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Etruscologia

La ricostruzione del tempio dell'Ara della Regina

Nella ricostruzione di Romanelli del tempio dell’Ara della Regina vediamo due avancorpi, uno pieno e l’altro che ha all’interno l’altare alpha il recinto beta, quindi l’Ara della Regina aveva un basamento più arretrato rispetto alla terrazza superiore e davanti vi erano due avancorpi, uno pieno e l’altro che ha all’interno l’altare alpha e il recinto beta.

La posizione in cui sono stati rinvenuti i cavalli è importante ed essi erano di due colori diversi, bianco quello davanti e rosso quello dietro, quindi erano di colori diversi, esattamente come i cavalli che portavano le bighe che erano legate agli eroi o ai viaggi al di fuori della vita quotidiana; in più i cavalli dell’Ara della Regina dovevano essere visti dal basso e si trovavano nel mutulo di sinistra.

Interpretazioni degli studiosi sui cavalli

Gli studiosi si sono quasi sempre disinteressati dei cavalli ed essi dovevano essere collegati a una biga perché presentano il timone e Colonna pensa che la biga fosse montata probabilmente da un essere mitico. Ma oltre ai cavalli abbiamo altri frammenti della decorazione del frontone e secondo Colonna si trattava di un frontone aperto e i templi etruschi, fino agli inizi del periodo classico non avevano il timpano chiuso e l’Ara della Regina forse appartiene a questa tradizione (frontone aperto).

Elementi decorativi del frontone

Nel mutulo destro, cioè la parte destra dello spazio frontonale, si collocavano i frammenti di una figura femminile con una tunica con motivi nastriformi; su uno specchio vediamo Minerva che ha una tunica simile e Massa Pairault pensa per questo che il frontone rappresenti un’apoteosi di Eracle. Poi vi è anche un terzo frammento, quello di un vaso che è chiuso da una lastra di fondo, che non è mai stato preso in considerazione dagli studiosi; dall’osservazione del corpo ceramico e dei materiali M. Cataldi ha detto che tutti e tre questi elementi provengono dalla stessa bottega e hanno lo stesso corpo ceramico.

Le analisi chimico fisiche hanno dimostrato che questo stesso corpo ceramico è stato ripreso dal territorio tarquiniese perché è affine al corpo ceramico delle ceramiche depurate tarquiniesi; Tarquinia ha delle cave di argilla che sono già pure in natura, quindi l’argilla deve essere arricchita di inclusi.

L'iconografia dei vasi

Degli esempi di questo vaso vengono da Tarquinia, in particolare dalle antefisse della fase più tarda (fine IV-III sec) e in questo frammento la figura femminile alata porta in mano un vaso chiuso. Vediamo poi un’immagine dal santuario di Badida (?) a Chiusi dove vi è una figura alata con un vaso chiuso in cui l’iconografia è la stessa, ma è diversa la realizzazione; le antefisse non erano realizzate a matrici e quindi questo è un tema che circola; a questo gruppo di antefisse due studiosi hanno dedicato attenzione: Ingrid Krustof ha riconosciuto in questo gruppo di antefisse un collegamento con le iadi, figlie di Atlante e su questo è tornato un altro studioso. Quindi abbiamo un’attribuzione certa a un programma figurativo che presuppone queste figure femminili.

Vediamo delle teste dal museo di Hannover che sono state riallacciate con quelle del Wagner Museum; Cristofani, negli archivi del museo, ha pensato di potere ravvisare una provenienza da Tarquinia e forse dall’Ara della Regina. Dall’Ara della Regina proviene una lastra con “Artumes” ed egli, richiamandosi a uno specchio, ha collegato Artumes/Artemide ai cervi (già la Simons aveva proposto Apollo come destinatario dell’Ara della Regina) e quindi propone che le teste fossero un riferimento ad Artemide.

Il trattamento della scultura etrusca

I cavalli erano sempre stati definiti classici e post-fidiaci; i cavalli del Partenone sono veri, reali, portano le cose in onore della divinità e sono tratteggiati in modo impressionistico e sono in marmo; il trattamento della scultura da parte degli etruschi è legata alla terracotta, mentre il trattamento della scultura da parte dei greci è legata alla pietra e questa è una enorme differenza. In più i cavalli dal fondo del rilievo, pian piano si distaccano da esso e diventano tridimensionali nella parte alta, mentre i cavalli del Partenone sono omogenei.

I cavalli sono stati scoperti nel 1938 e la situazione della critica artistica in quegli anni è particolare; gli artisti si innamorano della terracotta e del sorriso degli etruschi e in questa riscoperta i cavalli stavano male, stonavano e quindi rimangono nel dimenticatoio all’epoca del loro rinvenimento perché erano scomodi perché non erano arcaici.

