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Aree di attività e funzioni

La principale funzione delle banche è l’efficiente allocazione delle risorse delle scelte di consumo e di risparmio delle famiglie e nella selezione degli investimenti realizzati dalle imprese del settore non finanziario. Le modalità con cui le banche migliorano l’allocazione del capitale sono: la trasformazione delle scadenze, la trasformazione delle dimensioni e la trasformazione del grado di liquidità.

Funzione creditizia e rischio di credito

La funzione creditizia consiste nella concessione di prestiti. Comporta per la banca l’assunzione di rischi di credito, cioè dell’eventualità che i flussi di cassa attesi dai prestiti concessi non vengono corrisposti. Il rischio di credito è collegato alle perdite che la banca può subire a seguito dell’insolvenza del debitore (rischio di insolvenza) oppure a seguito del deterioramento del suo merito di credito. Avviene perciò una riduzione inattesa del valore delle attività nel bilancio della banca che nel caso più estremo può causare l’insolvenza della banca stessa.

La funzione creditizia implica che la banca svolga:

  • La valutazione della capacità di rimborso del singolo prenditore, cioè del rischio di credito e la singola operazione che risolve con lo screening e il monitoring del rischio di credito della singola posizione.
  • La costruzione dell’intero portafoglio di prestiti per realizzare la migliore combinazione di operazioni in termini di rischio di credito e rendimento che affronta con la valutazione del rischio di credito il portafoglio complessivo tenendo conto del suo livello di diversificazione.

Screening

Al fine di limitare il problema della selezione avversa le banche devono scegliere i prenditori di fondi migliori in termini di merito di credito, conducendo un’attività di screening. Essa comporta l’acquisizione di informazioni sul richiedente dei fondi, per stimarne la probabilità di insolvenza. I modelli sono:

  • Modelli di natura quali-quantitativa: basati sul giudizio e sulle esperienze individuali dell’analista specializzato.
  • Modelli di credit scoring: tecniche automatizzate di tipo matematico-statistico che attribuiscono al richiedente un punteggio, espressione del merito di credito, cui è possibile associare una determinata probabilità di insolvenza e una stima della perdita potenziale.
  • Modelli fondati sul mercato dei capitali: impiegati dalle banche per la valutazione del merito di credito delle grandi imprese che possono emettere obbligazioni e azioni sul mercato.

Monitoring

Per limitare il problema dell’azzardo morale le aziende creditizie pongono in essere l’attività di monitoring dei prenditori durante tutta la vita del rapporto creditizio. Tali attività hanno lo scopo di verificare il permanere delle condizioni del merito di credito ed è attuata mediante l’acquisizione periodica di informazioni, introduzione di clausole contrattuali che inducono a comportamenti virtuosi da parte del debitore e la costruzione di una relazione di lungo periodo con la clientela. L’intento è di aumentare la probabilità di rimborso del prestito e di ridurre l’asimmetria informativa tra banca e cliente.

Diversificazione

La diversificazione serve per misurare il rischio di credito dell’intero portafoglio e attuare un’adeguata diversificazione. Per misurare il rischio di credito del portafoglio prestiti la banca impiega modelli basati su dati finanziari di mercato. Due tra i modelli più noti in tale ambito sono: CreditMetrics e Credit Risk+. La diversificazione consente di ridurre il rischio di credito specifico di ciascun affidamento e lascia la banca esposta al solo rischio di credito sistematico del portafoglio. Le banche realizzano diversificazione lungo diverse direttrici: per classi di importo dei fidi, per settori di appartenenza degli affidati, per area geografica, per forme tecniche degli affidamenti.

Rischio di interesse

Il rischio di interesse deriva dalla variabilità dei tassi di interesse. È rilevante per le banche a causa del disallineamento delle durate di attività e passività della funzione di trasformazione delle scadenze. Le variazioni della curva dei tassi producono due effetti:

  • Effetto reddito: che è il rischio di una compressione del margine di interesse e può essere distinto nel rischio di rifinanziamento e nel rischio di reinvestimento.
  • Effetto valore di mercato: che consiste nel rischio che attribuito di una modificazione dei tassi di interesse si determini una variazione del valore attuale dei flussi di cassa attesi di attività e passività della banca.

Rischio di mercato

Il rischio di mercato è costituito dall’incertezza dei ricavi della banca nell’area di investimento e di negoziazione di strumenti finanziari generata da variazioni inattese delle condizioni di mercato in termini di tassi di interesse, tassi di cambio e prezzi degli strumenti finanziari. È il rischio associato alla sola attività di negoziazione di strumenti finanziari detenuti per periodi brevi e che possono essere facilmente negoziati nei mercati. Si riferisce al rischio di variazioni del valore di mercato di un portafoglio a seguito di modificazioni inattese nelle condizioni di mercato.

Rischio di liquidità

Il rischio di liquidità si verifica quando una banca non è in grado di onorare tempestivamente il rimborso di proprie passività a causa di un’inattesa e massiccia serie di prelevamenti da parte dei depositanti, oppure che la banca sia costretta per far fronte a tali richieste, a liquidare attività in tempi rapidi e a condizioni di prezzo sfavorevoli. Due sono le azioni che la banca può intraprendere:

  • Vendere attività poco liquide.
  • Prendere a prestito fondi addizionali.

