Capitolo 6 – seconda parte
Lo strutturalismo marxista di Godelier
I marxisti considerarono importante la sovrastruttura, così ad esempio elementi sovrastrutturali quali la religione o la parentela, li vedevano inseriti in un quadro socio-economico (come se fossero strutturali) piuttosto che costruiti al di sopra di questo. Tra questi il più importante è Godelier il quale, oltre a interessarsi negli anni '70 della descrizione e analisi dei modi di produzione, si occupava dell'ecologia culturale, curando la comprensione delle relazioni tra ambiente, tecnologia e società.
La differenza consisteva nel fatto che lo strutturalismo marxista enfatizzava le relazioni di produzione, per esempio le relazioni sociali, a scapito delle tecnologie o delle attività individuali. Così la cultura diventava ideologia e l'economia era il “modo di produzione”.
L'approccio di Godelier aveva molto in comune anche con il funzionalismo in quanto entrambi sottolineano le qualità sincrone e funzionali dei rituali, dell'organizzazione del lignaggio e così via.
Il marxismo del lavoro e della terra di Meillassoux
Claude Meillassoux criticò lo strutturalismo di Lévi-Strauss in quanto non si occupava della questione dello sfruttamento e delle cause materiali delle trasformazioni nei sistemi di parentela. Egli distingue tra società in cui la terra è oggetto del lavoro e società in cui è lo strumento di lavoro.
L'economia di tipo domestico assicura la riproduzione del lavoro e di conseguenza contribuisce al rafforzamento delle strutture di potere esistenti. È più importante il controllo sui mezzi di riproduzione (le donne) che non il controllo sui mezzi di produzione per sé. (Spesso utilizzati dall'antropologia femminista per avviare le discussioni).
Secondo diversi critici, egli sembra confondere la nozione di riproduzione biologica con quella di riproduzione sociale. Sembra considerare le donne come riproduttrici della forza lavoro piuttosto che come lavoratrici o produttrici.
L'economia politica e la teoria della globalizzazione
L'economia politica, in quanto scuola di pensiero, mette l'accento sulla storia, si oppone alla concezione di Meillassoux secondo la quale il modo di produzione capitalistico e quello pre-capitalistico possono coesistere in uno stato di “articolazione”.
Secondo la concezione di Wallerstein in un “sistema mondo”, le economie delle società più piccole sono legate alle potenti economie capitalistiche dell'Occidente e dell'Estremo Oriente; le relazioni tra queste economie sono diseguali in quanto le sviluppate economie capitalistiche traggono benefici a spese delle altre.
Dal punto di vista dell'antropologia, l'economia politica centra tutto il suo interesse “sull'esterno”; il “centro” è lontano dalle persone che dovrebbero invece essere l'oggetto anzi il soggetto dello studio. Secondo gli osservatori che hanno considerato questo fenomeno in termini marxisti o evoluzionisti: il sistema capitalista rappresenta uno stadio evolutivo nel quale un tipo di società domina le altre (“la teoria della globalizzazione” e del “sistema mondo” può anche essere interpretata quale “diffusionismo” in cui la cultura globale dell'Occidente è in relazione col resto del mondo).
Dibattiti etnografici
Leach fu uno dei primi a ribellarsi al funzionalismo e ad introdurre lo strutturalismo francese in antropologia. Egli riuniva processo e struttura in quanto costituenti della vita sociale, ma è sul “processo” che si accese il dibattito etnografico con Friedman.
Secondo Leach, parentela, classe, storia e ideologia operano congiuntamente all'interno di un quadro di riferimento complesso. Egli si occupò del “rapporto” tra il comportamento reale e quello ideale, considerando le variazioni culturali come forme di compromesso tra due sistemi etnici diversi. Ad esempio, presso i Kachin la cultura e l'organizzazione, notò, non era uniforme; esistevano diverse sistemazioni strutturali nei sistemi di parentela e politici di due gruppi di clan strettamente connessi. In questi un sistema era egalitario, l'altro gerarchico.
Friedman considerò il lavoro di Leach da una prospettiva struttural-marxista ponendo attenzione ai fattori ecologici che causano la trasformazione delle strutture sociali dei Kachin.
Nel modello di Friedman, invece della nozione marxista di base e sovrastruttura, si ha un modello complesso formato da quattro elementi:
- Ecosistema, che limita…
- … le forze produttive, che limitano…
- … le forze di produzione, che dominano
- … sia sull'ecosistema che sulla sovrastruttura
Friedman sottolinea le relazioni tra l'economia, la parentela e la religione, sostenendo che il surplus produttivo porta sia ai festeggiamenti sia all'accumulo di mogli che comportano rispettivamente un'acquisizione di prestigio (perché è più vicino agli spiriti) e la nascita di figli e di conseguenza una posizione più alta che conduce a un maggiore surplus. Nel modello di Friedman sono stati amplificati i processi sociali descritti da Leach.
Storia del pensiero antropologico
Dal relativismo alla scienza cognitiva
Melford Spiro, critico del relativismo culturale contemporaneo, ne definisce tre tipi:
- Descrittivo: gli antropologi sono stati “deterministi culturali” sostenendo che la cultura stessa regola il modo in cui gli uomini percepiscono il mondo; variabilità culturale produce una differente comprensione culturale e psicologica a seconda della popolazione.
