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Nella poesia giambica predomina la denuncia di molti aspetti deformi della realtà: la critica è

costruttiva, x difendere principi e valori. La sua poesia giambica ci mostra 1 soggetto inserito nella

comunità cittadina e assertore di valori come modestia, lealtà, amicizia, equilibrio, misura.

la riflessione e l’esortazione hanno 1 spicco particolare.

Nella poesia elegiaca

Della sua poesia melica (breve e priva di miti) sappiamo poco. Concorse a Olimpia con 1 inno a

Demetra .

(che compare in 1 iscrizione di Metaponto [VI] ed è citato da Pindaro [V])

Archiloco era devoto di Demetra, di Eracle, di Dioniso (fu il 1° a Paro a comporre 1 canto x

e delle Muse.

Dioniso, e ancora in età ellenistica erano noti di lui dei canti dionisiaci, i Iobacchoi)

L’immagine di Archiloco ribelle va riveduta (era amico di aristocratici come Glauco e Pericle, partecipò

pari, partecipava alle feste e componeva canti x le divinità di Paro…) .

a 1 consorteria di [I suoi giambi

. Non

avevano 1 risvolto normativo, le sue elegie invitavano a riflettere sui principi radicati nella tradizione]

diceva cose nuove, ma le diceva in modo nuovo e rifletteva su di esse.

Samo (Egeo), metà VII, “lingua omerica” (ionico)

b. Semonide

Nato a Samo [Egeo orientale], guidò 1 gruppo di concittadini ad Amorgo [Sporadi] x fondarvi 1

colonia e fiorì verso la metà del secolo (come Archiloco). Gli antichi conoscevano di lui 2 libri di

Elegie, 2 di Giambi e altro (tra cui 1 Archeologia dei Sami, storia in versi della loro origine). Sono

dell’epica, tutti giambici (eccetto 1

sopravvissuti meno di 200 versi, scritti nel dialetto ionico

elegiaco che potrebbe essere di Simonide di Ceo).

‘E poeta minore (ma interessante). Ricorrono i soliti motivi della giambografia arcaica.

“satira suddivide le

Il componimento + lungo (fr.7 West, 118 versi) è la c.d. contro le donne”:

donne in 10 categorie e le deriva da 1 animale/elemento (furbevolpe; passive e ottuseterra; lascive

. Il misoginismo di Semonide

e ladre gatta; volubili mare; scansafatiche dedite al lussocavalla…)

ricorda quello di Esiodo , ma

(donna=malanno assegnato da Zeus;esistono donne buone;beato chi la trova)

religiosa e sono deboli le motivazioni morali ed economiche: c’è invece la

manca la prospettiva

caricatura dei comportamenti femminili e la descrizione a contrario della donna vertuosa. Le 10

caratterizzazioni non sono tutte di alto livello: certe sono generiche e scontate, ma alcune sono

acute, spiritose, insaporite di tratti popolareschi.

c. Ipponatte (+ Ananio) Efeso, 2° metà VI, ionico quotidiano

Della sua vita sappiamo poco. Nato ad Efeso nella 2° metà del sec. VI, fu esiliato dai tiranni

Atenagora e Coma; durante l’esilio visse a Clazomene (+ a N). La tradizione lo dipinge a tinte forti

e sarebbe morto x fame. Ma questo quadro ritrae

(piccolo, gobbo, esile, irascibile, violento, miserabile)

la sua poesia + che il poeta: rappresenta 1 mondo miserabile, ma lui appartenne davvero al mondo

che descrive oppure lo descrisse senza farne parte? La questione ha avuto varie risposte; oggi

(“signore di cavalli”), pena dell’esilio

appare a molti 1 nobile decaduto: nome gentilizio

(comminata agli avversari politici, cioè i nobili)… La sua poesia ha contenuti abietti, ma forme

raffinate che presuppongono 1 educazione letteraria accurata.

(tanto da esserne ritenuto a torto l’inventore) il

Metri e lingua lo confermano: usò con eleganza

coliambo o scazonte (trimetro giambico con la penultima sillaba lunga). Usava con maestria anche

il linguaggio: non il dialetto ionico dell’epica ma il dialetto quotidiano, impreziosito da espressioni

[Frigia e Lidia: regioni interne dell’Asia Minore]

frigie e lidie . Gli antichi conoscevano di lui almeno 2

libri di Giambi; sopravvivono ca. 180 frammenti (parecchi x tradizione indiretta, pochi da papiri).

Ipponatte ridicolizza tutto e tutti, anche se stesso. Per divertire usa la parodia, il paradosso,

l’iperbole; deforma metro e termini, rovescia situazione e senso. Con i suoi attacchi violenti e

volgari Ipponatte si collocava ai margini della società. Non sappiamo x quali ambienti e con quale

scopo abbia composto i suoi giambi.

