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Etruscologia, laurea magistrale

Riassunto etruscologia di 15 pagine con descrizione ara della regina basata su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof Bagnasco Gianni dell’università degli Studi di Milano - Unimi, della facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea magistrale in archeologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Etruscologia docente Prof. G. Bagnasco Gianni

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ETRUSCOLOGIA

Nella ricostruzione di Romanelli del tempio dell’Ara della Regina vediamo due avancorpi, uno

pieno e l’altro che ha all’interno l’altare alpha il recinto beta, quindi l’Ara della Regina aveva un

basamento più arretrato rispetto alla terrazza superiore e davanti vi erano due avancorpi, uno pieno

e l’altro che ha all’interno l’altare alpha e il recinto beta.

La posizione in cui sono stati rinvenuti i cavalli è importante ed essi erano di due colori diversi,

bianco quello davanti e rosso quello dietro, quindi erano di colori diversi, esattamente come i

cavalli che portavano le bighe che erano legate agli eroi o ai viaggi al di fuori della vita quotidiana;

in più i cavalli dell’Ara della Regina dovevano essere visti dal basso e si trovavano nel mutulo di

sinistra. Gli studiosi si sono quasi sempre disinteressati dei cavalli ed essi dovevano essere collegati

a una biga perché presentano il timone e Colonna pensa che la biga fosse montata probabilmente da

un essere mitico.

Ma oltre ai cavalli abbiamo altri frammenti della decorazione del frontone e secondo Colonna si

trattava di un frontone aperto e i templi etruschi, fino agli inizi del periodo classico non avevano il

timpano chiuso e l’Ara della Regina forse appartiene a questa tradizione (frontone aperto). 1

Nel mutulo destro, cioè la parte destra dello spazio frontonale, si collocavano i frammenti di una

figura femminile con una tunica con motivi nastriformi; su uno specchio vediamo Minerva che ha

una tunica simile e Massa Pairault pensa per questo che il frontone rappresenti un’apoteosi di

Eracle. vaso

Poi vi è anche un terzo frammento, quello di un che è chiuso da una lastra di fondo, che non è

mai stato preso in considerazione dagli studiosi; dall’osservazione del corpo ceramico e dei

materiali M. Cataldi ha detto che tutti e tre questi elementi provengono dalla stessa bottega e hanno

lo stesso corpo ceramico.

Le analisi chimico fisiche hanno dimostrato che questo stesso corpo ceramico è stato ripreso dal

territorio tarquiniese perché è affine al corpo ceramico delle ceramiche depurate tarquiniesi;

Tarquinia ha delle cave di argilla che sono già pure in natura, quindi l’argilla deve essere arricchita

di inclusi. 2

Degli esempi di questo vaso vengono da Tarquinia, in particolare dalle antefisse della fase più tarda

(fine IV­ III sec) e in questo frammento la figura femminile alata porta in mano un vaso chiuso.

Vediamo poi un’immagine dal santuario di Badida (?) a Chiusi dove vi è una figura alata con un

vaso chiuso in cui l’iconografia è la stessa, ma è diversa la realizzazione; le antefisse non erano

realizzate a matrici e quindi questo è un tema che circola; a questo gruppo di antefisse due studiosi

hanno dedicato attenzione: Ingrid Krustof ha riconosciuto in questo gruppo di antefisse un

collegamento con le iadi, figlie di Atlante e su questo è tornato un altro studioso. Quindi abbiamo

un’attribuzione certa a un programma figurativo che presuppone queste figure femminili.

Vediamo delle teste dal museo di Hannover che sono state riallacciate con quelle del Wagner

Museum; Cristofani, negli archivi del museo, ha pensato di potere ravvisare una provenienza da

Tarquinia e forse dall’Ara della Regina.

Dall’Ara della Regina proviene una lastra con “Artumes” ed egli, richiamandosi a uno specchio, ha

collegato Artumes/Artemide ai cervi (già la Simons aveva proposto Apollo come destinatario

dell’Ara della Regina) e quindi propone che le teste fossero un riferimento ad Artemide.

cavalli

I erano sempre stati definiti classici e post­fidiaci; i cavalli del Partenone sono veri, reali,

portano le cose in onore della divinità e sono tratteggiati in modo impressionistico e sono in marmo;

il trattamento della scultura da parte degli etruschi è legata alla terracotta, mentre il trattamento

della scultura da parte dei greci è legata alla pietra e questa è una enorme differenza.

