Che materia stai cercando?

Etnologia - la scrittura Appunti scolastici Premium

Appunti di Etnologia sulla scrittura orale e scritta per l'esame del professor Sarnelli. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: sei scene di vita rom in Francia, Lettere a un carcerato, Biglietti da visita per chineurs, Un libro di ricette, La Scrittura romanes.

Esame di Etnologia docente Prof. E. Sarnelli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

6

numero di strategie che mirano ad assicurare la riuscita dell'operazione. Fra queste, c'è la

presentazione di documenti scritti: i biglietti da visita che gli chineurs esibiscono entrando

nelle ditte devono riuscire ad aprirne le porte. Costituiscono una garanzia di rispettabilità,

garantiscono la conformità alla legge (c'è anche un numero d'immatricolazione all'albo dei

mestieri), e informano il cliente enumerando i servizi proposti dallo chineur. I Rom copiano

questi biglietti gli uni dagli altri, facendo circolare sempre le stesse formule, e succede anche

che le specializzazioni esibite non corrispondano alle competenze reali di colui che presenta

il biglietto.

Ma poco importa. I Rom non si aspettano che lo scritto rifletta la realtà, quanto

piuttosto che li conduca alla persona suscettibile di firmare un ordinativo. Sotto questo punto

di vista, non c'è differenza fra il biglietto da visita di un "artigiano-specialista" e il biglietto

spiegazzato che racconta la sventure di una famiglia in esilio che non molto tempo fa le

ragazzine rumene o iugoslave presentavano, senza saperli leggere, ai passeggeri del metrò

parigino. La scrittura appare come un serbatoio di formule precostituite in cui cercare quelle

che funzionano.

Ma, come abbiamo già detto, se il biglietto apre le porte, è però l'eloquenza del

piazzista che si guadagna l'ordinativo. Una cosa mi ha sempre colpito, quando accompagnavo

i Rom nei loro giri: è che nei primi momenti del suo incontro con il capo di un'azienda o con

un economo, il commerciante rom recita, con un tono monocorde, come se fosse una tirata

imparata a memoria, una serie di formule simili a quelle che figurano sui biglietti da visita.

Conoscendo questi biglietti, si direbbe che stia leggendo. Ma ovviamente non ha nessun testo

sotto gli occhi. Ciò che recita meccanicamente non corrisponde ad una lista particolare, ma è

una sintesi, una sorta di somma delle formule generalmente utilizzate. Come Garçounet

quando detta la sua lettera, lo chineur parla "scritto".

Questa fase, però, dura poco. Appena il nostro specialista arriva a farsi un'idea precisa

delle esigenze del suo interlocutore, sfoggia la sua presenza di spirito e adatta il suo discorso

alla situazione. Ma per qualche minuto, è come stare a teatro: lo chineur recita il suo

biglietto. Come se allo scritto fosse necessario passare attraverso la voce per trovare la sua

efficacia. Allora, possiamo parlare di equivalenza fra la lettera e la voce? Fra lo scritto e

l'orale? Mi sembra che in questo caso specifico possiamo trovare una risposta considerando la

situazione dello chineur che varca la soglia di un'azienda. Il suo scopo è ottenere un

ordinativo, un ordinativo qualsiasi, perché un Rom trova sempre fra i suoi fratelli qualcuno

che sappia eseguire la parte artigianale del lavoro, qualcuno che sarà suo socio per il tempo

7

necessario all'operazione. Il Rom entrato negli uffici di una fabbrica proponendo l'affilatura

7 Sull'organizzazione del lavoro presso i Rom nella periferia parigina, cfr. Williams 1982 e 1984. 7

di tutto il materiale da taglio può uscirne con l'incarico della tinteggiatura del corridoi; quello

che in un ristorante propone la stagnatura delle pentole di rame finirà per farsi affidare

l'argenteria... Nei primi istanti dell'incontro l'ambulante deve apparire particolarmente

competente nei campi in cui afferma di esercitare, ma allo stesso tempo non deve chiudersi

nella sua specializzazione, privandosi in questo modo di ordinativi possibili che rientrano in

altri settori di attività. La soluzione sta nel ricorrere a formule stereotipate che non

impegnano individualmente colui che le pronuncia; concepire il successo commerciale come

un effetto della fortuna lo spinge inoltre a non impegnarsi, a non "mettere niente di suo". Lo

chineur resta a distanza dalle parole che pronuncia (da qui l'impressione d'artificio, di teatro),

così come si tiene a distanza dal testo scritto sui biglietti che presenta alla porta dei suoi

clienti. Un libro di ricette

(Pau, 1994)

