PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE PER L’HANDICAP
Tema dell’apprendimento:
- organizzazione modulare;
- processi implicati nell’apprendimento: situazione stimolo
performance (sono processi guidati dai dati);
- ci sono processi che non intervengono nei dati ma
permettono di far funzionare meglio i processi guidati, es.
motivazione, autostima;
- avviene in un contesto, dove vi sono una serie di relazioni.
- è quindi influenzato da una serie di fattori: contesto,
atteggiamento psicologico e meta cognitivo.
Attenzione
Porta d’ingresso dei processi cognitivi: senza questa non riuscirei ad apprendere. Non abbiamo un processo cognitivo in
grado di farci captare tutto ma tramite l’attenzione si sceglie su cosa soffermarsi. È costituita da più elementi:
- stabilità dell’attenzione (bambino con ADHD non ne ha);
- focalizzazione dell’attenzione (bambino con autismo si concentra su piccole cose);
- capacità dell’attenzione (bambino con sindrome di Down ha difficoltà).
L’attenzione è molto legata alla motivazione.
Memoria di lavoro
Si riferisce al ricordo delle informazioni che appena presentate devono essere rievocate immediatamente.
ex. memoria a breve termine. Intervengono due processi:
- codifica, che mette insieme le informazioni;
- reiterazione, cioè il ripetere nella mente.
I due limiti molto forti sono collegati alla quantità delle informazioni che devo ricordare e il tempo che ho a disposizione.
Modello multistadiale di Atkinson e Shiffrin (1968) serie di spazi che quando vengono riempiti non permettono di pensare
ad altro (saturazione della memoria a breve termine)
Con Baddeley si passa alla memoria di lavoro, elaborando il modello multi componenziale (1990). La memoria di lavoro ha più
componenti:
- ciclo fonologico, è un sistema che serve per elaborare informazioni focalizzate sul linguaggio;
- taccuino visuo-spaziale, che permette di gestire le immagini visive; elabora le informazioni where system (dove) e what
system (cosa)
Tramite l’esecutivo centrale l’azione dei sistemi periferici viene guidata (parte del cervello che ci distingue dagli animali che
permette es. di pianificare).
È stato poi aggiunto il terzo elemento del buffer episodico.
Noi uomini siamo abili perché riusciamo a fare in modo automatico le cose.
dialettica tra processi controllati e processi automatici: viene controllata dall’esecutivo centrale. Non impiego l’attenzione
per la decodifica e la mantengo per altro.
Memoria a lungo termine
Si riferisce al recupero di informazioni immagazzinata da molto tempo e che spesso non conservano i caratteri di precisione e
accuratezza. Non ha i limiti della memoria a breve termine (quantità/tempo). Funziona sulla base dell’organizzazione delle
informazioni. Occorre differenziare:
- memoria esplicita: acquisita perché ho fatto uno sforzo per acquisirla; è coinvolta nel richiamo intenzionale di esperienze
ed informazioni. Può essere episodica, quando riesco a collocarla o semantica.
- memoria implicita: acquisita senza far alcuno sforzo, perché ci si trova in un determinato contesto; riguarda le prestazioni
mnestiche messe in atto in automatico.
Un’informazione ha tanti ganci che permettono di ricordarla (collegamento associativo).
L’universo dei bisogni educativi speciali
I BES sono nati perché la normativa salvaguardava solo la disabilità, con la legge 104, mentre vi erano anche altri soggetti con
altre problematiche.
Disabilità: disabilità intellettiva, autismo, disabilità motorie, disabilità sensoriali
Disturbo: DSA, ADHD, funzionamento limite (non disabilità intellettiva ma difficoltà nell’apprendimento)
Svantaggio socio-culturale
Oggi occorre recuperare la dimensione inclusiva, ovvero non soffermarsi all’eccessivo “etichettamento” ma fare i conti con
una classe piena di diversità: bisogna creare un ambiente in cui ci si la considerazione della diversità (dovranno esserci
momenti di individualizzazione, e momenti di personalizzazione).
L’AUTISMO
DSM IV: Manuale diagnostico dei disturbi mentali (Associazione Americana degli Psichiatrici, 1994), oggi sostituito dal DSM V
ICD-10: Classificazione internazionale delle sindromi e disturbi psichici e comportamentali (OMS, 2007)
Autismo: disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato dalla compromissione qualitativa ad origine precoce
- dell’interazione sociale può esservi compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali (es. sguardo diretto,
espressione del viso, gestualità..), incapacità di sviluppare relazioni (es. non vi sono tentativi spontanei di condividere gioie,
interessi o obiettivi), mancanza di reciprocità sociale o emotiva (es. non voler partecipare attivamente a giochi sociali e
preferire attività solitarie).