La sua fortuna fu vasta e duratura. I grammatici alessandrini ne curarono l’edizione; gli autori

ed eruditi greci e latini dell’età imperiale lo leggevano e citavano (tra cui Orazio). Ma fu anche

criticato da personalità severe come Plutarco e + tardi dai cristiani (nel IV d.C. Giuliano l’Apostata

letture). Nell’età bizantina ne conoscevano qualche verso solo

escluse lui e Archiloco dalle buone

gli eruditi.

- Elegia:

Elegiaci sono detti i poeti famosi x aver composto elegie, componimenti di varia estensione in

e 1 ‘pentametro’

distici elegiaci. Il distico elegiaco è composto di 2 versi: 1 esametro dattilico

L’origine dell’elegia è ignota forse

elegiaco. [>elegos, canto triste in origine eseguita durante i

. L’elegia arcaica non è 1 lamentazione dall’elegia .

funerali] (connotazione derivata latina, cf. Tibullo)

L’elegia 1 tono fermo e talora severo: incitava all’eroismo, alla lotta politica,

greca arcaica aveva dell’elegia arcaica l’aspetto

alla riflessione civile, alla disciplina interiore. Caratteristici sono

meditativo e il fine esortativo.

a. Callino Efeso, metà VII, ionico

Già gli antichi ignoravano tutto di lui. Nato ad Efeso e vissuto verso la metà del VII

(ritenuto + anziano di Archiloco), compose Elegie di cui rimangono 4 frammenti (3 brevissimi e 1 +

ampio). Nel fr.1 Gentili-Prato (21 versi) esorta i giovani a combattere x la terra, i figli, la sposa, e a

non temere la morte (che dipende dalla Moira: stesso pensiero di Ettore alla moglie Andromaca

nell’Iliade).

La lingua, lo stile, i concetti di Callino sono omerici, come i valori che propugna: il valore in

guerra, l’onore, la gloria. Rispetto a Omero vi sono mutamenti minimi, segni di 1 nuova sensibilità:

accanto al guerriero hanno 1 insolito rilievo la terra, la famiglia, il popolo: il guerriero è ancora

considerato nella sua individualità, ma è visto sullo sfondo della comunità.

L’elegia di Callino era pragmatica e occasionale, come quasi tutta la lirica arcaica. (eccezione il fr.1

Gentili-Prato, che è pragmatico ma non menziona alcuna occasione ruolo di manifesto teorico).

b. Tirteo Sparta, metà VII, ionico

Anche Tirteo esortava al combattimento, ma considerava il guerriero come 1 combattente che deve

sconvolgerebbe l’intero schieramento):

stare saldo nei ranghi e vincere o morire (se cedesse era

….

stata introdotta la tattica oplitica

Tirteo visse nella dorica Sparta, verso la metà del VII. [si è pensato che fosse milesio o ateniese, x

spiegare l’uso del dialetto/dello dell’epica, che si spiega però con l’influenza dell’epica e con la

stile

“ionizzazione” del testo di Tirteo operata nel corso dei secoli: le poche forme doriche superstiti dimostrano

.

che Tirteo era 1 lacòne]

La poesia di Tirteo fu divisa dagli antichi in 5 libri e comprendeva elegie e canti di guerra. Qualche

l’Eunomia,

elegia + importante ebbe 1 titolo (ex: forse identica alla Costituzione dei Lacedemoni);

altre di carattere esortativo furono dette Esortazioni; molti canti di guerra erano eseguiti al suono

dell’aulos durante la marcia (fin quasi al luogo dello scontro x tenere i ranghi serrati ed esortare alla

battaglia). x tradizione indiretta, tra cui 4 frammenti + estesi […]),

Possediamo ca. 12 frammenti (x lo + giunti

quasi sicuramente autentici [si è pensato in passato che Tirteo non sia esistito, ma in realtà era forse anche

1 Spartiate, cioè 1 membro del damos lacedemone].

Per Tirteo il valore supremo era quello di combattere x la patria; a questo valore subordina le doti di

chi esibisce vanamente la sua forza negli agoni. Rifiuta l’individualismo e il valore fine a se stesso

in

(in pace e in guerra). Eroismo vero è quello utile alla comunità questo critica radicalmente

l’ideologia eroica tradizionale: l’eroe omerico combatte x sé; il combattente di Tirteo è

indistinguibile dalla schiera oplitica. derivati dell’epica

Termini, nessi e immagini sono spesso (ma il rapporto tra verbi e nomi, la

strategia delle idee e il ritmo espressivo sono diversi: in passato si negava il valore poetico di

