STORIA DELL’EDUCAZIONE
A cosa serve?
1. Avere conoscenze storiche e capirle Necessità di sviluppare il senso del tempo, la capacità di cogliere
lo sviluppo del passare del tempo: il tempo non è immobile, dipende dalle nostre percezioni ma c’è
sempre in questo modo si apprezzano meglio culture, attitudini, emozioni, modalità di apprendimento
(
diversi da quelli che noi vediamo oggi). Si vanno a studiare le procedure che hanno portato a modifiche
della mentalità; con il tempo è cambiato il concetto di educazione.
2. Pensiero critico Viene acquisito confrontandosi con le fonti (orali, scritte, visive o materiali), senza le
quali sarebbe impossibile fare storia. È la capacità di capire una situazione e saper scegliere gli strumenti
adatti fra quelli a disposizione. Serve per avere una visione più ampia di un argomento.
3. Impegno personale e diretto su temi e questioni Alla base deve esserci curiosità. Permette di
individuare problemi, sviluppare opinioni personali indipendenti e riuscire a comunicarle in modo chiaro (in
sintesi sviluppa la capacità di esprimere opinioni, sostenendole). Il pensiero critico è collegato a ciò,
perché più lo hai sviluppato e più hai ben chiara la tua opinione, meglio riuscirai ad esprimerti e spiegare
ciò che pensi.
4. Leader del proprio apprendimento Per riuscire ad esserlo bisogna avere un efficace uso del tempo
personale (es. interrogandoci su quanto tempo durante il giorno viene perso e di conseguenza
organizzarlo) e saper organizzare le proprie risorse (individuando quali sono e come vengono utilizzate). In
questo modo si sviluppa la capacità di organizzare il proprio autoapprendimento.
Competenze, abilità da raggiungere per la propria formazione:
- Intellettuali: richiedono tre condizioni, ovvero la capacità di ragionare e pensare, di argomentare
portando delle prove (locali e globali) e di fare un’analisi critica con una breve comunicazione scritta.
- Di comunicazione e interpersonali: bisogna saper esprimersi e comprendere emotivamente gli altri.
- Di fare ricerca: tramite libri o internet.
Tema principale del corso: emozioni;
La culla della nascita dell’educazione è la civiltà greca ai tempi di Omero (8/9 sec. a.C.); tuttavia la paideia viene
inventata ad Atene nel 5/6 sec. a.C.
Nella Preistoria abbiamo fonti visive e materiali; l’evoluzione del tempo porta al passaggio dall’uomo di
Neanderthal a società più evolute. Quest’epoca durò millenni e terminò con l’invenzione della scrittura (inizia la
storia).
Prime civiltà assiro-babilonesi inventano gli ideogrammi, anticamera della scrittura.
Mondo antico – civiltà greche/romane. Quanto è durato?
Medioevo dal punto di vista temporale è durato più di 1000 anni; secondo alcuni è finito quando Colombo
scoprì l’America, in quanto ufficializzò il fatto che la terra non era piatta e che le colonne d’Ercole non erano un
ostacolo. Può essere finito anche con l’inizio dell’Umanesimo.
Età moderna dal 400 al 700, secolo dell’Illuminismo.
Età contemporanea dal 700 fino ai nostri giorni.
Rousseau: lo scopo dell’educazione è la felicità; concezione ottimistica dell’infanzia (come la Montessori)
BREVE STORIA DELLE EMOZIONI – Keith Oatley
Le emozioni sono complesse in quanto hanno radici neurobiologiche, sono un’esperienza soggettiva
dotata di importanti significati connessi con i propri interessi e scopi, hanno una valenza sociale nelle
relazioni con gli altri e sono definite dalla cultura d’appartenenza; questi aspetti si influenzano a vicenda.
Oatley spiega le emozioni tramite tre storie:
- storia biologica (le emozioni hanno base biologica: risiedono nel cervello, nella corteccia frontale);
- storia personale;
- influenza della cultura.
Occorre vivere le proprie emozioni, cercando di regolarle e gestirle, per questo bisogna riconoscerle, farvi
fronte e orientarle in modo positivo e costruttivo per il raggiungimento dei propri traguardi e interessi.
Le emozioni svolgono una funzione di adattamento, consentendoci di rispondere in modo pertinente e
coerente agli stimoli/eventi dell’ambiente.