Comparazioni con altre opere

Vediamo il cavaliere Rampin che inaugura una serie riferita al mondo arcaico e il cavallo che porta il cavaliere in groppa non è provvisto di ali; anche nei rilievi dell’acropoli il cavallo è rappresentato nel momento della corsa e le ali non ci sono.

  • A Delfi, sul tesoro dei Sifni vediamo dei cavalli in corsa che sono montati, ma sono privi di ali.
  • Per trovare le ali dobbiamo spostarci all’Herakleion di Taso (fine VI sec) dove il cavallo è dotato di ali: siamo però nell’isola di Taso dove si trovava una comunità mista di greci e fenici che avevano trovato protezione in Eracle che ha lo statuto dell’eroe greco, ma anche quello del dio Melkart fenicio che, come dice Erodoto, era venerato a Taso come Eracle.
  • Dalla Magna Grecia, a Metaponto (fine VII sec) proviene questo perrirranterion fittile che ha un’immagine di una biga di cavalli alati che portano un carro con un auriga e una divinità femminile.
  • Su una lastra architettonica fittile da Metaponto vediamo ancora una biga con i cavalli alati.
  • Su un esemplare del VI sec da Acquarossa vediamo una processione di cavalli alati che trasportano carri e vi è l’inserimento di Eracle dietro a una serie di cavalli alati.
  • Altre lastre fittili sono quelle di Velletri che sono più tardi (530 a.C.), ma hanno sempre i cavalli.
  • Da Sant’Omobono proviene una lastra fittile che presenta i cavalli alati in una situazione di apoteosi di Eracle.
  • Sul carrello bronzeo del Metropolitan Museum vediamo a sinistra una monomachia, al centro la consegna delle armi da parte di Teti ad Achille, a destra vi è un’apoteosi che è legata a due cavalli alati; il tema dell’apoteosi con due cavalli alati di due colori diversi è presente nel poema del ciclo legato a Eumeno.
  • Da Locri, località Masarà provengono due cavalli, che sono due acroteri del 420 a.C., legati a due personaggi divini, i Castori ed essi sono portati in alto da due tritoni; così anche nel tempio in località Marafioti.
  • Su un pinax, una lastra di Locri vediamo dei cavalli alati.
  • Da Gela proviene un acroterio templare della metà del V sec e si tratta della testa di cavallo che più si avvicina a quelli tarquiniesi, anche nella bardatura.
  • Da Cerveteri proviene un acroterio angolare fittile.

Stile dei cavalli e influenza etrusca

Lo stile dei cavalli richiama molto la coroplastica magno greca e siceliota per la plasticità e il calligrafismo, quindi dobbiamo cercare i precedenti dei cavalli nella delicatezza della terracotta; una serie di lastre provenienti dalla Magna Grecia ci confermano la presenza del tema dei cavalli che si possono porre lungo l’asse delle lastre architettoniche etrusche.

Mansuelli ha parlato del frontone aperto e di quello chiuso: egli prende in considerazione il frontone chiuso etrusco, ma la differenza tra i due è interessante; i frontoni chiusi etruschi sono sempre in terracotta ed egli li considera provenienti dall’esperienza pittorica; i cavalli della tomba dei demoni azzurri (440-430 a.C.) hanno due colori e appartengono al viaggio nell’oltretomba e sia dal punto di vista cromatico che del trattamento, Mansuelli li pone in relazione con i cavalli alati; sembra quasi che vi sia una sorta di passaparola tra gli artisti.

Apoteosi di Eracle e legami con tradizioni etrusche

Della fine del IV sec è il sarcofago delle amazzoni che proviene da Tarquinia: su di esso ritroviamo i cavalli di due colori (cavallo della tomba di Egnazia della prima metà del III sec a.C.).

Cosa unisce i cavalli, la figura femminile e il vaso chiuso? Il vaso del pittore di Licurgo è l’unico cartone possibile che permette di unire i tre elementi, infatti qui vediamo la divinità alata che porta i cavalli che sono quattro, però alcuni elementi permettono di fare un confronto con quelli di Tarquinia; essi sono in aria e si tratta di due coppie di bighe con un cavallo bianco e uno scuro e la ragione per cui abbiamo questo motivo della policromia dei cavalli è l’apoteosi degli eroi; in più assistiamo allo spegnimento della pira da parte delle iadi.

Dobbiamo considerare la forte pregnanza dell’ambito etrusco: qui c’è un adattamento dello schema dell’apoteosi e i cavalli sono collegati alla tradizione delle lastre in terracotta; la tradizione etrusca infatti privilegia per il motivo dell’apoteosi la coppia di cavalli. Un altro motivo che troviamo è quello della fanciulla che utilizza i vasi chiusi per spegnere la pira di Eracle su cui si era gettato dopo avere indossato la camicia intrisa del sangue del centauro Nesso che gli aveva dato la moglie Deianira.