- della comunicazione può esservi ritardo o totale mancanza dello sviluppo del linguaggio, la compromissione della
capacità di iniziare una conversazione con altri o uso di linguaggio ripetitivo, stereotipato, legato solo ad interessi esclusivi
del ragazzo autistico. Quando il linguaggio si sviluppa, l’altezza, la velocità, il ritmo o l’intonazione possono essere anomali
(es. monotonia), le strutture grammaticali sono spesso immature e il gioco di immaginazione è spesso assente o
compromesso.
- del repertorio comportamentale attività ristrette, interessi ripetitivi e stereotipati. Può esservi dedizione per uno o più
interessi stereotipati e ristretti che sono anomali, ci sono abitudini o rituali specifici, persistente interesse per parti di oggetti
o eccessivo attaccamento ad alcuni oggetti. I movimenti corporei riguardano le mani, o l’intero corpo ma sono stereotipati.
Possono esserci anomalie nella postura.
Questa è quella che viene definita triade sintomatologica (nel DSM V sono stati ridotti a due, perché la differenza tra
interazione sociale e comunicazione, è molto labile, quindi sono stati uniti diade sintomatologica)
Disturbo pervasivo: cioè generalizzato, va a intaccare tutte le aree dello sviluppo (sviluppo percettivo e discriminativo,
dell’attenzione, della motricità, dell’intelligenza, della memoria, del linguaggio, dell’imitazione e dell’adattamento
all’ambiente), anche se diversamente negli individui, infatti si parla di spettro autistico o autismi.
A origine precoce: con l’autismo ci si nasce, non si può diventare autistici; è un disturbo neuro-biologico, che accompagnerà il
soggetto per tutta la vita, anche se le caratteristiche possono assumere connotazioni diverse e variabili nel tempo.
Qualitativa: la diagnosi dell’autismo può essere fatta solo tramite l’osservazione dei comportamenti assunti dal bambino.
Per quanto riguarda la diagnosi oggi, con la DSM V, non si parla più di triade dell’autismo ma di diade perché interazione
sociale e comunicazione diventano un’unica area.
Incidenza dell’autismo: 1 su 87, con prevalenza su individui maschi.
Soggetto autistico sviluppo fondato su modalità percettive, immaginative, mnestiche, ideative, socio-affettive
qualitativamente diverse modalità diverse di interpretazione e di comprensione del mondo
La visione della realtà è qualitativamente diversa, a prescindere dal loro quoziente intellettivo che può essere più o meno
alto. (es. i bambini autistici si concentrano su particolari secondari)
Le prime anomalie vengono riscontrate nel 90% dei casi nei primi 24 mesi. I primi segni sospetti sono:
- ritardo del linguaggio
- ritardo dell’udito
- bambini troppo buoni o troppo irritabili
Altri deficit difficili da cogliere sono la carenza nell’attenzione selettiva, la mancanza di comunicazione di tipo proto-
dichiarativa e il mancato sviluppo del gioco simbolico o di finzione.
Sindrome di Asperger
È sempre rientrata nello spettro autistico, come autismo ad alta funzionalità. Nel DSM V è tirata fuori dell’autismo.
