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consorteria; Anacreonte ha alla base 1 situazione sociale, politica e culturale diversa: è poesia di

gruppo, ma si rivolge anche alla città). I melici monodici usavano il proprio dialetto [>< dai giambo

grafi e elegiaci che usavano la lingua dell’epica qualunque fosse la lingua che parlavano] (Saffo e

Alceo eolico, Anacreonte ionico). Le poesie monodiche sono organizzate in strofette (con 2 o + tipi

di metro). La musica svolge 1 ruolo importante: lo strumento usato era la lira o 1 equivalente

strumento a corde. Il centro + importante della melica monodica fu Lesbo [Terpandro, fondatore

della 1° scuola musicale a Sparta, e Arione, inventore di 1 nuova forma di ditirambo]. Influenze

lidie (su Lesbo e su Teo, patria di Anacreonte).

a. Alceo Mitilene, tra VII-VI, dialetto eolico

1 dei rappresentanti + significativi della lotta politica a Mitilene verso la fine del VII: le sue odi

sono 1 fonte preziosa di dati storici Nato a

(esempio dello stretto rapporto a Lesbo fra letteratura e vita).

nell’Olimpiade 42

Mitilene in 1 famiglia aristocratica, fiorì Prese

(come Pittaco e Saffo) [612-609].

parte alla guerra contro gli Ateniesi x il possesso di Sigeo e x salvarsi dovette abbandonare lo scudo

Fu esiliato da Mirsilo

(come Archiloco). (congiura fallita: fra i congiurati anche Pittaco, che trova poi

l’accordo con Mirsilo). Saluta con gioia la morte del tiranno, ma la città sceglie Pittaco come capo

(non sappiamo quando fuggì di nuovo in esilio, in Egitto e Tracia, dove vivevano colonie di Mitilenesi).

Aspro difensore della sua consorteria, dell’etica aristocratica e dell’ordine tradizionale, Alceo

scrisse poesia politica destinata ai compagni di lotta (che si riunivano nel simposio).

Gli Alessandrini raccolsero in almeno 10 libri le odi di Alceo, ordinate secondo il genere [la 1° era 1

canti d’amore?]

inno ad Apolloinni agli dèi, canti di lotta, canti conviviali, [Aristofane di Bisanzio e

Tra i ca. 401 frammenti superstiti

Aristarco di Samotracia ne curarono 2 edizioni]. (parecchi da papiri

la varietà dei metri denota 1 grande sensibilità ritmica e musicale.

trovati in Egitto), dell’opera di Alceo: in questa società equilibrata, il simposio

Il tema del vino è caratteristico (“il vino è lo specchio dell’uomo”, dell’intera

era 1 rito e il vino lo strumento x esaltare la personalità

La misura ideale è bere e mantenere il controllo di sé: bere x provare la solidità della

personalità).

L’invito a bere è ogni volta motivato da Alceo con l’occasione stagione…).

disciplina. Alceo

(ora,

medicina migliore è

concepiva il vino come compagno nella gioia e come rimedio nel dolore (“la

portare qui il vino ed inebriarsi”); ma il vino è anzitutto il dono di Dioniso. Alceo compose molti inni

(Apollo, Dioniso, i Dioscuri, Hermes, Eros…):

agli dèi alla radice è 1 sentimento religioso profondo.

Una poesia indirizzata a 1 gruppo omogeneo permetteva 1 linguaggio in codice, ricco di

Ad esempio l’allegoria della città-nave,

metafore e allegorie ( che ebbe

che solo il gruppo capiva).

fortuna Alceo inseriva talvolta nelle odi episodi del mito, x

(Teognide, Eschilo, Sofocle, Orazio).

rendere persuasivo il suo discorso. Dai frammenti affiora anche 1 acuta sensibilità paesistica: la

descrizione delle stagioni non è però contemplazione della natura ma argomento x

(come in Saffo),

giustificare il simposio (strumentale). Alceo fu letto ancora in età romana (stimato da Orazio).

b. Saffo Mitilene, tra VII-VI, dialetto eolico

Saffo è 1 testimone prezioso della cultura aristocratica femminile a Lesbo tra VII e VI. Visse a

Mitilene. Ebbe 3 fratelli di cui parla nelle sue odi: era molto legata alla famiglia. Forse è vero che

era piccola, bruna e non bella. Sposò 1 uomo ricco (Cercila) ed ebbe 1 figlia adorata, Cleide, di cui

parla nelle sue odi. Saffò ospitava nella sua casa il tìaso: comunità femminile il cui scopo era

l’avviamento al matrimonio delle fanciulle, a cui Saffo insegnava la danza, il canto e le altre arti 

ispirate dalle Muse [Saffo insegnava alle fanciulle come essere belle,eleganti,desiderabili,appassionate

. L’omoerotismo era caratteristico di questi gruppi

testimoni di Afrodite] (a fine pedagogico)

Risulta evidente dai suoi versi che Saffo amava alcune fanciulle del suo tìaso; il

(maschili/femminili).

suo omoerotismo non era però 1 devianza/eccezione Saffo

(era ammesso dalle società aristocratiche).

non era anticonformista: aveva 1 senso fiero della propria personalità ma teneva molto alla stima e

all’opinione pubblica. La sua passione x le ragazze era sincera, ma aveva aspetti convenzionali,

ritualistici, pedagogici: l’omoerotismo era 1 cosciente iniziazione all’eterosessualità. [Vi furono a

Lesbo altri tìasi, i cui programmi erano simili].

