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varie culture nel mondo. Egli sosteneva che i singoli oggetti della cultura tendessero a diffondersi

mentre invece gli interi complessi culturali si diffondevano per mezzo della migrazione.

Analoga all’idea di Ratzel ma forse più precisa è quella di Frobenius riguardo i “cerchi culturali”

anche se poi dedicò la sua attenzione all’educazione facendola cadere però nel precedente concetto

di Volkgeist ovvero di anima della cultura, usanze e precetti cardine. Frobenius sviluppò anche due

visioni del mondo: quella “etiopica” caratterizzata dall’agricoltura, allevamento, patrilinearità, culto

degli antichi ecc. e quella “amitica” caratterizzata anch’essa da allevamento e agricoltura ma con a

matrilinearità e culto della magia. Graebener conciliò la visione qualitativa di Ratzel e quella

quantitativa di Frobenius.

Shmidt distinse quattro cerchi culturali: un cerchio primitivo di caccia e di raccolta, uno primario

dove entra l’orticultura e dove, a questo stadio, si raggiunge una coscienza sociale sufficiente per

smorzare la dipendenza dal culto e dalla magia. Il cerchio secondario che portò in ultima istanza al

politeismo dopo aver introdotto il principio di agricoltura intensiva e culto del sacro; e il cerchio

terziario era una mistura di civiltà differenti appartenenti al cerchio secondario. Queste civiltà,

secondo lui, diedero vita alle civiltà asiatiche, europee e americane.

Il Diffusionismo britannico

Questa corrente di pensiero vede tutto nascere dall’antico Egitto. Perry sostiene che l’agricoltura,

l’addomesticamento degli animali, il calendario, l’industria della ceramica e di tante altre cose

fossero state diffuse dall’Egitto verso il resto del mondo. Tale modo di pensare ha preso il nome di

“diffusionismo eliocentrico”. Purtroppo l’interesse dei funzionalisti andava altrove rispetto

all’antico Egitto. Soprattutto per evitare dissertazioni e speculazioni che avessero poco riscontro sul

campo. Tuttavia, in base ai ritrovamenti archeologici, si scoprì che in realtà l’Egitto non poteva

essere considerato tale.

Attualmente non vi sono idee chiare su assunti diffusionistici poiché non si può asserire con

fermezza se le somiglianze culturali presenti fra varie popolazioni, anche distanti, abbiano una

matrice diffusionistica e, qualora l’avessero, quale sarebbe di preciso. Si suppone che vi siano

somiglianze per culture tra popolazioni stanziali o alle migrazioni. (il diffusionismo oggi è anche

vivo sotto il fenomeno del sistema-mondo e della globalizzazione)

Aree culturali e regionali per comparazione

Boas, Lowie e Sapir contribuirono a fortificare l’idea di area culturale, rivolsero i loro sforzi alla

rilevazione di aree specifiche e di “tratti culturali” ossia le unità minime costituenti di una cultura.

Ciò per cui procedevano era l’uso di enfatizzare il particolare rispetto a generale. Boas rifiutava

l’evoluzionismo e minimizzava invece il diffusionismo e professava una meticolosa raccolta

etnografica. Un fulgido esempio di “complesso culturale” o “complesso di tratti” è dato dal

“complesso del bestiame dell’Africa orientale. Dove c’è bestiame c’è nomadismo, patrilinearità e

tutte le cose che caratterizzano questi tratti sociali dovuti alla condizione in questione.

Wissler si occupò di dare spiegazione alle distribuzioni in riferimento allo sviluppo, all’espansione

e ai contatti culturali. La sua ipotesi era che tali tratti si diffondessero dal centro verso la periferia

dell’area culturale, teoria che sembrò avere un certo fondamento e che attribuiva una certa

dinamicità ( e diacronia? ) all’ipotesi. Essa riunì assieme sia la diffusione che l’evoluzione.

L’antropologia americana a questo punto torna all’evoluzionismo di Steward. Egli situava il

diffusionismo all’interno di un quadro culturale che enfatizzava l’ambiente e ne dedusse che

l’ambiente naturale limita il progredire della cultura mentre invece la tecnologia la favorisce e la

rende possibile. Steward e i suoi seguaci dimostrarono tale ipotesi con degli studi comparati fra

diverse aree culturali e all’interno delle stesse aree culturali.