Le caratteristiche principali sono:
grave e perdurante compromissione dell’interazione sociale: essi non si isolano quanto i soggetti con autismo, anzi
mostrano il desiderio di avere amici, tuttavia sembrano avere difficoltà nel creare legami, nel leggere efficacemente i
bisogni degli altri e a rispondere in modo appropriato (non riescono ad immedesimarsi nelle emozioni e negli
interessi degli altri, infatti a volte possono reagire inappropriatamente di fronte a un’interazione affettiva,
mostrando un senso di insensibilità e indifferenza);
presenza di un’area di interesse specifico: a differenza dei soggetti con autismo, che mostrano attenzione per oggetti
e parti di esse, i ragazzi con SA si focalizzano in interessi di area intellettuale (es. lettura, matematica, geografia,
scienze, mezzi di trasporto, computer...), per i quali vogliono imparare ogni cosa e tendono ad indugiare su di esso
anche nelle conversazioni e nel gioco libero;
buone abilità linguistiche, anche se il modo di utilizzare il linguaggio è differente: la prosodia è alterata, utilizzo di
vocabolo ricercati, comprensione dei messaggi estremamente letterale e difficoltà quando il linguaggio è astratto; le
abilità del linguaggio pragmatico sono deboli perché vi è difficoltà a rispettare i turni nella conversazione e la
tendenza a tornare nelle aree di speciale interesse;
presenza di eccessiva eccitabilità a livello sensoriale: presentano un’inefficiente elaborazione sensoriale che può
causare iper/iposensibilità, distraendo i soggetti dalle attività che stanno svolgendo e causando irritabilità e ansia;
sviluppo di modalità di comportamento, di attività ristrette e ripetitive: inoltre viene sottolineata la difficoltà ad
automatizzare le competenze motorie, es. lavarsi i denti, andare in bicicletta…
Nell’autismo ad alta funzionalità, a differenza di quello a bassa funzionalità, non ci sono ritardi clinicamente significativi del
linguaggio e non c’è un ritardo cognitivo o nello sviluppo di capacità di auto-accudimento.
Disturbi associati all’autismo:
- Bassa funzionalità ritardo mentale, epilessia;
- Alta funzionalità disturbi dell’umore (si rendono conto di essere diversi), learning disabilities;
Entrambi hanno associati: iperattività, ansia, disturbi alimentari, disturbi del sonno.
AREE PRINCIPALI DI SVILUPPO
LINGUAGGIO: la percentuale di bambini con autismo che riescono a raggiungere un linguaggio verbale è del 25%
Aspetti fonetici: riescono a conseguire una buona padronanza di suoni anche se in ritardo e anche se la modalità di
pronuncia è meccanica, anomala;
Struttura sintattica: abbastanza sviluppata. La lunghezza e la complessità delle frasi è paragonabile a quella degli
altri bambini anche se l’acquisizione della struttura sintattica è ritardata;
Comprensione: molto compromessa; tendenza a dare risalto alla sintassi piuttosto che al contenuto semantico,
cioè è l’ordine delle parole che fa scaturire l’interpretazione.
Funzione pragmatica: assai carente; non sanno utilizzare il linguaggio nelle comunicazioni sociali perché non
comprendono il motivo per cui devono parlare. Le persone possono essere motivo di confusione e le loro azioni
essere potenzialmente minacciose.
Vi sono altre caratteristiche:
- Ecolalia: ripetizione di parole o frasi, che diventa un modo per poter esprimere qualcosa, uno stato d’animo.
Nell’ecolalia immediata ci rendiamo subito conto sia se vuole esprimere contentezza che rifiuto; nell’ecolalia differita
invece è più difficile perché si rifà a situazioni che il bambino ha vissuto precedentemente anche in nostra assenza
che però poi ripete in una situazione inusuale in cui siamo invece presenti.
- Inversione pronominale: non utilizzano i pronomi in maniera corretta, ad es. usano la terza persona per parlare di
sé.
- Comprensione letterale: che porta a difficoltà a comprendere ciò che viene realmente espresso da un discorso, o ad
attribuire alla medesima parola dei significati differenti a seconda del contesto.
- Linguaggio idiosincratico: uso di espressioni strane e bizzarre apparentemente non collegate al contesto
- Difficoltà di prosodia: cioè di dare l'intonazione, il ritmo e l'accento al linguaggio parlato.
Anche da un punto di vista del linguaggio si parla di “isole di abilità”.
SVILUPPO MOTORIO: il soggetto autistico evidenzia numerose stereotipie, cioè espressioni motorie ripetitive,
topograficamente invarianti (che non cambiano, rimangono le stesse) senza nessuna apparente finalità adattiva (in
realtà hanno una finalità, vogliono comunicarci qualcosa) rispetto al contesto nel quale vengono emesse.
Le stereotipie possono essere:
- autolesive comportamenti che provocano lesioni evidenti e che l’osservatore associa a sensazioni di dolore (es.
mordersi le mani, sbattere le mani nella testa, sbattere la testa contro al muro..). È l’osservatore ad associarle al
dolore perché le persone autistiche non hanno la stessa percezione del dolore (per qualcuno ad esempio può
diventare problematico anche lavarsi le mani, farsi la doccia, tagliarsi i capelli, le unghie);
- di tipo non autolesive l’osservatore non li associa a sensazioni di dolore ed hanno una finalità auto-stimolatoria
(es. altalena, movimento delle mani, andatura, movimento di capo, ritualismi del comportamento).