Una persona deve essere competente a livello emotivo: saper riconoscere le emozioni proprie e altrui e
gestirle nella loro manifestazione. L’incompetente ha difficoltà nel relazionarsi con gli altri, si lascia
guidare dalle emozioni negative, ignora le strutture neurologiche e fisiologiche, le regole culturali, non
capisce i segnali non verbali; le incompetenze emotive sono un problema sociale, di cui educatori ed
insegnanti devono tener conto.
Le emozioni possono essere:
- positive amore (amore materno come uno dei principi base dell’uomo, amore per gli amici, amore tra
uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna), felicità, soddisfazione, orgoglio;
- negative paura (lavorare sulla fiducia in sé stessi), rabbia, disprezzo/odio, vergogna (non costruttiva,
paralizza, impedisce di parlare, di esprimersi), invidia.
Le emozioni sono una forma di apprendimento apprendimento emotivo: possibilità di
gestire/orientare/modificare le proprie emozioni nel tempo.
Le emozioni sono processi che attraversano la nostra mente, toccando in modo profondo i nostri scopi ed
interessi; a differenza di idee e pensieri, si manifestano in modo più o meno evidente tramite delle
espressioni emotive che riguardano tutto il corpo (es. voce, mimica facciale, sguardo, gesti, postura,
vicinanza/distanza dagli altri).
“Intelligenza emotiva”: capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui, di governarle attraverso la
conversazione e il diario personale, di favorire lo sviluppo delle emozioni positive e contenere quelle
negative. Il traguardo è il raggiungimento di una condizione di benessere soggettivo, che comporta una
situazione di equilibrio fra i desideri, le emozioni, le risorse disponibili, i vincoli e le opportunità
dell’ambiente.
Cap 1 >> Significato e ambiguità
L’amore è un’emozione fondamentale che ha una propria storia nell’evoluzione del singolo individuo e nello
sviluppo della cultura occidentale: contribuisce a definire la nostra essenza di esseri umani.
Il primo a chiedersi cosa fosse un’emozione fu il padre della psicologia americana William James. Dai Greci
sappiamo che le emozioni sono provocate dal modo di giudicare gli eventi e coinvolgono sia mente che corpo.
Le emozioni sono basate su quel che conosciamo e comprendono pensieri su quel che è successo e su quel che
potrebbe succedere; sono stati in cui ci si trova nell’immediata disposizione ad agire.
L’insieme dei fenomeni emotivi comprende anche processi che si protraggono più a lungo, definiti stati d’animo;
mentre le emozioni reattive hanno cause ovvie, quest’ultimi possono avere un’origine incerta.
A durare ancora più a lungo sono invece i sentimenti.
Ci sono diversi tipi di emozione.
Come funzionano le emozioni?
Le emozioni reattive nascono quando un elemento del mondo dato per scontato inaspettatamente ci tocca e ci
colpisce: a volte l’imprevisto è piacevole, mentre altre è doloroso; tuttavia mentre la reazione reattiva provoca un
cambiamento, i sentimenti mantengono l’atteggiamento emotivo.
Le emozioni di breve/lunga durata sono segnali trasmessi a noi stessi e agli altri: ci guidano verso elementi che
giudichiamo utili per i nostri progetti e ci tengono lontani da ostacoli, ed inoltre permettono agli altri di osservarci
e quindi comprenderci.
Le emozioni sono state, fin dall’invenzione della scrittura, oggetto di storie e narrazioni.
Le emozioni sono affascinanti perché:
- riguardano i nostri intimi interessi, sottolineano ciò che più conta per noi: le emozioni positive sono segnali che
indicano che le cose vanno bene, quelle negative si manifestano quando le cose vanno peggio di quanto
vorremmo, quando falliscono i nostri obiettivi e progetti;
- ci pongono dei problemi di difficile soluzione: quando un’emozione penetra attraverso gli strati delle nostre
aspettative, possono avvenire sconvolgimenti del pensiero e ci si trova ad interrogarsi sulle ragioni e sulle
implicazioni di quanto è successo; possono provocare pensieri involontari, ruminazioni, distoglierci da quello che
stiamo facendo e possono far ritorno indipendentemente dalla nostra volontà.
In generale quindi, le emozioni organizzano le nostre priorità, rendono significative le nostre vite e
costituiscono l’occasione per porsi un determinato problema. Per quest’ultimo motivo, mettono alla prova la
nostra creatività, portandoci a pensare in modo diverso all’evento che le ha provocate e cercando di trovare
soluzioni ai problemi suscitati.
Robin Collingwood – Teoria romantica dell’arte l’arte è l’espressione delle emozioni; l’espressione avviene
quando una persona ne esplora il significato/implicazioni e questa si concretizza in un linguaggio (es. pittura,
musica, parole).