Tirteo).

c. Mimnermo Asia Minore, tra VII-VI, ionico [come Tirteo e Callino si rivolge ai giovani]

minacciate dall’espansione lidia

Nato a Colofone o Smirna [città che ricorrono nella sua

…].

opera]. La sua condizione (nobile/umile) è incerta [ma educazione

Compose elegie che eseguiva nei simposi. Gli antichi raccolsero tutte le sue elegie in 2 volumi,

Nannò (nome della donna amata) e Smirneide (storia di Smirna). Ci sono giunti ca. 12 frammenti (+

lungo: 16 versi). Era ossessionato dalla vecchiaia [quando la giovinezza è finita la vita non è +

degna di essere vissuta]. Non fu però 1 pessimista radicale: il suo disprezzo della vecchiaia è 1

celebrazione antifrastica della giovinezza.

Con le sue considerazioni, cerca di rispondere alla domanda sui valori: individua il valore + alto x

l’uomo e x la donna (la felicità, che non può esserci senza l’amore). Gli antichi lo consideravano

poeta dell’amore (precorre l’elegia latina). In realtà non è 1 ideologo: le immagini e idee sono

tradizionali; la natura del sentimento e la struttura dell’espressione sono personali.

Mimnerno introdusse il mito nelle sue elegie [come cominciavano a fare i lirici monodici e corali],

ma 1 mito umanizzato, visto come 1 vicenda umana [anche agli dèi è stato talora assegnato 1 duro

destino: Zeus assegna la vecchiaia a Titono, la fatica al Sole…].

Mimnermo compose anche elegie + severe, e fu 1 poeta coraggioso e anticonformista

comune che fosse l’età dell’esperienza e della prudenza (il

[accusando la vecchiaia si oppone all’opinione

governo era nelle mani di vecchi capifamiglia): allude direttamente al conflitto generazionale (><Esiodo

.

tramite il mito Urano, Crono, Zeus) e si schiera dalla parte dei giovani]

Non fu solo 1 poeta esistenziale [in Nannò, colonizzazione di Colofone e Smirne; in Smirneide,

vicende e lotte della città]. Si occupava di storia recente (temi politicamente urgenti, cf. uso del

“noi”). Nelle sue elegie interiorizza il malessere dell’incertezza esterna (minaccia lidia) e interna

instabilità…).

(rapido sviluppo economico

Mimnerno ebbe 1 immediata, vasta e ininterrotta fortuna. I pochi versi superstiti sono stati

conservati da eruditi e antologisti di età romana.

d. Solone Atene, ca.640- ca.560, ionico?

[Atene. Fino al VII, Atene era 1 centro periferico senza importanza. Dopo 12 re (tra cui Teseo, eroe

nazionale, sarebbe vissuto 1° della guerra di Troia) si passò dalla monarchia ereditaria all’arcontato elettivo:

1° a vita, poi x 10 anni e infine annuale (dal 683-682). Nella 2° metà del VII si produssero tensioni sociali e

politiche, in concomitanza con lo sviluppo economico.]

Intorno al 640 nacque il grande statista Solone (1° poeta ateniese) nella nobile famiglia dei

Metontidi (da cui erano stati scelti gli arconti decennali x generazioni). Solone partecipò fin da

giovane alla vita politica, fu eletto arconte 2 volte [594/3 e 592/1] e operò con equilibrio sul piano

costituzionale e legislativo .

[costituzione soloniana: divisione dei cittadini in 4 classi secondo il censo]

Solone non rappresentò 1 schieramento (conservatore/moderato) [agiva super partes come 1

. Alla base della sua azione era 1 alta concezione dello

mediatore, senza però assumere la tirannide]

stato e della giustizia intesa come misura, equilibrio, equità (etica già di Esiodo). Viaggiò molto

(Asia Minore, Cipro, Egitto). Diceva di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Morì a ca. 80 anni.

Solone compose Elegie, Giambi ed Epodi; si sono conservati ca. 220 versi in metro elegiaco

e 70 versi in metro giambico. Tra le elegie erano famose e si sono conservate la Salamina e la

Eunomia (in parte) e la c.d. Elegia alle Muse (forse intera).

Solone usa i versi x esprimere i suoi ideali etici, x difendere la sua azione politica e anche x esortare

esorta i cittadini a battersi x conquistare l’isola].

a imprese specifiche [in Salamina

Nei versi superstiti non c’è 1 valore poetico (1 grazia, che Plutarco trova nei versi di Solone); ma ci

senso religioso della giustizia …

sono valori: nobiltà di ideali, equilibrio, fiducia negli dèi,

Nell’elegia intitolata Eunomia, Solone indica i danni del malgoverno e i vantaggi del buongoverno,

provocati dai cittadini. Nel tessuto ideologico del componimento si distinguono 3 direttive: a) la

città è sotto la protezione di Atena e non sarà distrutta x volere di Zeus e degli altri dèi; b) ma è in

pericolo x il disordine morale, politico e sociale e c) può salvarsi solo con il buongoverno.