I grammatici alessandrini ordinarono le odi di Saffo in 9 libri secondo il metro.

La lingua è l’eolico della tradizione letteraria di Lesbo. Della sua produzione (letta e imitata in età

sono rimasti ca. 168 frammenti.

romana, cf. Catullo)

Nell’ode L’ode

per Anattoria dimostra che lo spettacolo + bello è quello della persona amata. è 1

l’amore è 1 esperienza religiosa ispirata da Afrodite

manifesto, in cui Saffo ripete il suo credo: (e il

. Individuando la cosa + bella, Saffo

rapporto tra adulta e ragazza è come quello tra uomo e donna)

partecipa alla disputa sui valori supremi. Saffo era devota e testimone di Afrodite (protettrice del

ad Afrodite

tìaso). L’ode (unica intera) è preziosa x la sua struttura ideologica: Saffo applica

all’amore il codice etico e dell’aristocrazia, considera l’amore 1 esperienza religiosa,

religioso e

distingue amore giusto/ingiusto in base alla reciprocità ( ). Nella famosa ode dei sintomi, Saffo x 1°

raccoglie, ordina e riferisce all’amore 10 disturbi. L’ode ad Afrodite e quella dei sintomi sono

complementari (in esse descrive il momenti iniziale dell’amore).

La poesia di Saffo era poesia di occasioni (si riferisce a 1 evento) ma anche di situazioni

paradigmatiche (gli eventi forniscono 1 modello valido x sempre). La memoria svolge 1 ruolo

importante (Saffo lenisce il dolore del presente con il ricordo del passato).

Un aspetto singolare della sua personalità è la capacità di tenere in equilibrio 1 emozionalità ardente

e 1 fredda lucidità: la tensione fra gli opposti è costante. A questa tensione corrisponde 1 stile

limpido e vibrante. Anche quando è descrittiva, la poesia di Saffo insiste sul movimento (l’acqua

…).

che mormora, le foglie che si muovono

c. Anacreonte Asia Minore, ionico, tradizionalmente: 570-485

Nato nella ionica Teo [situazione sociale, politica e culturale diversa da Alceo e Saffo] si rifugiò

ad Abdera (Tracia, ca. 543) x sottrarsi al dominio persiano come molti concittadini.

Sappiamo pocho della sua vita: visse anche a Samo, ad Atene e forse in Tessaglia [già famoso

quando fu ospitato a Samo da Policrate; sotto il governo di Policrate Samo conobbe anni di splendore;

Policrate depresse l’aristocrazia fondiaria. A Samo era viva anche la poesia di Ibico].

Nel 522 Policrate fu ucciso e Anacreonte si recò ad Atene [Ipparco, succeduto col fratello Ippia al padre

Platone è

Pisistrato nel 527, amava circondarsi di poeti e intellettuali e lo mandò a prendere a Samo].

fama duratura ad Atene (secoli dopo la sua statua ornava ancora l’acropoli).

testimone della sua

Secondo Gentili, gli alessandrini raccolsero in 9/10 libri le sue poesie, ordinate secondo il metro. Di

queste, lette fino in età romana (echi in Catullo, Orazio), sono conservati pochissimi componimenti

interi e ca. 200 frammenti, (quasi) tutti x tradizione indiretta.

La poesia di Anacreonte (come quella degli elegiaci e di Alceo) era cantata nei simposi, ma i

destinatari e i contenuti erano diversi: Anacreonte non cantava nei simposi della sua città, ma nelle

corti di prìncipi assoluti, e non si rivolgeva alle classi elevate: ne rifiutava i valori eroici ed escluse

dal simposio l’epica che li celebrava, contrapponendo ai valori eroici l’equilibrio interiore che si

manifesta gioiosamente nel canto, nell’amore e nella compostezza simposiaca.

dell’amore, del simposio e della vita

Era convinto che la misura e la cortesia fossero i fondamenti

e l’unica regola efficace della convivenza umana.

politica

Anacreonte elegge Dioniso ad arbitro e

[spogliato degli aspetti orgiastici e associato a Eros e Afrodite]

simbolo di questo mondo fondato sulla temperanza: la sua Musa fu ispirata soprattutto dal simposio

(Dioniso) e dall’amore x donne e ragazzi (Afrodite ed Eros). Questo trinomio ‘vino-amore-canti’ lo

sua poesia c’è attenzione

ha fatto apparire x secoli come 1 poeta superficiale. Nella x gli

avvenimenti politici e x i mutamenti della condizione economica/del costume [cf. figura di Artemòne,

ieri pezzente e oggi in cocchio con l’ombrellino, fr.82] .