Rischio di cambio

Il rischio di cambio consiste nella possibilità che variazioni nei rapporti tra le divise abbiano effetti sfavorevoli sul valore delle attività o passività della banca denominate in valuta estera. L’esposizione al rischio di cambio può dipendere dall’acquisto di valuta, dall’erogazione di prestiti, dall’acquisto di titoli di debito in valuta estera e dall’emissione da parte della banca di strumenti di raccolta in divisa estera.

Rischio operativo

Il rischio operativo è il rischio di perdite derivanti dalla inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Si tratta di fattori che provocano una contrazione dei ricavi o un aumento dei costi.

Stato patrimoniale e conto economico

Stato patrimoniale

L’attività di intermediazione creditizia trova diretta rappresentazione dello stato patrimoniale della banca redatto secondo lo schema cosiddetto a sezioni contrapposte. In particolare, tra le attività rientrano gli impieghi in forma di prestiti per cassa. Tra le passività, invece, compaiono le diverse forme di raccolta. Il criterio di esposizione si fonda su liquidità ed esigibilità decrescente.

Conto economico

L’attività bancaria è riflessa nel conto economico con l’indicazione degli interessi passivi corrisposti dalle banche ai depositanti e degli interessi attivi percepiti dalle banche sui prestiti erogati. Il conto economico di una banca è redatto in forma scalare, con l’esposizione dei risultati intermedi. Il margine di interesse e il margine di intermediazione. Il margine di interesse è dato dalla somma algebrica di ricavi da interessi attivi e costi per interessi passivi. Il margine di intermediazione è ottenuto prendendo in considerazione anche le commissioni attive da servizi e il risultato netto delle operazioni finanziarie.

Regolamentazione delle banche

Il quadro normativo che definisce le regole dell’attività delle banche e delle loro vigilanza è definito in Italia nel testo unico bancario. Esso ha sancito il passaggio da una vigilanza di tipo strutturale, basata cioè su un regime di autorizzazioni, a una vigilanza di tipo prudenziale, finalizzata a limitare il rischio assunto dei singoli intermediari e a salvaguardarne la solvibilità e liquidità. L’attività di vigilanza delle banche è affidata alla Banca d’Italia, mentre i principi e criteri per l’esercizio della vigilanza sono stabiliti su proposta della Banca d’Italia, dal CICR.

Il credito di ultima istanza

Il credito di ultima istanza è uno strumento fondamentale per prevenire o limitare fenomeni di crisi finanziaria, concesso dalle banche centrali in una delle tre seguenti forme:

  • Operazioni di prestito dirette, che implicano la creazione di moneta.
  • Organizzazione di una rete di salvataggio da parte di altre banche, che si può concretizzare sia in un sostegno di liquidità in senso stretto sia in un’acquisizione vera e propria.
  • Salvataggio a carico del bilancio pubblico.

Fondo interbancario di tutela dei depositi

Un sistema pubblico di tutela dei depositanti, che si fonda sul pagamento da parte delle banche aderenti di una sorta di premio di assicurazione, consente di arginare il fenomeno della corsa agli sportelli e di superare la riluttanza dei risparmiatori a depositare fondi presso il sistema bancario. In Italia il meccanismo di garanzia dei depositi è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Al fondo partecipano obbligatoriamente tutte le banche italiane, a eccezione delle banche di credito cooperativo che aderiscono al fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo. La partecipazione è obbligatoria anche per le banche extracomunitarie operanti in Italia e sprovviste di analoghi schemi di tutela nei paesi di origine. Il limite massimo di copertura è di 100.000 € per ogni depositante.

Limiti alle attività detenibili

Al fine di evitare che siano esposte a rischi non coerenti con la propria dotazione patrimoniale, le banche possono detenere partecipazioni in altre imprese e assumere esposizioni di particolare dimensioni entro determinati limiti. La Banca d’Italia ha dettato criteri per prevenire l’insorgere di conflitti di interessi nella gestione delle partecipazioni detenute e stabilito particolari cautele per l’assunzione di partecipazioni in imprese che si trovano in difficoltà economico-finanziaria.

Obblighi di trasparenza

La banca è dotata di strumenti tecnici e delle capacità di reperire e di comprendere informazioni e dati che non sono conoscibili o comunque risultano difficilmente comprensibili per la propria clientela. Per questo motivo si parla di asimmetria informativa nel rapporto banca/cliente. La banca è tenuta a fornire alla propria clientela informazioni che riguardano la banca stessa e prodotti da essa distribuiti. Il rispetto delle regole e dei principi di trasparenza consente alla banca di ridurre i rischi reputazionali e legali.

