Riassunto del libro Psicologia dell’apprendimento e dell’istruzione (II
edizione) di L. Mason
Capitolo 1 – Approcci classici allo studio dell’apprendimento scolastico
1. APPRENDIMENTO E PSICOLOGIA DELL’ISTRUZIONE
L’apprendimento in generale viene di solito definito come un cambiamento che
si manifesta in un individuo per effetto dell’esperienza. I mutamenti legati alla
crescita sono quindi esclusi, come diventare più alti, così come quelli legati alla
maturazione, come lo sviluppo sessuale.
Il cambiamento può riguardare il comportamento o la conoscenza, e si
manifesta in molti modi, solo alcuni dei quali sono intenzionali.
Il tema centrale della psicologia dell’educazione è costituito dai processi e dalle
dinamiche di apprendimento-insegnamento, tanto che alcuni studiosi parlano
di psicologia dell’istruzione per riferirsi a quell’area di studio scientifico
sull’acquisizione delle conoscenze, abilità e atteggiamenti in contesti di
istruzione, comprendente gran parte della psicologia dell’educazione, che
appare più ampia in quanto riguarda anche i molteplici aspetti psicologici
dell’educazione in familia.
La conoscenza è una componente importante dello sviluppo cognitivo e la
scolarizzazione pertanto influisce notevolmente sulla crescita delle abilità
cognitive.
Un concetto attuale e completo di apprendimento porta a considerare una
molteplicità di fattori e interazioni, oltre a quelli cognitivi, tanto da non parlare
più di “cognizione fredda” bensì di “cognizione calda” proprio in riferimento a
tutti gli aspetti motivazionali, emotivi, relazionali e contestuali da tenere
presenti perché influenzano cosa, come e quanto si impara.
2. APPROCCIO COMPORTAMENTISTA
Per John Watson (1913) solo i comportamenti, ossia atti esteriori, direttamente
osservabili, definibili in termini di risposte di un organismo agli stimoli
ambientali, da quelle più semplici a quelle più complesse, dovevano costituire
oggetto di studio della psicologia.
Il comportamentismo enfatizzava fortemente il ruolo dell’ambiente, tanto
che si arriva ad affermare che l’apprendimento altro non è che la continua
creazione di nuove associazioni tra stimoli dell’ambiente e risposte
dell’individuo.
2.1. Condizionamento e rinforzo
Il condizionamento classico (Pavlov) consiste nell’emissione di una risposta
naturale in presenza di uno stimolo non naturale.
Watson considerava il condizionamento pavloviano un principio fondamentale 1
© 2018 - Francesco Aveta
di spiegazione del comportamento animale e umano, e nutriva un’enorme
fiducia nelle possibilità educative.
Il meccanismo del condizionamento operante (Skinner) prevedeva che, nel
caso in cui un comportamento (che fa parte del repertorio di risposte emesse
da un organismo) prodotto in assenza di uno stimolo particolare viene
rinforzato, se ne aumenta la frequenza.
Skinner definiva il concetto di rinforzo come quell’evento che aumenta la
frequenza del comportamento che lo precede. È positivo quando si verifica una
situazione piacevole; è negativo quando viene meno una situazione spiacevole.
Una punizione è invece un evento che diminuisce la probabilità che si manifesti
un comportamento cui essa è associata.
2.2. Comportamentismo e psicologia dell’educazione
Sotto il dominio dell’orientamento comportamentista sono stati soprattutto due
i settori della ricerca psicologica legati ai problemi dell’istruzione che si sono
meglio sviluppati.
1. Nel campo dell’istruzione programmata Skinner applicava il suo modello
del condizionamento operante alla programmazione di corsi o unità didattiche
di autoistruzione. La programmazione lineare o unisequenziale di Skinner
suddivide i contenuti di un corso in piccole unità di informazione da presentare
gradualmente e alternare con domande di verifica. Ogni risposta corretta
diventa rinforzo e stimolo all’apprendimento successivo.
Alla programmazione lineare ha fatto seguito l’istruzione ramificata o
plurisequenziale (Crowder) che dava enfasi sulla flessibilità del programma
più che sul rinforzo, e basata sull’assunzione che gli studenti apprendono in
modi diversi.
Venne poi introdotto da Carrol in concetto di mastery learning, ossia
apprendimento per padronanza, basato sull’assunzione che è possibile porre
tutti (o quasi) gli allievi nelle condizioni di raggiungere pienamente gli obiettivi
stabiliti, consentendo di avanzare con propri ritmi.
