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Vincoli Conformativi e Espropriativi:

differenze?

Con una importante pronuncia, il TAR Piemonte di Torino, con sentenza

30.01.2012 n° 142, in merito alla differenza tra vincoli conformativi e

espropriativi (ancora poco chiara a causa della immensa discrezionalità

lasciata alle amministrazioni), chiariva definendoli: “sono conformativi i

vincoli inquadrabili nella zonizzazione dell’intero territorio comunale o di parte

di esso, sì da incidere su di una generalità di beni, nei confronti di una

pluralità indifferenziata di soggetti, in funzione della destinazione dell’intera

zona in cui i beni ricadono ed in ragione delle caratteristiche estrinseche o

intrinseche o del rapporto per lo più spaziale con un’opera pubblica. Sono

invece espropriativi i vincoli incidenti su beni determinati, in funzione non

già di una generale destinazione di zona, ma della localizzazione di un’opera

pubblica, la cui localizzazione non può coesistere con la proprietà privata.”

Va da sé, interpretando la sentenza, che la proprietà privata può subire

limitazioni anche a seguito dell'imposizione di determinati vincoli fissati

dall'autorità pubblica. Questi vincoli possono avere natura conformativa o

espropriativa: i primi riguardano, come detto, una Generalità di beni (es.

vincoli paesaggistici, artistici ecc.) e non danno diritto a nessun indennizzo,

mentre i secondi sono finalizzati ad una successiva espropriazione e possono

dare il diritto a un indennizzo. I vincoli, inoltre, possono avere natura

temporanea, cioè essere limitati nel tempo o avere natura illimitata.

VINCOLI CONFORMATIVI

I cosiddetti vincoli conformativi sono quei vincoli

alla proprietà privata che incidono su di una

generalità di beni, nei confronti di una pluralità

indifferenziata di soggetti, in funzione della

destinazione assolta dalla intera zona in cui

questi ricadono e delle sue caratteristiche

intrinseche, o del rapporto con un’opera pubblica.

Ad esempio, il vincolo di inedificabilità relativo alla fascia di rispetto

stradale non ha natura espropriativa, ma unicamente conformativa, in quanto

riguarda una generalità di beni e di soggetti, ed ha una funzione di

salvaguardia della circolazione, indipendentemente dalla eventuale

instaurazione di procedure espropriative.

Si tratta in sostanza di vincoli che riguardano i modi di godimento e

utilizzazione del bene. In questi casi la proprietà del bene è ancora del

privato quindi questo genere di vincoli non prevedono il pagamento di

alcun genere di indennità.

VINCOLI ESPROPRIATIVI

I vincoli espropriativi sono vincoli che incidono su beni determinati, non in

base ad una generale destinazione di un’intera zona, ma della localizzazione

di un’opera pubblica, la cui realizzazione non può coesistere con la proprietà

privata. Si tratta quindi di vincoli preordinati alla successiva espropriazione.

Possiamo dire che sussiste un vincolo preordinato alla espropriazione le volte

in cui la destinazione dell’area permetta la realizzazione di opere destinate

esclusivamente alla fruizione pubblica quali ad esempio parcheggi pubblici,

strade, parchi urbani, ecc.

Principalmente, un bene è sottoposto al vincolo PRE-ESPROPRIATIVO,

quando diventa efficace l’atto di approvazione del P.R.G, ossia del Piano

Urbanistico Generale, ovvero una sua variante, che prevede la realizzazione

di un’opera pubblica o di pubblica utilità. Tale vincolo ha un’efficacia di cinque

anni ed entro tale termine deve necessariamente essere emanato il

provvedimento che comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

Comparazione con legislazioni straniere

Le legislazioni straniere presentano tutte,

ormai, una completa disciplina della

materia dell'espropriazione, alcune con

evidente tendenza a estenderne

l'applicazione al difuori del suo campo

originario. Dopo aver considerato la

disciplina dell’istituto dell’esproprio

all’interno del nostro ordinamento, sembra opportuno concentrarsi su alcuni

Francia,

ordinamenti stranieri. Si potrebbe partire dalla vicina notando come

l’esproprio si divida sostanzialmente in due Macro-Fasi:

Fase Amministrativa : una volta individuata la situazione, l’autorità

 amministrativa che vincola la proprietà ad esproprio emette, su richiesta

del cedente, da subito il giusto indennizzo.

Fase Giudiziaria : dopo l’avvenuto indennizzo, e solo a quel punto, si

 procede al trasferimento della proprietà.