Anacreonte mostra la stessa curiosità ironica x i tipi umani che pullulavano nella società e che

spiccavano x qualche atteggiamento caratteristico/dissonante (il calvo Alessi che cerca di nuovo

moglie, la bionda Euripile che ha simpatia x Artemòne, l’invitante ragazza di Lesbo dal sandalo adorno che

schiva il canuto Anacreonte …) . Rappresentando questa varietà umana nei suoi atteggiamenti +

caratteristici e facendola parlare anche in 1° persona, Anacreonte anticipava la commedia di

Menandro e il mimo di Teocrito (ma forse voleva anche educare tutti i cittadini, e non solo i

1 costume + urbano e moderato). Anche nel tema dominante dell’amore, l’ironia non

convitati, a

riesce a velare 1 serietà di sentimenti (Eros, il dio tenero cinto di fiori, è anche il signore degli dèi e il

. Lo scherzo e l’ironia sono suggeriti da pudore e riservatezza. Dietro

domatore degli uomini, fr.37)

l’eleganza non c’è però la superficialità.

- Melica corale arcaica:

Poeti melici corali sono detti gli autori di poesie cantate all’unisono da 1 coro. Poiché il coro

rappresentava l’intera comunità, l’ode corale esprimeva i valori che la comunità intendeva

affermare e celebrare (e non criticare). Giambografi, elegiaci e melici monodici potevano attaccare,

consigliare, esprimere sentimenti; il melico corale poteva solo elogiare.

Anche nella melica corale ricorre la 1° persona (non è sempre chiaro se a parlare è il poeta o il coro;

ma il poeta, anche se parla di sé, dice quasi sempre cose attinenti al suo ruolo pubblico).

Una distinzione tradizionale (condivisa da Proclo e tramandata dal patriarca bizantino Fozio)

raggruppava le odi corali in 3 grandi categorie:

- in onore di divinità: inno, peana, ditirambo

- in onore di uomini: encomio, treno, epinicio

- miste: prosodio, partenio, iporchèma

[Le odi di Pindaro sono organizzate secondo questo criterio (nella Vita Ambrosiana): inni, peani, ditirambi,

prosodi, parteni, iporchemi, encomi, treni, epinici].

Nella melica corale il poeta componeva di solito x commissione ed era remunerato con doni/denaro.

La melica corale era legata alla religione e celebrava le solenni occasioni pubbliche o private che

voce

riguardavano l’intera comunità (nozze, morte, agoni avevano valenza religiosa) della

Il dialetto della melica corale è il dorico letterario con elementi dell’epica.

comunità.

a. Alcmane Melico corale + antico: Sparta, 2° metà VII, dorico letterario (elementi epici)

Visse a Sparta (nome dorico) nella 2° metà del VII. [Nel VII, Sparta non era ancora lo stato militaresco

che sarà + tardi, e non era soltanto la città aristocratica e guerriera di Tirteo. La Sparta del VII era 1 centro di

cultura tra i + vivi del mondo greco. Il canto (unione di parole, musica e danza) era considerato dallo stato

spartano 1 strumento nobile di educazione, disciplina e aggregazione. La 1° scuola musicale fu creata a

Sparta (da Terpandro di Antissa [Lesbo]). Sparta al tempo di Alcmane era 1 punto di riferimento x

poeti/musicisti di ogni parte della Grecia, di tutte le stirpi e lingue, che componevano odi x le varie feste

religiose (tra cui le Carnee, le Gimnopedie …)].

carmi erotici, … ma fu famoso soprattutto come autore di

Alcmane compose inni, peani, iporchemi,

parteni e come poeta d’amore. Le sue odi furono raccolte dagli Alessandrini in 6 libri.

Il Partenio del Louvres (ca. 100 versi, mutilo del principio/della fine) inizia con il mito degli

predica

Ippocoontidi: ammonisce che 1 mortale non può volare al cielo o sposare Afrodite la

ellenico). L’ode è caratterizzata da passaggi

misura e la giustizia (principi fondamentali del kosmos

bruschi da 1 argomento all’altro i c.d. ‘voli pindarici’ facevano parte della tradizione lirica

Lo stile è inconfondibile x l’inserzione di scherzosi paragoni popolareschi.

corale.