2. Nel campo della ricerca sull’istruzione militare venne introdotto il concetto
di task analysis (analisi del compito), cioè l’individuazione dei requisiti
comportamentali necessari allo svolgimento di un compito, derivante dalla
ricerca sull’addestramento. Questo concetto diventerà poi importante per lo
studio delle abilità cognitive complesse, della prestazione esperta e della
progettazione dell’istruzione (instructional design).
Anche il concetto di feedback fu ritenuto rilevante, inteso come
un’informazione di ritorno, ossia la conoscenza dei risultati, importante per
valutare l’accuratezza della prestazione in cui si è coinvolti.
2.3. Comportamentismo e teoria dell’apprendimento sociale
Bandura sosteneva che nella vita quotidiana gli individui regolano i propri
comportamenti in base alle osservazioni delle conseguenze delle proprie azioni,
constatando quali ottengono successo e quali invece falliscono. 2
© 2018 - Francesco Aveta
Questo a sottolineare il ruolo essenziale del pensiero cosciente (cognizioni,
aspettative, credenze ecc.) nella guida del comportamento: apprendimento
osservativo, in cui il rinforzo è vicariante.
2.4. Rapporto sviluppo-apprendimento
L’approccio comportamentista ha sempre attribuito fondamentale importanza
all’ambiente che regola e determina l’apprendimento a vari livelli di
complessità. Viene rifiutata la concezione dello sviluppo in termini stadiali
(ossia cambiamenti qualitativi radicali in quanto trasformazioni discontinue,
come previsto da Piaget) in favore di un’accumulazione progressiva.
L’apprendimento cumulativo diventa fattore causale dello sviluppo: perché si
acquisiscano nuove capacità è importante la presenza di determinate
condizioni interne ed esterne.
2.5. Metodo di ricerca
Il comportamentismo sostenne da subito lo studio rigoroso di come
l’apprendimento si manifesti in conseguenza degli stimoli ambientali. La
tipologia di studi sarà sperimentale e correlazionale.
3. APPROCCIO COGNITIVISTA
I cognitivisti ripresero a studiare la mente umana attraverso le inferenze tratte
dai comportamenti osservabili (Neisser). Lo studioso sosteneva che il termine
“cognitivo” doveva riferirsi a tutti i processi di manipolazione delle
informazioni, ossia trasformazione, elaborazione, riduzione,
immagazzinamento, recupero e combinazione degli input sensoriali.
L’approccio cognitivista è infatti denominato approccio HIP dall’acronimo
dell’espressione Human Information Processing, utilizzando la metafora del
computer.
3.1. Il sistema di memoria per l’elaborazione delle informazioni
Il modello dei magazzini di memoria nell’uomo e del fluire delle informazioni al
loro interno comprende tre magazzini attraverso cui transitano gli stimoli
sensoriali:
1. Registro sensoriale: è collegato con l’organo di senso corrispondente
(occhio, orecchio ecc.), in cui l’informazione viene conservata per poche
frazioni di secondo, necessarie a compiere operazioni importanti. Il
risultato di queste operazioni passa poi al magazzino di MBT
2. Memoria a breve termine (MBT): ha una capienza limitata (in media 7
unità nell’adulto). Un altro limite della MBT è temporale (massimo una
decina di secondi). La MBT svolge un ruolo duplice e fondamentale:
a. Serve da transito per la MLT
b. Memoria di servizio quando le info ambientali devono interagire
con quelle provenienti dall’ambiente
3. Memoria a lungo termine (MLT): è intesa come un archivio dalla
capacità potenzialmente illimitata, dove vengono depositate conoscenze,
3
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esperienze e fatti personali. Avvengono relazioni di codifica,
immagazzinamento e recupero delle informazioni.
Il costrutto di memoria di lavoro è stato introdotto successivamente come
alternativa a quello di MBT come struttura complessa formata da più
sottoinsiemi coordinati che agiscono con la supervisione di un esecutivo
centrale, ossia un sistema attenzionale di controllo con capacità limitata.
Sono stati esaminati in particolare due sottoinsiemi della WM:
1. Loop articolatorio o fonologico
2. Taccuino visuo-spaziale
È l’esecutivo centrale che controlla e coordina le operazioni dei due
sottoinsiemi.
