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Etnopragmatica, la forza del parlare

Alessandro Duranti - Cap. 1 e 2

Etnopragmatica è un termine introdotto negli anni '90 per ricostruire cosa è stato esattamente detto in un dato momento, da chi e a chi. Mentre gli antropologi culturali e sociali si basano su appunti e interviste basandosi esclusivamente sulla memoria individuale, l'etnopragmatica è vista come una forma di organizzazione sociale.

Studia la comunicazione (linguaggio) integrando metodi etnografici con metodi di analisi del discorso con lo scopo di arrivare a ipotesi su possibili universali della comunicazione. Lo studio della quotidianità è stato inventato negli anni '50 dal sociologo Erving Goffman. “Il parlare” come una forma di organizzazione sociale permane, anche con l’etnopragmatica, ma qui il “contesto” è una cosa di più di uno sfondo o cornice, diventa un prodotto della comunicazione che va aggiunto al testo altrimenti indipendente da esso.

Essere-per ed essere-con

Partendo dalla comunicazione, intesa ad ampio raggio, si arriva a comprendere il ruolo dell’esistenza umana in quanto essere-con (natura collaborativa del nostro agire, coinvolgimento affettivo e riconoscimento del contributo, es. l’autista ha guidato, è giunto a destinazione, così i passeggeri ringraziano: complimenti per la guida!, e lui allora risponde: complimenti ai sostenitori! Questi sono scambi linguistici rituali). Inoltre, essere-per significa che l’agire umano è anche una “presentazione del Sé che si presta ad un giudizio estetico e morale”.

La moralità e l’estetica sono intrinseche a qualsiasi atto comunicativo e si costituiscono anche linguisticamente. Gli studi sulla socializzazione linguistica hanno rivelato che dal momento in cui gli adulti prestano attenzione ai tentativi comunicativi dei bambini, essi vengono giudicati per quello che dicono secondo categorie morali (buono, cattivo, gentile, affettuoso, coraggioso, sgarbato ecc.). Questo processo interpretativo continua per tutta la vita così: il parlare è sia strumento che criterio fondamentale nel giudicare e farsi giudicare.

Linguistica immanente e teoria dell’azione

La linguistica europea è sempre stata fondamentalmente immanente, cioè considera il rapporto che i segni linguistici hanno tra loro, ignorando ciò che succede attorno a essi o a causa di essi, che è lasciato alla semantica. L’approccio etnopragmatico mira invece a integrare l’interesse per la codifica linguistica con l’analisi dell’azione sociale, cioè il potere performativo di qualsiasi linguaggio e quello di rappresentare (ri-presentare) l’esperienza, sia quella fatta sia da fare, reale o immaginativa.

La combinazione di questi due poteri o qualità costituisce l’agenti vità che si trova nel linguaggio. Questo linguaggio è un codice costituito da simboli che rimandano a dei significati ed è una fonte di risorse per l’agire sociale e per l’interpretazione di questo agire secondo modelli culturali particolari. Ad esempio, si cerca nelle grammatiche delle lingue storico-naturali (italiano, inglese) le tracce di soluzioni a problemi che gli uomini hanno avuto nel corso della storia e della propria evoluzione, come il tipo di soggetto, costruzioni passive o impersonali. Si vedono le tracce di vere e proprie tensioni sociali nella vita quotidiana, che comunque vanno risolti tramite una soluzione fondamentalmente comunicativa.

Una visione del dire, dunque, anche come manifestazione di progetti più ambiziosi, anche se non sempre resi espliciti, quali l’interpretazione e quindi la comprensione, e la negoziazione del significato stesso della nostra esistenza.

Incontro con l’altro

Per ritrovare la fonte della forza del linguaggio ci si serve di diversi metodi, compresa l’etnografia.

Etnografia: tecnica di osservazione, raccolta di informazioni, ma soprattutto esperienza di vita. Occorre pensarla come a un metodo tramite il quale l'altro si avvicina al sé e il sé si avvicina all'altro. L’etnografia, in quanto esperienza, è una serie di incontri con tante persone diverse e con le stesse persone in tempi diversi.

Il contesto dell’interpretazione

Si deve immaginare in continua espansione. Ciò ci porta a dover affrontare un problema interpretativo, cercare di costruire i legami più trasparenti possibile tra “dati” e “interpretazioni”. Nell’analisi del linguaggio parlato i metodi e gli standard sono diversi. Con i mezzi di registrazione – audiovisivi – è possibile fare studi più precisi, che non si potevano con l’osservazione diretta o con le intuizioni.