Del Partenio per Astimelusa leggiamo ca. 30 versi mutili (invocazione alle Muse, poi 1 lacuna, poi

se potessi esserle accanto

lodi x Astimelusa (“Oh e toccarle la mano delicata cadrei supplice alle sue

dice

ginocchia”, il coro delle fanciulle).

Il Partenio del Louvres e il Partenio per Astimelusa chiariscono almeno 3 punti (Carlo Pavese):

1- I cori femminili avevano a Sparta 1 fine elogiativo (il coro metteva in risalto le doti delle

fanciulle: bellezza, grazia, bravura nel canto/nella danza); e molto probabilmente le fanciulle

del coro erano protagoniste di 1 rito di passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza.

2- I componimenti avevano già la struttura dei canti corali tardo arcaici (di Pindaro o

Bacchilide): l’elogio suggeriva 1 riflessione (gnome) illustrata con 1 mito; passaggi bruschi

da 1 argomento all’altro (come in Pindaro). Presenza del mito importante (i poeti del

passato, come Archiloco, non inserivano alcun mito nelle loro odi)

3- La poesia di Alcmane aveva radici profonde nella realtà culturale, nella religione e nella

società di Sparta.

Alcmane era 1 voce della città e ne esprimeva i valori (come Tirteo, ma sensibilità diversa): lo

bellezza verginale, la natura, tutto ciò che brillando suggerisce l’immagine del

infiammano la

movimento (sole, astri, stelle cadenti, oro, argento, porpora: Astimelusa che avanza con 1 corona

d’oro è come 1 splendente stella cadente nel cielo: è 1 germoglio d’oro, 1 piuma delicata …).

Ma Alcmane non fu solo il poeta della grazia verginale e della natura: fu anche il 1° ad avere della

poesia 1 concezione personale [novità: il poeta trova il canto da sé, ascoltando la natura; allo

stesso tempo Alcmane credeva nell’ispirazione delle Muse]. Aveva 1 considerazione alta della

Numerosi frammenti rimandano all’ambiente conviviale

musica. con enumerazioni di cibi e vini.

b. Stesicoro Imera (Sicilia), VII-VI, dorico

Vissuto a Imera [colonia siciliana fondata poco prima da Zancle con popolazioni ioniche e doriche],

era + giovane di Alcmane. Stesicoro (“ordinatore di cori”) sembra 1 soprannome derivato dalla

professione [vero nome Tisia?].

Imera si trovava in posizione strategica (commercialmente, militarmente, culturalmente), alla

confluenza di culture e tendenze diverse. Stesicoro fu 1 interprete di questa situazione: riprende i

miti della madrepatria (recitati in esametri dattilici) e li ripropone in dialetto dorico e in versi lirici

 ripropone l’epica in versi lirici.

corale in 3 parti: strofe, antistrofe ed epodo; la strofe e l’antistrofe con gli stessi

Articolò l’ode

metri, l’epodo con metri diversi. Le 3 parti formano 1 triade; l’ode poteva contare + triadi

(metricamente equivalenti). [le odi di Stesicoro richiedevano 1 impegno maggiore da parte degli

esecutori rispetto a quelle monostrofiche di Alcmane].

I grammatici alessandrini raccolsero in 27 libri le odi di Stesicoro (talora lunghe) e attribuirono a

esse 1 titolo [Gare x Pelia, Gerioneide, Elena, Palinodia, Distruzione di Ilio, Cerbero, Ritorno,

…]. I temi sono quelli in voga all’epoca, temi attuali. Il poeta cantava il mito, gli scultori e

Oristea

pittori lo illustravano: tutti attingevano alla tradizione comune.

[Problema della lunghezza delle odi, e della questione di sapere se 1 coro di dilettanti sarebbe stato in grado

si

di cantarle è supposto che le odi lunghe fossero monodiche ed eseguite da 1 citarodo professionale; ma

anche il coro della tragedia resta x ore nell’orchestra. Non

la lunghezza non è 1 vero problema: ci sono

dunque motivi x chiamare monodico 1 poeta di cui il lessico Suda dice: “ fu chiamato Stesicoro perché x 1°

istituì 1 coro citarodico”].

Nella 2° metà del VII non fu il solo a comporre odi corali con ampi contenuti narrativi [cf. Senocrito

Il fronte della lirica corale era in movimento: diffondendo le storie

con i peani,Arione con i ditirambi].

del passato, contribuiva ad aggregare il pubblico greco intorno ai valori tradizionali/miti comuni.

Questa operazione era importantissima in Magna Grecia: a contatto con le popolazioni locali, senza

1 forte supporto culturale i coloni avrebbero potuto perdere la loro identità. Stesicoro rielaborava il

racconto epico: i fatti sono gli stessi, ma il metro, il linguaggio e i particolari rispecchiano 1

nuova. Come Esiodo, Stesicoro si pose il problema dell’autorevolezza di 1 versione

sensibilità

rispetto ad 1 altra; era 1 domanda che si poneva anche il pubblico, che nelle colonie occidentali non

era omogeneo ( spesso in 1 città convivevano Greci di stirpe diverse con tradizioni diverse). [Nel caso

dell’Elena, Stesicoro dovette correggersi 2 volte].