In più i cavalli dal fondo del rilievo, pian piano si distaccano da esso e diventano tridimensionali

nella parte alta, mentre i cavalli del Partenone sono omogenei.

I cavalli sono stati scoperti nel 1938 e la situazione della critica artistica in quegli anni è particolare;

gli artisti si innamorano della terracotta e del sorriso degli etruschi e in questa riscoperta i cavalli

stavano male, stonavano e quindi rimangono nel dimenticatoio all’epoca del loro rinvenimento

perché erano scomodi perché non erano arcaici.

cavaliere Rampin

Vediamo il che inaugura una serie riferita al mondo arcaico e il cavallo che porta

il cavaliere in groppa non è provvisto di ali; anche nei rilievi dell’acropoli il cavallo è rappresentato

nel momento della corsa e le ali non ci sono.

­ a Delfi, sul tesoro dei Sifni vediamo dei cavalli in corsa che sono montati, ma sono privi di

ali;

­ per trovare le ali dobbiamo spostarci all’Herakleion di Taso (fine VI sec) dove il cavallo è

dotato di ali: siamo però nell’isola di Taso dove si trovava una comunità mista di greci e

fenici che avevano trovato protezione in Eracle che ha lo statuto dell’eroe greco, ma anche

quello del dio Melkart fenicio che, come dice Erodoto, era venerato a Taso come Eracle.

­ dalla Magna Grecia, a Metaponto (fine VII sec) proviene questo perrirranterion fittile che

ha un’immagine di una biga di cavalli alati che portano un carro con un auriga e una divinità

femminile;

­ su una lastra architettonica fittile da Metaponto vediamo ancora una biga con i cavalli alati;

­ su un esemplare del VI sec da Acquarossa vediamo una processione di cavalli alati che

trasportano carri e vi è l’inserimento di Eracle dietro a una serie di cavalli alati.

­ altre lastre fittili sono quelle di Velletri che sono più tardi (530 a.C.), ma hanno sempre i

cavalli;

­ da Sant’Omobono proviene una lastra fittile che presenta i cavalli alati in una situazione di

apoteosi di Eracle;

­ sul carrello bronzeo del Metropolitan Museum vediamo a sinistra una monomachia, al

centro la consegna delle armi da parte di Teti ad Achille, a destra vi è un’apoteosi che è

3

legata a due cavalli alati; il tema dell’apoteosi con due cavalli alati di due colori diversi è

presente nel poema del ciclo legato a Eumeno.

­ Da Locri, località Masarà provengono due cavalli, che sono due acroteri del 420 a.C., legati

a due personaggi divini, i Castori ed essi sono portati in alto da due tritoni; così anche nel

tempio in località Marafioti.

­ Su un pinax, una lastra di Locri vediamo dei cavalli alati;

­ da Gela proviene un acroterio templare della metà del V sec e si tratta della testa di cavallo

che più si avvicina a quelli tarquiniesi, anche nella bardatura;

­ da Cerveteri proviene un acroterio angolare fittile.

Lo stile dei cavalli richiama molto la coroplastica magno greca e siceliota per la plasticità e il

calligrafismo, quindi dobbiamo cercare i precedenti dei cavalli nella delicatezza della terracotta; una

serie di lastre provenienti dalla Magna Grecia ci confermano la presenza del tema dei cavalli che si

possono porre lungo l’asse delle lastre architettoniche etrusche.

Mansuelli ha parlato del frontone aperto e di quello chiuso: egli prende in considerazione il

frontone chiuso etrusco, ma la differenza tra i due è interessante; i frontoni chiusi etruschi sono

sempre in terracotta ed egli li considera provenienti dall’esperienza pittorica; i cavalli della tomba

dei demoni azzurri (440­ 430 a.C.) hanno due colori e appartengono al viaggio nell’oltretomba e sia

dal punto di vista cromatico che del trattamento, Mansuelli li pone in relazione con i cavalli alati;

sembra quasi che vi sia una sorta di passaparola tra gli artisti.

sarcofago delle amazzoni

Della fine del IV sec è il che proviene da Tarquinia: su di esso

ritroviamo i cavalli di due colori (cavallo della tomba di Egnazia della prima metà del III sec a.C.).

vaso del pittore di Licurgo

Cosa unisce i cavalli, la figura femminile e il vaso chiuso? Il è l’unico

cartone possibile che permette di unire i tre elementi, infatti qui vediamo la divinità alata che porta i

cavalli che sono quattro, però alcuni elementi permettono di fare un confronto con quelli di

Tarquinia; essi sono in aria e si tratta di due coppie di bighe con un cavallo bianco e uno scuro e la

ragione per cui abbiamo questo motivo della policromia dei cavalli è l’apoteosi degli eroi; in più

assistiamo allo spegnimento della pira da parte delle iadi.