Solone usava i versi x diffondere il sentimento della giustizia [unico a poter disciplinare il processo di

; x questo usò

mutamento economico in cui tutti cercavano la ricchezza facile e in cui nulla era + stabile]

l’elegia x esortare e il giambo x attaccare/contrattaccare (destinazione tradizionale dei 2 generi).

Solone propone 1 tipo umano affascinante: saggio, misurato, religioso; ma anche amante

della vita, dei piaceri, dei simposi, dei viaggi, dei ragazzi e delle donne. Era curioso di tutto e

odiava solo la volgarità e l’eccesso. Era il libero cittadino soggetto solo alla legge: l’uomo attico.

Nei suoi versi superstiti, concisi (ma non sempre chiari) c’è intelligenza, passione, e qualche volta

anche poesia: usa figure (similitudini) forti e vive, contempla con emozione gli elementi della

natura (ex: l’immagine del popolo come 1 mare tranquillo quando non viene agitato dal vento).

Solone ebbe 1 vasta fortuna (in Attica i suoi versi erano imparati a scuola, recitati nei

simposi, citati in tribunale e nelle assemblee, usati dagli studiosi x ricostruire la storia

di Atene …). Eschilo riprende il suo discorso sulla giustizia e ne discute 2

costituzionale/legislativa

aspetti: il castigo differito e l’ereditarietà della colpa.

e. Teognide Megara Nisea, metà VI ca., ionico (parlato dorico)

Teognide di Megara (Nisea) sarebbe fiorito verso la metà del VI e compose elegie nel dialetto

ionico lett. dell’epos (come tutti gli elegiaci). Sotto il nome di Teognide ci è giunta 1 silloge di

elegie +o- lunghe ( ordinate in 2 libri dalla tradizione: il 1° libro è

totale 1389 vv.), (v.1-1230)

contiene elegie d’amore x

tramandato da vari codici medievali il 2°

(sec. X-XV); (v.1231-1389)

ragazzi ed è tramandato dal codice A Veronensis manoscritto + antico/autorevole, che

(sec. X),

tramanda entrambi i libri. Nella silloge sono raccolte elegie di Teognide di altri poeti anteriori

(Tirteo,Mimnermo,Solone…) e posteriori. Identificare i versi di Teognide con sicurezza è quasi

e a nulla è valso il ‘sigillo’ apposto da Teognide ai suoi versi

impossibile, [il sigillo x alcuni era il

nome di Cirnole elegie a lui indirizzate sarebbero di Teognide; x altri il nome del poeta: avrebbe detto di

esserne l’autore all’inizio o alla fine della raccolta. In ogni caso chiunque poteva includere 1 propria elegia

L’esigenza di garantire la

nel libro di Teognide, dedicandola a Cirno o fingendo che fosse di Teognide].

paternità dei versi non era nuova (in Alcmane, Esiodo).

Nella silloge vi è 1 ispirazione di fondo comune che deve risalire a Teognide: è il

(forza aggregante)

che prova l’aristocratico

sentimento vedendo rovinare il suo mondo

(rabbioso,indignato,doloroso)

sotto la spinta di nuovi valori/forze. Questo sentimento genera 2 atteggiamenti complementari:

Teognide descrive la situazione x esortare all’azione).

descrittivo e esortativo ( La società descritta dalla

di ‘buoni’ e ‘cattivi’, nel senso socioeconomico e secondariamente moralei

silloge è popolata

‘buoni’ sono gli aristocratici e hanno valore, i ‘cattivi’ sono i non aristocratici e non hanno valore.

Essendo buoni o cattivi x nascita o x censo, sono anche buoni o cattivi nei pensieri, sentimenti e

nelle azioni: i buoni sono nobili, i cattivi ignobili. Nella silloge questa distinzione è netta, ma anche

(l’antico legame tra valore,onore e ricchezza era ormai spezzatonuovi ricchi…; di fronte a questa

precaria

situazione il mondo aristocratico reagisce con 1 pluralità di punti di vista, rispecchiati nella silloge).