Vi sono tre tipi di comparazione in antropologia:

Illustrativa

Globale

Controllata ( che include la comparazione regionale)

L’illustrativa comporta una scelta di esempi per fare il punto delle differenze o similarità culturali

fra diverse culture.

Quella globale funziona per il campione e si basa su relazioni statistiche tra caratteristiche culturali

e ambientali

La comparazione controllata invece si rifà alla restrizione del campo delle variabili restringendo

l’ambito di comparazione all’interno della stessa regione. L’intento è quello di capire meglio

determinate culture studiando più approfonditamente il loro ambiente

Cap. 5

funzionalismo e struttural-funzionalismo.

Il funzionalismo è la prospettiva che ha a che fare con l’azione fra gli individui, i limiti imposti

dalle istituzioni sociali e il soddisfacimento personale entro i limiti socialmente imposti.

Fondamentalmente non vi è un confine rigido fra funzionalismo e struttural-funzionalismo poiché

molti degli esponenti maggiori spesso svolgevano ricerche analoghe venendo chiamati ora

strutturalisti ora funzionalisti. I maggiori esponenti sono: Radcliffe-Brown, Malinowsky, Firth, Levi

Strauss e Durkheim.

Radcliffe-Brown parte dallo strutturalismo sociale di Montesquieu e proseguiva paragonando il suo

oggetto di studio ad u organismo biologico costituito da sistemi che agiscono l’uno in relazione e in

funzione dell’altro. Spencer pensava invece che le società crescessero come le persone e, pertanto,

attraversassero gli stessi stadi di crescita (infanzia, adolescenza, pubertà ecc.)

Si immagina quindi la società come un grande organismo le cui parti funzionano tutte con un

piccolo microsistema inserite poi nel macrosistema che è la società. Ogni parte funziona per se e per

l’organismo di cui fa parte.

Le società erano, per Radcliffe-Brown formate da istituzioni sociali, ognuna paragonabile ad una

precisa parte dell’organismo:

Sis. Riproduttivo = parentela

Sis. Circolatorio = religione

Sis. Digestivo = economia

Sis. Nervoso = politica

Tuttavia ci sono sempre elementi che si trovano ad agire contemporaneamente su più fronti, tipo il

matrimonio, con conseguenze ovvie su tutti i vari “organismi”. Questo rende l’analogia più difficile

da applicare per comprendere il funzionamento della società in termini” biologici”. Ogni istituzione

può integrarsi con un'altra istituzione, ogni cosa sarebbe così “funzionale”

Durkheim sostiene che anche atti molto personali (vedi il suicidio) hanno una detta base sociale, va

così ad analizzare la religione nella società.

Una religione fondamentalmente distingue il sacro dal profano e prende il sacro come privilegio. Le

spiegazioni di Durkheim assumono un’ottica più funzionale quando passano dal credo al rituale. In

seguito a ricerche condotte con Mauss afferma che esiste un forte nesso fra società e classificazione

della natura. Avanzano così dai loro studi una teoria che abbia non solo dei connotati Struttural-

funzionalisti ma anche evoluzionisti e strutturalisti. Tutti connotati che vanno ad accreditare

l’ipotesi della psiche umana generale. Porta come esempio il dono e tutti gli obblighi di restituzione

e favori sott’intesi che ne derivano come funzioni sociali.

Malinowsky come Boas, si oppone all’evoluzionismo da tavolino e da due immagini della sua

concezione di antropologia: una è quella della ricerca su campo e l’altra è una teoria degli universali

culturali abbastanza esplicita. Non differente dal funzionalismo di Radcliffe-Brown pone l’accento

sull’importanza dell’etnologia per incoraggiare la tolleranza verso usi e costumi diversi e illumina

lettori sugli scopi di abitudini molto diverse dalle loro. Egli prestava molta attenzione, nei suoi

scritti, alla relazione genitore figlio ( andando talvolta a scontrarsi con Freud ) presi in

considerazione in varie culture con tutte le diversità che ne derivavano.