Capitolo 2 >> Evoluzione e cultura: un’ambivalenza necessaria
Darwin - “L’origine delle specie” (1859) L’evoluzione è determinata da tre principi:
- sovrabbondanza: in ogni specie è generata una prole molto più numerosa di quella che sopravvivrà;
- variazione: ogni discendente è diverso dagli altri per certi aspetti e li trasmette alla prole con l’eredità;
- selezione: tendono a sopravvivere i discendenti le cui variazioni si adattano meglio all’ambiente circostante.
In periodi di tempo molto lunghi, le specie si diversificano così tanto da costituire una specie nuova.
Darwin - “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) l’espressione delle emozioni negli
esseri umani adulti si manifesta in ogni caso anche se, secondo la ragione, non ce ne sarebbe bisogno.
Espressione = fenomeno umano universale, comportamento o cambiamento corporeo visibile provocato da
un’emozione (es. sorridere, corrugare la fronte, sogghignare).
Le emozioni costituiscono una prova dell’evoluzione: dagli ominidi abbiamo ereditato un repertorio di emozioni.
Il nostro repertorio emotivo seleziona una sequenza specifiche di procedure o azioni da attuare a seconda delle
circostanze (es. se ci sentiamo minacciati o abbiamo paura, la mente si preparerà ad affrontare questa
situazione). Vi sono azioni geneticamente determinate, abbiamo dei geni che ci predispongono, ma questi devono
essere sollecitati dalla cultura perché siano proficui ad una crescita adeguata rispetto alla specie umana
(altrimenti caso del ragazzo selvaggio).
i programmi emotivi genetici iniziali possono svilupparsi ed elaborarsi con variazioni molto ampie.
La vita di tutti i mammiferi ruota attorno alle emozioni, che svolgono funzioni importanti.
Le emozioni sono ambigue, a volte sono utili e a volte sono forme distruttive, per questo noi siamo ambivalenti
nei loro confronti.
Nei confronti della collera possono manifestarsi due atteggiamenti:
- Gli adulti della tribù canadese Utku (testimonianza di Jean Briggs - “Never in anger”) non si arrabbiavano
mai. Un giorno prestarono una canoa a dei pescatori canadesi, i quali la riportarono rotta; tuttavia non si
arrabbiarono anzi, permisero che quelli prendessero la seconda canoa che avevano a disposizione.
Nonostante vivessero in circostanze difficili, affrontavano tutti i problemi e le difficoltà in modo collettivo,
con un sorriso, senza collera, rimostranze, rimproveri, scoppi d’ira.
- Il popolo sudamericano Yanomamo era invece detto “popolo feroce”, in quanto educavano alla rabbia,
alla ferocia; molti i combattimenti, le incursioni nei villaggi con lo scopo di uccidere il nemico e rapire le
donne, in quanto uccidere altre persone portava al prestigio.
Da queste testimonianze emerge il ruolo profondo ricoperto dalla cultura, sistema di concetti e pratiche che dà
forma alle azioni e alle credenze di una società e che definisce il comportamento sociale tramite le emozioni.
Un fattore culturale è rappresentato dal genere, da cui si sviluppano diversi pregiudizi di genere (es. le donne
sono più sensibili, empatiche, capaci di offrire supporto, caratterizzate da espansività emotiva, pudore, in quanto
ricoprono il ruolo sociale di protezione, cura e affiliazione, mentre gli uomini esprimono orgoglio, solitudine e
disprezzo in quanto il loro ruolo sociale è mantenere il prestigio e difendere l’individualismo).
Capitolo 3 >> Medicina per l’anima
L’imperatore romano Marco Aurelio, scrisse “Pensieri”, una sorta di diario delle sue emozioni (idea che le
emozioni sono più femminili che maschili è un pregiudizio). Uno dei problemi maggiori che abbiamo è la tristezza,
la solitudine, la mancanza di rapporti veri; l’amicizia è un grande antidoto alla solitudine, ed il senso della vite è
nel rapporto con gli altri.
L’epicureismo e lo stoicismo furono due scuole di pensiero che analizzarono le emozioni e proposero pratiche di
vita. Ritenevano che la comprensione e il governo delle emozioni fosse la chiave per condurre una vita esemplare,
nel rispetto degli altri; le emozioni all’origine di grandi turbamenti quindi bisogna eliminarle per condurre una vita
razionale. [i loro pensieri, elaborati fra IV/V sec a.C., guidano ancora oggi varie terapie]
Filosofi precedenti da cui attinsero idee:
- Democrito: la medicina cura le malattie del corpo, la filosofia cura l’anima, liberandola dalle emozioni;
- Platone: vincere la vulnerabilità umana per perseguire il bene;
- Aristotele: la valutazione è fondamentale per comprendere le emozioni e le emozioni nascono quando i
nostri interessi più intimi entrano in contatto con il mondo esterno.