Possono infine esserci ritualismi del comportamento che consistono nel replicare una lunga serie di azioni senza
alcun apparente scopo.
PERCEZIONE E ATTENZIONE: lo stimolo registrato dagli organi di senso, raggiunge il sistema nervoso centrale e dalle
aree superiori del SNC le informazioni vanno verso i sistemi periferici. Nella nostra vita quotidiana siamo in grado di
filtrare quegli stimoli a noi necessari per la risoluzione di una determinata situazione: il filtraggio degli stimoli viene
fatto dall’attenzione selettiva; in molti ragazzi autistici questo non accade, i quali appunto tendono a concentrarsi su
stimoli non utili alla risoluzione.
Dominanza sensoriale -> teoria non scientificamente comprovata messa in atto da Golfard ’56 e Schopler ’65,
secondo cui i ragazzi con autismo danno più importanza al tatto e all’olfatto, piuttosto che alla vista e
all’udito.
Iper-selettività degli stimoli -> teoria di Lovaas
Si può ipotizzare che l’attenzione dei soggetti autistici è regolata da processi diversi.
La percezione sembra essere molto selettiva sui frammenti, sui particolari senza riuscire ad inglobarli in una
cosa totale e fare un’analisi della configurazione globale. (es. se una persona che porta sempre i capelli
legati, un giorno li scioglie, è possibile che non venga più riconosciuta)
Deficit a livello attentivo e percettivo convivono con abilità molto affinate (grandi abilità nell’elaborare le
informazioni visuo-spaziali, nel localizzare le figure nascoste, nel costruire puzzle)
Studi recenti interpretano tale cosa come se tali carenze colpiscano solo i processi di elaborazione superiori,
ossia un’anormale elaborazione delle informazioni complesse.
MEMORIA: le funzioni mnestiche risultano sufficientemente integre anche se vi sono modalità di elaborazione e
organizzazione delle informazioni molto particolari.
- memoria di lavoro intatta ma forse più ritardata; emerge un ricordo più efficace con materiale
significativo; esperimenti condotti hanno evidenziato migliori capacità di rievocazione quando tale compito
viene richiesto subito dopo la presentazione del materiale (memoria ecoica, riescono a memorizzare quello
che sentono dire).
- memoria a lungo termine si evidenziano carenze soprattutto se il tempo che intercorre tra la
presentazione dello stimolo e la prestazione mnestica è occupato da altre attività (grandi abilità nella
memoria automatica); questo perché hanno forti carenze nella capacità di utilizzare strategie mnestiche, che
servono ad aiutare il ricordo e che nelle persone normo tipiche vengono acquisite in maniera naturale
(associazione, evidenziazione percettiva, cioè quando evidenziamo, clustering, cioè quando dobbiamo
ricordare tanti elementi ricerchiamo dei raggruppamenti, parola chiave).
SVILUPPO AFFETTIVO-EMOZIONALE: difficoltà nel mettersi nella prospettiva dell’altro e quindi difficoltà a
comprendere gli stati d’animo, le emozioni dell’altro e conseguentemente mettersi in relazione con l’altro.
Nei soggetti autistici si verifica l’esistenza di “isole di abilità”, cioè di competenze di buon livello inserite in un contesto
connotato da deficit generalizzati.
(sono di difficile spiegazione. Si ipotizza una forte focalizzazione attentiva sostenuta da una elevata motivazione.)
[ Ragazza con autismo ad alta funzionalità, che si considera al confine tra autismo e non autismo (Gunilla Gerland)
Modelli esplicativi
All’origine dell’autismo vi è un disordine dell’organizzazione del Sistema Nervoso, che ha effetti sull’evoluzione del soggetto
e sulla costruzione del suo mondo interpersonale. Man mano che le conoscenze in questa materia aumentano, appare
sempre più evidente la grande eterogeneità di ciò che la nosografia attuale, con i suoi criteri, definisce “Autismo”
(eterogeneità di cause, percorsi eziopatogenetici, espressioni fenotipiche, evoluzioni, gravità, sintomatologia).
Nozione di autismo come “spettro”, vale a dire come continuum di condizioni che esprimono in modi anche assai diversi
alcuni aspetti fondamentali comuni; si può parlare, anziché di autismo come insieme di sindromi diverse, d
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