- Normativo: visto che ogni cultura giudica le altre in conformità ai propri criteri interni, non esistono criteri universali di giudizio tra le culture. All'interno del relativismo normativo possiamo distinguere:
- Il relativismo cognitivo che riguarda le proposizioni descrittive e che assume che in termini di verità e falsità tutte le asserzioni sul mondo sono culturalmente contingenti.
- Il relativismo morale ha a che fare con le proposizioni valutative e assume che i giudizi etici ed estetici devono essere formulati nei termini di valori culturali specifici, piuttosto che universali.
- Epistemologico: combina una posizione estrema di determinismo culturale con la concezione che la diversità culturale sia praticamente illimitata. È importante distinguere:
- Determinismo culturale generico che assume l'esistenza di uno schema culturale universale tipico solo dell'uomo all'interno del quale le culture variano.
- Determinismo culturale particolare secondo il quale non esiste una cosa del genere. I relativisti epistemologici abbracciano questo secondo punto di vista sostenendo che la natura e la mente umana siano culturalmente variabili.
Franz Boas e la nascita del relativismo culturale
Il primo grande relativista in antropologia fu Franz Boas. Il relativismo culturale classico emerse dal lavoro di Franz Boas e dei suoi allievi (prima metà del ventesimo secolo). Alcuni tra quelli che via derivavano posero l'accento sulla ricchezza di culture che a quel tempo erano generalmente ritenute “primitive” e in molti utilizzarono l'ideologia relativista per prendere posizione contro il razzismo, l'antisemitismo e il fanatismo nazionalista.
Boas (nato in Westfalia nel 1858) si interessò, mediante la sua ricerca di dottorato, alla soggettività della percezione. Nel 1883 cominciò una ricerca sul campo tra gli Inuit dell'isola di Baffin con l'intenzione di comparare il loro ambiente fisico “oggettivo” con la conoscenza che essi ne avevano. Comprese così l'importanza della cultura come forza determinante della percezione e rifiutò l'implicito determinismo ambientale di partenza.
Boas insegnò alla Columbia University di New York e il suo dipartimento divenne il centro della ricerca antropologica negli USA. Si oppose all'evoluzionismo perché sosteneva che il compito dell'antropologo sarebbe dovuto consistere nell'acquisire un'esperienza di prima mano sulle altre culture e non nello speculare sul loro passato.
Nella sua concezione di “progresso della cultura”, Boas rifiuta completamente ogni fondamento della cultura su base biologica. Secondo lui il linguaggio è indipendente dalla “razza” e la cultura è ancora più indipendente. La maggior parte dell'opera di Boas fu di natura più specifica, su argomenti come l'arte, la mitologia e il linguaggio; la sua influenza fu grande in parte per aver monopolizzato la formazione degli studenti presso le università e in parte perché scrisse molto e in un inglese chiaro.
Cultura e personalità
In una famosa rassegna Kroeber e Kluckhohn citano più di cento definizioni di cultura date da discipline diverse; essi dividono le definizioni antropologiche in sei gruppi:
- Descrittive, basate sul contenuto
- Storiche, enfasi sulla tradizione
- Normative, enfasi sulle regole
- Psicologiche, riguardano l'apprendimento e il problem solving
- Strutturali, che hanno a che fare con i modelli
- Genetiche
La definizione (descrittiva) che Tylor dà della cultura: il complesso unitario che include la conoscenza, la credenza, l'arte, la morale, le leggi e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro della società. Mentre la definizione di Tylor riguarda la cultura in senso astratto, in antropologia emerse come importante la prospettiva di Ruth Benedict, il testo chiave è il suo “modelli di cultura” scritto sotto la guida di Boas ma con più enfasi sugli aspetti psicologici.
Benedict sosteneva che gli aspetti della cultura si sarebbero dovuti considerare alla luce della cultura nella sua interezza; privilegiò la comparazione non tra terminologie di parentela o tra tecniche di fabbricazione di vasellame, ma tra intere culture viste attraverso la comprensione delle loro particolari “forze dominanti”. Nel suo testo compara tre popoli: gli Zuni del New Mexico, i Kwakiutl dell'isola di Vancouver e i Dobu della Melanesia, giungendo alla conclusione che ciò che è un comportamento normale in una cultura, non lo è in un'altra, persino gli stati psicologici sono culturalmente determinati [vedi studio pg. 140-142].
Pensiero primitivo?
La nozione di pensiero primitivo è esistita almeno a partire dalla fine del diciannovesimo secolo ma nel novecento ha acquisito un nuovo significato.
- Esiste un pensiero primitivo, esiste solo tra i popoli primitivi oppure si può trovare ovunque, forse a un livello profondo a tutte le culture? L'opera di Levy-Bruhl e di Whorf esamina questa domanda. Le loro idee si situano ai poli opposti.
L'antirelativismo di Levy – Bruhl
L'autore più importante tra quelli che trattarono il pensiero primitivo, rifiutò la nozione di unità psichica e sostenne…
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Etnologia – Storia pensiero antropologico
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