Furono notati nella teoria Malinowskiana tre livelli di astrazione:

La prima astrazione implica un rapporto interazionale di causa-effetto fra le varie funzioni delle

istituzioni sociali, il secondo livello comporta la comprensione di un’istituzione definita dai membri

di una comunità e il terzo livello invece definisce il modo in cui promuove la coesione sociale.

Malinowsky sosteneva che alla base del suo approccio vi erano sette bisogni biologici e le risposte

culturali ad essi rispondenti. Egli propone una teoria delle “sequenze vitali” comuni a tutte le

culture. Queste sequenze sono undici, ognuna parte da una pulsione, attraversa l’atto ed infine si

ferma all’analisi del soddisfacimento della pulsione iniziale. In seguito vi introduce un paradigma

un po’ più semplice che pone sette bisogni fondamentali e le relative risposte culturali. Segue poi un

altro paradigma a quattro termini dove vi sono li imperativi strumentali e le relative risposte

culturali.

Le teorie di Malinowsky però presto perdono credibilità a causa dei concetti o troppo ovvi o troppo

impenetrabili che costruiscono i suoi studi.

Radcliffe-Brown era a favore del metodo comparativo e, in quanto induttivista, diceva che per

mezzo della comparazione presto si sarebbero scoperte le “Leggi naturali della società” e, in quanto

empirista, diceva che ciò che andava preso in considerazione era solo ciò che veniva fuori

oggettivamente dalla ricerca su campo. Sostenitore della teoria per la quale la società è un

organismo composto da parti (istituzioni) vive ed interconnesse funzionalmente fra di loro. Per R.B.

la cultura non era una cosa statica bensì un processo, il processo di socializzazione, il modo per

imparare a vivere in società. Egli stilò cinque diverse tesi sulle scienze sociali:

E’ possibile una scienza teorica della società umana.

Ci può essere solo una scienza di questo genere.

Non esiste ancora una tesi del genere se non ad uno stato elementare

E’ necessaria una comparazione fra un numero sufficiente di società e sufficientemente diverse.

Lo sviluppo di tale scienza dipende da come si evolve il metodo comparativo.

R.B. fa la sua affermazione più chiara sulla funzione quando parla delle conchiglie dove la

somiglianza delle strutture delle due conchiglie porta ad un asserzione del tipo: << le due conchiglie

hanno una “forma strutturale” comune >>. L’analogia consiste nel fatto che la struttura sociale ha a

che fare con delle osservazioni, quindi, con ciò che l’antropologo vede e sente riguardo i singoli

individui, mentre la forma strutturale ha a che fare con la generalizzazione ovvero ciò che un

antropologo inferisce su una data società dall’osservazione dei suoi individui.

La relazione fra ogni capo e il suo popolo forniscono un esempio di struttura sociale, quando

generalizza sul ruolo del capo invece parla di forma strutturale. Un antropologo, quindi, dovrebbe

trovarsi ad analizzare la struttura tra il tipico capo e il tipico popolo e, parallelamente, tra il tipico

genitore e il tipico figlio.

Sono state mosse due critiche in particolare a R.B.

Innanzi tutto egli chiama “forma strutturale” quello che in genere veniva chiamato “struttura

sociale” e con quest’ultimo nome quello che invece erano i “dati”; secondariamente, pare che R.B.

procedesse a rovescio, ovvero, non si può arrivare ad asserzioni generali contando le singole istanze

di qualcosa. A meno che non si parta da premesse logiche come ha fatto Strauss.

Per Kroeber i legami di parentela rappresentavano (nell’ottocento) la psicologia, ovvero, le

proprietà formali del pensiero umano. Queste, determinavano la terminologia di parentela attraverso

il linguaggio , determinava infine il comportamento sociale in modo indiretto ed indipendente. Tali

proprietà formali da lui definite erano legate alla generazione, all’età e al sesso. Altri invece

sostenevano di poter utilizzare la terminologia, in quanto conservativa, come archeologia linguistica

per comprendere mutamenti storici.