Su iniziativa di un insegnante, il signor Jean-Luc Poueyto, alcuni adolescenti Manus hanno

8

registrato delle ricette di cucina tipica da persone più anziane. I problemi posti dalla

trascrizione dei nastri li hanno appassionati: come conservare il sapore del parlare manus

quando lo si scrive? Riprodurre tutte le esitazioni della registrazione fa perdere la sensazione

di vitalità; passare ad uno stile elevato toglie alla parola ciò che ha di specifico: bisogna

trovare una scrittura che suoni come l'orale. E allo stesso tempo bisogna tener viva

l'attenzione dei lettori.

L'interesse che queste questioni hanno suscitato nei giovani manus deriva sicuramente

dalla loro esperienza nei rapporti fra Rom, cioè fra Manus. Ciascun gruppo familiare è molto

legato alle più sottili caratteristiche del proprio parlare, perché queste differenze dicono chi è

questo gruppo. Consentono di essere riconosciuto dai propri fratelli, anche da quelli mai visti:

non dimentichiamo che abbiamo a che fare con comunità disperse e mobili. All'interno di una

stessa famiglia dialettale, queste piccole differenze che riguardano il lessico, la sintassi, la

pronuncia, permettono di situarsi gli uni rispetto agli altri. Incontrandosi, gli individui

prendono coscienza del fatto che esiste una specifica musicalità della lingua, e che questa

partecipa intimamente alla definizione della loro identità. C'è un concetto vernacolare che

traduce questo "divenire consapevoli": è quello di "giustezza" -nel senso in cui si dice, ad

8 Latcho Xaben, Cuisine Tzigane, testi di Rom della conurbazione di Pau, fotografie di Didier Sorbé;

coordinamento di Jean-Luc Poueyto, Editions de Faucompret, Serres-Castet 1994. Ringrazio per le

informazioni concernenti gli stages organizzati dagli adolescenti manus della regione di Pau. 8

esempio, cantare "giusto". Agire con "giustezza" significa sapersi comportare come si deve in

mezzo ai propri familiari, con naturalezza, in ogni circostanza. "Come si deve?" In maniera

da essere riconosciuto come un pari.

Abbiamo conosciuto l'attaccamento alla "giustezza" di questi Manus della regione di

Pau in occasione del progetto che ha dato vita al libro Latcho Xaben. Dopo la cucina, questi

adolescenti hanno voluto far conoscere la musica dei Manus. Hanno cominciato a registrare

chi, fra i giovani e i meno giovani, godeva localmente di una reputazione di buon cantante o

di buon strumentista (attualmente in questa comunità nessuno fa musica a livello

professionale). Dai cantanti interpellati è subito partito un dibattito: per il disco che vorreste

produrre, dovremo cantare solo delle canzoni in manus, o faremo come nelle nostre feste qui

9 10

e in americano? Scegliere l'opzione manus

a Pau, dove cantiamo in francese, in spagnolo

porterebbe indubbiamente al pubblico l' "autenticità" e il colore "etnico" che si aspetta, ma

non darebbe un'immagine esatta di noi stessi, delle nostre abitudini... In effetti, in questa

comunità dove la lingua manus è quotidianamente parlata da tutti i gruppi generazionali, solo

pochi conoscono delle canzoni in manus.

Alla fine gli interpreti hanno scelto di cantare come fanno tra loro, e non in una

maniera specialmente concepita per il disco. Al di là di ogni preoccupazione d'immagine

pubblica o di prestigio culturale, l'esigenza di "giustezza", di fedeltà e se stessi (anche se è per

cantare in "americano") ha avuto la meglio. E' chiaro il rapporto che esiste fra quest'esigenza

e l'attaccamento al modo d'espressione orale. L'orale è ciò che i Manus padroneggiano.