L’iniziativa di Stesicoro era bifronte: restauratrice (anche l’epica antica era cantata), ma

soprattutto innovatrice (a cantare era 1 coro di cittadini che eseguivano i versi a memoria, aiutati

dalla musica e dallo schema triadico, e non 1 aedo professionista che ripeteva liberamente il testo).

Possediamo pochi frammenti, e non è facile farsi 1 idea della sua poesia: è molto diffuso e ampio.

Presto divenne x gli autori 1 fonte a cui attingere [già Simonide lo cita insieme a Omero]; ancora

nel III d.C. le sue opere erano copiate e lette.

c. Ibico Reggio/Samo, VI, dorico Ibico

Nato a Reggio da famiglia cospicua e emigrato a Samo (quando Policrate era ragazzo era

coetaneo del padre di Policrate, ne frequentò la casa e cantò la bellezza del giovane Policrate

[tiranno dal 538 al 522]). Secondo la tradizione avrebbe viaggiato molto e sarebbe stato ucciso da

ladroni sulla via di Corinto [leggenda: Ibico invocò le gru che passavano in quel momento a testimoniare il

‘ecco

fatto; 1 dei ladri, seduto in teatro, avrebbe visto delle gru passare e avrebbe esclamato le gru di Ibico’,

indagini

tradendosi e punizione. La storia è suggerita dal nome: ibux è 1 uccello simile alla gru].

Le odi di Ibico furono raccolte dagli Alessandrini in 7 libri; erano composte nel dialetto dorico della

lirica corale e avevano alcuni tratti in comune con il lessico di Stesicoro.

Come Stesicoro, coltivò la lirica corale di carattere narrativo e di argomento mitico; ma fu anche 1

poeta d’amore: dei pochi frammenti di tradizione indiretta solo 4 sono abbastanza lunghi e 3 di essi

parlano d’amore [ Nel + lungo (fr.286 Page, 13 versi) Ibico, dopo aver descritto la natura che in primavera

fiorisce, grida che in lui l’amore imperversa in ogni stagione con violenza invernale].

Per Ibico l’amore è 1 passione tormentosa, quasi 1 malattia, come x Saffo; e come x Saffo il

sentimento che prova x i ragazzi ha carattere ritualistico: x celebrare le doti di 1 giovinetto (grazia,

bellezza, indole …: il modo + garbato e incisivo x 1 poeta era

aspetti di alto valore x le classi superiori)

dichiararsi sedotto, travolto dall’ammirazione/dall’amore.

Poeta probabilmente coltivò i 2 generi

bifronte (cantore del mito/dell’amore):

secondo l’occasione

contemporaneamente, [Ibico non rinnega la lirica narrativa: invece di celebrare le

virtù eroiche come Omero, o rappresentare i caratteri umani, come Stesicoro, Ibico canta la giovinezza e la

bellezza di alcuni eroi] [vedi Schneidewin, 1800, tesi delle 2 fasi] l’ode a Policrate è

Ibico compone nelle forme della lirica corale: dialetto dorico; triadica come le

odi corali; lo stile è tipico della lirica corale: sovraccarico di aggettivi, di immagini preziose, di

riferimenti mitologici.

Le odi di Ibico erano eseguite in occasioni pubbliche, ma anche in feste private [se dentro la casa non

c’era spazio x il coro, l’ode era eseguita davanti la casa: x il committente era il modo migliore di acquistare

prestigio; del resto i Greci vivevano x lo + fuori delle loro case].

Ibico frequentò le famiglie + influenti del tempo [a Samo quella di Policrate, ne fu forse 1 ospite, come

Anacreonte, al quale è spesso abbinato dalla tradizione: le loro liriche (corale/monodica) svolgevano

funzioni analoghe, ma erano diversissime: in Anacreonte predominano misura e grazia, propone 1 modello

cortese in luogo del modello eroico; la visione di Ibico non è 1 modello: l’amore è 1 passione distruttiva x i

valori eroici/aristocratici, ma anche x i valori cortesi della borghesia mercantile e artigiana emergente].

Il pubblico continuava a essere il punto di riferimento del poeta; ma l’importanza del committente

diveniva + grande: nascono in questo periodo la poesia di corte e il mecenatismo. Ibico aveva 1

senso altissimo del suo mestiere: sapeva che il canto dà fama immortale a chi è cantato, ma anche a

chi canta; tra il cantato e il cantore vede 1 rapporto di reciprocità e di parità.