R.B. rifiutò entrambe le teorie di scissione fra lingua e comportamento e di collegamento fra lingua

e fatti arcaici. (forse in questo era un sincronista).

R.B. aveva anche due teorie del totemismo, poste temporalmente abbastanza distanti e soprattutto

un po’ in contrasto fra loro. La prima dice che è vero che i totem esprimano la solidarietà fra clan

ma la scelta della specie deriva in relazione all’importanza che questa ha già nel rituale. Secondo

R.B. il totemismo è uno speciale sviluppo del simbolismo della natura. Nella seconda teoria

vediamo che l’attenzione è spostata sulla classificazione degli animali in quanto membri di una

specie. Egli compara diverse società fra loro e giunge alla nozione di “legge generale” basata sulla

nozione di opposizione strutturale. Poiché aveva trovato alcune tracce che portavano il totemismo,

seguendo la mitologia locale, a spiegare determinati rapporti di parentela.

Cap. 6

Prospettive incentrate sull’azione e approcci processuali Marxisti

Principalmente questi approcci allontanano lo sguardo dell’antropologia dalle teorie strutturali e

funzionaliste per orientarsi più su un approcci pratico e incentrato sull’azione e le dinamicità delle

interazioni. Tuttavia la posizione del Marxismo è ambigua poiché contiene nei suoi dettami già

caratteristiche tipiche del diffusionismo, dell’evoluzionismo e del funzionalismo ( va a finire

sempre che chi disprezza prima compra e poi si prende i meriti ). Tuttavia il Marxismo si colloca fra

gli approcci processuali sia per il periodo storico che per gli ambiti del dibattito.

Tra i maggiori esponenti sociologici del Marxismo abbiamo Simmel e Weber.

L’approccio di Simmel era formalista e vedeva l’esistenza del sociale solo quando due persone

entravano in interazione, quindi vedeva l’opposizione strutturale più dinamica che statica e

l’attenzione posta tanto sull’individuo quanto sulla società in astratto.

Weber ideò la concezione di “Ideal tipo” per comprendere la concezione di singoli eventi nelle

società e, pose anche la nozione di “spirito” della società ovvero il bene comune vero il quale tutti

sono orientati ad agire.

Il transazionalismo

Maggiore fautore del transazionalismo è stato Barth e il suo approccio mette al primo posto la

negoziazione dell’identità e la produzione di valori sociali attraverso la reciprocità e il decision

making. Tuttavia il transazionalismo non è mai diventato una vera e propria scuola di pensiero ma

rimane uno strumento analitico abbastanza valido da poter essere usato con altri metodi.

Due personaggi risaltano per aver dato alla scuola di Manchester caratteristiche peculiari:

Gluckman e Turner.

Gluckman, sudafricano, era molto interessato alla vita sociale comparata fra quella civile e quella

tribale. Egli rifiutò qualsiasi forma di pensiero che desse una certa staticità alle relazioni sociali

come ad esempio quelle di Malinowsky e dei funzionalisti. I suoi studi si focalizzarono sul conflitto

e da come ogni cosa apparentemente legata all’ordine sia derivata in realtà dal conflitto.

Turner avanzò l’idea di “dramma sociale” con attenzione focalizzata sulle fasi che lo precedono e

seguono.

Gli approcci Marxisti

Il concetto più importante dell’approccio Marxista è quello di “modo di produzione”, ovvero

<< UNA COMBINAZIONE ARTICOLATA DI RELAZIONI E FORZE DI PRODUZIONE

STRUTTURATA DAL PREDOMINIO DELLE RELAZIONI DI PRODUZIONE

Vi è anche introdotto il concetto di Pluslavoro che, secondo i Marxisti, è presente in tutte le società

ma queste se ne appropriano in maniera diversa. Le società comuniste fan si che siano i lavoratori

che se ne approprino collettivamente mentre invece nelle società di tipo feudale o capitalista, chi se

ne appropria sono classi di non lavoratori come i signori feudali e i capitalisti (…)

Le forze di produzione comportano il “modo di appropriazione della natura”

I mezzi di produzione invece sono la pastorizia, l’agricoltura ecc.