L'elaborazione dei testi di Latcho Xaben ha permesso agli adolescenti di comprendere

che anche lo scritto poteva essere rivelatore di "giustezza". A prezzo di un certo lavoro, lo

scritto può assomigliare all'orale. Ma quale lavoro? Per definirlo, è necessario prendere in

considerazione il destinatario di questo scritto, e qui i giovani manus hanno potuto rifarsi ad

un'altra dimensione delle loro relazioni sociali. Non si tratta più degli incontri con altri Manus

o altri Rom, ma degli incontri con i non-Rom, i gadjé. I modi di incontrarsi sono molteplici:

diretto (scuole, attività commerciali, vicinato...) o indiretto (televisione, cinema...) e i gadjé

stessi sono diversi (a seconda della posizione che occupano nella società, della loro fortuna,

della loro attività, che siano della città o della campagna...). In questi contatti, i Manus

scoprono che, contrariamente a ciò che succede nel "mondo del viaggio", i gadjé non parlano

nello stesso modo a tutti e in tutte le circostanze. Sapersi destreggiare fra diversi livelli e

9 Alcune di queste famiglie hanno soggiornato in Spagna prima della seconda guerra mondiale, a volte

fino agli anni '50 (Doerr 1952). Si è quindi trasmesso in queste famiglie il ricordo di canzoni popolari

dell'epoca (per esempio il successo del cantante di varietà Antonio Machín).

10 Oppure "americano", o "chewing-gum". Gli interpreti non sanno l'inglese. Hanno sentito le versioni

americane dei successi di varietà che decidono di interpretare e ne riproducono le parole ad orecchio.

Nei ritornelli riprendono le parole inglesi con una certa fedeltà, ma per il resto della canzone seguono

la melodia improvvisando delle onomatopee che assomigliano all'inglese. A Pau ho avuto occasione di

ascoltare versioni piuttosto riuscite di My Way e Just a gigolo. 9

11

registri della lingua permette di padroneggiare il rapporto con i gadjé , ma non tutti i Manus

ci riescono allo stesso modo. E anche quando si scrive bisogna sapersi regolare.

I testi di ricette presentati in Latcho Xaben sono sfrondati delle esitazioni e dei

balbettamenti dell'orale, ma sicuramente -almeno in alcuni casi- sono emendati anche dagli

accidenti di sintassi che infarciscono il francese di molti adulti che abitualmente si esprimono

in manus. Così come sono tagliati alcuni termini vernacolari che, tali e quali o francesizzati,

cadono in maniera incongrua nel mezzo di una frase -soprattutto quando i Manus parlano in

12

francese fra di loro. Conservare tutta questa dimensione pittoresca avrebbe dato

un'immagine troppo esotica dei Manus - e dei testi poco comprensibili per il pubblico. Questi

adolescenti hanno quindi dovuto saper distinguere, nelle parole registrate, ciò che poteva

restituire un'immagine fedele e ciò che avrebbe portato ad una caricatura. L'infedeltà alle

parole dei più anziani era necessaria per rendere il "giusto" tono della conversazione fra

Manus, e per farla comprendere ai gadjé, anzi a dei gadjé lettori. C'è stato bisogno di una

presa di distanza, e di un lavoro consapevole per riuscire a confezionare un prodotto che fosse

13

l'equivalente riflesso di un'attività spontanea.

La scrittura di Latcho Xaben dà un'immagine giusta della parola manus.

Contrariamente a Garçounet, che quando parlava "scritto" cedeva alla convenzione,

impoverendo la sua parola, questi giovani, scrivendo, sono riusciti a far sì che i loro genitori

parlassero "orale". 14

La Scrittura romanes

(Seine-Saint-Denis, 1993)

Cerimonia pentecostale nella periferia di Parigi; siamo fra i Rom, nella cappella della

Missione evangelica rom: sul palco i pastori predicano, i fedeli vengono a "dare la loro

11 Jean-Luc Poueyto ha notato questa sensibilità degli adolescenti per i diversi registri della lingua,

cfr. J. L. Poueyto, Bilan final du stage de mobilisation des jeunes nomades de la région paloise,

Instep-Formation (64140 Billère).