Arari è uno studioso di ceramica etrusca figurata; è stata teorizzata una trasmissione dall'Italia meridionale di questi cartoni, ma questi cartoni non caratterizzano solo i vasi apuli e la ceramica etrusca figurata, ma anche gli specchi che hanno molto in comune con la ceramica etrusca figurata e la pittura muraria. Qui vediamo la resa dell'atmosfera, la disposizione dei personaggi nel tessuto figurativo del vaso, lo spazio dove si muovono i mortali e quello che appartiene al mondo soprannaturale che si trova in elevato.

Vi sono due poderosi manici che collegano la terracotta alla lastra di fondo; dietro i cavalli vi è una linea ondulata che funge da limite alla lastra; sulla lastra del tempio di Portonaccio a Veio vediamo che l’artista ha lavorato come su quella di Tarquinia; secondo le misure della lastra, di 124 cm, dobbiamo ipotizzare che il mutulo abbia avuto un’estensione di circa 2,50 m.

Si è quindi cercato di collegare i resti dell’Ara della Regina (appartenenti al tempio dei cavalli alati) nello spazio frontonale e lo spazio occupato dalle terrecotte è pochissimo; non abbiamo alcun elemento per capire come erano inserite queste figure nello spazio frontonale. La base dei cavalli ha fatto calcolare un'ampiezza della lastra di 2,5 m, ma pensare che il columen avesse inchiodata una lastra di 2,5 costituisce un problema (Mansuelli); tuttavia non è uno scandalo dire che il frontone etrusco in terracotta nel V sec poteva essere chiuso, quindi perché non pensare al tempio dell’Ara della Regina dotato di un frontone in terracotta chiuso, così come sarà più tardi quello di Talamone?

Il sistema di immagini dell'Ara della Regina

Qui vediamo il posizionamento dei tre frammenti che sono posti su piani diversi e l'idea di associare le terrecotte che restano con l'apoteosi di Eracle è verosimile; guardiamo allora il sistema di immagini ricavabili dalla documentazione tarquiniese che fanno perno su di Eracle per vedere come questo dio accentra su di sé le prospettive della comunità tarquiniese di autocelebrazione.

Una terracotta proveniente dagli scavi dell’Ara di Romanelli reca il racconto della fatica di Eracle dei buoi di Gerione; in più vediamo il serpente barbuto che riporta alla tematica eraclea dei templi di Pyrgi, infatti il frontone del tempio B di Pyrgi mostra Eracle con la leontea annodata sul petto e il serpente fa riferimento a una delle fatiche di Eracle.

Sulla seconda fase del tempio dorico di Pompei è evocato un analogo motivo stilizzato, quindi la tematica di Eracle nel VI sec si trova sempre, ma la cosa interessante per Tarquinia e Pyrgi è che il tema di Eracle è legato a una figura femminile, Uni; quindi si tratta di un tema di un Eracle-Uni, particolare che tende continuamente a fare la pace con che è la versione etrusca della Hera greca.

Sappiamo infatti che all'inizio tra Eracle ed Hera vi erano rapporti pacifici, mentre poi questi rapporti si rompono e i due diventano acerrimi nemici, mentre in Etruria la pacificazione tra Eracle e Hera avviene subito. Quindi si tratta di un Eracle euboico che viene acquisito dagli etruschi (la componente euboica era presente a Ischia e a Cuma), quindi si tratta di una grecità diversa da quella propria; l’Eracle etrusco diventa gradito nelle città costiere, dove sono presenti componenti etniche diverse tra loro: a Pyrgi i templi hanno cicli figurativi che tendono a fare il centro sulla pacificazione delle etnie diverse nella stessa città, in riferimento alla pacificazione di Hera con Eracle e all’accoglienza di Ino/Leucothea che viene accolta da Hera solo grazie alla presenza di Eracle.

Rappresentazioni di Eracle e Tradizioni locali

La rappresentazione della lotta dei sette contro Tebe mostra un modello da non seguire; Eracle Uni si ritrovano anche sui tempi di Faleri: per la presenza di Eracle a Tarquinia abbiamo anche un episodio rarissimo che è l'inseguimento del centauro Nesso che ha rapito Deianira su una coppa che si trova a Boston e che proviene da Tarquinia e questo per noi è un tassello importante.

Uno specchio che proviene da Tarquinia mostra Eracle a riposo, con un genio alato che lo incorona e questa è un'allusione all'apoteosi di Eracle; un altro specchio da Tarquinia mostra l'apoteosi e la presenza di Minerva che è la divinità che accompagna l'apoteosi di Eracle; questi specchi provano che l'apoteosi di Eracle è assistita da Minerva, ma questa esclusività di Minerva a Tarquinia trova una contraddizione.

Vediamo uno specchio con l'allattamento di Eracle da parte di Uni: Rasmussen ha colto la relazione tra Eracle e Uni attraverso il tema dell'allattamento.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bagnasco Gianni Giovanna.
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