L’autore afferma che la città non è mai stata rovinata dai buoni ma sempre dai

(forse Teognide)

cattivi, che x sete di guadagno fomentano lotte civili e spingono verso la tirannide; lamenta anche

che la ricchezza mescoli nobili e non nobili. In 1 altra parte della silloge si invoca da Zeus la

punizione diretta del colpevole, non dei suoi figli. Le prospettive pedagogiche sono pessimistiche:

non vi è possibilità di elevare 1 uomo, perché il valore è x natura e non si apprende; si può evitare di

diventare ignobili, ma non si può diventare nobili. Chiara è la constatazione che la ricchezza può

esistere senza il valore, ma che il valore non può durare senza la ricchezza (il bisogno genera

disperazione e spinge a ogni mala azione); tuttavia anche su questo argomento vi è nella silloge 1

molteplicità di punti di vista/sfumature.

Si cominciò ad aggiungere altre elegie a quelle di Teognide probabilmente nel sec V; in epoca

bizantina furono collocate in appendice al volume come 1 libro a parte le elegie

(sec. IX)

pederotiche. Nel 2° libro prevalgono 3 motivi tipici del rapporto amoroso: la lode della bellezza del

ragazzo; l’avvertimento che la bellezza è breve e che bisogna goderne; la richiesta di essere

lealmente riamato.

f. Focilide Mileto, ionico

Contemporaneo di Teognide, Focilide di Mileto, poeta minore, compose massime in esametri

dattilici; elegie e epigrammi in distici elegiaci e in dialetto ionico. Iniziava i suoi poemi con la frase

“anche questo è di Focilide”: + che autentificare il componimento, propagandava così il suo

segno dei tempi nuovi, + sensibili al ruolo dell’individuo.

nome

Ci restano ca. 40 versi autentici. Focilide ripeta in modo garbato e conciso massime e immagini

della tradizione, precisandole o modificandole. In 1 componimento semplifica la tipologia di

Semonide (la “satira contro le donne”) derivando le donne da 4 animali (cagna, ape, scrofa,

cavalla).

- Melica monodica:

Poeti melici monodici sono detti gli autori di odi cantate da 1 sola persona; è poesia di gruppo

(Saffo canta l’amore all’interno di 1 gruppo di ragazze, Alceo si rivolge agli aristocratici della sua

consorteria; Anacreonte ha alla base 1 situazione sociale, politica e culturale diversa: è poesia di

gruppo, ma si rivolge anche alla città). I melici monodici usavano il proprio dialetto [>< dai giambo

grafi e elegiaci che usavano la lingua dell’epica qualunque fosse la lingua che parlavano] (Saffo e

Alceo eolico, Anacreonte ionico). Le poesie monodiche sono organizzate in strofette (con 2 o + tipi

di metro). La musica svolge 1 ruolo importante: lo strumento usato era la lira o 1 equivalente

strumento a corde. Il centro + importante della melica monodica fu Lesbo [Terpandro, fondatore

della 1° scuola musicale a Sparta, e Arione, inventore di 1 nuova forma di ditirambo]. Influenze

lidie (su Lesbo e su Teo, patria di Anacreonte).

a. Alceo Mitilene, tra VII-VI, dialetto eolico

1 dei rappresentanti + significativi della lotta politica a Mitilene verso la fine del VII: le sue odi

sono 1 fonte preziosa di dati storici Nato a

(esempio dello stretto rapporto a Lesbo fra letteratura e vita).

nell’Olimpiade 42

Mitilene in 1 famiglia aristocratica, fiorì Prese

(come Pittaco e Saffo) [612-609].

parte alla guerra contro gli Ateniesi x il possesso di Sigeo e x salvarsi dovette abbandonare lo scudo

Fu esiliato da Mirsilo

(come Archiloco). (congiura fallita: fra i congiurati anche Pittaco, che trova poi

l’accordo con Mirsilo). Saluta con gioia la morte del tiranno, ma la città sceglie Pittaco come capo

(non sappiamo quando fuggì di nuovo in esilio, in Egitto e Tracia, dove vivevano colonie di Mitilenesi).

Aspro difensore della sua consorteria, dell’etica aristocratica e dell’ordine tradizionale, Alceo

scrisse poesia politica destinata ai compagni di lotta (che si riunivano nel simposio).

Gli Alessandrini raccolsero in almeno 10 libri le odi di Alceo, ordinate secondo il genere [la 1° era 1

canti d’amore?]

inno ad Apolloinni agli dèi, canti di lotta, canti conviviali, [Aristofane di Bisanzio e

Tra i ca. 401 frammenti superstiti

Aristarco di Samotracia ne curarono 2 edizioni]. (parecchi da papiri

la varietà dei metri denota 1 grande sensibilità ritmica e musicale.

trovati in Egitto), dell’opera di Alceo: in questa società equilibrata, il simposio

Il tema del vino è caratteristico (“il vino è lo specchio dell’uomo”, dell’intera

era 1 rito e il vino lo strumento x esaltare la personalità

La misura ideale è bere e mantenere il controllo di sé: bere x provare la solidità della

personalità).

