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Linguistica italiana I e didattica della lingua

Da un’indagine fatta dall’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (2015), l’Italia è risultata essere la seconda nazione europea, dopo la Turchia, per percentuali di analfabeti funzionali, che sanno leggere e scrivere ma non sono in grado di usare la lettura in modo efficiente (es. non sanno leggere il libretto delle istruzioni).

Bisogna considerare l’alunno nella sua concretezza, nella sua realtà, come problema fenomenologico. È importante diventare consapevoli del ruolo d’insegnante, che può cambiare la vita degli alunni "un’ora di lezione può cambiare la vita". L’insegnante è colui che allarga l’orizzonte del mondo culturale degli alunni. (parafrasando Massimo Recalcati) Cultura: luogo di umanizzazione della vita.

Finalità della scuola primaria circa la lingua

  • Arricchire le strutture grammaticali
  • Incrementare il lessico
  • Imparare a riflettere sulla lingua

Prima parte: Lineamenti di linguistica generale

Il fondatore della linguistica moderna è Ferdinand De Saussure (19o secolo). Molti studiosi si sono dedicati allo studio della lingua, chiedendosi l’origine, come queste funzionino ma in modo ibrido, cioè mischiandola con la storia della lingua (studio diacronico). Egli invece non era interessato a ciò (né origine, né evoluzione); era interessato alla lingua nell’aspetto sincronico, come questa è in un determinato momento.

È il fondatore dell’impostazione strutturalista (funzionalismo), che tende a descrivere le unità della lingua in base alla funzione che esse svolgono nella comunicazione; non verranno studiati i singoli elementi ma i sistemi di cui fanno parte. Nel Cours de linguistique generale, 1916, egli denota la lingua come insieme di funzioni, come sistema: è più importante degli elementi che la compongono.

La linguistica

  • Studia la totalità delle manifestazioni del linguaggio umano, l’insieme dei relativi usi produttivi e recettivi, scritti e parlati
  • Descrive tutte le lingue che può raggiungere e ne traccia la storia raccogliendole in famiglia e studiandone le origini
  • Cerca le leggi generali della lingua
  • Delimita e definisce sé stessa

Il linguaggio è comune a uomini e animali, è analizzabile sotto diversi punti di vista (es. fisico, psichico, fisiologico...) e non è oggetto di studio della linguistica. La parole è la dimensione dell’uso concreto; rappresenta l’aspetto individuale del linguaggio, è la prestazione individuale del soggetto parlante, che ha quindi volontà e intelligenza. La parole e la lingua sono connesse perché la parole ha bisogno della lingua per essere comprensibile, mentre la lingua ha bisogno della parole per stabilirsi ed evolversi.

La lingua è l’oggetto specifico d’indagine della linguistica. È di natura concreta perché i suoi segni sono tangibili con i sensi umani. È propria dell’uomo. È un sistema di segni distinti corrispondenti a idee distinte (unione inscindibile di senso e di immagine acustica, di significato e significante). È l’insieme delle abitudini linguistiche che permettono la comprensione tra individui. È la parte sociale del linguaggio ed è della collettività, è esterna al singolo che quindi non può modificare la lingua. Nasce da un contatto fra membri della comunità e deriva dal passato (in qualsiasi epoca è eredità dell’epoca precedente). È una convenzione, qualcosa di arbitrario, cioè fissata dal tempo e dalla collettività. Il soggetto riceve la lingua in modo passivo, non è una sua funzione. Ha la funzione di organizzare e chiarificare il pensiero: è un’intermediaria fra la massa amorfa delle idee confuse e la massa amorfa del suono (fa sì che ci sia un contatto tra il pensiero e il linguaggio).

La lingua esiste grazie alla collettività. Tutti noi abbiamo depositato dentro di noi la lingua, ma questo non è derivante dalla nostra volontà. I costumi di una nazione incidono sulla lingua e la lingua fa la nazione.

I fonemi sono le unità minime della lingua, che costituiscono le parole. Sono i foni, cioè i suoni, intesi in modo astratto. Questi si distinguono l’uno dall’altro, sono entità oppositive (es. "c" ha due fonemi, a seconda se "c" di casa o di ciao) e arbitrarie. Ogni fonema ha funzione oppositiva e combinatoria (vengono combinati in base alla lingua).