Dobbiamo considerare la forte pregnanza dell’ambito etrusco: qui c’è un adattamento dello schema

dell’apoteosi e i cavalli sono collegati alla tradizione delle lastre in terracotta; la tradizione etrusca

infatti privilegia per il motivo dell’apoteosi la coppia di cavalli. Un altro motivo che troviamo è

quello della fanciulla che utilizza i vasi chiusi per spegnere la pira di Eracle su cui si era gettato

dopo avere indossato la camicia intrisa del sangue del centauro Nesso che gli aveva dato la moglie

Deianira.

Arari è uno studioso di ceramica etrusca figurata; è stata teorizzata una trasmissione dall'Italia

meridionale di questi cartoni, ma questi cartoni non caratterizzano solo i vasi apuli e la ceramica

etrusca figurata, ma anche gli specchi che hanno molto in comune con la ceramica etrusca figurata e

la pittura muraria.

Qui vediamo la resa dell'atmosfera, la disposizione dei personaggi nel tessuto figurativo del vaso, lo

spazio dove si muovono i mortali e quello che appartiene al mondo soprannaturale che si trova in

elevato.

Vi sono due poderosi manici che collegano la terracotta alla lastra di fondo; dietro i cavalli vi è una

linea ondulata che funge da limite alla lastra; sulla lastra del tempio di Portonaccio a Veio vediamo

che l’artista ha lavorato come su quella di Tarquinia; secondo le misure della lastra, di 124 cm,

dobbiamo ipotizzare che il mutulo abbia avuto un’estensione di circa 2,50 m.

Si è quindi cercato di collegare i resti dell’Ara della Regina (appartenenti al tempio dei cavalli alati)

nello spazio frontonale e lo spazio occupato dalle terrecotte è pochissimo; non abbiamo alcun

elemento per capire come erano inserite queste figure nello spazio frontonale. 4

La base dei cavalli ha fatto calcolare un'ampiezza della lastra di 2,5 m, ma pensare che il columen

avesse inchiodata una lastra di 2,5 costituisce un problema (Mansuelli); tuttavia non è uno scandalo

dire che il frontone etrusco in terracotta nel V sec poteva essere chiuso, quindi perché non pensare

al tempio dell’Ara della Regina dotato di un frontone in terracotta chiuso, così come sarà più tardi

quello di Talamone?

Qui vediamo il posizionamento dei tre frammenti che sono posti su piani diversi e l'idea di associare

le terrecotte che restano con l'apoteosi di Eracle è verosimile; guardiamo allora il sistema di

immagini ricavabili dalla documentazione tarquiniese che fanno perno su di Eracle per vedere come

questo dio accentra su di sé le prospettive della comunità tarquiniese di autocelebrazione.

Una terracotta proveniente dagli scavi dell’Ara di Romanelli reca il racconto della fatica di Eracle

dei buoi di Gerione; in più vediamo il serpente barbuto che riporta alla tematica eraclea dei templi

di Pyrgi, infatti il frontone del tempio B di Pyrgi mostra Eracle con la leontea annodata sul petto e il

serpente fa riferimento a una delle fatiche di Eracle.

Sulla seconda fase del tempio dorico di Pompei è evocato un analogo motivo stilizzato, quindi la

tematica di Eracle nel VI sec si trova sempre, ma la cosa interessante per Tarquinia e Pyrgi è che il

tema di Eracle è legato a una figura femminile, Uni; quindi si tratta di un tema di un Eracle

Uni,

particolare che tende continuamente a fare la pace con che è la versione etrusca della Hera

greca.

Sappiamo infatti che all'inizio tra Eracle ed Hera vi erano rapporti pacifici, mentre poi questi

rapporti si rompono e i due diventano acerrimi nemici, mentre in Etruria la pacificazione tra Eracle

Eracle euboico

ed Hera avviene subito. Quindi si tratta di un che viene acquisito dagli etruschi (la

componente euboica era presente a Ischia e a Cuma), quindi si tratta di una grecità diversa da quella

propria; l’Eracle etrusco diventa gradito nelle città costiere, dove sono presenti componenti etniche

diverse tra loro: a Pyrgi i templi hanno cicli figurativi che tendono a fare il centro sulla

pacificazione delle etnie diverse nella stessa città, in riferimento alla pacificazione di Hera con

Eracle e all’accoglienza di Ino/Leucothea che viene accolta da Hera solo grazie alla presenza di

Eracle.