Offerta di servizi di gestione delegata

Affidata a professionisti del settore e, in particolare, l’offerta di gestione collettiva del risparmio: i fondi comuni di investimento rappresentano l’investitore istituzionale per eccellenza. I fondi offrono:

  • Un elevato grado di diversificazione del portafoglio.
  • Un adeguato livello di professionalità.
  • Un livello più contenuto di costi di transazione per effetto delle economie di scala derivanti dal gestire collettivamente e in monte il patrimonio di numero di risparmiatori.

I fondi comuni di investimento

Sono patrimoni autonomi suddivisi in quote di pertinenza dei partecipanti, gestiti in monte da una società autorizzata a prestare servizio di gestione collettiva del risparmio (in Italia detta Sgr). Il patrimonio di ciascun fondo è separato da quello della società di gestione e da quello di eventuali altri fondi gestiti da quest’ultima. Ciò costituisce una garanzia per i partecipanti. Il creditore del singolo partecipante può rivalersi soltanto sulla quota di pertinenza del proprio debitore e non sull’intero patrimonio del fondo. Dal punto di vista dei risparmiatori:

  • Un primo servizio che il fondo comune di investimento offre è quello di assicurare una gestione professionale e informata degli investimenti.
  • Una seconda funzione è rappresentata dalla diversificazione.
  • Un ulteriore funzione è la riduzione dei costi di transazione.
  • Infine, i fondi contribuiscono alla trasformazione delle scadenze.

Dal punto di vista dei prenditori finali dei mezzi finanziari intermediati dai fondi, lo sviluppo di operatori professionali, contribuendo alla riduzione dell’asimmetria di informazioni, accresce la fiducia degli emittenti di strumenti finanziari e rende più facile l’afflusso del risparmio verso quei prenditori rispetto ai quali maggiore è la diffidenza a causa dell’asimmetria informativa.

La società di gestione

Le società di gestione dei fondi (Sgr) hanno innanzitutto il compito di promuovere il fondo, cioè di costituirlo e di raccogliere dagli investitori le risorse finanziarie tramite l’emissione e il collocamento delle quote. Inoltre, devono occuparsi della gestione delle risorse finanziarie raccolte tramite loro investimento nelle categorie di strumenti finanziari indicati nel regolamento del fondo e nel prospetto informativo. Nei fondi aperti poi le società di gestione si occupano del rimborso delle quote al partecipante. Nei fondi chiusi invece spetta al sottoscrittore provvedere alla vendita delle quote sul mercato facendosi carico dei costi di negoziazione.

Requisiti società di gestione

  • Capitale minimo di 1 milione.
  • Onorabilità per coloro che partecipano al capitale della SGR.
  • Professionalità per gli esponenti aziendali.
  • Presentare un programma in cui viene descritta l’attività iniziale e una relazione sulla struttura organizzativa per garantire la sana e prudente gestione, il contenimento del rischio, la stabilità patrimoniale e la correttezza e la trasparenza dei comportamenti.

Il regolamento congiunto Banca d’Italia-Consob detta i principi generali. Inoltre, vi è il tema dei conflitti di interesse che potrebbero potenzialmente pregiudicare il cliente, quindi l’intermediario deve adottare procedure idonee a individuare tali conflitti e gestirli.

La banca depositaria

Gli strumenti finanziari e le disponibilità del fondo sono custoditi presso la banca depositaria in modo tale che si realizzi la separazione del patrimonio di ciascun fondo da quello del gestore e da quello degli altri fondi. Con il consenso della società di gestione, la banca depositaria può sub-depositare il patrimonio del fondo presso organismi autorizzati; si occupa inoltre di accertare la legittimità delle operazioni di emissione e di rimborso delle quote; svolge una funzione di controllo e di verifica sulla conformità delle operazioni disposte dal gestore della legge e al regolamento del fondo nonché alle Best Practice del mercato di riferimento; verifica infine la correttezza del calcolo del valore della quota del fondo NAV effettuato dalla società di gestione.

NAV

Il NAV è calcolato rapportando il valore di mercato delle attività del fondo al netto di tutte le passività (quali le commissioni) al numero di quote esistenti. Il partecipante può conoscere e monitorare il valore della quota poiché il NAV viene pubblicato periodicamente sui quotidiani previsti dal regolamento di gestione del fondo.

I costi dei fondi comuni di investimento

Costi direttamente a carico del cliente vi sono: le commissioni di sottoscrizione, le commissioni di uscita, le commissioni di switch, i diritti. Vi sono alcuni fondi che non prevedono costi direttamente a carico del cliente cosiddetti fondi (no load). Costi indiretti, che sono a carico del fondo, sono prelevati dal patrimonio e per questo motivo non sono immediatamente percepiti dall’investitore: commissioni di gestione, commissioni di performance, costi di intermediazione, altri costi.

Fondi aperti e fondi chiusi

Fondi aperti: il patrimonio non è fissato in un ammontare prestabilito per cui è sempre possibile sottoscrivere quote o chiederne il rimborso; l’emissione delle quote avviene sia via che gli investitori ne fanno richiesta a un prezzo che si forma di giorno in giorno, il sottoscrittore può sempre chiedere il riscatto della quota, cioè la liquidazione del proprio investimento.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher monymail96@gmail.com di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gualtieri Paolo.
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