L'Inghilterra stessa, che fino alla metà del secolo passato non conobbe

l'espropriazione se non come atto eccezionale del potere legislativo, con la

legge 8 maggio 1845 cominciò a dettare norme generali per alcuni tipi di

espropriazione: sicché oggi la sua disciplina può dirsi quasi completa. La

Germania, che presenta la più complessa legislazione a causa della

competenza in tale materia degli stati singoli, ha formulato in proposito alcuni

principi generali con la stessa costituzione di Weimar (articoli 153-156): come

principio, l'espropriazione è possibile per qualunque causa di utilità

generale; la determinazione concreta appartiene alla legislazione

territoriale, salvo alcuni punti che la costituzione riserva alla legislazione

dell'impero; sono pure le autorità dei singoli stati competenti a pronunziare la

pubblica utilità e l'espropriazione nei casi concreti: di fronte a esse, può

presentarsi come espropriante, oltre ogni altro soggetto, lo stesso stato

germanico; sono ammessi alcuni casi di espropriazione senza indennità, nei

riguardi di beni pubblici di enti territoriali.

Comparto Edificatorio: un istituto

alternativo nella Storia, ma (quasi) mai usato

Il concetto di comparto edificatorio viene introdotto dall’art. 23 della legge

n. 1150 del 1942 abrogato dall’art. 58 del DP.R. n. 327 del 2001 – Testo

Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di

espropriazione per pubblica utilità – limitatamente alle norme riguardanti

l’espropriazione

Il comparto edificatorio definisce gli ambiti territoriali minimi entro cui

l’intervento edilizio deve essere realizzato in modo unitario da più aventi

titolo. Viene introdotto per superare le difficoltà di attuazione del piano dovute

alla eccessiva

frammentazione

della proprietà

fondiaria.

Utilizzato a

Genova

(Piccapietra, vedi

) intorno

immagine

alla metà degli

anni ’60, e pressoché da nessun altra città. Di ideazione Mussoliniana,

utilizzato nella Libia Italiana, a Tripoli e Bengasi, dove si obbligavano i

proprietari terrieri a costruire secondo una volontà sovraordinata: in caso di

diniego, la conservazione della proprietà sarebbe stata impossibile, e a

questa sarebbero subentrati altri proprietari (in quel caso, italiani). Per fare un

esempio, a una povera pensionata sarebbe potuta arrivare una notifica in

base al comparto edificatorio che le intimava di costruire, al fine di mantenere

la sua proprietà, un grattacielo da miliardi di lire: all’inerzia del proprietario

sarebbe conseguito l’esproprio.

Principi Fondamentali

L'espropriazione è retta da due principi fondamentali:

Principio di L egalità : i pubblici poteri possono espropriare i beni dei

privati solo nei casi previsti dalla legge e solo nel rispetto delle procedure

determinate dalle leggi (art. 23 Cost.);

I ndennizzo : (art. 42 Cost.) lo Stato deve corrispondere al proprietario

espropriato una somma di danaro, determinata secondo criteri di legge,

che compensi la perdita; questa somma non deve essere, per la Corte

costituzionale, simbolica, anche se non si richiede che equivalga al prezzo

di mercato del bene espropriato.

La Corte Costituzionale, con sentenza del 30 luglio 1984 n. 231 affermava

che, in caso di esproprio, l’indennizzo “pur non dovendo corrispondere

all’integrale valore effettivo del bene espropriato, deve comunque

garantire un serio ristoro”.

E così Corte Cost. 283/93 ribadiva che “l’indennità non può essere

meramente simbolica ed irrisoria, ma deve essere congrua, seria,

adeguata”. Nello stesso anno si puntualizzava che la stima del bene

espropriato deve far riferimento al momento in cui si svolge il processo

espropriativo e non già sulla base di diverse risultanze documentali (Corte

Cost. 442/93) .

Da queste pronunce la Corte di Cassazione traeva lo spunto per ampliare

progressivamente i diritti dei soggetti espropriati, affermando che “l’indennità

di espropriazione deve essere congrua al fine di rispettare la garanzia

economica sancita dall’art. 42 comma 3 Cost.” (Cass. 24041/2006); ed

ancora che l’indennità deve essere “seria, attendibile, ed effettivamente

commisurata alla natura e al valore dell’immobile, in modo da garantire la

facoltà di scelta del proprietario tra l’accettazione dell’indennità offerta pur in

misura minore, ma esente da decurtazioni, e il rischio della liquidazione

giudiziale” (Cass. 21638/2005).

Grande ruolo ha giocato, nel riconoscimento dei diritti dei proprietari

espropriati, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che facendo

applicazione dell’art. 1 Prot. 1 della Convenzione Europea dei diritti

dell’uomo, ha più volte affermato che l’indennità di esproprio deve costituire

un indennizzo effettivo dei diritti dei proprietari e che l’interesse

collettivo non può determinare una lesione del diritto individuale della

proprietà. Si è in particolare affermato che solo circostanze eccezionali di

ricostruzione economico-sociale di uno Stato possono giustificare

un’indennità inferiore al valore di mercato del bene.

In particolare la Corte ha statuito che: “Una misura di ingerenza nel diritto al

GIUSTO EQUILIBRO

rispetto dei beni deve predisporre un " " tra le

esigenze dell'interesse generale della comunità e gli imperativi della


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acca46

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher acca46 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto urbanistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Cofrancesco Giovanni.

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