La rappresentazione della lotta dei sette contro Tebe mostra un modello da non seguire; Eracle Uni

si ritrovano anche sui tempi di Faleri: per la presenza di Eracle a Tarquinia abbiamo anche un

Nesso coppa

episodio rarissimo che è l'inseguimento del centauro che ha rapito Deianira su una

che si trova a Boston e che proviene da Tarquinia e questo per noi è un tassello importante.

specchio

Uno che proviene da Tarquinia mostra Eracle a riposo, con un genio alato che lo incorona

e questa è un'allusione all'apoteosi di Eracle; un altro specchio da Tarquinia mostra l'apoteosi e la

presenza Minerva

di una che è la divinità che accompagna l'apoteosi di Eracle; questi specchi

provano che l'apoteosi di Eracle è assistita da Minerva, ma questa esclusività di Minerva a

Tarquinia trova una contraddizione.

specchio Uni:

Vediamo uno con l'allattamento di Eracle da parte di Rasmussen ha colto la

relazione tra Eracle e Uni attraverso il tema dell'allattamento e dell'apoteosi di Eracle.

Un gruppo di specchi di provenienza incerta mostra una scena con Tina incoronato e allattato;

alcuni dee assistono all'allattamento, Eracle tiene in mano la clava e dietro a Uni vi è Minerva con il

manto stellato; a sinistra vi sono Turan (Afrodite) e Mean, una divinità propriamente etrusca.

specchio Volterra

Su un altro da vi è un personaggio, Tina, che dice di assistere all'adozione di

Eracle da parte di Uni: Rasmussen ha unito questo gruppo di specchi sotto il significato

dell'adozione di Eracle da parte di Uni e quindi della sua apoteosi.

A Tarquinia vi sono due tipi di apoteosi, una in cui Eracle è accompagnato da Minerva (tempio di

Sant’Omobono, tempio B di Pyrgi), però ci sono anche degli specchi, in particolare uno da

Tarquinia, dal fondo Scataglini, che mostrano l'adozione attraverso l'allattamento di Eracle da parte

di Uni e dietro a Eracle si trova una vittoria alata che regge una corona per incoronare Eracle

5

vincitore, che ha un epiteto che non è a didascalia, ma è rappresentato dalla figura, cioè la vittoria

alata che ci dice che si tratta di un Eracle Kallinikos, Eracle che i greci conoscono molto bene, di

cui parla anche Archiloco quando dice che deve andare a Tasos (da Paros), dove trova il culto di

questo Eracle ambiguo.

Si tratta di un Eracle che ottiene la vittoria sulla morte e ottiene una parte tra le divinità dell'Olimpo;

questo epiteto era poi trasmigrato ad Olimpia e qui era attribuito ai vincitori, quindi si tratta di un

epiteto che si diffonde nel Mediterraneo e indica una condizione dell'uomo privilegiato.

In più non dobbiamo affidarci solo agli specchi e alla ceramica, perché abbiamo altre fonti, come

Plinio e Tacito che ci riportano al corinzio Damarato che arriva da Corinto a Tarquinia e da qui

invierà suo figlio Lucumone a Roma, dove diventerà Tarquinio Prisco.

A Tarquinia Eracle funge da punto di riferimento fino dalla più remota epoca, cioè dall’ultimo

trentennio del VII sec e studiare la presenza di Eracle a Tarquinia è trasparente attraverso i punti

cardine che portano all'ultimo trentennio del VII sec e che si coagulano intorno alla figura di

Damarato e si sviluppano attraverso questi esempi nel corso del tempo (terrecotte dell’Ara della

Regina, coppa di Boston, ceramica a figure nere attica, specchi dove vi è Eracle sia associato a

Minerva sia a Uni. Tarquinia e Gravisca

Ma come si configura Tarquinia rispetto alle altre città etrusche meridionali?

costituiscono un esempio di città che accoglie lo straniero in un regime che è stato recentemente

riconosciuto nella Civita; qual è la relazione tra la Civita e il santuario greco di Gravisca? Grazie

agli studi sulla diffusione della ceramica e sulla scelta delle classi ceramiche vediamo che ci sono

delle scelte di materiali diversi, quindi gli apparati vascolari e le ceramiche per i culti sono

differenti nei due siti.

