I diritti dell'uomo
La storia contemporanea studia il tempo presente, i fatti di oggi in prospettiva storica. Essa coglie dalle radici passate motivi che potrebbero prevenire i problemi dei giorni d'oggi. Spesso però si confonde lo studio del passato con il fine di attualizzarlo, rendendo il tutto una scorretta analisi anacronistica. Guardare il passato è naturale, ma la visione che ne avremo sarà contemporanea, insegnandoci a distinguere il giudizio attuale su un qualcosa che precedentemente era visto in altro modo.
Analizzare la storia con prospettiva contemporanea
Noi guardiamo con lo sguardo di contemporanei anche la nostra storia? Sì, ma l'operazione è più delicata perché il nostro sguardo attuale vede il presente caricandosi del passato ed esaminando i fatti con profondità. Ragion per cui la storia non ha linee tracciate per ogni epoca, se non tracciate dall’uomo stesso per distinguerla. Il problema non è trovare un'epoca che ci possa dare un inizio o una fine, perché tutto ciò di cui si tratterà è un punto prospettico che richiede di scegliere se guardare indietro o ancora più indietro.
Ciascun blocco non racchiude avvenimenti susseguitisi omogeneamente. Parlando di storia contemporanea, si sceglie di adottare un approccio regressivo, per prendere ciò che ci serve per analizzare la situazione presente. Seppur la conoscenza individuale o collettiva è importante per l’analisi storica, non si attiene ad un punto di vista soggettivo degli avvenimenti; perché a quel punto ci sarà un coinvolgimento emotivo.
La suddivisione delle epoche storiche
La suddivisione delle varie epoche, perciò, ha unicamente un carattere convenzionale e strumentale:
- Ottocento: “Secolo lungo” che parte dalle prime rivoluzioni industriali e del progresso fino ad arrivare alla prima guerra mondiale.
- Novecento: “Secolo breve” che inizia con la prima guerra mondiale e termina negli anni '80 (crollo del comunismo o il disastro di Chernobyl); queste epoche, seppur catalogate convenzionalmente, presentano una rilevanza fattuale.
L'età dei diritti
Il 26 agosto del 1789 i rappresentanti del popolo francese, durante un’assemblea, esposero una Dichiarazione: «i diritti naturali, inalienabili e sacri all’uomo» affinché «costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale essa rammentasse loro continuamente i loro diritti e i loro doveri».
Vi sono 2 articoli:
- Art. 1: Gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune.
- Art. 2: Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione.
Un secolo e mezzo più tardi, il 26 giugno 1945, dopo la fine della seconda guerra mondiale, i rappresentanti di 51 stati si riunirono a San Francisco per riaffermare la fede nei diritti dell’uomo. Firmarono la “Carta delle Nazioni Unite”, la quale aveva il fine di promuovere ed incoraggiare il rispetto nei diritti dell’uomo e della libertà per tutti. Successivamente il 10 dicembre 1948, l’ONU, approvò la “Dichiarazione universale dei diritti umani” la quale stabilì:
- Art. 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
- Art. 2: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione di alcuna ragione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione».
- Art. 9: “Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”.
Era inoltre sancito che per ognuno dovrà esserci il diritto alla cittadinanza, ad una proprietà sua personale o con altri. Nel 1950 venne adottata una “Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della libertà”.
Il 7 dicembre del 2000 le autorità dell’Unione Europea si riunirono a Nizza e proclamarono solennemente la “Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea” nella quale si afferma che: L’unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà, sui principi di democrazia e sullo stato del diritto’” ciò significa che ogni individuo ha diritti alla vita e all’integrità della persona, alla libertà di pensiero, di religione e di coscienza; che ogni individuo è uguale davanti alla legge. Nonché la cittadinanza politica e il giudizio arbitrario per ognuno. Sono inoltre banditi la pena di morte, la schiavitù, la tortura, il lavoro forzato e inoltre la manipolazione eugenetica la quale andrebbe contro l’autodeterminazione dell’individuo nella sua soggettività e ricerca dell'identità (clonazione).
Altre dichiarazioni ed altri trattati sono stati sanciti successivamente e durante la stipulazione degli altri, perché tali diritti sono sempre stati violati; e sotto certi aspetti
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