12 Per degli esempi, cfr. Williams 1988.

13 Si direbbe che l'opzione scelta dagli adolescenti (modificare i testi registrati) e quella scelta dai

cantanti (non cambiare le loro abitudini) divergono. Tuttavia, è la stessa preoccupazione di fedeltà a se

stessi che li anima. Rifiutare di modificare le proprie abitudini per non dare di sé un'immagine

contraffatta non significa che per il disco i musicisti non si impegnino ad offrire interpretazioni del

loro repertorio un po' più limate di quanto non lo siano durante le feste familiari.

14 "La Scrittura, alla maniera dei Rom". Romanes: alla maniera dei Rom. Per dire che parlano una

lingua propria, i Rom usano l'espressione "dav duma romanes", oppure "vorbiv romanes" (parlo alla

maniera dei Rom). Allo stesso modo, i Manus dicono "rako romenes", indicando forse in questo modo

che la loro non è solo lingua, ma lingua e discorso (Williams 1988). Non sono usate espressioni come

"dav duma e romahi" oppure "vorbiv e romahi" (parlo rom, parlo la lingua rom). 10

testimonianza", canti e preghiere di susseguono, in un'atmosfera di raccoglimento e di

fervore. Un pastore decide di leggere un brano dei Vangeli in lingua rom. Neanche due

minuti, e tutta l'assemblea scoppia a ridere. Perché?

Presso i Rom convertiti al pentecostalismo, la Scrittura provoca la parola. Gran parte

dell'attività dei pastori consiste nel parafrasare, spiegare, commentare i testi dell'Antico e

soprattutto del Nuovo Testamento. Lo fanno nella lingua che usano quotidianamente i loro

fedeli. Durante le riunioni, c'è sempre la lettura di almeno un brano delle Sacre Scritture alla

tribuna, poi il predicatore interviene. Un Pastore rom predica per i Rom, un Manus per i

Manus, un Viaggiatore per i Viaggiatori, e così via. Colui che parla e coloro che ascoltano

hanno le stesse preoccupazioni, le stesse gioie, e le dicono con le stesse parole. La prossimità

esistente fra i predicatori e i fedeli appare essenziale per spiegare l'infatuazione suscitata da

questo messaggio religioso fra i Rom. Si potrebbe pensare che una delle attività dei pastori

sia proprio "tradurre" il messaggio sacro nella lingua quotidiana dei loro uditori.

Ma per l'appunto, presso i pentecostali rom, la Scrittura deve essere letta, parafrasata,

spiegata, ma non tradotta. Bisogna leggerla in questo francese elevato, lontano, che è quello

del Libro. Se un pastore, predicando in francese, infarcisce il suo discorso di espressioni

colte, è immediatamente tacciato di essere pretenzioso, o di fare del preziosismo. Allo stesso

modo, le traduzioni dei testi sacri nei diversi dialetti rom non riscuotono alcun successo.

Basta una parola o un giro di frase poco familiare agli uditori (e la traduzione comporta

immancabilmente dei giri di frase) per interrompere la loro adesione: no, questa non è la

nostra lingua; no, questa non è la Parola di Dio. Fallimento sui due versanti. Queste

traduzioni sono lette ad alta voce; l'eloquio, le intonazioni dell'oratore non assomigliano alla

conversazione quotidiana. I dialetti rom sono lingue parlate, solo parlate. Quando un certo

dialetto è utilizzato per predicare davanti ad un'assemblea che lo parla, il discorso religioso

passa senza difficoltà; non c'è niente di sorprendente, né di ridicolo. Ciò che non funziona,

ciò che non suona "giusto", è la traduzione. Nel testo delle Sacre Scritture, il messaggio e la

lingua che lo veicolano appaiono consustanziali, o almeno questa ci sembra essere la

concezione degli adepti rom. Ciò non impedisce che il testo sia letto pubblicamente nelle loro

cerimonie e che sia efficace: il messaggio trasmesso dalla voce è compreso. Ma si afferma

allora come testo scritto: il tono della lettura ad alta voce, e i registro nobile della lingua,

nella fattispecie il francese, si accordano bene. La traduzione, invece, fa ridere.

