Lo sviluppo del pensiero antropologico
Lo studio scientifico delle società umane e delle loro culture nacque nella seconda metà dell'Ottocento, in quell'atmosfera mista di ottimismo e disperazione che era dominata dalla filosofia positivista, dalla teoria dell'evoluzione di Darwin e dai trionfi del colonialismo. Oggetto di studio per i primi antropologi non fu una determinata società o cultura, bensì la totalità della cultura umana nella sua estensione temporale e spaziale. Si trattava di immani storie universali, che saranno definite da Radcliffe-Brown come "storie congetturali".
Il problema delle origini
Il problema che ossessionava gli antropologi evoluzionisti era il problema delle origini, e le domande che si ponevano erano: qual è l'origine della religione, della famiglia, delle strutture economiche? Si impose un modello generalizzato che vedeva degli stadi e delle tappe nello sviluppo della civiltà. Questo modello veniva in qualche modo a influenzare persino l'antropologia fisica e l'evoluzionismo, infatti correnti di reciproci influssi vanno dalla visione socioculturale alla visione biologica dell'evoluzione umana. Attualmente ambedue i modelli evoluzionisti, quello biologico e quello socioculturale, sono stati ampiamente criticati e messi in discussione come ingenui o addirittura faziosi (Sermonti, 1987, 15; Bowden, 1982,15; 1991,27).
Le teorie di Spencer
Secondo le teorie di Spencer, come nel mondo sociale è possibile rilevare un'evoluzione dalle organizzazioni semplici a quelle più complesse, e un progresso dei sistemi sociali nei settori economici, politici e religiosi, così nel mondo naturale è possibile osservare una differenziazione delle specie e un miglioramento costante nella capacità di adattamento all'ambiente. L'evoluzionismo resta impigliato in un paradosso: da una parte vede un percorso migliorativo, caratterizzato dal procedere inarrestabile della civiltà, e dall'altra propone una visione deterministica che grava sull'essere umano a vari livelli: biologico, tecnologico, economico e psicologico.
L'evoluzione "verso le magnifiche sorti e progressive", per dirla con il Leopardi, sarebbe contrastata dai condizionamenti di queste varie sfere della realtà umana. In un mondo dominato dall'idea della produzione economica, della proprietà privata, della famiglia monogamica e della morale ottocentesca rigorosa, si intravidero nelle società selvagge modalità diverse che suscitarono un interesse a dir poco eccezionale, come sistemi di scambio cerimoniale, proprietà collettive, poligamia, tabù, cannibalismo.
I primi evoluzionisti e il mito del primitivo
Attraverso le ricostruzioni fantasiose dei primi evoluzionisti, si creò un'immagine del primitivo del tutto mitica, caratterizzata dalla magia e dalla stregoneria, dalla promiscuità sessuale, dal matriarcato con conseguente poliandria arcaica, dal comunismo primitivo, dal rapimento della sposa, dalla propensione agli stati alterati di coscienza, al punto che questo mitico primitivo era visto vivere come in un lungo sogno. Tali configurazioni erano erronee, e saranno puntualmente contestate dagli antropologi successivi. L'evoluzionismo giustificò il razzismo e le guerre coloniali, in quanto i popoli civili dovevano imporre il progresso ai popoli arretrati e selvaggi.
Il modello evoluzionista di Lewis Morgan
Il giurista statunitense Lewis Morgan (1818-1881) nel testo La società antica fece proprio il modello evoluzionista, affermando che l'intera specie umana aveva attraversato tre fasi (selvaggia, barbara e civile), ulteriormente tripartite in tre periodi (antico, medio e recente). La possibilità per le varie società umane di entrare nell'una o nell'altra delle caselle proposte da Morgan dipendeva da un'invenzione tecnologica: l'agricoltura permette il passaggio dallo stato selvaggio a quello barbarico, l'industria e il commercio permettono il passaggio alla civiltà. Il cammino dell'evoluzione è rappresentato dalla tecnologia, che condiziona la politica, le strutture di parentela e le trasformazioni della proprietà.
