Storia del pensiero antropologico
Capitolo 1
Origini dell'etnologia e dell'antropologia
In principio l’etnologia veniva usata per intendere lo studio delle differenze culturali e dei tratti comuni a varie popolazioni nel mondo. Prima veniva frequentemente chiamata antropologia sociale. Lo scopo attuale è quello di riuscire a creare un connubio fra l’etnologia e l’antropologia in modo di avere due punti di vista diversi della stessa cosa: l’etnologia con le sue prospettive specifiche sui soggetti di studio e l’antropologia con le inferenze sul generico. (una filogenetica e l’altra ontogenetica)
Le sotto-discipline dell'antropologia
Vi sono fondamentalmente 4 sotto-discipline dell’antropologia, analizzanti ognuna una particolare area:
- Antropologia biologica: affine all’antropologia fisica, pone l’attenzione sulla composizione fisico-biologica attuale dell’uomo comparata con quella dei primati più evoluti e con gli uomini primitivi.
- Archeologia: Analizza le relazioni che permeano i reperti con l’habitat in cui sono stati rinvenuti, quindi qual era il loro significato in quel contesto.
- Antropologia linguistica: Pone l’attenzione alle varie diversità di linguaggio ma ancora di più agli elementi che i vari linguaggi hanno in comune.
- Antropologia culturale: È la sottodisciplina più grande e studia l’area di diversità culturale, la struttura sociale, la ricerca di universali culturali e l’interpretazione da parte del simbolismo.
Si ricorda che l’approccio applicativo di una data “materia” è maturo e fruttuoso solo se multidisciplinare, ovvero attinge varie informazioni importanti per lo svolgimento anche da discipline diverse. Nel caso dell’antropologia applicata abbiamo la biologia, la protezione civile, la medicina ecc.
Teoria ed etnografia
Nell’antropologia vi sono due elementi costitutivi molto importanti: teoria ed etnografia. Mentre l’etnografia è la mera attività di scrivere sulle popolazioni, la teoria è a sua volta composta da altri quattro elementi che la costruiscono, ovvero la domanda, l’assunto, il metodo e i dati.
Le domande sono gli stimoli di partenza su cui poi si sviluppano le ricerche. È sottinteso che domande giuste portano a ricerche sensate mentre domande sbagliate conducono spesso a un vicolo cieco del tutto improduttivo. Le ricerche, il loro svolgimento, è influenzato dagli assunti a cui fa riferimento il ricercatore. Si potrebbe paragonare l’assunto alla teoria di riferimento di uno psicanalista. I metodi e i dati sono strettamente correlati, i metodi sono la ricerca su campo ma ancora meglio la Comparazione, mentre i dati invece hanno l’obbligo di essere coerenti alla ricerca in atto.
Approcci antropologici
L’approccio antropologico si compone di altri due metodi:
- Osservare la società nel complesso
- Esaminare ogni società in relazione ad altre
Quest’ultima caratteristica ha tre diversi modi di poter essere attuata: può farsi una comparazione fra casi isolati, può farsi una comparazione all’interno di una regione o si può anche ricorrere a un tipo più universale di comparazione. Di conseguenza è possibile definire l’antropologia culturale come un programma ampiamente condiviso e che abbia TEORIA ed ETNOGRAFIA come pilastri gemelli fondamentali.
Il paradigma antropologico
A questo punto è altresì necessario introdurre il concetto di paradigma antropologico. Secondo Khun, i paradigmi sono grandi teorie che ne comprendono di più piccole e, quando queste ultime perdono di significato, può verificarsi una crisi con rigetto del paradigma o l’incorporazione in quanto caso eccezionale con basse proprietà statistiche di ripetizione.
Prospettive sincroniche e diacroniche
Questi due concetti saranno presenti nelle caratterizzazioni delle varie correnti di pensiero antropologico. Si cita come esempio la prospettiva più ampia che abbraccia diffusionismo e evoluzionismo, quella diacronica poiché entrambe le teorie propongono un mutamento sociale che avviene nel tempo, sia che avvenga per diffusione di idee (diffusionismo) sia invece frutto di un'evoluzione. Il diacronismo sta a rappresentare delle relazioni che ci sono nel tempo tra le cose, mentre invece il sincronismo predica una simultaneità di relazioni. Gli approcci sincronici comprendono il funzionalismo, strutturalismo e interpretativismo.