Presso gli antichi fu famoso soprattutto x la sua poesia pederotica.

- Melica corale tardo antica

Stagione + grande della lirica corale, tra la 2° metà del VI e la 1° metà del V (Simonide, Pindaro,

Bacchilide: benché vissuti tutti e 3 oltre la promozione di Atene a centro politico e culturale,

appartengono ancora all’età arcaica). A differenza dei poeti giambici, elegiaci e dei lirici monodici

o corali del passato, non sono legati a 1 sola città, a 1 gruppo determinato o a 1 corte: ricevevano

commissioni da tutto il mondo greco e componevano le loro odi in modo da soddisfare il

committente e il suo ambiente, senza dispiacere a nessun altro committente e ambiente (con loro la

lirica corale divenne panellenica). Erano dei professionisti che vivevano del loro lavoro [x 1°

Simonide, che pattuiva 1° il prezzo e componeva l’ode secondo il prezzo pattuitomodo nuovo di concepire

il lavoro e la ricompensa, e qualcuno si scandalizzò; Pindaro e Bacchilide si comportarono in modo

polemico: Pindaro concordava il prezzo, ma fingeva di essere spinto alla lode dal senso del dovere e della

giustiziapresentava la remunerazione come 1 segno di liberale gratitudine, ma anche lui componeva x

commissione e faceva le odi + o lunghe/complesse secondo le disponibilità economiche del committente].

Questo costume, introdotto da Simonide, corrispondeva alle nuove condizioni del mercato: il

compenso poteva essere meglio valutato perché da parecchi decenni era stata introdotta la moneta

(precedentemente l’economia era fondata sul barattoin passato il poeta riceveva doni).

Occasione del canto corale era la festa (tutte le città greche avevano santuari/templi in cui

veneravano 1 divinità; a ogni divinità era dedicata 1 festa, con preghiere, sacrifici e agoni, che si

svolgeva ogni anno, ogni 2/4/8 anni secondo il luogo. I santuari commissionavano canti x le feste,

ma soprattutto i partecipanti agli agoni commissionavano 1 canto x la loro vittoria: di tutti i canti

corali fioriti tra metà VI e metà V, l’epinicio ebbe 1 posto di rilievo.

[Tipi di agoni; diverse feste]

a. Simonide di Ceo Iuli (Ceo), 557/6-468/7 (tra VI e V), dorico

Durante il VII, insieme ai regimi aristocratici, entrò in crisi la concezione aristocratica della vita: i

valori assoluti/stabili della tradizione furono criticati. Tra gli ultimi decenni del VI e i primi del V,

Simonide fu 1 delle voci + incisive di questa rottura epocale. Simonide imprime nelle sue odi 1

esprime anche l’emozione

valenza riflessiva ignota alla lirica arcaica. Non solo riflette, che prova

la condizione privata/pubblica dell’uomo

riflettendo Studia x scoprirvi le leggi generali

.

dell’esistenza. Non cerca nuovi valori assoluti da sostituire ai vecchi, ma difende i valori relativi e

[nell’encomio contrappone ai valori assoluti dell’aristocrazia

apprezza le virtù accessibili a tutti a Scopas,

è il 1° poeta della borghesia e il 1° intellettuale della Grecia.

quelli relativi accessibili a tutti]:

Simonide fu l’anello di congiunzione tra 2 età. Non era portavoce di 1 gruppo, ma di tutta la Grecia,

nelle ore decisive della sua storia. Frequentava le case dei potenti, ma non perdette la sua

1° concepì l’attività del poeta come 1 libera professione, remunerata secondo

indipendenza. Per “i nobili sono ricchi di antica data”

criteri precisi. Affermò che e

(smitizzò la nobiltà di nascita)

svalutò l’opinione comune che il carattere è innato, opponendo che l’uomo è formato dal suo

ambiente. Aveva 1 concezione personale anche dell’arte: esaltò nella poesia l’aspetto figurativo e

emozionale [ ; predilesse brevità, chiarezza,

la pittura è poesia silenziosa e la poesia pittura parlante]

linearità. Compose epinici, peani, treni, ditirambi e altre odi corali, + elegie/epigrammi, in dorico.

Non sappiamo in quanti libri i grammatici alessandrini raccolsero la sua produzione (sappiamo solo

. Tra i committenti dei suoi epinici furono gli uomini +

che ordinarono gli epinici secondo il tipo di gara)

in vista del tempo, ma anche vincitori di umile estrazione , che celebrava con

(come Glauco di Caristo)

misura ed equilibrio. I suoi ditirambi sono completamente perduti. Dei ca. 150 frammenti superstiti,

l’encomio a Scopas, ‘nenia di

solo 3 hanno qualche estensione: il frammento sulla virtù e la c.d.

Danae’ + l’elegia frammentaria x la battaglia di Platea (1992).