Marx operò anche nella distinzione fra struttura e sovrastruttura, la sovrastruttura sono il pensiero,

gli usi e i costumi collettivi di una data civiltà mentre invece la struttura va a vedere tutti quei mezzi

tecnologici, le relazioni di scambio e molte altre cose legate alla produttività di una data società,

ovvero ciò che determina la società stessa. Marx aveva dei punti in comune con Steward, ossia il

concetto di “cultura totale” e “nucleo culturale”.

Godelier, si basava su un concetto Marxista che verteva sull’ecologia culturale, e nondimeno, si

interessava di capire le relazioni interconnesse fra ambiente, tecnologia e società. Lo strutturalismo

Marxista enfatizzava le relazioni di produzione a scapito delle tecnologie e delle attività individuali.

Shalins criticava l’idea strutturalista Marxista perché dava troppo poco addito alla cultura, lasciando

oscuro il funzionamento delle società precapitalistiche.

Maggiore enfasi viene posta sul lavoro di produzione di tipo domestico da Meillassoux in quanto

concedesse una certa continuità al lavoro con il conseguente rafforzamento delle strutture esistenti.

In tutto questo vediamo un forte funzionalismo.

Il Capitalismo e il concetto di globalizzazione

Il sistema capitalistico rappresenta uno stadio evolutivo nel quale un tipo di società domina le altre,

tuttavia le idee di Capitalismo e globalizzazione possono essere viste in chiave diffusionista

rapportando la cultura occidentale al resto del mondo oggi come lo era la popolazione egizia a suo

tempo.

RESTANO I 3 DIBATTITI FINALI DEL CAPITOLO DI CUI NON CI HO CAPITO UNA

BEATA MINGHIA.

Cap 7

Dal relativismo alla scienza cognitiva

Iniziamo con una classificazione del relativismo secondo un certo Spiro, per lui il relativismo era di

tre tipi: descrittivo, normativo ed epistemologico.

Il relativismo descrittivo pone che i diversi tipi di cultura siano i diversi modi che le popolazioni

hanno di vedere il mondo, conseguenza è che la percezione del modo e la psicologia della

popolazione in questione sarà determinata dalla cultura.

Il relativismo normativo invece dice che, conseguenza del descrittivo, non esistono universali di

giudizio culturale fra le varie culture. All’interno di questo tipo di relativismo si distinguono anche

quello “cognitivo” e “morale”. Quello cognitivo riguarda le preposizioni descrittive e assume che

non sono possibili asserzioni separate dalle contingenze. Quello morale ha che fare con le

preposizioni valutative invece e assume che giudizi etici ed estetici debbano essere elargiti non

secondo valori universali bensì specifici.

Il relativismo Epistemologico costituisce la più forte versione possibile del relativismo descrittivo.

Combina un’estrema concezione di determinismo con una in cui le diversità culturali sono infinite.

E’ importante distinguere fra determinismo culturale generico e particolare e i relativisti

epistemologi abbracciano il pensiero del secondo tipo di determinismo concludendo che sia le

generalizzazioni sulla cultura che sulle teorie generali di essa sono ingannevoli (non sapete

nemmeno voi che dovete dire praticamente).

Boas si interessava alla soggettività della percezione studiando l’importanza della cultura come

fattore determinante della percezione soggettiva. Di conseguenza rifiuta il determinismo ambientale

di partenza. Inoltre rifiuta anche l’evoluzionismo quando sostiene che non è utile studiare sul

passato di varie culture bensì può esserlo una cosiddetta “ricerca di prima mano” che sia condotta

sul campo e con fare sincronico. Corollario dei dibattiti sulle superiorità razziali sono i suoi pensieri

sul “pensiero primitivo” rifiutando qualsiasi base biologica correlata alla cultura poiché, se il

linguaggio è indipendente dalla razza, la cultura lo è ancora di più. Formula così un idea sul

pensiero primitivo e lo stato “primitivo”dell’uomo dicendo che quest’immagine è data da una

cultura secondo la quale i canoni e valori principali sono semplici ed uniformi, il contenuto e

l’aspetto della cultura infine miseri e deboli. Inoltre sostiene che un popolo è avanzato o meno

rispetto ad un altro da una visione relativa al punto d’osservazione.