Nella nostra cultura ancora esiste il dualismo mente-cuore. In realtà il cervello è sede delle nostre emozioni; il
cervello è infatti l’organismo che ci permette di organizzare tutti i nostri processi mentali, sogni compresi,
l’inconscio, operazioni mentali, operazioni emotive.
Emozioni come valutazione: una persona reagisce emotivamente di fronte a un evento, esprimendo un
giudizio positivo/negativo; nell’arco della giornata viviamo un’infinità di mini-episodi, senza renderci conto
che per ognuno abbiamo espresso un giudizio.
La valutazione è fondamentale anche per comprendere le emozioni e un’altra cultura: oggi giorni viviamo in
una società multiculturale ma non sempre siamo in grado di comprendere i comportamenti di uomini di
un’altra cultura differente dalla nostra.
EPICUREISMO
Bisogna liberarsi dalla tirannia delle emozioni, che spesso ci spingono ad essere irrazionali.
Bisogna essere felici per ciò che è naturale e necessario (es. cibo, bevande), e non ricercare ciò che è naturale ma
non necessario (es. prelibatezze gastronomiche), o ciò che non è né naturale né necessario (es. successo, potere).
Bisogna distogliere l’attenzione dalle questioni innaturali, non necessarie e che producono ansia, per rivolgersi ai
desideri naturali (avevano un profondo senso della natura, che oggi è stato in parte perso), soffermarsi sui valori
concreti (es. coltivare l’amicizia).
STOICISMO (Crisippo, Seneca, Marco Aurelio)
Bisogna comprendere quale è la portata dei nostri desideri: estinzione dei desideri negativi, in quanto degni di
desiderio sono il carattere con le sue virtù, la razionalità (possibile grazie all’anima, caratteristica divina degli
uomini) e la gentilezza.
Crisippo.
L’emozione è suddivisa in due movimenti distinti: il primo è involontario, immediato, reattivo, ed oltre alla
componente mentale, può avere una componente fisica (è quello che Darwin avrebbe chiamato azione
geneticamente determinata), mentre il secondo è la reazione ponderata, il significato che noi diamo
all’evento (questo rappresenta le emozioni vere e proprie, che permettono di decidere ciò che è davvero
importante. Il primo movimento può solamente segnalarci che qualcosa è successo e preparare di
conseguenza il cervello a uno stato di disponibilità rispetto alla situazione, mentre il secondo ci permette
di scoprire che cosa l’ha generata e decidere cosa fare in proposito (processo di valutazione e
rivalutazione). Probabilmente nel secondo movimento dipendiamo dalle nostre esperienze personali e da
quelle della cultura in cui siamo nati intreccio tra filo biologico, esperienza individuale e esperienza
della cultura, necessario per poter dare una spiegazione intelligente delle emozioni (metafora della
treccia).
Bisogna eliminare i desideri per sopprimere il secondo movimento, che serve per assecondare un impulso
e trasformarlo in un’azione!!!
Inoltre imparare a controllare i due movimenti consente di evitare i conflitti.
BUDDISMO – RELIGIONI MONOTEISTE
> Come lo stoicismo, il buddismo contempla pratiche ed esercizi di meditazione per far sì che la mente raggiunga
uno stato di serenità; non vuole combattere del tutto le emozioni, ma cercare di controllarle.
> Come lo stoicismo, le tre grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo, Islam) si propongono di coltivare
la virtù, intesa come bontà nei confronti del mondo. Le cattive emozioni vengono concettualizzate nell’idea di
peccato: nel Cristianesimo i 7 vizi capitali (gola, lussuria, avarizia, invidia, ira, accidia e superbia) mettono in
pericolo l’anima non a livello del primo movimento, ma del secondo, quando vi ci si indulge con pieno consenso.
Inoltre le emozioni vengono usate: nel Cristianesimo l’emozione più negativa è la vergogna (Adamo ed Eva
quando vengono puniti si vergognano, perché nudi)
Cartesio: ha aperto gli studi sul cervello.
Spinoza - “Etica” gli uomini sono ancora pi&ugr
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Esame psicologia dell'educazione, prof. Mason