Simonide nasce nel 557/6 a Iuli, città principale di Ceo (Cicladi) [Ceo non fu mai 1 centro Non

commerciale e culturale: era abitato da gente severa, Ioni di antica origine attica, sobri e alieni al lusso].

l’atmosfera dell’isola; di certo amava il guadagno

si sa quanto influì su Simonide (forse perché

Riconosceva che “la

e prediliva 1 stile sobrio e lineare. città

cresciuto in 1 ambiente povero di risorse)

forma l’uomo” [>< all’idea tradizionale: si è nobile o ignobile x natura].

Il centro culturale + vicino era Atene: nel 527 Pisistrato morì e successero i figli Ippia e Ipparco. Simonide

dell’isola x le sue odi corali.

aveva 30 anni ed era già famoso fuori Pisistrato aveva cercato di aggregare gli

Ateniesi intorno a valori comuni a tutti i cittadini. Ipparco continuò questa politica culturale in 1 altro modo:

fece venire ad Atene i poeti e gli intellettuali + in vista (tra cui Simonide) col proposito di educare i cittadini.

Fece della sua casa 1 corte, in cui si discuteva di poesia, musica e umanità (come nelle corti italiane del

Rinascimento); Simonide fu presto il centro di questo ambiente, x la sua attitudine a distinguere sottilmente e

a discutere, x l’abilità con cui criticava le opinioni tradizionali senza alienarsi la stima e il consenso.

Nel 514 Ipparco fu ucciso. Simonide aveva 44 anni e, accettando l’invito di Scopas, signore di

Crannone, si trasferì in Tessaglia [regione settentrionale ricca di grano, pascoli, mandrie, cavalli,

governata da grandi proprietari terrieri che si tramandavano il potere quasi di nasticamente].

A Crannone (o Farsàlo) fu spettatore di 1 catastrofe; dal racconto (tra verità e fantasia) si ricavano

alcuni dati interessanti: Simonide dava largo spazio al mito negli epinici; pattuiva il compenso in

anticipo; aveva 1 memoria prodigiosa.

Pochi anni dopo tornò ad Atene (che nel 510 aveva cacciato Ippia e istituito la democrazia: nella città si

. La costituzione di Clistene aveva sostituito alle 4 tribù tradizionali 10 tribù

respirava 1 clima nuovo)

anno alle Grandi Dionisie, le 10 tribù concorrevano all’agone con 2 cori

territorialiogni

ditirambici (1 di uomini/1 di ragazzi)evento poetico/musicale straordinario. A ogni coro era

c’erano

assegnato 1 poeta in città 20 poeti (+ 3 tragediografi/3 commediografi, che presentavano le

l’agone

. Simonide spiccò a lungo fra tanti autori, vincendo 56 volte

loro opere nella stessa occasione)

ditirambico. Durante il suo soggiorno ateniese, Simonide fu cantore di eventi storici memorabili

[494: conquista persiana di Mileto; 490: mossa persiana contro Atene (sostegno a Mileto); persiani battuti a

l’Ellesponto con 1 grande armata

Maratona; 485: morte di Dario, sostituito dal figlio Serse; 480: Serse varca

subisce perdite alla battaglia navale dell’Artemisio (Eubea) e

di terra/di mare, penetra in Attica e occupa

Atene, ma è sconfitto nella battaglia di Salamina; 479: persiani definitivamente battuti x terra a Platea

(Beozia) e x mare a Micale; dopo la vittoria, Atene istituisce la lega delio-attica e diviene in breve 1 grande

. Da poeta, Simonide partecipò attivamente alle vicende della

potenza navale (ad opera di Temistocle)]

città [celebrò i tirannicidi Armodio e Aristogitone; commemorò i caduti di Maratona in 1 elegia;

cantò le vittorie dell’Artemisio, di Salamina e Platea. Cf. encomio x i morti alle Termopoli].

A + di 80 anni si recò in Sicilia come ospite e consigliere di Ierone di Siracusa e di Terone di

eserciti dei 2 dinasti, imparentati e 1 tempo alleati, erano schierati l’1 contro l’altro al

Agrigento: gli

fiume Gela; Simonide li riconciliò. Morì a 89 anni (nel 468/7) e fu sepolto ad Agrigento.

b. Pindaro Tebe, 518-438, dorico letterario della lirica corale, con elementi eolici e epici.

Nato nel 518 non lontano da Tebe (si considerava tebano). Rappresenta il mondo

eolico/dorico, conservatore, chiuso (arroccato sui valori tradizionali aristocratici) come Simonide

rappresenta il mondo ionico/attico, aperto alle sperimentazioni. Ci sono in Pindaro 3 caratteristiche

“tebane”: sensibilità x il mito [Tebe città + famosa e + ricca di miti e memorie], fedeltà ai valori

aristocratici, sordità provinciale verso la nuova cultura del mondo ionico/attico. Pindaro era 1

conservatore, e cercava nel passato le leggi x il futuro. Fu però aperto al nuovo nel suo mestiere di

poeta (si interessò alle nuove soluzioni ritmiche e musicali).