Non per essere ripetitivi, ma l’adozione sempre di un solo punto di vista, oltre che riduttiva, può rivelarsi invalidante al fine dello sviluppo corretto della ricerca, quindi, nascono gli interattivisti, ovvero coloro i quali non sottostanno a principi statici bensì studiano gli eventi ciclici sociali sotto aspetti più dinamici come quelli di causa ed effetto.
Capitolo 2
Antropologia nel XVII secolo
Nel XVII secolo l’antropologia aveva una certa indipendenza disciplinare derivata da una certa storia di “idee” che partiva da filosofi greci ed egizi per poi protrarsi fino al XIX secolo. Andiamo a vedere quali possono essere i precursori del pensiero antropologico.
Nel XVII secolo abbiamo quattro pensatori molto importanti che contribuirono con le loro supposizioni ad avere una più chiara idea dell’antropologia oggi.
Contributi di pensatori chiave
Grozio sosteneva che le nazioni nel mondo facessero tutte parte di una più grande società transnazionale soggetta alle leggi della natura. Nonostante i predecessori avessero cercato una natura teologica della società, egli la trovò invece nella natura socievole dell’uomo. Le stesse leggi naturali così come governano l’uomo in interazione con gli altri uomini, governano anche le varie società e nazioni in momenti e situazioni diverse.
Puffendorf parve concordare su tale natura socievole dell’uomo, infatti egli lo definisce “capace di società”. Pertanto era anche convinto che l’uomo e la società fossero inscindibili poiché l’uomo per natura è socievole, quindi le due cose si chiamano a vicenda. La domanda di cosa facesse l’uomo agli albori della civiltà ha come risposta che la socievolezza dell’uomo, unita alla sua indole e sprovvista di un freno o quanto meno di un binario quale può essere la ragione, porta a una convivenza caotica e autodistruttiva.
Hobbes invece pose l’accento sul naturale istinto dell’uomo a perseguire il proprio interesse, quindi, individui razionali sceglievano di sottomettersi a un’autorità per ottenere pace e sicurezza. Le società si formavano quindi con il consenso e l’accordo comune (contratto sociale).
Locke invece era per la moderazione in quanto il contratto sociale fosse una mediazione dello stato naturale umano e quello sociale. Il contratto si è reso necessario per risolvere alcune dispute che, se lasciate alla natura passionale e “peccaminosa” dell’uomo, avrebbero potuto risolversi male. La società tutelava così sia lo stato naturale che la tutela della proprietà. (in media stat virtus!)
Contributi del XVIII e XIX secolo
L’ottocento invece vede Rousseau fra i maggiori vertici del pensiero filosofico e antropologico. In primis egli attacca Grozio nella sua visione del potere istituito a beneficio di chi è governato, sostenendo che i ricchi non vogliono fare altro che proteggere i beni acquisiti. L’idea di contratto sociale portava implicitamente con sé la scissione dell’uomo in “uomo naturale” e “uomo sociale”.
L’ottocento fu il periodo in cui si definì il concetto di selvaggio e uomo primitivo. I primi studi furono fatti sui cosiddetti “enfant sauvages”, ovvero ragazzi ritrovati da soli nei boschi abbandonati a loro stessi. Si notò come alcuni di essi non erano capaci di reintegrarsi o meglio di integrarsi nella società dopo il ritrovamento. Si scoprì solo in seguito che alcuni di essi erano sordomuti o autistici (Victor). Altro ad essere stato preso in considerazione fu l’Orang Utang come termine di paragone attuale per l’uomo. Monboddo e altri estesero addirittura il concetto di umanità anche a creature che non avevano nemmeno la capacità di parlare come, oltre agli orang utang, anche gli scimpanzé e i gorilla. Si giunse a un’ipotesi che fosse il linguaggio a creare una certa civiltà definibile “superiore”.
