agli istituti di credito speciale l’esercizio dell’intermediazione a medio – lungo

termine;

• La specializzazione operativa : rifletteva, nel caso delle aziende di credito

ordinario, soprattutto il concetto di competenza territoriale, mentre, nel caso degli

istituti di credito speciale, rifletteva anche un principio di specializzazione settoriale;

• Il principio della separazione banca e impresa: sanciva il divieto per le

banche di finanziare le imprese mediante assunzione di partecipazioni azionarie;

• Il principio della vigilanza strutturale: conferiva alla Banca d’Italia ampi

poteri di amministrare il sistema bancario mediante l’utilizzo di strumenti volti a

delineare la struttura del mercato creditizio.

Tra le conseguenze prodotte dalla riforma sul sistema creditizio emergono 4 aspetti

strutturali:

• alta segmentazione ed elevata frammentazione del settore: le barriere di

carattere territoriale, funzionale e temporale poste all’azione degli operatori diedero

luogo ad una pluralità di sottosettori tra loro non comunicanti e con proprie logiche di

funzionamento;

• un grado molto basso di concorrenza;

• una struttura di governance centralizzata. Lo Stato rafforzò la sua

tradizionale funzione regolativi, di controllo e protezionistica, coadiuvato dalla Banca

d’Italia;

• un basso grado di strutturazione del campo. La presenza di pochi attori,

accanto alla mancanza di interazioni regolari, ha costituito la premessa del processo

di deterioramento istituzionale e funzionale del sistema italiano.

I primi segnali di cambiamento giunsero a metà degli anni 70 e a metà degli anni 80. Il

punto di partenza è da indicarsi nel DPR 27 giugno 1985 n° 350 che, dando

attuazione alla prima direttiva comunitaria in materia di attività creditizia, riconosce il

carattere imprenditoriale dell’attività bancaria. Con esso si avvia il passaggio dalla

banca – istituzione alla banca – impresa. Un altro passo importante è rappresentato

dalla legge 30 luglio 1990, nota come la Legge Amato, che consente alla banche

pubbliche di trasformarsi in società per azioni e il D.Lgs. 481/1992 che, recependo la

seconda direttiva comunitaria, introduce il principio della “triplice despecializzazione”,

sancendo la possibilità di operare sull’intera gamma delle attività finanziarie

indipendentemente dai precedenti vincoli istituzionali, geografici, territoriali. Il quadro

normativo giunge a compimento con l’emanazione del Testo Unico delle leggi in

materia bancaria e creditizia in cui vengono coordinate tutte le precedenti disposizioni

legislative. Oltre al quadro normativo altri fattori sono rilevanti per il cambiamento del

sistema bancario e dello scenario competitivo:

• le innovazioni tecnologiche: è a partire dagli anni 80 che si diffondono i primi

terminali self service che permettono ai clienti di svincolarsi dagli orari delle agenzie e

di beneficiare di vantaggi di una maggiore facilità di prelevamento contanti; con


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia dell'organizzazione della prof.ssa Pipan sull'evoluzione del sistema bancario: specializzazione istituzionale, temporale e operativa, il principio della separazione banca e impresa, il principio della vigilanza strutturale, alta segmentazione ed elevata frammentazione del settore, bassa concorrenza, struttura di governance centralizzata, basso grado di strutturazione del campo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pipan Tatiana.

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