Pindaro studiò con ottimi maestri la musica, la ritmica, la poesia, e soprattutto i miti di ogni

luogo della Grecia. [x Pindaro i miti sono la storia sacra e paradigmatica su cui è fondata la realtà

si esprime x miti, con i miti giustifica e spiega. Quando lo ritiene necessario, cambia il mito è 1

inventore del passato, rifonda la tradizione secondo principi + coerenti e rigorosi]. Fu poeta

precoce, e diventò il poeta + famoso di Grecia: nobili, sovrani, nuovi ricchi di ogni luogo lo

incaricavano di celebrare le loro vittorie (viaggiò molto, affascinato dalla Sicilia e da Egina). Morì

nel 438 ad Argo.

Pindaro compose odi di ogni genere, raccolte dagli Alessandrini in 17 libri, tra cui 1 di inni,

1 di peana, 2 di ditirambi, 4 di epinici. Distingueva e caratterizzava i generi letterari in modo molto

cosa significa l’evento; b-

coerente. Per comporre le sue odi, ogni volta, a- si chiede sceglie il tipo

di canto adatto; c- caratterizza il canto secondo la sua destinazione. celebra l’evento; b-

Anche negli epinici realizza le norme che ritiene proprie di quel genere: a-

individua cosa significa; c- illustra il significato con esempi mitici attualità, riflessione, mito sono

i 3 livelli fondamentali dell’epinicio [= canto x 1 vittoria agonale], presenti in quasi tutte le sue odi

trionfali. Pindaro non descrive l’evento, ne interpreta il significato. [Ierone di Siracusa lo incaricò di

celebrare le sue vittorie].

La sua poetica è quella del kairòs, del “punto giusto” e soprattutto del momento giusto: poeta vero è

solo colui che sa dire le cose giuste al momento giusto, e questa norma gli imponeva di costruire odi

in modo coerente.

Pindaro aveva 1 concezione religiosa e aristocratica del suo mestiere: il poeta è l’interprete e

il portavoce delle Muse (decifra e svela il significato delle cose con l’aiuto delle Muse). In tempi di

grandi mutamenti osa riaffermare il valore religioso della poesia. Pindaro interpretava la realtà con

spirito religioso (1 dio è all’origine di ogni cosa, l’uomo è limitato, esposto al destino assegnatogli

ogni giorno dalla divinità, senza gli dèi l’uomo è nessuno… [usa i prodigi, la luce e i colori,

Giudicava l’agone il momento supremo

manifestazioni del divino che suscitano religioso stupore]).

della verità, l’occasione unica di rivelare le doti di 1 singolo (ricevute dalla divinità, e associate alla

stirpe, poiché Pindaro era influenzato dal principio di ereditarietà), e lo paragona alla battaglia dei

tempi eroici [>< Tirteo, Solone].

Pindaro non si considerava 1 libero professionista; la lode di 1 vincitore era x lui 1 dovere morale: il

poeta doveva lodare il vincitore che doveva dimostrare al poeta la sua gratitudine remunerandolo

con generosità, secondo il costume tradizionale della reciprocità. Era 1 idealizzazione, e Pindaro lo

sapeva.

c. Bacchilide Iuli (Ceo), VI-V (contemp di Pindaro), dorico con epicismi e elementi eolici

Bacchilide fu quasi contemporaneo di Pindaro, coltivò gli stessi generi della lirica corale, frequentò

gli stessi ambienti e talora compose x gli stessi committenti (Ierone). Il confronto tra Bacchilide e

Pindaro è inevitabile, ma furono diversissimi.

Della sua vita sappiamo poco. Nato a Iuli (Ceo) (forse poco dopo il 518), lo zio materno Simonide

influì probabilmente sulla sua formazione e ne favorì l’inserimento negli ambienti che frequentava.

[intorno al 490 era già in rapporti con la corte di Macedonia]. Poco dopo contendeva a Pindaro il

celebrò

favore delle famiglie di Egina della

(anch’egli la vittoria di Pitea nel pancrazio nel 485/483),


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti sull'Età arcaica della professoressa Cirio che prendono in esame tutta l'età arcaica con i suoi poemi ed autori epici principali.
Negli appunti della professoressa Cirio sull'età arcaica si studia in modo molto accurato anche la poesia arcaica e i maggiori autori che coltivavano l'interesse poetico:
Solone,
Teognide,
Alceo,
Anacreonte,
Bacchilide.


DETTAGLI
Esame: Storia antica
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura musica spettacolo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cirio Amalia Margherita.

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