Tarquinia era in grado di gestire la presenza degli stranieri in spazi appartati, relegandone il culto e

ghettizzando le presenze straniere nel santuario portuale di Gravisca e limitandole solo a questa

zona.

Tarquinia è una delle prime città che accoglie l'elemento greco e possiamo proiettare la situazione

di Gravisca al terzo quarto dell'VIII secolo a.C., quando gli etruschi iniziano una produzione

ceramica di imitazione greca; quindi Tarquinia è una delle prime città alla metà dell’VIII sec che

inizia a produrre una ceramica di imitazione greca e produce non solo coppe, ma anche vasi

monumentali (idria di Poggio Selciatello).

Tarquinia quindi è la prima città alla fine dell’VIII sec che restituisce materiale che presenta nomi

tumulo Doganaccia

misti, infatti dal della proviene un frammento con un'iscrizione:

Achapri rutile hipukrates e l'altra iscrizione sulla kotile Junker contiene i nomi di Numesie e

Kraitiles.

Quindi abbiamo rispettivamente per ogni iscrizione un nome di origine latina e un nome di origine

greca: Rutile da Rutilius e Numesie da Numerius, Hipucrates da Ippocrate e Kraitiles da Cratilo;

questi due esempi di fine VIII­ inizi VII sec sono tra le più antiche iscrizioni greche e provengono

da due contesti funerari diversi e ci fanno riflettere sulla presenza di etnie diverse.

Quindi nelle tombe c'erano personaggi stranieri ed è stato introdotto il concetto di mobilità sociale;

Eracle,

le presenze eraclee ci riportano alla sua apoteosi e osservando la figura di egli è capace di

unire comunità diverse, farle interloquire

di e di curare le relazioni. È il tipo di Eracle che poi

venne più seguito e considerato durante tutta la storia che Tarquinia ci offre dal punto di vista

dell'archeologia.

La posizione di Mansuelli (La coroplastica templare, 1994) non ha avuto molto seguito negli studi;

egli fa una distinzione tra pietra e coroplastica e sostiene che le fonti ci parlano per l'Etruria di un

frontone aperto decorato solo con placche, però negli studi la contrapposizione è stata fatta con il

frontone chiuso greco che era in pietra e fare un confronto tra un tempio decorato con un frontone

6

aperto in terracotta e uno decorato con un frontone chiuso in pietra è un confronto fra due patrimoni

artistici che si avvalgono di un metodo diverso.

Mansuelli parla dei frontoni chiusi etruschi (frontone di Talamone) e si chiede se sia possibile

paragonare questo frontone chiuso in terracotta a un frontone chiuso greco in pietra; il frontone

chiuso etrusco non deve essere paragonato al frontone chiuso greco perché quello etrusco ha un

progressivo distaccamento figure

delle fino a diventare quasi a tutto tondo; in più il frontone

più piani,

chiuso etrusco è su quindi presuppone la concezione cosmogonica etrusca, cioè un cielo,

un mondo dove ci stanno i mortali e un mondo che evoca il mondo infero.

Sul frontone del tempio di Talamone vediamo il carro di Adrasto che va verso l'alto, spinto da una

creatura marina; il carro di Anfiarao sprofonda inghiottito dalla terra e spinto da una creatura, che è

una lasa alata che sta andando agli inferi; quindi abbiamo un frontone che si comporta come un

vaso dal punto di vista dell’impaginato e il modello non può essere quello del frontone chiuso

greco.

I cavalli erano troppo pesanti per essere appesi al columen e probabilmente facevano parte di una

biga, quindi il frontone del tempio dell’Ara della Regina era un frontone chiuso; qui ogni parte

aveva un significato, come il podio sulla collina artificiale e la cella che venne poi dotata di ali.

Pyrgi

Anche a il tempio viene formandosi assumendo una fisionomia a seconda del messaggio che

vuole esprimere; il santuario di Pyrgi si trova sotto il livello del mare.

santuario sud,

La parte più antica è il dell'area scoperto negli anni 80 e si era pensato che questa

posizione fosse stata scelta per il santuario perché si trovava davanti a una sorta di canale artificiale

che faceva approdare le navi senza che si insabbiassero, ma gli scavi di Colonna hanno messo in

evidenza nell'area sud un canalone in cui affluivano le fonti d'acqua.