L’idea definitiva di “selvaggio” si posò sull’indiano d’America poiché si era giunti alla conclusione che un uomo selvaggio fosse un uomo in pieno possesso delle proprie capacità, vivesse completamente libero, come fanno gli indiani americani. A pieno contatto con la natura.
Vediamo ora più chiara la bipolarità del genere umano, natura e cultura non possono essere divise, l’uomo socializza ma più si avvicina a un punto della propria bipolarità, più si allontana dall’altro, quindi si giunge a un’ipotetica concezione dell’uomo naturale come solitario e felice di esserlo poiché la sua libertà finisce dove inizia quella di un altro uomo, quindi a contatto di libertà le azioni dell’uno sono viste, giudicate e corrisposte dalle azioni dell’altro.
Disuguaglianze secondo Rousseau
Rousseau differisce due tipi di disuguaglianza: naturale e artificiale. Quella naturale dipende da quanto generosa madre natura è stata con ognuno di noi, quelle artificiali invece si basano sulle diversità nate in base al formarsi della società con l’interazione degli individui fra di loro. Vedi i vizi. Nasce così la proprietà privata come una forma di protezionismo delle proprie cose, accentuando così le varie disuguaglianze artificiali e alimentando invidie e gelosie.
Contributi di Montesquieu
Montesquieu parla di uno spirito generale come l’essenza fondamentale di una data cultura (esempio: natura e clima per i selvaggi, usanze per i cinesi e le leggi per il Giappone). Montesquieu era particolarmente propenso all’approccio multidisciplinare infatti pensava a una scienza sociale in grado di abbracciare sia la fisica che la chimica che la biologia.
Diatribe tra poligenismi e monogenisti
I primi movimenti dell’antropologia come disciplina però furono segnati dalle (inutili) diatribe che vi furono fra poligenismi e monogenisti. I monogenisti erano coloro i quali sostenevano che il genere umano avesse una sola origine mentre i poligenismi pensavano a più di una genesi e che le varie razze fossero paragonabili alle varie specie.
L’antropologia moderna dà ragione ai monogenisti e assume che gli esseri umani siano fondamentalmente tutti uguali biologicamente. Montesquieu sosteneva che era il clima e non la biologia a rendere le razze differenti e diverse le culture.
Sicuramente non è difficile intuire i vari schieramenti politici dietro queste due correnti di pensiero. I poligenisti erano coloro i quali sostenevano la diversità delle razze con la superiorità di alcune rispetto ad altre, quindi un' implicita idea razzista permeava le loro teorie.
I monogenisti infine sostenevano che tutte le razze si erano evolute grossomodo per gli stessi stadi e che popolazioni inferiori potevano migliorarsi. I Monogenisti sono coloro i quali forgiarono l’antropologia per come oggi la conosciamo oltre che a portare avanti precetti come i diritti umani dell’uguaglianza. Fra i maggiori esponenti dei monogenisti troviamo Hodgkin e Buxton mentre fra i poligenismi vi sono Knox e Hunt.
Capitolo 3
Uno sguardo sull'evoluzione
A metà del XIX secolo si svilupparono quattro filoni di pensiero evoluzionista atti a dare una più o meno esauriente spiegazione dell’antropologia. I quattro filoni erano:
- Evoluzionismo multilineare
- Evoluzionismo universale
- Evoluzionismo unilineare
Prima di giungere a quattro tipologie di pensiero evoluzionistico vi era l’idea di “grande catena dell’essere” dove l’uomo, nell’ordine delle cose, era frapposto tra gli angeli e gli animali. Tale idea d’ordine gerarchico degli esseri viventi però aveva implicitamente il concetto di fissità della specie. Cosa del tutto rifiutata dall’evoluzionismo che sosteneva l’evoluzione, da forme inferiori a superiori per tutte le specie, quantomeno biologicamente.
Teorie di Linneo e Lamark
Vari punti di vista possono essere elencati a riguardo: Linneo sosteneva la teoria dell’ibridazione che produceva sempre ibridi diversi, Lamark diceva che ogni linea di discendenza si evolve ma che le forme più antiche continuano a generare spontaneamente. Infine sosteneva che vari organi vanno in decadimento se vengono utilizzati o meno a seconda del loro potenziale.