Cultura e personalità

Sono stati ipotizzati sei gruppi di definizioni antrolpogiche: descrittive, storiche , normative,

psicologiche, strutturali e genetiche. Benedict sosteneva che le comparazioni andassero fatte anche

per vedere le culture nella loro interezza e prendere in considerazioni le specifiche sfaccettature di

queste in relazione all’interezza della cultura, una sorta di comparazione micro-macro. Distingue

anche due elementi diversi nell’agire della cultura, basati sulle tragedie greche: l’apollineo e il

dionisiaco, l’una atta alla compostezza e al contegno e l’altra invece votata al libero flusso delle

passioni.. La relatività di cosa è giusto e cosa sia sbagliato rimane una delle più forti asserzioni del

relativismo. In molti si opposero a questo pensiero e altri invece utilizzarono studi pratici sul campo

per comprendere ( Mead i riuscì) culture diverse.

Molti interrogativi portano a chiederci cosa sia un pensiero primitivo. Si è dedotto che il pensiero

primitivo è capace di pensare logicamente al quotidiano per quanto riguarda il minimo

indispensabile, non riuscendo così a pensare in astratto. Inoltre differisce dal pensiero logico in

quanto quello primitivo è collettivo e non individuale. Di li l’attenzione si spostò sul relativismo

linguistico di Whorf che sosteneva, prendendo in esame lingue semplici e complesse, che

naturalmente la visione del mondo da parte di entrambi sarà differente, poiché si pensa nella forma

della lingua che parliamo quindi non esistono poche forme di pensiero bensì molteplici. Secondo

whorf i pensieri riflettono categorie linguistiche preesistenti. Le critiche rivoltegli sono prese

dall’esempio che popoli che hanno una stesa cultura a volte parlano lingue molto diverse, poi, le

idee di Whorf pongono sul linguaggio un’enfasi eccessiva, ancora, non ci sono prove sufficienti che

il linguaggio determini la realtà e qualsiasi verifica si rivela difficile da ottenere data la soggettività

dei fatti. Infine, se ci attenessimo alla teoria, potrebbero mai popoli che parlano lingue molto

diverse comprendersi sul piano del pensiero? Potrebbero mai avvenire delle adeguate comparazioni

quindi? I questo c’è negata implicitamente la comparazione antropologica.

Sperber classifica le tradizioni relativiste in antropologia con la corrente degli “intellettualisti” e

“simbolisti”. Gli intellettualisti sostengono che le credenze irrazionali sono solo sbagliate, mentre i

simbolisti invece si addentrano più in profondità nel significato dei termini che intendono qualcosa

al di la di ciò che esprimono superficialmente. Fondamentalmente il problema del relativismo è se

esista un solo mondo (o modo di vedere il mondo). Diversamente dagli universalisti invece, che si

basano tuttavia su una ricerca culturalmente specifica.

Per quanto riguarda la semantica strutturale, le parole di una lingua costruiscono il senso passando

dalle strutture di linguaggio proprie di quella data lingua.

L’antropologia cognitiva distingue due livelli di unità nel linguaggio, quello etico ed emico. Quello

etico consiste le caratteristiche linguistiche universali e osservabili da un osservatore obiettivo

mentre invece quello emico rappresenta i contrasti significativi all’interno delle varie lingue. Su

questo concetto sono stati spesso aperti vari dibattiti. Si possono sicuramente rilevare meglio nelle

relazioni che sono composte dai denotata, connotata e designata.