3.2. Tipi di conoscenze
Le conoscenze contenute nella MLT sono state nominate e classificate in vario
modo:
1. Conoscenza dichiarativa: riguarda il sapere cosa (ossia nomi,
significati, fatti, ecc.). la conoscenza dichiarativa è ulteriormente
suddivisa in:
a. Memoria episodica che immagazzina informazioni su episodi ed
eventi che hanno collocazione temporale
b. Memoria semantica che invece è necessaria all’uso del linguaggio
in quanto comprende le conoscenze che un individuo ha sulle
parole e altri simboli verbali, sui significati, sui referenti e sulle loro
relazioni.
2. Conoscenza procedurale: riguarda il sapere come, ossia i modi o le
procedure attraverso cui eseguire compiti. Quando le informazioni sono
accessibili si parla di memoria esplicita, quando non lo sono implicita.
3. Conoscenza condizionale: riferita alle condizioni d’uso del sapere
(sapere quando e dove)
3.3. Strutture di rappresentazione della conoscenza
Gli schemi sono considerati dal cognitivismo come le unità organizzative della
memoria, in quanto rappresentano le nostre conoscenze relative a oggetti,
situazioni, eventi e azioni. Gli schemi sono quindi gli elementi base da cui
dipende tutta l’elaborazione dell’informazione.
Quattro analogie sono utili per evidenziare le caratteristiche degli schemi:
1. Schemi come copioni delle commedie. Uno schema possiede delle
variabili che possono essere associate con differenti aspetti dall’ambiente
2. Schemi come le teorie. Uno schema corrisponde a una teoria informale e
personale su eventi, situazioni e fenomeni con cui si viene a contatto, e
come le teorie gli schemi consentono di fare previsioni circa ciò che non è
stato osservato. 4
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3. Schemi come procedure o programmi del computer. Perché hanno la
funzione di determinare se e in che misura possono rendere conto dei
dati osservati.
4. Schemi come analizzatori linguistici.
L’attività percettiva implica un processo interattivo in cui le informazioni
provenienti dai sensi suggeriscono, ma non determinano, gli schemi appropriati
all’interpretazione dei dati.
Gli schemi prendono parte attiva anche nei processi di archiviazione e recupero
delle info in memoria, guidati non solo dai dati ma anche dal contesto.
Sono due i possibili processi da attivare:
1. Bottom up (dal basso): quando i dati attivano schemi che a loro volta
attivano altri schemi
2. Top down (dall’alto): conoscenze già possedute attivano schemi
Un’altra utile nozione introdotta dal cognitivismo è stata quella di script o
copione, ossia la rappresentazione di una sequenza di eventi che organizza in
ordine temporale una serie di azioni compiute per conseguire uno scopo.
L’attività di comprensione guidata da script implica dapprima il riconoscimento
dello script adeguato, e in seguito la ricostruzione di eventi secondo
l’esperienza.
I piani invece sono schemi a più elevato livello di astrazione, funzionali
all’interpretazione del comportamento dei soggetti attraverso la descrizione
delle scelte a disposizione per raggiungere un determinato scopo.
Un’altra utile nozione è quella di frame, riferita a una struttura di dati utile a
rappresentare una situazione stereotipata o contesto familiare, che ci dà
informazioni su cosa aspettarsi in un dato luogo a riguardo di oggetti, setting,
persone e azioni.
La nozione di modello mentale si riferisce invece a una struttura analoga a
ciò che esiste nella realtà.
3.4. Schemi e apprendimento
Il cognitivismo definisce tre diverse modalità di apprendimento:
1. Apprendimento per accrescimento: avviene quando si incorporano
nuove informazioni entro gli schemi già disponibili di un soggetto, che
non vengono sottoposti ad alcuna modifica. La forma di apprendimento
più semplice e meno dispendiosa.
2. Apprendimento per sintonizzazione (tuning): quando si rendono
necessarie modifiche degli schemi attivati per interpretare le nuove
conoscenze.
3. Apprendimento per ristrutturazione: quando l’interpretazione delle
nuove informazioni richiede strutture nuove o si deve dare
un’organizzazione nuova alla conoscenza già immagazzinata. Può
avvenire per induzione dello schema o per generalizzazione sulla base di
5
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modelli preesistenti. È il tipo di apprendimento più raffinato e
impegnativo sul piano cognitivo e motivazionale.