Tecnologie e metodi conoscitivi

Tecnologie di registrazione: analisi della conversazione attraverso registratore portatile, film, videocamera, computer che permette eventuali manipolazioni.

La lingua come tramite e la lingua come traccia

Tramite: il linguaggio, con la combinazione dei nomi, aggettivi, avverbi, verbi costituisce la fonte dei dati per la comprensione della forza del linguaggio; è inoltre una spia preziosa delle preoccupazioni dei parlanti, della loro ontologia, dell’essere sociale.

Traccia: è necessaria un’attenzione continua alle qualità strutturali della lingua, i parlanti in quanto esseri sociali devono sempre avere a che fare con dei sistemi di significazione (che li precedono sia storicamente che epistemologicamente). Qualsiasi lingua, in quanto processo e prodotto sociostorico, è anche una traccia dei percorsi sociali e cognitivi fatti dai suoi utenti.

Cap. 3. Metodi etnopragmatici

Si ritiene che i metodi di indagine non siano mai “neutri”, ma che favoriscano certi aspetti di ciò che verificano per tralasciarne altri. In realtà, bisognerebbe pensare ai metodi come aventi delle proprietà che vanno esaminate nei dettagli per capire cosa essi offrono. L’etnopragmatica favorisce un approccio sociostorico ai metodi, vale a dire una prospettiva che ci aiuti a valutare gli scopi del metodo stesso, senza tralasciare il contesto storico e scientifico in cui è nato.

La storia delle scienze umane ci propone tre tipi di metodi, atti a capire “come possiamo descrivere il ruolo del linguaggio nella vita quotidiana”:

  • Esperimenti (manipolare gli eventi per controllare gli effetti)
  • Introspezione (intuizioni dei membri della comunità “come ci si comporterebbe se…”)
  • Osservazione diretta

L’etnografia è una sottoclasse di quest’ultimo tipo di raccolta di informazioni. Ma per ricevere una risposta alla nostra domanda relativa al linguaggio dobbiamo avvalerci di una combinazione di metodi:

  • Lavoro con parlanti nativi (tipico dei linguisti)
  • Osservazione partecipante (etnografia di origine antropologica)
  • Registrazione audiovisiva di interazioni sociali spontanee

In tutti e tre i casi il materiale raccolto viene elaborato tramite la trascrizione. I metodi sono tra loro complementari. Ogni metodo ha i suoi vantaggi e limiti.

I linguisti sul campo

Tramite il concetto di “valore”, lo strutturalismo ci ha insegnato che è fondamentale sapere la gamma di scelte possibili all’interno di un sistema linguistico per poter interpretare il significato di una qualsiasi forma linguistica all’interno del sistema di cui la forma fa parte. I linguisti-antropologi pensano alla lingua come a un “tiranno” a cui bisogna obbedire senza poter discutere o proporre alternative. È necessaria un’analisi attenta del sistema all’interno del quale forme particolari agiscono o sono usate per scopi comunicativi.

Il processo di osservazione, descrizione, ipotizzazione fatto con i parlanti nativi va integrato con lo stesso processo fatto nelle interazioni spontanee. La linguistica moderna ha elaborato metodi che consentono in tempi rapidi di acquisire conoscenze relative al funzionamento di un sistema linguistico. Il linguista di solito interagisce con i nativi utilizzando una “metalingua”, cioè una lingua con cui parlare della lingua che si vuole studiare (definita “lingua oggetto”). Quando i parlanti sono monolingui, la cosa si complica, perché è necessario un lavoro di traduzione e corrispondenze tra la lingua oggetto e la metalingua, per stabilire un vocabolario di base.

Dalle frasi agli atti linguistici

Ogni metodo sottintende una teoria, cioè un modo di concettualizzare ciò che si studia. Nel caso del metodo dei linguisti, la teoria di base è che “una lingua è un sistema governato da regole che possono essere scoperte partendo da esempi di frasi”. L’ampliarsi del concetto di lingua nel XX secolo ha modificato i metodi di ricerca. Per di più, nella filosofia del linguaggio, si è passati dal parlare di “frasi” al parlare di “atti linguistici”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Geraci Mario.
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