L’etnoscienza segue due filoni chiamati rispettivamente modernisti e postmodernisti . per i

modernisti prevale una metodologia formalista e uno studio di matrice scientifica sulle discipline

tradizionali (botanica e zoologia) . L’etnoscienza oggi non si discosta molto dall’antropologia

cognitiva e abbraccia l’approccio multidisciplinare. Ai postmodernisti di recente è stata affiancata

l’etichetta infine di “nuova etnografia” proprio per la natura assunta oggi di tale appoggio

Cap 8

Lo strutturalismo: dalla linguistica all’antropologia

Principio base dello strutturalismo è l’unificazionismo, il comprendere le cose per come stanno nel

loro insieme e non separatamente. Vi è una serie di somiglianze fra strutturalismo e struttural-

funzionalismo, e queste si interessano delle relazioni fra le componenti di una data struttura. Il

metodo usato dagli strutturalisti non è induttivo come quello di Radcliffe-Brown bensì deduttivo,

ovvero si basa su certe premesse per le asserzioni. Ivi vi si differenziano vari tipi di strutturalismo,

il francese che si interessa della struttura di tutte le strutture, l’olandese che si interessa della

struttura delle regioni e quello britannico che pone l’attenzione su società particolari.

Sassure si collocava sia all’interno del campo sincronico che diacronico. In particolare, in un suo

libro, prese in esame l’analisi strutturale e sincronica del linguaggio,

Quattro distinzioni chiave:

-diacronico e sincronico

-Langue e parole

-Significante e significato

-Sintagmatico e associativo

Nella distinzione sincronica e diacronica egli diede anche importanza ad una lingua in un

determinato momento. Nel tempo si è concepito che la distinzione fra sincronico e diacronico a

volte è lieve e altre addirittura è mutevole poiché alcune cose si comprendono meglio con approcci

ambivalenti (sia l’uno che l’altro) I Sassureiani invece sostengono che la distinzione sia assoluta e

demarcata

Langue e parole, invece, spiegano una lingua per come effettivamente è parlata. La langue è la

lingua nel senso grammaticale-strutturale mentre invece le parole sono le espressioni della lingua

effettivamente pronunciate.

Le relazioni sintagmatiche sono quelle contenute letteralmente all’interno di una frase, quelle

associative invece stanno a rappresentare le associazioni che intercorrono fra un dato termine in una

frase e il significato culturale. Attenzione anche all’alone semantico delle parole.

Significante e significato assieme danno il “segno”, la cui caratteristica più importante è quella

dell’arbitrarietà. Analizza la fonetica delle parole e ne deduce che non ha connessioni con il

significato se rapportata alle tante lingue, pertanto, il significante spesso trascende il significato e

spesso questo è anche estrinsecato dal livello fonetico o della lingua in questione.

Importante per noi è la nozione di “tratti distintivi”, analoghi a quelli che gli antropologi chiamano

opposizioni strutturali o binarie.

Il riconoscimento della natura binaria della distinzione sordo-sonora, più il riconoscimento del fatto

che tale distinzione si trova inglobata e da una sua parte di significato ad un sistema più grande

quale può essere quello della parentela è tutto ciò di cui si occupa lo strutturalismo.

Levi Strauss sostiene che l’essenza della cultura è la struttura. Ciò è vero sia per le culture

particolari che per quelle generali, nel senso che quelle particolari sarebbero parte di una più

grande.

Lo strutturalismo: modelli e idee

Precetto fondamentale è quello di vedere il tutto come somma delle parti, pertanto ogni parte, anche

se apparentemente separata e completamente opposta ad un’altra, è ad essa interconnessa a livelli

più profondi. Lo strutturalismo condivide questa concezione con la linguistica strutturale e con

l’antropologia cognitiva nord americana. La sua ricerca si basa sulla struttura di tutte le strutture

possibili, andando così a riferirsi al già citato concetto di psiche generale (espirit humain) o

l’inconscio collettivo.

In antropologia lo strutturalismo si interessa anche alla forma delle idee e nell’opera di Levi Strauss

si sostiene che le strutture siano costruite principalmente in base razionale piuttosto che in base

empirica, di conseguenza, prima si valutano le possibilità logiche di qualcosa, poi si considerano gli

esempi in etnografia. Da qui viene fuori l’interesse per le strutture ideali della società.

L’attenzione posta da Strauss sulle relazioni parentali era mirata a definire meglio ciò che egli

intendeva come strutture elementari e complesse della parentela. Quelle elementari recavano in se il


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Sara F

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DETTAGLI
Esame: Etnologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Geraci Mario.

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