I grafemi sono l’aspetto grafico delle lettere, come queste vengono scritte. Sono entità oppositive, sono diverse e arbitrarie; acquistano valore perché inseriti all’interno di un sistema. Il modo di produzione del segno non è rilevante (es. il tipo di penna utilizzata e la calligrafia).

Il segno linguistico risulta dall’unione indissolubile di significante e significato (il significato è ciò che il segno esprime, ovvero il concetto, mentre il significante è il mezzo utilizzato per esprimere il significato, ovvero l’immagine linguistica). È arbitrario, perché per descrivere uno stesso significato, le lingue utilizzano significanti diversi. Il valore di ogni segno è dato dal sistema e dal fatto che uno è distinto dall’altro.

Aspetti dello studio linguistico e altre scienze

  • Sincronia: linguistica statica; studia lo stato della lingua in quel momento preciso, la lingua nella sua simultaneità
  • Diacronia: linguistica dinamico-evolutiva; studia l’evoluzione della lingua

De Saussure privilegia lo studio sincronico della lingua e paragona questa alla partita di scacchi:

  • Svolgersi della partita = storia della lingua (studio diacronico)
  • Partita in un determinato momento = stato della lingua (studio sincronico)
  • Il giocatore considera sempre l’ultimo stato del gioco = l’uomo quando parla pensa all’attuale significato della parola e non l’origine etimologica
  • I pezzi degli scacchi hanno un valore convenzionale e possono quindi essere sostituiti se si danneggiano per qualche motivo = fatti linguistici sono arbitrari
  • I pezzi degli scacchi hanno valore perché diversi = le parole
  • I valori dei pezzi dipendono dalla regola del gioco = fatti linguistici dipendono dalle regole linguistiche
  • Una mossa mette in movimento un pezzo = i cambiamenti nella lingua riguardano elementi isolati ma la lingua agisce in modo inconsapevole a differenza dello scacchista

Relazioni tra gli elementi linguistici

  • Rapporti sintagmatici: la lingua è lineare pertanto le parole si presentano le une dopo le altre, concatenate tra loro in ordine consequenziale. Rapporto che ha sede nel discorso (in praesentia)
  • Rapporti associativi: parole associate nella memoria perché hanno qualcosa in comune (del senso e della forma). Rapporto che ha sede nel cervello (in absentia)

Con la terminologia di Louis Trolle Hjelmslev (1899-1965), i rapporti sintagmatici prendono il nome di asse sintagmatico, mentre quelli associativi prendono il nome di asse paradigmatico.

Arbitrarietà assoluta e relativa

In linguistica l’arbitrarietà è una delle caratteristiche del segno linguistico; per Saussure "arbitrario" non vuol dire soggettivo e libero, ma piuttosto "immotivato", ovvero non necessario in rapporto al significato che viene espresso, e quindi convenzionale.

Ci sono lingue più arbitrarie (lessicologiche), es. cinese, dove ogni parola non ha rapporti motivati con le altre, e altre meno (grammaticali), es. indoeuropeo, sanscrito, dove c’è più motivazione e regolarità.

Si parla di arbitrarietà assoluta, ma anche di arbitrarietà relativa, ovvero il segno può essere relativamente motivato, es. i composti e i derivati analizzabili nei loro costituenti: venti è immotivato, mentre venticinque è più motivato perché evoca i termini di cui si compone; in inglese il plurale ships è più motivato dei plurali children, men, women, perché simile ad altri plurali (flags, birds, books, ecc.).

Il principio del relativamente motivato deriva dall’ordine imposto dallo spirito alla massa dei segni.

Linguistica diacronica

Gli elementi che modificano le lingue nel tempo sono:

  • Cambiamenti fonetici: la fonetica è il primo oggetto della linguistica diacronica perché il fonema è l’elemento che viene modificato per primo.
    • Cambiamenti spontanei sono quelli prodotti da una causa interna al fonema stesso (es. gotico Taihun -> inglese Ten -> tedesco zehn)
    • Cambiamenti combinatori derivano dalla presenza di altri fonemi, dalla loro combinazione (es. factum->fatto)
  • Analogia: non crea differenza ma somiglianza; una forma analogica è una forma fatta a immagine d’un’altra forma secondo una regola determinata. Opera sul piano associativo. Agisce a favore della regolarità perché unifica i procedimenti di formazione e flessione. (es. honos: honosem, che con rotacizzazione->honorem e per analogia a altre parole come orator, honos diventa honor)
  • Etimologia popolare (paretimologia): storpiatura di una parola poco familiare, per spiegare l’ignoto collegandolo al noto (es. la parola Maleventum, cioè città piena di mele, portava ad associazioni negative per la componente male, quindi venne mutata in Benevento)
  • Agglutinazione: due termini distinti ma che spesso vengono associati, si fondono in uno (es. potis sum, sono padrone, diventa possum)

Il cambiamento della lingua non avviene solo grazie ad una modificazione, ma è un processo più complesso (da una parola se ne possono formare due, oppure viceversa…).