L’invito a bere è ogni volta motivato da Alceo con l’occasione stagione…).

disciplina. Alceo

(ora,

medicina migliore è

concepiva il vino come compagno nella gioia e come rimedio nel dolore (“la

portare qui il vino ed inebriarsi”); ma il vino è anzitutto il dono di Dioniso. Alceo compose molti inni

(Apollo, Dioniso, i Dioscuri, Hermes, Eros…):

agli dèi alla radice è 1 sentimento religioso profondo.

Una poesia indirizzata a 1 gruppo omogeneo permetteva 1 linguaggio in codice, ricco di

Ad esempio l’allegoria della città-nave,

metafore e allegorie ( che ebbe

che solo il gruppo capiva).

fortuna Alceo inseriva talvolta nelle odi episodi del mito, x

(Teognide, Eschilo, Sofocle, Orazio).

rendere persuasivo il suo discorso. Dai frammenti affiora anche 1 acuta sensibilità paesistica: la

descrizione delle stagioni non è però contemplazione della natura ma argomento x

(come in Saffo),

giustificare il simposio (strumentale). Alceo fu letto ancora in età romana (stimato da Orazio).

b. Saffo Mitilene, tra VII-VI, dialetto eolico

Saffo è 1 testimone prezioso della cultura aristocratica femminile a Lesbo tra VII e VI. Visse a

Mitilene. Ebbe 3 fratelli di cui parla nelle sue odi: era molto legata alla famiglia. Forse è vero che

era piccola, bruna e non bella. Sposò 1 uomo ricco (Cercila) ed ebbe 1 figlia adorata, Cleide, di cui

parla nelle sue odi. Saffò ospitava nella sua casa il tìaso: comunità femminile il cui scopo era

l’avviamento al matrimonio delle fanciulle, a cui Saffo insegnava la danza, il canto e le altre arti 

ispirate dalle Muse [Saffo insegnava alle fanciulle come essere belle,eleganti,desiderabili,appassionate

. L’omoerotismo era caratteristico di questi gruppi

testimoni di Afrodite] (a fine pedagogico)

Risulta evidente dai suoi versi che Saffo amava alcune fanciulle del suo tìaso; il

(maschili/femminili).

suo omoerotismo non era però 1 devianza/eccezione Saffo

(era ammesso dalle società aristocratiche).

non era anticonformista: aveva 1 senso fiero della propria personalità ma teneva molto alla stima e

all’opinione pubblica. La sua passione x le ragazze era sincera, ma aveva aspetti convenzionali,

ritualistici, pedagogici: l’omoerotismo era 1 cosciente iniziazione all’eterosessualità. [Vi furono a

Lesbo altri tìasi, i cui programmi erano simili].

I grammatici alessandrini ordinarono le odi di Saffo in 9 libri secondo il metro.

La lingua è l’eolico della tradizione letteraria di Lesbo. Della sua produzione (letta e imitata in età

sono rimasti ca. 168 frammenti.

romana, cf. Catullo)

Nell’ode L’ode

per Anattoria dimostra che lo spettacolo + bello è quello della persona amata. è 1

l’amore è 1 esperienza religiosa ispirata da Afrodite

manifesto, in cui Saffo ripete il suo credo: (e il

. Individuando la cosa + bella, Saffo

rapporto tra adulta e ragazza è come quello tra uomo e donna)

partecipa alla disputa sui valori supremi. Saffo era devota e testimone di Afrodite (protettrice del

ad Afrodite

tìaso). L’ode (unica intera) è preziosa x la sua struttura ideologica: Saffo applica

all’amore il codice etico e dell’aristocrazia, considera l’amore 1 esperienza religiosa,

religioso e

distingue amore giusto/ingiusto in base alla reciprocità ( ). Nella famosa ode dei sintomi, Saffo x 1°

raccoglie, ordina e riferisce all’amore 10 disturbi. L’ode ad Afrodite e quella dei sintomi sono

complementari (in esse descrive il momenti iniziale dell’amore).

La poesia di Saffo era poesia di occasioni (si riferisce a 1 evento) ma anche di situazioni

paradigmatiche (gli eventi forniscono 1 modello valido x sempre). La memoria svolge 1 ruolo

importante (Saffo lenisce il dolore del presente con il ricordo del passato).