Il riso è provocato da una trasformazione che snatura il messaggio? Il contesto del

dialetto rom non è quello dei Vangeli. Oppure il riso è provocato da una trasformazione che

snatura la lingua? Il parlare di tutti i giorni prende un aspetto artificiale ed impacciato. Ciò

che urta è la rottura di ciò che abbiamo chiamato la "consustanzialità" del messaggio e della

lingua. Questa rottura, causata dalla traduzione, si accompagna ad una confusione fra l'orale e

lo scritto. La traduzione non è soltanto il passaggio di uno stesso contenuto da una lingua a 11

un'altra, ma anche da un modo d'espressione a un altro.

La lettura dei Vangeli al microfono è una performance orale, ma resta nella

dimensione dello scritto. Quando i predicatori commentano questi brani in un dialetto rom o

nel francese dei Viaggiatori, siamo in una dimensione orale. Il pubblico delle cerimonie

religiose non si sbaglia: è l'adeguamento essenziale fra il contenuto e il modo d'espressione

che è stato ignorato dal traduttore, e ancor più da colui che utilizza questa traduzione in

pubblico. Il riso di coloro che voleva convincere gli fa prendere atto del suo errore.

Ecco quindi una situazione nuova: qui lo scritto non può essere nell'orale (come nel

caso di Garçounet), né l'orale può essere nello scritto (come nel caso di Latcho Xaben); ciò

che fa la differenza, qui, è il contenuto del messaggio. Le notizie di famiglia o le ricette della

cucina tipica non sono la Verità divina. Karaoke

(Val-d'Oise, maggio 1995)

Battesimo fra i Manus ad Argenteuil; sul terreno di famiglia, che una strada a scorrimento

veloce separa dalla Senna, è stata alzata una tenda in mezzo alle roulottes per accogliere gli

invitati. Boï ha portato il suo grosso stereo e i suoi CD per il karaoke. Mette canzoni di Tom

Jones e di Engelbert Humperdinck e, libretto alla mano, canta i successi dei due famosi

"crooners", uno inglese e uno americano. Legge, e canta. E' la voce di Boï, di Tom o di

Engelbert? E' una lettura o una canzone?

Non c'è niente di particolarmente specifico nella pratica del Karaoke fra i Rom.

All'origine di questa tecnica c'è la congiunzione dello scritto e dell'orale: la lettura è una

canzone, la canzone è una lettura. Non c'è niente di nuovo; già all'epoca delle orchestrine di

strada, c'erano i "libretti delle canzoni". L'innovazione apportata dal karaoke sta nel fatto che

alla congiunzione fra il testo e il canto si accompagna l'identificazione fra il dilettante e il

cantante illustre.

A prima vista dunque, questa scena non è di alcun interesse per la nostra riflessione

sul rapporto fra lo scritto e l'orale così come emerge dall'atteggiamento dei Rom verso la

scrittura. Forse, considerando il karaoke una pratica emblematica della nostra "modernità", si

potrebbe forse chiosare sul fatto che, se i Rom l'adottano con tanto entusiasmo, è perché la

scrittura non vi svolge un ruolo egemonico. Certo, il testo che sfila sullo schermo di uno

scopitone o che si trova sul libretto di un CD guida l'interprete; ma se quest'ultimo, per

esibirsi, ha scelto questo o quel titolo, è perché già lo conosceva bene, e il testo gli permette

innanzitutto di evitare l'approssimazione. Delle nostre sei "scene", questa è l'unica in cui il

ricorso congiunto allo scritto e all'orale non produce un testo scritto ma una performance


PAGINE

15

PESO

60.29 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Etnologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sarnelli Enrico.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa

Riassunto esame Psicologia Sociale e della Comunicazione, prof. Sarrica, libro consigliato La Psicologia Sociale, Mazzara, Sarrica
Appunto
Riassunto esame Psicologia Sociale e della Comunicazione, prof. Sarrica, libro consigliato Ideologie, Van Dijk
Appunto
Appunti di Psicologia Sociale
Appunto
Riassunto esame Storia politica, sociale e culturale dell'età contemporanea, prof. Guiso, libro consigliato L'enigma democrazia, Muller
Appunto