Saussure fu molto influente nella linguistica; da lui si sono ispirati esponenti della Scuola di Mosca poi diventata Circolo di Praga, del circolo di Copenaghen e dell’USA. Lo strutturalismo, ovvero il voler individuare la struttura, nasce con lui e riguarda non solo la linguistica ma viene esteso anche alle scienze dell’uomo. [Lévi-Strauss, nel libro Antropologia strutturale chiede la rifondazione dell’antropologia alla luce delle scoperte di Saussure, cercare le regole inconsce che condizionano i comportamenti di tutti gli uomini. Jacques Lacan: l’inconscio è strutturato come un linguaggio, ovvero un elemento di un sogno va interpretato come un significante che rimanda a più significati insieme. De Saussure lavora anche sulla fiaba, per cui ogni personaggio è un simbolo, e questa prospettiva venne ripresa da Propp che propone uno studio strutturalista della fiaba]

Seconda parte: Linguistica italiana

Ogni lingua appartiene ad una famiglia e ad un gruppo; es. italiano fa parte del gruppo delle lingue romanze e la famiglia (ceppo) delle lingue indoeuropee. Gli studiosi sono concordi nell’affermare l’esistenza degli indoeuropei (Europa e alcune regioni dell’Asia meridionale), infatti vi sono parole che hanno qualcosa in comune.

Gruppi di lingue indoeuropee

  • Romanzo: italiano, portoghese, gallego, spagnolo, francese, catalano, rumeno, provenzale (lingue dette anche neolatine)
  • Germanico: tedesco, inglese, danese, svedese, olandese, norvegese, islandese
  • Slavo: russo, croato, ceco, bulgaro, serbo, bosniaco, sloveno, ucraino, macedone
  • Baltico: lettone, lituano

Lingue non indoeuropee in Europa

  • Gruppo ugro-finnnico: ungherese, finlandese, estone, lappone
  • Gruppo turco: turco
  • Gruppo semitico: maltese
  • Lingue isolate: basco

Diffusione dell’italiano: Repubblica Italiana, Stato del Vaticano, San Marino, Svizzera, Slovenia, Croazia, Nizza, Principato di Monaco, ex colonie africane, Rodi, Malta, Albania. Diffuso anche fra le comunità di emigrati italiani sparse in tutto il mondo.

Gruppi alloglotti d’Italia

Coloro che si trovano in Italia ma parlano lingue diverse dall’italiano, considerate lingue dalla legge per la tutela delle minoranze linguistiche, n. 482 del 1999:

  • Provenzale o occitano, Piemonte (nelle valli alpine, alta val di Susa), Calabria (guardia piemontese)
  • Franco-provenzale: valle d’Aosta (media e bassa val di Susa), Puglia (Foggia)
  • Ladino: valli alpine dolomitiche
  • Friulano: prov. Gorizia, Udine, Pordenone e altri comuni veneti
  • Sardo: distinto in quattro differenti varietà
  • Catalano: Sardegna (Alghero)
  • Tabarchino: simile al dialetto ligure che viene parlato in Sardegna
  • Tedesco: in forme dialettali, in Trentino (Bolzano), Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta
  • Greco: Calabria nell’Aspromonte e Puglia nel Salento
  • Slavo: Friuli in prov di Udine, Trieste e Gorizia
  • Croato: Molise
  • Albanese: tra Campobasso e Foggia, prov di Taranto, Pescara, Potenza, Calabria e Sicilia

Lingua e dialetto

È difficile definire la differenza tra lingua e dialetto; è una questione quantitativa e non qualitativa perché non dipende da questioni come la letteratura. Se lasciata a sé stessa una comunità di parlanti conosce solo dialetti di egual valore. La lingua è un dialetto che ha raggiunto uno status superiore agli altri, per vari motivi (storia, cultura, società) "la lingua è un dialetto con l’esercito e la marina" cit. forse Max Weinreich, nel senso che è qualcosa di più ufficiale del dialetto.