3.5. Cognitivismo e costruttivismo
Dall’approccio cognitivista emerge una concezione dell’apprendimento che gli
attribuisce tre caratteristiche in particolare, ossia essere un processo
costruttivo, strategico-attivo e interattivo.
1. Apprendimento come processo costruttivo. Ogni nuovo dato viene
incorporato e integrato nelle strutture preesistenti che sono pertanto
arricchite, modificate o ristrutturate anche radicalmente dalle nuove
informazioni. Tanto che si preferisce parlare di costruzione della
conoscenza invece che di apprendimento, per sottolineare il ruolo attivo
del soggetto che non registra passivamente ciò che gli viene trasmesso
dall’ambiente bensì elabora le informazioni trasformandole. È a questo
riguardo che in psicologia dell’eduzione si parla di costruttivismo o di
paradigma costruttivista.
2. Apprendimento come processo strategico. L’apprendimento non è
solo un processo costruttivo, ma anche attivo, basato sull’utilizzazione di
strategie, cioè modalità attraverso cui si affronta ed esegue un compito o
si raggiunge un obiettivo.
Quando si parla di strategie due sono gli aspetti importanti da
considerare: la variabilità e la modificabilità.
a. Variabilità, in quanto è richiesta una scelta tra più modalità
alternative possibili.
b. Modificabilità, in quanto una strategia può essere resa sempre
più adeguata, in termini di efficacia ed efficienza, allo svolgimento
di un dato compito
Il deficit nell’utilizzo di strategie può essere di due tipi:
a. Deficit di produzione che si manifesta quando il soggetto non
riesce ad applicare spontaneamente una strategia
b. Deficit di mediazione quando il soggetto mette in atto una
strategia, sia spontaneamente che per effetto di addestramento,
ma senza che la prestazione venga migliorata dall’utilizzo della
prestazione stessa
3. Apprendimento come processo interattivo. L’apprendimento, in
particolare quello scolastico, è da intendersi anche come processo
risultante da una serie di variabili che intervengono in una situazione di
insegnamento-apprendimento:
a. Le caratteristiche individuali di chi apprende
b. Attività cognitive richieste
c. La natura e la presentazione di contenuti, cioè le caratteristiche
dell’istruzione
d. I compiti criteriali utilizzati come verifica dell’apprendimento
È l’interazione tra questi tipi di variabili che determina la qualità del
risultato educativo. 6
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La metafora che sintetizza la concezione costruttivista dell’apprendimento è
quella della costruzione di conoscenza, che non esiste a priori ma viene
costruita dagli individui in base alla propria percezione e interpretazione della
realtà, nonché alle strutture e abilità cognitive a disposizione.
3.6. Rapporto sviluppo-apprendimento
Anche il cognitivismo, come il comportamentismo, non si interessa agli stadi di
sviluppo piagetiani, pur considerandoli compatibili. L’oggetto di ricerca del
cognitivismo sono le modalità di rappresentazione ed elaborazione delle
informazioni, nonché i processi mentali che migliorano le abilità cognitive.
Emerge soprattutto l’importanza della task analysis per la comprensione del
pensiero dell’individuo. È dall’analisi dettagliata ed accurata di quanto un
compito richiede cognitivamente che si possono ricavare elementi che aiutano
a comprendere le difficoltà d’elaborazione manifestate da uno studente.
3.7. Metodo di ricerca
Il cognitivismo come il comportamentismo adotta metodi sperimentali rigorosi.
Svolgendo le ricerche in situazioni artificiali, il cognitivismo più classico mostra
però poco interesse per il contesto naturale dell’apprendimento: l’individuo
viene concepito come mente razionale, isolata e decontestualizzata.
Capitolo 2 – Approccio socioculturale allo studio dell’apprendimento
scolastico
1. OLTRE IL SINGOLO E LA DECONTESTUALIZZAZIONE
Nel ‘900 contemporaneamente a Piaget andava affermandosi l’idea che lo
sviluppo cognitivo fosse dato dal rapporto individuo – cultura – ambiente.
1.1. Vygotskij e la psicologia storico-culturale 7
© 2018 - Francesco Aveta
A Vygotskij va il merito di aver individuato nella relazione tra individuo e
ambiente, mediata dalla cultura, il cardine dello sviluppo cognitivo, di cui ha
distinto la matrice biologica dalla matric
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