Dagli inizi del VI secolo il santuario è una sorta di asylum, cioè un posto dove si riunivano le varie

componenti etniche prima di passare in città, infatti agli inizi del VI secolo assistiamo all'arrivo

massiccio di greci da est, soprattutto dopo la fondazione di Marsiglia.

Questi santuari sono dedicati soprattutto a divinità femminili, in particolare a Uni­ Hera­ Astarte

che costituivano le entità protettrici delle diverse etnie perché si tratta di divinità super partes che si

trovano in vari santuari della Grecia dell'est.

Il santuario diventa un punto di approdo per la marineria e i traffici ed è caratterizzato da un sistema

di apparati vascolari che si adeguano ai tre criteri della comunicazione del mondo antico, ovvero

essere memorabile, riconoscibile e autorevole. Queste categorie sono di norma riferite alla

letteratura, ma si possono applicare anche alla realtà archeologica; il migliore medium al di là del

parlato e della scrittura è la ceramica, in particolare la ceramica a bande rosse che è la più semplice

e diffusa in tutto il Mediterraneo e che arriva a interessare, con l'arrivo della seconda ondata di

colonizzazione greca, anche le aree di frequentazione mista di greci ed etruschi, lungo le coste

dell'Etruria (lamine d'oro di Pyrgi).

Pyrgi è un insediamento sulla riva del mare dove erano accettate etnie diverse; l'area sud era

dedicata antichissimo oracolo

a un (Tethis) e quindi era collegata al santuario che doveva offrire

un responso; l'area era connessa ai culti oracolari tanto che la divinità associata a Tethis era Apollo

nella valenza di Suri; non si tratta di un santuario monumentale, ma dimesso perché non ha

proporzioni monumentali, ma si trattava di recenti con edifici che Colonna ha riportato alla

dimensione di un sacello che non costituiva un edificio chiuso, ma un recinto.

Ci troviamo nell'area recintata dove i luoghi di culto si alternano agli altari che però non sono

regolari, non sono in pietre brute, fatti con la mescolanza di pietre, corna ed ossa. Possiamo fare

questo discorso anche per il complesso monumentale della Civita e questi incasellamenti concettuali

li troviamo anche nelle fonti letterarie fino ad arrivare a Marziano Capella.

L’obiezione a un frontone chiuso per il tempio dell’Ara della Regina è che abbiamo solo tre

frammenti, ma succede la stessa cosa per un edificio dell'area sud di Pyrgi di cui abbiamo solo un

frammento della decorazione (prima metà del VI sec). 7

tempio B

A Pyrgi cosa succede alla fine del VI sec, quando viene aggiunto il e il secondo recinto

del santuario? Siamo passati a forme monumentali e nel corso di un secolo abbiamo la

giustapposizione di due modelli templari diversi: il tempio B ha la cella su un podio con un giro di

colonne intorno che lo riporta ai tempi della Magna Grecia (si tratta di uno dei primi templi costruiti

in Etruria e simile al tempio dell’Ara della Regina); esso si adegua alla concezione di un elevato in

alzato che viene da canoni greci dell'Italia meridionale e ha una pedana che deriva dalla concezione

del podio, cioè di uno spazio consacrato che viene elevato e innalzato all'interno del santuario.

delle 20 celle

Poi vi è l'impianto che è confrontabile con quello di Locri, in località 100 camere,

dedicato a una forma particolare di Afrodite; questo impianto ci riporta alla pratica della

prostituzione sacra che non è stata da tutti accettata e Colonna collega questa pratica alla

costruzione del tempio B; di fronte alle celle vi è un allineamento di altari.

C,

Un altro elemento è l'area dove troviamo delle strutture molto importanti: essa è formata da due

cavità che mettono in comunicazione la pedana con il sottosuolo ed è costituita da due altari, uno

attribuito al culto dell'acqua e l'altro attribuito al culto del fuoco.

Quest’area si trova a sinistra del tempio e la collocazione degli altari e dei luoghi di culto secondari

è importante e ci riporta alla concezione sulle suddivisioni dello spazio che va rivista alla luce della

concezione del santuario che non è necessariamente diviso in base all'orientamento dei punti

cardinali, ma anche in base alla sinistra e alla destra.

Quindi un santuario non è necessariamente orientato secondo i punti cardinali, ma vi può essere

anche un discorso di parte sinistra e di parte destra ed è stato fatto anche uno studio sulla

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9 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Etruscologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bagnasco Gianni Giovanna.

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