La lingua ufficiale è legata al potere statale, è lo strumento della classe dominante ma anche degli organi governativi e amministrativi; è insegnata a scuola ed è codificata da una grammatica ben definita. Quando un popolo arriva a un certo grado di civilizzazione, viene scelto uno dei dialetti per parlare di tutto ciò che interessa la nazione nel suo insieme: in Italia il dialetto scelto come lingua ufficiale è il toscano letterario; da questo momento il dialetto privilegiato si modifica a seconda del territorio in cui viene parlato.

La lingua coinvolge un maggior numero di parlanti, differenza di tipo quantitativo. In generale, il dialetto è simbolo dell’identità locale, la lingua dell’identità nazionale; non sempre il dialetto ha una tradizione scritta, tuttavia esistono dialetti con importanti tradizioni letterarie.

Isoglosse: linee di frontiera dei caratteri dialettali, sopra una certa linea la parola si pronuncia in un modo, sotto in un altro. Per Saussure è meglio chiamarle "onde di innovazioni". Le lingue non hanno confini naturali ma confini tracciati dall’uomo.

L’Italia è il Paese europeo più ricco di varietà linguistiche; la ricchezza dei dialetti viene studiata dal dialettologo, tramite inchieste sul campo, che fa indagini circa l’autocoscienza che i parlanti hanno e la loro competenza linguistica. Le aree dialettali sono tre (settentrionale, centrale e meridionale), identificate da due linee di confine (La Spezia-Rimini, Roma-Ancona).

“L’italiano è sostanzialmente l’unica grande letteratura nazionale la cui produzione dialettale faccia visceralmente, inscindibilmente corpo col restante patrimonio” cit. Gianfranco Contini

Letteratura dialettale

  • Spontanea: l’autore conosce solo il dialetto (fino al 1500)
  • Riflessa: l’autore potrebbe esprimersi in italiano ma sceglie il dialetto

Gli italiani regionali

Sono costituiti dalle scelte che i parlanti italiani operano in base al luogo di provenienza: sono il risultato storico dell’incontro tra i dialetti e la lingua nazionale. Le varietà di italiano regionale sono la settentrionale, la toscana, la romana, la meridionale e la sarda.

Si riscontrano differenze a livello:

  • Fonetico: come l’italiano viene pronunciato
  • Lessicale: riguarda i geosinonimi, cioè quando la stessa cosa viene chiamata in modo diverso a seconda dal luogo
  • Sintattico: organizzazione delle parole nella frase
  • Morfologico: formazione delle parole

L’italiano popolare

Nell’Ottocento nasce l’interesse per i dialetti e per l’italiano popolare, si inizia quindi a studiare l’italiano dei semicolti, delle persone solo parzialmente alfabetizzate (il comportamento linguistico delle classi subalterne). Antonio Gramsci (1935 – Quaderni dal carcere) aveva dedicato un paragrafo all’analisi dei fattori di livellamento nell’uso dell’italiano tra il popolo, volendo cogliere il processo di formazione dell’italiano come lingua nazionale unitaria, che egli riteneva essere un problema politico di educazione popolare.

L’italiano popolare è “la parlata degli incolti di aspirazione sopra-dialettale e unitaria” (De Mauro, 1970), “il tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto” (Cortelazzo, 1972).

Italiano standard, normale: l’italiano insegnato a scuola, descritto dalle grammatiche, usato nei giornali, nei saggi e in buona parte nelle opere letterarie. È neutro, non marcato e vi si attribuisce prestigio da parte della comunità. È molto diffuso a livello scritto, meno a livello orale. La pronuncia standard è più rara, padroneggiata da attori, annunciatori radio-televisivi, esperti di dizione ecc.

Italiano dell’uso medio, o sub standard: l’italiano usato normalmente, è un italiano standard che presenta però alcuni elementi regionali e colloquiali usati anche dai parlanti colti in situazioni comunicative di media formalità (es. gli al posto di loro, periodo ipotetico dell’irrealtà con indicativo imperfetto).

Elementi di fonetica e fonologia

La fonetica descrive e classifica i suoni da un punto di vista concreto, meccanismi fisiologici della fonazione, impressione acustica nel ricevente, struttura fisica dei suoni (si usano gli spettrogrammi, che servono per mostrare le onde sonore). È una disciplina generale: il suono è considerato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lauracapodimonte98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e Didattica della lingua e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Franceschini Lorenzo.
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