Darwin invece si avvicinò all’odierno concetto di tratti genetici.
Evoluzionismo unilineare
L’evoluzionismo unilineare è quella concezione secondo la quale esiste una linea dominante di evoluzione, per la quale, tutte le società si evolvono attraverso gli stessi stadi. Dato che ogni elemento all’interno di una società è interconnesso con un altro, l’evoluzione di un ambito sociale porterebbe automaticamente all’evoluzione dei vari ambiti attigui e così via. Tra i vari ambiti si citano quelli dei mezzi di sussistenza, i rapporti di parentela, le credenze religiose ecc.
Come prima questione portata dall’evoluzionismo unilineare, dai monogenisti, vi è quella che contrappone la famiglia al contratto sociale. Fu Maine a rivoltare questa posizione sostenendo che la società ha origine nella famiglia e nei gruppi di parentela costruiti sulla famiglia. Da Maine, gli antropologi che seguirono, concentrarono più l’attenzione sulla famiglia e sulla parentela (Lubbock e Morgan).
Il tutto portò all’analisi della matrilinearità e patrilinearità. Dissertazioni varie sull’argomento hanno portato varie cose alla luce, come ad esempio la correlazione della patrilinearità alla pratica del matrimonio, la matrilinearità in epoca preistorica a causa della poliandria (si sa chi è la madre dei bambini ma non si sa chi è il padre…). Morgan analizzò molto determinati rapporti di parentela nella tribù degli irochesi presumendo che alla fonte della matrilinearità vi fosse la poliandria e soprattutto, questa precedeva l’attuale patrilinearità. (non generalizzando ovviamente).
Alla fine di tutto ciò, le diversità culturali fra le varie società, importavano agli studiosi solo in veste di eventuali stadi di sviluppo sociale propri di un più grande schema evolutivo.
Il totemismo
Il totemismo è un altro argomento importante su cui vertono molti studi antropologici del XIX secolo. Da notare come non sia una caratteristica solo delle popolazioni considerate “selvagge” bensì è presente anche in molte sfumature della cultura occidentale civilizzata. Vedi il totemismo militare.
Dagli studi è emerso che il totem è l’animale che simboleggia il clan di appartenenza ed è di trasmissione patrilineare (un po’ come il cognome). Possono essere distinte varie forme di totem, ad esempio: quello di clan, quello individuale, quello patri-matrilineare, quello della società divisa a metà, quello di sezione in base alla sposabilità e infine quello territoriale. Tutto questo studio sui totem perché comunque si sosteneva che le attuali culture aborigene fossero una sopravvivenza delle società primitive dell’uomo.
Animismo secondo Tylor
Quanto alla religiosità Tylor avanzò l’idea di animismo, che parlava di una comune credenza in un’anima che sopravviveva alla morte e che le anime, o spiriti, esistessero indipendentemente dall’esistenza materiale. Certo è che quello che in società primitive veniva visto come magia o opere trascendentali, era sempre spiegabile in seguito con la scienza e la tecnologia.
Evoluzionismo universale
Emerge nel XX secolo come un’attenuazione dei dogmi dell’evoluzionismo unilineare, poiché, alla luce degli ultimi ritrovamenti archeologici e prove etnografiche, l’esistenza di precise fasi unilineari di sviluppo non poteva più essere sostenuta. Furono postulate invece delle grandi fasi universali come la distinzione fra “stato selvaggio”, “barbarie” e “civiltà”. Fautori dell’evoluzionismo universale sono Childe, White, Marx ed Engels.
Childe sosteneva che la disciplina ove l’evoluzionismo universale fosse più ovvio era l’archeologia poiché è la disciplina che osserva meglio le evoluzioni nelle varie epoche dell’umanità viste sotto l’aspetto tecnologico. Sosteneva anche che storia e preistoria andassero...
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Etnologia – Storia pensiero antropologico
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Etnologia – Pensiero antropologico
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Etnologia – Etnopragmatica
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