Un aspetto singolare della sua personalità è la capacità di tenere in equilibrio 1 emozionalità ardente

e 1 fredda lucidità: la tensione fra gli opposti è costante. A questa tensione corrisponde 1 stile

limpido e vibrante. Anche quando è descrittiva, la poesia di Saffo insiste sul movimento (l’acqua

…).

che mormora, le foglie che si muovono

c. Anacreonte Asia Minore, ionico, tradizionalmente: 570-485

Nato nella ionica Teo [situazione sociale, politica e culturale diversa da Alceo e Saffo] si rifugiò

ad Abdera (Tracia, ca. 543) x sottrarsi al dominio persiano come molti concittadini.

Sappiamo pocho della sua vita: visse anche a Samo, ad Atene e forse in Tessaglia [già famoso

quando fu ospitato a Samo da Policrate; sotto il governo di Policrate Samo conobbe anni di splendore;

Policrate depresse l’aristocrazia fondiaria. A Samo era viva anche la poesia di Ibico].

Nel 522 Policrate fu ucciso e Anacreonte si recò ad Atene [Ipparco, succeduto col fratello Ippia al padre

Platone è

Pisistrato nel 527, amava circondarsi di poeti e intellettuali e lo mandò a prendere a Samo].

fama duratura ad Atene (secoli dopo la sua statua ornava ancora l’acropoli).

testimone della sua

Secondo Gentili, gli alessandrini raccolsero in 9/10 libri le sue poesie, ordinate secondo il metro. Di

queste, lette fino in età romana (echi in Catullo, Orazio), sono conservati pochissimi componimenti

interi e ca. 200 frammenti, (quasi) tutti x tradizione indiretta.

La poesia di Anacreonte (come quella degli elegiaci e di Alceo) era cantata nei simposi, ma i

destinatari e i contenuti erano diversi: Anacreonte non cantava nei simposi della sua città, ma nelle

corti di prìncipi assoluti, e non si rivolgeva alle classi elevate: ne rifiutava i valori eroici ed escluse

dal simposio l’epica che li celebrava, contrapponendo ai valori eroici l’equilibrio interiore che si

manifesta gioiosamente nel canto, nell’amore e nella compostezza simposiaca.

dell’amore, del simposio e della vita

Era convinto che la misura e la cortesia fossero i fondamenti

e l’unica regola efficace della convivenza umana.

politica

Anacreonte elegge Dioniso ad arbitro e

[spogliato degli aspetti orgiastici e associato a Eros e Afrodite]

simbolo di questo mondo fondato sulla temperanza: la sua Musa fu ispirata soprattutto dal simposio

(Dioniso) e dall’amore x donne e ragazzi (Afrodite ed Eros). Questo trinomio ‘vino-amore-canti’ lo

sua poesia c’è attenzione

ha fatto apparire x secoli come 1 poeta superficiale. Nella x gli

avvenimenti politici e x i mutamenti della condizione economica/del costume [cf. figura di Artemòne,

ieri pezzente e oggi in cocchio con l’ombrellino, fr.82] .

Anacreonte mostra la stessa curiosità ironica x i tipi umani che pullulavano nella società e che

spiccavano x qualche atteggiamento caratteristico/dissonante (il calvo Alessi che cerca di nuovo

moglie, la bionda Euripile che ha simpatia x Artemòne, l’invitante ragazza di Lesbo dal sandalo adorno che

schiva il canuto Anacreonte …) . Rappresentando questa varietà umana nei suoi atteggiamenti +

caratteristici e facendola parlare anche in 1° persona, Anacreonte anticipava la commedia di

Menandro e il mimo di Teocrito (ma forse voleva anche educare tutti i cittadini, e non solo i

1 costume + urbano e moderato). Anche nel tema dominante dell’amore, l’ironia non

convitati, a

riesce a velare 1 serietà di sentimenti (Eros, il dio tenero cinto di fiori, è anche il signore degli dèi e il

. Lo scherzo e l’ironia sono suggeriti da pudore e riservatezza. Dietro

domatore degli uomini, fr.37)

l’eleganza non c’è però la superficialità.

- Melica corale arcaica:

Poeti melici corali sono detti gli autori di poesie cantate all’unisono da 1 coro. Poiché il coro

rappresentava l’intera comunità, l’ode corale esprimeva i valori che la comunità intendeva

affermare e celebrare (e non criticare). Giambografi, elegiaci e melici monodici potevano attaccare,

consigliare, esprimere sentimenti; il melico corale poteva solo elogiare.

Anche nella melica corale ricorre la 1° persona (non è sempre chiaro se a parlare è il poeta o il coro;

ma il poeta, anche se parla di sé, dice quasi sempre cose attinenti al suo ruolo pubblico).