L'influenza di Morgan e il matriarcato
L'opera di Morgan influenzò profondamente il lavoro di Engels, L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884), per cui ebbe una vasta risonanza. Nell'opera di Morgan troviamo errori clamorosi nella collocazione di gruppi umani in periodi più o meno selvaggi o più o meno barbarici. Queste collocazioni sono arbitrarie, nascono da scelte personali di Morgan. La parte più interessante della sua opera è quella che riguarda la descrizione delle terminologie di parentela, entro cui elabora concetti divenuti celebri come la distinzione tra le terminologie descrittive e quelle classificatorie, matrilineari e patrilineari, esogamia ed endogamia.
Morgan minimizza l'importanza della poliandria, l'unione di più uomini con una donna sola, che era stata invece la base di un testo fondamentale che pure ha influenzato notevolmente l'antropologia e le successive ideologie femministe. Si tratta di Das Mutterrecht del giurista svizzero J.-J. Bachofen, pubblicato nel 1861 (e tradotto come Il matriarcato), in cui l'autore ripropone l'ipotesi, comune a numerosi evoluzionisti, di una promiscuità primitiva, stadio in cui i rapporti sessuali non erano regolati da nessuna norma.
Dopo questa fase, secondo Bachofen, sarebbe nato il riconoscimento della maternità, e di conseguenza il potere femminile e il matriarcato. Successivamente gli uomini avrebbero rivendicato la loro capacità procreativa e sarebbe sorto il patriarcato. Malgrado tale modello si sia rivelato assolutamente insostenibile, l'idea di un matriarcato primitivo continua a influenzare l'immaginario collettivo.
Tylor e il concetto di cultura
L'autore evoluzionista che mitigò i modelli più rigidi fu Tylor. Egli pubblicò nel 1871 Cultura primitiva, studio articolato sullo sviluppo delle idee religiose. Tylor ha formulato un concetto di cultura che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità o attitudine acquisita dall'uomo in quanto membro di una società. Questa definizione diventata proverbiale afferma che la cultura si ritrova ovunque in ogni popolo, anche il più selvaggio, che è un insieme complesso e che ha la caratteristica di essere acquisita.
Tylor tenta di rintracciare l'origine delle forme religiose, e pensa di scoprirle nell'animismo, ovvero nella credenza nelle anime e negli esseri spirituali in genere. Secondo Tylor, l'uomo avrebbe avuto fin dall'inizio la percezione di un dualismo corpo-anima nel suo stesso essere. Nei sogni, nello stato di trance, nello stato di malattia o di delirio, è comune la percezione di esperienze spirituali compiute mentre il corpo giace inerte o nel sonno o nel delirio. Questa autonomia del livello spirituale o dell'anima ha, secondo Tylor, determinato la credenza in un mondo di esseri spirituali, da cui lentamente si sarebbe poi dipanata (in senso evolutivo) una visione più complessa della religiosità.
Le fasi dello sviluppo religioso secondo Tylor
Anche Tylor non resiste alla tentazione di determinare fasi nello sviluppo della religione, fasi che comprendono il manismo (culto dei defunti), il feticismo (culto dei feticci o di oggetti ritenuti sacri), il politeismo e infine il monoteismo.
James G. Frazer e le fasi dello sviluppo intellettuale
Un antropologo che influenzò notevolmente la cultura del tardo Ottocento e dell'inizio del Novecento fu James G. Frazer, autore de Il ramo d'oro. Studio sulla magia e sulla religione che uscì in una prima edizione nel 1890. Frazer avanzava l'ipotesi secondo la quale magia, religione e scienza avrebbero costituito fasi dello sviluppo intellettuale dell'uomo. L'antropologo sosteneva che la magia rappresentava un tentativo da parte dell'uomo di controllare la natura attraverso rituali, e caratterizzava una fase primitiva di confusione e di ignoranza. In una seconda fase, alcuni uomini, visto l'insuccesso dei rituali magici, avrebbero pensato di implorare e venerare potenze divine immateriali, immanenti nella natura.
Questo avrebbe portato alla nascita della religione con i suoi funzionari, i sacerdoti, mediatori fra l'uomo e le potenze superiori. Successivamente gli esseri umani si sarebbero resi conto della futilità delle loro posizioni, e avrebbero abbracciato la scienza e la razionalità come unico modello per interpretare la realtà.
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Etnologia – Storia pensiero antropologico
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