Una distinzione tradizionale (condivisa da Proclo e tramandata dal patriarca bizantino Fozio)

raggruppava le odi corali in 3 grandi categorie:

- in onore di divinità: inno, peana, ditirambo

- in onore di uomini: encomio, treno, epinicio

- miste: prosodio, partenio, iporchèma

[Le odi di Pindaro sono organizzate secondo questo criterio (nella Vita Ambrosiana): inni, peani, ditirambi,

prosodi, parteni, iporchemi, encomi, treni, epinici].

Nella melica corale il poeta componeva di solito x commissione ed era remunerato con doni/denaro.

La melica corale era legata alla religione e celebrava le solenni occasioni pubbliche o private che

voce

riguardavano l’intera comunità (nozze, morte, agoni avevano valenza religiosa) della

Il dialetto della melica corale è il dorico letterario con elementi dell’epica.

comunità.

a. Alcmane Melico corale + antico: Sparta, 2° metà VII, dorico letterario (elementi epici)

Visse a Sparta (nome dorico) nella 2° metà del VII. [Nel VII, Sparta non era ancora lo stato militaresco

che sarà + tardi, e non era soltanto la città aristocratica e guerriera di Tirteo. La Sparta del VII era 1 centro di

cultura tra i + vivi del mondo greco. Il canto (unione di parole, musica e danza) era considerato dallo stato

spartano 1 strumento nobile di educazione, disciplina e aggregazione. La 1° scuola musicale fu creata a

Sparta (da Terpandro di Antissa [Lesbo]). Sparta al tempo di Alcmane era 1 punto di riferimento x

poeti/musicisti di ogni parte della Grecia, di tutte le stirpi e lingue, che componevano odi x le varie feste

religiose (tra cui le Carnee, le Gimnopedie …)].

carmi erotici, … ma fu famoso soprattutto come autore di

Alcmane compose inni, peani, iporchemi,

parteni e come poeta d’amore. Le sue odi furono raccolte dagli Alessandrini in 6 libri.

Il Partenio del Louvres (ca. 100 versi, mutilo del principio/della fine) inizia con il mito degli

predica

Ippocoontidi: ammonisce che 1 mortale non può volare al cielo o sposare Afrodite la

ellenico). L’ode è caratterizzata da passaggi

misura e la giustizia (principi fondamentali del kosmos

bruschi da 1 argomento all’altro i c.d. ‘voli pindarici’ facevano parte della tradizione lirica

Lo stile è inconfondibile x l’inserzione di scherzosi paragoni popolareschi.

corale.

Del Partenio per Astimelusa leggiamo ca. 30 versi mutili (invocazione alle Muse, poi 1 lacuna, poi

se potessi esserle accanto

lodi x Astimelusa (“Oh e toccarle la mano delicata cadrei supplice alle sue

dice

ginocchia”, il coro delle fanciulle).

Il Partenio del Louvres e il Partenio per Astimelusa chiariscono almeno 3 punti (Carlo Pavese):

1- I cori femminili avevano a Sparta 1 fine elogiativo (il coro metteva in risalto le doti delle

fanciulle: bellezza, grazia, bravura nel canto/nella danza); e molto probabilmente le fanciulle

del coro erano protagoniste di 1 rito di passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza.

2- I componimenti avevano già la struttura dei canti corali tardo arcaici (di Pindaro o

Bacchilide): l’elogio suggeriva 1 riflessione (gnome) illustrata con 1 mito; passaggi bruschi

da 1 argomento all’altro (come in Pindaro). Presenza del mito importante (i poeti del

passato, come Archiloco, non inserivano alcun mito nelle loro odi)

3- La poesia di Alcmane aveva radici profonde nella realtà culturale, nella religione e nella

società di Sparta.

Alcmane era 1 voce della città e ne esprimeva i valori (come Tirteo, ma sensibilità diversa): lo

bellezza verginale, la natura, tutto ciò che brillando suggerisce l’immagine del

infiammano la

movimento (sole, astri, stelle cadenti, oro, argento, porpora: Astimelusa che avanza con 1 corona

d’oro è come 1 splendente stella cadente nel cielo: è 1 germoglio d’oro, 1 piuma delicata …).

Ma Alcmane non fu solo il poeta della grazia verginale e della natura: fu anche il 1° ad avere della

poesia 1 concezione personale [novità: il poeta trova il canto da sé, ascoltando la natura; allo


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti sull'Età arcaica della professoressa Cirio che prendono in esame tutta l'età arcaica con i suoi poemi ed autori epici principali.
Negli appunti della professoressa Cirio sull'età arcaica si studia in modo molto accurato anche la poesia arcaica e i maggiori autori che coltivavano l'interesse poetico:
Solone,
Teognide,
Alceo,
Anacreonte,
Bacchilide.


DETTAGLI
Esame: Storia antica
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura musica spettacolo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cirio Amalia Margherita.

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